14 febbraio 2016

SANREMO, IRENE E I FIGLI DI

Posted in attualità, canzoni, Festival di Sanremo, figli, Maria De Filippi, spettacolo, talenti, televisione, Valerio Scanu tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , a 11:09 am di marisamoles

Irene

Calato, finalmente, il sipario sul 66° Festival della Canzone Italiana, cerchiamo di voltare pagina ma non ci riusciamo. Sanremo ci perseguiterà ancora per tutta la domenica, almeno, dato che i vari contenitori del pomeriggio di Mamma Rai saranno trasmessi dall’Ariston, e per le settimane a venire.

Questo è stato il festival dei troppo, secondo me: troppe puntate, troppo lunghe, troppe canzoni, troppi ospiti, troppi valletti (la sola Virginia Raffaele, con la sua poliedricità, poteva bastare), troppi vestiti…
Un merito a questo festival comunque non possiamo negarlo: l’aver distolto l’attenzione del pubblico dai fannulloni comunali, timbratori di cartellini a tradimento.

Ma non è di questo che voglio parlare. La mia vuole essere una riflessione sui figli di. Partendo da Irene Fornaciari, figlia di quel mostro sacro della canzone italiana che di nome fa Adelmo ma che tutti conoscono come Zucchero.
Ebbene, la bella e brava Irene, figlia di cotanto padre, è stata relegata all’ultimo posto della classifica dei big (ammesso che lei lo sia davvero e non solo grazie all’eredità paterna… le colpe dei padri, ma anche le virtù, ricadranno sui figli). Qualcuno ieri ha detto che non dobbiamo dimenticare che la kermesse sanremese è all’insegna delle canzoni e non dei cantanti. Eppure il pezzo di Irene era molto bello, buona la musicalità e interessante il testo, se non altro attuale. Forse considerato troppo studiato per attirare l’attenzione del pubblico. Sempre che questo possa essere considerato un difetto, dal momento che chi partecipa al Festival non dimentica che il pubblico vuole la sua parte.

Io penso che Irene abbia, in qualche modo, scontato la colpa di essere figlia di. Nella serata di ieri, l’ultima, è stata ripescata e riammessa alla gara. Subito sui social si sono scatenati i maligni che hanno insinuato che papà Zucchero si sia comprato interi call center… Semplice insinuazione, verità, non so. Ma credo che la canzone della Fornaciari, non solo la sua voce, meritasse una posizione più alta in classifica.
Anche il suo illustre papà non ebbe miglior fortuna nel lontano 1985 quando con “Donne” guadagnò il 20° posto, battuto nella sfiga da un certo Garbo di cui non conserviamo memoria. Speriamo che Irene segua le sue orme.

Miglior sorte è toccata agli altri figli di: quelli dei talent.
Ormai dobbiamo farcene una ragione: le voci più belle, i talenti più autentici arrivano da lì. Il mondo musicale è così complicato e difficile da raggiungere, considerando anche la crisi profonda della discografia italiana, che la vetrina dei talent offre una delle poche chance di farsi conoscere. Si chiamino essi “Amici” di Maria, “X Factor”, “The voice” o “Ti lascio una canzone” che ha consegnato su un piatto d’argento la vittoria ai ragazzi del Volo lo scorso anno.

annalisa

Partendo dal fondo della classifica di quest’ultima edizione di Sanremo, maggior fortuna avrebbero meritato Alessio Bernabei (14°) e Annalisa (che di cognome fa Scarrone ma è meglio dimenticarselo), data per probabile vincitrice e relegata all’11° posto. Entrambi usciti dal talent di Canale 5, figli di Maria che da decenni si rivela mamma affettuosa di corteggiatori e cantanti.

Annalisa è ormai una cantante affermata e penso non sentirà in futuro il “disonore” di un così modesto piazzamento.
Che dire invece di Alessio Bernabei? Lui, oltre ad essere figlio di Maria, è anche il figliol prodigo uscito dalla band dei Dear Jack che l’aveva consacrato nel mondo musicale degli ultimi anni. Che sia prodigo non so; in fondo non è noto di quale patrimonio si sia appropriato, in diritti SIAE, lasciando il gruppo né se in futuro, dopo aver sperperato il gruzzoletto, tenterà di essere riammesso nella vecchia famiglia musicale. Per ora chiamiamolo ingrato e anche un po’ presuntuoso: la sua “defezione”, per il momento, non ha giovato né a lui né ai vecchi compagni, nemmeno ammessi alla finale.

E che dire di Valerio Scanu? Il piazzamento al 13° posto è la vera sorpresa di Sanremo 2016. Già vincitore nel 2010, dopo aver tentato di rimettersi in gioco partecipando all’ “Isola dei famosi” e al talent condotto da Carlo Conti “Tale e quale show”, e dopo essersi autoprodotto un album sperando di riconquistare un posto di riguardo nel panorama musicale degli ultimi anni, nonostante il seguito dei fan che mai l’hanno abbandonato, a partire dalle famose zie, non si è classificato fra i primi.
Anche se il ragazzo mi sta cordialmente antipatico, come non ho mancato di dichiarare in un post di qualche anno fa, la sua canzone è l’unica che, svegliandomi stamattina, mi è tornata in mente. In fondo è ciò che chiediamo ai pezzi presentati al festival.

Veniamo ora ai figli di “X Factor”. Bistrattata Noemi, che pure ha presentato una canzone non banale, nel testo, con una buona musicalità e una splendida voce, arrivata solo ottava. Miglior fortuna è toccata a Lorenzo Fragola (5°), vincitore dell’edizione del talent nel 2013, anche se a me non è piaciuto particolarmente.

Il posto d’onore è, invece, toccato a Francesca Michielin, giovanissima e bellissima, spontanea e innocente. Mi ha ricordato la giovane Elisa quando ha vinto il festival con la sua “Luce” nel 2001. Lei, secondo me, è la vera vincitrice di Sanremo 2016 e credo che il suo riscatto avverrà attraverso le vendite del pezzo, bellissimo e cantato con una voce davvero splendida.

Il terzo posto sul podio è toccato al giovane Giovanni Caccamo, già vincitore della sezione Giovani lo scorso anno (e ciò, a mio parere, rimane troppo poco per considerarlo un big), affiancato da un’altra figlia di Maria, Deborah Iurato, vincitrice del talent “Amici” nel 2014. Bella voce, scarsa presenza. Ma se è vero che la canzone e non chi la esegue ha il predominio, anche questa a me è sembrata alquanto modesta.

stadio.JPG

Se ci pensiamo bene, in fondo la vittoria di questo Sanremo è stata conquistata da altri figli di: gli Stadio, gruppo scoperto e portato in auge dall’indimenticabile Lucio Dalla fin dagli anni Settanta. Questa vittoria, non inattesa, è forse paragonabile a quella conquistata da Roberto Vecchioni nel 2011. Un ritorno all’antico, dunque. E non poteva essere diversamente in un festival che ha celebrato i 50 anni di carriera dei Pooh e di Patty Pravo. E anche l’inossidabile Renato Zero, l’unico che si salva tra gli “antichi”, non scherza. Gran brutti modelli: ora il nostro governo li additerà come esempio di longevità lavorativa per prolungare l’età pensionabile fino ai 90 anni.

Tuttavia, gli anni passano e si vede, anzi, si sente. I Pooh, specie Facchinetti, dovrebbero farsi controllare le coronarie; la bionda Patty ha più capelli (ammesso che siano i suoi) che voce. E anche Currieri, leader degli Stadio, è testimone del tempo che avanza.

Ma a Sanremo vince la canzone e non gli interpreti, vero? Be’, a me non è piaciuta nemmeno quella. Un giorno mi darai ragione?

[immagini da questo sito]

5 agosto 2014

AH, L’AMORE …

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Sul filo dei ricordi, ho riletto questo post in cui riassumo i pensieri sull’amore raccolti in classe qualche anno fa. Era una classe speciale, una di quelle che lasciano un segno nel cuore. Una bella classe, al di là dei risultati scolastici (ne ho avute di migliori, sotto questo profilo), piuttosto per il feeling che si era creato tra di noi. Ce ne saranno altre così? Mah …

Uno dei più bei pensieri scritti dai ragazzi è questo:

L’amore è una sfida a carte con il nostro cuore: in tutti i casi il nostro avversario ne esce vincitore: se perdiamo, infatti, ci disperiamo cercando di dimenticare; se dovessimo vincere è il cuore stesso che si complimenta con noi, anche se alla fine è lui che riceverà la medaglia.

Non so nulla dell’autore o autrice, i bigliettini erano anonimi. Penso che sia stata una studentessa a scrivere queste parole, ma non ne sono sicura. Ad ogni modo mi sembra un pensiero profondo, a prima vista non troppo ottimista, forse solo obiettivo. Chi ha scritto queste parole aveva allora solo sedici anni.

Lo dedico a chi crede nell’amore,
questo folle sentimento che
ah l’amore
più lo fuggo e più ritorna da me
e stavolta ha il tuo volto perchè
io mi sto innamorando di te

(dal testo di “Questo folle sentimento” dei Formula 3, 1969)

5 maggio 2014

LE PERLE SMARRITE: “POVERI VERSI MIEI GETTATI AL VENTO” di OLINDO GUERRINI

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libri 3
Grazie al lettore Dino Castellani che ha pazientemente raccolto in un libretto alcune poesie scelte dal vasto repertorio che la Letteratura Italiana di tutti i tempi offre, inizio, con la speranza di portare avanti questo progetto, il commento di testi perlopiù dimenticati o di cui nessuno, o quasi, conosce l’esistenza.

Perle smarrite, le chiama Castellani. Nella prefazione spiega:

[…] sono solo poesie più o meno note di autori vari più o meno conosciuti e poesie poco note di autori molto conosciuti ma dimenticate o relegate in disparte senza un motivo ben chiaro.
Sono in genere poesie burlesche, ma anche serie e tristi (poche), amorose, patriottiche, crudeli, ciniche, forti, delicate o estremamente umane: sono un insieme molto, molto diverso ma con un comun denominatore: sono poco conosciute.

olindo guerriniL’autore che ho scelto per iniziare quella che spero diverrà una serie di commenti, è Olindo Guerrini (Forlì, 4 ottobre 1845 – Bologna, 21 ottobre 1916, noto anche con vari pseudonimi), poeta amico e ammiratore di Carducci ma seguace del Verismo inteso come rifiuto di idealizzazione della realtà e rappresentazione dei suoi aspetti più bassi e sgradevoli (in questo, dunque, si differenzia dall’accezione di verismo che è in Verga e Capuana). [vedi Wikipedia per altre informazioni; QUI si può leggere l’intera raccolta delle sue poesie, pubblicate con lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti]

Tra le poesie di Guerrini selezionate da Dino Castellani, mi ha colpito in particolare “Poveri versi miei gettati al vento“, in cui tratta quella che viene definita la metapoesia, ovvero la poesia nella poesia.

Poveri versi miei gettati al vento…

Poveri versi miei gettati al vento,
della mia gioventù memorie liete,
rime d’ira, di gioia e di lamento,
povere rime mie, che diverrete?

Ahi fuggite, fuggite il mondo intento
a flagellar chi non l’amò; premete
l’inculto sì ma non bugiardo accento,
conscie dell’amor mio, rime discrete.

E se la donna mia ritroverete
per cui le angoscie della morte io sento,
voi che il segreto del mio cor sapete,

voi testimoni del perir mio lento,
quanto, quanto l’amai voi le direte,
poveri versi miei gettati al vento
!

da Postuma, 1877.

NOTA METRICA: il testo è il classico sonetto costituito da due quartine e due terzine di endecasillabi a rima alternata.

Non è inusuale, per i poeti di tutti i tempi, affidare ai propri versi il compito di dichiarare l’amore alla propria donna. Qui Guerrini affida al vento le proprie rime, espressione di stati d’animo diversi – ira, gioia e dolore – nonché testimonianze del periodo lieto della gioventù, con la speranza che raggiungano l’amata.

Nel tentativo di preservare i suoi versi dal mondo che ha saputo soltanto portare dolore a chi non è stato capace di amarlo, nella seconda quartina il poeta chiede loro di fuggire con quel bagaglio di esperienze che egli non ha voluto o saputo nascondere, preferendo l’incolta sincerità alle bugie.

Nelle terzine si fa esplicito l’invito alle rime di cercare la donna che egli amò, una donna che è stata causa della sua sofferenza tanto da fargli sentire vicina la morte. E’ giunto il momento di lasciare da parte la finzione e permettere alle rime, testimoni dell’agonia del poeta, di rendere partecipe la donna di questo suo grande amore.

barra separazione rosa

cavalcanti donnaAffidare ai versi i propri tormenti d’amore, come ho già detto, non costituiva né costituisce un fatto eccezionale. Un poeta stilnovista, Guido Cavalcanti (vissuto a Firenze tra il 1258 e il 1300), scrisse una ballata con lo stesso intento che anima Guerrini:

Perch’i’ no spero di tornar giammai,
ballatetta, in Toscana,
va’ tu, leggera e piana,
dritt’ a la donna mia,
che per sua cortesia
ti farà molto onore.

Tu porterai novelle di sospiri
piene di dogli’ e di molta paura; […]

Deh, ballatetta mia, a la tu’ amistate
quest’anima che trema raccomando:
menala teco, nella sua pietate,
a quella bella donna a cu’ ti mando.
Deh, ballatetta, dille sospirando,
quando le se’ presente:
«Questa vostra servente
vien per istar con voi,
partita da colui
che fu servo d’Amore».
(QUI trovate il testo completo)

Non è affatto inusuale, inoltre, che anche i cantanti s’ispirino ai vecchi e amati (almeno così spero) poeti. In tempi molto più recenti un cantautore che fu anche un vero poeta, il compianto Lucio Dalla, scrisse e cantò un pezzo chiamato semplicemente Canzone, in cui affidò proprio alle note della sua “creatura” il compito di gridare l’amore per la sua donna:

Canzone cercala se puoi
dille che non mi lasci mai
va’ per le strade e tra la gente
diglielo dolcemente
[…]

Canzone trovala se puoi
dille che l’amo e se lo vuoi
va’ per le strade e tra la gente
diglielo veramente
non può restare indifferente
e se rimane indifferente
non è lei
(QUI potete trovare l’intero testo)

[immagine donna da questo sito]

12 febbraio 2014

I QUARANT’ANNI DI ROBBIE WILLIAMS

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robbie williams nicole kidman
Ognuno ha le sue debolezze, io ho le mie. Adoro Robbie Williams, che ci posso fare?
Come diceva la Marchesini, del trio Solenghi-Marchesini-Lopez, quanto m’attizza ‘st’ omo! …

La foto sotto il titolo ricorda uno dei miei album preferiti: Swing When You’re Winning, del 2001. Contiene canzoni famose degli anni Cinquanta e Sessanta, rigorosamente swing, tra cui Something stupid cantata assieme all’attrice Nicole Kidman (nel pezzo originale le voci erano quelle di Frank Sinatra e sua figlia Nancy).

E così il bello dei Take That – il più bello perché anche gli altri non sono da buttare – ha compiuto 40 anni e ne ha fatta di strada. Pare abbia messo la testa a posto, ma non del tutto. Robbie Williams ha sposato Ayda Field il 7 agosto 2010, dopo un fidanzamento di circa quattro anni. Il 18 settembre 2012 è nata la loro prima figlia, Theodora Rose.

Ha venduto milioni di dischi, è l’unico artista ad aver raggiunto la cifra record di 17 premi BRIT Awards. Detiene anche un primato da Guinnes: ha venduto 1,6 milioni di biglietti in un solo giorno per il tour mondiale del 2006.

Le canzoni di Williams mi piacciono tutte ma quella che preferisco in assoluto è Feel: semplicemente fantastica.

BUON COMPLEANNO ROBBIE!

[immagine dal Corriere]

27 ottobre 2013

ADDIO A LOU REED LEGGENDA DEL ROCK

Posted in canzoni, vip tagged , , , , , , , , a 9:10 pm di marisamoles

Lou Reed
Una vita discutibile, la sua. Gli eccessi hanno forse contribuito ad accorciargli la vita. E’ morto a 71 anni Lou Reed, la leggenda del rock.

Fondatore dei Velvet Underground, ha presto lasciato il gruppo per darsi alla carriera di solista.
Reed, che ha firmato come autore la maggior parte delle canzoni dei Velvet Underground, era entrato a far parte, insieme alla band, della factory di Andy Warhol, promotore e finanziatore del primo album (famoso per la sua copertina che ritrae una fallica banana disegnata dallo stesso Warhol e che poteva essere sbucciata).

“Walk on the wilde side” rimane, a mio parere, pur nella trasgressività del testo, una delle più belle canzoni di ogni tempo.

Lou, walk on the wilde side of the Heaven, now.

[foto dal Corriere]

12 giugno 2013

GRAZIE DEI FIORI

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Sabato 8 giugno è stato l’ultimo giorno di lezione per quest’anno. Un anno pesante, decisamente. Quatto classi e cinque materie con valutazione scritta e orale (tre italiano e due latino) hanno messo a dura prova la mia resistenza psicofisica.

Ricordate il post d’inizio anno? Be’, diciamo che me la sono cavata e ho pure avuto le mie soddisfazioni. Quando il duro lavoro paga, è sempre un piacere.

Insomma, sabato mattina, ultimo giorno, avevo due ore sole in due delle quattro classi.
La prima ora arrivo in seconda, classe che al 99% lascerò, affidandola alle esperte mani di un collega.
Mi dirigo verso la porta dell’aula e stranamente sono silenziosi. Di solito, specie il sabato, li sento urlare dal piano terra (la classe sta al primo) e siccome qui la mattina del sabato c’è il mercato, immancabilmente entro urlando (più di loro altrimenti non mi sentono): “ma dove siamo? al mercato di viale Vat?!”.
Sabato, niente urla e appena entro capisco il perché: mi stanno aspettando con un mazzo di rose rosa. Che dire? Non me l’aspettavo. Sono stati gentili, mi hanno voluta salutare con un omaggio floreale visto che il prossimo anno non sarò con loro. Di bienni ne ho finiti tanti eppure non ho quasi mai ricevuto un pensiero così carino.

La seconda ora ho lezione – si fa per dire perché il sabato, l’ultimo, in pratica si festeggia mangiando e bevendo … niente alcolici, naturalmente – in terza.
Una classe difficile, un assemblaggio di più seconde con l’innesto di qualche singolo allievo proveniente da altre scuole. Insegnando solo italiano, quattro ore, ho avuto l’impressione che fossero davvero poche per conoscerli. Peccato. Lo scorso anno avevo dovuto chiedere di separare la cattedra di Italiano dal Latino per poter proseguire con la seconda, altrimenti l’avrei persa (e mi sarei persa pure le rose!). Ormai, da quando siamo obbligati alle 18 ore di cattedra siamo solo numeri, della didattica non importa più a nessuno.

Arrivo nel corridoio del secondo piano e vedo un gruppetto di allievi sulla porta. Loro sanno che li voglio trovare tutti dentro, è tutto l’anno che lo ripeto. Ripeto anche che tra un’ora e l’altra non si va in bar a bere il caffè, che al ritorno dalla palestra non si fa la sosta al distributore per prendere la bottiglietta d’acqua, che poi è pure ghiacciata e loro sono sudati e poi si ammalano. Parole al vento.

Mi avvicino alla porta della classe e penso: “non posso mica entrare e fare la predica anche l’ultimo giorno di scuola”, poi però sento che c’è qualcosa di strano: la porta è chiusa. Loro sanno che la devono lasciare aperta …
Entro e vengo accolta con un applauso. Maddai, dico, pure l’applauso. E quando si fanno avanti tre dolci fanciulle (perché i maschi, si sa, sono timidi) e mi porgono un mazzo con tre rose rosse, allora mi sciolgo. Ma pensa tu, non me l’aspettavo. E loro: “legga il biglietto, prof, poi capisce” e mi consegnano un cartoncino con la foto di classe (quella in cui non ho voluto posare per non rovinarla!). All’interno le firme (con breve descrizione di ognuno … non sono convinta che ciascuna sia di proprio pungo) e la dedica. Vabbè, la potete leggere nell’immagine qua sotto.

biglietto rose 3M

Insomma, una vera e propria captatio benevolentiae. Ma sono stati carini lo stesso, interessati ma carini. E io mi lascio sfuggire pure una cosa che non si dovrebbe mai dire, “siete stati la classe che mi ha dato più soddisfazione”, certo, pensando alle premesse …
Naturalmente non sfugge ai miei allievi di terza le rose che ho già in mano. Si affrettano a sottolineare che loro me le hanno regalate rosse, quelle di baccara, mica rosa. Troppo simpatici.

E così è terminato quest’anno scolastico, almeno per quel che riguarda le lezioni. E io sono qui che mi godo i loro bei sorrisi nella foto che tengo sulla scrivania. Lo so che sperano che l’anno prossimo sarò la loro prof anche di latino ma io ora non ci voglio pensare. A Seneca e Cicerone penseremo a settembre.

Intanto GRAZIE DEI FIOR, come cantava Nilla Pizzi. Ma siccome loro non sanno nemmeno chi sia, ho deciso di postare il video della versione di Arbore e Frassica, decisamente più vivace.

Non mi resta che augurare a TUTTI

buone_vacanze_

8 marzo 2013

LE DONNE AMANO

Posted in canzoni, donne tagged , , , , , a 5:48 pm di marisamoles

Non amo festeggiare questa giornata.
Le donne dovrebbero essere ricordate tutti e 365 giorni e non solo l’8 marzo. E poi, come tutte le feste commerciali, questa giornata perde il vero senso e ci si dimentica anche il motivo per cui è stata scelta proprio questa data per la Giornata Internazionale della Donna, alla quale la comune dicitura “Festa della Donna” rende poco onore.

Tuttavia, oggi voglio farvi un regalo. Una bellissima canzone di Peppino di Capri che racchiude nel testo tutti i misteri, le contraddizioni e l’unicità del meraviglioso universo femminile.

Le donne amano … purtroppo non sempre c’è qualcuno che se ne accorge.

Le Donne Amano

Non le cambierai
sono l’amore
fragili ma poi
più forti di noi
non le cambierai
sono la luce
sono la poesia
quella che ogni notte
scriverai per lei
le donne amano
con tutta l’anima
ad occhi chiusi stanno lì a sognare
quando promettono sai non tradiscono mai
le donne amano
e ti perdonano
bambine sempre complicate
che si nascondono dietro un semplice no
le donne sono il bacio di una sera
il profumo della primavera
che tu cercherai a Capri con lei
le donne vivono su di una nuvola nel loro mondo fatto d’illusioni
e quando sono nei guai non lo ammettono mai
le donne amano
e quando amano
lo fanno senza pudore
perché è amore
le donne amano senza una logica quell’universo non lo puoi capire
ma poi sorridono
il cuore ha già detto di sì
le donne fingono ma se ti vogliono nessuno al mondo le può fermare
per amore sai non lo nascondono mai
le donne sono il bacio di una sera
una musica leggera che tu ballerai soltanto con lei!
Le donne amano e se ti vogliono nessuno al mondo le può fermare
perché in amore non si arrendono mai
le donne sono il bacio di una sera
le pazzie che rifaresti ancora
soltanto per lei
soltanto con lei
le donne amano…

1 marzo 2013

I GIARDINI DI MARZO

Posted in affari miei, canzoni tagged , , , , , , , , a 10:33 pm di marisamoles

Il carretto passava e quell’uomo
gridava gelati
al ventuno del mese i nostri soldi
erano già finiti
io pensavo a mia madre
e rivedevo i suoi vestiti
il più bello era nero coi fiori
non ancora appassiti
all’uscita di scuola i ragazzi
vendevano i libri
io restavo a guardarli cercando
il coraggio per imitarli
poi sconfitto tornavo a giocar
con la mente e i suoi tarli
e la sera al telefono tu mi chiedevi
perché non parli uh uh
che anno è
che giorno è
questo e’ il tempo
di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell’anima
in fondo all’anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime
le mie malinconie
l’universo
trova spazio
dentro me
ma il coraggio di vivere quello
ancora non c’è
i giardini di marzo si vestono
di nuovi colori
e le giovani donne in quel mese vivono
nuovi amori
camminavi al mio fianco e ad un tratto
dicesti tu muori
se mi aiuti son certa che io
ne verrò fuori
ma non una parola chiarì
i miei pensieri
continuai a camminare lasciandoti
attrice di ieri uh uh
che anno è
che giorno è
questo è il tempo
di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell’anima
in fondo all’anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore
amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime
le mie malinconie
l’universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello
ancora non c’è.

I giardini di marzo si vestono di nuovi colori

Non so, sarà che oggi è solo il 1° marzo ma io questi nuovi colori non li vedo. L’erba è un po’ più verde, sì, ma gli alberi portano ancora la tristezza dell’inverno. Qua e là si vede qualche primula ma non nei giardini, davanti ai negozi dei fiorai.

Io questi nuovi colori non li vedo. Sarà che la mia vita da un po’ di tempo è in bianco e nero, nero come il cappottino che volevo comprare oggi ma un incontro mi ha fatto passare la voglia. Parlammo a lungo ma non una parola chiarì i miei pensieri continuai a camminare lasciandoti attore di ieri. E dire che quella persona di cui parlammo a lungo dovrei conoscerla bene. Credevo di conoscerla, ne ero convinta, anzi. Un attore di ieri, di oggi, di domani. Quando smetterà di fingere? Forse mai.

questo è il tempo di vivere con te

Con te, senza te, che differenza fa? e poi ancora ancora amore amor per te ma a questo punto io di fare l’attrice non ho proprio voglia. Casomai mi sento una comparsa nella tua vita, io che credevo di avere la parte della protagonista. Quale regista malvagio mi ha tolto la parte? Perché? Non andavo più bene?

ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è

Certo, per vivere adesso ci vuole coraggio e non so se lo troverò. Lo cercherò nelle tasche dei vecchi jeans abbandonati in chissà quale scatola. O forse è rimasto impigliato nella trama di quella maglia color rosa pesco che ti piaceva un sacco, quella che indossavo il giorno in cui ti accorgesti di me. Fiori rosa fiori di pesco c’eri tu … c’eri ma ora dove sei? Voglio dire, sei davanti a me ma non ti vedo perché tu non mi vedi. Noi non ci vediamo. Le mie mani come vedi non tremano più e ho nell’anima in fondo all’anima cieli immensi e immenso amore ma forse sta troppo in fondo all’anima e si nasconde nei cieli immensi così tu non lo vedi.
se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori. Il fatto è che son certa che non mi vuoi aiutare.

i giardini di marzo si vestono di nuovi colori e le giovani donne in quel mese vivono nuovi amori

Io giovane donna non sono, non più. Ai nuovi amori non penso, sarà per questo che di nuovi colori non ne vedo proprio. E nemmeno il carretto passava e quell’uomo gridava gelati, ché fa ancora troppo freddo per mangiare i gelati. Anche le gelaterie sono in letargo, qualcuna ha chiuso definitivamente perché il gelato comincia ad essere un lusso.

E fa ancora troppo freddo per le gite fuori porta, fiumi azzurri e colline e praterie dove corrono dolcissime le mie malinconie devono aspettare momenti migliori. Le malinconie, quelle no, non aspettano, per loro ogni momento è buono. Marzo o aprile, non fa differenza. Anche settembre va bene. E i giardini si vestono di nuovi colori. Va anche meglio ai ragazzi.

all’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli

A marzo no, non li vendono i libri, troppo presto, c’è quasi tutto un quadrimestre ancora. A settembre, casomai. I più fortunati a giugno, quelli che non rischiano nulla. Io non rischiavo mai eppure il coraggio di imitarli non lo trovavo. Nemmeno lo cercavo. Solo una volta un’amica mi supplicò di venderle i libri dell’ultimo anno di liceo. Il primo che le diedi – volevo proprio regalarglielo! – fu quello di letteratura italiana, ironia della sorte. Il Pazzaglia, ancora me lo ricordo, lo odiavo. Ironia della sorte.

al ventuno del mese i nostri soldi erano già finiti

Questo vale per marzo, aprile, maggio … per fortuna io prendo lo stipendio il 23. Ma in fondo che sono mai i soldi quando l’universo trova spazio dentro me? Lo spazio, il tempo, la vita … che vita è? Vorrei dirlo ma non posso. Sarei volgare e non lo sono. L’importante è farsi capire … ma quando mai mi hai capita tu?

che anno è che giorno è questo e’ il tempo di vivere con te

Io vorrei, non vorrei ma se vuoi … a tale proposito ho le idee confuse e Battisti che mi frulla per la testa. E ricordo la mia amica Irene con cui passavamo pomeriggi interi ad ascoltare La canzone del sole e Motocicletta 10 HP. Non ho mai capito come si possa essere così scemi da viaggiare a fari spenti nella notte ma non avevo ancora la patente, sicché …
E poi ricordo anche Federico, mio compagno di scuola e amico, volevo fosse anche il mio ragazzo ma lui no. Andavo da lui e ascoltavamo Battisti a tutto volume. Mi chiedevo perché credevo di volare e non volo credevo che l’azzurro dei tuoi occhi per me fosse sempre cielo, non è. L’ho capito quando, anni dopo, durante l’intervallo, mi hai messo le mani addosso e ti volevo mollare un ceffone. Non l’ho fatto ma i tempi erano diversi per noi, io volevo e tu no tu volevi e io no. Troppo diversi noi, il tempo ci ha dato ragione.

che anno è che giorno è?

Oggi è il 1° marzo 2013. Penso a ventitré anni fa e mi rendo conto che la mia vita non è proprio inutile. l’universo trova spazio dentro me e il coraggio di vivere quello ancora ce l’ho.

14 febbraio 2013

MODA’ A SANREMO CON UN BRANO DELLA COLONNA SONORA DI “BIANCA COME IL LATTE …”

Posted in canzoni, Festival di Sanremo tagged , , , , , , , a 7:34 pm di marisamoles

Non ho seguito molto, almeno finora, Sanremo ma devo dire che la canzone dei Modà, “Se si potesse non morire”, mi ha colpito molto. Lo stile è quello, inutile negarlo, un po’ ripetitivo rispetto ad altri successi. Però, ascoltando le parole e seguendo la melodia, questo pezzo mi raccontava qualcosa di nuovo e, nello stesso tempo, di già sentito.

Ho scoperto solo da qualche minuto – non seguo molto giornali e tv che parlano del festival della canzone italiana, in questi giorni – che il pezzo dei Modà è uno dei brani compresi nella colonna sonora del film, in uscita il 4 aprile, tratto dal best seller di Alessandro D’Avenia Bianca come il latte rossa come il sangue. Alessandro ne ha dato notizia sul suo blog da cui ho scaricato il video sotto.

Buon ascolto e buona visione … aspettando il 4 aprile.

1 marzo 2012

CIAO LUCIO

Posted in canzoni tagged , , , , , a 3:54 pm di marisamoles


“4 MARZO 1943”

Lucio Dalla

Dice che era un bell’uomo
e veniva, veniva dal mare…
parlava un’altra lingua…
però sapeva amare;

e quel giorno lui prese mia madre
sopra un bel prato..
l’ora più dolce
prima di essere ammazzato.

Così lei restò sola nella stanza,
la stanza sul porto,
con l’unico vestito
ogni giorno più corto,

e benché non sapesse il nome
e neppure il paese
m’aspetto’ come un dono d’amore
fino dal primo mese.

Compiva sedici anni quel giorno
la mia mamma,
le strofe di taverna
le cantò a ninna nanna!

e stringendomi al petto che sapeva
sapeva di mare
giocava a far la donna
col bimbo da fasciare.

E forse fu per gioco,
o forse per amore
che mi volle chiamare
come nostro signore.

Della sua breve vita, il ricordo,
il ricordo più grosso
e’ tutto in questo nome
che io mi porto addosso.

E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino.

E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino.

1. MARZO 2012 CIAO LUCIO, ORA INIZIA IL SECONDO TEMPO.

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