23 gennaio 2011

CASO RUBY: LETTERA APERTA DEL PDL IN DIFESA DI SILVIO BERLUSCONI

Posted in attualità, Legge, politica, Silvio Berlusconi tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , a 9:47 am di marisamoles


Sul Ruby-gate – come è stato battezzato il caso riguardante il presunto sfruttamento della prostituzione minorile da parte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e di alcuni suoi “amici” e conoscenti – non ho voglia di parlare. Attendo i fatti.
Da telespettatrice e da lettrice dei quotidiani, però, sono profondamente indignata dall’esagerata trattazione di questo caso, spesso con articoli e servizi ripetitivi fino alla noia, a scapito di notizie “serie”, o comunque concernenti fatti accaduti, su cui non è richiesto un giudizio ma solo l’umana pietà. Mi riferisco, ad esempio, al lutto che ha colpito gli Alpini italiani con la morte di Luca Sanna in Afghanistan, oppure quello che ha colpito la comunità ebraica con la scomparsa di Tullia Zevi. Senza contare le notizie economiche o sociali, come quella che riguarda il livello di disoccupazione dei giovani italiani. Tutto passa in secondo piano perché Berlusconi è al centro dell’attenzione degli Italiani, nel bene e nel male. Perché del premier si occupano gli “amici” e i “nemici”. E nessuno, forse, si rende conto che è esattamente quello che lui vuole: essere al centro dell’attenzione mediatica.

Non ho voglia di parlarne, ho detto. E infatti mi limito a segnalare una lettera aperta che alcuni esponenti del PdL (Raffaele Calabrò, Roberto Formigoni, Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, Alfredo Mantovano, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi) hanno inviato al quotidiano cattolico L’Avvenire, che l’ha pubblicata. Non è uno scritto in cui si difende a spada tratta Berlusconi, piuttosto un invito ad attendere gli sviluppi del caso giudiziario, senza lasciarsi condizionare da facili conclusioni e da giudizi morali suggeriti, anche troppo palesemente, dai media.

Inizia così la lettera:

Cari amici,
in un momento tanto confuso e delicato per il nostro paese vorremmo evitare che la marea dei pettegolezzi che invade ogni giorno le pagine dei giornali finisca per oscurare il senso del nostro lavoro quotidiano per il bene comune. C’è il rischio di farsi tutti confondere o trascinare dall’onda nera, lasciandosi strumentalizzare da un moralismo interessato e intermittente, che emerge solo quando c’è di mezzo il presidente Berlusconi
.

E continua così:

Abbiamo bisogno di giustizia, una giustizia che sia però veramente giusta, che segua regole certe, assicuri l’inviolabilità dei diritti di tutti i cittadini compreso chi si trova ad essere oggetto di accuse, e offra le garanzie necessarie, a partire dall’imparzialità del giudice e dal rispetto del segreto istruttorio. Una giustizia nella quale i magistrati formulino ipotesi di reato e non si occupino di costruire operazioni finalizzate ad emettere sentenze di ordine morale.

Per poi concludersi con queste parole:

Aspettiamo che la polvere e il fango si depositino, diamo tempo alla verità e alla giustizia.

Io non ho altro da aggiungere.

[l’immagine è tratta da questo sito]

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13 gennaio 2011

TEST D’AMMISSIONE A MEDICINA: EQUO O INIQUO?

Posted in attualità, cultura, figli, Silvio Berlusconi tagged , , , , , a 9:22 pm di marisamoles

Due giorni fa è stato pubblicato su Il Corriere un articolo, presente sul numero in edicola di OK Salute, in cui il dottor Alberto Zangrillo, medico personale di Silvio Berlusconi, si lamentava del fatto che il figlio non avesse superato il test per essere ammesso alla Facoltà di Medicina. Secondo il medico, i test sarebbero iniqui e precluderebbero, per vari motivi, la possibilità di studiare Medicina a giovani ragazzi motivati. Come testimonia Zangrillo, in suo figlio, infatti, la “vocazione” era nata negli ultimi tre anni del liceo e, dopo l’Esame di stato, si era preparato con grande serietà tutta l’estate per superare il test d’ingresso. Ma aveva fallito e, da genitore, il dottore aveva accolto la cosa con grande delusione.

Zangrillo nell’articolo si dimostra contrario a questi test, almeno alla tipologia attuale, anche in quanto medico e professore universitario. Spiega così la sua contrarietà: dal mio punto di vista di medico e professore universitario, trovo che le modalità che regolano l’accesso alle facoltà di medicina siano deludenti e inique. A oggi, si decide in un quiz di poche ore del futuro, del progetto di vita di un giovane; si stabilisce in base a questa performance se quel ragazzo o quella ragazza potranno diventare dei buoni medici, se hanno attitudine per questa disciplina. Credo che rispondere a 100 domande in 100 minuti non ci dia alcuna garanzia di selezionare veramente le risorse migliori, quelle che saranno per esempio in grado di gestire quel particolare equilibrio psicologico richiesto a chi lavora in corsia e di condividere con gli altri quelle qualità umane che deve possedere chi è a contatto con i pazienti e la loro sofferenza. (LINK dell’articolo)

Insomma, troppe domande di cultura generale, che ben poco hanno a che vedere con la futura professione medica, e troppo poco tempo per rispondere: un minuto per quesito significa, infatti, che non si ha quasi la possibilità di rivedere le risposte. Da insegnante di liceo posso affermare che, tranne casi rari di docenti con il cronometro in mano durante le verifiche, gli studenti hanno sempre tempo sufficiente per svolgere le attività richieste e viene spesso consigliato caldamente di rivedere gli elaborati prima di consegnarli. Sono poco abituati, quindi, a fare la gara con il tempo. Consideriamo, inoltre, che la cultura generale, seppur importante, non è indispensabile per chi sceglie di proseguire gli studi con l’obiettivo di avviarsi alla professione medica. Allo stesso modo, chi decide di frequentare Lettere e Filosofia, ad esempio, non deve per forza possedere un’ottima conoscenza della matematica, della fisica e della chimica, anche se, frequentando il liceo, dovrebbe possedere delle discrete conoscenze in quelle materie.

Pronta la risposta di una dottoressa, prossima all’abilitazione alla professione medica. La lettrice de Il Corriere, infatti, scrive una lettera al quotidiano in cui si dichiara contraria a quanto asserito da Zangrillo e, con tono piuttosto ironico, riguardo al test di ammissione alla Facoltà di Medicina afferma che Esso, pur con molti limiti, ha al momento il grande, grandissimo merito di far si che i più bravi e preparati (pur senza conoscere alcun professorone o alcun parlamentare che possa dargli “un aiutino”) riescano a mettere a frutto gli anni di studio e le proprie conoscenze, e riescano a inserirsi nell’ambito della sanità, ambito che dovrebbe accogliere solo i “migliori” perché vi si gioca la vita delle persone, ma che spesso invece va ad accogliere “i più conosciuti” o “i più sponsorizzati” a discapito della qualità del servizio erogato.

Lasciamo stare il tono provocatorio, che corre lungo tutta la missiva: è più che evidente che la signora in questione ce l’ha con Zangrillo perché medico di fiducia del Presidente del Consiglio. La cosa che, secondo me, è sconcertate è che la dottoressa non abbia capito che il medico, nell’articolo su OkSalute, ha puntualizzato che le critiche mosse al test nascono dalla sua esperienza di medico e di professore universitario, non dal dispiacere, se non rancore, provato di fronte al fallimento del figlio. Nonostante tutto, la firmataria (il nome non è stato pubblicato, guarda un po’), della lettera continua ad attaccare Zangrillo: Certo, comprendo che il dottor Zangrillo preferirebbe per l’accesso alla facoltà di Medicina un concorso simile a quello per l’accesso alle Scuole di Specializzazione: là è probabile che suo figlio e i tanti, tantissimi “figli di” che affollano gli ospedali e le università, potrebbero arrivare addirittura primi. (LINK della lettera)

La risposta del medico non si è fatta attendere: nel pomeriggio, infatti, è stata pubblicata una lettera di Zangrillo in risposta alla neo-laureata in Medicina che avrebbe travisato le sue parole. Così replica il medico e professore universitario: Sottolineo che il centro del problema, come erroneamente interpretato, non è la mia vicenda personale e familiare. Ho infatti tutta l’autorevolezza per affermare che i test, così come sono concepiti, non permettono di individuare un buon medico in uno studente che si affaccia alla carriera universitaria ma sono ovviamente favorevole alla selezione. […] È migliore un test che privilegia quesiti di tipo logico e di problem solving rispetto a test puramente nozionistici che penalizzano completamente uno studente motivato. Ideale sarebbe inserire con gradualità uno schema che conducesse a definire dei parametri che lungo il percorso di studi, se non ottemperati, portassero prima a un richiamo e poi all’esclusione, magari entro l’arco del primo anno. Il tutto dovrebbe però configurarsi all’interno di un sistema più selettivo. Le nostre Facoltà sono intasate e rischiano di essere una fabbrica di persone insoddisfatte che non si sono mai confrontate con le loro reali potenzialità. La meritocrazia, non è soltanto una bella parola, ma deve tradursi in un sistema efficiente. (LINK dell’articolo)

Chi ha ragione? Per me Zangrillo.

[foto da Il Corriere]

1 dicembre 2010

L’ELENCO DI STARNONE SULLA SCUOLA LETTO A “VIENI VIA CON ME”: IL TRIONFO DEI LUOGHI COMUNI E DELL’OVVIETÀ

Posted in adolescenti, attualità, cultura, Mariastella Gelmini, riforma della scuola, scuola, spettacolo, televisione tagged , , , , , , a 4:43 pm di marisamoles


Uno dei noiosissimi elenchi letti durante l’ultima puntata di “Vieni via con me” – programma di Fazio e Saviano vincitore di ascolti per una rete cenerentola come Rai 3 – è opera di Domenico Starnone. Ed è il trionfo dei luoghi comuni e dell’ovvietà, molto lontano dalla situazione della scuola italiana oggi. Si vede che Starnone, ex insegnante e ora giornalista, (ha collaborato e collabora a giornali come L’Unità e Il Manifesto, per cui è stato redattore per le pagine culturali), sceneggiatore (sua, ad esempio, la sceneggiatura del film La scuola, anno 1995, di Daniele Luchetti, e si vede!) e scrittore. Quest’ultima attività gli ha dato lustro ai tempi dell’uscita di Ex cattedra, pubblicato anche su Il Manifesto, in cui racconta la sua esperienza di insegnante negli anni 1985-86, seguito da un’ulteriore pubblicazione per Feltrinelli, la più recente Ex cattedra e altre storie di scuola, in cui, sulla quarta di copertina, descrive il volume come una teca, la custodia di vecchie pagine nate dal gusto di raccontare e dall’amore per la scuola pubblica, un luogo di esposizione per un’esperienza definitivamente conclusa.

Ho letto il libro di Starnone, non sono prevenuta. Per certi aspetti concordo con le sue osservazioni, per altri mi chiedo dove sia questo grande amore per la scuola pubblica e mi rallegro del fatto che quella di insegnante, per lui, sia un’esperienza definitivamente conclusa.
La cosa che mi fa più indignare è che l’elenco, letto da Starnone durante la trasmissione di Fazio, ha iniziato a girare per le scuole e rischia di diventare il vademecum dello studente contestatore, ma molto ignorante, che, pur di andare contro questo governo, impugna la lettera e la stravolge a suo modo. Ovvero, legge nell’elenco tutto ciò che di negativo si dice sulla scuola italiana come se fosse la situazione reale, e tutto ciò che di positivo si osserva come se fosse la scuola ideale, quella che gli studenti vorrebbero e che invece non hanno. Perché? Per colpa di Berlusconi, tanto è sempre e comunque colpa sua. La Gelmini è anche meglio non calcolarla, tanto non pensa con la sua testa ma esegue gli ordini del cavaliere, azzera i suoi pensieri per accogliere quelli del suo mentore. Essì, ormai questo è ciò che si pensa, è ciò che credono anche gli studenti universitari che sono in agitazione contro una riforma che nemmeno conoscono. Non vorrei essere rimproverata anch’io di non pensare con la mia testa, ma sono costretta a condividere il pensiero di Berlusconi quando ha detto: Gli studenti bravi sono quelli che studiano e non protestano. Con questo non si vuol significare che è vietato protestare ma che è doveroso informarsi, leggere, riflettere, ognuno con la propria testa, e poi concludere che non c’è motivo alcuno per protestare. La riforma dell’Università, più di quella della scuola secondaria di II grado, è davvero ottima.

Ma vediamo in che cosa consiste il famoso, e scontatissimo, elenco di Starnone.

1. La scuola peggiore è quella che si limita a individuare capacità e meriti evidenti. La scuola migliore è quella che scopre capacità e meriti lì dove sembrava che non ce ne fossero.
2. La scuola peggiore è quella che esclama: meno male, ne abbiamo bocciati sette, finalmente abbiamo una bella classetta. La scuola migliore è quella che dice: che bella classe, non ne abbiamo perso nemmeno uno.
3. La scuola peggiore è quella che dice: qui si parla solo se interrogati. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara a fare domande.
4. La scuola peggiore è quella che dice: c’è chi è nato per zappare e c’è chi è nato per studiare. La scuola migliore è quella che dimostra: questo è un concetto veramente stupido.
5. La scuola peggiore è quella che preferisce il facile al difficile. La scuola migliore è quella che alla noia del facile oppone la passione del difficile.
6. La scuola peggiore è quella che dice: ho insegnato matematica io? Sì. La sai la matematica tu? No. 3, vai a posto. La scuola migliore è quella che dice: mettiamoci comodi e vediamo dove abbiamo sbagliato.
7. La scuola peggiore è quella che dice: tutto quello che impari deve quadrare con l’unica vera religione, quella che ti insegno io. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara solo a usare la testa.
8. La scuola peggiore rispedisce in strada chi doveva essere tolto dalla strada e dalle camorre. La scuola migliore va in strada a riprendersi chi le è stato tolto.
9. La scuola peggiore dice: ah com’era bello quando i professori erano rispettati, facevano lezione in santa pace, promuovevano il figlio del dottore e bocciavano il figlio dell’operaio. La scuola migliore se li ricorda bene, quei tempi, e lavora perché non tornino più.
10. La scuola peggiore è quella in cui essere assenti è meglio che essere presenti. La scuola migliore è quella in cui essere presenti è meglio che essere assenti.
Da “Vieni via con me” del 29 novembre 2010 (elenco di Domenico Starnone)

Ed ecco il mio elenco:

1. La scuola migliore è quella che valuta i meriti in modo oggettivo. Finché le lodi all’Esame di Stato si sprecano laddove i risultati dell’Ocse smentiscono l’eccellenza, la valutazione non sarà mai oggettiva.
2. La scuola migliore è quella che non boccia se può garantire agli allievi un prosieguo degli studi volto a perfezionare l’apprendimento e a consolidare le conoscenze, competenze e abilità. Promuovere ragazzi con delle evidenti carenze non fa il loro bene ma solo il loro danno.
3. La scuola migliore è quella in cui si permette agli studenti di fare domande a patto che ascoltino le risposte e imparino a rispettare le opinioni altrui.
4. La scuola migliore è quella in cui anche chi sembra nato solo per zappare sia messo in condizione di imparare ad esprimere concetti elaborati, ad usare la testa per aspirare ad occupazioni future anche manuali, purché al “lavoro delle braccia” si accompagni anche quello della mente.
5. La scuola migliore è quella in cui si riesce a far apparire facile anche ciò che superficialmente e sulla base dei pregiudizi viene catalogato come difficile.
6. La scuola migliore è quella che si mette in discussione prima ancora di discutere se un allievo meriti un 3 in matematica o in qualsiasi altra materia.
7. La scuola migliore è quella che insegna sempre a pensare autonomamente, a fare delle scelte in base alle proprie attitudini. Rimane il fatto che deve dare un modello di comportamento senza per questo mortificare le aspirazioni individuali.
8. La scuola migliore è quella che non si va a riprendere chi le è stato tolto perché sarebbe un’impresa impossibile. Può, tuttavia, cercare di convincere chi non apprezza il suo operato che la strada più percorribile è quella della conoscenza, non la strada fatta di asfalto e macchiata di sangue.
9. La scuola migliore è quella in cui la serenità di giudizio è la garanzia di una valutazione in base ai meriti degli studenti e non al 730 dei genitori.
10. La scuola migliore è quella che insegna a dare un senso a quello che si fa in classe e ad apprezzarla più di qualsiasi giorno di “vacanza” rubato.

Di fronte all’elenco di Starnone, tuttavia, mi sento di fare delle osservazioni.

Prima di tutto, non si deve fare di tutta l’erba un fascio: le realtà scolastiche in Italia sono tali e tante per cui è quasi impossibile parlare di “scuola italiana”.

In secondo luogo, non capisco perché la scuola migliore debba essere quella che non boccia. Se mi rivedo nei panni di liceale, ricordo che il mio professore di Latino e Greco era temuto dai ragazzi e apprezzato tantissimo dai genitori perché “picconava”, ovvero non era di manica larga con i voti. Se non studiavamo, ci beccavamo le insufficienze e lui era bravo perché severo. Ora che sono un’insegnante, i ragazzi che hanno un profitto insufficiente sono quelli che non hanno dei bravi insegnanti perché se la classe va male non è colpa degli studenti che non si applicano, ma dei docenti che non fanno il proprio dovere. C’è qualcosa che non va: quando ero al liceo se non studiavo (è solo un’ipotesi perché in realtà ho sempre studiato) era colpa mia e il mio prof era bravo; ora se i miei allievi vanno male in Latino (anche questa è solo un’ipotesi …) è colpa mia perché non sono una brava prof (idem). Ma è sempre e solo colpa mia?

Infine, pur ammettendo che la scuola migliore sia quella che non perde per strada delle “buone teste”, rimane il fatto che se abbiamo le classi costituite da 27-30 allievi, venire incontro alle difficoltà del singolo è praticamente impossibile. Da questo punto di vista il fallimento, però, non è degli insegnanti, ma dell’istituzione. Forse si spera che con i famosi “premi al merito” annunciati dalla Gelmini la situazione possa cambiare? Se agli insegnanti sarà riconosciuto il merito in base ai risultati dei loro allievi, non sarà difficile assistere ad un miracolo: tutti diventeranno dei geni … altro che zappatori!

Visto che ne ho parlato a scuola con i miei allievi, ecco il video di una scena dal film “La scuola” di Daniele Luchetti: “Oddio è caduto Vasco!”

E per dimostrare che le idee di Starnone sulla scuola sono rimaste ferme al 1995, ecco “Nato per zappare”

15 novembre 2010

RUBY? CHI È?

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Sabato scorso l’ormai celebre Ruby è stata ospite di una discoteca milanese, in crisi per mancanza di frequentatori. Per stessa ammissione del gestore del locale, la giovane è stata sfruttata per attirare il pubblico: «E’ una meteora che dura 15 giorni, la sfruttiamo e basta». Con un tornaconto di tutto rispetto, però: incassi più che raddoppiati. E, visto il programma futuro, che prevede le ospitate di Nina Moric, Fabrizio Corona e Lele Mora, immagino che gli affari continueranno ad andare a gonfie vele.

Questa massiccia affluenza di pubblico parrebbe una conseguenza della curiosità di vedere dal vivo la famosa minorenne, ormai maggiorenne, attorno alla quale si è scatenata l’ennesima bufera mediatica che vede come protagonista il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Parrebbe, ma l’ipotesi sembra smentita dalle interviste fatte fuori dal locale (per guardare il VIDEO clicca QUA): accanto ai “mah” e ai “mai sentita”, alcune identificazioni di Ruby appaiono alquanto fantasiose. Ad esempio, c’è chi crede si tratti di una ex concorrente del Grande Fratello e chi, invece, l’associa a Berlusconi, sì ma a quello sbagliato: Piersilvio. E alla domanda: “Piersilvio chi è?”, la risposta è stata “Il presidente della Camera”. No comment.

L’accoglienza riservata a Ruby, però, non è stata certamente degna di una star: le ragazze presenti, infatti, l’hanno insultata. Al termine più elegante “escort”, ormai tanto in voga, che nasconde la forma ma non la sostanza, è stato sostituito quello più vecchio, almeno quanto il mestiere più antico del mondo. In altre parole: diamo alle “cose” il nome che meritano.
Certo, per stare lì qualche ora senza dire una parola, seduta su un trono a ricevere gli insulti, il compenso non è poi tanto male: 2000 euro più Iva. Un lavoro pulito, tutto sommato. E poi non si può essere apprezzati da tutti, no?

Un bel modello per le nostre figlie. Ma c’è sempre la speranza che seguano l’esempio delle coetanee che l’hanno insultata. Non perché gli insulti siano un fatto positivo, ovviamente. Intendevo il dissenso, che in alcuni casi è meglio non esprimere. Come diceva il Sommo Vate: Non ti curar di lor ma guarda e passa.

[fonte: Il Corriere]

14 novembre 2010

IL FEMMINISMO È MORTO? COLPA DI BERLUSCONI

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Leggendo Affari Italiani.it mi sono imbattuta in un articolo che riguarda l’intervento della giornalista di sinistra Ritanna Armeni sull’ultimo numero del settimanale Gli Altri diretto da Piero Sansonetti. Un settimanale che, altrimenti, non sarei nemmeno andata a cercare sul web.
Lei, femminista storica, accusa le “compagne” di aver confuso il femminismo con l’antiberlusconismo. Troppo concentrate, secondo l’Armeni, sugli “scandali” in cui è rimasto coinvolto il Presidente del Consiglio, dalla D’Addario a Ruby-Rubacuori, hanno perso di vista l’evoluzione delle donne nella società contemporanea.

Ecco qualche stralcio dell’articolo della Armeni:

Care amiche, ci avete pensato? Fra qualche tempo, breve a quanto pare, Berlusconi non sarà più al governo. […] Come faranno, senza Berlusconi, le donne, le filosofe, le giuriste, le politiche, le giornaliste che in questi anni si sono così tanto concentrate sul rapporto fra il premier e le donne hanno protestato contro le sue camere da letto così affollate, si sono scandalizzate per l’uso del corpo femminile, si sono indignate per le ragazze usate e poi buttate via? Contro chi protesteranno e inveiranno quando Berlusconi non ci sarà più? […] In questi giorni sono attraversata da un terribile dubbio. Che le femministe si siano fatte giocare. Che in questi due anni si siano concentrate sul premier e sui suoi vizi e non abbiano più guardato attorno a loro, a quello che succedeva alle donne e al paese. […] Attaccare lui significava attaccare un modello maschile che evidentemente non era stato sconfitto e che era ancora forte. Il comportamento di un presidente del Consiglio, di un uomo con un ruolo pubblico così importante lo giustificava, lo esaltava e, quindi, era doppiamente colpevole. Ma poi, impercettibilmente, l’indignazione e la lotta contro quel ruolo e quel modello maschile è diventata lotta e indignazione solo contro l’uomo Berlusconi. E, a questo punto, siamo cadute nella trappola. […]

In breve il femminismo si è confuso con l’antiberlusconismo e con la lotta di opposizione al premier. In questi anni per guardare le camere da letto abbiamo guardato con qualche superficialità a come le donne cambiavano e a quello che ci chiedevano. Non abbiamo riflettuto – per fare solo alcuni esempi – al fatto che una donna diventava capo della Cgil e si affiancava all’altra donna presidente della Confindustria. Che in un uno dei paesi più grandi del mondo, il Brasile, Dilma Rousseff conquistava la presidenza. Che Angela Merkel dirige la politica europea. Noi, che nei decenni scorsi ci siamo appassionate al dibattito eguaglianza – differenza […] abbiamo glissato sul nuovo ruolo che stanno assumendo nella economia e nella finanza mondiale. Non abbiamo elaborato una proposta, dico una, che potesse cambiare concretamente la loro vita. […]

Non voglio più parlare di bunga bunga e di escort. Di veline e di camere da letto. Non voglio più compiacermi del fatto che il mio mondo, la sinistra, adesso è con me nella condanna dell’uso del corpo delle donne. Ho conosciuto troppi uomini di sinistra che nella vita privata fanno o farebbero volentieri come Silvio Berlusconi. E tanti uomini, impauriti dalla donne, che usano non solo il loro corpo ma anche la loro intelligenza e la sottomettono al potere.

Non avrei mai pensato di darle ragione.
Da leggere anche il parere espresso su Affari Italiani.it da Laura Boella, docente di Storia della filosofia morale all’Università Statale di Milano:

Oggi ragazze e signore sono convinte che l’unico modo per realizzarsi professionalmente sia entrare nel mondo dello spettacolo e del gossip. Inseguono con tenacia ideali fittizi. E finiscono per confondere libertà e schiavitù. E’ su questo punto che bisogna lavorare, farlo invece sull’idea del ‘marpione’, sulla sua camera da letto, del solito ‘uomo che compra e sfrutta’ è improduttivo. E’ così. Le ragazze andrebbero aiutate fin da piccole con una forte educazione alla libertà, mentre ora da una parte regna il vuoto delle prospettive e dall’altro la società non fa nulla per aprire le porte alle donne. Un circolo vizioso. E’ uno degli aspetti più tristi del post-femminismo.

Ecco, forse il punto è un altro: il femminismo si è ucciso da sé.

30 ottobre 2010

FAMIGLIA CRISTIANA: “IL PREMIER È MALATO, ANCHE VERONICA L’HA DETTO”

Posted in attualità, politica, Silvio Berlusconi tagged , , , , , , a 4:04 pm di marisamoles


Un’altra bufera mediatica si è scatenata sul Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il caso, ormai stranoto, è quello della minorenne (all’epoca dei fatti, cioè febbraio 2010) di origine marocchina Ruby “Rubacuori” che avrebbe partecipato ad una festa ad Arcore e dal padrone di casa avrebbe avuto in dono una collana di diamanti e 7mila euro. In cambio di cosa? Della sua presenza, niente di più. Il fatto è che Berlusconi ha un cuore grande, come ha dichiarato lui stesso, e aiuta chi ha bisogno.

Ok, anch’io ci ho scherzato sul suo cuore grande. Ho scritto un post perché a quella dichiarazione mi è venuta in mente Heidi. Ma oggi, leggendo un articolo di Famiglia Cristiana, sono rimasta sconcertata. In riferimento al caso – Ruby, l’autore del servizio, Giorgio Vecchiato, ha affermato che già la moglie del premier, Veronica Lario, aveva pubblicamente dichiarato la “malattia” del marito, ormai ex.

Nel pezzo si legge: Uno stato di malattia, qualcosa di incontrollabile anche perché consentito, anzi incoraggiato, dal potere e da enormi disponibilità di denaro. Si sa che Berlusconi è un generoso, non lesina su aiuti e ricompense. Ma quale tipo di aiuti, e ricompense per che cosa? Incredibile che un uomo di simile livello e responsabilità non disponga del necessario autocontrollo. E che il suo entourage stia a guardare. S’insiste, dunque, sulla mancanza di autocontrollo che Berlusconi, nella veste istituzionale, dovrebbe mantenere. Si parla di lui come una persona malata. Ma il Presidente del Consiglio già ieri si è difeso: lavora venti ore al giorno, non va quasi mai in ferie, ogni tanto gli va di distrarsi e così organizza delle feste. Che male c’è? Lui si definisce orgoglioso del suo stile di vita.

Da notare che la stessa Ruby ha affermato di essere andata solo una volta nella villa di Arcore e di aver assistito ad uno show canoro del premier. Che male c’è? Nessuno conosceva la sua vera età e lei si era spacciata per una ventiquattrenne. Poi, quando Berlusconi si è reso conto di essere di fronte ad una minorenne, le ha chiaramente detto di non farsi più vedere. In seguito, però, a maggio, la telefonata alla questura di Milano: Berlusconi si limita a dare una mano ad una ragazza in difficoltà, pur mentendo sulla vera identità e spacciandola per nipote di Mubarak. In ogni caso, la ragazza viene lasciata libera qualche ora dopo e affidata al consigliere Minetti, come espressamente chiesto dal premier.

Detto questo, prima di definire Berlusconi un “malato”, bisognerebbe conoscere i fatti. E poi, anche se non disdegnasse la compagnia delle belle donne, disponendo del “potere” e del fascino del denaro, un binomio che attrae particolarmente le signorine in cerca di notorietà, sarebbe l’unico? Diciamo che la stampa gli sta appresso e non si lascia scappare l’occasione per scrivere qualche servizio piccante sul Presidente del Consiglio. Il potere dei media è, poi, quello di condizionare il giudizio della gente. Persino il papa c’è cascato. Ieri, senza riferirsi esplicitamente al caso Ruby, di fronte a centomila giovani dell’Azione cattolica, ha affermato: Troppo spesso l’amore è ridotto a merce di scambio, da consumare senza rispetto di se stessi e degli altri. Così è molto amore proposto dai media e da internet: egoismo, chiusura, illusione di un momento, qualcosa che vi lega come una catena, qualcosa che soffoca il pensiero. Impossibile non pensare che si riferisse velatamente anche a Berlusconi, o meglio alle ragazze disponibili ad incontrarlo per ottenere qualcosa in cambio, data la sua tanto sbandierata bontà di cuore. Un’altra condanna che proviene dal mondo cattolico in cui di certo gli scandali non mancano. Mi verrebbe da dire: da quale pulpito arriva la predica.

Ma cerchiamo di spostare, per un istante, l’attenzione dal premier alla minorenne Ruby. Una così, che si spaccia per ventiquattrenne, vestita (per modo di dire) e truccata come una donna navigata, se è davvero “bisognosa d’aiuto”, se va in cerca di protezione, perché ad una casa-famiglia preferisce la villa di Arcore?

29 ottobre 2010

BERLUSCONI, UOMO DI CUORE: “AIUTO CHI HA BISOGNO”

Posted in Satyricon, Silvio Berlusconi tagged , a 4:43 pm di marisamoles


Finalmente abbiamo scoperto perché Silvio Berlusconi non intende accogliere la richiesta della moglie, Veronica Lario, di un assegno di mantenimento da 3 milioni e mezzo di euro al mese. La signora Berlusconi, infatti, non si trova in uno stato di indigenza, quindi non ha affatto bisogno di quell’assegno.

Berlusconi si è definito uomo di cuore e ha dichiarato di aiutare chi ha bisogno (in riferimento all’ormai famoso caso-Ruby).
Di aiutare la Lario non se ne parla proprio.

DISOCCUPATI D’ITALIA, CHE ASPETTATE? FATEVI AVANTI, NO! Sapete quanto ci campate con l’assegnino mensile della moglie? Hai visto mai che Silvio, pur di fare un dispetto a Veronica, vi dia una mano. Lui ha un cuore grande così, che manco Heidi ce l’ha.

11 ottobre 2010

PARLIAMO DI COSE SERIE: L’OPERAZIONE ALLA MANO DI BERLUSCONI

Posted in Satyricon, Silvio Berlusconi tagged a 7:17 pm di marisamoles

In questi giorni di lutto – pubblico e privato – finalmente una buona notizia: l’intervento alla mano cui si è sottoposto il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, è perfettamente riuscito.
Lo hanno confermato il suo medico curante, il dottor Alberto Zangrillo, e il dottor Alberto Lazzerini, il chirurgo che lo ha operato. «Penso che dovrà riposare fino a domenica – ha spiegato Zangrillo – un po’ per la riabilitazione, un po’ perché voglio ricordare che non ha fatto un giorno di vacanza. Per questo, per una settimana, non avrà impegni pubblici».

La mano, per la cronaca, è la sinistra. Stamattina, prima di recarsi a Rozzano per l’operazione, il premier era presente a Ciampino ad accogliere le salme dei quattro alpini morti in Afghanistan. I testimoni dicono che, nella sala vip, Fini abbia stretto la mano a Berlusconi. C’è mancato poco che non gli dovessero operare anche quella!

Ma sette giorni per una mano, la sinistra per giunta, non saranno troppi? Stai a vedere che Brunetta gli manda il medico fiscale!

[fonte: Il Messaggero]

3 agosto 2010

VERONICA LARIO ROMPE IL SILENZIO: “SILVIO E L’AVVOCATO GHEDINI, COPPIA DA SBALLO”

Posted in attualità, divorzio, donne, politica, Satyricon, Silvio Berlusconi tagged , , , a 6:14 pm di marisamoles

Da mesi non si sentiva più parlare di lei, o meglio lei non parlava più, se non per mezzo dei suoi legali. Veronica Lario, quasi ex signora Berlusconi, riprende la parola e lo fa attraverso il quotidiano La Stampa, lo stesso che ha pubblicato un’intervista all’avvocato di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini.

Donna Veronica ha poco gradito alcune affermazioni del legale dell’ex marito, che pare abbia faticato non poco a far da paciere tra i due. Non stento a crederlo: di sicuro il nostro presidente del Consiglio avrebbe risparmiato un bel po’ di soldi che ora dovrà versare sul conto della ex moglie ogni mese. Pare che la cifra su cui i due si sono accordati sia di 300mila euro mensili.

Ma quali osservazioni di Ghedini hanno particolarmente infastidito la signora Lario? Quelle che insinuano che lei non sia stata all’altezza di cotal marito, specie nel ruolo rappresentativo di first lady. Nell’intervista a La Stampa Ghedini ha, infatti, dichiarato: Il presidente fa una vita disperata. C’era una difficoltà di ritmi di vita. Veronica non ha mai voluto andare a Roma, né fare un po’ di rappresentanza con lui. Due vite distanti. Be’, non so quali parole abbiano colpito la suscettibilità di Donna Veronica, ma a me quell’aggettivo “disperata” riferito alla vita condotta da Silvio Berlusconi dà fastidio assai. Posso immaginare quanto fastidio possa generare in chi sbarca a fatica il lunario con la pensione minima.

La reazione della Lario, però, è un tantino sopra le righe: va be’ essere indispettita dalla velata accusa, va be’ essere definita incapace di passare la sua esistenza a far rappresentanza a Roma, ma che addirittura insinui un’amicizia “particolare” tra l’ex marito e il legale più famoso –oltreché più pagato!- d’Italia, mi sembra un’esagerazione. Donna Veronica, in sintesi, vede i due come una coppia perfetta, da sballo: Leggendo quelle parole mi sono detta: Guarda, che voglia proporsi come nuovo compagno del presidente del Consiglio? D’altra parte loro si capiscono, hanno un legame profondo, fatto dagli stessi scopi, chi meglio di loro potrebbe incarnare una complice e felice coppia da sballo?

La signora, come ella stessa ammette, è stanca delle continue interferenze nella sua vita privata: stanca di vedere persone che parlano di un privato che non gli appartiene dicendo grandi sciocchezze.
Nulla da dire, a riguardo: leggere certe insinuazioni può essere snervante davvero. Quello che però mi fa riflettere è che la signora Lario accusa gli altri di dire “grandi sciocchezze”, mentre lei …..

Ma, in fondo, che sarà mai! Hanno accusato Berlusconi di essere pedofilo (quando frequentava l’allora minorenne Noemi Letizia) e di farsela con le escort (la tristemente nota Patrizia D’Addario), se ora l’accusassero di essere gay almeno farebbe una buona azione: costringerebbe la maggioranza degli elettori a non essere omofoba.

[Fonte: La Stampa]

11 luglio 2010

SCUOLA: ULTRACINQUANTENNI IN CATTEDRA E I GIOVANI A CASA

Posted in adolescenti, politica, scuola tagged , , , , , a 6:36 pm di marisamoles

I docenti italiani invecchiano in classe. Nel 1998 l’età media degli insegnanti era di 45 anni, ora si superano i cinquanta. Non va meglio per i Dirigenti Scolastici (ex presidi): quelli con meno di 40 anni d’età sono una specie estinta e hanno in media 58 anni. Troppi.

Insomma, i giovani stanno a casa, perlopiù perché precari rimasti senza lavoro. Questa è la verità. E mentre un tempo almeno le maestre elementari potevano, teoricamente, salire in cattedra a 18 anni, ora che la loro formazione si è giustamente allungata con l’obbligo di frequentare il corso triennale universitario, attualmente i docenti che non hanno spento ancora le trenta candeline sono praticamente scomparsi.
E che dire dei precari, ormai sempre meno occupati e molto più preoccupati? Anche loro hanno i capelli grigi: hanno in media 39 anni, otto su 100 ne hanno più di 50 e qualcuno ha oltrepassato i 60. Mediamente impiegano 13 anni per ottenere il ruolo.

Prendendo in considerazione altre realtà europee ed extraeuropee, la situazione è completamente diversa: in Francia, gli under 40 rappresentano il 43 % e negli Stati Uniti siamo al 42%; in Giappone i docenti che con meno di quarant’anni costituiscono il 40 %. Perché, dunque, qui in Italia i docenti sono così “vecchi”?

Una delle possibili cause è da attribuire ai concorsi banditi senza alcuna regolarità dagli anni Ottanta in poi. Ciò ha determinato, di conseguenza, l’entrata in ruolo di molti docenti già “in età” che superavano, nella graduatoria per titoli, i giovani neolaureati. A quest’ultimi è stata data comunque la possibilità di affacciarsi alle aule scolastiche con i contratti a tempo determinato. Nell’ultimo anno, però, la situazione è cambiata a causa del famoso articolo 64 della Legge 133 che prevede i famigerati e discussi “tagli” al personale scolastico, nel rispetto dei risparmi preventivati.

Insomma, sulla scuola italiana si deve risparmiare e per fare ciò non è previsto il turn-over, la possibilità, cioè, di rimpiazzare i docenti che vanno in pensione con le cosiddette nuove leve. Quindi, non solo in cattedra siedono docenti sempre più anziani, ma anche le aule sono più affollate: da quest’anno, infatti, il numero minimo degli allievi per classe aumenta. Per la secondaria di II grado, ad esempio, è di 27 allievi, almeno per le classi prime.

Per una volta sono d’accordo con la senatrice Mariangela Bastico del Pd che commenta con queste parole l’età media decisamente elevata degli insegnanti italiani: «la cosa che aggraverà la situazione è l’elevamento dell’età pensionabile a 65 anni per le donne, che nella scuola rappresentano la maggioranza».
Già, proprio così: le quote rosa nella scuola sono decisamente alte e, quindi, l’elevamento dell’età pensionabile delle donne rischia di aumentare ancor più l’età media dei docenti italiani. Tuttavia, in questo caso, la colpa non è proprio tutta del governo: come ha spesso sottolineato Berlusconi – in un primo tempo riluttante ad assecondare la richiesta della UE- è l’Europa che ce lo chiede. Anzi, ce l’ha ri-chiesto recentemente, bocciando la proposta del governo di procedere all’adeguamento per gradi, concludendo l’intero processo nel 2018. Nossignori, l’Europa ci impone l’adeguamento fin da subito, pare.

Una cosa, però, non ho capito: se la UE c’impone di mandare in pensione le donne –solo le statali, però!- alla stessa età degli uomini, per non discriminarle, perché mai il governo italiano non ha proposto di mandate in pensione gli uomini a 60 anni?

[fonte: La repubblica; foto da questo sito]

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