14 agosto 2016

ASPETTARE LE VACANZE PER LEGGERE UN BUON LIBRO. MA QUAL È “LA LETTURA DA OMBRELLONE?”

Posted in affari miei, libri, vacanze tagged , , , , , , , , , a 8:55 pm di marisamoles

libriperestate
Il Buon Lettore aspetta le vacanze con impazienza. Ha rimandato alle settimane che passerà in una solitaria località marina o montana un certo numero di letture che gli stanno a cuore e già pregusta la gioia delle sieste all’ombra, il fruscio delle pagine, l’abbandono al fascino d’altri mondi trasmesso dalle fitte righe dei capitoli.
(Italo Calvino)

E’ vero: molti, come me, aspettano tutto l’anno l’estate per fare una bella scorpacciata di libri, cercando in questo modo di mandare in letargo, per dieci lunghi mesi, la voglia di leggere.

Ogni estate leggo tra i 10 e i 15 romanzi, di varia lunghezza e genere. La maggior parte del tempo che dedico ai libri lo passo in casa. Quest’anno poi, per vari motivi, non sono ancora andata al mare né ho preso il sole sull’amato terrazzino che considero un po’ la mia spiaggia privata. Ma quando decido di portarmi qualcosa da leggere al mare, cerco innanzitutto un libro leggero, per tematica e stile, perché per la lettura generalmente amo il silenzio e, si sa, in una spiaggia affollata tutto c’è meno che pace. Per questo motivo, non potrei scegliere come “lettura da ombrellone” un Dostoevskij e nemmeno un saggio filosofico. Non riuscirei a concentrarmi tra pianti di bimbi, urla di adulti e rumorose partite a tamburello di adolescenti. Non parliamo poi delle bocce…

chiara_gamberaleCertamente, non intendo sminuire né giudicare una schifezza un romanzo nel momento in cui decido di portarmelo in spiaggia.
Di diverso avviso pare essere Chiara Gamberale che recentemente, in questo articolo apparso su La Stampa, ha criticato chi definisce certe letture “da ombrellone”.
Così esordisce la scrittrice romana:

Se c’è un’espressione che mi è sempre suonata incomprensibile è proprio: «libri da sotto l’ombrellone». O meglio, mi è sempre suonata incomprensibile la garanzia di spensieratezza richiesta a questi libri.

Poi continua con certe elucubrazioni che onestamente non riesco a capire. Se leggete l’articolo poi magari riuscirete a spiegare quello che non ho compreso…
E dopo alcuni titoli consigliati, conclude con queste parole: “Nessuno «da sotto l’ombrellone», c’è da scommetterci.”

Ora, non vorrei sembrare presuntuosa, ma credo che la Gamberale se la sia presa perché ho recensito, nel mio blog estivo, il suo romanzo Per dieci minuti definendolo “lettura da ombrellone” (ho comunque ribloggato anche qui il post). Non c’è altra spiegazione. Una non se ne esce, così di punto in bianco, con un articolo a bacchettare chi definisce “da ombrellone” certe letture, quasi fosse un’offesa. Tra l’altro, nel mio commento, ho detto chiaramente di aver apprezzato questo romanzo. Riporto la parte conclusiva del post:

Il romanzo della Gamberale mi è piaciuto soprattutto per lo stile, fresco e scorrevole, che nonostante tratti situazioni complesse dal punto di vista interiore, sa sdrammatizzare. Chiara, forse perché la vicenda narrata è in parte autobiografica, è in grado di scavare a fondo nell’animo umano alla ricerca di un equilibrio che sembra perduto per sempre. Il messaggio di questo romanzo è di speranza, perché anche dalle situazioni più complesse e dolorose si può uscire, scoprendo potenzialità che non si sospettava di possedere e persone che fanno da perno alla propria vita, anche in sostituzione di altre che prima venivano considerate uniche e insostituibili.

La scrittrice, inoltre, ha ignorato il fatto che la recensione del suo romanzo è ospitata da un blog “vacanziero”. Guardando la homepage, si nota facilmente che i commenti sono classificati come “chiacchiere sotto l’ombrellone” e i lettori che costituiscono la cosiddetta comunity vengono chiamati “vicini di ombrellone”. Quando ho deciso di dedicare qualche post del mio temporary blog alle letture, mi è venuto spontaneo classificare la categoria come “Letture sotto l’ombrellone”. Tra l’altro, per par condicio, ho anche stabilito di postare i consigli di lettura alternandone la pubblicazione su un blog e l’altro, senza creare discriminazioni di sorta.

Mi spiace di avervi tediato con queste precisazioni, che probabilmente la Gamberale non leggerà mai, ma mi sono sentita additata e, come sempre accade, non riesco a tacere. In più lei non ha un account twitter, altrimenti avrei risolto la faccenda con qualche tweet… molti, dato che i 140 caratteri mi stanno assai stretti. 🙂

libri_estate
Detto questo, è ovvio che ciascuno è libero di portare in spiaggia o sui monti i libri che preferisce. Pertanto, elencherò quelle che per me devono essere i requisiti di un romanzo da leggere sotto l’ombrellone.

1. Brevità. Tra le 100 e le 150 pagine al massimo, perché preferisco se possibile terminare la lettura in giornata.
2. Trama non troppo complicata e non troppi personaggi, altrimenti non riuscirei a ricordare tutto e voglio evitare di fare passi indietro per rileggere quanto già letto.
3. Stile fresco, moderno, non troppo artificioso. Mi rendo conto che, se si stratta di un/una autore/autrice non conosciuti, è impossibile prevederne lo stile. Motivo per cui preferisco non rischiare e leggere o un autore già letto o di cui ho sentito parlare, anche seguendo le recensioni.

C’è però una caratteristica imprescindibile che, per quanto mi riguarda, un romanzo deve possedere per poter essere letto in spiaggia: la capacità di farmi immergere completamente nella lettura, facendomi estraniare da tutto ciò che accade intorno. Purtroppo non sempre ciò accade e, soprattutto, tale qualità non si può conoscere a priori.
Ma una volta che accade, state pur sicuri che se vi consiglio una “lettura da ombrellone” potete fidarvi (tutt’al più potrebbero non collimare i gusti… e su quelli, come sapete, non si discute).

E per voi, quale requisiti deve possedere un libro per potervi fare compagnia sotto l’ombrellone?

P.S. Giusto per chiarire, in passato sotto l’ombrellone ho letto Austin, Wilde, Svevo, Pirandello, Némirovsky, Dumas… insomma, anche classici. Ora ho davvero tanta voglia di leggerezza. Che non è sinonimo di “letture mediocri”.

[immagine sotto il titolo da questo sito; immagine centrale da questo sito]

10 settembre 2014

IO NON CAPISCO LA RAGAZZA DELLO SPOT TRIVAGO

Posted in donne, pubblicità, Uomini e donne, vacanze, viaggi tagged , , , , , , a 5:30 pm di marisamoles

Ricordate la ragazza punk, che chiamerò Nina, e il bel tipo, barbuto, con i capelli lunghi, che chiamerò Jack, della vecchia pubblicità Trivago? Tipi decisamente diversi. In comune avevano, allora, solo l’albergo. Ma lei è più furba: sceglie la tariffa minore per avere gli stessi servizi di lui. Ganza la ragazza.

Lei e lui, nello stesso hotel, s’incontrano in piscina, nasce la complicità, lo sguardo è ammiccante … La sera si ritrovano, lui tirato a lucido, con i capelli raccolti, in un abito nero elegante, bello da far paura … lei, vestita molto easy, con i capelli sparati, mastica un chewing gum e fa pure la bolla. Entrano in ascensore e … non ci vuole una fervida fantasia per immaginare il seguito.

Due anni dopo, ritroviamo Jack e Nina a Berlino. Un viaggio romantico assieme, ancora una volta nello stesso albergo. Belli come il sole, simpatici, complici fino quasi a scambiarsi lo spazzolino da denti. Lei è meno punk, lui è più easy, senza rinunciare alla classe che l’aveva contraddistinto nel precedente spot. In una scena porta la sua amata in braccio fino alla porta della camera. Bello, galante e …. ricco, se due anni prima poteva spendere decisamente di più per dimorare nello stesso hotel di Nina.

Una voce fuori campo, al termine dello spot, dice: “Quando prenoto voglio farlo al minor prezzo. Forse chiedo troppo?”

Ma, allora, bella mia, non hai capito nulla della vita! Che caspita t’importa del minor prezzo quando lui poteva permettersi di pagare molto più di te? Hai trovato un uomo bello, galante, romantico e ricco … fatti furba e cogli al balzo l’occasione per non badare a spese!

Chiedi troppo? No, troppo poco.

22 agosto 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: IL CAMPEGGIO IN CITTA’ PER CONOSCERSI MEGLIO

Posted in attualità, La buona notizia del venerdì, società, talenti, vacanze tagged , , , , , , , , , , , a 5:52 pm di marisamoles

campeggio in città
Passare le vacanze in città non è più da “sfigati” come una volta. Ormai, come ho scritto QUI, le città non si svuotano nemmeno a Ferragosto. Però rimanere dentro le quattro mura domestiche, sempre le stesse, per 12 mesi all’anno è davvero triste. Perché allora non provare una vacanza diversa, pur rimanendo in città e senza spendere molto?

La notizia proviene da Amsterdam dove, in tre parchi cittadini, l’Oosterpark, il Rembrandtpark e il Noorderpark, è stato allestito un campeggio per vacanzieri con tanta voglia di fare nuove conoscenze, cosa non sempre facile in una grande città dove i contatti umani sono sempre sfuggenti.

L’iniziativa è già collaudata e si è ripetuta nel periodo di Ferragosto. «De Buurtcamping – In camping con i vicini» è nata dall’idea di Roderik Schaepman, olandese residente nella capitale ma nato e cresciuto in Drente, la regione più verde e tranquilla dell’Olanda.

«Volevo che anche in una grande città ci fosse quell’atmosfera cordiale e accogliente, come nel paesino di 400 abitanti in cui sono nato – racconta Schaepman -. E poi in un camping è molto facile entrare in contatto. Il nostro motto è Power to the crowd, se metti insieme tante persone con tutti i loro talenti vengono fuori delle cose bellissime: nuovi rapporti di lavoro, relazioni romantiche, iniziative sociali. Poi fra i nostri ospiti abbiamo accolto anche alcuni senza tetto, che al camping si sono sentiti accettati come tutti gli altri. Se ci si mette insieme si possono raggiungere obiettivi insperati e migliorare veramente il mondo. L’idea del nostro camping può funzionare in ogni parco del pianeta».

La quota per partecipare era davvero esigua: 20 euro a persona per tutti i tre giorni, più 20 euro per la tenda. Nei tre parchi si sono ritrovate più di 700 persone, di cui un terzo rappresentato da quelli che hanno un sussidio per vivere o comunque un reddito annuo lordo al massimo di 21.000 euro, coloro che quindi non possono permettersi di andare in vacanza. Un altro terzo costituito dai volontari, che organizzano le più svariate attività durante il soggiorno e fanno sì che il campeggio funzioni e il restante terzo è rappresentato da persone comuni che vivono nel quartiere.

Un’esperienza che non è servita soltanto a familiarizzare tra vicini ma anche a divertirsi. Molte sono state, infatti, le attività proposte: lezioni di yoga, trattamenti di shiatsu e fisioterapia, lettura dei tarocchi, corsi per fare il pane o i cup-cakes, per la corsa di fondo o per imparare a dipingere. I genitori hanno potuto persino prenotare una ninna-nanna che veniva cantata davanti alla tenda per far addormentare i bambini.

A me sembra davvero una bella idea e non solo per chi non si può permettere una vacanza fuori porta. Anzi, potrebbe essere un’occasione per imparare cose nuove, per dare una mano a chi ha bisogno e per mettere al servizio della collettività il proprio talento.

E voi che ne dite? Sarebbe possibile organizzare una cosa del genere nelle nostre grandi (ma anche in quelle più piccole) città?

QUI potete vedere il VIDEO girato lo scorso anno.

[fonte: Corriere.it; immagine da questo sito]

ALTRE BUONE NOTIZIE

Il bus del tè, per coltivare relazioni di laurin42

“Music for peace”, la carovana umanitaria parte per Gaza (Buonenotizie di Corriere – @Corriereit)

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

14 agosto 2014

FERRAGOSTO IN CITTA’

Posted in attualità, auguri, famiglia, poesia tagged , , , , , , , , , , a 6:39 pm di marisamoles

Vignetta-Ferragosto-Ferragosto in città, e dov’è la novità?

Una volta le città si svuotavano veramente non solo a Ferragosto ma per tutto il mese. Trovare un negozio aperto era un’impresa. Per la spesa non si poteva fare affidamento sui grandi supermercati di oggi. C’erano i piccoli negozi di alimentari a gestione familiare che, però, in agosto tenevano le saracinesche abbassate per tutto il mese. Il titolare ti portava la spesa a casa con il sorriso, senza chiederti nulla in cambio. Si chiamava “cortesia”. Ormai è una parola che forse qualcuno associa ai romanzi cavallereschi o alla poesia in lingua d’Oc, se è istruito, o al massimo all’auto che qualche officina meccanica ti impresta per il tempo che ci vuole a ripararti la macchina.

Un tempo le ferie erano sacre e nessuno ci rinunciava. Magari si risparmiava tutto l’anno ma quelle due settimane (a volte anche un mese intero) si passavano fuori casa. Il riposo era un diritto. A casa non ci si riposava.

Ora le cose sono cambiate. Il traffico di qualche Ferragosto fa è solo un ricordo. Tutti a casa o quasi. Il meteo, poi, almeno qui al Nord Est, sembra complice di questa crisi che pare non finire mai. Non fa che piovere: che ci sia lo zampino del governo? Il vecchio detto è più che mai attuale.

Per caso ho scovato una vecchia filastrocca di Gianni Rodari. Leggendola mi sono resa conto di quanto sia attuale.

Ferragosto

soleFilastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.

Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…

E chi quattrini non ne ha?
Solo, solo resta in città:
si sdrai al sole sul marciapiede,
se non c’è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.

Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;

“Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato”.

Che dite, gliela mando @matteorenzi via Twitter?

Comunque sia, BUON FERRAGOSTO A TUTTI!

[immagine da questo sito]

3 gennaio 2014

UN CAFFÈ AL SAN MARCO (A TRIESTE), NEL CENTENARIO DELLA SUA FONDAZIONE

Posted in affari miei, cultura, Friuli Venzia-Giulia, Trieste tagged , , , , , , , , a 2:52 pm di marisamoles

caffe-san-marco
La scorsa settimana, tra Natale e Capodanno, mi sono fermata qualche giorno a Trieste, la mia città natale.
Erano anni che non potevo davvero godermi la città, tutta presta dal consueto via vai tra casa dei miei genitori e quella di mio suocero (che purtroppo non c’è più). Si può dire che mio marito ed io riuscivamo solo a goderci la splendida vista delle Rive e di Piazza Unità d’Italia, dai finestrini dell’automobile.

Quest’ultimo soggiorno a Trieste, invece, è stato caratterizzato dalla riscoperta della mia città che ho trovato davvero cambiata.

Albero Natale trieste

Ho fatto un giro nel centro, facendo da Cicerone a un mio cugino e alla sua bellissima figlia, provenienti da Lugano e di passaggio da casa dei miei. Sono riuscita a vedere dal vivo uno degli alberi di Natale più belli del mondo, situato nella splendida cornice di piazza Unità. Per dire il vero, l’albero non è un granché ma gli effetti di luce che vengono costantemente proiettati sul palazzo del municipio, cambiando forma e colori, creano un’atmosfera magica e suggestiva. Ai piedi dell’albero (donato dai “cugini” austriaci), un bel presepe a grandezza quasi naturale dà mostra di sé completando il quadro natalizio con quel pizzico di sacro che si unisce al profano.

caffè san marco 2

Sabato mattina (il 28 dicembre) ho incontrato una delle mie ex compagne di liceo con cui ho ripreso i contatti in occasione della bella festa per i 150 anni del Liceo Dante. Assieme siamo andate a bere un caffè al Caffè San Marco, uno dei più antichi e prestigiosi locali triestini. Un tempo ritrovo di letterati e gente di cultura che prediligeva l’alone asburgico di cui si ammanta il locale per i ritrovi tra intellettuali, ora frequentato da gente di tutte le età e arricchito di una libreria che occupa un’ala dell’ambiente, ormai troppo grande per le modeste frequentazioni dei triestini.
Ad un tavolo ho visto l’attrice giuliana Ariella Reggio … insomma, non è come incontrare Brad Pitt ma ci si può anche accontentare.

Una curiosità: all’interno del Caffè San Marco è stato girato, in parte, il video ufficiale della canzone “Sere Nere” di Tiziano Ferro, il cantante laziale che s’innamorò del capoluogo del Friuli-Venezia Giulia grazie all’amica Elisa (Toffoli) che l’aveva portato a Trieste in occasione della registrazione di un suo video.

Proprio oggi, in occasione del centenario, il quotidiano giuliano Il Piccolo pubblica un articolo, firmato da Claudio Ernè, sul Caffè San Marco di Trieste. Ve ne riporto qualche stralcio invitandovi a leggere l’intero pezzo a questo LINK.

livio-rosignano-trieste-interno-caffe-san-marco

Marco Lovrinovich, nato a Fontane d’Orsera, aprì ai triestini il 3 gennaio 1914 il Caffè San Marco nell’allora Corsia Stadion, oggi via Cesare Battisti. Non immaginava minimamente di aver realizzato una macchina del tempo in cui a un secolo di distanza dal giorno dell’inaugurazione continuano a mischiarsi e a stratificarsi miti, culture, ideologie, iniziative commerciali, conferenzieri, scrittori, studenti e turisti frettolosi.
Ognuno pensa di trovare tra il bancone nero e i tavolini con la base di ghisa qualcosa di irrimediabilmente perduto in ogni altro angolo della città: il sapore residuo dell’Impero asburgico spazzato via dalla Grande guerra, l’eco affievolito della Trieste che fu emporiale e commerciale, il riverbero tremolante delle luci dei caffè viennesi nell’ultima stagione dell’Austria Felix. […]
Il Caffè invece è sopravvissuto: ha superato devastazioni e fiamme, cambi di gestione e di abitudini, avvicendamenti politici, crisi economiche, mutamenti di bandiere. Gli ottoni ritornano periodicamente lucidi, i tavolini mantengono le posizioni originarie, il pavimento si scurisce impercettibilmente di giorno in giorno. Giornali, libri, quaderni, giacche e cappotti si aprono e si chiudono. Come accadeva un secolo fa quando il San Marco era uno dei punti di riferimento degli irredentisti filo italiani.
Oggi al contrario il Caffè si propone al pubblico come un’isola dai connotati asburgici, anche se nemmeno un ritratto, un segno di quella dinastia, è esposto alle pareti. In effetti quasi nessuno cerca più il sapore del “marchio” irredentista che Marco Lovrinovich, proprietario di trattorie e depositi di vini, aveva voluto imprimere al suo nuovo elegante caffè, […]

[immagini: Caffè San Marco da questo sito e da Il Piccolo; albero di Natale da questo sito; dipinto di Livio Rosignano da questo sito]

13 agosto 2013

SE IL PAZIENTE NON È PAZIENTE CHE PAZIENTE È?

Posted in affari miei, salute, vacanze tagged , , , , , a 9:00 pm di marisamoles

dal dentista
Molti sono portati a credere che il significato di “paziente”, nel senso di “ammalato”, ovvero chi ha bisogno di cure mediche, sia esattamente quello di “paziente”, cioè dotato di pazienza. Certamente quando abbiamo bisogno di cure dobbiamo essere pazienti: lunghe attese nello studio medico, file interminabili per prendere gli appuntamenti se abbiamo bisogno di esami o visite specialistiche, se ci rivolgiamo ai call center dobbiamo essere molto pazienti nell’attendere che l’operatore si liberi, sciroppandoci nel frattempo le musichette in linea, pazientemente dobbiamo aspettare mesi per poterci sottoporre ad un esame specialistico e così via.

Eh sì, un paziente deve essere paziente. Ma, stando all’etimologia, la parola “paziente” deriva dal verbo latino patior (per la precisione dal suo participio presente) che significa “sopportare”, nel senso che un paziente deve sopportare le cure che gli vengono consigliate.
Ciò non toglie che, sopportazione a parte, c’è bisogno anche di tanta pazienza. Specie quando capitano situazioni come quella in cui mi sono ritrovata io recentemente.

Avevo (ho) bisogno di cure odontoiatriche che il mio dentista di fiducia non fa. Per lui fare il dentista è praticamente un passatempo perché la sua attività principale è la fisioterapia, specializzazione che ha ottenuto dopo la laurea in medicina e in odontoiatria perché convinto che la maggior parte dei disturbi che si hanno in bocca dipendano dalla postura. Boh.

Il mio dentista mi manda da un collega e io attendo la fine della scuola per essere più libera oltreché più tranquilla. Mi presento in questo studio megagalattico, dove lavorano decine di persone. Il mio medico, invece, lavora da solo, non ha nemmeno l’assistente alla poltrona … mi trovo in uno mondo sconosciuto.
Siamo alla fine di giugno. Spiego la problematica, dico che il mio dentista di fiducia mi ha mandato là, da uno dei medici che lavorano nello studio, e chiedo un consulto. La segretaria, molto gentile e con il sorriso stampato sulla bocca, mi dice che il primo posto libero è il 26 luglio. Rimango allibita. Protesto perché pensavo di sottopormi alle cure nel più breve tempo possibile. Lei guarda il cielo e mi dà il bigliettino con l’appuntamento. Prego almeno che il medico si metta in contatto con il mio così si fa dire qual è il problema.

Pazientemente aspetto il 26 luglio. Tre giorni dopo, però, mi telefona la segretaria dello studio. Sono le 11 e 10 e mi trovo nel bel mezzo del cambio degli armadi, armata di spazzola elettrica per i vestiti, aspirapolvere, secchio con detersivo, panni umidi e asciutti a seconda delle esigenze. La signorina, molto gentile (suppongo anche sorridente … il videotelefono non ce l’ho) mi dice che sono proprio fortunata, che il dott. taldeitali è libero alle 11 e 30. Praticamente in 20 minuti devo farmi la doccia (almeno scrollarmi la polvere di dosso), truccarmi, vestirmi, pettinarmi e uscire … la distanza non è molta ma a piedi ci impiego, a passo veloce, un quarto d’ora. Guardo l’orologio e mi dico: impossibile. Protesto ma la signorina gentile e forse sorridente mi ricorda che altrimenti devo attendere il 26 luglio. Non faccio la doccia, non mi trucco, metto i primi vestiti che mi capitano sottomano e, decisamente impresentabile, m’incammino. Con tutta la più buona volontà non arrivo prima delle 11 e 40. Sapete quanto ho dovuto attendere in sala d’aspetto? 35 minuti.
Santa pazienza!

Ma il peggio doveva ancora arrivare. Il medico, gentile e sorridente, mi dice che comunque le cure cui mi devo sottoporre non potrò iniziarle prima di ottobre-novembre. Le agende sono piene. Panico! Protesto di nuovo e mi dice che vedrà quello che si può fare, che l’appuntamento del 26 luglio non serve più ma forse si trova un posticino per settembre. Mi saprà dire. Per il momento mi prepara il preventivo. Sudo e non perché ci sono 27 gradi.

Passa una settimana. La solita signorina gentile e sorridente, forse, mi manda un sms. Mi informa che si è liberato un posticino per il 5 luglio, che posso almeno iniziare, poi si vedrà. Nel frattempo mi arriva il preventivo ma non è che posso decidere se prendere o lasciare. Prendo.
Santa pazienza!

Arriva il 5 luglio e incontro il medico che si prenderà cura di me, letteralmente. Gentile, sorridente e … mio concittadino. Mi fa le feste, d’altronde non è così usuale trovare dei triestini che vivono a Udine. Dopo la visita, si occupa personalmente degli appuntamenti e, guarda caso, mi fa fissare quattro sedute entro ferragosto, “per una bella triestina come Lei rinuncio alla pausa pranzo del 14”.
Mi sembra lui un santo, a questo punto.

E arriviamo all’epilogo. Due settimane fa, dopo molte insistenze da parte sua, un’amica mi convince ad andare al mare con lei e fermarmi qualche giorno. Io tergiverso, dico che ho male alla cervicale e un occhio gonfio (cose vere, tra l’altro). Lei non demorde e viene a prendermi sotto casa. D’altronde io sono una che non si fa pregare ma qualche volta ha bisogno di maniere forti.
La giornata è bellissima, mi godo il sole, un bagno magnifico perché l’acqua è pulita e non troppo calda come nei giorni precedenti che aveva raggiunto i 33 gradi. Penso che la settimana successiva sarei dovuta andare dal dentista e che sarei rimasta inchiodata a casa fino a ferragosto. Guarda un po’ che combinazione, mentre sono in spiaggia mi chiama sul cellulare la segretaria del dentista, gentile e sorridente, ne sono sicura, e mi annuncia con gioia che posso anticipare i due appuntamenti della settimana di ferragosto così finisco tutto entro il 7. Mi invita ad andare in studio l’indomani mattina alle 8 e 30. Panico!

Insomma, se uno si sta godendo una specie di vacanza, forse l’unica della stagione, non ha proprio voglia di interromperla sul più bello. Però poi penso che nell’arco di pochi giorni potrei finire le cure e che di pazienza ne ho già avuta tanta. Penso che, viste le prospettive iniziali, avrei dovuto aspettare ottobre-novembre e invece … penso che sono davvero fortunata in fondo. E che la pazienza è la virtù dei forti.

Sono fortissima io, altroché.

Be’, in ogni caso, ferragosto sta arrivando e io sono ancora a casa. 😦

[immagine da questo sito]

24 luglio 2013

POSTI STRANI NEL MONDO: LE CASCATE CAMERON AD ALBERTA (CANADA)

Posted in vacanze, viaggi tagged , , , , a 4:00 pm di marisamoles

Cameron Falls (Canada)
Una fotografa davvero fortunata, Rochelle Coffey, ha immortalato un fenomeno che pare non sia così frequente: le acque delle Cameron Falls (Alberta, Canada) hanno assunto una colorazione rosso pomodoro, o per meglio dire tomato ketchup.
Il tutto è avvenuto nell’arco di due ore, tanto il tempo atteso da Rochelle e il marito che si trovavano in zona per controllare gli eventuali danni causati da un violento nubifragio.
Eppure per ben sei anni la donna aveva fotografato le cascate e l’acqua era sempre stata cristallina.

Il colore dell’acqua che sgorga dalle rocce pare sia dovuta alla pioggia caduta abbondante in precedenza che ha trascinato con sé un sedimento di colore rosso chiamato Argolite.
Infatti, il Waterton Lakes, dove si trovano le cascate, è un parco nazionale in cui si trovano alcune tra le più antiche rocce sedimentarie presenti nelle Montagne Rocciose canadesi, che risalgono a 1.500 milioni di anni fa.

[LINK della fonte]

5 luglio 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: LA RINASCITA DEL PRINCIPE TRASIMENO

Posted in La buona notizia del venerdì, luoghi d'Italia, vacanze tagged , , , , , , a 6:05 pm di marisamoles

Non è facile trovare delle buone notizie di questi tempi. Ma ho preso un impegno e in questi casi non mi tiro mai indietro. Però devo ammettere che in questa buona notizia mi sono imbattuta per caso, cercando delle informazioni sul lago Trasimeno, incuriosita dal fatto che un’amica avesse scelto proprio questa meta per passare un periodo di vacanza.
L’articolo, firmato da Marco Gasperetti per Il Corriere, è talmente bello che non mi va di “metterci mano”, rielaborando il testo come faccio di solito. Ve lo riporto in parte, invitandovi a continuare la lettura al link dell’articolo originale.

trasimeno

La voce della ninfa si ascolta al tramonto quando arriva la brezza e le foglie vibrano sul lago quasi accarezzandolo. E’ un lamento triste e senza tempo provocato, come racconta la leggenda, dal dolore di quella creatura mitica per la perdita del principe Trasimeno, il suo grande amore, annegato in quelle acque. Eppure quel pianto, dicono in molti, non è della ninfa Agilla, bensì del lago stesso (che ha l’identico nome del principe innamorato), malato e senza acqua. Quest’anno quel gemito è diventato un sorriso: per la prima volta il lago Trasimeno, che rischiava di essere risucchiato da un vampiro, è tornato al livello idrico di 25 anni fa ed è sempre più pulito e gonfio d’acqua.

trasimeno 2

E’ una buona notizia perché il merito non è soltanto delle piogge cadute in abbondanza, ma dell’opera degli umani ravveduti e pentiti, che hanno abbandonato le coltivazioni intensive, hanno costruito nuovi depuratori e sistemi idraulici capaci di non far disperdere quell’oro trasparente. Il Trasimeno, quarto lago d’Italia con il record d’essere il più esteso, non ha emissari e dunque l’acqua che contiene è un tesoro. E’ anche un monumento. Guardatelo al crepuscolo, sembra un mare placido e all’alba i colori lo trasformano in una tavolozza infinita. Gli isolotti, poi, sono capolavori. Polvese, in mezzo al lago, si raggiunge da San Feliciano (comune di Magione) e a volte si anima con feste mitiche organizzate dalla Provincia o altri enti locali. E se sbarchi su quel lembo di terra capisci immediatamente la buona salute del lago: attorno tutto sorride, la flora, la fauna e l’idrometro cresciuto dallo scorso anno di 130 centimetri, un record.

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ALTRE BUONE NOTIZIE:

“ Pedibus”, “Ventibus”, “Ombrellibus” di Laurin42 (promotrice dell’iniziativa)

L’avatar che aiuta a perdere peso di unpodichimica

13 giugno 2013

NEL FRATTEMPO …

Posted in affari miei tagged , , , , , a 9:23 am di marisamoles

pausa
Cari lettori occasionali e cari amici,

nei prossimi giorni non potrò connettermi ad Internet. Sto facendo la spola tra casa e mare e, dopo un anno scolastico decisamente pesante, cerco di godermi un po’ la spiaggia alternandola con le aule scolastiche in cui sarò ancora impegnata almeno per gran parte della prossima settimana.
Inoltre, ritengo una vera fortuna poter lasciare a casa i miei tre uomini così si arrangeranno con la lavastoviglie e la lavatrice … sempre che non aspettino il mio ritorno. Nel qual caso, per me sarebbe una tragedia dover mettere tutto a posto.

Ho tolto la moderazione per i commenti dei lettori abituali, così in mia assenza potrete almeno chiacchierare fra di voi, sempre che la cosa vi faccia piacere.

Nel frattempo, avete quasi mille post da leggere e sette pagine. A questo proposito vi do dei consigli:

LE MIE LETTURE se avete bisogno di qualche consiglio

LE PERLE LATINE se volete divertirvi un po’ con le fantasiose traduzioni che gli studenti fanno dei testi latini

PERCHE’ SI DICE se i modi di dire sono la vostra passione.

Non mi resta che augurare BUONA LETTURA a tutti. A presto.
Marisa

emoticon baci

5 agosto 2012

MA CAPITANO TUTTE A ME?

Posted in affari miei, vacanze tagged , , , , , , , , a 12:06 pm di marisamoles

Dopo l’impatto scioccante con la e-mail di un ormai ex webfriend, in cui mi rimproverava aspramente di non aver risposto tempestivamente ad una sua precedente, dandomi dell’ingrata, un altro edificante episodio ha vivacizzato la settimana che sta per terminare.
Questa volta non si tratta di e-mail ma di una telefonata.

Premessa: avevo deciso di andare al mare venerdì in giornata. Mi tratteneva un po’ questo caldo insopportabile e temevo che nemmeno in spiaggia si potesse godere di un po’ di fresco. Visto che, tra l’altro, quando vado al mare non prendo mai l’ombrellone ma il lettino in riva e praticamente non sto mai all’ombra (so che non dovrei … ma mi spalmo la crema protezione 20 ogni ora!).
Guardo le previsioni su Internet, un sito infallibile, e vedo che per tutta la giornata è prevista una brezza abbastanza sostenuta. Evvai! dico esultante. Però non mi fido e penso all’amica di mamma. Lei per me è una semplice conoscente, nel senso che non la frequento e mi limito a brevi conversazioni sotto l’ombrellone. Lei ha una casa al mare quindi decido di telefonarle per chiederle se in questi giorni si sta bene in spiaggia o si muore dal caldo anche là. Aspetto le nove meno dieci di sera e la chiamo a casa.

Come d’abitudine, anche se effettivamente non sempre è necessario (l’amica di mamma vive da sola quindi se risponde la telefono dev’essere lei per forza), appena sento una voce dall’altro capo del filo, prima ancora di presentarmi, chiedo “Buona sera, è la signora …?“. Lei (perché è lei, al 100%), seccata risponde “No, non sono la signora …!” e butta giù la cornetta. Rimango come un’imbecille e fisso la mia cornetta quasi fosse incredula quanto me e volesse condividere il mio stato d’animo di assoluta desolazione.

Telefono a mia madre e racconto l’accaduto. “vabbè, dice, lo sai com’è fatta. Avrà pensato che fosse una del call center, capita anche a me …. no, non butto mai giù la cornetta ma dico che non m’interessa e taglio corto”. Ok, replico, ma io non ho avuto modo di presentarmi, avesse aspettato qualche secondo ….”. Mamma dice che bisogna portar pazienza, che la sua amica è un po’ rinco. Belle amiche! penso senza commentare.

Venerdì vado al mare comunque. “Chemmefrega, penso, se non mi ha dato ragguagli sul tempo. Mi fido di Internet”. Effettivamente la giornata è stupenda: soffia un venticello gradevolissimo, non si suda quasi, l’acqua è stranamente pulita … l’amica di mamma è sotto l’ombrellone e faccio finta di nulla. “Mi vedrà e verrà lei se vuole”. Passa la mattinata, passa un bella fetta del pomeriggio, è quasi ora di tornare a casa. L’amica di mamma è sempre sotto il suo ombrellone, non mi ha vista, o ha fatto finta di non vedermi, in ogni caso decido che non è da persone educate andare via senza salutarla. Ma perché, mi chiedo, devo essere così educata, IO?

Mi avvicino alla tipa (come dicono i miei figli), saluto e inizia la solita breve conversazione. “Si sta bene, davvero una giornata splendida …” e così via. Non le dico che ho telefonato la sera precedente e, prima di congedarmi, mi fa:

Peccato che tu abbia preso il lettino, la mia amica, quella con cui condivido l’ombrellone, non c’è per tutta la settimana”.

Non si preoccupi, io sto bene sul bagnasciuga …”

“Ma la prossima volta avvisami, no? Mi telefoni la sera prima così ti dico se è libero il lettino oppure no …”

“?????”

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