25 settembre 2017

LETTERA A MIO FIGLIO CHE È DIVENTATO PAPÀ

Posted in affari miei, amore, bambini, famiglia, figli tagged , , , , , , , a 6:37 pm di marisamoles


Caro Matteo,
oggi sei diventato papà e mi hai fatto tornare indietro di 29 anni e 5 mesi esatti, quando non riuscivo a staccare gli occhi dal frugoletto moro con la crestina punk che ti avevano fatto le puericultrici del nido.

Stamattina ho provato quella stessa sensazione di ammirare estasiata il miracolo della vita, senza riuscire a staccare lo sguardo da quel frugoletto biondo che sembrava un bambolotto nonostante le poche ore di vita. Tuo figlio. Mio nipote. Un’emozione indescrivibile.

Tu papà. Sono questi i momenti in cui una madre pensa di aver fatto un buon lavoro, di aver sofferto, sì, ma anche provato tanta felicità e gioia per creare quel capolavoro assoluto che è la vita. Basta darle il giusto valore.
Io oggi sono a qui a scrivere a te, per te, qualcosa che ho tanto pensato, nei mesi passati, ma è come se ora i pensieri si frantumassero in un puzzle che non so ricomporre. Questo è l’effetto della felicità.

Eppure qualcosa vorrei dirti. Chiamale se vuoi Istruzioni per l’uso. Magari ti dirò qualcosa di scontato, da dimenticare subito. O forse qualcosa che rimarrà nella tua mente o piuttosto nella tua anima negli anni a venire.

Inizierò col dirti quello che non devi fare.

Non credere a chi ti dirà che mettere al mondo un figlio è una passeggiata. Il cammino non sarà mai semplice, pur riservando tante gioie. È come scalare una montagna: solo quando sarai in cima capirai di aver fatto un buon lavoro.

Non credere a chi ti dirà che si può essere genitori perfetti. La perfezione non esiste in quello che è il mestiere più difficile del mondo. Ogni tanto si può cadere, l’importante è rialzarsi pensando a ciò che ancora deve venire e non a quello che ormai si è fatto. La vita dà sempre mille occasioni, non dimenticarlo.

Non credere a chi ti dirà che crescere ed educare un figlio sia semplicemente un dovere. Sarà anche un piacere ed ogni piccolo passo del tuo bambino ti ricorderà che c’è tanta strada da fare ancora, con fatica, a volte sconforto, ma sempre con tanta felicità.

Non credere che le cose siano immodificabili. Anche quando ti troverai davanti alle difficoltà – ci saranno e le affronterai come tutti – ci sarà sempre uno spiraglio. Basta non perdere la fiducia, senza aspettare che le cose cambino da sole. Tu e Silvia, mamma e papà, sarete sempre il cambiamento per il vostro piccolo.

E ora vorrei dirti quello che devi fare.

Sii per la tua famiglia un pilastro, non abbandonare mai il cammino, non lasciarti sopraffare dalla stanchezza, nemmeno quando stanco lo sarai davvero.

Sii felice di ciò che hai, perché hai tanto davvero. La felicità non si misura in beni materiali ma nelle emozioni che la vita ti offre ogni giorno. E con il tuo bambino ne scoprirai di nuove ad ogni suo piccolo passo, ad ogni suo versetto, parola, pianto. Lui ti guarderà negli occhi e ti trasmetterà con il suo sorriso eterna gratitudine. Ancora non lo puoi capire ma lo capirai.

Confida in te stesso e nelle tue risorse. Qualcuno pensa che mettere al mondo un figlio oggi sia un atto di coraggio. In parte lo è ma, secondo me, è soprattutto un atto di fiducia nella vita.

Altro non voglio dirti. Forse sono stata fin troppo noiosa e per questo mi scuso. Ancora una cosa: ti amo tantissimo, amo il mio nipotino e la sua dolce mamma. E a voi dico grazie perché oggi è come se mi aveste donato un pezzo di vita in più.

La tua mamma e neo-nonna Marisa

Annunci

5 novembre 2016

MATRIMONI E ALTRE “CORBELLERIE”

Posted in amore, donne, matrimonio, Uomini e donne tagged , , , , , , , , , a 10:00 pm di marisamoles

matimonio-un-annoRagazzacci, che, per non saper che fare, s’innamorano, voglion maritarsi, e non pensano ad altro.

Così pensava don Abbondio quando, trovandosi nei pasticci per colpa della minaccia dei bravi di don Rodrigo, se la prende con Renzo e Lucia. “Ragazzacci” che non pensano ad altro che all’amore e addirittura vogliono sposarsi.

Ma i nostri tempi sono decisamente diversi. Ci si sposa poco, si convive di più, l’amore non è eterno, data la durata media dei matrimoni. (ne ho parlato QUI)
Nessun sacerdote condividerebbe i pensieri del curato manzoniano. Anzi, vista la crisi delle unioni celebrate davanti a Dio, i ministri della Chiesa sarebbero ben lieti di fare gli “straordinari”, celebrando matrimoni anche di notte.

Eppure ci sono “ragazzacci” che ancora pensano alle nozze. Coppie che, nonostante il rito religioso sia passato di moda, hanno ancora il coraggio di giurarsi fedeltà eterna. Ma il matrimonio come dev’essere?

L’annuncio con largo anticipo.
Sarò io strana, ma non riesco mai a fare programmi a lungo termine. La gente che prenota le vacanze da un anno all’altro (anche i miei genitori lo facevano…) non la capisco. Io non ce la farei. Sarà per questo che da vent’anni non vado in vacanza.
Prenotare l’aereo sei mesi prima per pagare di meno? Non ci penso neppure. Il pessimismo mi porta a pensare che magari succede qualcosa e perdo pure i soldi. Pochi ma li perderei comunque.
Figuriamoci se sarei capace di pensare al matrimonio un anno prima…
Eppure ci sono coppie che annunciano le nozze con largo anticipo, informando pure parenti e amici. “Siete liberi il 29 settembre del prossimo anno?”. A questa domanda posso rispondere in due modi: se sono ottimista, dico che non so nemmeno quello che farò domani; se, invece, mi trovano in giornata nera, rispondo che non so se domani sarò viva.

sposa

Il vestito della sposa.
L’abito che la donna indosserà alle nozze è di fondamentale importanza. Mesi prima – se non anni – si inizia sfogliando le riviste in cerca di ispirazione. Confesso che anch’io l’ho fatto. Poi ho scelto un abito molto diverso da quelli che mi avevano colpita sulle pagine patinate delle riviste specializzate. Ne deduco che non serva poi a molto, se non a sognare. Ammesso che si sia particolarmente romantiche.
Mi chiedo, però: ma come fai a scegliere l’abito un anno prima? Non è questione di stile – le mode cambiano ma non così in fretta – bensì di taglia. E se poi ingrassi? O magari dimagrisci per lo stress da matrimonio (a me è successo… 12 chili in tre mesi)? Vabbè, stringere il vestito si può ma allargarlo non sempre è possibile né si possono perdere i chili acquistati con la bacchetta magica.
Sarà, ma forse a causa del mio pessimo rapporto con la bilancia, acquistare il vestito un anno prima non mi sarebbe mai venuto in mente.

La scelta del ristorante.
Evidentemente questa mania di decidere di sposarsi con largo anticipo si è diffusa a macchia d’olio. Per me è incredibile che, con ben 12 mesi di anticipo, si fatichi a trovare un ristorante libero. Eppure succede. O i locali più gettonati sono pochi oppure – cosa molto più probabile – tutti i futuri sposi scelgono la data un anno prima e tutti decidono di sposarsi nello stesso periodo. Dovessi ancora convolare a nozze, per me la cosa sarebbe insopportabile.

Trucco e parrucco.
Per le spose ormai c’è il catalogo dove si possono scegliere l’acconciatura e il trucco preferiti. La scelta è ampia ma, una volta presa la decisione, non sia mai che si attenda il giorno del matrimonio per farsi fare l’acconciatura e il trucco. Le prove sono assolutamente necessarie. E non ne basta una, per carità. Metti che l’acconciatura scelta sul catalogo non sia la migliore per il tuo viso. E il trucco? Non esiste il trucco per la sposa perfetta e, soprattutto, non è detto che il make-up preferito sia proprio quello che sta bene con la tua faccia. E prova che ti riprova, spendi bigliettoni da 100 euro senza nemmeno accorgertene e del tutto inutilmente, visto che il trucco lo togli la sera prima di andare a dormire e al primo shampoo i capelli ritornano com’erano prima.
Lo ripeto: sarò strana ma non mi è mai passato per la testa – letteralmente – di fare le prove di trucco e parrucco. Mi sono affidata ciecamente alla mia parrucchiera – e non a un hair designer come si dice adesso – e per il trucco mi sono arrangiata da sola. Vi posso assicurare che l’acconciatura e il trucco hanno tenuto perfettamente dalle quattro di pomeriggio alle tre di notte. Non mi sono nemmeno tolta il velo al ristorante, per dire.

Per concludere, io davvero non capisco tutte queste complicazioni. La vita è già tanto complicata di suo…
Mi sono laureata a febbraio, ho deciso di sposarmi a maggio, a giugno ancora non avevamo trovato casa e il 31 agosto eravamo davanti al sacerdote apprestandoci a passare la vita assieme. Il vestito era ok, il ristorante l’abbiamo trovato senza difficoltà, la Chiesa non era libera il 1 settembre, come volevamo, e abbiamo accettato di anticipare al sabato precedente. Senza fare prove di trucco e parrucco ero bellissima (quale sposa non lo è?) ugualmente. Stanchissima per aver passato due mesi di preparativi intensi. Figuriamoci se avessi iniziato a pensarci un anno prima… probabilmente nel frattempo avrei deciso di non sposarmi più.

[immagine abito da sposa da questo sito]

24 dicembre 2015

NATALE E’ SEMPRE NATALE

Posted in amore, auguri, bambini, famiglia, figli, Natale, religione, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , a 9:52 am di marisamoles

E’ un Natale speciale questo che sta arrivando. Sempre sperando che sia speciale comunque e sempre per i Cristiani. Ma quello del duemilaquindici è comunque destinato a rimanere nella Storia.

Papa Francesco, come ormai tutti sanno, ha indetto, a partire dallo scorso 8 dicembre, l’Anno Santo della Misericordia. Un Giubileo straordinario, sia perché “cade” senza rispettare la cadenza usuale – almeno quella stabilita in tempi relativamente recenti – dei venticinque anni, sia perché intitolato alla Misericordia che, pur senza la maiuscola di rito, dovrebbe essere un sentimento che accomuna tutti gli esseri umani, cristiani e non.

Una parola trasversale, la misericordia. Stando all’etimologia, deriva dal latino misericordia, che a sua volta trova la radice nell’aggettivo misericors, in cui distinguiamo il tema del verbo miserere, “aver pietà”, e cor, “cuore”.

Misericordia, quindi, ha a che fare con il cuore e il cuore significa vita, poiché batte nel petto di tutti gli esseri viventi. Poi sta a noi farne buon uso e manifestare ai propri simili quell’empatia che ci accomuna in quanto tutti dotati di quel battito vitale. O almeno così dovrebbe.

Cinque anni fa ho scritto un post dal titolo lungimirante: Si può dire Buon Natale?.
Oggi più che mai, di fronte a dirigenti scolastici che vietano le feste di Natale e i canti tradizionali, specialmente nelle scuole frequentate dai più piccoli, la domanda è lecita. Ma la risposta, la mia risposta, è sempre quella: sì, si può augurare buon Natale, senza vergogna e senza pensare all’eventualità che questo augurio possa offendere qualcuno.

Di certo non offenderà nessuno dotato di un minimo di intelligenza, se non proprio elasticità mentale.
Ne sono prova le cronache di questi giorni, in cui persone che professano altre religioni, stanno dimostrando non tolleranza, spesso falsa, come quella esibita da zelanti dirigenti scolastici, ma condivisione. Misericordia, insomma.
Ma anche intelligenza, come la ragazza musulmana che ha accettato di buon grado di interpretare la figura di Maria nel presepe vivente allestito nella sua città.

Per festeggiare il Natale non si deve essere per forza cristiani. Pensiamola, dunque, come una festa in cui si celebra la nascita di un bambino. Riflettiamo sul drastico calo delle nascite nei paesi più evoluti, una situazione dettata da molti fattori, non ultima la crisi economica che ci ha colpiti negli ultimi anni, per cui mettere al mondo un figlio sembra essere un lusso. Davvero lo è, se vogliamo essere sinceri. Ma a volte l’amore può fugare i dubbi, allontanare le esitazioni. Pensiamo alla povera capanna che ha ospitato il piccolo Gesù e ai sacrifici che i suoi genitori hanno dovuto affrontare, i disagi, le persecuzioni che hanno interessato i primi anni di vita del bambinello. Pensiamo alla forza e al coraggio di quei genitori che senza dubbio, almeno per chi crede, furono dettati dalla Fede. Ma senza Amore, al di là di qualsiasi fede, non avviene nessun “miracolo”.

Consideriamo, quindi, il Natale come la festa della Famiglia, perché ogni famiglia è sacra a prescindere. Fermiamoci a riflettere ai tanti bambini vittime delle guerre e delle persecuzioni, che muoiono annegati durante i viaggi della speranza. Pensiamo a quelli che perdono i genitori, nelle stesse condizioni avverse.
Consideriamo le famiglie “spezzate”, quelle in cui i bambini sono trattati come pacchi postali, destinati a cambiare casa seguendo l’asettica sentenza di un giudice, o sballottati da un luogo all’altro come meglio fa comodo ai genitori.
Riteniamoci fortunati ad essere genitori, pur dovendo attraversare molte difficoltà. Non guardiamo al prato del vicino che ha l’erba più verde; guardiamo l’arida terra che accoglie i meno fortunati.

Usiamo un po’ di misericordia, non solo quando festeggiamo il Natale ma anche in tutti i momenti della vita.

E se questo mio vi sarà sembrato più un sermone che un post natalizio, PERDONATEMI!

Auguro a TUTTI, abbracciandovi forte, un

buon_nataleangeli

4 agosto 2015

Rudolf Nureyev: «Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita»

Posted in Uncategorized tagged , , , , , a 12:15 pm di marisamoles

Impossibile leggere senza commuoversi fino alle lacrime. Impossibile per me che ho amato la danza classica nell’età spensierata, a metà strada tra l’infanzia e l’adolescenza. Impossibile per tutti quelli che amano la vita. Perché la danza è amore per la bellezza e per la vita.

La parte della lettera che preferisco è questa:

«…se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita.»

Mi ricorda l’abbandono, la resa, la consapevolezza che danzare non faceva per me, pur amando la danza con tutta me stessa. Rinunciare è stato, però, un sacrificio più grande del dolore che provavo a causa dei miei piedi sanguinanti. Un segno, credevo. Ora, dopo aver letto queste splendide parole di Nureyev, lo vedo ancora come un segno: quello di un sogno perduto.

Buona lettura.

Il mestiere di scrivere

Rudolf Nureyev, uno dei più grandi artisti del ventesimo secolo e genio della danza, ormai giunto alla fine della sua vita (morirà di AIDS nel 1993), scrive una bellissima lettera-testamento sul grande amore della sua vita: la danza. La pubblichiamo integralmente perché pensiamo che anche per chi scrive ci sia lo stesso senso di dedizione e di amore, gli stessi passi da compiere per sollevarsi dentro la propria vita e oltre il dolore.

Non essere ballerino, ma danzare. Non essere scrittore, ma scrivere.

Paris_Beaton_2

«Era l’odore della mia pelle che cambiava, era prepararsi prima della lezione, era fuggire da scuola e dopo aver lavorato nei campi con mio padre perché eravamo dieci fratelli, fare quei due chilometri a piedi per raggiungere la scuola di danza. Non avrei mai fatto il ballerino, non potevo permettermi questo sogno, ma ero lì, con le mie scarpe consunte ai piedi, con il mio corpo che…

View original post 868 altre parole

5 agosto 2014

AH, L’AMORE …

Posted in adolescenti, adolescenza, affari miei, amore, canzoni tagged , , , , , , a 6:02 pm di marisamoles

Sul filo dei ricordi, ho riletto questo post in cui riassumo i pensieri sull’amore raccolti in classe qualche anno fa. Era una classe speciale, una di quelle che lasciano un segno nel cuore. Una bella classe, al di là dei risultati scolastici (ne ho avute di migliori, sotto questo profilo), piuttosto per il feeling che si era creato tra di noi. Ce ne saranno altre così? Mah …

Uno dei più bei pensieri scritti dai ragazzi è questo:

L’amore è una sfida a carte con il nostro cuore: in tutti i casi il nostro avversario ne esce vincitore: se perdiamo, infatti, ci disperiamo cercando di dimenticare; se dovessimo vincere è il cuore stesso che si complimenta con noi, anche se alla fine è lui che riceverà la medaglia.

Non so nulla dell’autore o autrice, i bigliettini erano anonimi. Penso che sia stata una studentessa a scrivere queste parole, ma non ne sono sicura. Ad ogni modo mi sembra un pensiero profondo, a prima vista non troppo ottimista, forse solo obiettivo. Chi ha scritto queste parole aveva allora solo sedici anni.

Lo dedico a chi crede nell’amore,
questo folle sentimento che
ah l’amore
più lo fuggo e più ritorna da me
e stavolta ha il tuo volto perchè
io mi sto innamorando di te

(dal testo di “Questo folle sentimento” dei Formula 3, 1969)

4 agosto 2014

GENITORI E FIGLI: L’ABBRACCIO IN UNA APP

Posted in adolescenti, amore, bambini, figli, web tagged , , , , , , , , , , , a 6:23 pm di marisamoles

minihug
Può uno smartphone sostituire l’abbraccio di mamma e papà? Certamente no ma può far sentire meno l’assenza. Così almeno sostiene una bimba di soli sei anni che ha dato l’idea per la creazione di una App “per far sentire meno alle amiche la mancanza dei genitori”.

Lia ora ha sette anni. Lo scorso anno aveva chiesto a suo papà, Erwan Macé, sviluppatore di applicazioni per Bitsmedia, compagnia singaporiana di startup specializzate nel migliorare la vita delle persone, di inventare una App. “Mi ha sbalordito”, racconta Macé a Repubblica.it, “era partita dalla constatazione che tanti adulti fanno fatica a trovare il tempo per giocare con i loro figli. Le ho dato ragione: dovevamo dargli una mano”.

Così è nata Mini Hug, piccolo abbraccio. Il signor Macé dichiara di aver trovato nella piccola Lia un valido aiuto per creare l’applicazione.
L’abbiamo sviluppata insieme ed è stato fantastico – afferma Macè – : un bagaglio di esperienze. Un perfetto esempio di buon tempo trascorso insieme. Anche il nome l’ha scelto lei, io avevo pensato a Liapp, facendo un gioco di parole con il suo nome. Ma, devo ammetterlo, la sua idea è stata di gran lunga migliore”.

L’applicazione è gratuita, molto semplice da utilizzare e per ora è distribuita in 9 lingue, non in Italiano.
Ma di che cosa si tratta? Su Repubblica.it si legge che l’app consente agli utenti di creare un profilo per ogni figlio e annotare qualsiasi attività svolta con lui: dalla mezz’ora trascorsa a fare i compiti, al gioco di società, passando per la passeggiata al parco. Ogni esperienza equivale a dei punti, in modo da annotare i progressi fatti e persino competere con altri parenti, condividendo i propri risultati sui social network e stimolandosi a vicenda.

Nel leggere la notizia ho pensato subito al vecchio gioco elettronico Tamagotchi. Lo ricordate? I bambini dovevano prendersi cura sin dalla nascita di un cucciolo appartenente a una specie aliena, chiamata appunto Tamagotchi, e dargli il necessario per farlo crescere ed essere suo amico, evitandone la morte.
Ho pensato a Mini Hug come ad un gioco in cui i bambini dovessero in qualche modo insegnare ai genitori ad essere bravi, affettuosi, a prendersi cura dei propri figli.
Purtroppo la vita non è un gioco e credo che l’affetto di una madre e di un padre non si possa esprimere attraverso una semplice applicazione per telefonini. E poi, lo dicono anche gli esperti, non ha importanza la quantità di tempo che i genitori dedicano ai figli (specie nella società moderna in cui procreare è un lusso che obbliga, nella maggior parte dei casi, a lavorare tanto i padri quanto le madri), quanto la qualità.

Ho ripensato anche ai miei figli, quand’erano piccoli, e alla fortuna che hanno avuto nell’avermi quasi sempre presente. Il quasi è dovuto al fatto che nella loro infanzia ho dovuto fare la pendolare, studiare per un corso di perfezionamento all’università e per la terza abilitazione ottenuta quanto il primogenito aveva sette anni e suo fratello cinque.

Mai ho fatto mancare ai miei figli un abbraccio. Anzi, sono piuttosto “oppressiva”, come dicono loro. Me li sbaciucchio anche ora che hanno 26 e 24 anni!

Una settimana fa ho dovuto consolare il secondogenito afflitto dalle pene d’amore.
Lui è sempre stato un po’ scostante, da piccolo era molto indipendente, non voleva avermi attorno. Durante l’adolescenza era trasgressivo, voleva fare quel che gli pareva e non sopportava le regole. Quando gli dicevamo “è per il tuo bene”, sorrideva con un ghigno come volesse dire “ma non sapete che cosa sia il mio bene!”.

Crescendo è cambiato, ora è più affettuoso e coccolone. Vederlo piangere sulla mia spalla, poterlo stringere forte, baciargli i capelli … mi ha fatto tornare indietro nel tempo, con la differenza che quand’era piccolo non mi ascoltava mai e ora, invece, ha seguito i miei consigli.

Chiudo la parentesi e ritorno al topic. Onestamente non so quanto possa essere utile questa applicazione. Le stesse cose si possono fare anche senza l’utilizzo dello smartphone. Si prende una bella lavagnetta e si scrivono lì le cose che mamma e papà fanno assieme ai pargoli. La questione del punteggio, poi, non mi piace per niente. I figli hanno già molto da rimproverare ai genitori, ci manca solo che rinfaccino un punteggio scarso o l’impegno modesto con cui si dedicano a loro.
La condivisione sui social network, poi, è a dir poco deleteria, non meno della competizione fra parenti.

Insomma, c’è ancora qualcosa che si possa fare come “ai vecchi tempi”? Amare, per esempio. E un abbraccio non può essere sostituito da nessun aggeggio tecnologicamente avanzato. Almeno, io la penso così.

[immagine da questo sito]

logo pollicinoAGGIORNAMENTO DEL POST, 05/08/2014

Allo stesso argomento ha dedicato un post la dott.ssa Marzia Cikada, psicologa e psicoterapeuta, sul suo blog Pollicino Era un Grande: Bambini, APP e quando il tempo libero si trasforma in frustrazione. Ovviamente l’approccio è da professionista, mentre la mia voleva essere solo una riflessione sui tempi che cambiano, non sempre in meglio.
Da leggere, perché molto interessante, il contributo di Marzia.

5 maggio 2014

LE PERLE SMARRITE: “POVERI VERSI MIEI GETTATI AL VENTO” di OLINDO GUERRINI

Posted in amore, canzoni, Letteratura Italiana, poesia tagged , , , , , , , , , , , a 4:39 pm di marisamoles

libri 3
Grazie al lettore Dino Castellani che ha pazientemente raccolto in un libretto alcune poesie scelte dal vasto repertorio che la Letteratura Italiana di tutti i tempi offre, inizio, con la speranza di portare avanti questo progetto, il commento di testi perlopiù dimenticati o di cui nessuno, o quasi, conosce l’esistenza.

Perle smarrite, le chiama Castellani. Nella prefazione spiega:

[…] sono solo poesie più o meno note di autori vari più o meno conosciuti e poesie poco note di autori molto conosciuti ma dimenticate o relegate in disparte senza un motivo ben chiaro.
Sono in genere poesie burlesche, ma anche serie e tristi (poche), amorose, patriottiche, crudeli, ciniche, forti, delicate o estremamente umane: sono un insieme molto, molto diverso ma con un comun denominatore: sono poco conosciute.

olindo guerriniL’autore che ho scelto per iniziare quella che spero diverrà una serie di commenti, è Olindo Guerrini (Forlì, 4 ottobre 1845 – Bologna, 21 ottobre 1916, noto anche con vari pseudonimi), poeta amico e ammiratore di Carducci ma seguace del Verismo inteso come rifiuto di idealizzazione della realtà e rappresentazione dei suoi aspetti più bassi e sgradevoli (in questo, dunque, si differenzia dall’accezione di verismo che è in Verga e Capuana). [vedi Wikipedia per altre informazioni; QUI si può leggere l’intera raccolta delle sue poesie, pubblicate con lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti]

Tra le poesie di Guerrini selezionate da Dino Castellani, mi ha colpito in particolare “Poveri versi miei gettati al vento“, in cui tratta quella che viene definita la metapoesia, ovvero la poesia nella poesia.

Poveri versi miei gettati al vento…

Poveri versi miei gettati al vento,
della mia gioventù memorie liete,
rime d’ira, di gioia e di lamento,
povere rime mie, che diverrete?

Ahi fuggite, fuggite il mondo intento
a flagellar chi non l’amò; premete
l’inculto sì ma non bugiardo accento,
conscie dell’amor mio, rime discrete.

E se la donna mia ritroverete
per cui le angoscie della morte io sento,
voi che il segreto del mio cor sapete,

voi testimoni del perir mio lento,
quanto, quanto l’amai voi le direte,
poveri versi miei gettati al vento
!

da Postuma, 1877.

NOTA METRICA: il testo è il classico sonetto costituito da due quartine e due terzine di endecasillabi a rima alternata.

Non è inusuale, per i poeti di tutti i tempi, affidare ai propri versi il compito di dichiarare l’amore alla propria donna. Qui Guerrini affida al vento le proprie rime, espressione di stati d’animo diversi – ira, gioia e dolore – nonché testimonianze del periodo lieto della gioventù, con la speranza che raggiungano l’amata.

Nel tentativo di preservare i suoi versi dal mondo che ha saputo soltanto portare dolore a chi non è stato capace di amarlo, nella seconda quartina il poeta chiede loro di fuggire con quel bagaglio di esperienze che egli non ha voluto o saputo nascondere, preferendo l’incolta sincerità alle bugie.

Nelle terzine si fa esplicito l’invito alle rime di cercare la donna che egli amò, una donna che è stata causa della sua sofferenza tanto da fargli sentire vicina la morte. E’ giunto il momento di lasciare da parte la finzione e permettere alle rime, testimoni dell’agonia del poeta, di rendere partecipe la donna di questo suo grande amore.

barra separazione rosa

cavalcanti donnaAffidare ai versi i propri tormenti d’amore, come ho già detto, non costituiva né costituisce un fatto eccezionale. Un poeta stilnovista, Guido Cavalcanti (vissuto a Firenze tra il 1258 e il 1300), scrisse una ballata con lo stesso intento che anima Guerrini:

Perch’i’ no spero di tornar giammai,
ballatetta, in Toscana,
va’ tu, leggera e piana,
dritt’ a la donna mia,
che per sua cortesia
ti farà molto onore.

Tu porterai novelle di sospiri
piene di dogli’ e di molta paura; […]

Deh, ballatetta mia, a la tu’ amistate
quest’anima che trema raccomando:
menala teco, nella sua pietate,
a quella bella donna a cu’ ti mando.
Deh, ballatetta, dille sospirando,
quando le se’ presente:
«Questa vostra servente
vien per istar con voi,
partita da colui
che fu servo d’Amore».
(QUI trovate il testo completo)

Non è affatto inusuale, inoltre, che anche i cantanti s’ispirino ai vecchi e amati (almeno così spero) poeti. In tempi molto più recenti un cantautore che fu anche un vero poeta, il compianto Lucio Dalla, scrisse e cantò un pezzo chiamato semplicemente Canzone, in cui affidò proprio alle note della sua “creatura” il compito di gridare l’amore per la sua donna:

Canzone cercala se puoi
dille che non mi lasci mai
va’ per le strade e tra la gente
diglielo dolcemente
[…]

Canzone trovala se puoi
dille che l’amo e se lo vuoi
va’ per le strade e tra la gente
diglielo veramente
non può restare indifferente
e se rimane indifferente
non è lei
(QUI potete trovare l’intero testo)

[immagine donna da questo sito]

1 aprile 2014

CHI HA PAURA DEGLI OMOSESSUALI?

Posted in amore, attualità, bambini, famiglia, figli, religione, società, storia, web tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 7:13 pm di marisamoles

omosessualità
Omofobia: è proprio la parola che non riesco a digerire. Se guardiamo all’etimologia, deriverebbe da due termini greci: ομοίος [homoios] (stesso, medesimo) e fobos (paura). Ne consegue che la parola dovrebbe rimandare a una “paura dello stesso”, ma non ha senso. Dovremmo, dunque, considerare il prefisso “omo” come un’abbreviazione del termine “omosessuale” e allora ci siamo: omofobia significa “paura dell’omosessuale”. Sì, ma perché paura? Chi ha paura dell’omosessualità?

 

Effettivamente è proprio quella “fobia” che porta fuori strada. Il suffisso “fobia”, infatti, rimanda a un concetto clinico (claustrofobia= paura degli ambienti chiusi, aracnofobia= paura dei ragni …) ma nel caso in questione è chiaro che la paura non c’entra nulla. Dovremmo dire piuttosto “avversione” e in effetti con questo termine si indica un comportamento avverso, di conseguenza intollerante e discriminante, nei confronti della pratica omosessuale.

 

Ma c’è, tuttavia, qualcuno che ha paura dell’omosessualità, che teme il “diverso”, ciò che si discosta dai canoni consueti. Si teme, in altre parole, che venga infranto l’equilibrio naturale delle cose. Spaventa la possibilità che i gay si sposino, che possano adottare dei bambini, spaventa, quindi, il solo concetto di “famiglia omosessuale” che pure esiste di fatto, se non per legge (almeno non qui da noi).

 

Le ricerche psicosociali evidenziano come l’omofobia sia maggiormente legata a caratteristiche personali quali: anzianità, basso livello di istruzione, idee religiose fondamentaliste, l’essere autoritari oppure avere atteggiamenti tradizionalisti rispetto ai ruoli di genere. Non è un caso, a mio avviso, che la maggior parte delle persone che nutrono avversione nei confronti del mondo gay, appartengano al genere maschile. Se ci pensate bene, dà molto più fastidio agli uomini pensare alle relazioni omosessuali piuttosto che alle donne. E questo accade, secondo me, perché i maschi, più delle femmine, sono portati a ricondurre l’omosessualità alla sfera prettamente sessuale, in altre parole a ciò che accade a una coppia gay, in tal caso di uomini, sotto le lenzuola. Tutto ciò trascurando la sfera affettiva che, sempre secondo il mio punto di vista, ha una centralità importante anche nelle relazioni omosessuali, che ci piaccia oppure no.

 

Ho sentito questa riflessione come un atto dovuto prima di affrontare, non senza imbarazzo, un discorso che in qualche modo è collegato al post precedente, in cui trattavo il programma governativo francese ABCD de l’ègalitè, a proposito del superamento del concetto di famiglia tradizionale.

Già allora ho chiarito che il mutamento sociale che ha portato a ciò non mi disturba a patto che, per non discriminare i nuovi modelli, non si demoliscano le tradizioni consolidate (poter festeggiare la festa della mamma o del papà, potersi firmare con la dicitura “mamma” e “papà” e non genitore 1 e 2 …).  Da qui a dire che “ho paura” del mondo gay ce ne vuole.

 

Il commento di un lettore, che preferisco non nominare, mi ha lasciata perplessa. Ho deciso di non pubblicarlo anche perché, se avessi voluto replicare, avrei occupato tanto spazio da superare quello concesso all’articolo. Di qui la decisione di questo nuovo post.

Ma c’è anche un altro motivo per cui ho preso la decisione di non pubblicare quel commento: il tono sprezzante con cui veniva affrontato l’argomento, con una tale sicumera da lasciare spiazzata me che pure sono una con pochi peli sulla lingua. Senza contare gli appellativi ormai desueti, anche perché, quelli sì, considerati omofobi, con cui la persona in questione si riferiva agli omosessuali.

 

Il lettore a un certo punto dice: «me ne infischio del ”politically correct” quando c’è in gioco il futuro e la dignità dei nostri figli». Ora, io sono molto aperta di fronte alle opinioni degli altri, anche se, in caso di divergenza, difendo con le unghie e con i denti le mie. C’è una cosa che, tuttavia, non sopporto: il fatto che chi scrive qui dimentichi che questa è casa mia e che sono io a stabilire le regole. Basta dare un’occhiata al disclaimer sulla homepage e si capisce che i commenti che giudico offensivi o formulati facendo uso di parole che ritengo inaccettabili non passeranno il filtro della moderazione.

Detto questo, se il lettore, persona che conosco e che ha goduto nei mesi passati della mia stima, se ne infischia del politically correct, io no.

 

adozioni-gay

Proseguendo nella sua esternazione, il lettore presagisce il futuro della società (non so se mondiale o solo italiana) basata sulle unioni tra due uomini o due donne, con la possibilità di adottare dei figli il cui destino sarebbe segnato: diventare essi stessi omosessuali.

È ovvio che non c’è nulla di scientificamente provato in ciò, anzi, sembra che al contrario i figli di coppie gay abbiano, essi sì, la fobia di diventarlo a loro volta (attenzione, non mi baso su studi specifici ma solo sul “sentito dire”).

 

Sono sincera: non sono favorevole all’adozione da parte delle coppie omosessuali, l’ho detto più volte, fidandomi del parere di chi è più esperto di me. Ho affrontato questo discorso altrove e naturalmente ognuno tira l’acqua al suo mulino quindi è logico che ci saranno sempre delle controargomentazioni da parte di chi ha interesse a difendere una legge che permetta l’adozione all’interno di una coppia gay.

Ma anche ammettendo che i bambini con i genitori dello stesso sesso crescano in perfetta sintonia con il mondo che li circonda, non subiscano traumi di sorta, non vengano derisi da chi ha una mamma e un papà e percepiti come “diversi” (si sa che i primi a discriminare sono proprio i più piccoli, anche se l’educazione ricevuta conta moltissimo), so che in Italia l’adozione è un percorso accidentato per le coppie eterosessuali. Quindi, prima di aprire alle coppie omosex sarebbe utile rendere l’adozione meno complessa per i coniugi, altrimenti sarebbero proprio le coppie etero a venir discriminate.

 

Tornando al nostro lettore, nonostante gli studi abbiano dimostrato che l’omosessualità non è una malattia né un capriccio, piuttosto una questione genetica, egli nega si tratti di disfunzioni ormonali o fisiologiche ma solo di ricercata depravazione e di triviale amoralità, confermando le ipotesi accreditate secondo le quali l’omofobia si fonda su dei preconcetti che investono la sfera etica. Stiamo attenti: l’etica è qualcosa di diverso dalla religione, nel senso che esiste una morale laica del tutto svincolata dalla fede e basata piuttosto sul pregiudizio, nel vero senso della parola: “giudicare a priori” senza, quindi, solide argomentazioni.

 

Ciò non toglie che, volenti o nolenti, la diffusione del Cristianesimo ha un ruolo predominante sui costumi di una società.

antica roma omosex

Se consideriamo, infatti, l’antica Roma, l’omosessualità, strettamente maschile (quella femminile era considerata una mostruosità) era una pratica accettata e condivisa, che poteva dare ancor più prestigio agli uomini di potere. Il padrone si prendeva ogni libertà nei confronti dello schiavo giovane, il cosiddetto puer, ed egli era onorato di prestare tali particolari servigi al padrone. Da parte sua, il padrone dimostrava il suo potere sottomettendo lo schiavo ai suoi voleri, fossero pure quelli sessuali. Ciò almeno fino al matrimonio: poi gli “amichetti” dovevano vivere nell’ombra, veri e propri concubini che attendevano pazientemente che il loro amato padrone lasciasse il talamo nuziale per passare sotto le loro lenzuola. E guai se la moglie veniva a conoscenza di questi rapporti omosessuali! Ne era profondamente gelosa, molto di più rispetto alle amanti femmine. (sull’amore nell’antica Roma suggerisco la lettura di Dammi mille baci di Eva Cantarella, Feltrinelli editore … illuminante”!)

 

Poi, come dicevo, è arrivato il Cristianesimo e con la sua morale ha fatto piazza pulita di tali turpitudini … almeno a parole. L’esempio di Sodoma e Gomorra poteva bastare per dissuadere le relazioni omosessuali che, tuttavia, continuavano ad esistere nell’ombra.

 

In conclusione mi chiedo: come si fa a considerare tutto ciò un tabù al giorno d’oggi?

E poi, se lo stesso Papa Francesco, a proposito dell’omosessualità, ha detto: “Chi sono io per giudicare?”, chi siamo noi per farlo?

8 marzo 2014

AMORE DI MAMMA

Posted in amore, bambini, figli tagged , , , , , a 5:01 pm di marisamoles

Ai bambini non so resistere, specie se si tratta di video in cui dimostrano tutto l’amore che nutrono per la mamma. Qualche tempo fa ho postato il video del bimbo che si commuove quando la mamma canta, questo di oggi ha appena visto la luce ma non ha accettato di buon grado il distacco.

A dimostrazione che la nascita rappresenta per i neonati un vero choc, guardate questo piccolino: non vuole proprio staccarsi da colei che l’ha appena messo al mondo. Non sa ancora chiamarla mamma, non conosce il significato della parola ma sa tutto sul legame che si crea, fin dal primo battito del cuore, con chi lo ha ospitato al caldo per nove mesi, gli ha parlato, l’ha coccolato accarezzandosi la pancia sempre più gonfia, gli ha cantato la ninna nanna e l’ha calmato durante gli attacchi di singhiozzo. Lui sa che lei gli appartiene e non vuole staccarsene. Dimostra con il pianto questo bisogno di lei, che le parole non saprebbero manifestare in modo più chiaro e inequivocabile.
Lui sa che lei non lo abbandonerà mai.

13 febbraio 2014

SAN VALENTINO? CHE STRESS!

Posted in amore, attualità, tradizioni popolari, Uomini e donne tagged , , , , , , , , , a 9:10 pm di marisamoles

cupido è morto
Dove sono finiti gli inguaribili romantici, quelli che non vedevano l’ora arrivasse San Valentino? Pare che al giorno d’oggi la celebre festa dedicata agli innamorati produca solo stress. Almeno per il 50% delle persone intervistate dall’Associazione europea disturbi da attacchi di panico (Eurodap).

L’indagine è stata condotta on line tramite un questionario cui hanno risposto 500 persone di età compresa tra i 20 e i 60 anni. Per cinque persone su dieci il 14 febbraio genera solo stress per motivi che vanno dalla scelta del regalo per il partner alle aspettative molto alte che immancabilmente vengono deluse. Per alcuni la causa di maggior stress deriva dalla situazione da vivere assieme.

Come spiega Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e presidente Eurodap, il giorno degli innamorati preoccupa più le coppie mature perché, dopo tanti anni di vita uno accanto all’altro, è più difficile creare una situazione romantica, mentre le coppie giovani si preoccupano molto del regalo da fare.

Certamente il clima che si respira in questi tempi di crisi, che non è solo economica, non aiuta. La Vinciguerra a questo proposito osserva: «In un momento sociale così complesso e stressante, in cui già la coppia risente fortemente delle tensioni che si producono nel quotidiano, è importante fare in modo che questa ricorrenza produca invece armonia, complicità e contatto profondo».

A questo punto, sarò anche poco romantica ma se questa festa non è più sentita, se deve generare ansia e stress, mi chiedo perché non far finta di nulla. Chi si ama non ha bisogno di una festa per vivere un momento speciale né ha bisogno di regali. E chi non si ama … vabbè, sarà meno stressato. Ogni tanto bisogna pur vedere il lato positivo delle cose.

[LINK della fonte]

Pagina successiva

Like @ Rolling Stone

Immagini, parole e pietre lanciate da Mauro Presini

Dottor Lupo Psicologo, Battipaglia Salerno

Consulenza Sostegno Diagnosi

Scaffali da leggere

Consigli di letture, recensioni e frasi tratte dai libri.

Willyco

in alto, senza parere

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

Nonseinegato

Scuola, matematica... e altro

Non vado a scuola ma all'asilo

Pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di insulti...

Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

PindaricaMente

C'è una misura in ogni cosa, tutto sta nel capirlo (Pindaro)

Il mestiere di scrivere

LA SCUOLA DI SCRITTURA CREATIVA ONLINE - LABORATORI DIDATTICI E SEMINARI IN TUTTA ITALIA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Chiara Patruno - Psicologa

Psicologa Dinamica e Clinica presso l’ Universita’ La Sapienza di Roma, Facolta’ Medicina e Psicologia

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

i media-mondo: la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

occhioallapenna

Buongiorno e leggerezza!

penna bianca

appunti di viaggio & scritti di fortuna

Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Il Blog di Raffaele Cozzolino

Pensieri, riflessioni, tecnologia, informatica

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

roceresale

faccio buchi nel ghiaccio

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Quarchedundepegi's Blog

Just another WordPress.com weblog

Ma che Bontà

Le ricette di Cle

Ecce Clelia

Storie e pensieri di una mente non proprio sana, messi in una bottiglia e lasciati andare verso ignoti ed ignari lettori, naufragati su questo sito.

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: