L’INTERVISTA DI “LIBERO” AD ALBERTO STASI

Aveva chiesto il silenzio, Alberto Stasi. L’aveva chiesto ieri dopo la sua assoluzione. L’euforia del momento l’aveva fatto uscire, per un attimo, da quella freddezza che l’aveva contraddistinto fin dalle prime ore successive alla scoperta del corpo di Chiara Poggi. Un abbraccio agli avvocati che l’hanno fatto uscire dall’incubo. Un altro abbraccio riservato alla sua fidanzata, Serena, la ragazza che ha preso il posto di Chiara nel suo cuore. Poi più nulla. Di nuovo il gelo. Niente conferenza stampa, solo una fuga veloce da quel tribunale in cui si era recato per ben 24 volte, tante sono state le udienze del processo, da tutti additato come l’assassino.

Oggi su Libero è uscita un’intervista. Strana idea quella di rompere il silenzio mantenuto con tanta caparbietà, proprio ora che il sipario è calato sulla triste vicenda. Dalle risposte date alla giornalista, Cristiana Lodi, traspare di nuovo quel ghiaccio che sembrava essersi sciolto come la neve a primavera. Risposte tristi, quelle di Alberto, date per dovere, per dire, una volta per tutte, la sua verità. Ecco che punta il dito contro chi non l’ha creduto, chi non ha capito fino in fondo il suo dramma. Lo avevano accusato di freddezza, fin dalla telefonata fatta al 118 per chiamare i soccorsi dopo la terribile scoperta. Stasi ribatte: Ero semplicemente terrorizzato e sconvolto per quello che avevo visto. Credo che non avrebbe fatto piacere a nessuno vedere quel che ho visto. Perfino i due carabinieri che sono entrati dopo di me, quando sono usciti erano sconvolti. Nemmeno loro si aspettavano di trovare quel che hanno trovato. E sono entrati dopo di me, insieme. Io ero solo e mai avrei immaginato una cosa del genere.

Già scoprire il corpo senza vita della sua fidanzata non dev’essere stato uno spettacolo edificante; come si fa a non capire lo choc che deve aver provato. E poi quel suo silenzio ostinato, quel suo sottrarsi allo sguardo curioso e indiscreto delle telecamere. Stiamo parlando di una tragedia. Chiara è morta, non avrebbe avuto alcun senso andare in televisione a parlare di lei. E tantomeno di me, che non ero creduto da nessuno», spiega nell’intervista.
Perché, chiede l’intervistatrice, non è stato creduto, fin dall’inizio? Stasi risponde che quella cosa non l’ha mai capita. Io ho cercato subito di collaborare con gli inquirenti, spiega, poi continua: Ho raccontato tutto quello che ho visto e ho fatto la mattina in cui sono andato da Chiara, lei non rispondeva al telefono. Sono andato là e l’ho trovata come ho sempre spiegato. Ero il primo a voler capire, credevo di poter essere utile agli inquirenti. Loro invece hanno preso di mira me. Sono diventato il loro obiettivo, non ci volevo credere.

Malignità sul suo conto ne sono state dette tante, a cominciare dai famosi files a contenuto pedopornografico, che poi una perizia non ha escluso che siano solo transitati sul suo pc, che lui forse non li ha mai visti. Nemmeno Chiara, dunque. E allora, dove stava il movente? Anche su questo il Gup avrà fatto le sue valutazioni.
Sul conto di Alberto si continua a dire di tutto. Un’amica di Chiara, che ha detto non lo perdonerà mai, insinua che della ragazza non gli importasse nulla, non ne ha mai parlato in pubblico. Ma Stasi si giustifica: Io non ho mai parlato con la stampa né con le televisioni in assoluto e non soltanto di Chiara. Ho sempre mantenuto un atteggiamento di massimo riserbo e rispetto, a differenza di altre persone coinvolte in questa storia che invece hanno cercato più volte di mostrarsi e di apparire di fronte alla tragedia che si è consumata. Credo di avere il diritto di poter parlare di Chiara con chi desidero e anche di farlo riservatamente, di persona con coloro che mi sono più cari e vicini . Giusto, mica come la Franzoni, ad esempio, che della sua terribile disgrazia ne ha fatto uno show televisivo. E poi la riservatezza, nonché la timidezza di Alberto Stasi era ben visibile fin da subito. L’atteggiamento tipico di chi vuole tenere per sé il dolore, il ricordo, la disperazione, la tragedia. Quando la giornalista di Libero gli fa notare che forse l’amica di Chiara ignora il fatto che lui si rechi tutte le settimane sulla tomba di Chiara, Alberto risponde secco: Anche questi sono fatti miei. Scusi
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Non ci dobbiamo stupire, dunque, se alla fine Stasi non considera la sua una “vittoria“: Non lo è perché Chiara non c’è più e non so nemmeno se un giorno lei potrà avere giustizia, se i suoi genitori e il fratello potranno sapere chi è il colpevole. Qui non ci sono né vinti, né vincitori. C’è Chiara uccisa. E ci sono io, innocente. E poi lui sa che l’incubo potrebbe non essere finito, che i sospetti su di lui ci sono ancora, nonostante tutto. Sa che i pm hanno già annunciato ricorso in Appello, che i genitori di Chiara non sono soddisfatti, non credono alla sua innocenza e vogliono giustizia. Difficile cantar vittoria in questa situazione. Ad Alberto non resta che ricominciare il suo cammino, cercando almeno di dimenticare.