9 aprile 2011

NON SOLO IL FRIULANO A SCUOLA, ANCHE IL SICILIANO

Posted in Friuli Venzia-Giulia, lingua, scuola tagged , , , , , , , a 12:26 pm di marisamoles

Ho già dedicato un post all’insegnamento del Friulano a scuola (LINK) e ho già espresso le mie perplessità, soprattutto in considerazione del fatto che, per attuare il progetto, la Regione Autonoma Friuli – Venezia Giulia ha stanziato ben 2 milioni e 650 mila euro. Una somma che, a mio modesto parere, sarebbe più utile per far fronte ad interventi ben più urgenti sugli edifici, nel rispetto delle norme di sicurezza che in molte scuole vengono disattese per mancanza di fondi.

Ho più volte affrontato l’argomento “dialetto” (qui ma anche con i miei studenti in classe), sottolineando che tutti i “dialetti” (l’etimologia della parola rimanda al semplice concetto di “conversazione“) sono lingue, presenti in tutto il territorio italiano nelle varietà regionali che, a loro volta, comprendono microlingue locali. Mi spiego: in ogni regione, a seconda dei luoghi, il “dialetto” può variare e di fatto non esiste un’unica parlata regionale. Ne consegue che, perché tra due persone possa aver luogo una comunicazione, che prevede la comprensione da parte di entrambi del messaggio, è indispensabile che il codice linguistico sia comune. In Italia l’unico codice linguistico comune è la lingua nazionale, l’italiano, il che non esclude che i parlanti che condividono lo stesso codice possano capirsi benissimo esprimendosi in una lingua diversa da quella veicolare comune, ovvero nei “dialetti” locali, anch’essi lingue a tutti gli effetti.

Una lingua, inoltre, è tale nel momento in cui diventa espressione di una cultura e possiede delle testimonianze scritte, letterarie o meno. Ne consegue che il friulano è sì una lingua, ma non ha maggiore dignità linguistica rispetto alle altre lingue, comunemente chiamate “dialetti”, che si parlano altrove nella penisola e nelle isole italiane.

Detto questo, anche per prevenire qualsiasi critica che, sulla base di tali presupposti, sarebbe del tutto priva di fondamento, leggo su Tuttoscuola.com che anche in Sicilia la commissione Cultura dell’Assemblea regionale ha approvato il disegno di legge che prevede l’insegnamento della cultura siciliana nelle scuole di ogni ordine e grado. Stando alla notizia diffusa dalla rivista specializzata, si tratterebbe, tuttavia, di insegnare la “cultura”, non la lingua. Ma leggendo il commento del promotore dell’iniziativa, Nicola D’Agostino, dell’Mpa, il progetto prevede anche l’insegnamento della lingua siciliana: Si tratta di un grande risultato, perché sancisce, nell’ambito di applicazione delle leggi nazionali, l’autonomia scolastica locale prevedendo l’insegnamento del siciliano nelle nostre scuole. Un passo avanti verso il recupero della nostra tradizione culturale.

Di diverso parere l’assessore regionale per l’Istruzione e la Formazione professionale della Sicilia, Mario Centorrino che specifica: il modulo D’Agostino non riguarda, se non all’interno di una narrazione più complessa, l’insegnamento del dialetto, ma piuttosto quello della storia della Sicilia, della sua letteratura, della sua lingua. Inoltre sarà presto integrato dalla proposta di altri moduli didattici così da completare il ‘pacchetto’ affidato dalla legge Moratti sull’autonomia della Regione.

Nell’articolo non si parla dei fondi stanziati per l’attuazione del progetto, tuttavia delle perplessità vengono espresse da autorevoli siciliani. Vincenzo Consolo vede in questa iniziativa una bella regressione sulla scia dei ‘lumbard’, prendendo la palla al balzo per far polemica. Per Andrea Camilleri, noto romanziere giallo, è deleterio legiferare l’obbligatorietà del dialetto. Non c’è da stupirsi: il suo commissario Salvo Montalbano entra puntualmente ogni anno, o quasi, nelle case di tutti gli Italiani indottrinandoci sulla parlata sicula che, onestamente, non tutti riescono a comprendere. Tuttavia, stando ai dati Auditel (l’ultima puntata della nuova serie, andata in onda lunedì scorso, ha registrato più di 9 milioni di telespettatori), il commissario piace, eccome.

Cosa significano, dunque, le parole di Camilleri? Che sarebbe scontato che anche a scuola i giovani siculi imparassero la loro lingua, senza che alcuna legge lo imponga. D’altra parte, Montalbano docet.

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26 febbraio 2011

BERLUSCONI: “NELLA SCUOLA PUBBLICA GLI INSEGNANTI NON SONO IN GRADO DI EDUCARE”

Posted in politica, scuola, Silvio Berlusconi tagged , , , , , , , a 5:40 pm di marisamoles

Silvio Berlusconi è intervenuto oggi su vari temi e in differenti occasioni. E’ intervenuto a voce e con messaggi scritti al congresso del partito repubblicano, a quello dei Cristiani Riformisti e al convegno dei giovani del Pdl. Al congresso dei cristiani-riformisti il capo del governo ha parlato di scuola: la scuola pubblica non educa, ha detto, e c’è il rischio che ai genitori possa essere impedito di scegliere per i figli una scuola privata, lasciandoli così in balia di insegnanti che non sono in grado di educare.
(da Il Sussidiario.net)

Berlusconi si è scagliato contro la scuola pubblica, rivendicando la libertà di iscrivere i figli in altri istituti, visto che in quelli di Stato «gli insegnanti inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie». (da Il Corriere)

MA CHI GLIEL’HA DETTO? HA FATTO IL GIRO DELLE SCUOLE ITALIANE PER POTER AFFERMARE CHE GLI INSEGNANTI DELLA SCUOLA PUBBLICA NON SONO IN GRADO DI EDUCARE?

CAVALIERE, MI CONSENTA, QUESTA VOLTA MI HA PROPRIO OFFESA. E LO SCRIVO ANCHE MAIUSCOLO.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 27 FEBBRAIO 2011

BERLUSCONI: «FRAINTESO DALLA SINISTRA, COME SEMPRE» – «Come al solito, anche le parole che ho pronunciato sulla scuola pubblica sono state travisate e rovesciate da una sinistra alla ricerca, pressoché ogni giorno e su ogni questione possibile, di polemiche infondate, strumentali e pretestuose» ha affermato Silvio Berlusconi in una nota diffusa da Palazzo Chigi: «Desidero perciò chiarire nuovamente, senza possibilità di essere frainteso, la mia posizione sulla scuola». «Il mio governo – aggiunge – ha avviato una profonda e storica riforma della scuola e dell’Università, proprio per restituire valore alla scuola pubblica e dignità a tutti gli insegnanti che svolgono un ruolo fondamentale nell’educazione dei nostri figli in cambio di stipendi ancora oggi assolutamente inadeguati. Questo non significa – sottolinea – non poter ricordare e denunciare l’influenza deleteria che nella scuola pubblica hanno avuto e hanno ancora oggi culture politiche, ideologie e interpretazioni della storia che non rispettano la verità e al tempo stesso espropriano la famiglia dalla funzione naturale di partecipare all’educazione dei figli».

GELMINI – Della questione ha parlato anche la stessa Gelmini: «Il pensiero di chi vuol leggere nelle parole del premier un attacco alla scuola pubblica è figlio dell’erronea contrapposizione tra scuola statale e scuola paritaria. Per noi, e secondo quanto afferma la Costituzione italiana, la scuola può essere sia statale sia paritaria. In entrambi i casi è un’istituzione pubblica, cioè al servizio dei cittadini». Silvio Berlusconi, ha aggiunto il ministro dell’Istruzione, ha solo difeso la libertà di scelta educativa delle famiglie. (da Il Corriere)

MA QUESTE PRECISAZIONI HANNO CHIARITO QUALCOSA? PER ME NO. QUELLO CHE HA DETTO L’AVEVAMO CAPITO BENISSIMO … L’ESSERE DI DESTRA O DI SINISTRA E’ DEL TUTTO ININFLUENTE. 😦

NUOVO AGGIORNAMENTO, 28 FEBBRAIO 2011

Oggi come 17 anni fa. Davanti alla platea del congresso dei Repubblicani e all’assise dei Cristiano Riformisti, il premier ha riletto il programma elettorale del primo Berlusconi del 1994 […] 17 anni dopo, quell’attacco alla scuola pubblica ha scarsa credibilità per la sua deludente generalizzazione e indiscriminatezza, e visto che nel frattempo al ministero dell’istruzione si sono succeduti soprattutto ministri di centro destra.

Ma proprio sull’attacco alla scuola pubblica o, meglio, sull’implicita difesa della scuola privata Berlusconi ha toccato l’apice della contraddizione, visto che proprio il suo governo è quello che, ancor meno di altri governi di centro-sinistra, ha poco assistito la scuola paritaria in termini di finanziamenti e di sostegno, come ben sanno le associazioni delle scuole private e la stessa Chiesa di Roma, ripetutamente delusa, sotto questo aspetto, da quello che forse ritiene (o riteneva) governo “amico”. (da Tuttoscuola.com)

All’accusa di Berlusconi nei confronti dei docenti della scuola pubblica […] risponde, tra i tanti che hanno reagito alle parole del premier, il segretario della Cisl-scuola, Francesco Scrima, prendendo le difese degli insegnanti.

Abbia rispetto – ha dichiarato Scrima rivolgendosi al premier senza mai nominarlo – per chi tiene in piedi con competenza e dedizione, tra mille difficoltà, un servizio fondamentale come quello che la scuola pubblica rende al Paese. Alla scuola e agli insegnanti tutti continuano a delegare tutto: non c’è argomento sul quale, all’occorrenza, non gli si attribuiscano responsabilità e colpe. Questa volta l’accusa ai docenti è di “inculcare” valori che sarebbero difformi da quanto richiesto dalle famiglie.” Entrando poi nel merito dell’accusa, il segretario della Cisl-scuola ha dichiarato con una punta di ironia “Ci chiediamo a quali modelli valoriali si faccia riferimento, visti quelli che quotidianamente la società, a vario titolo, propone ai nostri ragazzi nel loro tempo extra scolastico“.

Quella di Scrima è una difesa non pregiudiziale, pacata e ferma.

La stragrande maggioranza degli insegnanti offre ogni giorno a milioni di studenti, con competenza e dedizione, un impegno che meriterebbe ben altro riconoscimento. È grazie a loro se la scuola continua ad essere, in un paese fortemente percorso da egoismi e faziosità, luogo che promuove responsabilità, ascolto reciproco, integrazione”.

Alla fine Scrima conclude con un invito esplicito: “Chi ha compiti di Governo, li sostenga col suo apprezzamento e soprattutto con scelte di politica scolastica che facciano dell’istruzione e della formazione, come accade in atri paesi, un settore prioritario di investimento”. (da Tuttoscuola.com)

IMPORTANTE: QUI POTETE LEGGERE IL PARERE DI GIORGIO ISRAEL E SERGIO BELARDINELLI SULL’ATTACCO DEL PREMIER ALLA SCUOLA PUBBLICA.

[ULTIMO AGGIORNAMENTO: 8 MARZO 2011]

8 novembre 2010

CONFERENZA OCSE A PARIGI: COME CAMBIARE LA SCUOLA PER UN FUTURO MIGLIORE

Posted in adolescenti, attualità, Mariastella Gelmini, MIUR, Parigi, riforma della scuola, scuola, Test InValsi tagged , , , , , , , , , a 11:19 pm di marisamoles

Il 4 e 5 novembre 2010 a Parigi si sono riuniti i ministri dell’educazione dei 33 Paesi attualmente membri dell’OCSE, cui si sono aggiunti anche i rappresentanti di altri Stati (tra cui la Russia) candidati a far parte della prestigiosa organizzazione intergovernativa creata nel 1947 per promuovere la cooperazione e lo sviluppo economico tra le nazioni industrialmente più avanzate.
L’incontro aveva come tema Investing in Human and Social Capital: New Challenges. Ne è uscito un breve documento riassuntivo elaborato dalla presidenza a tre (Austria, Messico e Nuova Zelanda) ma condiviso da tutte le rappresentanze nazionali.

Quattro sono state le priorità individuate:
1. fronteggiare gli effetti della crisi sui sistemi educativi;
2. adeguare le competenze lavorative ai nuovi bisogni;
3. formare insegnanti preparati per il XXI secolo;
4. rafforzare le positive ricadute sociali dello sviluppo dei sistemi educativi.

Per quanto riguarda primo punto si è discusso principalmente sulla prevenzione della dispersione, obiettivo raggiungibile concentrando i piani di studio sulle competenze fondamentali e rendendo più efficaci i metodi di insegnamento e i sistemi di valutazione. Il tutto, in questi tempi di crisi, senza aumentare la spesa che ogni singolo Stato è disposto ad elargire sull’istruzione.

Per adeguare le competenze lavorative ai nuovi bisogni si è concordemente stabilito che sia necessario prevedere per tempo e anticipare i fabbisogni, procedendo all’adeguamento dei contenuti dei curricoli. Una scuola, quindi, che sia orientata verso l’ottimizzazione dell’apprendimento e che prepari gli studenti ad affrontare con un corretto bagaglio di conoscenze il mondo del lavoro.

Formare degli insegnanti preparati per il XXI secolo significa, innanzitutto, fornire gli strumenti attraverso i quali le nuove leve siano in grado di affrontare la sempre più difficile educabilità dei giovani di oggi e far sì che si riacquisti quel prestigio sociale dei docenti che ormai appare in declino. L’OCSE suggerisce di fronteggiare la situazione migliorando la formazione iniziale (per cui risulta di fondamentale importanza il tirocinio) ma soprattutto incrementando le opportunità di carriera dei docenti.

Quanto alle ricadute sociali del miglioramento dei sistemi educativi, che l’OCSE da tempo considera assai importanti (più produttività, minore criminalità, maggiore partecipazione e impegno politico, più tolleranza e così via), il documento insiste sulla necessità di sistemi più inclusivi e che offrano reali opportunità a tutti. Da questo punto di vista, conclude l’OCSE, non è sufficiente rafforzare le competenze di base (Literacy and foundation skills) ma è necessario valorizzare anche le competenze a carattere non cognitivo (non-cognitive skills) come la creatività, il pensiero critico, il problem solving e la capacità di lavorare in gruppo: competenze importanti sia per lo sviluppo economico che il buon funzionamento delle società.

Questo, dunque, l’intento programmatico dell’OCSE. Ma se guardiamo alla situazione italiana, al di là dei dati statistici, ci rendiamo conto che la nostra scuola, almeno sulla carta, ha già i requisiti per raggiungere gli obiettivi fissati nella riunione di Parigi: sulla prevenzione della dispersione si sta già facendo molto (anche a livello regionale con gli adeguati finanziamenti) e il riordino della secondaria di II grado ha già snellito molto i piani di studio, concentrandosi sulle competenze essenziali. Quanto al metodo d’insegnamento, sarebbe auspicabile una corretta formazione dei docenti (non solo delle nuove leve che avranno a disposizione il tirocinio), mentre per quanto concerne la valutazione, le prove elaborate dall’InValsi, già programmate per gli esami di stato della secondaria di I e di II grado, potrebbero fornire lo spunto per l’adozione, nell’insegnamento curricolare, di prove e modelli di valutazione simili. In questo modo si preparerebbero adeguatamente gli studenti ad affrontare quella tipologia di prove e, forse, i risultati sarebbero meno deludenti (specie in qualche regione d’Italia).

Quanto alle opportunità di carriera, il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, ha chiaramente e ripetutamente detto che un obiettivo da raggiungere al più presto è quello del superamento dell’avanzamento della carriera dei docenti esclusivamente sulla base degli scatti di anzianità, per lasciar posto al merito. I futuri insegnanti, poi, saranno formati attraverso il TFA (Tirocinio Formativo Attivo) e certamente più preparati ad affrontare le difficoltà e i disagi legati alla sempre maggiore “irrequietezza” delle nuove generazioni.

Rafforzare le competenze di base anche attraverso le abilità non cognitive nella scuola italiana è assai difficile: tutti gli studenti, ma anche i docenti, vorrebbero una scuola più creativa e collaborativa (con l’utilizzo di strategie diverse, ad esempio, attraverso laboratori teatrali, gruppi di studio basati sul cooperative learning, ovvero gruppi di auto-aiuto ecc. ecc.), ma i programmi stessi, troppo vasti ed onerosi, nonché “antichi”, impongono delle scelte obbligate senza lasciar troppo spazio all’inventiva. È questo, soprattutto, il limite da superare ma con la riforma della secondaria di II grado, che prevede una scuola innovativa in ambito didattico, ma con orari più stringati ed i programmi di sempre, il quarto obiettivo che l’OCSE si pone sarà molto difficile da raggiungere in Italia.

Non solo, dal punto di vista squisitamente didattico, non siamo preparati per la scuola del futuro ma costringiamo anche gli studenti più bravi ad espatriare. In un articolo del Corriere di qualche giorno fa si parlava della Scuola Galileiana di Padova, nata nel 2004, in collaborazione con la Normale di Pisa, allo scopo di formare un piccolo gruppo di giovani (solo 24 gli ammessi alla frequenza, scelti fra le miglior matricole dell’università veneta) puntando all’eccellenza. Ora si stanno laureando i primi studenti e il 95% di essi sono stati chiamati o hanno deciso di continuare i loro studi fuori dai confini nazionali. Il problema è che raramente tornano indietro. Quindi, l’istruzione in Italia non cura le eccellenze. È il sistema stesso, innanzitutto, a dover cambiare.

Questo significa che, nonostante le buone intenzioni, saremo sempre destinati a restare indietro … gli ultimi della classe, insomma.

[fonte Tuttoscuola.com]

19 settembre 2010

GELMINI: VIA IL “SOLE DELLE ALPI” DALLA SCUOLA DI ADRO. LA REPLICA DEL SINDACO LANCINI

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola tagged , , , , , , , , , , , a 11:24 am di marisamoles

Ne ho parlato giorni fa in un post “satirico” (questo è il LINK). Il polo scolastico di Adro, che riunisce la scuola per l’infanzia, la primaria e la media, tutte scuole pubbliche la cui apertura non ha comportato alcuna spesa per lo Stato, deve rimuovere i simboli padani, il “sole delle Alpi”, disseminati in ogni dove. Lo chiede, in una lettera indirizzata al sindaco del paese in provincia di Brescia, il direttore dell’Ufficio Scolastico della Lombardia, Giuseppe Colosio, adeguatamente istruito, a quanto pare, dallo stesso ministro del MIUR Mariastella Gelmini.

Nonostante le lodi del ministro che, nei giorni scorsi, erano state spese nell’apprezzamento dello sforzo fatto dall’intera (?) comunità per dotare il polo scolastico di attrezzature all’avanguardia, nella nota di Colosio si osserva che il simbolo scelto per “marchiare” l’intero edificio ha suscitato polemiche a non finire e quindi è dovere dell’amministrazione evitare che la politica di parte entri nella scuola: la delicatezza della funzione impone di intervenire anche in caso di solo sospetto, per evitare ogni possibile strumentalizzazione.

Stupito il sindaco di Adro, Danilo Oscar Lancini, che, secondo quanto riferito da Sky, avrebbe ossservato: «Mi sembrava che il ministro avesse capito che il Sole delle Alpi è un simbolo del territorio e non di un partito». Stupore ingiustificato, a parer mio: la Gelmini sarà pure bresciana, quindi conterranea di Lancini, ma è a capo del ministero della Pubblica Istruzione che ha sede in viale Trastevere a Roma. E da Roma, come si sa, i soldi non arrivano mai quando servono. Quindi, perché non costruire, attraverso l’autotassazione dei cittadini, una scuola pubblica e, in modo palesemente provocatorio, marchiarla con il simbolo della Padania? Avrebbe dovuto capire, il sindaco, che il gesto provocatorio avrebbe suscitato la reazione da parte del ministro che, nella sua veste pubblica, deve difendere l’italianità.

Il tentativo, un po’ patetico, in verità, del sindaco di giustificare la sua scelta asserendo che il “sole delle Alpi” è un simbolo antichissimo e preesitente alla Lega, dunque, non direttamente riconducibile ad un partito politico, è apparso fin da subito un modo per aggiustare il pasticcio e, diciamolo, per attirare l’attenzione mediatica su questo paesino abitato da cinquemila anime, della cui esistenza, altrimenti, la maggior parte degli Italiani non avrebbe mai saputo.

Ora al ministro non resta che inoltrare un’altra richiesta: cambiare il nome della scuola. Con tutto il rispetto per il curriculum professionale dell’ex senatore Gianfranco Miglio, non si può negare il ruolo attivo che ebbe, negli anni Novanta, nella progettazione di uno Stato Federale, ai limiti del modello secessionista.

Secondo me, intitolare una scuola a Ugo Foscolo, Alessandro Manzoni o Dante Alighieri sarà banale ma senz’altro meno sospetto.

[fonte: Il Corriere]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 20 SETTEMBRE 2010

“Se me lo chiede Bossi, tolgo il ‘sole delle Alpi’ dalla scuola”, così il sindaco di Adro, sulla scia delle polemiche della settimana scorsa.
Riporto da Tuttoscuola.com:

Che il sole delle Alpi non sia anche il simbolo della Lega sono in pochi a crederlo, ma a chiarire definitivamente questa querelle ci ha pensato il Fatto Quotidiano, diretto da Antonio Padellaro, che è andato a spulciare il registro dei simboli registrati, scoprendo che

Dal 1998 il sole delle Alpi è un marchio registrato dalla società editoriale Nord Scarl che controlla l’universo mediatico del Carroccio, dal quotidiano La Padania alla radio di via Bellerio“.

Non potendo più negare l’evidenza, Danilo Oscar Lancini ha spiegato al telefono con Apcom:
Prima di essere sindaco, sono un militante della Lega Nord . In qualità di militante ho giurato fedeltà al movimento e il movimento, oggi, è capitanato dall’onorevole, ministro Umbero Bossi. Se domani mattina Umberto Bossi mi dice: ‘Togli i simboli’, non aspetto il giorno dopo.

Ecco, credo che queste parole non solo attestino la “malafede” di Lancini quando tentò di giustificare la presenza nel polo scolastico dei simboli della Lega adducendo come pretesto la preesistenza del “sole delle Alpi” alla Lega Nord. Affermare di essere un militante di un partito prima che sindaco di una città, a mio modo di vedere, è assai grave.
Si è chiesto, il sindaco, cosa ne pensino quelli che non hanno votato per lui? O è stato eletto all’unanimità?

AGGIORNAMENTO, 22 SETTEMBRE 2010

Oggi, durante il question time, è stata discussa alla Camera la rimozione dei simboli del “sole delle Alpi” dalla scuola di Adro. Tale simbolo, a detta del ministro Gelmini, ha una valenza politica e quindi dovrà sparire dalla scuola di Adro, dove per volere del sindaco leghista Oscar Lancini compare circa 700 volte.

PER VEDERE IL VIDEO DELLA DICHIARAZIONE DEL MINISTRO CLICCA QUI

AGGIORNAMENTO, 14 OTTOBRE 2010

Dopo la rimozione dei settecento simboli, operata a tempo di record e con una spesa assai più modesta rispetto ai 30mila euro chiesti dal sindaco Lancini, la questione sembrava finita lì. E invece no! Il sindaco non molla e avverte: “Ho chiesto l’ausilio di tecnici riferendomi con questo termine sia ad avvocati civilisti e penalisti che a esperti di diritto amministrativo”. Un pool di esperti per ripristinare i “soli delle Alpi” indebitamente rimossi, secondo il parere di Lancini.

La decisione di procedere alla rimozione dei simboli era stata assunta dal Consiglio d’Istituto della scuola di Adro che, in sintesi, aveva accolto l’invito del ministro Gelmini e del direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale che aveva inviato al sindaco una lettera, a nome del ministro.

Non resta che attendere gli eventi: passerà, il sindaco di Adro, dalle parole ai fatti oppure no?

20 aprile 2010

GELMINI: GRADUATORIE REGIONALI DAL 2011. IL FEDERALISMO A SCUOLA

Posted in lavoro, Mariastella Gelmini, MIUR, politica, riforma della scuola, scuola tagged , , , , , , , , , a 5:05 pm di marisamoles

PER LEGGERE L’ARTICOLO AGGIORNATO SUGLI ALBI REGIONALI E I TEST D’ACCESSO CLICCARE QUI

Da tempo si parla di federalismo: il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, ha reso noto che dall’A.S. 2011/2012 sarà una realtà nelle scuole statali della penisola. Con le graduatorie regionali, infatti, il ministro vuole porre fine al “balletto degli insegnanti” che, nominati “fuori sede”, fanno di tutto per essere trasferiti più vicino al luogo di residenza l’anno successivo. Una situazione, questa, su cui si era fermata a riflettere già la scorsa estate (ne ho scritto QUA) e che va superata per garantire la continuità didattica agli studenti, migliorando in tal modo la qualità dell’offerta formativa.

Ad una settimana dal parto (sulla nascita di Emma ho scritto questo post), la Gelmini ha partecipato ai lavori del tavolo delle Infrastrutture per l’Expo al Pirellone e ha incontrato il presidente Formigoni per parlare delle novità in materia di istruzione. Già da tempo la Lega propone un “federalismo dell’insegnamento” volto a salvaguardare le risorse interne: la migrazione annuale degli insegnanti del sud verso il settentrione è cosa nota, ma ha anche delle motivazioni serie che forse non tutti conoscono (ne ho scritto nel post linkato più sopra).
Il governatore della Regione Lombardia, Formigoni, si è confrontato con il ministro del MIUR sulla necessità di istituire delle graduatorie regionali e la Gelmini ha assicurato che il suo progetto è ben più ampio: Stiamo lavorando a un elevamento della qualità didattica all’interno della scuola, con un Ddl sul reclutamento dei docenti e la loro valutazione. E si ritorna a parlare di meritocrazia e di valutazione dell’insegnamento: Noi abbiamo proceduto a realizzare i risparmi previsti dalla Finanziaria e tutto questo porta una cifra piuttosto considerevole che dovrà essere riversata in incentivi per gli insegnanti nel 2011. Non dobbiamo perdere tempo e varare un ddl che ottenga due obbiettivi: l’avanzamento degli insegnanti legato alla carriera e non soltanto all’anzianità, come avviene oggi, affiancato da un sistema di valutazione che ci permetta di ridistribuire i risparmi in termini meritocratici.
La Gelmini ha dichiarato, inoltre, la sua intenzione di reclutare i docenti vincolandoli alla stessa sede assegnata per un quinquennio. Addirittura un arco di tempo maggiore rispetto ai tre anni richiesti dalla Lega.

Se da parte della maggioranza si plaude alle parole del ministro, molto scettico appare il mondo sindacale. Sul sito di Tuttoscuola.com si può leggere un resoconto delle principali obiezioni.
Secondo Scrima, segretario della Cisl-scuola, la proposta del ministro di avvicinare i docenti al luogo di residenza è “antistorica”; prima di tutto bisogna stabilizzare gli insegnanti.
Pantaleo, segretario della Cgil-scuola dichiara che se l’intento è quello di dare stabilità agli organici, obiettivo più che legittimo, gli strumenti per farlo possono essere altri, primo fra tutti quello di procedere al reclutamento pluriennale degli insegnanti.
Il parere del segretario della Uil-scuola, Di Menna, è orientato piuttosto verso il reclutamento tramite concorsi da bandire con urgenza. Dello stesso parere Di Miglio, della Gilda, che ritiene sia doveroso garantire a tutti gli aventi diritto, in possesso dei requisiti previsti, l’accesso ad un concorso pubblico.

Un altro problema che viene messo in risalto da Tuttoscuola riguarda il distinguo tra “albo” e “graduatoria”, due termini che in queste ore vengono usati indifferentemente dalla stampa come fossero sinonimi. Ma in realtà è necessario distinguere tra “albo”, ipotizzato a livello regionale, che consiste in un semplice elenco di docenti che aspirano alla nomina senza vincoli di punteggio, e “graduatoria”, che attualmente è provinciale, dove l’ordine di punteggio è rigoroso e vincolante. Naturalmente per la nomina in ruolo dei docenti sarà necessario un pubblico concorso.

[foto by titolando]

15 febbraio 2010

IL VOLONTARIATO DEI GENITORI A SCUOLA PUÒ RISOLVERE I PROBLEMI FINANZIARI?

Posted in MIUR, scuola tagged , , a 6:30 pm di marisamoles

Leggo su Tuttoscuola.com un interessante articolo che riguarda l’iniziativa di un istituto comprensivo milanese: chiedere l’appoggio dei genitori per arginare il problema finanziario dovuto alle sempre più magre risorse destinate dal MIUR alle scuole.

In un momento di crisi come questo è bene che i genitori diano il buon esempio ai figli: la Dirigente Scolastica del S. Ambrogio ha inviato una lettera alle famiglie in cui chiede la collaborazione in molti ambiti: lavori di segreteria, lavori di pulizia, tinteggiatura-imbiancatura, piccole opere edili-murature, lavori di impianti elettrici o idraulici, lavori di trasporto, piccoli facchinaggi e spostamento mobili, lavori amministrativi, organizzare-condurre feste iniziative ludiche e pronto intervento.
Nella lettera si legge: Nella condivisione che contraddistingue una comunità abbiamo bisogno della collaborazione di tutti. Le iniziative di collaborazione ci consentono di coprire alcuni aspetti operativi e organizzativi, in caso contrario aumenterebbero i costi di gestione.

Oddio, il ragionamento non fa una piega però, se fossi un genitore, mi sentirei offesa. Non dalla Dirigente che, poveretta, fa quel che può, ma dallo Stato che spinge i dirigenti disperati a chiedere aiuto ai genitori, confidando nella loro opera di volontariato.
Aspettiamo solo che chiedano anche a noi docenti di fare qualche servizio in più … e non solo in biblioteca!

4 febbraio 2010

RIORDINO LICEI, TECNICI E PROFESSIONALI: IL SÌ DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, riforma della scuola, scuola, Silvio Berlusconi tagged , , , , , , , , , , a 3:43 pm di marisamoles

La riforma della Secondaria di Secondo grado è una realtà: oggi, 4 febbraio 2010, il Consiglio dei Ministri ha approvato i Regolamenti presentati dal MIUR nel giugno del 2009, già oggetto di discussione nelle Commissioni Cultura della Camera dei Deputati e del Senato, su cui anche il Consiglio di Stato ha dato parere favorevole, seppur richiedendo degli aggiustamenti. (rimando alla lettura di quest’altro post).

La cosiddetta riforma delle superiori partirà, come previsto, dall’anno scolastico 20010/2011, per le sole classi prime e non, come annunciato in precedenza, dall’intero biennio. La decisione del ministro Mariastella Gelmini è stata presa anche considerando le lamentele giunte dal mondo della scuola. Ora, però, dovrà fare i conti, nel vero senso della parola, con il mancato risparmio previsto dalla Legge 133 (art. 64) del 2008. L’unica eccezione è prevista per gli Istituti Tecnici e Professionali, dove la riduzione dell’orario riguarderà anche le classi successive alla prima.
Solo nella provincia di Bolzano, in virtù della specialità della regione Trentino-Alto Adige, l’avvio della riforma slitterà all’anno scolastico 2010/2011. Gli assessori altoatesini ritengono che il rinvio consenta di adeguare la riforma alle particolarità della realtà scolastica provinciale.

Il commento del premier Berlusconi: Credo che sia molto importante l’attenzione che abbiamo dato alla formazione dei nostri giovani che ancora oggi hanno dallo Stato qualcosa che viene ritenuto dagli organismi internazionali non in linea con i Paese europei più avanzati. La scuola superiore necessitava di una riforma perché, secondo quanto ci dichiarano tutte le imprese e le associazioni, la scuola attuale non sforna ragazzi con cognizioni adeguate alle richieste del mondo del lavoro.

Per la Gelmini si tratta di una svolta epocale: la scuola secondaria di II grado, infatti, non era mai stata riformata dalla legge Gentile del 1923. Non si prende, tuttavia, ogni merito, precisando che per elaborarla abbiamo attinto sia dalla riforma messa a punto a suo tempo dal ministro Moratti sia per l’istruzione tecnica e professionale da quanto realizzato dal precedente Governo. Soprattutto l’istruzione tecnica, secondo il ministro, non è più relegata al ruolo di serie B; la riforma, infatti, vuole essere una risposta alla crisi economica e ai problemi dell’occupazione giovanile cui stiamo assistendo oggigiorno.

Critica l’opposizione, ma la maggioranza di governo appoggia in toto il piano e ritiene che finalmente viene fatto un po’ d’ordine nel caos degli istituti superiori: meno frammentazioni, più approfondimento. Questa, in particolare, l’opinione di Maurizio Gasparri.

Per Anna Finocchiaro, capogruppo del PD, spacciare per riforma epocale della scuola superiore quella che altro non è che una serie di misure dettate da necessità di cassa ci sembra davvero una enormità. Ma il ministro controbatte, in conferenza stampa, che la riforma è il frutto di un lavoro approfondito, necessario e urgente. Dello stesso avviso Valentina Aprea, presidente della Commissione Istruzione della Camera, secondo la quale i regolamenti approvati oggi sono il frutto di un travagliato ma felice dibattito politico-istituzionale.
Anche l’ex ministro Giuseppe Fioroni non risparmia le critiche asserendo che fare della scuola il bancomat del governo”, ha detto, “approvando tagli di ore e di personale per fare cassa e camuffando tutto sotto la parola ‘riforma’ e’ solo un altro modo per umiliarla.

Da parte loro i sindacati sono sul piede di guerra: già annunciata la mobilitazione dell’FLC CGIL, che in un comunicato sul suo sito definisce la riforma l’ennesimo saccheggio della scuola pubblica, invitando ad aderire allo sciopero indetto per il 12 marzo, cui parteciperanno anche Gilda e Cobas.

Per i Regolamenti rimando a questi LINK: Riforma dei Licei e Riforma dell’Istruzione Tecnica e Professionale dal sito del MIUR. I QUADRI ORARI per i licei sono consultabili QUI, per i tecnici QUI e per i professionali QUI.

[FONTE: Il Messaggero e Tuttoscuola]

23 ottobre 2009

ANCHE “GELMINI A MORTE” SU FACEBOOK

Posted in attualità, Mariastella Gelmini, politica, scuola tagged , , , , a 9:41 pm di marisamoles

facebook-img-logoIl gruppo che fino a ieri si chiamava “Uccidiamo Berlusconi”, da oggi cambia nome: “Berlusconi ora che abbiamo la tua attenzione rispondi alle nostre domande”. Questa, però, non è una novità. D’altra parte, le menti degenerate sono particolarmente fertili e ne trovano una o più al giorno. E mentre il ministro Maroni attende, dai responsabili di Facebook della California, notizie circa la sua richiesta che il sito in questione venga oscurato, si diffondono notizie inquietanti riguardo alle numerose “vittime” dei gruppi di aspiranti omicidi nati su Facebook. Ce n’è un po’ per tutti: calciatori, scrittori (come Federico Moccia), giornalisti (ad esempio Giampiero Mughini), l’ex sindaco di Napoli e attualmente Presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, politici come Cappezzone e la Moratti.

Poteva mancare la Mariastella nazionale? Certamente no. Ed ecco che sul social network più famoso del mondo troviamo vari gruppi di aspiranti omicidi mediatici: si va da “Gelmini a morte” (112 membri), “A morte la Gelmini” (a parte la scarsa fantasia, conta ben 241 iscritti), “Ammazziamo la Gelmini” (solo 43 fanatici) e “Ammazziamo la Gelmini????” (un modesto numero di indecisi, 64 in tutto).
Fatti i conti, i nemici del ministro dell’Istruzione sono solo 460. Immagino che Mariastella se ne faccia un baffo: che sarà mai qualche centinaio di aspiranti assassini se confrontati alle parecchie migliaia che, invece, mirano a sopprimere il premier? O forse al momento è rosa dall’invidia perché, nonostante si dia un gran daffare per rendersi antipatica a studenti e docenti, non è arrivata ad eguagliare il primato di Berlusconi. Non lo sapremo mai.

C’è poi qualcuno che insinua che la Gelmini si stia adoperando per “tappare la bocca” ai nemici internauti. Sarebbe una bugia, visto che, sempre su Facebook, è nato un gruppo denominato “NON e’ vero che la Gelmini sta bloccando Msn e Facebook! E’ una Bufala!” (LINK).

Quanto a Facebook, io personalmente non lo sopporto e mi chiedo: non era nato per cercare ex amici o ex compagni di scuola sparsi nel mondo di cui si sono perse le tracce? Credo che lo spirito iniziale non fosse di seminare odio. È l’ennesimo esempio di quanto uno strumento mediatico, messo nelle mani di degenerati, finisca con il perdere lo spirito di amicizia e solidarietà per cui, almeno nelle buone intenzioni degli inventori, era stato creato.

[fonte: Tuttoscuola]

5 settembre 2009

GELMINI E PROPOSITI SETTEMBRINI: PREMI AL MERITO, CARRIERA DEI DOCENTI, QUALITÀ, DIRITTO ALLO STUDIO E PRECARIATO.

Posted in attualità, Mariastella Gelmini, MIUR, politica, Test InValsi tagged , , , , , , , , , a 8:42 pm di marisamoles

gelmini In un’intervista rilasciata dal ministro Gelmini al direttore di Tuttoscuola Giovanni Vinciguerra (ecco il link) vengono affrontati i problemi più urgenti che sembrano in via di risoluzione. Prima di tutto il precariato che, secondo la Gelmini, è un problema antico e non direttamente imputabile all’attuale governo. Il ministro, infatti, afferma che la responsabilità di questa situazione è di chi ha alimentato per anni l’illusione che, per fare un esempio, su un ascensore di cinque posti ci si potesse salire in otto.
Stamattina, in un’intervista andata in onda su “Settegiorni Parlamento” (Rai 1), la Mariastella più famosa d’Italia ha ribadito il concetto, spiegando che si è venuto a creare un numero troppo alto di precari, una sovrabbondanza conseguente a una politica sbagliata che ha fatto sì che venissero indetti negli anni ’70 – 80 dei concorsi senza fissare un numero di cattedre e creando, quindi, delle false aspettative in molti docenti che si sono adattati al precariato quasi “a vita”.

Il Piano salva-precari è, a detta del ministro, una vera novità che mette i lavoratori della scuola sullo stesso piano di tutti gli altri che, per un motivo o un altro, si ritrovano senza lavoro. In sintesi, in accordo con il ministro del Welfare Sacconi, la Gelmini ha previsto per i precari della scuola un’indennità di disoccupazione della durata di 8 mesi (12 per il personale che ha più di cinquant’anni), il diritto di accedere a tutte le supplenze brevi e di ottenere la docenza in tutti gli interventi a sostegno degli studenti in difficoltà. L’attivazione e la cessazione dell’indennità sarà gestita automaticamente attraverso l’Inps, grazie ad una procedura informatica che consentirà all’insegnante di non presentarsi necessariamente all’Inps o al Centro per l’impiego per chiedere l’indennità. Se non la risoluzione del problema questo appare almeno un passo avanti.

Quanto ai “premi” per i docenti meritevoli, il ministro ritiene che sia giusto riconoscere il maggior impegno di taluni rispetto ad altri che profondono meno tempo ed energie per la scuola. A tale proposito, nell’intervista riportata da Tuttoscuola, la Gelmini afferma: Non si può contare solo sulla buona volontà, o sullo spirito missionario delle persone. Non è la condizione che favorisce i migliori esiti complessivi. Non lo è in nessun ambiente lavorativo o di relazione, non può esserlo neanche nella scuola.. Io, personalmente, da anni mi chiedo perché mai l’insegnamento debba essere una missione e l’impegno maggiore di alcuni docenti debba basarsi sulla buona volontà. Ma riguardo al fatto che gli insegnanti siano sottopagati, mi sono data una risposta che, per certi versi, si allinea con il pensiero espresso dal ministro: se per anni la scuola italiana ha funzionato grazie al “volontariato” dei docenti che, amando il proprio lavoro e avendo una coscienza, non si sono sottratti ai doveri e hanno sempre fatto molto di più per il bene degli allievi (la maggior parte, almeno, se non tutti), è ovvio che allo Stato non convenga pagarli di più. E perché mai? Tanto lavorano lo stesso! Sì, però questa scelta dettata dal senso del dovere ha fatto sì che la professionalità non sia riconosciuta. È come se noi docenti l’avessimo svenduta ed è per questo che io, personalmente, negli ultimi anni ho selezionato le attività extracurricolari, in modo da dare il giusto valore al mio operato ed avere un riconoscimento economico che non sarà equo (i fondi concessi ai singoli istituti sono quel che sono) ma almeno è visibile.
Sempre parlando del merito, la situazione di alcune realtà scolastiche, di cui le cronache si sono occupate nei mesi scorsi, fa pensare che la qualità degli istituti debba essere misurata sulla base del successo scolastico degli allievi, senza trucchi e senza inganni. In altre parole, è inutile aiutare gli studenti agli esami o durante le prove dell’INVALSI per far vedere che i ragazzi sono preparati e i docenti bravi. Falsare i risultati non porta da nessuna parte, tanto meno sulla strada del merito. Quindi, ben venga il riconoscimento dei giusti meriti, ma devono essere anche scoperti i cosiddetti “altarini”. È questa, secondo me, l’impresa più difficile. Senza contare che quando la Gelmini parla di un adeguato sistema di valutazione, cui starebbe lavorando alacremente l’Invalsi, non si sa bene che cosa abbia in mente. C’è da scommettere che nelle scuole in cui conta più il “fumo” dell’ “arrosto” si stiano attrezzando per far valutare una forma che manca assolutamente di sostanza.

Il merito va premiato, sì, ma non solo quello dei docenti. Al MIUR stanno pensando anche agli studenti. La Gelmini informa che in primo luogo occorre premiare gli studenti che raggiungono i risultati migliori. Premiare il loro talento soprattutto in termini di opportunità per il loro futuro. Penso ad esempio a forme che consentano loro di iscriversi in futuro alle università e ai corsi migliori. Questa mi sembra, onestamente, una proposta saggia. Agevolare in tutti i modi, anche con il sostegno economico, gli studenti più meritevoli è doveroso; dall’altra parte, però, è necessario anche arginare il fenomeno della dispersione e dell’abbandono, agevolando il percorso di quelli che, per scarsa autostima o per sfiducia nell’istituzione, si perdono per strada. Non dimentichiamo che tutti hanno diritto allo studio e chi non ce la fa non sempre sceglie di rinunciare a questo diritto (art. 34 della Costituzione Italiana). Ma di questo ho parlato in un altro post.

Nell’intervista a Tuttoscuola la Gelmini promette: entro sei mesi una nuova carriera per gli insegnanti. Il proposito è stato ribadito anche stamattina ai microfoni di Settegiorni Parlamento; in questa sede il ministro ha informato che l’Italia è, insieme alla Grecia, l’unico Paese europeo in cui non esiste per la classe insegnante un avanzamento della carriera ma solo una progressione economica dettata dall’anzianità di servizio. A tal proposito, su Tuttoscuola si legge: Entro sei mesi intendo definire le regole per la carriera dei docenti. Vorrei farlo con il coinvolgimento dei sindacati e delle associazioni professionali. Apriamo un tavolo, sono aperta a consigli, suggerimenti, proposte, non ad una contrattazione sindacale. Se dopo sei mesi si sarà pervenuti a una soluzione condivisa bene, altrimenti il Governo andrà avanti per la propria strada prendendosi tutte le responsabilità. E’ una cosa troppo importante, un passaggio fondamentale per arrivare a quella valorizzazione dei docenti che tutti vogliamo. C’è da scommettere che i sindacati, specie alcuni, non condivideranno le proposte e protesteranno se le decisioni in merito verranno prese autonomamente dal Governo. In ogni caso, speriamo che i buoni propositi e le iniziative di cui parla la Gelmini vadano in porto. La scuola così com’è non funziona: credo sia nell’interesse di tutti farla funzionare al meglio. E pazienza se nelle tasche di noi docenti ci sarà qualche decina di euro in più al massimo. Nella situazione di crisi generale in cui ci troviamo, bisogna accontentarsi e pensare a chi sta peggio.

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