12 aprile 2011

IL NUOVO REALITY MEDIASET, UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER PROF PRECARI

Posted in Mariastella Gelmini, reality show, Renato Brunetta, scuola, spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , , a 4:16 pm di marisamoles

Si sa, Silvio Berlusconi ha un cuore grande e aiuta chi ne ha bisogno. Se non lui direttamente, il suo network televisivo, Mediaset, ha messo in cantiere un nuovo reality show, il cui titolo dovrebbe essere “Non è mai troppo tardi” (ripreso dalla vecchia trasmissione tv anni Sessanta, condotta dal celebre maestro Manzi), e sta cercando precari della scuola. E non c’è da stupirsi che lo spot vada in onda al mattino, quando i disoccupati, della scuola e non, si trovano in casa, in attesa della telefonata o della mail che pare non arrivino mai.

Ma i precari della scuola, decisamente contrariati dalla situazione venutasi a creare in seguito alla legge 133 firmata dalla Gelmini, Tremonti e Brunetta, sarebbero interessati a lavorare per il “nemico”? L’offerta è allettante: chi viene selezionato incassa in un sol colpo 150 mila euro, dieci anni di stipendio come ricorda crudelmente lo spot. Ma tutti questi soldi per fare che?

Dunque, l’idea è questa: reclutare i concorrenti dei vecchi reality Mediaset, scelti fra i più ignoranti (il che pare non essere tanto difficile), che sarebbero preparati dai prof precari a superare un quiz. L’obiettivo dei concorrenti è quello di arrivare primi, mentre agli insegnanti basta partecipare, visto che i 150 mila euro sono garantiti comunque.

Ora, tutti sanno che il problema dei precari della scuola è serio; è un problema di non facile soluzione che, solo qualche giorno fa, il ministro Gelmini ha definito enorme. Un problema ereditato dalle precedenti legislature e determinato da scelte irresponsabili, con politiche che hanno fatto lievitare fino a 240mila il numero degli insegnanti abilitati e iscritti nelle graduatorie, a fronte di soli circa 30mila posti vacanti l’anno. (LEGGI QUA)

Stando così la situazione, un bel premio di 150 mila euro dovrebbe essere ambitissimo e invece … Protesta Brunello Arborio, fondatore del Forum precari scuola: «Prima il governo mette gli insegnanti in mezzo alla strada con i tagli agli organici poi le televisioni della famiglia del premier sfruttano la loro disperazione con la solita lotteria della fortuna». A ruota lo segue Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd: «Il governo ignora i precari e loro diventano persino fenomeni da baraccone degli show, una vergogna». E non poteva mancare il dissenso dell’IdV che, per voce di Felice Belisario, fa sapere che il berlusconismo taglia i fondi a scuola, università e cultura per ridurre gli operatori di questi settori a prostituirsi moralmente per un tozzo di pane.

Potrei continuare ma mi fermo qua. Sono concorde con chi protesta, al di là dello schieramento politico e indipendentemente dal fatto che sia Mediaset (l’idea poteva essere anche partorita dalla Rai, non sarei stata comunque d’accordo) a proporre questo programma che, dopo le proteste, rischia di essere rinviato. Eppure per Massimo Donelli, direttore di canale 5, il progetto è valido: «Trovo quantomeno singolare che si faccia il processo a un programma non ancora andato in onda» e aggiunge che lo scopo è quello di «valorizzare una professione che è troppo spesso sottovalutata». Ma che nobile intento! Certo che in una trasmissione televisiva, sotto gli occhi di tutti, alla luce del sole, anzi dei riflettori, si potrebbe provare che i precari a spasso sono degli «insegnanti preparati e disposti a colmare, in una dimensione insieme seria e ludica, le lacune degli alunni-star».

In fondo, che male c’è? Milly Carlucci nel suo “Ballando con le stelle” recluta i vip e li fa addestrare da maestri selezionati, spesso campioni italiani, se non del mondo, di danza sportiva. Bravissimi e preparati, senza dubbio. Peccato, però, che, pur avendo anche il ballo un certo spessore culturale, dar lezioni di cha cha cha o di jive non sia esattamente come trattare Dante o Einstein in classe. E poi il dubbio che possa nascerne una trasmissione di propaganda pro governo c’è, ed è legittimo. Arborio, il professore che ha lanciato l’allarme, sostiene che magari faranno come a Forum: Finti insegnanti figuranti che parleranno bene della riforma Gelmini, oppure che infilano un errore dopo l’altro per dipingerci come una massa di ignoranti e preparare il terreno ad altri tagli.

A pensar male si fa peccato, ma senza essere così maliziosi e sospettosi, a me non pare che la didattica possa essere soggetto di uno show, anche se il fine di acculturare dei vip ignoranti è nobile. Tuttavia, per loro c’è sempre Cepu, o no?

[fonte: Il Corriere]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 16 APRILE 2011

Niente più show per giovani docenti bisognosi di denaro. E’ stato cancellato «Non è mai troppo tardi», lo show di Canale Cinque che era inizialmente previsto per maggio.

Lo spettacolo, i cui i conduttori erano già stati individuati in Federica Panicucci e Alfonso Signorini, si riproponeva di far tornare alcuni vip sui banchi di scuola, con i giovani docenti precari che avrebbero dovuto colmare le loro storiche lacune preparandoli a partecipare ad un quiz finale. L’indiscrezione arriva dal blog di Davide Maggio, e sembra essere stata confermata anche dalla direzione del settimanale «Sorrisi e Canzoni». I motivi della soppressione non sono ancora chiari, ma senza dubbio dovrebbe avere influito la polemica scatenata dalla presenza nel programma di professori precari, a cui era stato promesso un premio di dieci anni di stipendio. [da Il Corriere]

Come volevasi dimostrare.

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27 ottobre 2010

ALDO GRASSO E LA RI-EDUCAZIONE DEL TELESPETTATORE

Posted in attualità, reality show, televisione, web tagged , , , , , , , , a 3:56 pm di marisamoles

In queste ultime settimane si è detto tanto, a volte anche troppo, sulla Tv dell’orrore, quella Tv che sbatte in prima pagina il mostro, vero o presunto che sia. Quella Tv che a tutte le ore, partendo dal mattino presto con i talk quasi a reti unificate, e arrivando a notte fonda con gli altri talk (Porta a porta e Matrix un contro l’altro armati), parla di casi di cronaca, drammatici, come se si trattasse di un reality show. Questa esibizione dell’orrido tutto è meno che informazione. È morbosità, voyeurismo, ricerca forsennata dello scoop, vetrina delle miserie umane dei protagonisti di un dramma che, via via, perde i contorni dell’umano per assumere le fattezze di mostro. Un mostro mediatico, ultima generazione di mostri, moderno drago sputafuoco che, al posto delle fiamme, sputa immagini, video-interviste, nastri audio di interrogatori, in cui alle immagini si associano le voci degli assassini, veri o presunti che siano.

In questo sconcertante panorama, molte sono le voci di protesta che si sono alzate, voci, però, destinate a rimanere chiuse nel mondo virtuale del web. Sono voci che si alzano non solo dal “popolo” che paga il canone e, da consumatore qual è, contribuisce ad arricchire le casse, già ricche, della Tv commerciale. Talvolta accade che anche chi di giornalismo vive, onestamente e intelligentemente, s’indigna esattamente come il “popolo” della Tv.

Ho letto sul Corriere un interessante contributo di Aldo Grasso. In verità, l’argomento principale di cui tratta l’articolo è apparentemente estraneo al discorso che sto facendo. Il titolo, però, ha stuzzicato la mia curiosità: “I Gialappi arresi alla tv del nulla”. Quelli della Gialappa’s non hanno mai conquistato la mia simpatia ma quell’accenno alla “tv del nulla” ha catturato la mia attenzione. In sintesi, Grasso sostiene che tempo fa, qualcuno cercava ancora di attribuire alla tv una sorta di profondità, offrendo programmi di doppia lettura dove ci fosse spazio per la qualità e per la popolarità. Il che pareva arduo ma non impossibile, e si citavano Enzo Biagi e Piero Angela, «Blob» e «Striscia la notizia», i Gialappi e «Le iene» e pochi altri.

Concordo su Piero Angela ed Enzo Biagi. Il resto non rientra quasi mai nelle mie scelte televisive. Tuttavia, do il merito agli autori dei programmi menzionati di aver presentato un tipo di “tv non gastronomica”, una tv davanti alla quale ci si ferma a riflettere, senza subirla e basta. Una Tv, davanti alla quale il telespettatore non è, come accade al pubblico del “teatro garstonomico” di brechtiana memoria, solo portato ad assaporare lo spettacolo, quasi come fosse un manicaretto, a gustarselo per andare via con il palato soddisfatto, leccandosi le labbra.
Secondo Grasso, lo spettacolo offerto tempo fa dai Gialappi costituiva un tipo di televisione diversa. Ora, però, si sono ridotti a fare il verso al GF. Come mai? Cos’è successo? Perché suscitano tanta tristezza? La scusa che i Gialappi mettono tra virgolette il lavoro degli altri non regge più. È troppo chiedere loro un sussulto da questa deriva?

Già, anche i Gialappi si sono arresi alla tv del nulla. Forse è questo nulla che attira tanto l’attenzione dello spettatore “gastronomo”, visto che i tanti talk show che trattano sempre gli stessi temi e si rivelano noiosamente ripetitivi, quando non tristemente raccapriccianti, sono seguitissimi, a scapito di programmi d’intrattenimento più seri ed eleganti. Un mordi e fuggi, insomma. Un mezzo di godimento (sempre per chi preferisce il gusto del macabro) e non oggetto d’istruzione.

Aldo Grasso, quindi, conclude il suo articolo con questa riflessione:
A “Domenica in” si lamentano perché Lorella Cuccarini non fa ascolti, mentre Massimo Giletti ottiene buoni risultati. L’una fa una tv educata, gentile, l’altro, quando costruisce i docu-drama su Avetrana, fa una tv da voltastomaco. Ho il sospetto che il pubblico vada rieducato.

Eh sì, caro Aldo, è proprio così. Ma chi potrà mai occuparsi della ri-educazione del telespettatore, trasformandolo da goloso frequentatore di pantagruelici banchetti a fruitore di una parca ma indispensabile mensa?

4 gennaio 2009

“AMICI” DI MARIA E RACCOMANDAZIONI: LA GAFFE DELLA DE FILIPPI

Posted in Amici, Maria De Filippi, reality show, spettacolo, talenti, televisione tagged , , , a 7:06 pm di marisamoles

maria de filippiNella puntata di questo pomeriggio, presentando le esibizioni di Gianluca che doveva essere scelto da uno degli insegnanti per la preparazione al serale, a Maria De Filippi è sfuggita – consciamente o inconsciamente? – una frase sospetta: “Sei qui grazie a Steve, vero?”. Lo Steve in questione è, ovviamente, La Chance che, guarda caso, è direttore artistico dell’IDA Ballet  Academy di Ravenna.

Delle raccomandazioni che i ragazzi selezionati per lo spettacolo di Canale 5 godono da parte degli insegnanti della Scuola di “Amici” ho già parlato in un precedente post. Ora la conferma a quello che per me era più che un sospetto è arrivata niente meno che dalla “protagonista” del reality, signora Costanzo. Ma le è sfuggita questa cosa oppure è talmente palese che gli allievi provengono da esperienze precedenti nelle scuole dei vari insegnanti, da non sentirsi in obbligo di tacere e far finta di niente?  Io non lo so ma se qualcuno riesce a spiegarmi come mai si selezionano migliaia di “talenti” per poi scegliere i cosiddetti “raccomandati”, gli sarei davvero grata.

Secondo me, per onestà, basterebbe ridimensionare il numero degli ammessi ai provini attraverso la presentazione di un curriculum che preveda, preferibilmente, esperienze pregresse e anni di studio nella disciplina prescelta. Continuo a pensare che sia inutile illudere tanti giovani se poi i “giochi sono fatti a tavolino”.

PER LEGGERE GLI ARTICOLI CORRELATI CLICCARE QUI.

12 ottobre 2008

UOMINI E DONNE: UGUALI O DIVERSI?

Posted in reality show, società, televisione, Uomini e donne tagged , , , , , , , a 2:10 pm di marisamoles

uomini e donneNonostante la parità dei sessi, posso affermare con assoluta certezza che gli uomini sono diversi. Detta così la frase potrebbe apparire sospetta; certo, alcuni uomini sono diversi, ma non tutti. Gli uomini e le donne sono diversi: su questo non c’è dubbio. Ma in cosa sono diversi? In tante cose, sotto molti aspetti. Fin da piccola ho potuto constatarlo, avendo un fratello più grande di ben sei anni.
Ai miei tempi i bambini e le bambine si distinguevano bene fin dall’asilo: i cestini di plastica in cui si metteva la merenda e il bavaglino erano rigorosamente azzurri per i maschietti e rosa per le femminucce. Eh già, perché allora si usava così, ora non c’è più questa distinzione e li vedi per strada mentre s’incamminano verso l’asilo con i loro  zainetti colorati e griffati, tutti uguali e ugualmente inflazionati. Certo ai miei tempi i cestini erano tutti uguali e si distinguevano solo per il colore, ma almeno non si dividevano in categorie: standard, lusso, superlusso. Adesso come vedi passare per strada gli “angioletti” puoi facilmente indovinare il 730 dei genitori.

Anche per quanto riguarda i giochi, le bambole tanto adorate dalla mia generazione sembrano essere snobbate dalla maggior parte delle bambine. Ora evidentemente il concetto di parità dei sessi è innato, si trasmette con il DNA. I genitori, d’altra parte, non si preoccupano se le fanciulle giocano con carri armati e robot spaziali, certo s’impensieriscono se i fanciulli s’intrattengono a trastullarsi con le bambole! Evidentemente il concetto innato è che le bimbe devono essere come i bimbi, non viceversa.
A proposito d’innatismo, il legame sempre meno stretto che s’instaura tra femminucce e bambole è un segnale della nuova tendenza a snobbare la maternità, a rimandarla il più possibile. Oggi le donne, per poter competere con gli uomini, si danno anima e corpo alla carriera; qualcuna dà il corpo al capoufficio e l’anima al fidanzato, ma anche questo è un altro discorso! D’altra parte i maschi sono sempre più dei mammoni e tardano ad andarsene dalla casa paterna anche perché sono perlopiù serviti e riveriti dalle madri che non si rendono conto che i loro pargoli sono cresciuti.
Certo, metter su famiglia oggi come oggi è davvero un problema: si studia fino a trent’anni, il posto fisso è un sogno, così, tra un contratto a termine e l’altro, anche volendo non si può parlare di matrimonio. Forse è più facile che si vada a convivere, considerando lo stare insieme in modo “informale” una sorta di periodo di prova senza scadenza. È vero, però, che la famosa minaccia: “vado a vivere da solo!” non è più tanto di moda, proprio grazie al permissivismo dei genitori, anche se non tutti, evidentemente, la pensano allo stesso modo. Oggi perlopiù sono le madri e i padri a chiedersi esasperati “ma quando se ne vanno?”. Beh, qualche volta succede che se ne vadano, ma in genere sono più i maschi ad optare per la sistemazione da single autonomi, piuttosto che le femmine. Quest’ultime, tutt’al più, si ritrovano single dopo il primo divorzio e, in attesa del prossimo pollo, meditano sui loro errori, o su quelli dei consorti, risolvendosi a non ricommetter mai più lo stesso sbaglio con la vaga impressione che comunque ci ricascheranno prima o poi. Perché? Forse perché le donne, è vero, sono più sentimentali.
Tornando agli uomini single, bisogna ammettere che nel 90% dei casi se la cavano bene. Ci sono scapoli inveterati che sono perfettamente in grado di gestirsi: fanno le pulizie, sanno far funzionare lavatrice e lavastoviglie, stirano, fanno la spesa e preparano deliziosi manicaretti svelando insospettabili doti culinarie. Quale immagine è più tenera di quella del famoso “uomo dai guanti gialli” della pubblicità, che con il suo “buonaseeeeeera” ha conquistato ragazze, mamme e persino nonne! Beh, certo lui la lavastoviglie non ce l’aveva, ma con quel grembiulino era carino da impazzire!
Anche in ambito pubblicitario si può dire che gli uomini sono diversi: sempre pronti ad accompagnare i figli a scuola (con somma soddisfazione della mamma che, tirando un sospiro di sollievo, chiude la porta pensando già a come occupare il tempo libero), sbarbati, profumati, con la pelle liscia da baciare, il corpo, che sembra scolpito, da accarezzare, tanto che tu sei là che guardi il tuo di marito e ti chiedi come mai ti sembrava di aver sposato un Adone e come mai le tue amiche ti davano l’impressione di provare invidia quando te lo sei sposato.

Un altro ambito in cui gli uomini sono diversi è quello scolastico. L’80% dei più bravi della classe è costituito da femmine. Le vedi come sprizzano cultura da tutti i pori, come arrivano a scuola ben pettinate, ben vestite, con la cartella in ordine, con tutto ciò che serve per passare gioiosamente la mattinata nell’amata aula scolastica. I ragazzi invece sono più “alla buona”: spesso spettinati, con la cartella chiusa male, vestiti come capita e normalmente sgualciti perché quei pantaloni hanno passato la notte sotto un cumulo di abiti, dimenticano libri, quaderni … Quando ritiro i quaderni, senza nemmeno leggere il nome (quando lo scrivono!) capisco se il possessore è maschio o femmina: quelli dei ragazzi, normalmente, sono mezzi strappati, se usano le copertine ad anelli, immancabilmente qualche foglio svolazza qua e là, sembrano, insomma, dei residuati bellici. Le ragazze, invece, ci tengono all’estetica: scelgono quaderni o copertine variopinte, tengono tutto perfettamente in ordine, scrivono con colori diversi, usano gli evidenziatori, fanno sfoggio, insomma, delle decine di euro spese in cartoleria. E che dire della scrittura? Beh, le femmine sono delle campionesse di calligrafia. È una vita che mi sforzo di far comprendere la differenza tra “grafia” e “calligrafia”; facciamo un esempio: quella dei maschi è “grafia”, quella delle femmine è “calligrafia”. Per dirla in breve: le ragazze curano la scrittura, anche troppo talvolta, con svolazzi vari e puntini sulle “i” a forma di cuore; i ragazzi, invece, hanno lo stile “gallina”, spesso non capiscono nemmeno loro quello che scrivono.

Ma dove, realmente, gli uomini e le donne sono diversi? Sicuramente quello amoroso. Oggi come oggi, è sempre più difficile trovare l’anima gemella, colui o colei che ti ama incondizionatamente, che è disposto o disposta a tutto per te, che ti ritiene il punto fermo della sua vita e non concepisce nemmeno l’idea di far a meno di te. Il sospetto del tradimento tormenta la maggior parte delle coppie, e non è poi così scontato che l’amore dell’uno sia contraccambiato dall’altra o viceversa. Il fatto è che il concetto di “amore per tutta la vita” è scomparso nel nulla; anche quando ci si sposa in Chiesa, più per tradizione che per profonda religiosità, non si pensa proprio che il matrimonio sia un vincolo indissolubile. È come se si stesse acquistando un prodotto che può andar bene ma anche no; allora lo provi, poi magari lo cambi, se non ti piace. Insomma i mariti e le mogli moderne sono “in prova”, uno si sposa pensando che poi può sempre divorziare; basta considerare l’aumento delle cause di divorzio, per esserne certi.
Se esaminiamo le cause del divorzio, ai primi posti c’è il tradimento. Anche in quest’ambito fra maschi e femmine c’è differenza: mentre le donne tradiscono perché sono insoddisfatte del proprio partner e, nell’estrema infelicità, cercano amore e passione tra le braccia di un altro, gli uomini tradiscono perché ce l’hanno nel sangue, il tradimento, non possono farne a meno; talvolta si atteggiano a vittime delle circostanze (la tentazione, si sa, non è facile da evitare, basti pensare ad Adamo) o cercano di far ricadere la responsabilità sulle donne, perché trascurati o non coccolati come vorrebbero; altre volte, però, non tentano nemmeno di trincerarsi dietro scuse più o meno plausibili, ammettono la colpa ma affermano, con una buona dose di faccia tosta, che l’altra non conta niente, che è stato un momento di sbandamento, che tanto lo sanno, le mogli, che sono loro le uniche donne della loro vita. E poi, che succede? Ci sono quelle che perdonano e quelle che non lo fanno; ci sono i casi in cui i matrimoni si sciolgono e altri casi in cui il legame va avanti ma nella donna il dubbio del tradimento rimane, logorando i suoi nervi e il matrimonio stesso.

Comunque, prima di sposarsi e di divorziare bisogna incontrarsi: questo è un fatto inconfutabile. Pare che al giorno d’oggi incontrarsi sia un problema: una volta ci si conosceva a scuola, nel cerchio delle amicizie, ad una festa o, ma meno frequentemente, in discoteca; oggi ci s’incontra via internet o in televisione, preferibilmente nel programma della De Filippi. A questo proposito, vorrei esprimere il mio parere: nella trasmissione Uomini e donne non noto alcuna differenza tra i due sessi, visto che l’obiettivo comune non è quello di conoscere l’anima gemella ma di “apparire in TV”. Davvero non c’è più nulla che i giovani d’oggi non siano disposti a fare pur di provare l’ebbrezza della notorietà! Non mi sento comunque di criticarli: chiamali scemi! C’è gente che deve lavorare per mesi, magari in fabbrica o in un’officina, per ottenere un guadagno pari a quello percepito dagli ospiti della De Filippi in una sola serata in discoteca. È gente furba, quella; i più scemi sono quelli che li guardano in TV o si lasciano travolgere dalla folla esaltata solo per poter vedere o toccare il “bello” del momento.

Tornando ai menage televisivi, quello che proprio non riesco a concepire è questa ostentazione di sé davanti ai telespettatori, la noncuranza con cui di fronte alle telecamere si svisceri un legame senza pudore ma, soprattutto, senza privacy. Come si fa, mi chiedo, ad essere così spontanei o a fingere così bene? In realtà non credo minimamente che le coppie in questione siano naturali; recitano un copione, scritto da non so chi o anche concordato tra loro e lasciano che migliaia di telespettatori, o meglio telespettatrici, ci credano. Certo il tornaconto è allettante: fama e denaro.
Ma anche nella finzione le donne sono diverse: chi può dimenticare gli occhioni lucidi della ragazza X che, sempre di fronte alle telecamere, veniva scaricata, con fare impassibile e sguardo glaciale, dal ragazzo Y? Perché l’uomo è tale solo se maschera le sue emozioni, se ostenta determinazione e freddezza. Come mai, però, qualche tempo dopo, a telecamere spente ma sotto i flash dei paparazzi, X eY hanno ricostituito la coppia, naturalmente in Costa Smeralda? Forse la mamma di X ha convinto Y a riparare al danno subito dalla povera innocente figlioletta? Rimarrà sempre un mistero.

La storia del reality show è relativamente recente ma è sufficiente per far capire il meccanismo: partecipi al programma, rinunci alla privacy, mostri il meglio e il peggio di te stesso (se si facesse vedere solo il meglio, che spontaneità sarebbe?), fai finta che non te l’aspettavi che scegliessero proprio te (come se i provini servissero a qualcosa!), che non immaginavi, una volta uscito, di suscitare tanto interesse e di riscuotere una tale fama … Davvero un bel trampolino di lancio nel mondo dello spettacolo. E pensare che c’è ancora chi studia danza, dizione e recitazione per anni e anni sperando di essere scritturato per una particina! A che serve? Dai reality si esce già con un contratto assicurato, basta volerlo. Certo c’è sempre chi sceglie di ritornare alla normalità … per fortuna.

Riprendendo il discorso di partenza, anche nei reality show si può notare che le donne sono diverse. Prendiamo ad esempio l’edizione del Grande Fratello 4 (l’ultima che ho visto e nemmeno con troppa assiduità). C’è il concorrente-principe Z e la biondina K: si piacciono, passano le giornate fra carezze e massaggi, Z elemosina un bacio che K rifiuta di dargli, anzi lei ad un certo punto si nega, lo accusa di essere invadente, oppressivo, lei ha bisogno di respirare, di pensare (è capace anche di pensare?), lui diventa lo zimbello del gruppo, tanto da meritarsi l’appellativo “zerbino”, finché proprio alla vigilia dell’eliminazione di Z, guarda caso, K capisce che è l’uomo della sua vita e concede il tanto sospirato bacio! Non avrei mai pensato che un uomo potesse arrivare a tanto e tutto questo davanti alle telecamere. Non c’è più dignità, amor proprio; che cosa dicono i rappresentanti del “sesso forte”? Il termine di nuovo conio “azzerbinato” dovrebbe destare scandalo e invece… probabilmente il fatto che dietro a tale spettacolo si nascondessero fama e danaro fa passare tutto in secondo piano; scatta la capacità d’immedesimazione e … il fine giustifica i mezzi. In fondo lui ha ottenuto quello che voleva! Ma alla figuraccia fatta di fronte a milioni di telespettatori e, soprattutto, di fronte ad amici e parenti chi ci pensa? E poco importa se adesso, belli e famosi, hanno messo su famiglia a dimostrazione che anche nei reality l’amore può nascere.

Ma dov’è finito l’amore vero, quello delle poesie, delle lettere, dei messaggi lasciati sul cuscino? Oggi non si scrive più, al massimo si chatta o ci si scambia gli SMS. Non c’è più poesia, manca il batticuore, la passione travolgente si esprime sotto le lenzuola il più presto possibile perché l’attesa manca, è scomparsa per sempre. Non è vero che quanto più una cosa si desidera, tanto più l’ottenerla sa di conquista? Ora non più; la fretta caratterizza il nostro mondo e fa sì che nulla sia più atteso, né lettera, né versi, né baci, né amplessi. Si usa ancora sussurrare all’orecchio del partner “Ti amo”? Per quanto ne sappia, no. Oggi vanno di moda altri “canali” per trasmettere i sentimenti, va scomparendo la fisicità, il contatto. I giovani comunicano a distanza e quando si trovano uno di fronte all’altra, i due innamorati non sanno quasi cosa dirsi. Ad esempio, nei messaggini telefonici la cosa funziona a sigle: TVB (ti voglio bene) e TAT (ti amo tanto), naturalmente conclusione logica di una serie di amenità espresse in formato ridotto come richiesto dalla dura legge del limitato numero di caratteri per ciascun SMS. Sinceramente a me non batterebbe il cuore nel leggere sigle di questo tipo; anzi, risponderei a mia volta con una sigla: MCSS (ma che, sei scemo?).

[aggiornato 30/07/2009]

28 settembre 2008

DEBUTTANTI? NO, GRAZIE!

Posted in reality show tagged , , , , a 4:56 pm di marisamoles

ballo-debuttanti_cast-professionisti1Sabato pomeriggio, mentre facevo zapping annoiata e in procinto di schiacciare il solito pisolino, mi sono imbattuta in una puntata – sommario de “Il ballo delle debuttanti”.

Premetto che non ho mai visto la trasmissione, né ho alcuna intenzione di farlo in futuro. Tuttavia, incuriosita dalla scena che mi sono trovata di fronte, quella in cui a una concorrente della squadra Pop veniva chiesto di mangiare degli spaghetti al pomodoro, ho volentieri rinunciato al riposo e a cambiare canale. Della trasmissione sapevo che tra due squadre, una Chic e l’altra Pop, costituite ciascuna da sei concorrenti, attraverso varie sfide, prevalentemente basate sul ballo, sarebbe uscita la vincitrice, cioè la “debuttante” da mandare al ballo.

Dal sito apposito leggo che “il Gran Ballo Viennese delle Debuttanti, nella romantica e suggestiva cornice dei saloni di Palazzo Brancaccio a Roma, nasce dall’esigenza di condividere con le nuove generazioni un’emozione unica, un sogno che porterà ciascuna delle 25 debuttanti, tutte di età compresa fra i 17 ed i 23 anni, a riassaporare i valori e le tradizioni dei famosi balli viennesi.”. Seguono gli intenti benefici della manifestazione, sempre lodevoli ma mai troppo sentiti. Insomma, se uno decide di parteciparvi, è per mettersi in mostra e non certo per fare opere di bene. Per quelle sarebbe opportuno aderire alle molte iniziative superpubblicizzate e comunque sempre in modo discreto, non troppo plateale.

Ma torniamo alla poveretta alle prese con gli spaghetti. Era evidente il suo imbarazzo ma anche il disappunto; evidentemente si chiedeva perché mai fosse costretta a far vedere a tutti come li mangiava: seduta con poca grazia, gambe accavallate a fianco del tavolino, con la forchetta che proprio non ne voleva sapere di trattenere gli spaghetti arrotolati, tanti ne coglieva e la metà li faceva ricadere sul piatto, fino all’intuizione di prendere il cucchiaio per aiutarsi ma senza troppa convinzione che in tal modo l’operazione le risultasse più semplice, piuttosto perché pensava che il galateo richiedesse l’ausilio dell’utensile in questione. Niente di più sbagliato … bastava guardare il volto esterrefatto dell’insegnante di portamento, facente parte della giuria, che aveva chiesto tale prestazione.

La reazione di parte della giuria è stata feroce: perché accanirsi in quel modo? È davvero importante vedere come mangiano se poi devono andare al ballo? La ragazza, poi, indispettita continuava a ripetere che lei voleva essere se stessa e basta. Ma finiamola, dico io, con la storia che durante i reality, di qualsiasi tipo si tratti, i concorrenti tengano sempre a precisare che loro “sono se stessi”. Ma chi gli crede? Se le Pop devono per forza essere anticonformiste, libere di esprimersi anche a costo di fare le figuracce, altrettanto costruite mi sono sembrate le concorrenti Chic, sempre aggraziate e corrette nelle loro prestazioni, ma tanto tanto finte. Afflitte per aver perso due puntate consecutive, tornate a “casa”, hanno espresso il loro rammarico con garbo e desolatamente si sono chieste come mai il pubblico non sappia apprezzare la loro classe.

Ma il problema di fondo qual è? È la trasmissione. Perché se si deve scegliere una ragazza da mandare al Ballo delle Debuttanti, non si può ignorare che debba rispettare un certo cliché al quale, volenti o nolenti, costruite o meno, rispondono le ragazze Chic. Quindi è del tutto impensabile che, dovesse vincere una Pop, possa essere in grado di atteggiarsi a gran dama. A meno che le Pop si convincano che i consigli dati dalle esperte di bon ton e portamento non siano solo strumenti di tortura per far vedere a tutti che il galateo proprio lo ignorano. È inutile che continuino a dire che sono “se stesse”: è ovvio che abbiano delle precise istruzioni da seguire su come comportarsi.

Però io mi domando: se Pop è l’abbreviazione di “popolare”, perché si confonde il significato della parola facendola diventare sinonimo di “cafone”? E perché per essere “se stesse” le poverette della squadra Pop devono attenersi ad un modello che nemmeno esiste più, quello di ragazzotte di provincia, senza né arte né parte, con poca cultura e ancor meno educazione?

Alla fine mi sono convinta che ciò che più conta per le concorrenti è apparire in tv, né più né meno di altri partecipanti ai reality che impazzano su ogni canale, in qualsiasi stagione, con l’audience che ci rende tristemente consapevoli di quanto siano discutibili le scelte del pubblico, quello sì popolare, nel vero senso della parola.

E ancora, è mai possibile che i giovani oggi ricerchino solo la fama e la visibilità? Non bastavano le Veline, i ragazzi di Amici e i tronisti? Come si fa a trasmettere alle nuove generazioni il senso della vita comune, quella fatta di gesti d’amore, di solidarietà, di concretezza? Se il sogno di quelle ragazze è davvero il ballo, perché non provano a pensare all’umiltà con cui la povera Cenerentola affrontava la prova più importante della sua vita, senza fiatare di fronte al divieto di fare tardi – a mezzanotte a casa e poi il sogno finisce! Solo per la sua modestia e per l’assenza di rancore nei confronti di chi non la rispettava, alla fine è lei che ha ottenuto il premio.

E non pensiamo che siano solo fiabe; si sa che sotto sotto c’è sempre una morale.

È un luogo comune quello secondo il quale i ragazzi di oggi sono maleducati, senza valori né rispetto per le regole, sfrontati e trasgressivi … non è così per tutti, ovviamente. Ma se alla televisione passa il messaggio che per ottenere un premio bisogna essere sfrontati, polemici e determinati a fare di testa propria, tanto non si ascolta nessuno, cosa ne sarà, davvero, delle nuove generazioni?

Un vecchio detto recita che “La classe non è acqua”. Ora ho l’impressione che la classe sia la Coca – Cola: attraente, irresistibile, colorata, frizzante … peccato per quel “ruttino” che spesso, dopo averla bevuta, non si riesce proprio a trattenere!

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Immagini, parole e pietre lanciate da Mauro Presini

Dottor Lupo Psicologo-Psicoterapeuta. Battipaglia (SA)

Psicologo Clinico, Terapeuta EMDR di livello II, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Terapia Metacognitiva Interpersonale.

Scaffali da leggere

Consigli di letture, recensioni e frasi tratte dai libri.

Willyco

in alto, senza parere

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof di lettere.

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

oןısɐ,ןןɐ ɐɯ ɐןonɔs ɐ opɐʌ uou

pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, buone e cattive, di temi originali e copiati, di studenti curiosi e indifferenti, autodidatti e eterodidatti, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)

Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

PindaricaMente

C'è una misura in ogni cosa, tutto sta nel capirlo (Pindaro)

Il mestiere di scrivere

CORSI DI SCRITTURA CREATIVA, ATTUALITA' EDITORIALE, DIDATTICA E STRUMENTI PER LA SCRITTURA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

Psicologa - Psicoterapeuta - Criminologa - Dottore di Ricerca Università Sapienza

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Le Ricette di Cle

Ricette collaudate per ogni occasione

Messaggi in Bottiglia

Il diario di Cle

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

espress451

"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

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