Rudolf Nureyev: «Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita»

Impossibile leggere senza commuoversi fino alle lacrime. Impossibile per me che ho amato la danza classica nell’età spensierata, a metà strada tra l’infanzia e l’adolescenza. Impossibile per tutti quelli che amano la vita. Perché la danza è amore per la bellezza e per la vita.

La parte della lettera che preferisco è questa:

«…se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita.»

Mi ricorda l’abbandono, la resa, la consapevolezza che danzare non faceva per me, pur amando la danza con tutta me stessa. Rinunciare è stato, però, un sacrificio più grande del dolore che provavo a causa dei miei piedi sanguinanti. Un segno, credevo. Ora, dopo aver letto queste splendide parole di Nureyev, lo vedo ancora come un segno: quello di un sogno perduto.

Buona lettura.

Il mestiere di scrivere

Rudolf Nureyev, uno dei più grandi artisti del ventesimo secolo e genio della danza, ormai giunto alla fine della sua vita (morirà di AIDS nel 1993), scrive una bellissima lettera-testamento sul grande amore della sua vita: la danza. La pubblichiamo integralmente perché pensiamo che anche per chi scrive ci sia lo stesso senso di dedizione e di amore, gli stessi passi da compiere per sollevarsi dentro la propria vita e oltre il dolore.

Non essere ballerino, ma danzare. Non essere scrittore, ma scrivere.

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«Era l’odore della mia pelle che cambiava, era prepararsi prima della lezione, era fuggire da scuola e dopo aver lavorato nei campi con mio padre perché eravamo dieci fratelli, fare quei due chilometri a piedi per raggiungere la scuola di danza. Non avrei mai fatto il ballerino, non potevo permettermi questo sogno, ma ero lì, con le mie scarpe consunte ai piedi, con il mio corpo che…

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LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: TORNA A DANZARE SENZA LA GAMBA PERSA NELL’ATTENTATO DI BOSTON

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Era il 15 aprile 2013: due ordigni piazzati nei pressi del traguardo, su Boylston Street vicino a Copley Square, hanno funestato la maratona di Boston causando la morte di 3 persone e il ferimento di almeno altre 178.

Fra i feriti gravi causati dall’esplosione c’era anche Adrianne Haslet-Davis, oggi 33enne, ballerina di professione. La bomba esplosa nel luogo in cui si trovava le ha causato la perdita di una gamba. Per chi fa il suo lavoro significa normalmente abbandonare sogni e speranze e dire per sempre addio al palcoscenico.

Adrianne, però, è forte e determinata. Non si arrende, non pensa che la vita le abbia tolto tutto. Il fato le ha tolto una gamba, questo sì, ma non i sogni.
Ecco che la scienza viene in suo soccorso: un professore del Mit ha creato per lei un arto artificiale che le permette di eseguire movimenti di danza. Il sogno spezzato della giovane ballerina ha ripreso forma: Adrianne ha danzato una rumba alla Ted Conference, con il partner Christian Lightner.

«Un essere umano non può rompersi», ha detto, piangendo, alla fine dell’esibizione.

[notizia e immagine dal Corriere.it]

ALTRE BUONE NOTIZIE:

La giornata mondiale della felicità di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

L’ALTRO SANREMO: SIMONA ATZORI, UNA DONNA SPECIALE CON LE ALI AL POSTO DELLE BRACCIA

Ha aperto la quarta serata del Festival di Sanremo con una danza sublime, leggera come una farfalla. Una ballerina speciale, accompagnata dalla musica altrettanto sublime del violinista David Garret. In un Sanremo che ricorderemo più per la volgarità e l’esibizionismo di certe vallette e di certi ospiti, l’apparizione di Simona Atzori, ballerina senza braccia, è come una perla rara, preziosa e bella nella sua diversità.

Nel tanto parlare di vestiti con spacchi vertiginosi, di donne belle che fanno le statuine, recitando una parte senza alcuna arte, senza nemmeno conoscere la lingua italiana, presentatrici improvvisate di un festival della canzone italiana sempre più in declino, non tanto d’audience quanto di stile, una donna come Simona dovrebbe bastare per mettere a tacere tutte quelle persone – perlopiù donne esse stesse- che urlano indignate contro l’utilizzo del corpo femminile in tv.

Anche l’Atzori ha esibito il suo corpo, un corpo mutilato, sì, perché privo di braccia, ma un corpo impreziosito dalle ali invisibili che accompagnano la danza di una ragazza straordinaria, per capacità e per carattere. Non so quante al suo posto avrebbero avuto il coraggio di scegliere un percorso artistico, quello del ballo, dove il corpo ha sempre il posto d’onore, dove qualsiasi imperfezione (dal collo del piede alla lunghezza delle gambe al perfetto allineamento di braccia e gambe nell’arabesque) è considerata un grave handicap nella carriera di una danzatrice. Eppure Simona senza braccia riesce a trovare un equilibrio perfetto (cosa difficilissima, credetemi, in mancanza delle braccia) nelle evoluzioni con le gambe, tanto da sembrare mossa davvero da un paio di ali invisibili. A chi le chiede come faccia a ballare in modo così armonioso, lei risponde di avere le ali al posto delle braccia.

Oggi, per tutta la giornata, in tv si è continuato a parlare della farfallina di Belen e dei suoi slip invisibili (ne ho parlato anch’io, ahimè, ma prima di ricordare lo spettacolo straordinario offerto da questa ragazza), oltre che delle canzoni che hanno più chance di vincere. Pare che Simona e il suo ballo d’apertura della quarta serata del festival siano già dimenticati. L’ho vista ospite solo in una trasmissione: “A sua immagine”, settimanale di cultura religiosa. Forse non è stato un caso.

E’ proprio vero che da persone come Simona si comprende come ciò che Dio crea non sia mai imperfetto. Dinnanzi a creature come lei si ha quasi l’impressione che gli imperfetti siamo noi che abbiamo due braccia ma non un paio di ali per sentirci davvero liberi.

INVITO A LEGGERE QUESTO BEL CONTRIBUTO DI CLAUDIO ARRIGONI PER IL CORRIERE

ELENA D’AMARIO E STEFANO DE MARTINO A “DOMENICA 5”: PICCOLI AMICI CRESCONO


Questo pomeriggio a “Domenica 5“, spettacolo condotto da Barbara D’urso, si è alzato il sipario su un assaggio dello spettacolo teatrale che vede, tra i protagonisti, due ex Amici di Maria De Filippi: i ballerini Elena D’Amario e Stefano De Martino. Esclusi entrambi dalla finalissima del talent show di Canale 5, oggi hanno dimostrato di essere davvero cresciuti. Bravi e sicuri di sé, tanto da non sfigurare al confronto con i ballerini professionisti che sono attualmente in tour con lo spettacolo Let’s dance, nato da un’idea di Patrick Rossi Gastaldi e Alberto Alemanno, con le coreografie di Garrison Rochelle e per la regia dello Patrick Rossi Gastaldi, già insegnante ad Amici, almeno fin quando erano ammessi alla gara gli attori.

Ospite di Barbara D’Urso l’intera compagnia che ha eseguito qualche coreografia di gruppo, ma abbiamo potuto godere anche di un passo a due eseguito da Elena in coppia con Amilcar Moret Gonzales ed un assolo (quello con il secchio e il mocio, già visto durante la gara di Amici 9) di Stefano. Nell’ensamble Elena e Stefano hanno ballato in coppia: che diranno Enrico Nigiotti, il cantautore ribelle, ed Emma Marrone, la vincitrice dell’ultima edizione di Amici?

Let’s dance è in scena a Milano al TEATRO VENTAGLIO SMERALDO dal 4 al 16 maggio 2010. Per altre informazioni, clicca QUI, sito da cui è tratta anche l’immagine riportata in alto.