30 ottobre 2015

VAROUFAKIS HA CHIESTO 1000 EURO AL MINUTO PER UN’INTERVISTA DA FAZIO? HA FATTO BENE!

Posted in attualità, politica, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , , , a 11:43 am di marisamoles

Foto Nicoloro G.  27/09/2015   Milano  Trasmissione televisiva su Rai 3 ' Che tempo che fa '. nella foto Fabio Fazio e l' ex ministro delle Finanze greco Gianis Varoufakis.

Foto Nicoloro G. 27/09/2015 Milano Trasmissione televisiva su Rai 3 ‘ Che tempo che fa ‘. nella foto Fabio Fazio e l’ ex ministro delle Finanze greco Yianis Varoufakis.

Ha fatto clamore la notizia, diffusa nei giorni scorsi su tutti i quotidiani e nei vari telegiornali, secondo la quale l’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha chiesto ben 24mila euro per farsi intervistare da Fabio Fazio su Rai3.

La trasmissione è nota: “Che tempo che fa”. La puntata è quella andata in onda lo scorso 27 settembre. Solo ora, tuttavia, è stato reso noto l’importo elargito, e si parla di 24mila euro netti, e non certo attraverso la Rai. E’ stato, infatti, lo stesso Varoufakis a divulgare la notizia sul suo blog. L’ex ministro ha pubblicato i compensi percepiti dal luglio scorso per ogni ospitata tv. Dalla lista si evince che la Rai è l’unica tv ad aver pagato una cifra così ingente. Per fare un esempio, quando Varoufakis ha partecipato al programma “Question Time” sulla Bbc inglese non ha percepito un euro e il viaggio offertogli è stato in classe Economy. Ovviamente la Rai gli ha pagato il viaggio in classe Business…

Onestamente non capisco tutto il clamore sorto da questo “caso”. Si grida allo scandalo perché si tratta di un politico e non di uno showman? Perché, invece, non si prendono in considerazione gli esosi compensi che mamma Rai, con i nostri soldi, è pronta ad elargire per gli ospiti illustri invitati a Sanremo?

Sapete cosa vi dico? Varoufakis ha fatto bene a chiedere un compenso così elevato!

Noi siamo noti per gli sprechi, per l’atavica pratica del “passo più lungo della gamba“. L’ex ministro se ne è approfittato? Buon per lui.

Finché le cose non cambieranno, noi italiani saremo sempre famosi per il denaro pubblico buttato letteralmente fuori dalla finestra.

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16 ottobre 2013

IL “VALORE” DI FABIO FAZIO E IL “COSTO” DELL’ISTRUZIONE

Posted in attualità, cultura, Festival di Sanremo, politica, Renato Brunetta, scuola, società, televisione tagged , , , , , , , , a 3:32 pm di marisamoles

Fabio FazioA volte prima di parlare cerco di mordermi la lingua. Un po’ perché per certi versi mi sembra fiato sprecato e un po’ perché temo sempre di essere fraintesa. Anche quando scrivo, ci penso bene prima di battere sui tasti del pc; è ovvio che non mi mordo la lingua, diciamo che in tutti i modi cerco un diversivo che mi allontani dall’idea di scrivere qualcosa.

Mi sono trattenuta quando ho sentito, con grande soddisfazione, che per una volta i nostri politici, al di là dello schieramento, sono d’accordo su qualcosa. E’ successo, ad esempio, per Renato Brunetta (Pdl) e Beppe Grillo (M5S) riguardo allo stratosferico compenso che Fabio Fazio, conduttore televisivo, percepirà nei prossimi tre anni: quasi 2 milioni di euro l’anno.

Brunetta si lamentava, due giorni fa, del fatto che non solo la cifra è esorbitante, ma che il contratto di Fazio non era affatto scaduto (la naturale scadenza, infatti, era giugno 2014) e che il presentatore avrebbe preteso un rinnovo prima della sua partecipazione al Festival di Sanremo 2014, ovviamente per alzare il tiro.

Sorvolo su altri fatti che riguardano questo argomento e mi fermo solo un attimo a riflettere sui contratti dei lavoratori.
Fazio, lavorando per la Rai, è come fosse un dipendente statale. E’ vero o no?
Allora mi chiedo: perché il contratto dei lavoratori della scuola è scaduto da quattro anni, gli scatti sono bloccati e nella migliore delle ipotesi tutto si sbloccherà nel 2015, se non addirittura due anni dopo? Anche noi lavoriamo per lo Stato e certamente ci accontentiamo di compensi di gran lunga più modesti delle richieste del conduttore.
Ah già, dimenticavo: fra un’ora e l’altra non abbiamo gli spot pubblicitari.

Oggi leggo sul Corriere che l’azienda difende Fazio. A tal proposito osserva il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi: «Ci sono professionalità, come quella di Fazio ma anche altre, che sono un grande valore per la Rai e per i telespettatori. Fazio peraltro non è un costo per l’azienda, ma una fonte di profitto e garantisce un’informazione trasparente, seria e di altissima qualità».

Non avevo capito: la cultura è costituita dalle canzonette sanremesi e dalle chiacchierate in uno studio televisivo mentre noi a scuola non produciamo nulla, non costituiamo un profitto per ‘”azienda Italia”, ma solo un costo.
E la nostra professionalità? Ah, quella vale zero.
A sentir molti, noi insegnanti costituiamo solo un un costo troppo alto per lo Stato. Il ministero dell’Istruzione non può essere uno stipendificio, che diamine!

L’indignazione di fronte alle dichiarazione di Gubitosi è unanime.
La mia è solo uno sfogo, non ha alcun “valore” e non costa nulla alla società. Intendiamoci.

[immagine da questo sito]

10 dicembre 2012

CARA LUCIANA, HAI ROTTO TU …

Posted in politica, Silvio Berlusconi, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , , a 5:24 pm di marisamoles

«Considero più che legittima la satira, inclusa quella politica. Ma l’insulto no, non è tollerabile. Ciò che ha detto Luciana Littizzetto su Berlusconi, mi chiedo, è satira o è politica?». Così Antonio Verro, consigliere di amministrazione Rai in quota Pdl,commenta lo sbotto della Littizzeto durante la trasmissione condotta da Fabio Fazio, “Che tempo che fa”.

Allora, diciamolo: la Littizzetto non mi piace, è volgare, non fa più ridere perché dice sempre le stesse cose (sai che novità questa sul cavaliere!), e onestamente mi chiedo perché la gente continui ad applaudirla … sempre che non si tratti semplicemente di un obbligo per chi si trova in sala.

Così continua Verro: «Far ridere con la volgarità è la cosa più semplice del mondo. Ma chi fa spettacolo ha una grande responsabilità nei confronti del pubblico. E certi divi troppo pagati, naturalmente mi riferisco anche alla Littizzetto, rischiano di dimenticare quale sia il loro vero ruolo e si trasformano in predicatori. Tutto questo non è tollerabile così come non è concepibile offendere in diretta televisiva non solo un esponente politico ma anche quegli spettatori che pagano il canone di un servizio pubblico e magari fanno parte dell’elettorato di centrodestra. Io rispetto le idee della signora Littizzetto, diametralmente opposte alle mie, ma non posso accettare che il servizio pubblico diventi il megafono delle sue posizioni».

Ora, l’offesa gratuita non mi piace. La satira nasce nei tempi antichi per prendersi gioco dei vizi delle persone, affinché si riflettesse su determinati atteggiamenti che non era proprio il caso di imitare. Ma la satira antica non si è mai ridotta alla volgarità tout court e l’abilità di chi la praticava stava proprio nel mettere in ridicolo la vittima designata. Vale a dire, l’attenzione era tutta rivolta sul soggetto preso di mira perché l’efficacia comunicativa stava appunto nello spostare l’attenzione da chi lanciava le sue frecciate a chi le riceveva.

Analizziamo, dunque, la battuta della Littizzetto. Dice che Berlusconi ha rotto il ca@@o, più o meno. Insomma, il discorso è più articolato ma il succo è questo. Ora, possiamo pure concordare, credo proprio che il pensiero della “comica” possa essere condiviso da molti, forse dalla maggior parte dei cittadini, ma il problema è che nella comunicazione la “signora” ha spostato l’attenzione dal “lui” al “noi” (cioè “loro”, soggetti non identificati). A questo punto, visto che il disagio è suo/loro (pure nostro, se vogliamo), l’effetto comunicativo è pressocché nullo. Voglio dire, lui continuerà per la sua strada, senza percepire disagio alcuno, e lei/loro (noi) sentirà/sentiranno (sentiremo) lo stesso disagio di prima.

Quindi, cara Lucianina, oltre che volgare la tua satira è anche poco efficace. Uno sfogo, nulla di più. Se la televisione di Stato, che ci piaccia o no, ti lascia ampio spazio per le tue esternazioni, cerca almeno di essere meno volgare e meno ripetitiva, oltreché poco originale. Sai quanti prima di te l’hanno detto o pensato?

29 marzo 2011

BON TON AMOROSO

Posted in amore, Francesco Renga, politica, spettacolo, televisione, Uomini e donne, vip tagged , , , , , , , , , , , , , a 4:33 pm di marisamoles


Dai gossip cerco di tenermi alla larga. Quasi mai ne parlo qui ma ho letto un articolo di Maria Luisa Agnese su Il Corriere che merita un po’ d’attenzione. Mi fa piacere condividerlo con i miei lettori.

Al centro dell’attenzione mediatica in questi giorni sono piombati due triangoli amorosi, veri o presunti che siano, a noi non interessa. Uno ha coinvolto la coppia Ambra Angiolini e Francesco Renga. Lei, ex teenager di Non è la Rai, arruolata dal pigmalione Gianni Boncompagni che le parlava nell’auricolare e lei, come un’oca, pardon un pappagallo, ripeteva tutto ciò che lui le suggeriva, ora è un’attrice affermata anche se caduta recentemente nell’occhio del ciclone per aver partecipato alla famosa manifestazione delle donne contro Berlusconi. Lui, ex voce solista dei Timoria ora cantante affermato di grande talento. Una coppia solida, la cui unione è stata allietata dalla nascita di due bambini, Jolanda e Leonardo. Il presunto tradimento è stato scovato da Alfonso Signorini che su Chi ha fatto pubblicare delle foto in cui la Angiolini era teneramente abbracciata a Pier Giorgio Bellocchio con il quale l’attrice è attualmente impegnata in una tournée teatrale. Lei ha smentito pubblicamente di aver tentato di bloccare la pubblicazione delle foto e accusa Signorini di aver montato ad hoc il servizio, per screditarla agli occhi dell’amato Renga, vendetta crudele per la sola e innocente colpa di aver protestato contro il premier.

L’altro triangolo amoroso riguarda il ministro Mara Carfagna, promessa sposa di Marco Mezzaroma, e il collega parlamentare Italo Bocchino. Mentre lui porge pubbliche scuse alla moglie tradita di fronte alle telecamere di Che tempo che fa, una sorta di refugium peccatorum che vede Fabio Fazio nella veste di testimone a favore (e già questa può essere considerata una mossa strategica), Mara Carfagna dalle pagine del suo blog smentisce ogni addebito e dice che con Mezzaroma se la deve vedere solo lei, sono fatti suoi.

Quello che nell’articolo dell’Agnese viene sottolineato è il diverso modo in cui hanno affrontato la questione i due uomini: Renga, appena uscite le foto incriminate della compagna, le dedica una canzone dal palco del concerto; Bocchino fa una specie di pubblica ammenda, chiedendo perdono alla moglie, senza nemmeno prendere in considerazione l’impatto che la sua “confessione” possa avere sulla presunta traditrice e sul presunto cornuto. Come dire: è una questione di stile. E aggiungo: signori si nasce, non si diventa, come mi è sempre stato detto dalle donne di casa, mamma e nonna.

VIVA RENGA. ABBASSO BOCCHINO.

Francesco Renga, che sarebbe marito tradito da Ambra, la sera stessa dell’uscita del gossip monta sul palco a Brescia per cantare in concerto e, prima di cominciare, cosa fa? Dedica alla compagna supposta fedifraga la sua canzone preferita, dicendo: “Anche se qualche sciacallo stamattina ha voluto rovinare la nostra storia, canto per te Stai con me”.

Italo Bocchino, il marito traditore invece va da Fabio Fazio in tv per riparare al dolore della moglie Gabriella che si era manifestato attraverso un’intervista a Vanity Fair, e che fa?

Sillaba le sue scuse catodiche con occhio gelido e burocratico eloquio, sembra un bambino cresciuto che recita di malavoglia una non bella poesia mandata a memoria: “A prescindere dal merito che riguarda il privato di alcune persone, c’è da dire che nel momento in cui ho letto quell’intervista non ho potuto non tener conto che è un elemento di forte sofferenza per mia moglie. Se mia moglie soffre io, come marito e come padre, ho il dovere di capire il perché e ho il dovere di chiedere scusa. Quindi colgo l’occasione per chiedere scusa degli errori commessi”.

Destini incrociati e opposte pubbliche reazioni del presunto cornuto e del cornificatore confesso. Assimmetrie di comportamento che vanno tutte a favore dell’uomo tradito o presunto tale che avrebbe avuto anche il diritto di comportarsi altrimenti. Ecco perché fra i due, il nostro eroe è senza ombra di dubbio Renga, l’uomo caldo e forte che ignora/perdona quelle foto apparse su Chi che ritraggono la compagna affettuosamente avvinta all’attore Pier Giorgio Bellocchio, in nome di qualcosa di superiore, un amore o una serenità familiare da ricostruire.

Meno molto meno ci scalda il cuore il politico cinico che liquida così non solo la moglie ma anche “l’errore”, cioè l’amante tradita con cui in un baleno non solo ammette la relazione (e chissà cosa ne pensa il secondo incomodo, Marco Mezzaroma promesso sposo di Carfagna!), ma anche la sua irrilevanza.


Quel che é certo è che nell’era della grande visibilità nessun triangolo potrà reggere più sulla tradizionale ipocrisia del “si fa ma non si dice”. Morta e sepolta per sempre, travolta dallo tsunami mediatico, dall’inondazione di “privato è pubblico”, di politica-spettacolo. Ma non solo: ormai personaggi pubblici lo si è tutti o quasi per colpa di Facebook, sito intrusivo per eccellenza (e molti tradimenti si scoprono proprio per causa sua o di abuso di sms). E allora chiunque, famoso o no, d’ora in avanti dovrà attrezzarsi con destrezza per non fare più ingessate figure alla Clinton o alla Bocchino. E anche se Mara Carfagna dal suo blog scompiglia le carte e cerca di tornare alla vecchia regola del negare, negare sempre (“Chiacchiere. Amo Marco e di queste cose devo parlare solo con lui”), urgono nuovi e diversi codici di bon ton amoroso. Avete qualche idea/esperienza/consiglio, in proposito?

[foto sotto il titolo by Tvglobo]

AGGIORNAMENTO DEL POST

Mara Carfagna, in un video, ha affrontato l’argomento spinoso del gossip di cui si è resa protagonista insieme ad Italo Bocchino. In verità, sui 3 minuti e 34 secondi di video, solo 2 minuti e 41 secondi sono “dedicati” alla vicenda del presunto triangolo amoroso. Per il resto, è solo propaganda politica in cui elenca tutte le buone cose fatte negli ultimi anni, da quando, tolti gli abiti di scena, indossa le vesti di ministro.
Si tratta, dice, di un argomento privato di cui parla pubblicamente ma non senza imbarazzo, e per la prima e ultima volta, liquidandolo con poche parole: “Di queste cose devo parlare solo a Marco Mezzaroma, l’unico uomo che amo … Sono chiacchiere al vento e che il vento se le porti”.

Ma come? Ne vuole parlare solo a mezzaroma? Ma se ormai di questo presunto flirt ne parla l’Italia intera

13 marzo 2011

GELMINI DA FAZIO: “CHI VA IN PIAZZA PER LA SCUOLA PUBBLICA POI MANDA I FIGLI ALLE PARITARIE”

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, riforma della scuola, scuola, televisione tagged , , , , , , , , a 7:49 pm di marisamoles

Il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, nel salotto televisivo di “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, in cui sarà ospite stasera, difende la sua riforma e tuona contro le manifestazioni di ieri, tenutesi nelle maggiori piazze italiane e organizzate dai partiti d’opposizione, a difesa della scuola pubblica. Secondo il ministro molti dei partecipanti non sono coerenti: Molti di quelli scesi in piazza per la scuola pubblica poi mandano i figli alle paritarie. E aggiunge: La trovo una incongruenza e forse vuol dire che non hanno poi tutta questa fiducia nella scuola pubblica.
Pur definendo legittima la manifestazione, il ministro ritiene che sia partita da un presupposto errato e cioè l’idea che il governo abbia attaccato la scuola pubblica e la Costituzione. Sulle parole di Berlusconi c’è stato un equivoco che adesso è stato chiarito.

Difendendosi dalle accuse dei “tagli” alla scuola pubblica, la Gelmini ha osservato: Ho tagliato solo gli sprechi.
Per avvalorare il suo operato, ha fatto l’esempio degli innumerevoli corsi di Laurea inutili e bizzarri e, soprattutto, dei soldi spesi per le pulizie nelle scuole: ci sono circa 200 mila bidelli ma si spendono 600 milioni per le imprese di pulizie. Ci sono più bidelli che carabinieri per avere le scuole sporche. Basta andare in un istituto qualsiasi, ha aggiunto, per rendersene conto.

E proprio i tagli, ha spiegato, hanno permesso di liberare fondi serviti per pagare gli scatti di anzianità che altrimenti sarebbero stati bloccati. Ha proseguito, quindi, la difesa del suo operato, affermando che i docenti italiani sono pagati pochissimo perché sono troppi, un quantitativo superiore al fabbisogno, ne consegue che i “tagli” erano e continueranno ad essere necessari. Tuttavia, adeguare gli stipendi ai livelli europei è un’umpresa assai difficile: il ministro ha ricordato che chi insegna in una scuola superiore con 15 anni di anzianità in Italia prende circa 20 mila euro in meno di un collega tedesco. Dobbiamo pagarli adeguatamente – ha sottolineato – ma se cresce il numero all’infinito sono proletarizzati.

Aspettando di vedere, in verità con estrema riluttanza, la trasmissione di Fazio stasera, mi permetto qualche osservazione: la riforma ha tagliato un buon numero di ore nei piani di studio, comportando la diminuzione delle cattedre; sono state soppresse le piccole scuole (specie in montagna) operando degli accorpamenti, quindi anche con questa manovra sono diminuite le cattedre; si è proceduto alla saturazione di tutte le cattedre a 18 ore, comportando anche in questo caso un bel taglio di cattedre; è stato aumentato il numero degli allievi per classe, diminuendo, ancora una volta, il numero dei docenti.
Tutto questo a scapito della didattica e causando un superlavoro dei docenti (ne sono testimone in prima persona) che spesso si trovano in difficoltà nell’onorare gli impegni, come preparare le lezioni, correggere gli elaborati, produrre materiale didattico “innovativo”, presenziare ad un maggior numero di riunioni … Siamo pagati poco, è vero, ma lavoriamo al meglio delle nostre possibilità, almeno la maggior parte di noi. Nonostante tutto, la prospettiva, oltre a quella di dover lavorare fino a 65 anni, uomini e donne, è quella di essere proletarizzati, sempre che nel frattempo non si sia rimasti senza lavoro. C’è da stare allegri.

[fonte: Il Sole 24 ore]

AGGIORNAMENTO ORE 21:30

Nel corso della trasmissione il ministro Gelmini ha informato i telespettatori che è in vendita il suo libro di fiabe Quando diventerai grande, scritto mentre aspettava la sua bambina, Emma, edito da Mondadori. Ha tenuto a precisare che il ricavato delle vendite sarà devoluto all’Associazione Iris che si occupa, tra l’altro, delle giovani madri con problemi oncologici.

[ultimo aggiornamento: 14 marzo 2011]

26 gennaio 2011

LA PROF LITTIZZETTO IN UNA FICTION DAVVERO BANALE

Posted in adolescenti, scuola, televisione tagged , , , , , , , , , , , , a 2:14 pm di marisamoles

Riporto per iscritto un video-commento molto interessante di Aldo Grasso sulla fiction “Fuoriclasse“, che vede come protagonista Luciana Littizzetto, andata in onda su Rai 1 domenica scorsa, facendo il boom di ascolti: quasi ottomila spettatori per il primo episodio, con lo share del 27,41%. Un vero successo. Ma la fiction, secondo Aldo Grasso, è davvero banale. Non avrebbe ottenuto un successo così grandioso se la protagonista non fosse la “Lucianina” che anche da Fazio ottiene il massimo del gradimento.

Luciana Littizzetto è il Creso dell’industria editoriale italiana: tutto quello che tocca diventa oro. Ha scritto un libro, “I dolori del giovane Walter“, ed è subito balzata in testa alla classifica dei libri più venduti, scalzando – accidenti! – “Cotto e mangiato” di Benedetta Parodi. Questa è la cultura letteraria italiana.
Ai “Dolori del giovane Walter” fa seguito “La Jolanda furiosa“, dove Walter e Jolanda stanno per gli organi sessuali maschile e femminile. Siamo sempre nell’alta letteratura.

Se poi uno guarda gli ascolti di Fazio, si accorge che il punto più alto è sempre quello della Littizzetto, anzi i grandi ascolti di Fazio sono poi gli ascolti della Littizzetto. Quindi anche lì appare e l’audience diventa d’oro.

Adesso è protagonista di una serie televisiva che si chiama “Fuoriclasse“, una classica serie sulla scuola, sui liceali, come se ne fanno tante, tratta da alcuni libri di Domenico Starnone. Ora, con molta onestà, questa fiction è modesta: intanto è fatta di luoghi comuni, verrebbe da dire luoghi comuni della sinistra sulla scuola, dove ci sono queste analisi dei tipi delle professoresse e dei professori, i casi umani, tutte le crisi isteriche dei professori e poi questi studenti con quel motorino incorporato che non stanno attenti, oppure sono dei caratteriali, oppure hanno le loro storie … devo dire che l’argomento non è dei più esaltanti e soprattutto, quello che è il vero difetto della fiction italiana, finisce che la recitazione diventa macchiettismo puro, insomma non c’è mai sviluppo dell’azione, non c’è mai sviluppo dei personaggi.

Eppure c’è lei, c’è lei che di professione non è propriamente un’attrice, eppure si carica sulle sue piccole spalle tutto il fardello della fiction e fa grandi ascolti.
Ora, dovremmo parlare di un caso davvero molto interessante, quello della Littizzetto, perché davvero, assieme a Checco Zalone e Antonio Albanese, rappresenta un po’ gli exploit, i passaggi di personaggi televisivi che, passati ad altri ambiti, si portano dietro il successo che hanno avuto in televisione.

E’ veramente una storia, anzi più storie tutte da studiare per capire come funziona l’industria culturale italiana.

Di mio aggiungo che non mi piacciono, in generale, le fiction ambientate nel mondo della scuola, perché riproducono dei tipi, come osserva anche Aldo Grasso, inverosimili e delle situazioni improbabili: penso, ad esempio, alla prof Veronica Pivetti (simpaticissima, tra l’altro) che piomba in casa dei suoi allievi anche in piena notte, pronta a consolarli e che si atteggia a prof-amica-mamma per fare esaltare il lato umano, come se non ci fossero altri mezzi per mettere in risalto la parte “umana” della professione dell’insegnante.

C’è un motivo in più per non apprezzare la fiction “Fuoriclasse”: è una rivisitazione, concepita per la media serialità (sono 6 puntate costituite da due episodi ciascuna), del vecchio film “La scuola“, in cui lo zampino di Starnone era più che evidente. E guardando la prima puntata della fiction con la Littizzetto mi sono anche resa conto che vi calza quasi a pennello (eccettuate le storie personali dei protagonisti, naturalmente) il famoso elenco sulla scuola che Domenico Starnone ha letto in diretta in una puntata della trasmissione di Fazio e Saviano “Vieni via con me”. Della serie: di originale e nuovo c’è ben poco.

1 dicembre 2010

L’ELENCO DI STARNONE SULLA SCUOLA LETTO A “VIENI VIA CON ME”: IL TRIONFO DEI LUOGHI COMUNI E DELL’OVVIETÀ

Posted in adolescenti, attualità, cultura, Mariastella Gelmini, riforma della scuola, scuola, spettacolo, televisione tagged , , , , , , a 4:43 pm di marisamoles


Uno dei noiosissimi elenchi letti durante l’ultima puntata di “Vieni via con me” – programma di Fazio e Saviano vincitore di ascolti per una rete cenerentola come Rai 3 – è opera di Domenico Starnone. Ed è il trionfo dei luoghi comuni e dell’ovvietà, molto lontano dalla situazione della scuola italiana oggi. Si vede che Starnone, ex insegnante e ora giornalista, (ha collaborato e collabora a giornali come L’Unità e Il Manifesto, per cui è stato redattore per le pagine culturali), sceneggiatore (sua, ad esempio, la sceneggiatura del film La scuola, anno 1995, di Daniele Luchetti, e si vede!) e scrittore. Quest’ultima attività gli ha dato lustro ai tempi dell’uscita di Ex cattedra, pubblicato anche su Il Manifesto, in cui racconta la sua esperienza di insegnante negli anni 1985-86, seguito da un’ulteriore pubblicazione per Feltrinelli, la più recente Ex cattedra e altre storie di scuola, in cui, sulla quarta di copertina, descrive il volume come una teca, la custodia di vecchie pagine nate dal gusto di raccontare e dall’amore per la scuola pubblica, un luogo di esposizione per un’esperienza definitivamente conclusa.

Ho letto il libro di Starnone, non sono prevenuta. Per certi aspetti concordo con le sue osservazioni, per altri mi chiedo dove sia questo grande amore per la scuola pubblica e mi rallegro del fatto che quella di insegnante, per lui, sia un’esperienza definitivamente conclusa.
La cosa che mi fa più indignare è che l’elenco, letto da Starnone durante la trasmissione di Fazio, ha iniziato a girare per le scuole e rischia di diventare il vademecum dello studente contestatore, ma molto ignorante, che, pur di andare contro questo governo, impugna la lettera e la stravolge a suo modo. Ovvero, legge nell’elenco tutto ciò che di negativo si dice sulla scuola italiana come se fosse la situazione reale, e tutto ciò che di positivo si osserva come se fosse la scuola ideale, quella che gli studenti vorrebbero e che invece non hanno. Perché? Per colpa di Berlusconi, tanto è sempre e comunque colpa sua. La Gelmini è anche meglio non calcolarla, tanto non pensa con la sua testa ma esegue gli ordini del cavaliere, azzera i suoi pensieri per accogliere quelli del suo mentore. Essì, ormai questo è ciò che si pensa, è ciò che credono anche gli studenti universitari che sono in agitazione contro una riforma che nemmeno conoscono. Non vorrei essere rimproverata anch’io di non pensare con la mia testa, ma sono costretta a condividere il pensiero di Berlusconi quando ha detto: Gli studenti bravi sono quelli che studiano e non protestano. Con questo non si vuol significare che è vietato protestare ma che è doveroso informarsi, leggere, riflettere, ognuno con la propria testa, e poi concludere che non c’è motivo alcuno per protestare. La riforma dell’Università, più di quella della scuola secondaria di II grado, è davvero ottima.

Ma vediamo in che cosa consiste il famoso, e scontatissimo, elenco di Starnone.

1. La scuola peggiore è quella che si limita a individuare capacità e meriti evidenti. La scuola migliore è quella che scopre capacità e meriti lì dove sembrava che non ce ne fossero.
2. La scuola peggiore è quella che esclama: meno male, ne abbiamo bocciati sette, finalmente abbiamo una bella classetta. La scuola migliore è quella che dice: che bella classe, non ne abbiamo perso nemmeno uno.
3. La scuola peggiore è quella che dice: qui si parla solo se interrogati. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara a fare domande.
4. La scuola peggiore è quella che dice: c’è chi è nato per zappare e c’è chi è nato per studiare. La scuola migliore è quella che dimostra: questo è un concetto veramente stupido.
5. La scuola peggiore è quella che preferisce il facile al difficile. La scuola migliore è quella che alla noia del facile oppone la passione del difficile.
6. La scuola peggiore è quella che dice: ho insegnato matematica io? Sì. La sai la matematica tu? No. 3, vai a posto. La scuola migliore è quella che dice: mettiamoci comodi e vediamo dove abbiamo sbagliato.
7. La scuola peggiore è quella che dice: tutto quello che impari deve quadrare con l’unica vera religione, quella che ti insegno io. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara solo a usare la testa.
8. La scuola peggiore rispedisce in strada chi doveva essere tolto dalla strada e dalle camorre. La scuola migliore va in strada a riprendersi chi le è stato tolto.
9. La scuola peggiore dice: ah com’era bello quando i professori erano rispettati, facevano lezione in santa pace, promuovevano il figlio del dottore e bocciavano il figlio dell’operaio. La scuola migliore se li ricorda bene, quei tempi, e lavora perché non tornino più.
10. La scuola peggiore è quella in cui essere assenti è meglio che essere presenti. La scuola migliore è quella in cui essere presenti è meglio che essere assenti.
Da “Vieni via con me” del 29 novembre 2010 (elenco di Domenico Starnone)

Ed ecco il mio elenco:

1. La scuola migliore è quella che valuta i meriti in modo oggettivo. Finché le lodi all’Esame di Stato si sprecano laddove i risultati dell’Ocse smentiscono l’eccellenza, la valutazione non sarà mai oggettiva.
2. La scuola migliore è quella che non boccia se può garantire agli allievi un prosieguo degli studi volto a perfezionare l’apprendimento e a consolidare le conoscenze, competenze e abilità. Promuovere ragazzi con delle evidenti carenze non fa il loro bene ma solo il loro danno.
3. La scuola migliore è quella in cui si permette agli studenti di fare domande a patto che ascoltino le risposte e imparino a rispettare le opinioni altrui.
4. La scuola migliore è quella in cui anche chi sembra nato solo per zappare sia messo in condizione di imparare ad esprimere concetti elaborati, ad usare la testa per aspirare ad occupazioni future anche manuali, purché al “lavoro delle braccia” si accompagni anche quello della mente.
5. La scuola migliore è quella in cui si riesce a far apparire facile anche ciò che superficialmente e sulla base dei pregiudizi viene catalogato come difficile.
6. La scuola migliore è quella che si mette in discussione prima ancora di discutere se un allievo meriti un 3 in matematica o in qualsiasi altra materia.
7. La scuola migliore è quella che insegna sempre a pensare autonomamente, a fare delle scelte in base alle proprie attitudini. Rimane il fatto che deve dare un modello di comportamento senza per questo mortificare le aspirazioni individuali.
8. La scuola migliore è quella che non si va a riprendere chi le è stato tolto perché sarebbe un’impresa impossibile. Può, tuttavia, cercare di convincere chi non apprezza il suo operato che la strada più percorribile è quella della conoscenza, non la strada fatta di asfalto e macchiata di sangue.
9. La scuola migliore è quella in cui la serenità di giudizio è la garanzia di una valutazione in base ai meriti degli studenti e non al 730 dei genitori.
10. La scuola migliore è quella che insegna a dare un senso a quello che si fa in classe e ad apprezzarla più di qualsiasi giorno di “vacanza” rubato.

Di fronte all’elenco di Starnone, tuttavia, mi sento di fare delle osservazioni.

Prima di tutto, non si deve fare di tutta l’erba un fascio: le realtà scolastiche in Italia sono tali e tante per cui è quasi impossibile parlare di “scuola italiana”.

In secondo luogo, non capisco perché la scuola migliore debba essere quella che non boccia. Se mi rivedo nei panni di liceale, ricordo che il mio professore di Latino e Greco era temuto dai ragazzi e apprezzato tantissimo dai genitori perché “picconava”, ovvero non era di manica larga con i voti. Se non studiavamo, ci beccavamo le insufficienze e lui era bravo perché severo. Ora che sono un’insegnante, i ragazzi che hanno un profitto insufficiente sono quelli che non hanno dei bravi insegnanti perché se la classe va male non è colpa degli studenti che non si applicano, ma dei docenti che non fanno il proprio dovere. C’è qualcosa che non va: quando ero al liceo se non studiavo (è solo un’ipotesi perché in realtà ho sempre studiato) era colpa mia e il mio prof era bravo; ora se i miei allievi vanno male in Latino (anche questa è solo un’ipotesi …) è colpa mia perché non sono una brava prof (idem). Ma è sempre e solo colpa mia?

Infine, pur ammettendo che la scuola migliore sia quella che non perde per strada delle “buone teste”, rimane il fatto che se abbiamo le classi costituite da 27-30 allievi, venire incontro alle difficoltà del singolo è praticamente impossibile. Da questo punto di vista il fallimento, però, non è degli insegnanti, ma dell’istituzione. Forse si spera che con i famosi “premi al merito” annunciati dalla Gelmini la situazione possa cambiare? Se agli insegnanti sarà riconosciuto il merito in base ai risultati dei loro allievi, non sarà difficile assistere ad un miracolo: tutti diventeranno dei geni … altro che zappatori!

Visto che ne ho parlato a scuola con i miei allievi, ecco il video di una scena dal film “La scuola” di Daniele Luchetti: “Oddio è caduto Vasco!”

E per dimostrare che le idee di Starnone sulla scuola sono rimaste ferme al 1995, ecco “Nato per zappare”

24 novembre 2010

ALDO GRASSO: A MESSA CON FAZIO E SAVIANO

Posted in attualità, spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , a 9:55 pm di marisamoles

Come sempre Aldo Grasso, nelle sue critiche televisive, sa cogliere nel segno. Sguardo distaccato, raramente elogia e il più delle volte dà un quadro lucido e obiettivo dei programmi televisivi di successo.

Questa volta è Vieni via con me di Fazio ad attirare la sua attenzione. Una trasmissione, anzi la trasmissione di successo targata Rai 3 che ha portato la rete cenerentola della Tv di Stato sulla vetta dell’auditel. Un programma che, per il solo fatto di aver superato i 9 milioni di telespettatori, è considerato dagli estimatori una ventata di novità. Ma quale novità? A leggere l’articolo di Grasso pubblicato sul Corriere, sembra una trasmissione vecchia di secoli, anzi millenni. Una specie di Messa in cui il prete officiante è Fazio con la complicità di Saviano … addirittura un Cristo che racconta le parabole. E anche i chierichetti non mancano.

Ecco uno stralcio dell’articolo:

«Vieni via con me» non è un format, è un calco. Di una cerimonia religiosa, di una messa, di una funzione liturgica. La proposta degli elenchi, di ogni tipo, su ogni argomento, assomiglia molto alle litanie: più che alla vertigine della lista, lo spettatore cede volentieri al fascino della supplica accorata, alla devozione popolare, alla lamentazione come unica fonte di speranza e di conforto, al mantra. Volete una prova? A ogni voce degli elenchi provate ad aggiungere un ora pro nobis. L’officiante è facile individuarlo: ne ha tutti i modi, i comportamenti, spesso le affettazioni; è Fabio Fazio. Che ha una capacità straordinaria, tipica di alcuni celebranti: quella di trasferire sui suoi numerosi fedeli quell’aura di senso di colpa che gli trasfigura il volto. La doglianza gli dà potere, mostrarsi vulnerabile (i ricchi contratti non gli impediscono di piangere sempre miseria) è la sua garanzia di invincibilità, tra un Alleluia e una Via Crucis.

E poi c’è lui, la vittima sacrificale, il Cristo in croce. Se Roberto Saviano si mettesse una parrucca assomiglierebbe in maniera impressionante al Cristo di Pasolini. È una reincarnazione cinematografica. I suoi interventi (le sue parabole) sono incontrovertibili perché, segretamente, iniziano con una premessa: «In verità, in verità vi dico». Per non parlare di tutti i chierichetti che hanno preso parte al rito. Ok, andate in pace, la messa non è finita.

AMEN

19 novembre 2010

GIOVANNI MINOLI: BERSANI E FINI? LE VELINE DI FAZIO. E BERLUSCONI VINCE SEMPRE

Posted in attualità, politica, Silvio Berlusconi, televisione tagged , , , , , , , , , , a 10:52 pm di marisamoles

Un bellissimo intervento, quello di Giovanni Minoli in una video-intervista per Corriere.it-Spotlight. Con una lucida serenità di giudizio, osserva che “la politica è stata mangiata dalla televisione” e spara a zero sul programma di Fazio e Saviano, un format, come tanti altri, nulla di originale o di creativo. Per di più un format di proprietà della Endemol, società di cui è azionista Berlusconi.

Mentre la puntata di lunedì scorso faceva il boom di ascolti e con oltre 9milioni di telespettatori, più del 30% di share, batteva il Grande Fratello della Marcuzzi su Canale 5, mentre i due politici, Bersani e Fini, facevano da veline a Fazio, l’unico che se la rideva era Berlusconi. Sì, proprio lui. Lui è l’unico vincitore. Lui che, essendo azionista della Endemol, alla fine ha avuto la meglio su tutti perché produce entrambi i programmi, sia il GF sia Vieni via con me, il programma di Fazio. La Rai mette a disposizione solo gli studi.
“È un segnale della mancanza di contenuti che non trova risposte, è inevasa”, osserva Minoli.

Un esempio da seguire? Quello di Marchionne che ha rispolverato la Cinquecento e l’ha esportata in America. La Rai, afferma Minoli, “è piena di Cinquecento nei suoi archivi, basta mettersi a cercare”. E continua: “La catena di trasmissione e di formazione dei saperi televisivi si è interrotta a favore dei venditori di format, mentre la televisione dovrebbe allevare i suoi creativi”.

Nemmeno su Santoro si risparmia: “Il metodo Santoro è dichiaratamente di parte, non c’è finzione. Ovvero, nella finzione lui è un bravo sceneggiatore e un bravo interprete della sua sceneggiatura.”

E la Rai del futuro qual è? “è quella del digitale terrestre. Se saprà cogliere questa opportunità, la Rai ritroverà il suo ruolo centrale di servizio pubblico. Altrimenti, sarà una balena spiaggiata attaccata dai cacciatori di balene che se la porteranno via”.

Per vedere il VIDEO dell’intervista CLICCA QUI.

25 maggio 2010

BRUNO VESPA REPLICA A SANTORO: NESSUNA LEZIONE DA CERTO GIORNALISMO

Posted in attualità, politica, televisione tagged , , , , , , , , , a 1:58 pm di marisamoles

Nell’anteprima di “Porta a Porta” in onda ieri sera, Bruno Vespa ha commentato a modo suo gli attacchi ricevuti da Michele Santoro durante l’ultima puntata di “Annozero”:

Mi perdonerete se vi rubo un minuto per rispondere a Michele Santoro che giovedì sera mi ha gratificato di un attacco in prima serata. Nonostante l’ora sempre più tarda in cui viene trasmessa e la nascita come funghi di programmi concorrenti, “Porta a Porta” resta di gran lunga la trasmissione leader di seconda serata e rende in pubblicità almeno quattro volte del pochissimo che costa. Santoro non ha gradito che nel dire a chi me lo aveva chiesto che sono contento della sua permanenza in Rai abbia osservato che lui ha fatto di quelle che definisce “persecuzioni politiche” un eccellente investimento finanziario. Lo dico e lo ripeto. Lo fece nel ’96 quando per tre anni andò a lavorare al più alto livello nelle televisioni dell’odiato Berlusconi. Lo ha fatto adesso restando in Rai con un nuovo ruolo e garantendosi dopo otto anni una liquidazione sedici volte superiore a quella che ebbi io nel 2001 dopo 39 anni di lavoro da dipendente Rai. La settimana scorsa all’aeroporto di Milano mi si affiancò un signore che non conoscevo: “Caro Vespa – mi disse – perché non comincia anche lei ad attaccare Berlusconi? Pensi a come miglior sarebbe la sua vita. Guardi Santoro…Mai martire fu trattato meglio”. Parole sante.

Ma non è tutto: liquidato Santoro, l’attenzione di Vespa è rivolta ad altri due “grandi nomi” del giornalismo:

E visto che ormai alla Rai c’è l’uso di delegittimare i conduttori di altri programmi, due parole per concludere su quelle due anime belle di Fabio Fazio e di Massimo Gramellini. Sabato scorso Gramellini, con Fazio che gli faceva da spalla, ha ripreso qualche riga di un articolo di Vittorio Feltri che mi accusava di aver gestito in maniera colpevolista il processo contro Alberto Stasi, poi assolto per il delitto di Garlasco. Ha trascurato, tuttavia, rispettando il tradizionale pluralismo della trasmissione che lo ospitava, di dar conto della mia replica al “Giornale” in cui dicevo che il professor Giarda, il difensore che ha fatto assolvere Stasi, ha riconosciuto a “Porta a porta” una assoluta correttezza. Questi sono le trasmissioni e i giornalisti che ci fanno lezione.

Beh, come dire che Vespa le spara … a zero su tutti.
Che possiamo fare, noi poveri spettatori che paghiamo il canone, quindi anche il maxi compenso promesso a Santoro? Imparare da Vespa l’onestà, la trasparenza, la parsimonia …?
No, forse possiamo solo cambiare canale … anzi, spegnere la Tv e leggere un buon libro.

[fonte: Il Messaggero]

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