16 luglio 2018

QUANDO RIPENSO AL MIO PRIMO AMORE…

Posted in amicizia, amore, donne, famiglia, Uomini e donne tagged , , , , , , , , , , a 11:00 am di marisamoles


Se devo ripensare al mio primo amore non so esattamente a chi rivolgere la mente. Nel post dedicato a questo argomento (Il primo amore non si scorda mai ma è meglio non cercarlo), leggendo i numerosi commenti dei lettori che hanno lasciato le loro testimonianze, mi sono resa conto che non necessariamente è il primo amore a restare incollato nella nostra memoria. Infatti molti hanno parlato genericamente di un “grande amore” che non sempre coincide con il primo.

Secondo la mia esperienza, il primo forse è quello maggiormente destinato al dimenticatoio, specialmente se si è risolto in un filarino adolescenziale che ha lasciato molta tenerezza ma poche tracce di passione vera e propria. Piuttosto si tende a ricordare la prima storia importante o la “prima volta”, anche se quest’ultima può essere collegata a un episodio certamente bello della propria vita ma che si è concluso in breve tempo.

Il primo ragazzo che mi ha fatto battere forte il cuore, quando ero poco più che una bambina, ha caratterizzato sei mesi importanti della mia vita: quelli in cui ho compreso che le tante promesse fatte dagli “uomini” sono come foglie al vento. Mi lasciò per una ragazza un po’ più grande – davvero poco più grande, in realtà – da cui poteva ottenere qualcosa in più di semplici bacetti e gite domenicali sul Carso triestino. Chi vuol capire…

La mia prima storia importante risale ai tempi del liceo ed è durata due anni. Finì male, ahimè, ma di questo forse parlerò in un altro post (chissà… non so). Non l’ho più rivisto, l’ho solo intravisto molti anni dopo (ero sposata e già mamma) in una via del centro e si è girato dall’altra parte. Quando non si riesce a superare il risentimento…

Prima di passare al “terzo” vorrei soffermarmi sulla possibilità di rimanere amici fra ex. Nel secondo caso, come si è capito, non ci fu nulla da fare. Con il mio primo ragazzo, dopo una parentesi burrascosa (divenni “amica” della sua nuova ragazza e feci di tutto per intromettermi nella loro relazione, capitando “per caso” a casa di lei e rompendo le… uova nel paniere!), l’amicizia ci fu e fu anche molto bella. Non potemmo in effetti perderci di vista poiché il mio secondo amore era un compagno di classe del primo e si frequentavano regolarmente. Di costui divenni la “parrucchiera” prediletta quindi ricordo tanti tagli di capelli riusciti alla perfezione e la consapevolezza che potevo avere un mestiere in mano. Il classico piano B, per intenderci.

Il terzo ragazzo era quello di cui parlo QUI. Fu una storia breve ma intensa. Mi lasciò lui e fu molto difficile dimenticarlo anche perché trascorrevamo, con le nostre famiglie, le vacanze estive nella stessa località e frequentavamo la stessa numerosissima compagnia quindi, voglia o non voglia, almeno per quel periodo dovevamo sopportarci.

Nel frattempo io avevo incontrato mio marito e lui aveva conosciuto quella che poi sarebbe diventata sua moglie. Incredibile ma vero, lui divenne amico del mio fidanzato (tanto da proporgli di fargli da testimone di nozze!) e io amica di lei, nonostante fosse la responsabile della nostra rottura. Ciò dimostra che io non sono proprio capace di serbare rancore…

Sarei bugiarda se non dicessi che la nuova frequentazione non aveva risvegliato in noi i lontani ricordi, legati a un’esperienza della vita di entrambi difficile da dimenticare. Però ha prevalso la razionalità e la consapevolezza che tra noi qualcosa non aveva funzionato e che, a distanza di tempo e con i legami importanti che avevamo stretto con i nostri partner, un ritorno di fiamma non avrebbe portato nulla di buono.

L’amicizia durò molti anni. Matrimoni, figli, domeniche passate assieme… mai un vero e proprio ricordo di ciò che c’era stato tra noi. Eravamo amici, soltanto amici. Poi iniziammo a vederci più di rado finché la nostra frequentazione si interruppe senza traumi per nessuno. Ci sono cose che a un certo punto finiscono e amen.

Non so quanto possa essere stato interessante per i lettori questo breve excursus sui miei amori giovanili ma mi serviva per tornare all’argomento del post linkato.

Nei numerosi commenti, come dicevo, si fa spesso riferimento a un grande amore, non necessariamente il primo. Molte volte si tratta di persone felicemente sposate – almeno così si dichiarano… – che a un certo punto della vita ripensano a un antico amore e sentono prepotentemente il desiderio di un nuovo incontro. Diciamo che nell’era dei social l’obiettivo non è così difficile da raggiungere, tuttavia spesso anche un timido approccio, solo “per curiosità” e, almeno idealmente, privo di implicazioni emotive forti, può trasformarsi nell’inizio di una crisi esistenziale di cui non si aveva assolutamente sentore.

Se leggete le mie risposte, spesso volte a dissuadere più che a persuadere, faccio capire chiaramente che la “curiosità” non è abbastanza, il desiderio di incontrare un vecchio amore non è solo voglia di tenerezza. Insomma, secondo me se la vita sentimentale è appagante, non si sente nessun bisogno di rivedere una persona con cui non si avevano più contatti da 10, 20 o 30 anni. D’altra parte, se si è soli non si può riempire la solitudine anche solo fantasticando su un amore passato che, a distanza di tanto tempo, finiamo per idealizzare. La delusione è dietro l’angolo e non è esattamente il modo migliore per sollevare l’animo afflitto per la mancanza di un lui o una lei.

In particolare mi ha colpito uno degli ultimi commenti giunti, firmato da un certo Roger. Lo riporto in parte:

Ciao a tutti, sono un uomo di 49 anni sposato da 23 e con un figlio di 20. Amo mia moglie e la mia famiglia. Ho trascorso 4 anni della mia adolescenza con una ragazza. Ci siamo lasciati che ne avevo 20 ma ho sempre pensato che un pezzettino del mio cuore se lo fosse portato via. Per me è stata una storia molto importante che mi ha segnato profondamente. […] L’ho contatta e dopo un paio di mesi di chat ci siamo incontrati. […] Da quel giorno ci siamo sempre messaggiati con un progressivo aumento di intensità nei contenuti fino a un mese fa quando mi ha chiesto di rivedermi. Ovviamente ho accettato ed è stato un incontro molto passionale. Niente sesso (“solo” intensi abbracci e baci) ma un turbinio di emozioni e sensazioni meravigliose. Ci siamo ripromessi di vivere questa storia da persone mature e senza colpi di testa. Mi sono reso conto che lei mi è entrata dentro trent’anni fa e non ne è più uscita. Quello che mi fa specie è che non ho sensi di colpa nei confronti di mia moglie (che ripeto amo tantissimo) perché non la privo di qualcosa per dare all’altra, non so se mi spiego. Ciò che do alla mia ex non potrei darlo a nessun’altra.
La vita è strana…..

Roger dice di amare moltissimo sua moglie e lo ripete. Perché? Forse perché deve autoconvincersi che questa storia non può influire sulla sua vita matrimoniale. Accetta una relazione “platonica” (mica tanto, poi) perché «lei mi è entrata dentro trent’anni fa e non ne è più uscita». Conclude, quindi, dicendo che «La vita è strana…».

Personalmente non credo che la vita sia strana, non la sua almeno. Credo invece che “la terza incomoda” nel suo ménage familiare abbia un posto molto più rilevante di quanto non ammetta lo stesso Roger.

Dato che la passione ha una breve durata e le relazioni, anche molto lunghe, sono soggette a usura non nego che effettivamente il tenero ricordo di un vecchio amore possa risvegliare la curiosità di un nuovo incontro, ma ritengo che tra il pensiero e l’azione debba necessariamente esserci un freno, a meno che non ci sia davvero una crisi in atto.

Il detto “chiodo scaccia chiodo” decisamente non fa per me.

E voi vorreste incontrare una vecchia fiamma?

[Nell’immagine io e il mio “terzo amore”. © Immagine coperta da copyright. La pubblicità per la Coca-Cola è gratis. 🙂 ]

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28 agosto 2012

IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI MA È MEGLIO NON CERCARLO

Posted in amore, Uomini e donne, web tagged , , , , , , , a 10:47 am di marisamoles

Il primo amore non si scorda mai, così dicono. La memoria mantiene impresse le immagini del primo bacio, della prima volta, anche della prima delusione d’amore, forse non solo della prima. Ma siamo proprio sicuri che sia così? E poi, ciò vale più per le donne o più per gli uomini?

Verrebbe da dire: più per le donne. Siamo delle eterne romantiche, non è forse così? Noi ci pensiamo alla prima cotta e a tutto ciò che abbiamo sperimentato, in amore, per la prima volta. E loro, gli uomini, ci pensano? E che dire di quell’insano proposito di incontrare nuovamente quel lui o quella lei che mai abbiamo dimenticato?

Secondo uno studio inglese, il romanticismo non è prerogativa delle donne. Il 24% degli uomini intervistati ha ammesso di pensare al primo amore e il 19% dei londinesi avrebbe addirittura riallacciato i rapporti con la ex all’insaputa dell’attuale compagna. Non scappatelle innocenti ma vere e proprie storie che rischiano di diventare ben più durature della precedente relazione. Mentre le donne tendono a chiudere definitivamente con il partner e se ci ripensano, è solo per questioni di sesso. Almeno così ammettono le intervistate.

Secondo gli esperti questi ritorni di fiamma sarebbero deleteri. «Il primo amore tende a lasciare una grande impronta emotiva in ognuno di noi –spiega lo psicologo Cary Cooper della Lancaster University al “Daily Mail” – e ci spinge a dimenticare le cose che allora non funzionavano per farci vedere tutto foderato di rosa. Ma è un errore pensare che possa essere lo stesso di 10 o 20 anni fa, perché le circostanze sono cambiate, noi stessi siamo cambiati».

Ma cosa spinge a ripensare ai vecchi tempi? Sicuramente l’insoddisfazione per il rapporto attuale, anche a costo di ricadere nella trappola di una storia sbagliata. E come si fa a riprendere i contatti con le ex o gli ex? Oggi galeotto non è un libro, come accadde molto tempo fa a Paolo e Francesca, ma Facebook. Il social network più famoso al mondo, nato per ritrovare vecchi compagni di scuola, ha ormai travalicato gli angusti confini del “ehi tu, ma non eri in classe con me al liceo?” per approdare al più diretto “ehi, tu, ma non venivi a letto con me tanto tempo fa?”. E sono le donne a preferire FB mentre gli uomini si fidano più degli sms o delle e-mail … sempre che abbiano scoperto il numero di cellulare e l’indirizzo di posta elettronica delle ex. Ma i rischi sono molti, nel caso di persone che si incontrano nuovamente ma che hanno in piedi delle relazioni sentimentali con altri.

“Niente sesso siamo inglesi”, celebre titolo della commedia teatrale scritta da Anthony Marriot & Alistair Foot nel 1971, pare ormai superata come battuta.
E noi italiani come ce la caviamo con gli/le ex? Per quanto mi riguarda, non faccio ricerche su Internet. Anche perché penso che sia molto più semplice per i miei ex trovare me (Google dà circa 522,000 risultati in 0.33 secondi) piuttosto che per me trovare loro. 🙂

Battute a parte, non saprei come scegliere l’approccio. Come potrei mentire spudoratamente dicendo “sai per caso ti ho trovato …”? Il caso vuole che non si trovi mai ciò che si cerca. E poi, anche ammesso che si riesca a superare l’imbarazzo iniziale, si rischia di portare la conversazione su argomenti banali come famiglia, lavoro, città in cui si vive … ma è possibile riassumere venti o trent’anni della propria vita in poche parole senza la certezza di suscitare l’interesse dell’interlocutore?
Da evitare assolutamente, secondo me, il rivangare i vecchi tempi. Se si è degli ex è più che evidente il fatto che un tempo si era stati una coppia e poi uno dei due aveva mandato a monte quell’idillio. Sì, perché è estremamente difficile che, specie parlando di primo amore e quindi di un evento avvenuto in un’età in cui con tutta probabilità non si era pienamente coscienti, si sia giunti alla rottura di comune accordo. Allora che fare? Rimproverare l’abbandono all’altro, dirgli/le che è stato/a proprio uno/una str°°°o/a? Oppure spostare l’attenzione sul terzo incomodo, su quella persona che aveva causato la rottura? Perché c’è quasi sempre il terzo o la terza. Inutile prendersi in giro. Magari il nuovo incontro potrebbe svelarne l’esistenza, nel caso si fosse ignari del tutto. In questo caso credo ci voglia un buon autocontrollo per non serbare rancore e sfogare la propria rabbia.

Ricapitolando, due sono le eventualità: quella di voler rivedere chi abbiamo amato e ci ha lasciati facendoci soffrire da cani oppure quella di voler ricontattare chi avevamo lasciato e, dopo venti o trent’anni, ci siamo resi conto di aver commesso l’errore più madornale della nostra vita.
Ma in entrambi i casi mi chiedo: come possiamo immaginare la reazione dell’altro/a? Diamo per scontato che una rimpatriata sia comunque gradita, anche solo per fare una chiacchierata tra vecchi amici? Ma non eravamo stati davvero degli amici … E poi, perché mai dovrebbe interessarci una persona, di cui ignoriamo la vita che ha condotto per qualche decennio?

[fonte per la notizia: Il Corriere]

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