ALBERTO STASI ASSOLTO: “LO SAPEVO”

Dopo cinque ore di Camera di Consiglio, il Gup di Vigevano, Stefano Vitelli, ha assolto Alberto Stasi: non è lui l’assassino di Chiara Poggi, la fidanzata dell’unico indagato per il delitto che ebbe luogo a Garlasco il 13 agosto di due anni fa.
L’assoluzione Stasi se l’aspettava; alla notizia del verdetto ha affermato “lo sapevo”. E se Alberto è uscito dall’incubo, come lui stesso ha ammesso abbozzando, per la prima volta, un sorriso, di tutt’altro avviso sono i signori Poggi: “Una sentenza che non rende giustizia”, ha commentato amaramente la madre di Chiara che, evidentemente, confidava nell’accolgimento dell’istanza del Pm che aveva chiesto trent’anni di reclusione (nel rito abbreviato, infatti, è esclusa la condanna all’ergastolo).

Innocente, dunque, ma non assolto con “formula piena”. Il Gup, infatti, si è pronunciato in base all’articolo 530, secondo comma, del codice di procedura penale: stabilisce che deve essere pronunciata sentenza di assoluzione “quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova”. Tanto basta a Stasi per sentirsi risollevato, ma non per dare certezza ai genitori di Chiara che Alberto non sia l’assassino. Eppure lui si è sempre dichiarato innocente; altrettanto certo della sua innocenza si era detto il padre, Nicola Stasi, che nell’ottobre scorso aveva rilasciato un’intervista al quotidiano La Provincia Pavese, su cui ho scritto anche un post.

Forse, ancora una volta, sulla vicenda ha avuto un influsso negativo l’eccessivo interesse dei media. Stasi, descritto anche oggi, nei servizi che rendevano nota la sua assoluzione, come persona fredda, impassibile, con quel suo sguardo glaciale, aveva tutte le caratteristiche per essere l’assassino di quella povera ragazza. Anche se poi un vero movente non è mai stato trovato. Le perizie descritte così minuziosamente sui quotidiani e nei vari servizi giornalistici televisivi, insinuavano di volta in volta, a seconda che fossero pro o contro Stasi, il sospetto che lui fosse colpevole o, nel caso contrario, fosse ingiustamente accusato. Lui, alla lettura del verdetto, è scoppiato in lacrime, forse le prime dopo quelle versate subito dopo la morte di Chiara. Poi ha abbracciato la sua nuova fidanzata, Serena: “Lo sapevo, io non ho ucciso. Sono uscito da un incubo”, ha esclamato, abbracciando poi anche i suoi avvocati. Per lui inizia da domani una nuova vita, pur nell’attesa di un ulteriore giudizio: i genitori di Chiara, infatti, hanno annunciato il ricorso in Appello, è un loro diritto. Ma questa volta Alberto affronterà il processo da innocente non da presunto colpevole.

Per ora, Alberto chiede silenzio: lui che in due anni di indagini non ha quasi mai rilasciato dichiarazioni, ora vuole che anche la gente taccia, che non si occupi più di lui, che i giornalisti non gli facciano domande. Quello che c’è da sapere lo si può leggere sui giornali o vedere alla TV. Alberto Stasi non partecipa nemmeno alla conferenza stampa cui non mancano, però, di presenziare i signori Poggi. Qualcuno chiede se hanno intenzione di parlare con Alberto. Per ora no, rispondono, è troppo presto. Già, sono troppo addolorati per questa sentenza che non rende giustizia, dimostrando, ancora una volta, che gli Italiani della giustizia si fidano assai poco. Pare che sia difficile accettare il verdetto quando non è quello che ci aspettava. Sarebbe più onesto, ora, fidarsi e chiedere scusa ad Alberto. Forse si sono sbagliati loro, non il giudice.

[Per leggere un resoconto dettagliato invito alla lettura de Il Corriere]