31 marzo 2018

RAPA NUI: L’ISOLA DOVE È SEMPRE… PASQUA

Posted in auguri, Buona Pasqua, Pasqua, storia, vacanze tagged , , , , , , , , , , , , a 1:40 pm di marisamoles


Fin da piccola ero affascinata da quest’isola che probabilmente sarebbe rimasta ignota ai più se non fosse per quelle statue di pietra vulcanica che sembrano sorvegliare l’entroterra dal litorale, perlopiù dando le spalle all’oceano: i Moai. Solo sette hanno lo sguardo rivolto all’orizzonte blu dell’oceano Pacifico.

Alte tra i cinque e i dieci metri, abitano l’isola a decine. Una popolazione silenziosa e imperitura che forse ha il compito – o l’aveva quando questi particolari busti monolitici furono eretti – di contenere l’anima dei defunti che continuano a proteggere gli abitanti dei villaggi situati in riva all’oceano Pacifico. Le sette statue “controcorrente” probabilmente racchiudono gli spiriti dei guerrieri che Hotu_Matu’a, primo colonizzatore e ariki mau (“capo supremo” o “re”) dell’Isola di Pasqua nonché antenato dei Rapa Nui, aveva inviato a perlustrare il territorio.

I polinesiani giunsero la prima volta a Rapa Nui, che significa Grande Isola, tra il 300 e l’800. Sbarcarono sulla spiaggia di Anakena colonizzando l’isola e dividendosi in clan a seconda del figlio da cui discendevano. Per oltre 1000 anni vissero isolati sull’isola posta all’estremità sudorientale del triangolo polinesiano.
Leggende a parte, secondo alcuni studiosi in realtà l’isola non fu abitata prima del 1000-1200 e si presentava come un’immensa distesa verde, costituita perlopiù da foreste di palme. Il primo ad avvistarla fu presumibilmente il pirata Edward Davis, nel 1687. Non vi attraccò poiché non comprese che si trattasse di un’isola sperduta nel Pacifico ma ritenne di aver individuato la parte più meridionale del continente.

Quel che è certo è che questa terra fu battezzata con il nome “isola di Pasqua” nel XVIII secolo: infatti, l’olandese Jakob Roggeveen vi sbarcò la domenica di Pasqua del 1722. Dopo una lunga contesa tra olandesi e spagnoli per il predominio del Pacifico meridionale, Rapa Nui passò sotto la corona di Spagna. L’allora governatore spagnolo del Cile e viceré del Perù, Manuel de Amat y Junient ordinò a Don Felipe Gonzales de Haedo di annettere l’Isola di Pasqua ai territori spagnoli. Gonzales raggiunse l’isola nel novembre del 1770, la denominò San Carlos, cambiandone il nome, e fece erigere in segno della conquista varie croci su tutta l’isola. Negli anni a seguire però la corona spagnola, non trovando in quest’isola sperduta alcunché di interessante e proficuo, non inviò più altre spedizioni perdendo di fatto la sovranità su di essa.

La maggior parte delle informazioni su questo territorio le dobbiamo agli inglesi. James Cook sbarcò sull’Isola di Pasqua il 14 marzo 1774, vi rimase due giorni e si rese conto che quel breve periodo non sarebbe stato sufficiente per carpire tutti i segreti dell’isola. Tuttavia, la ritenne di scarso interesse e ripartì, annotando sul suo diario di bordo che solo poche isole in tutto il Pacifico erano più inospitali di questa.

Al seguito del capitano Cook, però, c’erano due naturalisti, Johann Reinhold Forster e suo figlio Reinhold. A loro si deve la maggior parte delle conoscenze che abbiamo sull’isola. Grazie al loro contributo fu elaborata una prima carta geografica che riportava i siti archeologici maggiori. Inoltre, in soli due giorni furono fatti più schizzi di Moai di quanti non ne siano stati fatti nei seguenti cinquant’anni, permettendo al pubblico europeo di ammirare per la prima volta nella storia tali opere in mostre appositamente predisposte in tutta Europa.

Oggi si sa che i Moai furono scolpiti nel cratere del vulcano più grande dei tre presenti sull’isola. Il trasporto dovette essere molto impegnativo e ingegnoso e di ciò si occuparono in tempi recenti Terry Hunt e Carl Lipo. Nel 2012 i due archeologi facevano parte di una spedizione organizzata dal National Geographic che ebbe il compito di svelare i misteri di queste statue presenti sull’Isola di Pasqua. Se ne contano circa un migliaio e, sebbene gli abitanti sostengano che i Moai camminassero spinti dagli spiriti dei defunti per raggiungere ognuno la propria destinazione, Hunt e Lipo scoprirono che i monoliti erano stati spostati grazie al lavoro di almeno 18 uomini per statua, con l’aiuto di corde. Probabilmente il trasporto avvenne per mezzo di grossi tronchi e forse per questo, quando Jakob Roggeveen vi sbarcò la domenica di Pasqua del 1722, l’isola si presentò ai suoi occhi quasi interamente disboscata.

Ora è meta di numerosi turisti che possono ammirare i Moai. Uno di essi li attende alle spalle dell’aeroporto e, con lo sguardo severo, sembra indicare la strada per un’avventura straordinaria attraverso altri misteri da risolvere.

[FONTI: wiki/Isola_di_Pasqua; storie.it; wiki/Hotu_Matu’a. Immagine sotto il titolo da questo sito; immagine aeroporto da questo sito; immagine geografica da questo sito]

P.S. Lo so, non è proprio un post pasquale ma mi piaceva proporre qualcosa di diverso con queste curiosità.

AUGURO A TUTTI 

IMMAGINE DA QUESTO SITO

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31 dicembre 2017

BUON 2018…. CON UN PIATTO DI LENTICCHIE

Posted in auguri, buon anno, fortuna, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , , a 4:30 pm di marisamoles

Sono molte le tradizioni che accompagnano l’arrivo di ogni nuovo anno, soprattutto legate al cibo.

Gli spagnoli, ad esempio, a mezzanotte sono soliti mangiare dodici chicchi d’uva, uno per ogni rintocco. C’è anche un proverbio che recita: “Chi mangia l’uva per Capodanno conta i quattrini tutto l’anno”.

Anche la melagrana pare abbia effetti benefici e non solo per il suo contenuto di vitamine. Non è una novità visto che già nella mitologia greca il melograno era una pianta sacra a Giunone e a Venere. Tuttora simboleggia fertilità e ricchezza per i suoi gustosi “grani” rossi che in cucina possono essere impiegati in numerosi modi.

Le più famose, almeno da noi, sono le lenticchie. Ma il fatto che portino soldi, come generalmente si crede, non è una moderna invenzione. Infatti già gli antichi Romani avevano l’abitudine di regalare una borsa di cuoio chiamata “scarsella”, solitamente legata alla cintura, piena di lenticchie. L’augurio era che i legumi tondeggianti si trasformassero in monete. Questo spiegherebbe anche il nome della lenticchia che deriva dal latino lens, “lente”, ed è legato alla forma del legume che ricorda quella di una moneta.

Ora, le lenticchie possono piacere o meno ma il desiderio di avere qualche soldo in più nella “scarsella” credo accomuni un po’ tutti noi. Per questo AUGURO A TUTTI I LETTORI UN BUON 2018 se non ricco almeno fortunato e sereno.

[altre curiosità sui cibi portafortuna QUI; immagine da questo sito]

24 dicembre 2017

IL MIO PRIMO NATALE DA NONNA

Posted in affari miei, amore, auguri, famiglia, figli, Natale, poesia tagged , , , , , , , , , , a 4:18 pm di marisamoles

Domani il mio nipotino compirà 3 mesi. Questo tempo è volato davvero in fretta e, purtroppo, gli impegni scolastici sempre più pressanti mi hanno impedito di vedere troppo spesso il mio piccolino. Ma ogni volta che riesco ad incontrarlo, è tutta una scoperta.

Nato abbastanza piccolo, ora ha raggiunto un peso più che ragguardevole. La sua faccina piccina piccina è diventata tondetta. Gli occhi, sempre più aperti perché le ore di sonno sono diminuite di giorno, sembrano essersi decisi a rimanere azzurri, come quelli della mamma e della nonna. Lo sguardo è vispo, si aggira curioso alla ricerca di cose nuove da scoprire, come ad esempio le collane della nonna. La boccuccia a forma di cuore ormai dispensa sorrisi a destra e a manca. I sorrisi poi diventano risate sonore e talvolta, da tanto ridere, gli viene il singhiozzo.

Non so descrivere bene il mio essere nonna. L’amore per i propri figli certamente non ha confini né limiti. Però, quando osservo il mio nipotino, credo di amarlo più di ogni altra persona al mondo. Probabilmente non è più amore, è amore diverso. Con i figli piccoli spesso si è in preda ai timori, si è vinte dalla stanchezza. Il fatto che io ora sia una nonna e non una mamma penso mi sgravi da tante responsabilità che nell’essere genitori possono rendere più complesso il rapporto con il proprio figlio.

Ricordo che ero talmente stanca da pregare che i miei bimbi dormissero il più possibile, per riposare ma anche per sbrigare le faccende domestiche che era sempre molto complicato portare a termine. Ora, quando vado a trovare il mio nipotino, spero che non dorma ma se succede, leggo nello sguardo della sua mammina quella preghiera silenziosa – “Ti prego, non lo svegliare!” – che mi fa tornare indietro nel tempo e capisco che, se non riesco a vedere gli occhietti azzurri del mio piccolino, pazienza, lascio che dorma beato (anche nel sonno sorride!) e lo contemplo come se fosse il quadro migliore dell’artista più celebre.

E’ il bambino più bello del mondo. Ogni bimbo lo è, a modo suo, e d’altronde se ogni scarrafone è bell’ a mamma soja…. figuriamoci a nonna soja!

Domani, però, si festeggia la nascita di un altro Bambino ed è giusto che la nonna si metta da parte e che auguri a tutti un Felice Natale e buone feste.

Vi lascio con una poesia molto bella di Umberto Saba, mio concittadino illustre.

A GESU’ BAMBINO
La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!
Tu, Re dell’universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù, fa’ ch’io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa’ che il tuo dono
s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel Tuo nome.

[immagine da questo sito]

16 aprile 2017

BUONA PASQUA

Posted in auguri, Buona Pasqua tagged , , , a 9:21 am di marisamoles

A tutti i lettori auguro una felice Pasqua piena di serenità e pace.

[immagine da questo sito]

7 marzo 2017

8 MARZO: PERCHÉ LA MIMOSA?

Posted in auguri, donne, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , a 5:48 pm di marisamoles


Odio la Festa della donna – l’ho già detto – e anche la mimosa non mi piace particolarmente. Però sono curiosa e mi sono documentata sulla tradizione secondo la quale l’8 marzo si è soliti regalare alle donne un mazzetto di mimose.

La Giornata internazionale della donna, che si celebra appunto l’8 marzo, ha lo scopo di ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in quasi tutte le parti del mondo. Questa celebrazione ha avuto origine negli Stati Uniti a partire dal 1909, mentre in Europa bisognerà attendere il 1911: in Germania, con la settimana di agitazioni femminili, si inizierà a considerare l’8 marzo come giorno ufficiale dedicato alla donna.

Per quanto riguarda l’Italia, bisogna attendere il 1922 per vedere la prima manifestazione e solo nel 1945 venne adottato l’8 marzo come data ufficiale. Ma per avere una celebrazione a livello mondiale questa festa si dovrà arrivare al 1977, anno in cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione sancendo l’8 marzo come “giornata delle nazioni Unite per i diritti delle donna e la pace internazionale”.

Ma perché proprio la mimosa fu scelta come fiore simbolo di questa giornata?

Secondo alcuni tale pianta fioriva nel cortile dell’industria tessile “Cotton” di New York, in cui l’8 marzo 1908 morirono 129 operaie. Un incendio sarebbe divampato nei locali dell’industria tessile: si dice che il proprietario della fabbrica, un certo Mr Johnson, avesse bloccato tutte le porte per impedire di uscire alle operaie, che avevano protestato contro i turni lavorativi massacranti.
In realtà pare che non ci fosse alcuna pianta di mimosa all’esterno dell’edificio e che anche l’incendio, che realmente scoppiò, non si fosse verificato in quella data.

Tale fiore fu scelto come simbolo della Giornata Internazionale della Donna nel 1946 dall’U.D.I (Unione Donne Italiane) principalmente perché ha una fioritura precoce e, pur essendo originaria dell’Australia – più precisamente della Tasmania -, già 200 anni fa in Europa ha trovato il clima ideale per crescere e svilupparsi. Cresce spontaneamente anche in molte parti d’Italia, è economica e, con il suo colore giallo paglierino, ha il potere di smorzare il grigiore dell’inverno portando l’allegria della primavera anticipando l’arrivo della stagione.

La mimosa ha anche un significato simbolico: secondo gli Indiani d’America, infatti, i fiori della mimosa significano forza e femminilità. Essi erano soliti regalare un mazzetto di mimose quando decidevano di dichiarare il loro amore alla ragazza prescelta.

Gli Aborigeni australiani attribuivano alle mimose proprietà curative e pare che in alcune tribù la mimosa fosse l’ingrediente principale di uno speciale decotto contro diarrea, malattie veneree, nausea e disturbi nervosi.

L’essenza floreale di mimosa è indicata per persone timide, introverse, chiuse in sé stesse. Facilita l’apertura verso gli altri e verso il mondo, pertanto è consigliabile nei periodi di depressione, sconforto, solitudine e senso di abbandono. Questa qualità sarebbe confermata, in un certo senso, anche dall’etimologia. Sebbene non ci sia una visione unanime, per alcuni deriva dal latino mimus (mimo) o da mimesis (imitazione) poiché alcune specie, quando si contraggono, sembrano interpretare con la stessa intensità le smorfie dei mimi quando simulano il sentimento della vergogna.

La tesi più credibile, tuttavia, farebbe derivare la parola mimosa da una radice spagnola: in questa lingua mimar significa “accarezzare” e, infatti, questo fiore dà proprio l’idea di una carezza e, in un certo senso, si collega perfettamente alla sensibilità tipica dell’universo femminile.

E allora, donne, facciamoci accarezzare dalla mimosa. Quanto alla festa, preferirei pensare che ogni giornata sia buona per ricevere una carezza da chi ci vuole bene.

[fonti: realizzazionegiardini.org, leitv.it, meteoweb.eu, siciliafan.it da cui è tratta anche l’immagine]

24 dicembre 2016

BUON NATALE

Posted in auguri, Natale tagged , , a 10:31 pm di marisamoles

Cari amici e lettori giunti qui per caso, a tutti auguro un felice Natale e un periodo di festa ricco di pace e felicità.

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28 febbraio 2016

E PERCHE’ NON DOVREI FARE GLI AUGURI A VENDOLA? SE LI MERITA DOPPI

Posted in auguri, bambini, famiglia, figli, Legge tagged , , , , , , , a 9:31 pm di marisamoles

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Fa discutere, sul web, la notizia della “paternità” di Nichi Vendola. Ieri, infatti, è nato “suo” figlio: Tobia Antonio. Il lieto evento è accaduto in Canada dove per legge la maternità surrogata è permessa. La “madre” (unica genitrice che non meriterebbe virgolette, perché in fondo l’ha partorito, in realtà le merita in quanto gli ovociti non erano i suoi) è una donna californiana che è stata pagata (135mila euro) per mettere al mondo il piccolo. Il padre biologico (senza virgolette perché lo è e sempre lo sarà) è il compagno canadese di Vendola, Ed Testa.

Onestamente non capisco gli insulti. Le “famiglie arcobaleno” non vi piacciono? Fatevene una ragione perché, dopo l’iniqua legge sulle unioni gay, nessuno le fermerà. Pretenderanno e otterranno di più.

E’ una questione di scelte e quelle vanno rispettate. Che un bambino abbia due papà o due mamme (in realtà avrà sempre un papà e una mamma e questo è il reale paradosso) non sconvolge la nostra vita, non la ostacola, non procura menomazioni di sorta alle famiglie tradizionali.

L’unica cosa che a me personalmente fa orrore è la maternità surrogata. Tuttavia, dato che in Canada è legale e considerato che anche questa è una scelta che va rispettata se non ostacola le scelte altrui, non vedo perché insultare il “povero” Vendola.

Ogni bimbo che nasce è una benedizione. E ogni genitore che diventa tale (in modo più o meno ortodosso) merita gli auguri.

Io a Vendola voglio farli doppi: non ha la più pallida idea di cosa significhi allevare una creaturina, farla crescere, accudirla, nutrirla. I padri moderni sono un valido aiuto per le mamme. Ma vi immaginate due uomini alle prese con un neonato? E poi potete immaginare quanto sarà difficile spiegare a Tobia Antonio che una mamma ce l’ha, anzi due, una che l’ha portato in grembo e un’altra che ha donato gli ovociti, ma che non farà mai parte della sua vita perché pagata per metterlo al mondo e consegnarlo alla felice coppia di papà e papà? E riuscite a immaginare quando Vendola dovrà spiegare che con il “figlio” non ha nemmeno un legame di sangue? E se poi la coppia scoppiasse? L’unico genitore biologico in fondo è Ed…

Insomma, a me pare che Vendola se li meriti tutti gli auguri. Anche doppi.

[immagine da questo sito]

31 dicembre 2015

FELICE 2016 A TUTTI!

Posted in auguri, buon anno tagged , , , , a 5:48 pm di marisamoles

Sono di corsa e non riesco a scrivere un post come vorrei. Pertanto vi auguro un buon anno, sperando che tutti i desideri si realizzino.
Un abbraccio a tutti.

Immagini-buon-2016

[immagine da questo sito]

24 dicembre 2015

NATALE E’ SEMPRE NATALE

Posted in amore, auguri, bambini, famiglia, figli, Natale, religione, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , a 9:52 am di marisamoles

E’ un Natale speciale questo che sta arrivando. Sempre sperando che sia speciale comunque e sempre per i Cristiani. Ma quello del duemilaquindici è comunque destinato a rimanere nella Storia.

Papa Francesco, come ormai tutti sanno, ha indetto, a partire dallo scorso 8 dicembre, l’Anno Santo della Misericordia. Un Giubileo straordinario, sia perché “cade” senza rispettare la cadenza usuale – almeno quella stabilita in tempi relativamente recenti – dei venticinque anni, sia perché intitolato alla Misericordia che, pur senza la maiuscola di rito, dovrebbe essere un sentimento che accomuna tutti gli esseri umani, cristiani e non.

Una parola trasversale, la misericordia. Stando all’etimologia, deriva dal latino misericordia, che a sua volta trova la radice nell’aggettivo misericors, in cui distinguiamo il tema del verbo miserere, “aver pietà”, e cor, “cuore”.

Misericordia, quindi, ha a che fare con il cuore e il cuore significa vita, poiché batte nel petto di tutti gli esseri viventi. Poi sta a noi farne buon uso e manifestare ai propri simili quell’empatia che ci accomuna in quanto tutti dotati di quel battito vitale. O almeno così dovrebbe.

Cinque anni fa ho scritto un post dal titolo lungimirante: Si può dire Buon Natale?.
Oggi più che mai, di fronte a dirigenti scolastici che vietano le feste di Natale e i canti tradizionali, specialmente nelle scuole frequentate dai più piccoli, la domanda è lecita. Ma la risposta, la mia risposta, è sempre quella: sì, si può augurare buon Natale, senza vergogna e senza pensare all’eventualità che questo augurio possa offendere qualcuno.

Di certo non offenderà nessuno dotato di un minimo di intelligenza, se non proprio elasticità mentale.
Ne sono prova le cronache di questi giorni, in cui persone che professano altre religioni, stanno dimostrando non tolleranza, spesso falsa, come quella esibita da zelanti dirigenti scolastici, ma condivisione. Misericordia, insomma.
Ma anche intelligenza, come la ragazza musulmana che ha accettato di buon grado di interpretare la figura di Maria nel presepe vivente allestito nella sua città.

Per festeggiare il Natale non si deve essere per forza cristiani. Pensiamola, dunque, come una festa in cui si celebra la nascita di un bambino. Riflettiamo sul drastico calo delle nascite nei paesi più evoluti, una situazione dettata da molti fattori, non ultima la crisi economica che ci ha colpiti negli ultimi anni, per cui mettere al mondo un figlio sembra essere un lusso. Davvero lo è, se vogliamo essere sinceri. Ma a volte l’amore può fugare i dubbi, allontanare le esitazioni. Pensiamo alla povera capanna che ha ospitato il piccolo Gesù e ai sacrifici che i suoi genitori hanno dovuto affrontare, i disagi, le persecuzioni che hanno interessato i primi anni di vita del bambinello. Pensiamo alla forza e al coraggio di quei genitori che senza dubbio, almeno per chi crede, furono dettati dalla Fede. Ma senza Amore, al di là di qualsiasi fede, non avviene nessun “miracolo”.

Consideriamo, quindi, il Natale come la festa della Famiglia, perché ogni famiglia è sacra a prescindere. Fermiamoci a riflettere ai tanti bambini vittime delle guerre e delle persecuzioni, che muoiono annegati durante i viaggi della speranza. Pensiamo a quelli che perdono i genitori, nelle stesse condizioni avverse.
Consideriamo le famiglie “spezzate”, quelle in cui i bambini sono trattati come pacchi postali, destinati a cambiare casa seguendo l’asettica sentenza di un giudice, o sballottati da un luogo all’altro come meglio fa comodo ai genitori.
Riteniamoci fortunati ad essere genitori, pur dovendo attraversare molte difficoltà. Non guardiamo al prato del vicino che ha l’erba più verde; guardiamo l’arida terra che accoglie i meno fortunati.

Usiamo un po’ di misericordia, non solo quando festeggiamo il Natale ma anche in tutti i momenti della vita.

E se questo mio vi sarà sembrato più un sermone che un post natalizio, PERDONATEMI!

Auguro a TUTTI, abbracciandovi forte, un

buon_nataleangeli

4 aprile 2015

PASQUA 2015: UNA POESIA PER VOI, CON TANTI AUGURI

Posted in auguri, Buona Pasqua, Letteratura Italiana, poesia tagged , , , , a 1:54 pm di marisamoles

Pasqua
di Ada Negri
E con un ramo di mandorlo in fiore,
a le finestre batto e dico: «Aprite!
Cristo è risorto e germinan le vite
nuove e ritorna con l’april l’amore
Amatevi tra voi pei dolci e belli
sogni ch’oggi fioriscon sulla terra,
uomini della penna e della guerra,
uomini della vanga e dei martelli.
Aprite i cuori. In essi irrompa intera
di questo dì l’eterna giovinezza ».
lo passo e canto che la vita è bellezza.
Passa e canta con me la primavera.

pasqua2015

[immagine da questo sito]

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Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

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