AGGRESSIONE A BERLUSCONI: QUALCUNO HA VOGLIA DI RIDERCI SU

Mi sono trattenuta fino ad ora dallo scrivere un post sull’aggressione al premier. La stampa nazionale ed estera e i blog stanno scrivendo fiumi di parole a tal proposito. Le foto e i filmati del lancio della statuetta del duomo contro la faccia di Berlusconi sono stati visti e stravisti. Le parole di condanna del gesto inconsulto di un folle sono state sentite e risentite. Anche le voci fuori dal coro: quelle del solito Di Pietro e, seguite a ruota, di Rosy Bindi che si trova d’accordo con l’ex pm che “il cavaliere se le vada a cercare”. Il primo rimane sulle sue posizioni; non si sposta di un millimetro, nonostante la condanna dell’opposizione e del suo partito (quella della maggioranza, infatti, è scontata). La Bindi, pateticamente, cerca di dar la colpa ai giornalisti che fraintendono; energicamente afferma che il gesto in sé è da condannare, però conclude il discorso con la solita litania: “Berlusconi semina odio”.

Insomma, la condanna dell’aggressione è unanime e ci si chiede il perché, soprattutto si teme che non si tratti di un gesto isolato ma l’inizio di una spirale di violenza che potrebbe stritolare il premier. In realtà a me sembra solo il gesto di un malato di mente (lo è, non è una mia personale valutazione) che in meno di ventiquattro ore ha fornito diverse spiegazioni per giustificare l’aggressione. Credo che se di odio si tratta, non dev’essere generalizzato. Anche se i nemici di Berlusconi ci sono, eccome: in poche ore su Facebook sono nati numerosi gruppi che non solo approvano l’aggressione, ma chiamano Tartaglia “santo”, “uomo dell’anno” e c’è qualche donna, folle come lui, che lo vorrebbe sposare. D’altronde, Dio li fa e poi li accoppia.

Molte sono, però, le persone che hanno manifestato solidarietà al cavaliere e c’è qualcuno che afferma, dati alla mano, che l’aggressione, al di là delle ferite, farà del bene al Silvio nazionale: il suo gradimento, dopo un momento di crisi, sarebbe salito al 70%. L’egocentrismo del premier è noto ma non credo che goda di quest’impennata del gradimento: nel suo letto d’ospedale, imbottito di antidolorifici, credo abbia altro a cui pensare. Però sono convinta che qualche maligno fra poco dirà che è stato lui stesso a pagare Tartaglia per aggredirlo!

In questo quadro tutt’altro che edificante, in cui l’incredulità è il sentimento più condiviso, c’è pure qualcuno che ha il piacere di riderci sopra. Naturalmente la satira è di sinistra; che c’è da stupirsi?
Sull’Unità compare questa vignetta del solito Staino:

E qui mi fermo: che c’è da commentare? Ovvero, ci sarebbe tanto da dire ma non riuscirei a far buon uso di una favella decente. Il turpiloquio non mi piace.