COSA FAREI CON 100MILA EURO AL GIORNO …

veronica-lario
… io proprio non lo so (anche perché mi accontenterei di guadagnarli, e dico guadagnarli, in un anno …) però credo che per la signora Miriam Raffaella Bartolini (in arte Veronica Lario) sia come cadere in disgrazia da un momento all’altro.

Poveretta, che brutta fine dell’anno, senza nemmeno più una casacoraggio, la vita è dura, lo dice anche la signora Elsa Fornero.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 9 GENNAIO 2013

Silvio Berlusconi è stato ieri ospite di Lilli Gruber nel salotto di Otto e mezzo, in cui, tra l’altro, ha annunciato in esclusiva la nascita del settimo nipote, Riccardo, 3 chili e 200 grammi per 51 cm di lunghezza, figlio di Eleonora, una dei tre figli avuti dall’ex Veronica Lario.

A proposito degli alimenti riconosciuti alla ex moglie, Berlusconi corregge la cifra: «Non sono 100 mila euro al giorno, sono 200 mila al giorno». Una cifra decisa, a suo dire, da «3 giudichesse femministe e comuniste. «È una cosa che sta nella realtà: 36 milioni con un arretrato di 76 milioni. Questi sono i giudici di Milano che mi perseguitano dal ’94» dice ancora Berlusconi.

Ah, però.

[fonte: Il Corriere]

CARA LUCIANA, HAI ROTTO TU …

«Considero più che legittima la satira, inclusa quella politica. Ma l’insulto no, non è tollerabile. Ciò che ha detto Luciana Littizzetto su Berlusconi, mi chiedo, è satira o è politica?». Così Antonio Verro, consigliere di amministrazione Rai in quota Pdl,commenta lo sbotto della Littizzeto durante la trasmissione condotta da Fabio Fazio, “Che tempo che fa”.

Allora, diciamolo: la Littizzetto non mi piace, è volgare, non fa più ridere perché dice sempre le stesse cose (sai che novità questa sul cavaliere!), e onestamente mi chiedo perché la gente continui ad applaudirla … sempre che non si tratti semplicemente di un obbligo per chi si trova in sala.

Così continua Verro: «Far ridere con la volgarità è la cosa più semplice del mondo. Ma chi fa spettacolo ha una grande responsabilità nei confronti del pubblico. E certi divi troppo pagati, naturalmente mi riferisco anche alla Littizzetto, rischiano di dimenticare quale sia il loro vero ruolo e si trasformano in predicatori. Tutto questo non è tollerabile così come non è concepibile offendere in diretta televisiva non solo un esponente politico ma anche quegli spettatori che pagano il canone di un servizio pubblico e magari fanno parte dell’elettorato di centrodestra. Io rispetto le idee della signora Littizzetto, diametralmente opposte alle mie, ma non posso accettare che il servizio pubblico diventi il megafono delle sue posizioni».

Ora, l’offesa gratuita non mi piace. La satira nasce nei tempi antichi per prendersi gioco dei vizi delle persone, affinché si riflettesse su determinati atteggiamenti che non era proprio il caso di imitare. Ma la satira antica non si è mai ridotta alla volgarità tout court e l’abilità di chi la praticava stava proprio nel mettere in ridicolo la vittima designata. Vale a dire, l’attenzione era tutta rivolta sul soggetto preso di mira perché l’efficacia comunicativa stava appunto nello spostare l’attenzione da chi lanciava le sue frecciate a chi le riceveva.

Analizziamo, dunque, la battuta della Littizzetto. Dice che Berlusconi ha rotto il ca@@o, più o meno. Insomma, il discorso è più articolato ma il succo è questo. Ora, possiamo pure concordare, credo proprio che il pensiero della “comica” possa essere condiviso da molti, forse dalla maggior parte dei cittadini, ma il problema è che nella comunicazione la “signora” ha spostato l’attenzione dal “lui” al “noi” (cioè “loro”, soggetti non identificati). A questo punto, visto che il disagio è suo/loro (pure nostro, se vogliamo), l’effetto comunicativo è pressocché nullo. Voglio dire, lui continuerà per la sua strada, senza percepire disagio alcuno, e lei/loro (noi) sentirà/sentiranno (sentiremo) lo stesso disagio di prima.

Quindi, cara Lucianina, oltre che volgare la tua satira è anche poco efficace. Uno sfogo, nulla di più. Se la televisione di Stato, che ci piaccia o no, ti lascia ampio spazio per le tue esternazioni, cerca almeno di essere meno volgare e meno ripetitiva, oltreché poco originale. Sai quanti prima di te l’hanno detto o pensato?

VOGLIA DI BRIFFARE

Sto cercando di capire quale possa essere il motivo di tanta curiosità nei confronti del verbo briffare da parte di lettori a me sconosciuti che, nell’arco di poche ore, in più di mille hanno letto un mio vecchio post. Si tratta di Voce del verbo briffare: da Milano a Sanremo, Minetti docet e Canalis di(s)cit, un articolo scritto in occasione del festival di Sanremo 2011 in cui Elisabetta Canalis aveva usato il verbo briffare che, seppi poi, era stato usato in precedenza da Nicole Minetti, il consigliere regionale lombardo, tristemente nota per la vicenda Ruby.

Credo che tale curiosità sia dettata dal fatto che i quotidiani stanno pubblicando le intercettazioni telefoniche tra la Minetti ed altre ragazze ospiti ad Arcore, dall’ex premier Silvio Berlusconi. In una di queste telefonate la Minetti avrebbe detto ad un’amica: “Ti volevo un attimo briffare, giusto che non ti prendi male perché ne vedi di ogni è la disperation più totale”.

Ma io mi chiedo: quando la smetteranno questi vip (nel caso della Minetti very important person mi pare esageratissimo, comunque) di storpiare la lingua italiana? Non sarebbe stato più semplice – e comprensibile – rivolgersi all’amica dicendo: “Ti volevo istruire in merito …”? Troppo formale? Vabbè, che dire allora di “Ti volevo dare un due dritte …”? Decisamente informale ma almeno è italiano.

[foto da Il Corriere]

BERLUSCONI: “ME NE VADO DA QUESTO PAESE DI M***A”

Cerco di non occuparmi di politica, tantomeno del nostro premier. Ma di fronte all’umanissimo sfogo di Berlusconi, puntualmente intercettato, sento la necessità di esprimere la mia opinione.

Non mi dilungherò molto, dirò semplicemente che una tale esternazione forse fa effetto perché proviene dal Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, tra l’altro fatta nel privato e riferita ai casi suoi, non al suo ruolo istituzionale. Ma mi chiedo: c’è forse qualcuno che, almeno una volta nella vita, non ha mai definito l’Italia Paese di m***a, minacciando di andarsene? Aggiungo che molti in realtà se ne sono andati, qualcuno è tornato, non proprio per amor di patria. E allora perché uno come Berlusconi, che di certo non deve migrare in cerca di fortuna, rimane? Insomma, come scrive Belpietro nell’Editoriale su Libero:

Credo che non ci sia nessuno che nel corso degli anni non si sia chiesto chi glielo faccia fare. Uno con i suoi soldi e le sue ville, che la vita potrebbe godersela senza dover rendere conto a nessuno, perché diavolo insiste nel rimanere a Palazzo Chigi? Possibile che non ne abbia le tasche piene di essere inseguito e spiato dai giudici, insultato dall’opposizione e dai giornali […]
Nonostante ostenti un sorriso Durban’s e una serenità olimpica, in privato si sfoga e dice di non vedere l’ora di far le valigie, aggiungendo una parolina che dà la misura dello stato d’animo: questo è un Paese di m…Difficile biasimarlo: in 17 anni che sta in politica penso ne abbia viste di tutti i colori e si sia visto piovere addosso ogni accusa. […]
L’intercettazione telefonica ci restituisce anzi un Berlusconi normale, senza la tuta da Superman che ama indossare nelle occasioni ufficiali. […] (LINK)

C’è qualcuno che ironizza e si offre di pagargli un taxi, trascurando il fatto che il cavaliere ha un jet privato più qualche elicottero … Quel chi glielo fa fare non ha risposta certa ma suscita molte domande: interessi personali? megalomania galoppante ed eccesso di protagonismo? amor di patria? convinzione che lui solo possa tenere le redini di questo paese che, sarà pure di m***a, ma galleggia a mala pena, mentre, come si sa, gli str***i non affondano?

Non se ne andrà, credetemi, non nell’immediato. E allora piuttosto che sperare ardentemente che faccia le valigie, prendiamo quelle parole per quel che rappresentano: lo sfogo di un uomo qualunque e piuttosto incazzato.
Io esternazioni del genere le sento quasi tutti i giorni in casa. Mio marito, però, non è Berlusconi e, anche se gli preparassi le valigie e gli pagassi il taxi, non se ne andrebbe. Ma se fosse Berlusconi, con il suo conto in banca, dovrei scegliere se trattenerlo con la forza o lasciarlo andare, con tanto di benedizione … andargli dietro? Non ci penserei nemmeno.

“LE DONNE DI SINISTRA SONO BRUTTE”. PAROLA DI IGNAZIO LA RUSSA

La battuta del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, alla cena elettorale organizzata dal Pdl a Milano, è decisamente infelice e, secondo me, anche poco intelligente. In realtà non ha detto proprio che le donne dell’opposizione, elette al Parlamento, sono brutte. Le sue parole, infatti, sono state: «Dicono che Berlusconi fa eleggere solo donne belle, non è vero. Abbiamo anche alcune elette non belle, certo che non raggiungono l’apice della sinistra, di certe donne di cui non faccio il nome.» Come dire: anche il PdL elegge deputate o senatrici “brutte”, ma mai quanto quelle che vengono elette nelle liste della sinistra. E tacere no?

Potevamo aspettarci che Rosy Bindi se ne stesse zitta? Chissà perché dev’essersi sentita chiamata in causa visto che ha ribattuto: «La Russa che critica l’aspetto estetico dei candidati? Non male detto da lui.» Be’, non ha mica tutti i torti.

Così come non posso fare a meno di approvare la reazione di un’altra deputata del Pd, non particolarmente affascinante: Anna Paola Concia. «Ironizzare sulla gradevolezza estetica delle elette è un classico espediente maschiocentrico e diciamoci la verità banalmente da vecchi zozzoni. Ma veramente La Russa non ha altri argomenti che queste sciocchezze per costruire consensi? Se le donne usassero gli stessi criteri estetici per giudicare i candidati uomini– e non lo fanno mai- La Russa e il 90% dei miei colleghi deputati non verrebbe neanche eletto.» è esplosa la Concia. E anche lei non ha tutti i torti, anche se è risaputo che lei rivolge ben poche attenzioni ai colleghi maschi.

Alle donne del PdL, poi, la Concia rimprovera il fatto di non far sentire la loro voce di dissenso (forse stanno zitte perché credono di essere bellissime?): «Sono felici di essere dove sono grazie a una classifica che valuta la loro bellezza come prerequisito per occuparsi di politica? Bene, buono a sapersi.» Buono a sapersi in che senso? Lei è già deputata, non serve che si rivolga ad un chirurgo estetico. Oppure ha qualche “amica del cuore” da raccomandare?

[Fonte: Affaritaliani.it]

IL NUOVO REALITY MEDIASET, UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER PROF PRECARI

Si sa, Silvio Berlusconi ha un cuore grande e aiuta chi ne ha bisogno. Se non lui direttamente, il suo network televisivo, Mediaset, ha messo in cantiere un nuovo reality show, il cui titolo dovrebbe essere “Non è mai troppo tardi” (ripreso dalla vecchia trasmissione tv anni Sessanta, condotta dal celebre maestro Manzi), e sta cercando precari della scuola. E non c’è da stupirsi che lo spot vada in onda al mattino, quando i disoccupati, della scuola e non, si trovano in casa, in attesa della telefonata o della mail che pare non arrivino mai.

Ma i precari della scuola, decisamente contrariati dalla situazione venutasi a creare in seguito alla legge 133 firmata dalla Gelmini, Tremonti e Brunetta, sarebbero interessati a lavorare per il “nemico”? L’offerta è allettante: chi viene selezionato incassa in un sol colpo 150 mila euro, dieci anni di stipendio come ricorda crudelmente lo spot. Ma tutti questi soldi per fare che?

Dunque, l’idea è questa: reclutare i concorrenti dei vecchi reality Mediaset, scelti fra i più ignoranti (il che pare non essere tanto difficile), che sarebbero preparati dai prof precari a superare un quiz. L’obiettivo dei concorrenti è quello di arrivare primi, mentre agli insegnanti basta partecipare, visto che i 150 mila euro sono garantiti comunque.

Ora, tutti sanno che il problema dei precari della scuola è serio; è un problema di non facile soluzione che, solo qualche giorno fa, il ministro Gelmini ha definito enorme. Un problema ereditato dalle precedenti legislature e determinato da scelte irresponsabili, con politiche che hanno fatto lievitare fino a 240mila il numero degli insegnanti abilitati e iscritti nelle graduatorie, a fronte di soli circa 30mila posti vacanti l’anno. (LEGGI QUA)

Stando così la situazione, un bel premio di 150 mila euro dovrebbe essere ambitissimo e invece … Protesta Brunello Arborio, fondatore del Forum precari scuola: «Prima il governo mette gli insegnanti in mezzo alla strada con i tagli agli organici poi le televisioni della famiglia del premier sfruttano la loro disperazione con la solita lotteria della fortuna». A ruota lo segue Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd: «Il governo ignora i precari e loro diventano persino fenomeni da baraccone degli show, una vergogna». E non poteva mancare il dissenso dell’IdV che, per voce di Felice Belisario, fa sapere che il berlusconismo taglia i fondi a scuola, università e cultura per ridurre gli operatori di questi settori a prostituirsi moralmente per un tozzo di pane.

Potrei continuare ma mi fermo qua. Sono concorde con chi protesta, al di là dello schieramento politico e indipendentemente dal fatto che sia Mediaset (l’idea poteva essere anche partorita dalla Rai, non sarei stata comunque d’accordo) a proporre questo programma che, dopo le proteste, rischia di essere rinviato. Eppure per Massimo Donelli, direttore di canale 5, il progetto è valido: «Trovo quantomeno singolare che si faccia il processo a un programma non ancora andato in onda» e aggiunge che lo scopo è quello di «valorizzare una professione che è troppo spesso sottovalutata». Ma che nobile intento! Certo che in una trasmissione televisiva, sotto gli occhi di tutti, alla luce del sole, anzi dei riflettori, si potrebbe provare che i precari a spasso sono degli «insegnanti preparati e disposti a colmare, in una dimensione insieme seria e ludica, le lacune degli alunni-star».

In fondo, che male c’è? Milly Carlucci nel suo “Ballando con le stelle” recluta i vip e li fa addestrare da maestri selezionati, spesso campioni italiani, se non del mondo, di danza sportiva. Bravissimi e preparati, senza dubbio. Peccato, però, che, pur avendo anche il ballo un certo spessore culturale, dar lezioni di cha cha cha o di jive non sia esattamente come trattare Dante o Einstein in classe. E poi il dubbio che possa nascerne una trasmissione di propaganda pro governo c’è, ed è legittimo. Arborio, il professore che ha lanciato l’allarme, sostiene che magari faranno come a Forum: Finti insegnanti figuranti che parleranno bene della riforma Gelmini, oppure che infilano un errore dopo l’altro per dipingerci come una massa di ignoranti e preparare il terreno ad altri tagli.

A pensar male si fa peccato, ma senza essere così maliziosi e sospettosi, a me non pare che la didattica possa essere soggetto di uno show, anche se il fine di acculturare dei vip ignoranti è nobile. Tuttavia, per loro c’è sempre Cepu, o no?

[fonte: Il Corriere]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 16 APRILE 2011

Niente più show per giovani docenti bisognosi di denaro. E’ stato cancellato «Non è mai troppo tardi», lo show di Canale Cinque che era inizialmente previsto per maggio.

Lo spettacolo, i cui i conduttori erano già stati individuati in Federica Panicucci e Alfonso Signorini, si riproponeva di far tornare alcuni vip sui banchi di scuola, con i giovani docenti precari che avrebbero dovuto colmare le loro storiche lacune preparandoli a partecipare ad un quiz finale. L’indiscrezione arriva dal blog di Davide Maggio, e sembra essere stata confermata anche dalla direzione del settimanale «Sorrisi e Canzoni». I motivi della soppressione non sono ancora chiari, ma senza dubbio dovrebbe avere influito la polemica scatenata dalla presenza nel programma di professori precari, a cui era stato promesso un premio di dieci anni di stipendio. [da Il Corriere]

Come volevasi dimostrare.

BERLUSCONI: “L’OSPITALITÀ È UN DOVERE”


A proposito dell’emergenza clandestini, Silvio Berlusconi lancia un monito: L’ospitalità è un dovere e aggiunge che dobbiamo ricordarci di essere stati anche noi un Paese di migranti e quindi dobbiamo essere comprensivi e ospitali, perchè siamo un Paese civile e cattolico.

Be’, in quanto ad essere ospitali, lui ne è un chiaro esempio. Perché non apre le porte delle sue ville – Arcore, Macherio, Certosa … – ai migranti? Sarebbe un fulgido esempio di civiltà e caritas cristiana.

[fonte: Il Corriere]