NATALE CON I TUOI? SÌ, FORSE, NON SO (GRAZIE A CONTE)


In questi giorni di attesa delle festività, oltre al fatto di essere tutti (spero) perfettamente consapevoli che quello che sta per arrivare non sarà un Natale come gli altri, la maggior parte di noi si sta interrogando su quali spostamenti siano consenti dal 24 dicembre al 6 gennaio 2021.

Il DL 18 dicembre 2020, n. 172 ha, infatti, stabilito delle norme abbastanza rigide in tal senso. Se, però, ci si aspettava un lungo testo pieno di articoli, si resta delusi. Il testo del DL contiene, infatti, un solo articolo con 3 commi ma con richiami continui al DPCM del 3 dicembre con il quale il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha stabilito le aree in cui ogni regione della penisola dovesse essere collocata per l’intera durata delle feste di Natale e fine anno. Con la sola possibilità che le Regioni in autonomia stabiliscano ulteriori restrizioni ma non allentamenti rispetto alle norme stabilite.

Sarà forse per questo che su tutti i quotidiani nazionali e ai vari TG si continua a fare riferimento alle zone rosse e arancioni, le uniche che caratterizzano l’intero periodo delle festività, senza tuttavia prendere in considerazione il DL sopra menzionato.

Ciò a mio parere genera molta confusione e smarrimento. Infatti, se ci si limita a esaminare i divieti relativi alle zone rosse (in cui sono compresi i giorni 24-25-26-27 dicembre e ancora 31 dicembre e 1-2-3-5-6 gennaio 2021)) e arancioni (relative ai giorni 28-29-30 dicembre e 4 gennaio 2021), si evince che praticamente o si deve rimanere chiusi in casa o ci si deve spostare solo all’interno del Comune di residenza e solo in caso di reale necessità (lavoro, salute, acquisti di generi alimentari, farmaci, giornali, tabacchi). Quindi, il detto “Natale con i tuoi” vale solo per i conviventi.

Ma non è così. Leggendo il DL si possono notare delle deroghe tra cui la possibilità di spostarsi “verso una sola abitazione privata, ubicata nella medesima regione, una sola volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 05,00 e le ore 22,00, e nei limiti di due persone, ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi.”. Diciamolo, non è molto ma è già qualcosa. Tale deroga vale per tutto il periodo e non solo durante i giorni festivi, nei quali tutta l’Italia si troverà in zona rossa. Questo è il primo dubbio da cui probabilmente siamo tutti stati assaliti.

Quindi, nelle giornate in cui tutte le Regioni della penisola si troveranno in zona arancione non si potrà andare in visita a parenti e amici? Sì che si potrà, lo dice il DL. Purtroppo, però, non è affatto chiaro.

Se leggiamo il DL, all’inizio si specifica che “nei giorni festivi e prefestivi compresi tra il 24 dicembre 2020 e il 6 gennaio 2021 sull’intero territorio nazionale si applicano le misure di cui all’articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 dicembre 2020; nei giorni 28, 29, 30 dicembre 2020 e 4 gennaio 2021 si applicano le misure di cui all’articolo 2 del medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 dicembre 2020“. Subito dopo, però, c’è un “ma” è un “altresì” e questi, che a scuola chiamiamo connettivi, non sono parolette senza significato. Quindi, dopo la prima parte si legge: “ma sono altresi’ consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia.”.

Letto questo, si pensa che gli unici spostamenti consentiti in deroga all’art. 3 del DPCM 3 dicembre 2020 possano avvenire anche fuori dal Comune pur con la limitazione dei 30 km e del divieto di raggiungere il capoluogo di provincia (ma le province non le avevano abolite?).

Le cose, tuttavia, stanno diversamente. Continuando a leggere il DL, ci troviamo di fronte a un’altra deroga, importantissima, in relazione al DPCM sopra citato: “Durante i giorni compresi tra il 24 dicembre 2020 e il 6 gennaio 2021 e’ altresi consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata, ubicata nella medesima regione, una sola volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 05,00 e le ore 22,00, e nei limiti di due persone, ulteriori rispetto a quelle ivi gia’ conviventi…”.

Ok, allora non è vero che ci si può muovere solo all’interno del Comune di residenza e sconfinare al massimo per 30 km. “È altresì consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata, ubicata nella medesima regione, una sola volta al giorno…”. Ecco che allora il nostro panorama si fa più ampio. Sempre ammesso che io mi sposti in compagnia di una sola persona (può essere anche un amico? Non si parla, infatti, di familiare), posso andare ogni giorno, per tutto il periodo delle festività, a trovare chessò i miei cognati che stanno in montagna, mio fratello che vive in un’altra provincia rispetto alla mia, amici che vivono in un’altra provincia ancora dove sta anche mia mamma. L’importante è che io con il mio accompagnatore mi muova una sola volta al giorno, rispettando gli orari stabiliti e senza sconfinare dalla mia Regione.

Questo ora dovrebbe essere chiaro a tutti.
Verrebbe da pensare che, per essere sicuri sicuri, senza temere false interpretazioni, sia consigliabile andare sul sito governo.it e leggere le cosiddette “Faq”.
Benissimo. Io l’ho fatto 2 giorni fa e mi sono subito resa conto di una contraddizione macroscopica tra il contenuto di una risposta e il DL.

Si tratta di una situazione in cui potrei trovarmi anch’io. Riporto la Faq e la risposta pubblicata il 20 dicembre sul sito governo.it:

Posso andare a trovare un parente che, pur essendo autosufficiente, vive da solo, per alleviare la sua solitudine durante le feste, in deroga alle limitazioni di spostamento previste dal dpcm?
No. Di norma, lo stato di necessità si configura solo rispetto a persone non autosufficienti che, perciò, hanno bisogno di essere continuativamente assistite. In generale, dunque, non integra una situazione di necessità quella di alleviare la solitudine di persone sole, ma autosufficienti.

Ma come? Se il DL ha espressamente dichiarato lecito ogni spostamento all’interno della propria Regione pur con i limiti già visti (due persone e fascia temporale 5-22), perché non posso andare a trovare un parente che, pur essendo autosufficiente, vive da solo, per alleviare la sua solitudine durante le feste?

Allora si riprende in mano il DL, si rilegge – hai visto mai che ho letto male la prima volta – e ci si trova di fronte a una contraddizione tra DL e Faq.

Se ne deve essere accorto anche chi ha pubblicato le Faq il 20 dicembre visto che nelle nuove Faq pubblicate in data odierna sempre sullo stesso sito si legge:

Posso andare a trovare un parente che, pur essendo autosufficiente, vive da solo, per alleviare la sua solitudine durante le feste?
Fino al 23 dicembre, tale spostamento è consentito esclusivamente restando all’interno della propria Regione, dalle ore 5 alle ore 22.
Dal 24 dicembre al 6 gennaio sarà possibile, una sola volta al giorno, spostarsi per fare visita a parenti o amici, solo all’interno della stessa Regione, dalle 5 alle 22 e nel limite massimo di due persone.

Allora, una volta per tutte, deve essere chiaro che ogni giorno, per tutto il periodo delle festività posso andare a trovare, accompagnata da una sola persona, chiunque viva nella mia Regione senza distinzione tra legami parentali e semplice amicizia.

Quindi sì, alla fine il Natale possiamo passarlo con i nostri cari o anche con gli amici. Certo, il consiglio (non può essere un’imposizione né, come ha detto il Presidente del Consiglio Conte, possono essere disposti controlli nelle case private, a meno che non si faccia talmente tanto casino da disturbare i vicini che in quel caso saranno più solleciti che mai nel segnalare il fatto alle Forze dell’ordine) è di limitare la presenza nell’abitazione al minor numero di persone.

Io ho fatto un conto: se a Natale voglio invitare qualcuno e ogni coppia si può spostare dal luogo di residenza, in teoria potrei trovarmi in casa anche 14 persona (contando solo i parenti stretti).

Sapete cosa vi dico? Al di là dei consigli di Conte, non ne ho proprio voglia.

Sperando che questa feste siano un modo per riflettere sul fatto che ciò che abbiamo non è per nulla scontato e che in qualunque momento è possibile che la vita cambi e le circostanze richiedano uno sforzo per adeguarci, senza arrabbiarsi troppo,

AUGURO A TUTTI UN BUON NATALE!

[immagine da questo sito; scritta Buon Natale da questo sito]

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IL MIO PRIMO NATALE DA NONNA

Domani il mio nipotino compirà 3 mesi. Questo tempo è volato davvero in fretta e, purtroppo, gli impegni scolastici sempre più pressanti mi hanno impedito di vedere troppo spesso il mio piccolino. Ma ogni volta che riesco ad incontrarlo, è tutta una scoperta.

Nato abbastanza piccolo, ora ha raggiunto un peso più che ragguardevole. La sua faccina piccina piccina è diventata tondetta. Gli occhi, sempre più aperti perché le ore di sonno sono diminuite di giorno, sembrano essersi decisi a rimanere azzurri, come quelli della mamma e della nonna. Lo sguardo è vispo, si aggira curioso alla ricerca di cose nuove da scoprire, come ad esempio le collane della nonna. La boccuccia a forma di cuore ormai dispensa sorrisi a destra e a manca. I sorrisi poi diventano risate sonore e talvolta, da tanto ridere, gli viene il singhiozzo.

Non so descrivere bene il mio essere nonna. L’amore per i propri figli certamente non ha confini né limiti. Però, quando osservo il mio nipotino, credo di amarlo più di ogni altra persona al mondo. Probabilmente non è più amore, è amore diverso. Con i figli piccoli spesso si è in preda ai timori, si è vinte dalla stanchezza. Il fatto che io ora sia una nonna e non una mamma penso mi sgravi da tante responsabilità che nell’essere genitori possono rendere più complesso il rapporto con il proprio figlio.

Ricordo che ero talmente stanca da pregare che i miei bimbi dormissero il più possibile, per riposare ma anche per sbrigare le faccende domestiche che era sempre molto complicato portare a termine. Ora, quando vado a trovare il mio nipotino, spero che non dorma ma se succede, leggo nello sguardo della sua mammina quella preghiera silenziosa – “Ti prego, non lo svegliare!” – che mi fa tornare indietro nel tempo e capisco che, se non riesco a vedere gli occhietti azzurri del mio piccolino, pazienza, lascio che dorma beato (anche nel sonno sorride!) e lo contemplo come se fosse il quadro migliore dell’artista più celebre.

E’ il bambino più bello del mondo. Ogni bimbo lo è, a modo suo, e d’altronde se ogni scarrafone è bell’ a mamma soja…. figuriamoci a nonna soja!

Domani, però, si festeggia la nascita di un altro Bambino ed è giusto che la nonna si metta da parte e che auguri a tutti un Felice Natale e buone feste.

Vi lascio con una poesia molto bella di Umberto Saba, mio concittadino illustre.

A GESU’ BAMBINO
La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!
Tu, Re dell’universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù, fa’ ch’io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa’ che il tuo dono
s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel Tuo nome.

[immagine da questo sito]

NATALE E’ SEMPRE NATALE

E’ un Natale speciale questo che sta arrivando. Sempre sperando che sia speciale comunque e sempre per i Cristiani. Ma quello del duemilaquindici è comunque destinato a rimanere nella Storia.

Papa Francesco, come ormai tutti sanno, ha indetto, a partire dallo scorso 8 dicembre, l’Anno Santo della Misericordia. Un Giubileo straordinario, sia perché “cade” senza rispettare la cadenza usuale – almeno quella stabilita in tempi relativamente recenti – dei venticinque anni, sia perché intitolato alla Misericordia che, pur senza la maiuscola di rito, dovrebbe essere un sentimento che accomuna tutti gli esseri umani, cristiani e non.

Una parola trasversale, la misericordia. Stando all’etimologia, deriva dal latino misericordia, che a sua volta trova la radice nell’aggettivo misericors, in cui distinguiamo il tema del verbo miserere, “aver pietà”, e cor, “cuore”.

Misericordia, quindi, ha a che fare con il cuore e il cuore significa vita, poiché batte nel petto di tutti gli esseri viventi. Poi sta a noi farne buon uso e manifestare ai propri simili quell’empatia che ci accomuna in quanto tutti dotati di quel battito vitale. O almeno così dovrebbe.

Cinque anni fa ho scritto un post dal titolo lungimirante: Si può dire Buon Natale?.
Oggi più che mai, di fronte a dirigenti scolastici che vietano le feste di Natale e i canti tradizionali, specialmente nelle scuole frequentate dai più piccoli, la domanda è lecita. Ma la risposta, la mia risposta, è sempre quella: sì, si può augurare buon Natale, senza vergogna e senza pensare all’eventualità che questo augurio possa offendere qualcuno.

Di certo non offenderà nessuno dotato di un minimo di intelligenza, se non proprio elasticità mentale.
Ne sono prova le cronache di questi giorni, in cui persone che professano altre religioni, stanno dimostrando non tolleranza, spesso falsa, come quella esibita da zelanti dirigenti scolastici, ma condivisione. Misericordia, insomma.
Ma anche intelligenza, come la ragazza musulmana che ha accettato di buon grado di interpretare la figura di Maria nel presepe vivente allestito nella sua città.

Per festeggiare il Natale non si deve essere per forza cristiani. Pensiamola, dunque, come una festa in cui si celebra la nascita di un bambino. Riflettiamo sul drastico calo delle nascite nei paesi più evoluti, una situazione dettata da molti fattori, non ultima la crisi economica che ci ha colpiti negli ultimi anni, per cui mettere al mondo un figlio sembra essere un lusso. Davvero lo è, se vogliamo essere sinceri. Ma a volte l’amore può fugare i dubbi, allontanare le esitazioni. Pensiamo alla povera capanna che ha ospitato il piccolo Gesù e ai sacrifici che i suoi genitori hanno dovuto affrontare, i disagi, le persecuzioni che hanno interessato i primi anni di vita del bambinello. Pensiamo alla forza e al coraggio di quei genitori che senza dubbio, almeno per chi crede, furono dettati dalla Fede. Ma senza Amore, al di là di qualsiasi fede, non avviene nessun “miracolo”.

Consideriamo, quindi, il Natale come la festa della Famiglia, perché ogni famiglia è sacra a prescindere. Fermiamoci a riflettere ai tanti bambini vittime delle guerre e delle persecuzioni, che muoiono annegati durante i viaggi della speranza. Pensiamo a quelli che perdono i genitori, nelle stesse condizioni avverse.
Consideriamo le famiglie “spezzate”, quelle in cui i bambini sono trattati come pacchi postali, destinati a cambiare casa seguendo l’asettica sentenza di un giudice, o sballottati da un luogo all’altro come meglio fa comodo ai genitori.
Riteniamoci fortunati ad essere genitori, pur dovendo attraversare molte difficoltà. Non guardiamo al prato del vicino che ha l’erba più verde; guardiamo l’arida terra che accoglie i meno fortunati.

Usiamo un po’ di misericordia, non solo quando festeggiamo il Natale ma anche in tutti i momenti della vita.

E se questo mio vi sarà sembrato più un sermone che un post natalizio, PERDONATEMI!

Auguro a TUTTI, abbracciandovi forte, un

buon_nataleangeli

AUGURI A TUTTI CON “IL VECCHIO NATALE”, POESIA DI MARINO MORETTI

babbo natale camino
E’ sempre più difficile augurare Buon Natale. Ormai le recite dei bimbi alla scuola dell’infanzia e primaria sono bandite. I presepi non hanno miglior sorte dei crocefissi: negli edifici scolastici non c’è posto per loro. Pure la messa di Natale è vietata (in questo caso, però, sono d’accordo sulla scelta operata dal Dirigente Scolastico in questione).

Ricordo l’imbarazzo dei miei genitori di fronte al medico di famiglia che era di origine ebraica. Eppure augurare Buon Natale ad una persona che professa un’altra religione non dovrebbe essere sconveniente. I miei avevano scelto un’alternativa “politicamente corretta”, come si usa dire oggi: per non offenderlo, gli mandavano un dono augurandogli buon anno.

Questa festa in occidente è molto sentita e poco importa se ci si crede o meno. In fondo, è come un compleanno, un giorno in cui fare festa. A chi di noi non è mai capitato di essere invitato ad una festa di compleanno pur detestando cordialmente il festeggiato? Eppure ci siamo andati, in nome della buona educazione e della riconoscenza, ci siamo divertiti, abbiamo mangiato, bevuto, giocato … e così si fa a Natale.

Una cosa che non ho mai davvero apprezzato sono i regali natalizi. Li ho sempre sentiti un obbligo, mentre preferisco fare un regalo anche senza un’occasione speciale, solo per far sentire alla persona che lo riceve il mio affetto. Però devo ammettere che Babbo Natale, almeno per i bambini (sempre che ci credano ancora), ha il suo fascino e costituisce una tradizione che non si può ignorare. C’è qualcuno convinto che questo grosso babbo con la barba bianca e vestito di rosso stoni con la festività religiosa, e invece la sua figura è una rielaborazione laica del vecchio vescovo di Myra, San Nicola (o San Nicolò), tant’è vero che in America il nostro babbo viene chiamato Santa Klaus, nome che deriva direttamente da quello del santo.
Non dimentichiamo, inoltre, che l’usanza di scambiarsi i regali a Natale deriva proprio dall’evento religioso: infatti ognuno, secondo le proprie possibilità, portò dei doni al bambino Gesù.

Proprio ricordando il vecchio babbo dalla barba bianca che porta qualcosa a tutti, vi regalo una bella poesia di Marino Moretti dedicata al Vecchio Natale.

divisorio natale

marinomorettiMarino Moretti è un poeta molto trascurato, specialmente dai curatori dei manuali scolastici. Un poeta di serie B, parrebbe, eppure fa parte della corrente crepuscolare e fu grande amico di Palazzeschi. La poesia del poeta di Cesenatico è molto semplice, i suoi versi hanno perlopiù un carattere discorsivo e nascono dall’osservazione delle cose semplici della vita di tutti i giorni. Secondo me, Moretti è uno dei poeti che meglio incarna quel fanciullino pascoliano che porta il poeta a descrivere il suo mondo con lo stupore e l’ingenuità tipica dell’età infantile.
Chiaro esempio dello stile morettiano è anche la poesia “Il vecchio Natale” che dedico a tutti i lettori:

Mentre la neve fa, sopra la siepe,
un bel merletto e la campana suona,
Natale bussa a tutti gli usci e dona
ad ogni bimbo un piccolo presepe.

Ed alle buone mamme reca i forti
virgulti che orneran furtivamente
d’ogni piccola cosa rilucente:
ninnoli, nastri, sfere, ceri attorti…

A tutti il vecchio dalla barba bianca
porta qualcosa, qualche bella cosa.
e cammina e cammina senza posa
e cammina e cammina e non si stanca.

E, dopo avere tanto camminato
nel giorno bianco e nella notte azzurra,
conta le dodici ore che sussurra
la mezzanotte e dice al mondo: È nato!

RIVOLGO A TUTTI UN AFFETTUOSO AUGURIO DI

Buona natale babbo

[immagine Babbo Natale da questo sito; divisorio da questo sito; scritta Buon Natale da questo sito]

PERCHE’ SIA NATALE TUTTO L’ANNO. UN AUGURIO IN VERSI

natale 2013
KEEPING CHRISTMAS by Henry Van Dyke

C’è una cosa migliore da fare che celebrare il Natale: far sì che sia sempre Natale.

Siete disposti a dimenticare quel che avete fatto per gli altri
e a ricordare quel che gli altri hanno fatto per voi?

A ignorare quel che il mondo vi deve
e a pensare a ciò che voi dovete al mondo?

Siete disposti a mettere in fondo i vostri diritti e i doveri nel mezzo,
e in primo piano la possibilità di fare un po’ di più rispetto al vostro dovere?

Ad accorgervi che i vostri simili, uomini e donne, esistono come voi,
e a cercare di guardare dietro i volti
per vedere il cuore avido di gioia
?

A capire che probabilmente
la sola ragione della vostra esistenza
non è ciò che voi avrete dalla vita,
ma ciò che darete alla vita?

A chiudere il libro delle lamentele
per come va l’universo
e a cercare intorno a voi
un luogo in cui potrete seminare
qualche granello di felicità
?

Siete disposti a fare queste cose
sia pure per un giorno solo?

Allora per voi Natale durerà per tutto l’anno.

Siete disposti a farvi piccini e a considerare i bisogni
e i desideri dei bambini
per ricordare la debolezza e la solitudine della gente che invecchia,

a fermarvi un attimo per chiedervi
quanto i vostri amici vi amano
e se voi stessi li amiate abbastanza
?

Siete disposti a tenere a mente le cose che gli altri
devono sopportare nei loro cuori
per cercare di capire cosa vogliono realmente
quelli che vivono assieme a voi, nella stessa casa,
senza attendere che ve lo chiedano?

Siete disposti a orientare la lampada
in modo che vi darà più luce e meno fumo,
e a portarla davanti a voi in modo che la vostra ombra
vi cada alle spalle?

Siete disposti a costruire una tomba
per i brutti pensieri e un giardino per i buoni
sentimenti
, lasciando aperto il cancello?

Siete disposti a fare queste cose
sia pure per un giorno solo?

Allora per voi Natale durerà per tutto l’anno.

Siete disposti a credere
che l’amore sia la cosa più forte del mondo

più forte dell’odio, del male, della morte stessa -,
e che la vita benedetta che ebbe origine a Betlemme
due millenni fa sia l’immagine
e la luce dell’Amore Eterno?

Allora per voi Natale durerà per tutto l’anno.

Se siete disposti a fare queste cose per un giorno,
perché non per sempre?

Ma non si può fare tutto questo da soli.

(la traduzione è imperfetta. Potete leggere QUI il testo originale)

UN FORTE ABBRACCIO A TUTTI QUELLI CHE MI SEGUONO, CHE MI VOGLIONO BENE E CHE NON MANCANO MAI DI FARMI SENTIRE LA LORO VICINANZA.
UN AUGURIO A TUTTI, ANCHE A CHI PASSA DI QUA PER CASO. CON LA SPERANZA CHE PER TUTTI POSSA ESSERE NATALE OGNI GIORNO.

buon_nataleangeli

LA VERA DATA DI NASCITA DI GESÙ … NON LA SAPREMO MAI. BUON NATALE COMUNQUE!

nativita
Una cosa è certa: la vera data di nascita di Gesù, sia per quanto riguarda il giorno sia per quanto riguarda l’anno, non la sapremo mai con certezza. I Vangeli, in questo senso, ci aiutano poco e le fonti storiche sono perlopiù in contraddizione con quei pochi indizi che possiamo trarre dalle letture sacre.

 

Iniziamo dal 25 dicembre. È possibile che questa data sia stata scelta per creare un parallelismo con la data del concepimento di Gesù: il 25 marzo. Tuttavia, anche quest’ultima data è più simbolica che reale. Infatti, il 25 marzo, giorno più giorno meno, coincide con l’equinozio di primavera e un tempo si riteneva che questa giornata, in cui si riscontra un perfetto equilibrio fra notte e giorno, fosse la più adatta per il concepimento del Redentore. Da qui la data del Natale, nove mesi dopo.

Ma c’è anche un’altra ipotesi: il 25 marzo potrebbe essere anche il giorno in cui Cristo morì. Infatti,  i primi Cristiani pensavano che la morte del Salvatore fosse collocabile tra il 25 marzo e il 6 aprile. Seguendo, poi, l’antica idea che i profeti del Vecchio Testamento morirono in una “era integrale”, corrispondente dunque all’anniversario della loro nascita, si ritenne plausibile che Gesù fosse morto nell’anniversario della sua Incarnazione, così la sua data di nascita avrebbe dovuto cadere nove mesi dopo la data del Venerdì Santo, il 25 Dicembre o 6 Gennaio. Non a caso, tra gli ortodossi, gli Armeni celebrano il Natale il 6 gennaio, facendo coincidere la data con quella dell’altra ricorrenza natalizia, l’Epifania, mentre la maggior parte degli ortodossi hanno fatto slittare la data al 7 gennaio, secondo il calendario giuliano, non avendo accettato la riforma gregoriana.

Ma non è finita qui. La data del 25 dicembre potrebbe essere stata scelta nel III secolo facendola coincidere con una ricorrenza pagana: il Dies Natalis Solis Invicti , festa dedicata al nascita del Sole, che si celebrava appunto il 25 dicembre, ed era stata introdotta da Aureliano nel 273 d.C. Questa festa era anche in stretta relazione con i culti orientali, specie quello di Mitra, il dio solare di origine indo-iranica che aveva avuto il suo massimo sviluppo nell’area mesopotamica e che era stato portato a Roma grazie ai legionari romani di ritorno dalle spedizioni in Estremo Oriente. Non solo: secondo alcune versioni di questo mito, Mitra veniva generato da una fanciulla vergine il 25 dicembre e moriva a primavera per poi risorgere. Quindi ecco che le due date, il 25 marzo e il 25 dicembre, ricorrono anche in questo caso per collocare cronologicamente la vita e la morte della divinità.

 

L’unica cosa certa è che nel calendario liturgico della chiesa occidentale la data del 25 dicembre fu fissata dal IV secolo in poi. Rimane, però, un dubbio di ordine climatico. Nella zona della Giudea in cui nacque Gesù gli inverni sono parecchio rigidi e a dicembre le temperature possono scendere, di notte, anche sotto lo zero. Ciò contrasterebbe con quanto scritto da Luca nel suo Vangelo:

 

C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama.

(II, 8-14)

 

Ora, pare alquanto strano che, con il rigore delle temperature notturne, i pastori se ne stessero all’aperto a fare la guardia al gregge. Sarebbe, infatti, più verosimile collocare la nascita di Gesù in primavera ed effettivamente secondo alcuni, prima della data definitiva, il Natale si festeggiava in concomitanza del natale di Roma, il 1° marzo. Tuttavia questa data non sembra essere stata presa in considerazione dagli studiosi che preferiscono collocare in primavera, la stagione della rinascita, non l’inizio dell’esistenza di Gesù bensì la fine della sua esperienza terrena e l’inizio di quella celeste, con la resurrezione.

 

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Per quanto riguarda l’anno le cose, se possibile, appaiono ancor più complicate. L’unica cosa certa, almeno secondo gli studiosi, è che la datazione dell’era cristiana, con la suddivisione del tempo in “prima e dopo Cristo”, è inaffidabile. Va da sé che, essendo convenzionalmente accettata, non influisce sul lato pratico, però Gesù certamente nacque prima dell’anno 1.

La datazione che prende in considerazione l’Annus Domini (cioè la nascita di Cristo) si deve al monaco Dionigi il Vecchio. Il Papa, nel 525 d.C., gli aveva assegnato il compito di stabilire la data esatta dell’equinozio di primavera, per determinare la ricorrenza della Pasqua (questa, infatti, è fissata alla prima domenica successiva al primo plenilunio che segue l’equinozio di primavera, secondo quanto stabilito dal Concilio di Nicea nel 325 d.C.). Dionigi andò oltre e “rivoluzionò” la datazione del tempo fissando nell’anno 754 dalla fondazione di Roma l’Annus Domini.

Questa usanza poi si diffuse in tutto il mondo cristiano entro l’VIII secolo, sostenuta da chierici come Beda il Venerabile.

 

Comunque sia, della nascita di Cristo, cioè della sua Incarnazione, ci parlano i Vangeli e da questi possiamo trarre delle informazioni storiche.

Matteo colloca la nascita di Gesù durante il regno di Erode il Grande (2,1), morto il 13 marzo del 4 a.C., e questo sarebbe il termine ante quem.

Anche Luca fa riferimento a Erode (1,5) e aggiunge che Gesù nacque in occasione del censimento degli abitanti di ogni provincia dell’Impero indetto dal governatore della Siria Quirinio (2,2) che, secondo alcune fonti, avrebbe bandito un censimento nel 6 d.C., anno in cui divenne governatore.

Potrebbe darsi, però, che il censimento cui si fa riferimento nel Vangelo di Luca sia quello che, secondo Tertulliano, fu bandito dall’imperatore Augusto nel 7 a.C. Le cose si complicano, però, dato che gli storici, documenti alla mano, attestano che i censimenti realizzati nell’epoca augustea furono tre: nel 28 a.C., nell’8 a.C. e nel 14 d.C. In questo caso, la data più attendibile sarebbe quella dell’8 a.C. che, tuttavia, porterebbe ad escludere che a bandirlo fosse stato il governatore della Siria Quirinio. L’ipotesi più probabile (sostenuta dai biblisti della “Scuola di Madrid”) è che Luca si sia sbagliato nel tradurre una presunta fonte in lingua aramaica, che parlava in realtà di un censimento precedente a quello di Quirino (quindi quello indicato da Tertulliano).

 

Un altro punto di riferimento per la corretta datazione dell’Annus Domini, derivata sempre dai Vangeli, è quello che riguarda la stella cometa (argomento che ho trattato in modo più ampio QUI).  Il primo tentativo, in ordine di tempo, fu quello di identificare la “stella” con la cometa di Halley che, tuttavia, passò nel 12 a.C., il che sembra essere troppo presto se consideriamo le date proposte per il censimento ma sarebbe compatibile con il regno di Erode il Grande che governò la Giudea, sotto il protettorato romano, dal 37 a.C. alla morte avvenuta, come già detto, nel 4 a.C.

Più recentemente la “cometa” è stata identificata, in realtà, con un allineamento planetario: da questa ipotesi si ottiene una datazione compresa tra il 7 e il 6 a.C..

Già Keplero segnalò, come avvenuta nel 7 a.C., una tripla congiunzione di Giove con Saturno, evento che si verifica ogni 805 anni. Secondo alcuni astronomi nel febbraio del 6 a.C., invece, vi furono simultaneamente le congiunzioni di Giove con la Luna e di Marte con Saturno, entrambe nella costellazione dei Pesci.

 

A questo punto, come ho già premesso, una cosa è certa: l’Annus Domini individuato da Dionigi il Vecchio non è attendibile. Quindi, se consideriamo che starebbe per terminare il 2012, secondo il calendario corrente, in realtà quest’anno dovrebbe essere spostato indietro di 6 o 7 anni … il che significa che la famosa profezia Maya potrebbe avverarsi nel 2018 o 2019!

Ora so che qualcuno starà pensando: ecco perché non è successo nulla il 21! Be’, come ho spiegato, io non credo a questa annunciata fine del mondo e per ora, sperando di non avervi annoiato con tutti questi calcoli, che Gesù sia o non sia nato il 25 dicembre (per festeggiare il suo “compleanno”, poi, non è importante l’anno …), AUGURO A TUTTI UN FELICE NATALE, allietato dall’amore delle persone che vi sono vicine.

buon natale 2012

[fonti: edicolanet.web e lopinionista.it; scritta Buon Natale da questo sito]

SI PUÒ DIRE BUON NATALE?

Ormai viviamo in una società multietnica. Questo è sotto gli occhi di tutti. Nelle scuole, soprattutto, sono molti i bambini stranieri, le nuove generazioni che, di fatto, cresceranno qui e, con ogni probabilità, si sentiranno più italiani dei loro genitori.

Di integrazione culturale ho parlato più volte, sempre con un certo scetticismo perché, almeno per gli immigrati adulti, è sempre molto difficile integrarsi e spesso il concetto di integrazione viene confuso con l’annullamento delle proprie tradizioni e l’accettazione incondizionata della cultura del Paese ospitante. Ma le cose stanno diversamente. Nessuno chiede a nessuno di rinunciare alle proprie tradizioni e alla propria religione. Semmai, l’integrazione si dovrebbe basare sul rispetto reciproco e la libertà di professare, ad esempio, la propria religione senza per questo sentirsi discriminati.

Purtroppo, però, accade sovente che i discriminati siano proprio gli Italiani, specialmente i bambini che frequentano le scuole materne ed elementari. Ogni anno, a Natale, le maestre si pongono il problema della celebrazione di una festa che non è più condivisa dalla totalità degli scolari. E così succede che scompaiano dalle scuole gli addobbi natalizi, né albero né presepe, non si preparino più i “regaletti” per i genitori (ricordo ancora, con una certa emozione, un rametto di agrifoglio in pannolenci che avevo preparato in seconda elementare per mamma e papà) e guai a proporre delle recite sul tema della natività. Tutt’al più si può osare un timido accenno a Babbo Natale, ma parlare di Gesù Bambino è del tutto improponibile.


Succede, così, che non volendo ferire la sensibilità dei bambini che professano altre religioni (specie i mussulmani), alla fine si provoca non poca delusione nei piccoli che a casa sentono parlare di questa festività e di tutti gli oggetti e i personaggi che la animano. Ovviamente, la presa di posizione di alcune scuole suscita il malcontento e le proteste delle famiglie. Ad esempio, le mamme milanesi chiedono spiegazioni all’assessore all’Istruzione di stanza a Palazzo Marino. (come riporta Repubblica nell’ed. milanese del 20/12)

Proteste a parte, gli esperti che ne pensano? I cattolici, ovviamente, dissentono ma anche gli studiosi delle religioni sono dell’avviso che sacrificare, in nome della tolleranza, le proprie tradizioni sia un grave errore. «Quel che ci serve – spiega Ugo Perone, docente di Filosofia delle religioni all´Università del Piemonte orientale e inventore, negli anni Novanta a Torino, di uno dei primi “calendari multietnici” – è una cultura dell´accoglienza, non la rimozione di aspetti autentici e profondi come il cristianesimo è tuttora in Italia».

Ma siamo sicuri che gli auguri di Buon Natale possano non essere ben accetti?

Qualche giorno fa a scuola ho avuto modo di fare una chiacchierata con uno studente, che non frequenta una delle mie classi, che so essere straniero. Alla fine, prima di fargli gli auguri, mi sono informata sulla religione da lui professata. “Sono cristiano ortodosso, non si preoccupi. Anche noi festeggiamo il Natale e poi, anche se così non fosse, che male può fare un augurio se è sincero? Perché gli auguri di Buon Natale dovrebbero offendere qualcuno? Questa è una tradizione, chi non la condivide non ne subisce comunque alcun danno, ma gli farà piacere l’augurio in ogni caso, come se fosse buon ferragosto”.

Allora, rincuorata da questo “saggio” quindicenne, prendo il coraggio a quattro mani e AUGURO A TUTTI I MIEI LETTORI

AUGURI

A CHI PASSA DI QUI PER CASO.
A CHI MI CERCA E SA DI TROVARMI QUI,
A QUELLI CHE MI LEGGONO SEMPRE,
A QUELLI CHE MI LEGGONO UN PO’ MENO,
A CHI LASCIA UN MESSAGGIO QUA E LÀ,
A CHI CI PENSA MA POI NON LO FA,
A QUANTI MI VOGLIONO BENE,
A QUANTI ME NE VOGLIONO UN PO’ MENO,
AI MIEI AMICI E AI CONOSCENTI,
AI MIEI ALLIEVI, VECCHI E NUOVI,
CHE FANNO FINTA DI NIENTE
MA SO CHE MI SEGUONO SEMPRE,
A QUALCHE COLLEGA
CHE MI HA SCOPERTA PER CASO,
A QUALCUN ALTRO CHE NON SA
CHE IO SCRIVO QUI
MA CHE PRESTO LO SCOPRIRÀ,
AI MIEI PARENTI -POCHI-
CHE CONOSCONO QUESTE PAGINE,
A TUTTI, MA PROPRIO A TUTTI
A U G U R O UN …