RIFORMA DEI LICEI: L’ALT DEL CONSIGLIO DI STATO


Se le contestazioni di studenti e docenti non hanno mai intimorito il ministro Gelmini, risoluta ad andare avanti per la sua strada, c’è qualcuno che tenta di metterle i bastoni tra le ruote. Ecco che il Consiglio di Stato ha manifestato delle perplessità sul riordino dei licei in un documento reso noto ieri. Da Palazzo Spada giungono, infatti, delle obiezioni sullo Schema di regolamento recante “Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”, ovvero sul nuovo Regolamento dei Licei.

Per i giudici del Consiglio di Stato nel Regolamento sopra citato ci sarebbero delle zone d’ombra. Per iniziare, la prima contestazione è di tipo normativo: la bozza di riforma prevede che alcuni punti fondamentali (obiettivi specifici di apprendimento, articolazione delle cattedre e definizione degli indicatori per la valutazione) vengano introdotti attraverso un semplice decreto ministeriale; di parere contrario il Consiglio di Stato che, dopo attenta valutazione, ritiene che si debba ricorrere ad una vera e propria legge. Questa operazione, tuttavia, farebbe inevitabilmente slittare l’avvio della “riforma” che il MIUR vorrebbe far partire dal prossimo anno scolastico.

Altro punto della questione sarebbero i tetti ai piani di studio che ogni singolo istituto dovrebbe scegliere autonomamente sulla base di esigenze specifiche territoriali: i cosiddetti “curricola” imposti dal ministero dell’Istruzione – il 20% al primo biennio, il 30% nel secondo biennio e il 20% nel quinto anno – non sarebbero sufficienti. Il Consiglio di Stato, infatti, ritiene che alle singole scuole dovrebbe essere garantito un più ampio margine di autonomia.

Come se ciò non bastasse, i giudici hanno da eccepire pure sulle procedure che porteranno ai nuovi piani di studio e ai programmi ministeriali: sarebbe auspicabile che il Ministero dell’istruzione illustri la graduazione di tale passaggio, anche con riguardo alla tutela dell’affidamento degli studenti che, trovandosi nelle situazioni di transito, subiranno una modificazione dell’iter formativo prescelto. È sottinteso, quindi, che agli studenti sarebbe gradita una maggiore gradualità. Se cambiamento deve esserci, sia fatto a piccoli passi. Ma se il cosiddetto riordino riguarda solo le prime classi dei licei, la gradualità c’è. Di che “situazioni di transito” si sta parlando? Non capisco.

Dulcis in fundo, a Palazzo Spada s’interrogano sul riassetto degli organi collegiali, in particolare l’istituzione dei Dipartimenti -settori concernenti le singole discipline- e il comitato scientifico formato, oltre che dai docenti del liceo, anche da esperti esterni. A tal proposito, così si esprimono i giudici: sarebbe più coerente con l’obiettivo di realizzare l’autonomia, lasciare alle istituzioni scolastiche la scelta in merito all’opportunità di istituire tali organi. Continuo a non capire. Da anni le “vecchie riunioni per materia” si chiamano “riunioni di dipartimento”. Vale a dire: di tanto in tanto (da quando si parla della famosa riforma, anche troppo spesso!) i docenti delle singole discipline si riuniscono per trattare argomenti inerenti allo specifico insegnamento. In definitiva, il Consiglio di Stato inviterebbe il ministro a lasciare maggiore libertà d’azione ai singoli istituti su qualcosa che di fatto esiste da decenni.
Un discorso diverso riguarda il comitato che sarebbe una novità. Ma anche in questo caso, credo che la sua istituzione spetti alle scuole perché solo i singoli istituti sanno di quali esperti hanno bisogno e su quali risorse interne fare affidamento. Di certo su questo il MIUR ha poca voce in capitolo.

In conclusione: il Consiglio di Stato attende che sui punti segnalati il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca fornisca i chiarimenti richiesti. Motivo per cui sospende l’emanazione del parere in attesa degli adempimenti di cui in motivazione.
Anche a chi, come me, ha poche competenze in ambito giuridico appare chiara una sola cosa: a due mesi dal termine per l’iscrizione degli allievi alle classi prime, ci sono ancora tanti e tali punti interrogativi da rendere difficile credere che la riforma andrà in porto. Non solo, ma ai ragazzi che fiduciosi si affacciano per la prima volta ai portoni d’ingresso dei licei italiani, cullando l’intima speranza di poterci mettere piede da “matricole” nel settembre 2010, che dobbiamo dire? Loro hanno molte domande, noi nessuna risposta.

[fonte: Tuttoscuola.com]

AGGIORNAMENTO DEL POST 22 DICEMBRE 2009: CHIARIMENTO TRA I FUNZIONARI DEL MIUR E I GIUDICI DEL CONSIGLIO DI STATO

Oggi Tuttoscuola pubblica questa nota:

Ieri era previsto l’incontro tra i funzionari del ministero dell’istruzione e i magistrati del Consiglio di Stato per dirimere una serie di dubbi e di riserve sugli schemi di regolamento per le riforma delle superiori che erano stati sollevati dal Consiglio di stesso.
Pur trattandosi di pareri non vincolanti, era evidente la preoccupazione ministeriale di evitare una valutazione negativa sull’impianto di riforma.
Da quanto trapelato risulterebbe che i funzionari ministeriali sono riusciti nel difficile compito di convincere i magistrati e di dimostrare la validità degli schemi, riuscendo a rintuzzare le riserve espresse dal Consiglio di Stato.
Nelle prossime ore è attesa la pubblicazione dei tre pareri sugli schemi di regolamento relativi a riordino dei licei, riforma degli istituti tecnici e riforma degli istituti professionali.
Se tutto sarà confermato, la procedura consultiva sarà ora tutta in discesa, anche se manca il parere – sicuramente favorevole- della commissione cultura della Camera.

Beh, non ci si poteva aspettare regalo migliore sotto l’albero di Natale!