26 febbraio 2010

“AMICI 9”: ANBETA, OVVERO L’OROLOGIO SVIZZERO, CONTRO GAROFALO

Posted in Amici, spettacolo, talenti, televisione tagged , , , , , a 9:48 pm di marisamoles

Tempi duri per Marco Garofalo, coreografo assoldato da “Amici” per questa edizione, non ho capito bene perché. Gli scontri con la concorrente Elena D’Amario sono noti a tutti. Ormai non la calcola più, qualcosa dica o faccia la ragazza, lui fa solo smorfie di disgusto. Più o meno le stesse che faccio io quando guardo le sue “coreografie”, più o meno oscene.

Che non avesse tanti estimatori, s’era capito. Ma probabilmente Garofalo non si aspettava lo scontro anche con una professionista di “Amici”: Anbeta Toromani. La ragazza, che evidentemente è puntuale come un orologio svizzero, arriva in sala prove alle 13, ma la trova occupata dal coreografo. Gli fa notare che sono le 13 e lei deve provare. Incurante delle proteste di lui, Anbeta dice che si deve scaldare. Di malavoglia alla fine lui congeda i suoi ballerini ma rimane in sala per godersi lo spettacolo, ne approfitta pure per prendere in giro i “classici“, in particolare la calzamaglia bucata di Rodrigo. Biascica qualcosa come “La bara c’è?” (devono mettere pure i sottotitoli, visto che quando parla è incomprensibile), riferendosi alla musica che accompagna il balletto che i ragazzi provano.

La sceneggiata continua per un po’, Marco fa pure il verso ad Anbeta, con un fare troppo scimmiesco per essere credibile, sotto gli occhi di Alessandra Celentano che pare divertita. La ballerina, però, si diverte un po’ meno.
Insomma, alla puntualità e alla classe lui non c’è abituato. Ma Anbeta, rigida com’è, non molla e continua a controbattere. Poi lui si scoccia e se ne va dicendo: “Arevuarre”. Que finesse!

PER VEDERE IL VIDEO CLICCA QUI

Annunci

20 dicembre 2009

AMICI 9: RODRIGO CONTRO TUTTI. IL SOLITO RACCOMANDATO

Posted in Amici, talenti, televisione tagged , , , , , , , , a 12:19 pm di marisamoles

Quest’anno ad Amici 9 sembra che l’attenzione sia puntata sui ballerini, anche se non proprio per i meriti che vengono spesso messi in discussione dagli stessi insegnanti, Alessandra Celentano in testa. Infatti, proprio lei ha voluto che il banco di tutti i ballerini, senza distinzione alcuna, venisse messo in discussione. Il motivo? Il livello generalmente un po’ troppo basso, tenendo conto del fatto che ai tre giudicati migliori verranno assegnate delle borse di studio di un certo rilievo, e per alcuni uno scarso progresso rispetto ai livelli di partenza. Poi, sostiene la Celentano, pochi hanno una base classica che, secondo lei, è assolutamente necessaria per qualsiasi categoria di ballo. Su questo ha ragione, però, nonostante le critiche mosse ai ballerini, riscontro in tutti una competenza e delle abilità che erano quasi assenti nei concorrenti delle scorse edizioni.

Sorvolo sulle sfide volute dalla Celentano (il cui resoconto si può leggere in decine di altri post), per concentrare la mia attenzione sulla supersfida di ieri: Rodrigo, ballerino cubano e professionista, a quanto pare, contro tutti. Fin dall’esecuzione del primo cavallo di battaglia le sue capacità sono apparse indiscutibili ed il suo livello decisamente più alto rispetto a quello degli “allievi” della scuola di Maria De Filippi. La vittoria di Rodrigo è stata, secondo me, annunciata. Fin dall’inizio, la Celentano e Carbone, cultori del classico, si sono schierati a favore del ventunenne cubano. Molto più onesti ed obiettivi gli altri insegnanti che, quanto meno, si sono sforzati di motivare le valutazioni che, di volta in volta, non sono sempre state a favore dello sfidante. Il più in crisi mi è sembrato Steve La Chance che, o sinceramente o per finta, ha apprezzato la tecnica di Rodrigo ma a volte ha giudicato migliore la performance dello sfidante di turno.

Insomma, io sinceramente non ho capito da dove esce ‘sto Rodrigo. Bravo, sì, ma con un fisico non troppo slanciato, e, diciamo la verità, un po’ bruttino. Ma, avendo fatto questa osservazione durante le esibizioni del ballerino, mi sono detta che anche Nureyev non era un adone.
Ho letto da qualche parte che Rodrigo è stato “raccomandato” da uno dei professionisti di “Amici”: Josè. Bene, almeno una volta la cosa è trasparente. Di solito tutti raccomandano qualcuno e nessuno ha il coraggio di ammetterlo. Quindi, ben venga la sincerità anche se l’ammissione alla scuola del vincitore della sfida mi pare in contraddizione con quanto affermato da Maria De Filippi all’inizio della diretta di ieri. Se non ho capito male, ha spiegato che qualora avesse vinto Rodrigo, uno degli sfidanti sarebbe stato eliminato a suo insindacabile giudizio (cosa, questa, che ha messo il ragazzo in seria difficoltà) e che in ogni caso mai avrebbe occupato un posto nella scuola. Nei giorni scorsi ho sentito che, trattando la questione della supersfida, la commissione avrebbe deciso di riservare un posto per Rodrigo nell’edizione del prossimo anno, anche perché, a questo punto, il televoto non lo avrebbe certo agevolato essendo una new entry tardiva ed essendo il pubblico ormai affezionato ai ragazzi che si esibiscono da mesi nelle trasmissioni del sabato e nelle pomeridiane giornaliere.

Ieri, invece, le cose sono andate diversamente. Maria, la stessa Maria che all’inizio della diretta aveva puntualizzato quanto ho precedentemente esposto, alla fine della sfida, congratulandosi con il vincitore, gli consegna la maglietta e lo fa accomodare al proprio banco, al posto del povero Nicolò che, è il caso di dirlo, in questa situazione fa la parte dell’agnello sacrificale. E già, perché da una parte Rodrigo non se la sente di cacciare nessuno dalla scuola, quindi fa il nome di Nicolò perché la commissione stessa l’aveva messo in sfida, dall’altra tutti sono dispiaciutì, specialmente Steve che tenta di opporsi a tale decisione e che Maria mette a tacere dicendo: “Avete deciso voi, l’avete voluto voi”. Ok, ma chi ha realmente voluto questa sfida uno contro cinque? I ballerini, già sufficientemente tartassati quest’anno – e non sempre a ragione com’era capitato negli anni scorsi -, per dimostrare il loro valore? Gli insegnanti, per mettere in risalto le lacune nella preparazione degli allievi? Maria, per alzare un po’ l’audience della trasmissione? Insomma, io non l’ho capito. Ma in ogni caso, è inutile piangere sul latte versato, come hanno fatto alcuni nella commissione, a parte il solito tenerone di Garrison dalla lacrima facile. Molto più sincere le lacrime dei compagni di Nicolò che hanno, fin da subito, guardato il povero Rodrigo con aria di disprezzo, quasi fosse un intruso e in effetti lo è veramente. C’è da scommettere che non gli renderanno la vita facile, sempre che rimanga nella scuola.

Io mi chiedo: era davvero questo l’obiettivo della sfida? Creare un po’ di malumore tra i ballerini, visto che quest’anno il clima è apparso fin da subito più sereno?

15 giugno 2009

LA FORZA DI UN UOMO E LA LEGGEREZZA DI UNA FARFALLA

Posted in adolescenti, affari miei, Amici, scuola, spettacolo tagged , , , , , , , , , a 9:59 pm di marisamoles

scarpe-danza-classicaSono stata invitata al saggio finale di danza da una mia allieva di seconda. Lei, la mia dolcissima allieva, sa che la danza è stata la mia passione da bambina e sa che l’amo tuttora. Chi ama la danza, specie quella classica perché la DANZA è solo quella CLASSICA, tutto il resto è semplicemente BALLO, comprende che è una passione talmente travolgente e unica che, anche a distanza di tempo, non la si può dimenticare. E io devo ringraziare Carla –non è il suo vero nome, ovviamente, ma la chiamerò così in onore della ballerina per antonomasia, la mitica Fracci– per avermi fatto rivivere delle emozioni che, pur rendendomi conto di non aver mai del tutto dimenticato, non sapevo che albergassero ancora in un angolino del mio cuore, in attesa di essere risvegliate.

Fin dal primo momento, fin dal mio ingresso nel teatro, il più grande e bello della città, non ho potuto fare a meno di ripensare ai miei saggi di danza. Me li hanno riportati alla memoria gli sguardi orgogliosi delle madri, i sorrisi fieri dei padri, i delicati bouquet di roselline che sbucavano qua e là dai crocchi di gente che si era fermata nel foyer. Entrare nella platea mi ha catapultato in quel mondo che ormai, per la troppa stanchezza che la sera mi fa stramazzare sul divano alle nove, non frequento più da tempo. Ed è stato bellissimo vedere il sipario calato e immaginare la concitazione delle allieve e degli allievi –pochi, in verità- in procinto di fare il debutto nella serata di gala. È meraviglioso sentirsi protagonisti per una sera, sapere di avere tutti gli occhi puntati addosso, ma è anche tremendamente inquietante perché sai che tutti si aspettano da te una grande esibizione, sai che non puoi sbagliare, che non puoi deludere amici e parenti.

Dalla mia poltrona di prima fila, mentre attendevo l’inizio dello spettacolo, ripensavo alla mia agitazione, a quando dietro le quinte provavo e riprovavo i passi più difficili per l’ultima volta prima di entrare in scena, e mi pareva di non ricordare più nulla, proprio come succede, per l’emozione, prima di un’interrogazione o di un esame. Ti assale l’ansia ma cerchi di dominarla perché sai che non puoi fare brutte figure. Leggere negli occhi delle compagne la stessa paura ti conforta. Poi, una volta alzato il sipario, sai che non puoi scappare, ti devi buttare in mezzo a quel palcoscenico e non pensare ad altro se non al tuo balletto.
Pensando ai miei saggi sono stata spettatrice di quello di Carla e di molte altre. Negli abiti a volte leggeri e ariosi come un palpito di vento, a volte fruscianti come un alito che smuove appena appena le foglie, rivedevo i miei tutù, corti e romantici, e gli abiti di scena. Il primo saggio fu, tutto sommato, una delusione: io associavo alla danza le scarpette di raso con la punta e i lacci che s’intrecciano attorno alle caviglie e, invece, fui costretta a ballare con le anonime “scarpette da salto” –espressione usata comunemente per definire le scarpe senza punta- mentre ad una compagna, la più brava e forse già un po’ esperta, fu permesso di partecipare ad un balletto con le più grandi e di usare le tipiche scarpine con la punta rafforzata. Ho sempre avuto delle difficoltà ad accettare che qualcuno ottenesse qualcosa che, invece, a me era preclusa. Il primo tutù fu, però, quello corto, classicissimo, con il tulle bianco, il mio sogno da sempre. Poi via via che passavano gli anni e diventavo più esperta ho avuto modo non solo di ballare sulle punte ma anche di indossare i tutù romantici, quelli lunghi. Ne avevo uno viola e uno bianco, con cui ho interpretato il valzer viennese di Strauss. Mi ricordo che il tipico chignon era incorniciato da un diadema di strass, al collo avevo una collana di perle di vetro, quelle che se le guardi alla luce scintillano riflettendo tutti i colori dell’arcobaleno –un po’ come capita quando si osserva una bolla di sapone prima che scoppi-, i guanti di raso lunghi e un ventaglio, anch’esso bianco con l’orlo di pizzo e una delicata fantasia di fiori che ravvivava il tessuto, lucido come i guanti.

Guardando i costumi delle ballerine che sfilavano sul palcoscenico davanti a me, ho ripensato anche ai balli interpretati senza il classico tutù. Uno di questi era ambientato in una fattoria, con le musiche di Respighi. Io ero la “prima contadina”. Già, proprio così, niente di eclatante davvero, ma quando ho letto il mio nome sul programma con a fianco esplicitato il ruolo, per me aveva lo stesso significato di “prima ballerina”. Il mio compito, infatti, era quello di dar da mangiare a tutti gli animali, e poco importava se le altre compagne avevano parti più impegnative, io ero e sarei restata per sempre, almeno su quella pagina, la “prima contadina”.

Vedendo le maestre di danza che, da dietro le quinte, si affannavano per ricordare le coreografie alle ballerine meno esperte, non potevo non pensare alla mia insegnante. Paragonata a lei, Crudelia Demon era una specie di fata turchina. Si chiamava Cornelia e per l’assonanza dei nomi il confronto con Crudelia vien da sé. Lei era non dico cattiva, semplicemente spietata. Non ammetteva errori, non giustificava ritardi o malesseri e credo che ce l’avesse con me perché fisicamente non assomigliavo per nulla a una ballerina, almeno non all’inizio. Un po’ in carne –ma mio fratello, simpaticone, vedendomi in tutù la prima volta, rincarò la dose paragonandomi alle elefantesse interpreti della “Danza delle ore” in Fantasia di Disney- certamente non abile nella spaccata o nel gran jeté, alla sbarra avevo delle difficoltà a tener diritta la schiena … insomma, non ho mai negato i miei difetti, sia fisici sia tecnici, ma essendo una che s’impegna in tutto ciò che fa, avrei voluto almeno una gratificazione per quello. Senza contare che, finiti i corsi, continuavo ad allenarmi per buona parte dell’estate nella camera da letto dei miei, per fortuna molto spaziosa e con lo stesso parquet della palestra, creando anche delle coreografie originali. Non credo che l’inquilino del piano di sotto fosse particolarmente felice, ma io non potevo rimanere un’intera estate senza la danza.

Uno dei balli che ricordo con maggiore affetto fu la danza ungherese. Non solo l’affetto mi lega a quel ballo, ma anche un episodio, per dir la verità, alquanto comico. Avevo un abito splendido, in velluto giallo e verde, con la tipica corona guarnita con dei nastri che cadevano ai lati del viso, gonna ampia con sei strati di tulle che la facevano rimanere gonfia e stivali rossi. Mentre il vestito l’avevamo dovuto comperare, gli stivali ci furono noleggiati dal teatro. I miei, invece di essere del mio numero, cioè 38, erano 40. Alle mie proteste, Crudelia Demon rispose che potevo metterci un po’ di cotone in punta. Detto fatto. Peccato che alle prime prove, per fortuna eseguite in palestra –dovevamo abituarci a ballare con gli stivali, quindi cominciammo subito ad indossarli- al primo slancio in aria della gamba destra, lo stivale è partito a razzo, attraversando la palestra in diagonale e arrivando pure a sfiorare la terribile Cornelia. In quel momento avrei voluto colpirla in pieno ma ottenni ugualmente soddisfazione: il giorno dopo arrivarono dal teatro i “miei” stivali numero 38.

La cosa che, al saggio di Carla, ho potuto vedere con maggior piacere, a parte ovviamente le splendide coreografie, è stato il gran numero di ballerine formose, per intenderci non quelle filiformi sul modello di Oriella Dorella. Ciò significa che, almeno dalla scuola di danza frequentata dalla mia allieva, lo spettro dell’anoressia è tenuto sufficientemente lontano. Mi viene in mente uno sketch recitato almeno trent’anni fa da Tullio Solenghi, non ricordo in quale trasmissione. Nelle vesti di un’improbabile ballerina, si presentò in scena come Galina Padovanska, parodia di una delle ballerine russe del Bolscioi che, come si sa, sono tra le più brave al mondo. Nella scenetta ricordo che Solenghi, presentando il personaggio con il tipico accento sovietico, disse che “le ballerine devono avere poco di seno, poco di sedere e devono fare poco amore … ma con poco di seno e poco di sedere questo non è affatto difficile”. Sorrido a ripensare allo sketch, anche se mi rendo conto che leggere la battuta scritta non è come vedere Solenghi conciato al modo che io ricordo. In effetti, una ballerina esile è più sciolta, può essere sollevata facilmente dal partner che non si trova “impacci” che, in altre situazioni, sarebbero assai graditi, ma sicuramente no quando si deve fare una presa. Certo è che al saggio ho visto qualche allieva grandina con una seno prosperoso e un sederotto alquanto sporgente che se mi ha consolata un po’, ricordando i miei tempi, mi ha portata ad osservare, forse per la prima volta con reale obiettività, che il fisico in una ballerina è fondamentale. Quindi, comprendo perfettamente tutte le critiche che Alessandra Celentano fa alle allieve di “Amici”, comprese quelle relative al “collo del piede” e devo ammettere che sul palcoscenico l’altra sera di piedi come li vuole la Celentano ne ho visti assai pochi.

Quando è entrata in scena Carla, l’ho riconosciuta subito, per quelle sue fossette che le si disegnano sulle guance ogni volta che sorride. Osservando il suo sorriso, sono stata travolta da altri ricordi. Una ballerina brava deve sorridere sempre. Non importa se si fa una fatica bestiale a stare sulle punte e se i piedi ti fanno malissimo, anche a causa delle vesciche che vengono più spesso di quanto si possa pensare. Il sudore che imperla la fronte e che rischia di scendere fino alla bocca facendoti assaporare l’inconfondibile gusto salato, che ricorda l’acqua del mare, non può far sparire il sorriso dalle labbra di una brava ballerina. Io so quanto è difficile mantenerlo quel sorriso, quando la fatica ti schiaccia e la concentrazione sui passi si distoglie dalla tua bocca. Per questo ho ammirato Carla, con quel suo dolce sorriso sempre immutato; l’ho apprezzata ancor di più quando mi sono resa conto che non tutte riuscivano a mantenerlo così lungo.

La danza è rigore, disciplina, sacrificio. La mamma della mia allieva, anche lei ex ballerina nonché ex allieva della mia stessa maestra crudele, ha definito le qualità che per danzare una ragazza deve avere con un’espressione che mi è rimasta nel cuore: la forza di un uomo e la leggerezza di una farfalla.
Io credo di aver avuto davvero la “forza di un uomo”, forse un po’ meno la “leggerezza di una farfalla”; ad ogni modo la mia era davvero una grande passione Eppure il mio sogno, il mio amore di bambina e di ragazza ad un certo punto è finito. Ricordo ancora quel pomeriggio: dopo aver passato due ore a percorrere su e giù la palestra in diagonale senza quasi mai scendere dalle punte, arrivai nello spogliatoio con i piedi doloranti, un dolore così intenso che non dimenticherò mai. Tolte le scarpine, mi sono ritrovata la calzamaglia completamente insanguinata; aveva cambiato il colore, da rosa a rosso. Forse le scarpette nuove o la fatica eccessiva dell’allenamento disumano cui Crudelia-Cornelia mi aveva obbligata, aveva causato le vesciche; queste poi erano scoppiate ma io avevo continuato a danzare sulle punte e la carne viva aveva cominciato a sanguinare copiosamente. A quel punto io quel sorriso che, mentre ballavo, avevo imparato a tenere immutabilmente stampato in faccia, l’ho perduto. Insieme alla fatica, al sangue e al sorriso se n’è andato via quel grande amore, la mia passione di sempre. Ho, come si dice, appeso al chiodo le scarpette e con la danza ho chiuso definitivamente. Ho continuato a ballare, questo sì, ma non a danzare. Mai più indossati i tutù e gli abiti di scena se non a Carnevale.

Per non ammettere la mia sconfitta, ho giustificato l’abbandono con la scusa di essere diventata grande, vesciche a parte, ovviamente. La danza classica, allora, era praticata per lo più dalle bambine e dalle ragazzine. Io ero cresciuta e il mio cuore mi stava portando altrove.
Quando, per l’ultima volta, ho sceso le scale e varcato il portone d’ingresso della scuola di danza, ho ripreso a sorridere. Un sorriso che, questa volta, era destinato non al pubblico che dalla platea, dai palchi o dalle gallerie del teatro assisteva al mio spettacolo, ma al ragazzo per cui avevo preso una cotta e che mi aspettava là sotto. Lui mi ha preso per mano e mi ha portato via dal sogno. Non gli ho mai detto il vero motivo per cui avevo smesso di sognare. Forse non lo sapevo nemmeno io.

11 marzo 2009

E CONTINUANO A CHIAMARLO “AMICI”

Posted in Amici, Maria De Filippi, reality show, spettacolo, talenti, televisione tagged , , , , , , , , , , , a 4:14 pm di marisamoles

Chi mi legge saprà che non seguo costantemente il programma di Maria De Filippi “Amici”. Ma la domenica pomeriggio, se non ho di meglio da fare, guardo la trasmissione e, di domenica in domenica, rimango sempre più basita. Il comportamento degli studenti e degli insegnati è sempre più inqualificabile. Scriverò alla Gelmini e le proporrò di fare una legge ad hoc che preveda l’assegnazione del voto di condotta per gli “amici” e i giusti provvedimenti per i docenti.

Ma veniamo ai fatti. La polemica tra Valerio Scanu e Luca Napolitano è ormai cosa nota. Uno dice che l’altro è stonato, il secondo che il primo non fa progressi e canta come cantava cinque anni allo “Zecchino d’oro” … oh, pardon, era “Bravo bravissimo” la trasmissione di Mike Bongiorno, guarda caso grande “amico” di Maria. Il fatto è che Valerio dimostra anche meno degli anni che ha, fisicamente, e anche come testa mi pare sia fermo alle elementari. Quello che, però, a Luca non va proprio giù è che il “maestro” Jurman giudichi migliore il suo pupillo, Valerio, ovviamente, e non tenga nella dovuta considerazione le sue qualità. Di puntata in puntata nella squadra dei blu si è insinuato il sospetto, infatti, che gli insegnanti non siano equi nei loro giudizi. È possibile che Valerio prenda da Jurman voti altissimi e Luca solo una stentata sufficienza? Beh, il dubbio c’è. Se poi consideriamo che anche un altro elemento della squadra bianca, il cantautore Mario, non è sempre stimato un granché dai docenti che seguono gli altri concorrenti, allora è più di un sospetto. Mi fa pure pena la povera Grazia di Michele che si prodiga così tanto per far notare a chi non ha la giusta sensibilità, tutte le doti del suo protetto: il grande cuore, l’animo gentile, la profondità di pensiero … insomma, l’enorme talento di Mario che talvolta è messo in secondo piano da pezzi che è costretto a cantare e che “non gli appartengono”.

Ormai gli scontri furiosi tra insegnanti sono all’ordine del giorno … anzi, all’ordine di “puntata”: è mai possibile, mi chiedo io, che i cantanti seguiti da Jurman siano bravissimi per lui e mezze schiappe per Grazia e Gabriella e viceversa? Siccome mi sono un po’ incuriosita, sono stata attenta ai voti – finalmente palesi – e in particolare a quello di Vessicchio che là dentro considero l’unico degno del ruolo che riveste. Non tanto per la bravura, per l’esperienza e gli studi che ha alle spalle – degli altri so poco e niente, quindi non mi permetterei di giudicare la loro competenza – quanto per l’atteggiamento che assume, composto, serio, per nulla polemico … insomma è l’unico professionista come Dio comanda. Dicevo, ho osservato i voti che Vessicchio attribuisce alle performances dei cantanti e ne ho dedotto che sono sempre fuori dal coro: dove il “pupillo” viene premiato dal proprio maestro con un 7, Vessicchio gli appioppa un 6, ad un 8 poco realistico corrisponde un suo 7 e così via. Insomma, ma ‘sti cantanti chi si credono di essere?

Guardando quel poco che ho la costanza di guardare, mi sono resa conto – non solo io, comunque! – che i docenti si stanno comportando come gli allievi: tutto il tempo a darsi addosso, polemici fino alla noia, capaci solo di parlare uno sopra l’altro e di esclamare seccatissimi “ti ho lasciato parlare, ora lascia parlare me!”. Senza contare che Alessandra Celentano, accusata di dare più voti ai blu perché vuole far vincere Pedro, si è astenuta più volte dal votare … cioè praticamente ha ammesso che il sospetto era legittimo, ma d’altra parte chi è che non tiene per il suo protetto? Certo che questa se la poteva risparmiare vista la figuraccia fatta qualche tempo fa dal “buon Pedro”, soprannominato “signor Lei” visto che è l’unico là dentro a dare del Lei ai docenti … tanto “signore” da fare l’orribile gestaccio a Maura e ripeterlo davanti alla telecamera all’indirizzo del compagno – avversario Luca. Per quanto non abbia seguito molte puntate, che Pedro fosse falso e anche un po’ lecchino, l’avevo capito subito. Ma gliele fanno passar lisce tutte visto che la richiesta di Maura – l’esclusione automatica di Pedro qualche mercoledì sera fa, nel caso avesse perso la squadra dei blu – non è stata accolta. Solo Garrison era favorevole ma noi non abbiamo dimenticato che anche nei confronti di Domenico si era risentito parecchio, eppure quando l’allievo “pentito e perdonato” ha dovuto uscire dal gioco, si è fatto uno dei suoi soliti pianti. Garrison è fatto così: dopo tutto si affeziona alle persone!
Da un po’ Pedro pare un po’ “moscio” … lui si definisce “poco motivato”, dice che “ballare non gli piace più”, e ti credo, a chi non verrebbe qualche dubbio sulle proprie doti artistiche essendo quasi sempre ultimo in classifica? E che dire della scena patetica di un Pedro che, in qualità di vittima sacrificale, voleva uscire dal gioco al posto di Adriano? Insomma, parliamoci chiaro, resosi conto di essere scarsamente apprezzato dal pubblico a casa e non adeguatamente gratificato dalle valutazioni degli insegnanti – memorabile il recente 4 di Garrison! – ha pensato bene di proporre l’autoesclusione per evitarsi ulteriori figuracce. D’altra parte, avrà ben capito da solo che, quando vince la puntata del mercoledì la squadra dei Bianchi, gli avversari non propongono la sua esclusione perché Alice non avrebbe più con chi scontarsi.

Ultimamente anche Maria mi sembra piuttosto seccata; continua a dire “a casa possono pensare che …” con una smorfia di disappunto. E certo! Dopo aver avuto le sue gatte da pelare con i tronisti –povera ingenua, le pareva davvero possibile che non ci fossero secondi fini per i partecipanti al programma e che avessero seriamente intenzione di trovare l’anima gemella? – ora anche la “scuola” le crea problemi! Eppure lei in quella scuola ci si deve trovare benissimo visto che le piace riformulare le affermazioni degli altri con parole sue … forse pensa che in tutto quel caos gli uni non capiscano gli altri e così fa l’interprete. Anzi, forse le pare di essere a “C’è posta per te” dove, per esigenze di copione, deve raccontare la storia dei suoi ospiti. Insomma, Maria, ovunque tu sia, sei sempre la stessa. A proposito, ma avete visto che anche Zanforlin quando compare nella puntata pomeridiana di sabato fa le stesse mosse di Maria? Sta seduto allo stesso modo, un po’ gobbetto, gesticola e a volte parla come la sua “musa”. È il caso di dire che la De Filippi fa i suoi collaboratori a sua immagine e somiglianza, come se li creasse dal nulla o li svuotasse della propria personalità.

A questo punto, visto che mi pare che tutto ‘sto talento nella “scuola” non ci sia, potrebbe anche finirla, Maria, con il programma taroccato che tutti conoscono come tale. Tanto più che il termine “scuola” è inappropriato: se ogni volta che un insegnante dà un voto si dovesse davvero perdere mezzora perché secondo gli altri non è equo, sarebbe la fine. Senza contare che non si sono mai visti docenti che si scambiano commenti velatamente offensivi – dopo le denunce partite lo scorso anno si stanno trattenendo – davanti agli studenti o insegnanti che spudoratamente prendono le difese degli allievi preferiti. Anche Luca Napolitano, che onestamente non mi sembra una cima come intelligenza e perspicacia, insiste col dire che una sana competizione va bene, ma questo è troppo.

Che dire, dunque? Più che “amici” questi mi sembrano nemici – insegnanti e allievi – quindi, Maria, perché non cambi titolo al programma? Anche il termine “scuola” proprio non va, visto che, banchi a parte, della scuola vera non c’è proprio nulla. Magari si potrebbe chiamare “accademia” … anzi, sai che ti dico, cambia programma che è meglio. Tanto poi i tuoi “amici”, tranne poche eccezioni, lavorano nei musical prodotti dagli stessi autori di “Amici”; tanto vale fare dei casting prendendo, possibilmente, i ballerini di Steve e i cantanti conoscenti di Grazia … i soliti raccomandati, insomma!

Scelti per voi

Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

wwayne

Just another WordPress.com site

Diario di Madre

Con note a margine di Figlia

Scrutatrice di Universi

Happiness is real only when shared.

Like @ Rolling Stone

Immagini, parole e pietre lanciate da Mauro Presini

Dottor Lupo Psicologo-Psicoterapeuta. Battipaglia (SA)

Psicologo Clinico, Terapeuta EMDR di livello II, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Terapia Metacognitiva Interpersonale.

Scaffali da leggere

Consigli di letture, recensioni e frasi tratte dai libri.

Willyco

in alto, senza parere

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof di lettere.

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

oןısɐ,ןןɐ ɐɯ ɐןonɔs ɐ opɐʌ uou

pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, di temi originali e copiati, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)

Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

PindaricaMente

C'è una misura in ogni cosa, tutto sta nel capirlo (Pindaro)

Il mestiere di scrivere

CORSI DI SCRITTURA CREATIVA, ATTUALITA' EDITORIALE, DIDATTICA E STRUMENTI PER LA SCRITTURA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

Psicologa - Psicoterapeuta - Criminologa - Dottore di Ricerca Università Sapienza

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

i media-mondo: la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Le Ricette di Cle

Ricette collaudate per ogni occasione

Messaggi in Bottiglia

Il diario di Cle

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

espress451

"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: