FELICE ANNO NUOVO 2010

Come mia consuetudine, affido ai versi di un poeta il mio augurio per uno splendido 2010 a tutti.

IL PRIMO GIORNO DELL’ANNO
di Pablo Neruda

Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte
con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse
un esploratore che scende da una stella.
Come il pane assomiglia
al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli…
La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con frecce
di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà
nell’ombra.
Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
a sperare.

Orkut Commenti - Buon Anno Nuovo

DUSTIN HOFFMAN RECITA LEOPARDI … ED È POLEMICA

È pronto lo spot promozionale della Regione Marche che vede il celebre attore Dustin Hoffman recitare i versi de L’infinito leopardiano. Ed infuria la polemica. “Non si possono storpiare così i versi del grande poeta di Recanati!” è l’obiezione più diffusa.

Mi viene in mente una novella di Sacchetti in cui si racconta la furia distruttiva di Dante Alighieri alle prese con un fabbro che pare recitasse i versi del divino poema storpiandoli. Si narra che il poeta fiorentino avesse buttato all’aria la bottega dell’incredulo artigiano, alla cui reazione replicò: Se tu non vuogli che io guasti le cose tue, non guastare le mie. Il fabbro, che non comprese il senso, chiese: O che vi guast’io?, al che il poeta rispose:Tu canti il libro e non lo di’ com’io lo feci; io non ho altr’arte, e tu me la guasti. Il poveretto, quindi, tornò al suo lavoro e non recitò mai più i versi della Commedia dantesca.

Ora, è evidente che Leopardi non possa protestare e inveire contro Dustin Hoffman che, pur essendo un attore dal talento indiscutibile, ha una pronuncia molto lontana da quella recanatese e italiana in generale. Ma, anche ammesso che qualche lamentela possa giungere anche da Lassù, da parte di Leopardi, io mi chiedo: non ci sono bravi attori in Italia che avrebbero potuto recitare L’infinito molto meglio?

Per i curiosi, ecco il VIDEO dello spot.

DAI “MAMMONI” DI CASA NOSTRA ALLA “BOOMERANG GENERATION” INGLESE

I giovani inglesi sono da sempre molto indipendenti: quelli che studiano si trasferiscono in giovane età nei campus, quelli che decidono di trovare un lavoro, ben presto abbandonano il nido familiare per vivere da soli. Questo almeno fino ad oggi. Pare, infatti, che la gioventù inglese sia afflitta da un nuovo morbo, sconosciuto fino ad ora: uno strano effetto boomerang che, qualora abbiano lasciato la casa paterna per studiare, al termine del corso di studi, li riporta dritti dritti a casa di mamma e papà. Non va meglio ai giovani in cerca di lavoro: anche se l’occupazione giovanile è aumentata, in Inghilterra, del 15% rispetto al dicembre 2008, i boomerang kids sono attualmente in aumento. Secondo le stime ONS (Ufficio Nazionale di Statistica), un quarto dei maschi di età compresa tra i 25 e i 29 anni vive ancora in famiglia, contro 1/8 delle femmine; va un po’ meglio ai più grandi, tra i 30 e i 34 anni: un uomo su dieci contro una donna su venti coabitano con i genitori. (FONTE)

Insomma, pare che gli Inglesi, che da sempre prendono in giro i “mammoni” di casa nostra, ora debbano stare zitti. Non solo: se da noi la situazione è, diciamo così, sotto controllo, visto che da tempo il “vado a vivere da solo/a” dei figli è sostituito dal rassegnato interrogativo dei genitori “ma quando se ne vanno?”, le famiglie inglesi pare non siano così preparate ad affrontare questa sorta di emergenza. E dev’essere proprio così visto che Lord Peter Mandelson, ministro del Business, ha pubblicato ieri una sorta di guida per genitori che non sanno come sbarazzarsi dei figli, ormai cresciuti, che non intendono lasciare la famiglia di origine.

Secondo Mandelson, i genitori non devono assecondare i propri figli grandicelli ma piuttosto mostrare loro una sorta di “tough love”, ovvero “amore severo”. Il ministro, infatti, si chiede: “Se gli rendete la vita comoda, quando mai se ne andranno?”. Ecco, questa è una buona domanda. Le madri italiane dovrebbero porsela, e invece propendono per il loro insostituibile ruolo di “chioccia” che sembra far parte del loro DNA da generazioni. Come ben osserva il ministro inglese, “se le madri continuano ad offrire ai figli, completamente gratis, vitto e alloggio, se lavano e stirano i loro indumenti, se puliscono la loro stanza, se garantiscono ogni agio” è evidente che i pargoli non vedranno alcun motivo per andarsene.

La guida pubblicata, chiamata Parents motivators, vuole dare un aiuto pratico ai genitori in difficoltà perché, come osserva Mandelson, “brontolare non serve a nulla”. Anzi, rende ancor più stressante la vita di genitori e figli.
Ma quali sono questi “consigli”? Ecco un breve elenco di ciò che si deve e non si deve fare:


Una volta diplomati, permettere ai figli di rilassarsi un po’, evitando, però, che poche settimane diventino dei mesi
Far sì che percepiscano la vicinanza emotiva dei loro genitori
Individuare qualcuno, tra le proprie conoscenze, che sia in grado di aiutare il figlio (ah, le solite raccomandazioni che qualche maligno vuole siano tutte italiane! NdR)
Fare attenzione al loro stato mentale: se si notano dei cambiamenti a livello di alimentazione o riposo , consultare un medico
Predisporre una tabella in cui aggiornare gli eventuali progressi.

NO
Non brontolare di continuo. Non è facile, per un giovane, trovare un lavoro perché c’è un’inevitabile concorrenza, essendo questo l’obiettivo di tanti
Non assumersi degli incarichi al posto loro, come, ad esempio, telefonare in giro per cercare un lavoro
Non cercare di sostenerli troppo: amarli sì, ma con “severità”
Non accordare ai figli un finanziamento per un corso di formazione troppo costoso, senza prendere in considerazione delle alternative
Evitare di sminuire le loro idee, anche se è preferibile non incoraggiare sogni irrealizzabili

In conclusione, secondo Mandelson, i genitori dovrebbero improvvisarsi attori, seguendo una sorta di sceneggiatura, pur evitando di buttar via un sacco di tempo nel tentativo di consigliare al meglio i propri rampolli. È noto che per i figli si cerca di ottenere il meglio, ma talvolta è preferibile procedere a piccoli passi: cominciare da un lavoro anche modesto, giusto per essere indipendenti economicamente, è sempre meglio che coltivare il sogno di far carriera per anni, senza concludere nulla.

Beh, credo che per le mamme italiane tutto questo non sia una novità: loro ci sono già abituate ai mammoni. Le English mothers no, e si vede!

[Articolo originale sul Timesonline: LINK]

LE DONNE DEL 2009

Il 2009 se ne sta andando in punta di piedi, ed ecco che spuntano le liste delle “donne dell’anno” in punta di … tacchi a spillo, o quasi. Leggo su Il Corriere di oggi dei piacevoli ritratti femminili, firmati da Maria Laura Rodotà, che hanno caratterizzato il 2009.

La numero 1, non tanto per bellezza quanto per il potere conquistato, anzi confermato, in Germania è Angela Merkel. Di lei la Rodotà scrive: “Vent’anni fa, la sera in cui cadde il muro, andò a farsi una sauna, poi una birra, poi sconfinò a Berlino Ovest. Ora lo fa tutti i giorni, per governare.”. Notevole.

Altra straniera, molto in voga negli ultimi 10 mesi, la signora Obama. Di Michelle si legge: “La spilungona che nella sua tesi a Princeton denunciò l’apartheid di fatto nel suo campus elitario è diventata diva dell’élite mondiale”. Per rimanere negli States, un pensiero anche per Hillary Clinton, molto apprezzata da tutti, più del previsto; cosa non trascurabile: il marito Bill per ora non fa danni. Perfette entrambe nel loro ruolo di donne americane invidiate dalle donne europee. Chissà perché l’America ha sempre un suo fascino.

Il neo ministro degli esteri della UE, Catherine Ashton, è citata per aver soffiato il posto a D’Alema. Pare che alla Rodotà non stia simpatica visto che su di lei osserva: “una laburista inglese con la faccia da insegnanti di corsi estivi per stranieri zucconi”. Credo voglia essere un’offesa, ma mi chiedo: che cos’ha di particolare la faccia dei docenti dei corsi estivi?!?

Passando alle italiane, non poteva di certo mancare Patrizia D’Addario, su cui sorvolo, e le altre donne in qualche modo legate al premier Berlusconi. Innanzitutto Veronica Lario, ex moglie, definita “figura cruciale della telenovela berlusconian-nazionale, ancora in corso”; Noemi Letizia, la sfasciafamiglie, almeno nel pensiero di Veronica, “simbolo nolente o magari volente delle giovinette italiche che vogliono farsi strada con la bellezza e i contatti importanti, mette un po’ in imbarazzo, alcune donne, francamente.”. Già, molto francamente. E non poteva essere assente nella hit Rosi Bindi che con il cavaliere ha in comune … la passione per le battute. Celebre, infatti, il suo botta e risposta con Berlusconi, nel salotto di Bruno Vespa: “Lei è più bella che intelligente”, “Non sono una donna a sua disposizione”. A tal proposito, la Rodotà giustamente osserva: “Ma ce sono ancora molte, nella politica italiana, di donne a disposizione; anche mentale.”. Non so se è un bene o un male.

Rimanendo in ambito politico, Mariastella Gelmini, ministro della Pubblica Istruzione, di cui nell’articolo si legge: “Più che un ministro è un parafulmine. Delle ire di studenti, insegnanti, genitori preoccupati per i tagli all’istruzione. Il diffuso astio antigelminiano è però stemperato dall’imitazione di Caterina Guzzanti; in cui confessa di essere una precaria calabrese costretta a fare il ministro e a parlare bresciano. Chissà. “. Be’, come ministro nel 2009 si è attirata effettivamente le ire da ogni parte ma il 2010 le riserverà altre attenzioni: il gossip sulla maternità annunciata per la primavera. Chissà a chi somiglierà il pargolo o la pargola?

Per finire, almeno nella mia selezione, un posto speciale, sullo stile dulcis in fundo, alla Velina delle veline: Elisabetta Canalis. Ormai non si sa se è più italiana o americana, visto che è volata oltreoceano con il suo George Clooney e chi la vede più dalle nostre parti? La Rodotà la definisce “apoteosi globalizzata della velina”. Io lascerei perdere l’apoteosi e anche globalizzata: ormai ha perso la sua identità e per tutti è “la fidanzata di Clooney”. Anche se qualcuno dubita che si tratti di un vero fidanzamento.

In attesa della lista degli “uomini del 2009”, accontentiamoci di questa.

OGGI SPOSI … NO, FORSE DOMANI


Dalle fredde statistiche dell’Istat arrivano notizie, riguardanti i nostri giovani, che scaldano il cuore: via da casa solo per sposarsi, o quasi. Sembra, quindi, ci sia una controtendenza rispetto agli ultimi decenni, e un ritorno al passato. Il motivo? Certamente non morale, anche se la differenza tra il nord e il sud del Paese parla chiaro: il 20% dei giovani settentrionali (più il 17,7% di quelli che abitano al centro) scelgono la convivenza che invece per i meridionali praticamente non è da prendere nemmeno in considerazione. Escludendo, quindi, che la motivazione sia dettata, almeno non per la totalità delle coppie che propende per il matrimonio, da questioni morali (anche perché nell’indagine non si specifica quanti propendano per il matrimonio religioso e quanti per il rito civile, ma comunque la flessione del rito in chiesa è un dato di fatto), si può dedurre che un’unione formale sia da preferire per le maggiori garanzie che offre rispetto alla convivenza, causa anche l’insufficiente tutela legale delle coppie di fatto.

Un fatto è certo: si lascia la famiglia di origine sempre più tardi e con grande difficoltà. Anche quando c’è l’intenzione di andarsene, pochi realmente ce la fanno a lasciare mamma e papà. Sempre secondo l’Istat, tra il 2003 e il 2007 in totale solo il 20,8% dei giovani italiani hanno lasciato la casa dei genitori. Solo il 53,4% di quanti nel 2003 erano certi di riuscire a “tagliare il cordone ombelicale” ce l’hanno fatta. Tra gli incerti, il 24,2% ha in realtà abbandonato la famiglia di origine.

Dati alla mano, il motivo principale per cui si tarda ad abbandonare il nido familiare è di tipo economico: tra i giovani appartenenti ad entrambi i sessi, di un’età compresa tra i 18 e i 39 anni, il 47,8% dichiara che il motivo per cui vive con la famiglia di origine è la presenza di problemi economici, il 44,8% sta bene così mantenendo comunque la sua libertà e il 23,8% sta ancora studiando. Va detto, però, che le motivazioni cambiano a seconda dell’età: ad esempio, i più giovani continuano a vivere in famiglia perché studiano o comunque non hanno un lavoro stabile e un reddito fisso; la fascia d’età più critica sembra essere quella tra i 25 e i 29 anni, con il 57,1% degli uomini e il 51,3% delle donne che dichiarano difficoltà di tipo economico, indipendentemente dall’occupazione (45,7%) e la disoccupazione (51,3%).

Fra le donne “più in età” (dai 34 anni in su), poi, è ragguardevole la percentuale, il 49,7%, che decide di non lasciare la casa paterna e di rinunciare all’indipendenza per prendersi cura dei genitori. Questo dato mi impone di fare una considerazione: se si mettono al mondo i figli sempre più tardi, ben oltre i 40 anni, è ovvio che alla fine si costringerà sempre più le figlie a rimanere a casa, rinunciando al matrimonio o comunque ad una vita propria. Mi viene in mente uno splendido romanzo di Laura Esquivel, Dolce come il cioccolato, in cui la protagonista, Tita, è l’ultimogenita di una donna autoritaria, rimasta vedova, e viene costretta dalla madre a rinunciare al matrimonio per seguire la tradizione messicana che voleva che la figlia minore rimanesse in casa per assistere la genitrice fino alla sua morte. Ciò accadeva in Messico agli inizi del Novecento: stai a vedere che, invece di andare avanti, qui si torna indietro di un secolo!

[LINK per leggere l’articolo originale pubblicato su Il Corriere]

CHE FARE CON GLI AVANZI DEL PANETTONE?

Una domanda che molte massaie si pongono alla fine delle feste. Va be’ che fino all’Epifania per mangiare il panettone c’è sempre tempo, ma per esperienza so che di panettoni ne avanzano sempre troppi. Quindi mi ingegno tentando ricette alternative per evitare di strafogarmi del classico dolce natalizio milanese. Naturalmente sto parlando di quello tradizionale, con uvetta e canditi, non di quelle sottospecie infarcite di creme d’ogni tipo che, oltre ad essere ancora più caloriche, molto più facilmente rimangono sullo stomaco.

Per questa ricetta basta mezzo panettone da un kg ma, aumentando le dosi, si può utilizzarne uno intero.

Ingredienti:

500 gr di panettone
75 gr di zucchero
2 uova
2 dl di latte
30 gr di farina
1 bustina di vanillina
1 arancia
7 gr di colla di pesce in fogli
1 bicchiere di liquore tipo amaretto

Esecuzione:

Per prima cosa si prepara la crema: in un tegame versare lo zucchero con un uovo intero e un tuorlo; dopo aver mescolato con cura gli ingredienti, preferibilmente con una frusta a mano, mettere sul fuoco, a fiamma molto bassa, e aggiungere, sempre mescolando, il latte, la farina setacciata con la vanillina, il succo dell’arancia e la buccia grattugiata.
La crema va fatta addensare sul fuoco e, all’ultimo, si uniscono i fogli di colla di pesce, precedentemente bagnati e poi ben strizzati, quindi si mescola fino al completo scioglimento.

A questo punto si affetta il panettone e lo si irrora con il liquore (se temete che sia troppo forte, si può usarne una quantità minore diluita con un po’ d’acqua); quindi in una pirofila quadrata (di circa 20 cm x 20) si dispongono le fette su cui si stende la crema all’arancia. Infine si copre il composto con le altre fette di panettone.

Il dolce può essere guarnito con del cioccolato fondente fuso, a formare un reticolato, e della panna montata.

Un’alternativa analcolica: sostituite il liquore con dello sciroppo; volendo, si può utilizzare quello della frutta in barattolo, ad esempio l’ananas, se piace. In questo caso, il dolce potrà essere arricchito anche con la frutta tagliata a pezzetti e adagiata sopra la crema.

Se preparate il cenone di San Silvestro a casa, questo dolce sarà un ottimo dessert!

Buon appetito.

P.S. Provate anche l’altro dolce natalizio: Albero di Natale alle mandorle

QUELLO CHE GLI STUDENTI DICONO DI NOI DOCENTI

Tempo fa ho avuto la necessità di prendere l’autobus per recarmi dal dentista. Di solito mi sposto in automobile quindi non ho molte occasioni per “frequentare” le linee utilizzate dagli studenti. Il mio dentista ha l’ambulatorio vicino al centro studi e il caso ha voluto che, nonostante fosse pomeriggio inoltrato, su quell’autobus ci fossero degli studenti. In quel breve tragitto ho potuto sentire – non vorrei dire “ascoltare” perché in effetti è un po’ difficile, quando si è a stretto contatto con delle persone, fare a meno di “sentire” le chiacchiere, anche se non si ha alcuna voglia di “ascoltarle” – un’amena conversazione tra due ragazzi, un maschio e una femmina, frequentanti una scuola in cui anni fa insegnavo. Lui doveva essere già a fine corso, lei, invece, era una “primina”. La conversazione era tutta impostata sui docenti di cui i due, alquanto imprudentemente, hanno fatto nomi e cognomi. Inutile dire che quegli ex colleghi li conosco benissimo: io mi sono trasferita, loro sono rimasti là.

La ragazza chiedeva informazioni sui suoi proff, sperando che l’amico li avesse avuti anche lui al biennio. Effettivamente lui li conosceva e così ha potuto fornire dettagli preziosi all’amica da poco iscritta al liceo. Sono così venuta a sapere che quella tale prof è pazza: fa svolgere 25 esercizi di matematica in un’ora soltanto! È ovvio che gli scritti vadano male ma si può recuperare all’orale, sempre che ci si scriva le formule sul palmo della mano. Vecchio trucco ma sempre attuale.
“Quella” di storia non sa spiegare, ma tanto il libro è fatto bene e si può studiare direttamente da lì. Quando interroga, però, fa domande incomprensibili; tuttavia nei test scritti si può copiare tanto lei non se ne accorge.

La conversazione si sposta sul latino: lui dice che non serve a un ca**o ma bisogna studiarlo perché il voto fa comunque media. È una tortura che uno deve subire per cinque anni quindi è impensabile non studiarlo. La prof del biennio, dice lui, è una tosta, anche se, con un po’ di abilità, durante i compiti si riesce a passarsi i bigliettini. Il ragazzo, però, si affretta a consolare l’amica: al triennio con la letteratura uno se la cava anche se la grammatica non la sa. Lui, ad esempio, ha quattro negli scritti ma in letteratura ha sette; la media non è sei ma quando poi si viene interrogati sugli autori, la traduzione si impara a memoria, dopo averla scaricata da internet, e si rimedia anche un otto. Quindi, anche con il latino la ragazza può star tranquilla.

La docente –chissà perché sempre donne! – di scienze è un “can che abbaia ma non morde”. La materia è una palla, ma poi un sei si riesce a guadagnarselo. Anche lei è una che durante i compiti non controlla così tutti copiano. Ogni tanto s’inca**a perché se ne accorge, ma poi non ha tempo d’interrogare –con due ore soltanto come si fa? – quindi i voti dei test scritti sono validi ugualmente.
L’inglese è una spina nel fianco: lui –finalmente un prof maschio!- è un rompiballe perché pretende, addirittura, che si parli in inglese. Quando spiega lui, poi, sempre in lingua, non si capisce nulla, a meno che uno non si iscriva ad un corso privato; in quel caso si può sperare in un profitto sufficiente ma che palle, spendere anche tutti quei soldi. Così, il ragazzo decide che si tiene il debito e d’estate va in Inghilterra due settimane, così pure si diverte. A settembre riesce a colmare il debito, anche se poi durante l’anno la situazione precipita di nuovo. Tutta colpa di quel prof che quando parla è incomprensibile e che pretende che le interrogazioni e i compiti si facciano in lingua!

I due erano arrivati al prof di Storia dell’Arte, ma io, purtroppo, ero giunta alla mia fermata. Sono scesa chiedendomi che cosa mai dicano i miei allievi sull’autobus. Forse è meglio non saperlo, anzi è decisamente meglio che io prenda la macchina o che comunque eviti le linee frequentate dagli studenti, soprattutto dai miei!