13 aprile 2014

UN PREMIO DARDOS ANCHE PER ME

Pubblicato in: affari miei, amicizia, cultura, web tagged , , , , , , , , a 10:15 am di Marisa Moles

premio-dardos1
Ringrazio l’amica blogger Laura (laurin42) per aver assegnato questo nuovo premio (ma che spopola già parecchio!) al mio blog.

Il Premio Dardos è un riconoscimento che viene consegnato ai blogger che hanno dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali ; che dimostra la sua creatività, che esprime il proprio pensiero attraverso le sue letture e le sue parole.

Come ho già detto ad altri blogger che hanno ottenuto questo riconoscimento, è un premio che implica delle grosse responsabilità. Parole come cultura, etica, letteratura, creatività, al di là di quello che può esserne l’abuso nel linguaggio odierno, hanno grande valore e un peso notevole.

Onestamente non so quanto io possa essere definita creativa (in casa sono considerata l’esatto opposto, giusto per dire), ma in quanto a cultura, etica e letteratura spero di avere i requisiti per onorare il premio Dardos che mi è stato assegnato.
In realtà, di questi tempi, approssimandosi la fine dell’anno scolastico (avendo una quinta poi …), non riesco ad occuparmi come vorrei del blog, ma spero in futuro di essere in grado di aggiornarlo con maggiore regolarità e di essere più tempestiva nelle repliche ai commenti.

Detto questo, veniamo al regolamento del Premio Dardos:

1) accettare (ma ovviamente non è obbligatorio) e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio (fatto)
2) linkare il blog che ti ha premiato (fatto)
3) premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio (premiare va bene ma avvisare … spero se ne accorgano da soli!)

Ecco, dunque, le mie nomination (anche se so che qualcuno non ama i premi – ma, come già detto, non è indispensabile continuare la catena – e so anche che qualcuno ha già ricevuto questo premio … vorrà dire che farà il bis o di più!):

Onesiphoros
Isabella Scotti
Mara Carlesi
La Biblioteca di Babele
Ombreflessuose
EsPress451
Le parole segrete dei libri
marialetiziablog
Sentimental blog
Scrutatrice di Universi
Luna
Nicherelena
Scuolafinita
Diemme
L’isola delle colline

Ringraziando ancora Laura, auguro a tutti di trascorrere una FELICE DOMENICA. :)

11 aprile 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: CON LA BOOKNOMINATION L’AMORE PER IL LIBRI IMPAZZA SUL WEB

Pubblicato in: cultura, La buona notizia del venerdì, libri, web tagged , , , , , , , a 9:11 pm di Marisa Moles

booknominationNon sono una fan di Facebook, anzi, a dirla tutta lo detesto proprio, ma questa mi sembra veramente una buona notizia. E pazienza se di mezzo c’è il social network più amato dagli Italiani e più odiato da me. Quando si tratta di amore per i libri ogni mezzo di diffusione della lettura è il benvenuto.

Che cos’è la Booknomination? Si tratta di una nuova tendenza che consiste nel pubblicare l’estratto di un libro entro le ventiquattro ore dal momento in cui si viene taggati indicando titolo, autore e nomi di almeno tre amici che dovranno fare altrettanto. L’iniziativa è nata con l’intento di contrastare la “Neknomination”, una pericolosa pratica nata in Australia e diffusasi rapidamente in seguito ad un video postato su Facebook dal rugbysta irlandese Ross Samson.

Nel video si vede il giocatore mentre si scola una bottiglia di birra e invita altre persone a imitarlo. Una sfida all’ultimo bicchiere che non esclude nessuna fascia di età e che colpisce anche i più piccoli.
L’ideatore di Booknomination, il ventinovenne Diego di Cento, in provincia di Bologna, ha spiegato di aver preso spunto da questo brutto gioco per trasmettere un altro amore, ben più sano:

«Ero stato taggato in una neknomination da un ragazzo che conosco. È come una catena di sant’Antonio. Entro 24 ore avrei dovuto filmarmi mentre bevevo tutto d’un fiato una birra o un altro tipo di bevanda alcolica, caricare il video su Facebook e taggare altri amici. Il pensiero di scolarmi una bottiglia a casa da solo riprendendomi col telefonino non mi esaltava. Questa moda assomiglia tanto a uno di quei rituali dai quali bisogna passare per non essere considerati degli sfigati. Mi sono chiesto come avrei potuto accettare la sfida in modo diverso, non volevo sfilarmi dal gioco. Ero in casa, vicino a me avevo la mia libreria. Mi è parso naturale aprire un libro e riprendermi mentre leggevo, postare il video su Facebook e taggare».

Un invito a non stappare la bottiglia di birra e ad aprire un libro. Ne gioverà la salute e l’intelletto.

[LINK della fonte]

ALTRE BUONE NOTIZIE

Arriva il libro sospeso, dopo pane, pizza e caffè di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

5 aprile 2014

PRENDE UNA MULTA PER BESTEMMIA E PROTESTA: “CREDEVO DI VIVERE IN UNO STATO LAICO”

Pubblicato in: cronaca, famiglia, figli, legalità, Legge, religione, società tagged , , , , , , , , , , , a 1:37 pm di Marisa Moles

automobilistaE’ il 27 marzo scorso. Nel pomeriggio sull’autostrada A4 si forma una lunga coda di autovetture a causa di un camion che, con uno pneumatico bucato, non può proseguire la marcia. Stufo di attendere, a un ragazzo modenese di 23 anni scappa una bestemmia ad alta voce. Come spiegherà in seguito, l’esternazione era dovuta a un dolore che si era procurato sbattendo con rabbia il polso (mezzo ingessato a causa di una caduta con lo snowboard) sulla leva del cambio.

Fatto sta che una pattuglia della Stradale sente la bestemmia, raggiunge l’autovettura, opera i controlli del caso e rilascia regolare contravvenzione: 56 euro per il mancato uso delle cinture di sicurezza da parte dei viaggiatori seduti sul sedile posteriore e 28 euro per omessa esposizione del contrassegno di assicurazione (pur risultando regolarmente pagata!). Ma non è finita qui.

A quei poliziotti la bestemmia non era piaciuta. Invocando l’articolo 724 del Codice penale “Bestemmia e manifestazioni oltraggiose” è stata comminata al giovane anche una sanzione di 102 euro. Ma il 23enne non ci sta, anzi, non proprio lui ma un compagno di viaggio ha scritto una lettera alla redazione del quotidiano friulano Messaggero Veneto, manifestando il suo disappunto:

«Desidero informarvi – si legge nella mail – di quanto avvenuto giovedì all’altezza del ponte sul Tagliamento (…), dove la Stradale ha multato una delle nostre auto – eravamo un gruppo di 8 persone, amici modenesi e ferraresi, e ci stavamo dirigendo verso l’Austria a bordo di due macchine – perché uno di noi, esasperato dalla coda, ha bestemmiato dall’auto che, per il caldo, aveva il finestrino abbassato. Gli agenti hanno sentito e hanno multato il ragazzo per 102 euro, adducendo come motivazione che “bestemmiava ad alta voce contro le divinità ovvero i simboli religiosi dello Stato”. Ora: tralasciando il discorso sull’inopportunità della bestemmia (vorrei vedere voi, in coda…), io credevo di vivere in uno Stato laico».

Naturalmente il ragazzo sta pensando di fare ricorso contro l’ingiusta, a suo parere, ammenda.

Io ricordo che una volta anche sugli autobus campeggiava la scritta “Vietato bestemmiare” e l’Italia è da sempre uno Stato laico. Qui in Friuli, purtroppo, la bestemmia è un intercalare molto diffuso, tanto che quasi quasi l’orecchio è assuefatto. Ma rimango dell’idea che, al di là di qualsiasi motivazione religiosa, bestemmiare debba essere considerato un comportamento incivile e purtroppo sta dilagando tra la gioventù, ragazze comprese. Forse anche a casa i genitori hanno l’orecchio assuefatto. Ma, a meno che non abbiano anche la mano rattrappita, un bel ceffone ai figli potrebbero pure tirarglielo.

[L'IMMAGINE tratta da questo sito NON SI RIFERISCE ALLA NOTIZIA RIPORTATA]

4 aprile 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: UN’OASI DI PACE AL TEMPO DELLA CRISI

Pubblicato in: attualità, economia, famiglia, La buona notizia del venerdì, lavoro, società tagged , , , , , , , , a 10:04 pm di Marisa Moles

marinaleda
Possibile che esista un luogo, in questi tempi di crisi, in cui vivere in pace, senza preoccupazioni di sorta, in completa armonia con la natura e i propri simili? Forse non sono tante le oasi di pace, oggigiorno, ma un luogo simile c’è e si trova in Spagna, a Marinaleda, poco più di 100 km da Siviglia.

Tremila abitanti che vivono in comunità, collaborando per produrre ciò che serve, senza ricchi né poveri. Tutti lavorano per lo stesso salario: 47 euro al giorno per sei giorni la settimana. La grande ricchezza di questo piccolo paese è la terra: tutti gli abitanti lavorano per la grande cooperativa agricola “Humar”, creata dagli stessi lavoratori che garantisce la piena sussistenza a tutti, riuscendo anche ad esportare peperoni, carciofi, legumi, olio d’oliva anche all’estero, in Italia e persino in Venezuela.

In questa novella Shangri-La made in Spain basta mettere a disposizione la propria forza lavoro per esercitare il proprio diritto alla casa: nessun mutuo e nessun interesse da versare ad istituti di credito.
Il terreno e il progetto, infatti, sono a carico del Municipio, il denaro lo presta a tasso zero il governo andaluso e la quota mensile da versare per l’acquisto la decidono in assemblea gli stessi cittadini, anticipando solo 15 euro.

La vita a Marinaleda scorre felice anche per le famiglie: l’asilo pubblico costa solo 12 euro mensili, una piscina è accessibile per tutta l’estate a soli 3 euro.
Il paese ha strade intitolate a personaggi come Salvador Allende oppure veri e propri valori umani: solidarietà, fraternità o speranza. La gente può godersi le aree verdi curate dalla comunità e in completa tranquillità: non esiste criminalità tanto da non essere necessaria nemmeno la polizia. Con un bel risparmio di denaro pubblico.

EscudoMarinaledaQuale mai potrà essere il simbolo di Marinaleda? Ovviamente è una colomba che vola sul paese ed intorno la scritta: “Marinaleda – Una utopia hacia la paz”.
Un’utopia? Una realtà da imitare, piuttosto. E in Italia, sarebbe possibile mettere in pratica un progetto simile?
Purtroppo temo di no.

[LINK della fonte]

ALTRE BUONE NOTIZIE:

Uomo e donna, ora lo dice anche la scienza: cervelli diversi ma complementari di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

1 aprile 2014

CHI HA PAURA DEGLI OMOSESSUALI?

Pubblicato in: amore, attualità, bambini, famiglia, figli, religione, società, storia, web tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 7:13 pm di Marisa Moles

omosessualità
Omofobia: è proprio la parola che non riesco a digerire. Se guardiamo all’etimologia, deriverebbe da due termini greci: ομοίος [homoios] (stesso, medesimo) e fobos (paura). Ne consegue che la parola dovrebbe rimandare a una “paura dello stesso”, ma non ha senso. Dovremmo, dunque, considerare il prefisso “omo” come un’abbreviazione del termine “omosessuale” e allora ci siamo: omofobia significa “paura dell’omosessuale”. Sì, ma perché paura? Chi ha paura dell’omosessualità?

 

Effettivamente è proprio quella “fobia” che porta fuori strada. Il suffisso “fobia”, infatti, rimanda a un concetto clinico (claustrofobia= paura degli ambienti chiusi, aracnofobia= paura dei ragni …) ma nel caso in questione è chiaro che la paura non c’entra nulla. Dovremmo dire piuttosto “avversione” e in effetti con questo termine si indica un comportamento avverso, di conseguenza intollerante e discriminante, nei confronti della pratica omosessuale.

 

Ma c’è, tuttavia, qualcuno che ha paura dell’omosessualità, che teme il “diverso”, ciò che si discosta dai canoni consueti. Si teme, in altre parole, che venga infranto l’equilibrio naturale delle cose. Spaventa la possibilità che i gay si sposino, che possano adottare dei bambini, spaventa, quindi, il solo concetto di “famiglia omosessuale” che pure esiste di fatto, se non per legge (almeno non qui da noi).

 

Le ricerche psicosociali evidenziano come l’omofobia sia maggiormente legata a caratteristiche personali quali: anzianità, basso livello di istruzione, idee religiose fondamentaliste, l’essere autoritari oppure avere atteggiamenti tradizionalisti rispetto ai ruoli di genere. Non è un caso, a mio avviso, che la maggior parte delle persone che nutrono avversione nei confronti del mondo gay, appartengano al genere maschile. Se ci pensate bene, dà molto più fastidio agli uomini pensare alle relazioni omosessuali piuttosto che alle donne. E questo accade, secondo me, perché i maschi, più delle femmine, sono portati a ricondurre l’omosessualità alla sfera prettamente sessuale, in altre parole a ciò che accade a una coppia gay, in tal caso di uomini, sotto le lenzuola. Tutto ciò trascurando la sfera affettiva che, sempre secondo il mio punto di vista, ha una centralità importante anche nelle relazioni omosessuali, che ci piaccia oppure no.

 

Ho sentito questa riflessione come un atto dovuto prima di affrontare, non senza imbarazzo, un discorso che in qualche modo è collegato al post precedente, in cui trattavo il programma governativo francese ABCD de l’ègalitè, a proposito del superamento del concetto di famiglia tradizionale.

Già allora ho chiarito che il mutamento sociale che ha portato a ciò non mi disturba a patto che, per non discriminare i nuovi modelli, non si demoliscano le tradizioni consolidate (poter festeggiare la festa della mamma o del papà, potersi firmare con la dicitura “mamma” e “papà” e non genitore 1 e 2 …).  Da qui a dire che “ho paura” del mondo gay ce ne vuole.

 

Il commento di un lettore, che preferisco non nominare, mi ha lasciata perplessa. Ho deciso di non pubblicarlo anche perché, se avessi voluto replicare, avrei occupato tanto spazio da superare quello concesso all’articolo. Di qui la decisione di questo nuovo post.

Ma c’è anche un altro motivo per cui ho preso la decisione di non pubblicare quel commento: il tono sprezzante con cui veniva affrontato l’argomento, con una tale sicumera da lasciare spiazzata me che pure sono una con pochi peli sulla lingua. Senza contare gli appellativi ormai desueti, anche perché, quelli sì, considerati omofobi, con cui la persona in questione si riferiva agli omosessuali.

 

Il lettore a un certo punto dice: «me ne infischio del ”politically correct” quando c’è in gioco il futuro e la dignità dei nostri figli». Ora, io sono molto aperta di fronte alle opinioni degli altri, anche se, in caso di divergenza, difendo con le unghie e con i denti le mie. C’è una cosa che, tuttavia, non sopporto: il fatto che chi scrive qui dimentichi che questa è casa mia e che sono io a stabilire le regole. Basta dare un’occhiata al disclaimer sulla homepage e si capisce che i commenti che giudico offensivi o formulati facendo uso di parole che ritengo inaccettabili non passeranno il filtro della moderazione.

Detto questo, se il lettore, persona che conosco e che ha goduto nei mesi passati della mia stima, se ne infischia del politically correct, io no.

 

adozioni-gay

Proseguendo nella sua esternazione, il lettore presagisce il futuro della società (non so se mondiale o solo italiana) basata sulle unioni tra due uomini o due donne, con la possibilità di adottare dei figli il cui destino sarebbe segnato: diventare essi stessi omosessuali.

È ovvio che non c’è nulla di scientificamente provato in ciò, anzi, sembra che al contrario i figli di coppie gay abbiano, essi sì, la fobia di diventarlo a loro volta (attenzione, non mi baso su studi specifici ma solo sul “sentito dire”).

 

Sono sincera: non sono favorevole all’adozione da parte delle coppie omosessuali, l’ho detto più volte, fidandomi del parere di chi è più esperto di me. Ho affrontato questo discorso altrove e naturalmente ognuno tira l’acqua al suo mulino quindi è logico che ci saranno sempre delle controargomentazioni da parte di chi ha interesse a difendere una legge che permetta l’adozione all’interno di una coppia gay.

Ma anche ammettendo che i bambini con i genitori dello stesso sesso crescano in perfetta sintonia con il mondo che li circonda, non subiscano traumi di sorta, non vengano derisi da chi ha una mamma e un papà e percepiti come “diversi” (si sa che i primi a discriminare sono proprio i più piccoli, anche se l’educazione ricevuta conta moltissimo), so che in Italia l’adozione è un percorso accidentato per le coppie eterosessuali. Quindi, prima di aprire alle coppie omosex sarebbe utile rendere l’adozione meno complessa per i coniugi, altrimenti sarebbero proprio le coppie etero a venir discriminate.

 

Tornando al nostro lettore, nonostante gli studi abbiano dimostrato che l’omosessualità non è una malattia né un capriccio, piuttosto una questione genetica, egli nega si tratti di disfunzioni ormonali o fisiologiche ma solo di ricercata depravazione e di triviale amoralità, confermando le ipotesi accreditate secondo le quali l’omofobia si fonda su dei preconcetti che investono la sfera etica. Stiamo attenti: l’etica è qualcosa di diverso dalla religione, nel senso che esiste una morale laica del tutto svincolata dalla fede e basata piuttosto sul pregiudizio, nel vero senso della parola: “giudicare a priori” senza, quindi, solide argomentazioni.

 

Ciò non toglie che, volenti o nolenti, la diffusione del Cristianesimo ha un ruolo predominante sui costumi di una società.

antica roma omosex

Se consideriamo, infatti, l’antica Roma, l’omosessualità, strettamente maschile (quella femminile era considerata una mostruosità) era una pratica accettata e condivisa, che poteva dare ancor più prestigio agli uomini di potere. Il padrone si prendeva ogni libertà nei confronti dello schiavo giovane, il cosiddetto puer, ed egli era onorato di prestare tali particolari servigi al padrone. Da parte sua, il padrone dimostrava il suo potere sottomettendo lo schiavo ai suoi voleri, fossero pure quelli sessuali. Ciò almeno fino al matrimonio: poi gli “amichetti” dovevano vivere nell’ombra, veri e propri concubini che attendevano pazientemente che il loro amato padrone lasciasse il talamo nuziale per passare sotto le loro lenzuola. E guai se la moglie veniva a conoscenza di questi rapporti omosessuali! Ne era profondamente gelosa, molto di più rispetto alle amanti femmine. (sull’amore nell’antica Roma suggerisco la lettura di Dammi mille baci di Eva Cantarella, Feltrinelli editore … illuminante”!)

 

Poi, come dicevo, è arrivato il Cristianesimo e con la sua morale ha fatto piazza pulita di tali turpitudini … almeno a parole. L’esempio di Sodoma e Gomorra poteva bastare per dissuadere le relazioni omosessuali che, tuttavia, continuavano ad esistere nell’ombra.

 

In conclusione mi chiedo: come si fa a considerare tutto ciò un tabù al giorno d’oggi?

E poi, se lo stesso Papa Francesco, a proposito dell’omosessualità, ha detto: “Chi sono io per giudicare?”, chi siamo noi per farlo?

26 marzo 2014

IL NUOVO CONCETTO DI ÈGALITÈ MADE IN FRANCE: JEAN HA DUE MAMME

Pubblicato in: adolescenza, bambini, famiglia, figli, religione tagged , , , , , , , , , , , , a 9:06 pm di Marisa Moles

famiglie gay
Al grido di “niente discriminazioni!” negli ultimi tempi si è sentito di tutto: l’abolizione della festa del papà a scuola perché i bambini possono avere due mamme, la scomparsa delle parole “madre” e “padre” dai moduli di iscrizione alle scuole, sostituite dai più asettici “genitore 1 e 2, la polemica contro le fiabe che inculcherebbero nelle fragili menti dei bambini un modello di famiglia tradizionale ormai superato, l’abolizione della dicitura “mamma” e “papà” sui braccialetti in dotazione nei reparti maternità, la propaganda esplicita nelle scuole attraverso opuscoli di educazione sessuale… l’ultimo è il caso scoppiato in Francia all’indomani della pubblicazione del programma governativo ABCD de l’ègalitè, dove vengono suggerite ai bambini e agli insegnanti letture come Jean a deux mamans (Jean ha due mamme), Tango a deux papas e Tous à poils (tutti nudi).

Ora, io non discuto sul fatto che i tempi siano cambiati e che la discriminazione sia una brutta bestia. Però, come ho più volte detto, il rischio che ad essere discriminate siano proprio le famiglie – non dico normali perché poi vengo fraintesa – in cui ci sono una mamma e un papà è concreto. Quello che trovo discutibile in particolar modo è qualsiasi campagna sia rivolta ai più piccoli, che non sono degli sprovveduti come sembra.

Insomma, se la maggior parte dei bambini ha due genitori di diverso sesso, è come fare 2+2 e ottenere 4 come risultato. Poi ci sono sempre le eccezioni – e le famiglie omosessuali lo sono ancora – però 2+2 non farà mai 5. Questo, a parer mio, è bene che i bambini capiscano. Non c’è nessun motivo perché pensino che i compagnetti di scuola che per caso hanno due papà o due mamme siano diversi, così come non c’è alcuna distinzione di tipo qualitativo tra chi ha i capelli biondi, rossi o castani e gli occhi blu, verdi o celesti.

La cosa che però non sopporto è che, secondo il punto di vista di molti, se si difende la famiglia tradizionale si debba essere per forza bigotti. Insomma, la religione non c’entra nulla. Io non giudico chi ha una relazione omosessuale, non ritengo che essere gay sia una sorta di depravazione, anzi, una malattia da curare. Ci mancherebbe. Non mi importa nulla, da credente, che gli omosessuali compiano un grave peccato secondo i precetti di Santa Romana Chiesa. Sono affari loro e non mi occupo degli eventuali peccati altrui, tutti hanno una coscienza con cui fare i conti, al limite. Se non ce l’hanno, cavoli loro.

Questo mio sfogo è dovuto al fatto che all’ennesima notizia, quella sul programma francese che vuole imporre a tutti i costi l’egualité (rivisitazione dell’antica rivoluzione?), c’è chi commenta tirando fuori la solita storia della religione, del bigottismo, della chiusura mentale condizionata dalla Chiesa … come se non fosse possibile ragionare con la propria testa senza condizionamenti di sorta.

Non ho amici atei, però mi piacerebbe sapere se chi non ha fede sia così aperto nei confronti delle novità sociali degli ultimi anni. Forse si dichiara tale per coerenza … del resto tutti sono capaci di fingere a seconda delle situazioni e della convenienza, o no? Be’, io sono una persona sincera e dico quel che penso. Per questo motivo non sopporto chi vuole per forza dare una spiegazione ad una mia presa di posizione.

In ultimo, vorrei dire che l’educazione dei figli, specie se piccoli, è un compito che spetta alla famiglia e non alla scuola. Poi, sulla necessità di discutere con i più grandi su determinate realtà sociali non ho nulla da obiettare. Senza forzature e costrizioni, però. Anche perché sarebbe controproducente che un bambino o un preadolescente, discutendo a casa su certe questioni, sentisse un parere del tutto opposto da parte dei genitori. Ne resterebbe disorientato e basta.

[immagine da questo sito]

23 marzo 2014

MA VOI LO PORTERESTE IN GIRO UN BIMBO CON IL GUINZAGLIO?

Pubblicato in: bambini, cronaca, donne, famiglia, figli tagged , , , , , , , , , , , a 9:29 pm di Marisa Moles

bambini-guinzaglioOggi sul Corriere.it ho letto una notizia che a dir poco mi ha sconvolto meno di alcuni commenti.

Il fatto è questo: una coppia di immigrati dell’Est Europa ha legato al letto il figlio di 3 anni (pur lasciandolo a casa con la nonna :roll: ), per andare a fare la spesa. Degli agenti hanno scoperto il “barbaro” gesto dei due in occasione di una visita nell’appartamento per controllare la residenza della famiglia.

Ora, non mi pronuncio sul fatto che appare già grave senza bisogno di commenti. Va da sé, tuttavia, che quando si leggono notizie del genere si apre una discussione infinita. Quello che però mi ha lasciata sconcertata è che la discussione, partita dalla condanna del gesto di legare il bambino a letto, è scivolata sull’uso dei guinzagli per bambini che, a detta di moltissimi lettori, sarebbero utilissimi.

Il mio primo commento è stato il seguente:

Io ho due figli, ormai adulti, che hanno 22 mesi di differenza … non so se mi spiego. Non solo quando il più grande aveva 20 mesi l’ho abituato a fare a meno del passeggino (oggi, invece, vedo mamme che usano quelli gemellari per bambini con poca differenza d’età), non ho mai usato guinzagli di sorta che, al contrario di quanto afferma [replicavo ad un lettore che difendeva l'uso del guinzaglio ritenendolo indispensabile se di bambini se ne hanno due se non tre tra i 2 e 3 anni], non sono indispensabili e a me personalmente sembrano più che una crudeltà, una vera e propria umiliazione. Se non si ha voglia di occuparsi dei figli, di portarli ai giardinetti o a fare la spesa e di seguirli con attenzione ovunque si vada, di fare qualche sacrificio, è meglio non metterli al mondo. Altroché guinzagli!

Dopo questo commento è arrivata la replica piuttosto risentita di una madre:

Ha ragione lei siamo noi mamme veramente incapaci, crudeli che mettiamo al mondo figli di cui non ci prendiamo cura. Siamo ignoranti e non vogliamo spiegare nulla ai nostri figli della vita ne seguirli. La colpa è nostra. E a puntare il dito contro di noi sono altre donne. Siete proprio delle belle persone e sono molto contenta ed onorata che ci siate voi a farmi capire come si alleva un figlio.

Ormai mi conoscete e sapete che non mollo. :) Nel frattempo molte altre persone erano intervenute a difendere l’uso del guinzaglio, precisando che il suo nome corretto è dande, di cui parla anche Kant nel suo L’arte di educare, sconsigliandone vivamente l’uso. Quindi se è vero, come dicono, che anche i pediatri lo consigliano, si vede che Kant aveva preso una cantonata pazzesca. :(

La mia ulteriore replica è stata la seguente:

Io di guinzagli o dande non ne ho mai visti qui (vivo in una civilissima città del Nord-Est d’Italia), solo qualche volta al mare, ma moltissimi anni fa, e ad usarli erano i tedeschi. Ora a quanto pare vanno di moda, evidentemente da altre parti. Siccome i bambini sono sempre stati vivaci e imprevedibili, se ci sono mamme che non li usano dobbiamo considerarle delle sconsiderate? Oppure dobbiamo pensare che le mamme moderne [...] abbiano paura di tutto e crescano i figli senza insegnare loro il senso di responsabilità e l’autonomia? Io propendo per la seconda.

A questo punto mi chiedo: ma voi avreste mai portato (o portereste) a spasso il pupo come fosse un cane?
Sarà senz’altro una comodità e poi magari succede che le mamme moderne, fan delle dande, facciano come questa del video

NASCE “BEATRICE” IL SOCIAL DELLA LINGUA ITALIANA

Pubblicato in: cultura, Dante, lingua, web tagged , , , , , a 2:11 pm di Marisa Moles

beatrice-dante-marie-spartali-stillman-1895Finalmente un social che si occupa della lingua italiana e mette al bando abbreviazioni e altre storture linguistiche. Un vero proprio social network in cui si possono invitare gli amici per discutere, proporre idee, postare commenti, immagini e video.

“Beatrice” è nata grazie alla Società Dante Alighieri, già promotrice, qualche tempo fa, della campagna “Adotta una parola”, volta a custodire il patrimonio lessicale del nostro bell’idioma, preservando anche il lessico un po’ in disuso dalla definitiva estinzione.

Una volta iscritti al social “Beatrice”, sarà possibile organizzare la propria bacheca, mandare messaggi, gestire il proprio sito personale o quello della parola adottata, interagendo liberamente con gli altri utenti. Con il confronto e con lo scambio d’idee si potrà contribuire in modo più creativo alle varie campagne di promozione della lingua italiana, proponendo nuovi giochi e attività.

Come Beatrice è stata per Dante la guida illuminata verso la salus, la salvezza, così il nuovo social contribuirà non solo a salvare la lingua italiana ma fungerà anche da Musa ispiratrice per chiunque ami l’italico idioma. Non è necessario essere scrittori o poeti ma semplici appassionati che abbiano un po’ di tempo da spendere per custodire e arricchire la nostra lingua.

CLICCA QUI PER ACCEDERE AL SITO

[nell'immagine: "Beatrice" di Marie Spartali Stillman da questo sito]

22 marzo 2014

TAG: The Book Burger.

Pubblicato in: Uncategorized a 9:27 am di Marisa Moles

marisamoles:

Simpatica iniziativa di una nuova follower. Un po’ laboriosa l’idea ma si può fare. Se volete potete ribloggare il post e aggiungere le vostre osservazioni nello spazio commenti. Altrimenti, se la promotrice non ha nulla in contrario, potete creare un vostro post indicando i “gusti” dei vostri panini. :)
I miei lettori non blogger (ma anche i blogger che non hanno tempo per creare un post) possono sempre utilizzare lo spazio commenti per i loro book burger.

Originally posted on SnidgetPhoenix:

Hi Followers!
Prima di ritornare alle mie care vecchie recensioni, con qualche ritaglio di tempo tra studio e lavoro, girellando così per internet, ho trovato un tag molto carino, riguardante il nostro amato mondo dei libri.

Il tag consiste nel creare un vero e proprio hamburger di libri e la trovo una cosa molto simpatica.
Partiamo con gli ingredienti!

Come prima cosa occorre:

PANE – Scegli il primo libro di una serie che hai amato.

“Harry Potter e la pietra filosofale” di J.K. Rowling.

E’ stato l’inizio di qualcosa.
Non so bene di cosa, ma so che con questa saga si è aperto un mondo davanti a me e sono tremendamente affezionata alla storia perché Harry è praticamente cresciuto con me.
Quando lui è entrato ad Hogwarts aveva dodici anni ed io ero si e no in prima media.
L’ho amato, lo amo e lo amerò sempre.
Ogni personaggio mi…

View original 276 altre parole

21 marzo 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: TORNA A DANZARE SENZA LA GAMBA PERSA NELL’ATTENTATO DI BOSTON

Pubblicato in: donne, La buona notizia del venerdì, scienza, spettacolo, talenti tagged , , , , , , , , , a 12:39 am di Marisa Moles

adrianne-haslet-davis-christian-lightner
Era il 15 aprile 2013: due ordigni piazzati nei pressi del traguardo, su Boylston Street vicino a Copley Square, hanno funestato la maratona di Boston causando la morte di 3 persone e il ferimento di almeno altre 178.

Fra i feriti gravi causati dall’esplosione c’era anche Adrianne Haslet-Davis, oggi 33enne, ballerina di professione. La bomba esplosa nel luogo in cui si trovava le ha causato la perdita di una gamba. Per chi fa il suo lavoro significa normalmente abbandonare sogni e speranze e dire per sempre addio al palcoscenico.

Adrianne, però, è forte e determinata. Non si arrende, non pensa che la vita le abbia tolto tutto. Il fato le ha tolto una gamba, questo sì, ma non i sogni.
Ecco che la scienza viene in suo soccorso: un professore del Mit ha creato per lei un arto artificiale che le permette di eseguire movimenti di danza. Il sogno spezzato della giovane ballerina ha ripreso forma: Adrianne ha danzato una rumba alla Ted Conference, con il partner Christian Lightner.

«Un essere umano non può rompersi», ha detto, piangendo, alla fine dell’esibizione.

[notizia e immagine dal Corriere.it]

ALTRE BUONE NOTIZIE:

La giornata mondiale della felicità di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

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Chiara Patruno - Psicologa

Psicologa Dinamica e Clinica presso l’ Universita’ La Sapienza di Roma, Facolta’ Medicina e Psicologia

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

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[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Marco Milone

Sito personale dello scrittore Marco Milone

Insegnanti 2.0

Insegnare al tempo dei "Nativi Digitali"

L'isola delle colline.

Nella mia vita ho speso più tempo a chiedere "Ci beviamo un caffè?" che a bere davvero caffè.

cucinaincontroluce

il mio mondo in uno scatto

I media-mondo

LA MUTAZIONE CHE VEDO ATTORNO A ME. PROVE DI PENSIERO DI GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

La disoccupazione ingegna

Sono disoccupata, sto cercando di smettere. Ma non mi svendo

Nephelai

......... phrontisterion sospeso di MARIA AMICI

Italia, io ci sono.

Diamo il giusto peso alla nostra Cultura!

lauracsbno

Blog di una bibliotecaria molto poco evoluta ...

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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