4 agosto 2015

Rudolf Nureyev: «Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita»

Posted in Uncategorized tagged , , , , , a 12:15 pm di marisamoles

Impossibile leggere senza commuoversi fino alle lacrime. Impossibile per me che ho amato la danza classica nell’età spensierata, a metà strada tra l’infanzia e l’adolescenza. Impossibile per tutti quelli che amano la vita. Perché la danza è amore per la bellezza e per la vita.

La parte della lettera che preferisco è questa:

«…se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita.»

Mi ricorda l’abbandono, la resa, la consapevolezza che danzare non faceva per me, pur amando la danza con tutta me stessa. Rinunciare è stato, però, un sacrificio più grande del dolore che provavo a causa dei miei piedi sanguinanti. Un segno, credevo. Ora, dopo aver letto queste splendide parole di Nureyev, lo vedo ancora come un segno: quello di un sogno perduto.

Buona lettura.

Il mestiere di scrivere

Rudolf Nureyev, uno dei più grandi artisti del ventesimo secolo e genio della danza, ormai giunto alla fine della sua vita (morirà di AIDS nel 1993), scrive una bellissima lettera-testamento sul grande amore della sua vita: la danza. La pubblichiamo integralmente perché pensiamo che anche per chi scrive ci sia lo stesso senso di dedizione e di amore, gli stessi passi da compiere per sollevarsi dentro la propria vita e oltre il dolore.

Non essere ballerino, ma danzare. Non essere scrittore, ma scrivere.

Paris_Beaton_2

«Era l’odore della mia pelle che cambiava, era prepararsi prima della lezione, era fuggire da scuola e dopo aver lavorato nei campi con mio padre perché eravamo dieci fratelli, fare quei due chilometri a piedi per raggiungere la scuola di danza. Non avrei mai fatto il ballerino, non potevo permettermi questo sogno, ma ero lì, con le mie scarpe consunte ai piedi, con il mio corpo che…

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18 dicembre 2010

ANBETA: LA BALLERINA CHE NON DEVE MAI CHIEDERE SCUSA

Posted in Amici, Maria De Filippi, spettacolo, talenti, televisione tagged , , , , , , , a 4:23 pm di marisamoles

Un’Anbeta agguerrita si è resa protagonista di un simpatico siparietto che ha spezzato la noia della puntata odierna di “Amici10” che lasciava speranza a qualcosina di più, visto il maggior tempo a disposizione. La puntata era iniziata prima e tutti speravano di vedere, finalmente, più esibizioni dei concorrenti. E invece no, perché una bella fetta di puntata se l’è guadagnata il cast quasi al completo del cine-panettone annuale “Natale in Sudafrica”. Ci siamo, quindi, sorbiti la premiata coppia (degli spot) Christian De Sica – Belen Rodriguez per una ventina di minuti. Impacciati, non sapevano nemmeno che fare e, per occupare lo spazio generosamente concesso, hanno improvvisato qualche canzone – tanto penosa da far sembrare degli artisti già fatti i concorrenti della sezione canto – e un waka-waka ballato quasi in solitaria da Belen che non si è lasciata sfuggire l’occasione per fare la primadonna. E meno male che la Telecom l’ha accusata di aver fatto calare i profitti!

Ma poteva bastare il cine – panettone? No. Ed ecco che sul “palco” di “Amici” arriva una ex-amica di Maria: Alessandra Amoroso. Esibizione gradevole, tutto sommato. Emozionata come sempre, ha ricevuto dalla mani della sua scopritrice il secondo disco di platino e poi via, lasciando finalmente un po’ di spazio ai concorrenti.
La puntata, quindi, prosegue come da copione: sfide, assegnazione delle stelline, qualche polemica qua e là, sguardi annoiati delle commissioni. Niente di particolare. Ma, ad un certo punto, Maria se ne esce con una delle sue, quest’anno frequenti, strigliate: oggi ce l’ha con i ballerini professionisti, colpevoli di aver deriso il ballerino Riccardo dietro le quinte, in occasione del giudizio a lui favorevole da parte del giudice esterno. I ballerini, però, spiegano che non hanno commentato l’esibizione di Riccardo ma il giudizio del commissario: una derisione trasversale, visto che, mettendo in discussione il giudizio, è come dire che il giudicato sia un incompetente, esattamente come il giudice.

Secondo Maria, però, la principale responsabile di quest’atto ingiurioso (e si badi bene che sul povero giudice, tacciato di incompetenza, non è stata spesa nemmeno una parola) è Anbeta, già nota per la sua rigidità e la scarsa comunicativa. La Toromani è una che dice quel che pensa e non bada al modo in cui lo dice. Lei ha ragione e, di conseguenza, non c’è nulla per cui debba scusarsi.

Non chiedo scusa. Anche loro del pubblico sono maleducati che fanno oooh. Non devono commentare neanche loro. In camerino di commenti ne facciamo tanti, con i ragazzi mai. Io non riesco a essere indifferente, mi appassiono come una del pubblico. Ho anch’io dei preferiti. Non sopporto che poi si lamentano sempre con noi e mai ci chiamano per ringraziarci.

Maria, però, visibilmente contrariata, non condivide questa presa di posizione e si scusa lei a nome di Anbeta. Che questo sia l’ultimo “Amici” per la ballerina albanese? Lo scorso anno aveva minacciato di andarsene lei; quest’anno mi sa che la silura Maria. Che segua le orme di Steve? Quando uno dice quel che pensa, la De Filippi non perdona.

Ma a Natale non dovrebbero essere tutti più buoni?

20 dicembre 2009

AMICI 9: RODRIGO CONTRO TUTTI. IL SOLITO RACCOMANDATO

Posted in Amici, talenti, televisione tagged , , , , , , , , a 12:19 pm di marisamoles

Quest’anno ad Amici 9 sembra che l’attenzione sia puntata sui ballerini, anche se non proprio per i meriti che vengono spesso messi in discussione dagli stessi insegnanti, Alessandra Celentano in testa. Infatti, proprio lei ha voluto che il banco di tutti i ballerini, senza distinzione alcuna, venisse messo in discussione. Il motivo? Il livello generalmente un po’ troppo basso, tenendo conto del fatto che ai tre giudicati migliori verranno assegnate delle borse di studio di un certo rilievo, e per alcuni uno scarso progresso rispetto ai livelli di partenza. Poi, sostiene la Celentano, pochi hanno una base classica che, secondo lei, è assolutamente necessaria per qualsiasi categoria di ballo. Su questo ha ragione, però, nonostante le critiche mosse ai ballerini, riscontro in tutti una competenza e delle abilità che erano quasi assenti nei concorrenti delle scorse edizioni.

Sorvolo sulle sfide volute dalla Celentano (il cui resoconto si può leggere in decine di altri post), per concentrare la mia attenzione sulla supersfida di ieri: Rodrigo, ballerino cubano e professionista, a quanto pare, contro tutti. Fin dall’esecuzione del primo cavallo di battaglia le sue capacità sono apparse indiscutibili ed il suo livello decisamente più alto rispetto a quello degli “allievi” della scuola di Maria De Filippi. La vittoria di Rodrigo è stata, secondo me, annunciata. Fin dall’inizio, la Celentano e Carbone, cultori del classico, si sono schierati a favore del ventunenne cubano. Molto più onesti ed obiettivi gli altri insegnanti che, quanto meno, si sono sforzati di motivare le valutazioni che, di volta in volta, non sono sempre state a favore dello sfidante. Il più in crisi mi è sembrato Steve La Chance che, o sinceramente o per finta, ha apprezzato la tecnica di Rodrigo ma a volte ha giudicato migliore la performance dello sfidante di turno.

Insomma, io sinceramente non ho capito da dove esce ‘sto Rodrigo. Bravo, sì, ma con un fisico non troppo slanciato, e, diciamo la verità, un po’ bruttino. Ma, avendo fatto questa osservazione durante le esibizioni del ballerino, mi sono detta che anche Nureyev non era un adone.
Ho letto da qualche parte che Rodrigo è stato “raccomandato” da uno dei professionisti di “Amici”: Josè. Bene, almeno una volta la cosa è trasparente. Di solito tutti raccomandano qualcuno e nessuno ha il coraggio di ammetterlo. Quindi, ben venga la sincerità anche se l’ammissione alla scuola del vincitore della sfida mi pare in contraddizione con quanto affermato da Maria De Filippi all’inizio della diretta di ieri. Se non ho capito male, ha spiegato che qualora avesse vinto Rodrigo, uno degli sfidanti sarebbe stato eliminato a suo insindacabile giudizio (cosa, questa, che ha messo il ragazzo in seria difficoltà) e che in ogni caso mai avrebbe occupato un posto nella scuola. Nei giorni scorsi ho sentito che, trattando la questione della supersfida, la commissione avrebbe deciso di riservare un posto per Rodrigo nell’edizione del prossimo anno, anche perché, a questo punto, il televoto non lo avrebbe certo agevolato essendo una new entry tardiva ed essendo il pubblico ormai affezionato ai ragazzi che si esibiscono da mesi nelle trasmissioni del sabato e nelle pomeridiane giornaliere.

Ieri, invece, le cose sono andate diversamente. Maria, la stessa Maria che all’inizio della diretta aveva puntualizzato quanto ho precedentemente esposto, alla fine della sfida, congratulandosi con il vincitore, gli consegna la maglietta e lo fa accomodare al proprio banco, al posto del povero Nicolò che, è il caso di dirlo, in questa situazione fa la parte dell’agnello sacrificale. E già, perché da una parte Rodrigo non se la sente di cacciare nessuno dalla scuola, quindi fa il nome di Nicolò perché la commissione stessa l’aveva messo in sfida, dall’altra tutti sono dispiaciutì, specialmente Steve che tenta di opporsi a tale decisione e che Maria mette a tacere dicendo: “Avete deciso voi, l’avete voluto voi”. Ok, ma chi ha realmente voluto questa sfida uno contro cinque? I ballerini, già sufficientemente tartassati quest’anno – e non sempre a ragione com’era capitato negli anni scorsi -, per dimostrare il loro valore? Gli insegnanti, per mettere in risalto le lacune nella preparazione degli allievi? Maria, per alzare un po’ l’audience della trasmissione? Insomma, io non l’ho capito. Ma in ogni caso, è inutile piangere sul latte versato, come hanno fatto alcuni nella commissione, a parte il solito tenerone di Garrison dalla lacrima facile. Molto più sincere le lacrime dei compagni di Nicolò che hanno, fin da subito, guardato il povero Rodrigo con aria di disprezzo, quasi fosse un intruso e in effetti lo è veramente. C’è da scommettere che non gli renderanno la vita facile, sempre che rimanga nella scuola.

Io mi chiedo: era davvero questo l’obiettivo della sfida? Creare un po’ di malumore tra i ballerini, visto che quest’anno il clima è apparso fin da subito più sereno?

15 giugno 2009

LA FORZA DI UN UOMO E LA LEGGEREZZA DI UNA FARFALLA

Posted in adolescenti, affari miei, Amici, scuola, spettacolo tagged , , , , , , , , , a 9:59 pm di marisamoles

scarpe-danza-classicaSono stata invitata al saggio finale di danza da una mia allieva di seconda. Lei, la mia dolcissima allieva, sa che la danza è stata la mia passione da bambina e sa che l’amo tuttora. Chi ama la danza, specie quella classica perché la DANZA è solo quella CLASSICA, tutto il resto è semplicemente BALLO, comprende che è una passione talmente travolgente e unica che, anche a distanza di tempo, non la si può dimenticare. E io devo ringraziare Carla –non è il suo vero nome, ovviamente, ma la chiamerò così in onore della ballerina per antonomasia, la mitica Fracci– per avermi fatto rivivere delle emozioni che, pur rendendomi conto di non aver mai del tutto dimenticato, non sapevo che albergassero ancora in un angolino del mio cuore, in attesa di essere risvegliate.

Fin dal primo momento, fin dal mio ingresso nel teatro, il più grande e bello della città, non ho potuto fare a meno di ripensare ai miei saggi di danza. Me li hanno riportati alla memoria gli sguardi orgogliosi delle madri, i sorrisi fieri dei padri, i delicati bouquet di roselline che sbucavano qua e là dai crocchi di gente che si era fermata nel foyer. Entrare nella platea mi ha catapultato in quel mondo che ormai, per la troppa stanchezza che la sera mi fa stramazzare sul divano alle nove, non frequento più da tempo. Ed è stato bellissimo vedere il sipario calato e immaginare la concitazione delle allieve e degli allievi –pochi, in verità- in procinto di fare il debutto nella serata di gala. È meraviglioso sentirsi protagonisti per una sera, sapere di avere tutti gli occhi puntati addosso, ma è anche tremendamente inquietante perché sai che tutti si aspettano da te una grande esibizione, sai che non puoi sbagliare, che non puoi deludere amici e parenti.

Dalla mia poltrona di prima fila, mentre attendevo l’inizio dello spettacolo, ripensavo alla mia agitazione, a quando dietro le quinte provavo e riprovavo i passi più difficili per l’ultima volta prima di entrare in scena, e mi pareva di non ricordare più nulla, proprio come succede, per l’emozione, prima di un’interrogazione o di un esame. Ti assale l’ansia ma cerchi di dominarla perché sai che non puoi fare brutte figure. Leggere negli occhi delle compagne la stessa paura ti conforta. Poi, una volta alzato il sipario, sai che non puoi scappare, ti devi buttare in mezzo a quel palcoscenico e non pensare ad altro se non al tuo balletto.
Pensando ai miei saggi sono stata spettatrice di quello di Carla e di molte altre. Negli abiti a volte leggeri e ariosi come un palpito di vento, a volte fruscianti come un alito che smuove appena appena le foglie, rivedevo i miei tutù, corti e romantici, e gli abiti di scena. Il primo saggio fu, tutto sommato, una delusione: io associavo alla danza le scarpette di raso con la punta e i lacci che s’intrecciano attorno alle caviglie e, invece, fui costretta a ballare con le anonime “scarpette da salto” –espressione usata comunemente per definire le scarpe senza punta- mentre ad una compagna, la più brava e forse già un po’ esperta, fu permesso di partecipare ad un balletto con le più grandi e di usare le tipiche scarpine con la punta rafforzata. Ho sempre avuto delle difficoltà ad accettare che qualcuno ottenesse qualcosa che, invece, a me era preclusa. Il primo tutù fu, però, quello corto, classicissimo, con il tulle bianco, il mio sogno da sempre. Poi via via che passavano gli anni e diventavo più esperta ho avuto modo non solo di ballare sulle punte ma anche di indossare i tutù romantici, quelli lunghi. Ne avevo uno viola e uno bianco, con cui ho interpretato il valzer viennese di Strauss. Mi ricordo che il tipico chignon era incorniciato da un diadema di strass, al collo avevo una collana di perle di vetro, quelle che se le guardi alla luce scintillano riflettendo tutti i colori dell’arcobaleno –un po’ come capita quando si osserva una bolla di sapone prima che scoppi-, i guanti di raso lunghi e un ventaglio, anch’esso bianco con l’orlo di pizzo e una delicata fantasia di fiori che ravvivava il tessuto, lucido come i guanti.

Guardando i costumi delle ballerine che sfilavano sul palcoscenico davanti a me, ho ripensato anche ai balli interpretati senza il classico tutù. Uno di questi era ambientato in una fattoria, con le musiche di Respighi. Io ero la “prima contadina”. Già, proprio così, niente di eclatante davvero, ma quando ho letto il mio nome sul programma con a fianco esplicitato il ruolo, per me aveva lo stesso significato di “prima ballerina”. Il mio compito, infatti, era quello di dar da mangiare a tutti gli animali, e poco importava se le altre compagne avevano parti più impegnative, io ero e sarei restata per sempre, almeno su quella pagina, la “prima contadina”.

Vedendo le maestre di danza che, da dietro le quinte, si affannavano per ricordare le coreografie alle ballerine meno esperte, non potevo non pensare alla mia insegnante. Paragonata a lei, Crudelia Demon era una specie di fata turchina. Si chiamava Cornelia e per l’assonanza dei nomi il confronto con Crudelia vien da sé. Lei era non dico cattiva, semplicemente spietata. Non ammetteva errori, non giustificava ritardi o malesseri e credo che ce l’avesse con me perché fisicamente non assomigliavo per nulla a una ballerina, almeno non all’inizio. Un po’ in carne –ma mio fratello, simpaticone, vedendomi in tutù la prima volta, rincarò la dose paragonandomi alle elefantesse interpreti della “Danza delle ore” in Fantasia di Disney- certamente non abile nella spaccata o nel gran jeté, alla sbarra avevo delle difficoltà a tener diritta la schiena … insomma, non ho mai negato i miei difetti, sia fisici sia tecnici, ma essendo una che s’impegna in tutto ciò che fa, avrei voluto almeno una gratificazione per quello. Senza contare che, finiti i corsi, continuavo ad allenarmi per buona parte dell’estate nella camera da letto dei miei, per fortuna molto spaziosa e con lo stesso parquet della palestra, creando anche delle coreografie originali. Non credo che l’inquilino del piano di sotto fosse particolarmente felice, ma io non potevo rimanere un’intera estate senza la danza.

Uno dei balli che ricordo con maggiore affetto fu la danza ungherese. Non solo l’affetto mi lega a quel ballo, ma anche un episodio, per dir la verità, alquanto comico. Avevo un abito splendido, in velluto giallo e verde, con la tipica corona guarnita con dei nastri che cadevano ai lati del viso, gonna ampia con sei strati di tulle che la facevano rimanere gonfia e stivali rossi. Mentre il vestito l’avevamo dovuto comperare, gli stivali ci furono noleggiati dal teatro. I miei, invece di essere del mio numero, cioè 38, erano 40. Alle mie proteste, Crudelia Demon rispose che potevo metterci un po’ di cotone in punta. Detto fatto. Peccato che alle prime prove, per fortuna eseguite in palestra –dovevamo abituarci a ballare con gli stivali, quindi cominciammo subito ad indossarli- al primo slancio in aria della gamba destra, lo stivale è partito a razzo, attraversando la palestra in diagonale e arrivando pure a sfiorare la terribile Cornelia. In quel momento avrei voluto colpirla in pieno ma ottenni ugualmente soddisfazione: il giorno dopo arrivarono dal teatro i “miei” stivali numero 38.

La cosa che, al saggio di Carla, ho potuto vedere con maggior piacere, a parte ovviamente le splendide coreografie, è stato il gran numero di ballerine formose, per intenderci non quelle filiformi sul modello di Oriella Dorella. Ciò significa che, almeno dalla scuola di danza frequentata dalla mia allieva, lo spettro dell’anoressia è tenuto sufficientemente lontano. Mi viene in mente uno sketch recitato almeno trent’anni fa da Tullio Solenghi, non ricordo in quale trasmissione. Nelle vesti di un’improbabile ballerina, si presentò in scena come Galina Padovanska, parodia di una delle ballerine russe del Bolscioi che, come si sa, sono tra le più brave al mondo. Nella scenetta ricordo che Solenghi, presentando il personaggio con il tipico accento sovietico, disse che “le ballerine devono avere poco di seno, poco di sedere e devono fare poco amore … ma con poco di seno e poco di sedere questo non è affatto difficile”. Sorrido a ripensare allo sketch, anche se mi rendo conto che leggere la battuta scritta non è come vedere Solenghi conciato al modo che io ricordo. In effetti, una ballerina esile è più sciolta, può essere sollevata facilmente dal partner che non si trova “impacci” che, in altre situazioni, sarebbero assai graditi, ma sicuramente no quando si deve fare una presa. Certo è che al saggio ho visto qualche allieva grandina con una seno prosperoso e un sederotto alquanto sporgente che se mi ha consolata un po’, ricordando i miei tempi, mi ha portata ad osservare, forse per la prima volta con reale obiettività, che il fisico in una ballerina è fondamentale. Quindi, comprendo perfettamente tutte le critiche che Alessandra Celentano fa alle allieve di “Amici”, comprese quelle relative al “collo del piede” e devo ammettere che sul palcoscenico l’altra sera di piedi come li vuole la Celentano ne ho visti assai pochi.

Quando è entrata in scena Carla, l’ho riconosciuta subito, per quelle sue fossette che le si disegnano sulle guance ogni volta che sorride. Osservando il suo sorriso, sono stata travolta da altri ricordi. Una ballerina brava deve sorridere sempre. Non importa se si fa una fatica bestiale a stare sulle punte e se i piedi ti fanno malissimo, anche a causa delle vesciche che vengono più spesso di quanto si possa pensare. Il sudore che imperla la fronte e che rischia di scendere fino alla bocca facendoti assaporare l’inconfondibile gusto salato, che ricorda l’acqua del mare, non può far sparire il sorriso dalle labbra di una brava ballerina. Io so quanto è difficile mantenerlo quel sorriso, quando la fatica ti schiaccia e la concentrazione sui passi si distoglie dalla tua bocca. Per questo ho ammirato Carla, con quel suo dolce sorriso sempre immutato; l’ho apprezzata ancor di più quando mi sono resa conto che non tutte riuscivano a mantenerlo così lungo.

La danza è rigore, disciplina, sacrificio. La mamma della mia allieva, anche lei ex ballerina nonché ex allieva della mia stessa maestra crudele, ha definito le qualità che per danzare una ragazza deve avere con un’espressione che mi è rimasta nel cuore: la forza di un uomo e la leggerezza di una farfalla.
Io credo di aver avuto davvero la “forza di un uomo”, forse un po’ meno la “leggerezza di una farfalla”; ad ogni modo la mia era davvero una grande passione Eppure il mio sogno, il mio amore di bambina e di ragazza ad un certo punto è finito. Ricordo ancora quel pomeriggio: dopo aver passato due ore a percorrere su e giù la palestra in diagonale senza quasi mai scendere dalle punte, arrivai nello spogliatoio con i piedi doloranti, un dolore così intenso che non dimenticherò mai. Tolte le scarpine, mi sono ritrovata la calzamaglia completamente insanguinata; aveva cambiato il colore, da rosa a rosso. Forse le scarpette nuove o la fatica eccessiva dell’allenamento disumano cui Crudelia-Cornelia mi aveva obbligata, aveva causato le vesciche; queste poi erano scoppiate ma io avevo continuato a danzare sulle punte e la carne viva aveva cominciato a sanguinare copiosamente. A quel punto io quel sorriso che, mentre ballavo, avevo imparato a tenere immutabilmente stampato in faccia, l’ho perduto. Insieme alla fatica, al sangue e al sorriso se n’è andato via quel grande amore, la mia passione di sempre. Ho, come si dice, appeso al chiodo le scarpette e con la danza ho chiuso definitivamente. Ho continuato a ballare, questo sì, ma non a danzare. Mai più indossati i tutù e gli abiti di scena se non a Carnevale.

Per non ammettere la mia sconfitta, ho giustificato l’abbandono con la scusa di essere diventata grande, vesciche a parte, ovviamente. La danza classica, allora, era praticata per lo più dalle bambine e dalle ragazzine. Io ero cresciuta e il mio cuore mi stava portando altrove.
Quando, per l’ultima volta, ho sceso le scale e varcato il portone d’ingresso della scuola di danza, ho ripreso a sorridere. Un sorriso che, questa volta, era destinato non al pubblico che dalla platea, dai palchi o dalle gallerie del teatro assisteva al mio spettacolo, ma al ragazzo per cui avevo preso una cotta e che mi aspettava là sotto. Lui mi ha preso per mano e mi ha portato via dal sogno. Non gli ho mai detto il vero motivo per cui avevo smesso di sognare. Forse non lo sapevo nemmeno io.

18 gennaio 2009

DA “AMICI” DI MARIA A NEMICI DI STEVE

Posted in Amici, Maria De Filippi, reality show, televisione tagged , , , a 9:50 pm di marisamoles

steve la chanceQuesto pomeriggio guardando la puntata di “Amici” mi sono proprio divertita. Eravamo abituati a sentire i battibecchi tra gli insegnanti e le critiche poco carine dei ragazzi che, alla fine, tra di loro tanto amici non sono. Ma oggi abbiamo assistito ad una vera e propria ribellione da parte dei ballerini professionisti nei confronti di Steve La Chance. La pietra dello scandalo – data la stazza sarebbe meglio dire il “macigno”! – la ballerina, si fa per dire, Daniela.

Anche se, come ho già detto nei precedenti post, non seguo il programma, mi è capitata la sventura di vedere ballare la “leggiadra” ragazza. La cosa più divertente, però, è osservare la faccia di Alessandra Celentano quando Daniela esegue le sue performance.
Mi sono chiesta cosa ci facesse lì una come lei ma, considerato che la verità sulle raccomandazioni è venuta a galla più volte per espressa ammissione dei docenti, il motivo della presenza di Daniela in trasmissione non è più stata un mistero. Quello che rimane, a parer mio, un’incognita è come abbia fatto ad arrivare al serale. Tuttavia, corrono voci che anche le telefonate siano taroccate, quindi niente più dubbi.

Tornando ad oggi, abbiamo assistito ad una discussione fra Steve e Leon che, pare, abbia rifiutato di ballare con Daniela nel serale di mercoledì scorso o, quanto meno, abbia ammesso di non riuscire a fare le prese nella coreografia di Steve. Per non offendere la poveretta, il buon Leon ha tirato fuori la scusa di un infortunio i cui postumi gli avrebbero impedito di sollevare il non leggero corpo della “ballerina”.
La verità, però, sarebbe un’altra: indispettito per essere stato esonerato da Steve per l’esecuzione della sua coreografia della prossima puntata, diciamo che Leon si è tolto un sassolino dalla scarpa svelando che, in camerino, quindi lontano da microfoni e telecamere, Steve gli avrebbe raccomandato di andar piano con Daniela e non farsi male.
Ma insomma, dico io, Daniela non era la protetta di Steve? La Celentano l’ha detto chiaro e tondo in trasmissione e ha aggiunto: “Sapevi che in tre mesi la situazione non sarebbe cambiata (ovvero il peso della fanciulla non sarebbe diminuito, ndR) e allora perché hai voluto farla entrare a tutti i costi?”. Il colore della faccia del coreografo ha assunto dei toni rossastri con tendenza al viola. A parte che si è visto benissimo che non sapeva cosa dire, ma anche quando ha ripetuto che con Daniela aveva fatto un patto, cioè lei avrebbe dovuto dimagrire, non è riuscito a convincere nessuno, tanto meno la Celentano.

Ma questa povera Daniela, mi chiedo, com’è che non è riuscita a dimagrire ballando tutte quelle ore al giorno? A me sembra davvero un mistero perché normalmente facendo tanto movimento si perde peso più facilmente. E poi, visto che i pasti arrivano già bell’ e pronti, non potevano prevedere per lei una dieta speciale? La Celentano sostiene che tutt’al più Daniela in tre mesi avrebbe potuto buttar giù tre chili, altrimenti sarebbe passato anche un messaggio diseducativo (ebbene sì, il mostro “anoressia” è sempre in agguato, si materializza vedendo l’esile Ambeta che, pare, ai tempi della sua partecipazione ad “Amici” non era affatto magrissima), io credo, invece, che una perdita di due-tre chili al mese per una ragazza dell’età e della corporatura di Daniela possa essere accettabile.

Io penso che, a parte tutte le battute e il rifiuto di ballare con lei – ad eccezione dell’eroico Sperti che comunque ha una stazza notevole e che forse la capisce visto che dopo la separazione dalla Barale era diventato un peso massimo – la povera Daniela dovrebbe sentirsi inadeguata semplicemente guardandosi allo specchio mentre balla. Nelle sale-prova gli specchi ci sono, o no? Perché insistere a fare qualcosa per cui non si è portati e, soprattutto, non si ha il fisico? Perché La Chance ha voluto fare un’opera di bene dandole l’ultima possibilità di partecipare al programma, visto che l’anno prossimo, a venticinque anni suonati, non sarebbe certamente entrata nella scuola di Maria De Filippi”? Perché Steve non ha pensato a noi spettatori che, oltre a non essere scemi, non vorremmo assistere a spettacoli penosi? Perché continuano a fare i provini e le selezioni se poi i ragazzi con vero talento rimangono a casa per far posto ai super-raccomandati, anche se di talento non ne hanno un briciolo e in abbondanza hanno tutt’altro?

Quello che mi ha colpito di più, comunque, è stata la solidarietà che tutti i ballerini – José, Gianni e Kledi – hanno manifestato nei confronti del bistrattato Leon. Forse uno dei rari esempi di civiltà in tutta la “storia” di Amici.

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"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Le Ricette di Cle

Ricette collaudate per ogni occasione

Messaggi in Bottiglia

Il diario di Cle

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

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espress451

"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

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