IO NON ADOTTO “PETALOSO” MA ADOTTEREI IL BAMBINO

petaloso
Si chiama Matteo, come il mio primogenito. Ha otto anni ed è balzato, suo malgrado, agli onori della cronaca grazie alla sua maestra Margherita Aurora.

La storia la sapete. Non la ripeterò. Ma due parole su questo bambino e soprattutto sulla maestra le voglio spendere.

Margherita Aurora, 43 anni, insegna in provincia di Ferrara. E’ un’insegnante originale, a partire dai capelli viola. Già da aprile scorso si era distinta per aver assegnato ai bambini della scuola elementare di Copparo dei compiti per le vacanze di Pasqua piuttosto particolari: “Fai delle belle dormite riposanti, pisolini compresi”, “Se il tempo è bello, non stare chiuso in casa: esci e gioca all’aperto”. “Passa tutto il tempo con i tuoi genitori”. “Se hai dei nonni, fatti raccontare le storie di quando erano piccoli: sono divertenti e loro saranno felici di parlartene”, “Se fai un piccolo viaggio non giocare tutto il tempo ai videogames: guarda il paesaggio, leggi i cartelli lungo la strada e segna sul quaderno di italiano o su un taccuino i luoghi che visiti”.

Naturalmente anche allora, della maestra si è parlato a lungo. Ora, però, non si parla solo dei suoi compiti, si parla anche e soprattutto di Matteo, il bimbo che ha inventato un nuovo “aggettivo”. Un errore bello, l’ha definito Margherita Aurora, pur avendolo sottolineato in rosso sul compito dello scolaro. Tuttavia, invece di limitarsi a spiegare al bimbo che l’aggettivo “petaloso” non esiste, non si trova sui dizionari, ma che comunque lui sarebbe stato libero di usarlo perché molto bello, la maestra che fa? Scrive all’Accademia della Crusca, LEI, e segnala il neologismo inventato da Matteo.

Il seguito lo conoscete.
La scuola elementare di Copparo, la maestra, il piccolo Matteo, i suoi genitori, i suoi compagni… tutti famosi per quei 15 minuti profetizzati da Andy Warhol nel 1968. In realtà la notizia non è caduta nel dimenticatoio così presto e chissà per quanto ancora si parlerà della genesi di “petaloso” che, non faccio fatica a immaginarlo, presto sarà adottato dagli accademici della Crusca perché in fondo quel bambino se lo merita.

Qui una cosa è chiarissima: il bambino è solo vittima della sete di successo della sua maestra. Si era già data da fare con i “compiti” ma almeno poteva lasciar stare il piccolo Matteo.

Guardate QUI, se non l’avete visto, il video del servizio che il tg1 ha dedicato all’inventore di “petaloso”. Alla fine dell’intervista Matteo, con il pianto trattenuto in gola e gli occhi lucidi, non esita a dimostrare il suo disappunto nel vedersi attorniato da sconosciuti perché gli mettono ansia.

Ma lasciate stare quel povero piccolo! L’aggettivo che ha inventato non mi fa impazzire, non lo adotterei nella comunicazione quotidiana. Ma lui sì che lo adotterei, anche subito. E’ tenerissimo e innocente, come dev’essere ogni bambino della sua età.

Insomma, alla maestra dai capelli viola preferisco quella dalla penna rossa del libro Cuore. Di lei scrisse De Amicis:

«Sempre allegra, tien la classe allegra, sorride sempre, grida sempre con la sua voce argentina che par che canti, picchiando la bacchetta sul tavolino e battendo le mani per imporre silenzio; poi quando escono, corre come una bimba dietro all’uno e all’altro per rimetterli in fila; e a questo tira su il bavero, a quell’altro abbottona il cappotto perché non infreddino; li segue fin sulla strada perché non s’accapiglino, supplica i parenti che non li castighino a casa e porta delle pastiglie a quei che han la tosse».

Soprattutto non usava Facebook per far conoscere al mondo – almeno quello social – le prodezze dei suoi allievi.

[immagine da questo sito]

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ZUCKERBERG: IN ARRIVO LA SOCIAL BABY E PAPA’ COMMUOVE SU FACEBOOK

Social baby
Mark Zuckerberg, 31 anni, fondatore del social network più famoso al mondo, ha annunciato sul suo profilo Facebook che lui e la moglie Proscilla, sposata nel 2012, a breve diventeranno genitori. La social baby è, appunto, una bambina, ed è stata a lungo cercata. La gravidanza, come scrive Mark sul suo profilo Fb al miliardo e 490 milioni di iscritti, sembra procedere per il meglio e pare siano limitati i rischi di un aborto. Perché il futuro papà dice questo? Perché ammette che da un paio d’anni lui e Priscilla stando tentando di mettere al mondo un figlio con scarso successo. La moglie di Mark ha infatti subito tre aborti prima dell’attuale gravidanza.

Commuovono le parole di Zuckerberg e la sua decisione di raccontare questa storia DI felicità negata e allo stesso tempo di speranza, perché serva da monito a tante coppie che non riescono a realizzare il sogno di diventare genitori.

«Al giorno d’oggi aprirsi, condividere con gli altri questo genere di problemi e discuterne assieme serve ad accorciare le distanze e a farci sentire più vicini agli altri. Anzi, fa sì che gli altri ci comprendano e allo stesso tempo per noi è più facile sopportare e sperare nel domani.
Quando ne abbiamo iniziato a parlare con gli amici [Mark si riferisce all’esperienza degli aborti, NdR] ci siamo resi conto di quanto ciò accada di frequente, tanto che molte persone che conosciamo hanno avuto lo stesso problema, riuscendo però ad avere, alla fine, dei bambini che godono di buona salute.
Speriamo che l’aver condiviso la nostra storia porterà conforto e speranza a tante persone che vivono questo tipo di esperienza, spingendole anche a condividere le loro storie

Una testimonianza toccante, a mio parere, che riesce a commuovere anche per le belle parole con le quali il futuro genitore descrive il suo stato d’animo quando pensa al futuro che lo attende:

«Quando scopri che presto avrai un bambino, ti senti così felice! Fin da subito provi a immaginare che cosa diventerà, fai progetti e inizi a sperare e sognare il suo futuro. Un’esperienza davvero unica.»
(le traduzioni, non letterali, sono mie; il testo originale potete leggerlo a questo link)

Questa bambina è una social baby fortunata e non perché nascerà in una famiglia ricca. I soldi, se non fanno la felicità, aiutano di certo a vivere serenamente però la cosa più bella è che lei avrà un papà giovanissimo e tenerissimo. A 31 anni molti coetanei di Zuckerberg perdono il loro tempo sui social scrivendo cose sciocche e inutili mentre lui già pensa al futuro che attenderà la piccola e se stesso:

«Nell’ecografia mi ha già fatto il like con il pollice all’insù, – scrive riferendosi alla figlia – pertanto sono già convinto che si prederà cura di me

[l’immagine è tratta dal sito linkato]

RACHEL E LE SMAGLIATURE: QUANDO L’ESIBIZIONISMO SUL WEB SFIORA IL CATTIVO GUSTO

rachel
Non ho mai pensato che avere delle smagliature dovute alle gravidanza possa essere una cosa di cui vantarsi. Anzi, credo che bisognerebbe fare di tutto per evitarle, anche se poi, si sa, è questione di pelle. La mia è pelle buona, evidentemente. Ho messo al mondo due figli in 22 mesi e non ho una sola smagliatura. O forse se non avessi spalmato sulla mia bella pancia, diventata in pochi mesi un bel pancione, una crema specifica per prevenire le smagliature, a quest’ora non avrei nulla di cui vantarmi.

Fortuna, pelle e casualità a parte, se mi fossero venute le smagliature non ne avrei fatto un dramma. Non avrei, però, postato le mie foto in bikini su Facebook mettendo in bella evidenza non solo le fastidiose strie rosate ma anche la pancia flaccida.

La pensa diversamente Rachel Hollis, americana di 32 anni, che cura un blog di cucina ed è anche madre di tre bambini di 8, 6 e 2 anni. La sua foto delle vacanze in bikini postata su Facebook è diventata virale ed è stata visualizzata 10mila volte. Non solo, sono arrivati centinaia di messaggi di solidarietà.

Ora, posso anche capire la soddisfazione di dire: ho 32 anni, tre figli, le smagliature e sono orgogliosa di tutto ciò. Capisco anche la solidarietà femminile che ha portato a questo enorme successo una semisconosciuta (non so quanto sia noto il suo blog, quindi magari non è proprio una sconosciuta). Ma lodare il coraggio di postare una foto in cui sono evidenti i “danni” procurati dalle gravidanze a me sembra sfiori il cattivo gusto.

A parte questa mia personalissima opinione sull’esibizionismo via web– d’altronde Andy Warhol aveva detto “Ciascuno nel mondo sarà famoso per quindici minuti”, profetizzando le potenzialità di internet e dei social -, penso che a 32 anni, benché madre di tre figli, la signora Rachel avrebbe potuto prendersi maggior cura del corpo. Sono dell’idea, infatti, che ci si debba volere bene e anche perdere dieci minuti al giorno per prevenire i danni in certe situazioni, significhi prendersi cura di sé. Considerando anche il fatto che il tempo non può che peggiorare la situazione.

LITTLE DRESSES FOR AFRICA ITALIA CERCA “SARTINE” PER BIMBI AFRICANI

abiti per l'africa
A commento del post, pubblicato nell’ambito delle “buone notizie” il 19 settembre, che ho dedicato alla “sartina” 99enne Lillian Weber che ogni giorno confeziona degli abiti da inviare ai bambini africani – tramite la Ong Little Dresses for Africa -, ho ricevuto la testimonianza della Coordinatrice per l’Italia di Little Dresses for Africa.org che pubblico anche qui, sperando di dare maggior rilievo ad una iniziativa davvero lodevole.

Sono passati poco più di due mesi dalla comparsa sul web d’articolo sulla Sig.ra Lilian Weber che cuce vestitini per i bambini dell’Africa e in questo breve lasso di tempo sono riuscita a mettere insieme un sostanzioso numero di meravigliose sartine che hanno iniziato una produzione tutta Italiana di abitini. Non sapendo bene da dove partire, ho contattato l’associazione America Little Dresses for Africa cercando con loro accordi per poter diffondere anche nel bel paese questa bellissima iniziativa. Due aspetti sono fondamentali e trainanti: il donare ad un bambino un vestito fatto apposta per lui, simbolo di unicità…un modo per dirgli sei speciale, sei unico e dall’altra offrire a tante donne un’ottima occasione per rendersi utili, per passare il loro tempo pensando che ciò che fanno regalerà un sorriso a qualcuno, veder materializzato il proprio aiuto, poter aiutare in modo tangibile e concreto spesso aiuta a sua volta a ritrovare la voglia di vivere, di ricominciare a lottare. Questo è lo spirito che anima la mia iniziativa, e in poco più di un mese sono arrivati vestitini, donazioni, belle….bellissime parole che mi hanno colpito nel profondo; e poi dall’altra parte del mondo in un angolo del continente Africano, un piccolo orfanotrofio tenuto da una gentile Signora italiana, Micaela De Gregorio, con la quale parlo ogni giorno ed ogni giorno i suoi bambini animano il mio schermo con i loro meravigliosi sorrisi, aspettano i nostri vestiti, chiedono se è vero che riceveranno un vestito tutto loro, fatto a posta per loro, se sarà di stoffa vera; li vorrebbero per Natale anche loro per le feste vogliono sentirsi belli, in ordine, possibilmente eleganti, purtroppo però non faremo in tempo, li avranno per Pasqua, ma il pensiero di loro ci anima, ci guida, ci porta ogni giorno a scambiarci idee, modelli, consigli, a ritrovarci come fossimo amiche di sempre. Abbiamo bisogno di tante, tante amiche, perché tanti sono i bambini che aspettano i nostri vestitini, abbiamo bisogno di tanto materiale per poterli fare…….un semplice gesto…..che toccherà tante vite e ad ognuna di queste regalerà un sorriso, regalerà speranza!!!

Ci venga trovare sulla nostra pagina Facebook. L’aspettiamo sperando voglia aiutarci in a divulgarla, in fondo ogni bambino merita qualcosa di bello, noi non vorremmo mai deluderli. Grazie per il tempo che mi ha voluto dedicare, le auguro buon lavoro.
Cordiali saluti

Sabrina Coccoloni
(Coordinatrice per l’Italia di Little Dresses for Africa.org)

[immagine tratta dal sito Facebook linkato]

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: FLASH MOB PER INCORAGGIARE L’ALLATTAMENTO AL SENO

allattamento falsh mob
L’allattamento al seno è importante per molteplici motivi: è l’alimento perfetto per il neonato, fatto apposta per lui, protegge da virus e batteri, aumenta le difese immunitarie del poppante, facilita lo sviluppo di un buon rapporto madre-bambino. Senza contare che è comodo anche per la mamma che ha sempre il nutrimento a portata di mano.

Un tempo una donna che allattava in pubblico destava scandalo. Eppure si tratta di un gesto naturale, nel vero senso della parola: avete mai visto una mucca o una pecora che si appartano mentre allattano i cuccioli? È un fatto culturale, prima di tutto. Ma al giorno d’oggi come può essere ancora un tabù?

Ricordo una notizia di qualche tempo fa che riguardava una mamma che era stata allontanata dal ristorante in cui pranzava perché la poppata in pubblico era stata considerata sconveniente. (ne ho parlato QUI) Mi chiedo ancora come possa dar fastidio vedere uno spettacolo così tenero. Se non è la madre a provare imbarazzo – il che può succedere, non siamo tutte uguali – perché mai dovrebbero provarlo gli astanti?

Eppure c’è ancora chi, vedendo un bambino che succhia il latte dal seno materno, non gradisce lo spettacolo. Sguardi imbarazzati, quando non contrariati, incrociano gli occhi della mamma che vorrebbe solo nutrire il suo piccolo quando ne ha voglia, senza rimanere segregata in casa nell’ora della poppata.

Per incoraggiare l’allattamento al seno anche in pubblico, un gruppo di mamme bellunesi ha organizzato un flash mob. L’iniziativa ha avuto successo e sarà promossa in tutta Italia, dal Veneto alla Puglia e oltre. Al grido di AllatTiamo, l’appuntamento è nelle piazze italiane sabato 4 ottobre alle ore 10 e 30.

Il successo dell’iniziativa è stato favorito dai social network. Evviva Facebook, che detesto, almeno per una buona causa come questa.

[fonte: Il Gazzettino, da cui è tratta anche l’immagine]

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LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: I CITTADINI ACQUISTANO L’ISOLA DI POVEGLIA

poveglia
Bisogna ammettere che, per certi versi, Facebook è un insostituibile mezzo per diffondere iniziative anche di pregio. E’ questo il caso dell’acquisto, da parte di comuni cittadini, dell’isola di Poveglia, nella laguna di Venezia, già sede di un Lazzaretto e ormai abbandonata da decenni. L’asta pubblica è accessibile fino al 6 maggio e prevede la concessione da parte del Demanio con un long lease di 99 anni sul modello anglosassone.

Perché dunque non fondare un’associazione e comprarsi l’isola?

“L’isola di Poveglia, nella laguna di Venezia, antica città nella città, è oggi messa all’asta dal Demanio. Potevamo semplicemente assistere all’ennesima vendita di un’isola a qualche albergatore internazionale, o tentare almeno una sortita, un progetto – recita la pagina Facebook -. E’ per questo che vogliamo provarci: prendere in concessione Poveglia per 99 anni”. Ci si può associare con 99 euro e prendere parte al progetto e all’asta, ma sono gradite anche somme più alte.

L’iniziativa, promossa da un gruppo di architetti e urbanisti, ha ottenuto un grande successo dato che è già stata ampiamente superata la quota di 20mila euro necessaria per la fideiussione che garantirebbe un utilizzo pubblico dell’isola e la realizzazione di diversi progetti.

«Non siamo degli spiantati» – dice Lorenzo Pesola, uno dei fondatori dell’associazione – «È un sogno concreto, quello che abbiamo. Nel gruppo dei fondatori l’età media è 40 anni. Ci sono giovani e anziani della zona. Le idee politiche sono diverse. Una cosa però ci accomuna: il sogno di restituire quei giardini alla gente».

Chi ha aderito alla raccolta fondi non si cura delle leggende di fantasmi che aleggiano intorno all’isola, favorite dallo stato d’abbandono dell’ex ospedale che vi aveva sede. Anche il parco ormai è selvatico. «Noi lo vorremmo trasformare in un grande orto pubblico» – racconta Lorenzo – «Un luogo accessibile, gratuito, dove ormeggiare per un barbecue, per giocare coi bambini». Poi, nello spazio coperto, spazio per le attività e le idee che rispettino il manifesto dell’associazione, ovvero che siano eco-sostenibili, non profit e serie. Niente fantasmi, insomma, e niente affaristi.

La raccolta è stata estesa anche ai cittadini che abitano fuori regione. Chiunque può versare i 99 euro che danno diritto a entrare nell’associazione, o partecipare con una donazione spontanea a fondo perduto, accedendo alla pagina Facebook o scrivendo ai fondatori (associazionepoveglia@gmail.com).
I soldi saranno restituiti qualora i fondi raccolti non bastassero a conquistare Poveglia.

Un’utopia? Un sogno destinato a rimanere tale? Un progetto irrealizzabile? Un’iniziativa lodevole comunque perché volta a salvare un patrimonio che altrimenti potrebbe cadere nelle fauci dei grandi investitori alla ricerca di lauti guadagni. Meglio un resort o un parco pubblico?

[fonte: espresso.repubblica.it]

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LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: CON LA BOOKNOMINATION L’AMORE PER IL LIBRI IMPAZZA SUL WEB

booknominationNon sono una fan di Facebook, anzi, a dirla tutta lo detesto proprio, ma questa mi sembra veramente una buona notizia. E pazienza se di mezzo c’è il social network più amato dagli Italiani e più odiato da me. Quando si tratta di amore per i libri ogni mezzo di diffusione della lettura è il benvenuto.

Che cos’è la Booknomination? Si tratta di una nuova tendenza che consiste nel pubblicare l’estratto di un libro entro le ventiquattro ore dal momento in cui si viene taggati indicando titolo, autore e nomi di almeno tre amici che dovranno fare altrettanto. L’iniziativa è nata con l’intento di contrastare la “Neknomination”, una pericolosa pratica nata in Australia e diffusasi rapidamente in seguito ad un video postato su Facebook dal rugbysta irlandese Ross Samson.

Nel video si vede il giocatore mentre si scola una bottiglia di birra e invita altre persone a imitarlo. Una sfida all’ultimo bicchiere che non esclude nessuna fascia di età e che colpisce anche i più piccoli.
L’ideatore di Booknomination, il ventinovenne Diego di Cento, in provincia di Bologna, ha spiegato di aver preso spunto da questo brutto gioco per trasmettere un altro amore, ben più sano:

«Ero stato taggato in una neknomination da un ragazzo che conosco. È come una catena di sant’Antonio. Entro 24 ore avrei dovuto filmarmi mentre bevevo tutto d’un fiato una birra o un altro tipo di bevanda alcolica, caricare il video su Facebook e taggare altri amici. Il pensiero di scolarmi una bottiglia a casa da solo riprendendomi col telefonino non mi esaltava. Questa moda assomiglia tanto a uno di quei rituali dai quali bisogna passare per non essere considerati degli sfigati. Mi sono chiesto come avrei potuto accettare la sfida in modo diverso, non volevo sfilarmi dal gioco. Ero in casa, vicino a me avevo la mia libreria. Mi è parso naturale aprire un libro e riprendermi mentre leggevo, postare il video su Facebook e taggare».

Un invito a non stappare la bottiglia di birra e ad aprire un libro. Ne gioverà la salute e l’intelletto.

[LINK della fonte]

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