QUELLO CHE GLI STUDENTI DICONO DI NOI DOCENTI

Tempo fa ho avuto la necessità di prendere l’autobus per recarmi dal dentista. Di solito mi sposto in automobile quindi non ho molte occasioni per “frequentare” le linee utilizzate dagli studenti. Il mio dentista ha l’ambulatorio vicino al centro studi e il caso ha voluto che, nonostante fosse pomeriggio inoltrato, su quell’autobus ci fossero degli studenti. In quel breve tragitto ho potuto sentire – non vorrei dire “ascoltare” perché in effetti è un po’ difficile, quando si è a stretto contatto con delle persone, fare a meno di “sentire” le chiacchiere, anche se non si ha alcuna voglia di “ascoltarle” – un’amena conversazione tra due ragazzi, un maschio e una femmina, frequentanti una scuola in cui anni fa insegnavo. Lui doveva essere già a fine corso, lei, invece, era una “primina”. La conversazione era tutta impostata sui docenti di cui i due, alquanto imprudentemente, hanno fatto nomi e cognomi. Inutile dire che quegli ex colleghi li conosco benissimo: io mi sono trasferita, loro sono rimasti là.

La ragazza chiedeva informazioni sui suoi proff, sperando che l’amico li avesse avuti anche lui al biennio. Effettivamente lui li conosceva e così ha potuto fornire dettagli preziosi all’amica da poco iscritta al liceo. Sono così venuta a sapere che quella tale prof è pazza: fa svolgere 25 esercizi di matematica in un’ora soltanto! È ovvio che gli scritti vadano male ma si può recuperare all’orale, sempre che ci si scriva le formule sul palmo della mano. Vecchio trucco ma sempre attuale.
“Quella” di storia non sa spiegare, ma tanto il libro è fatto bene e si può studiare direttamente da lì. Quando interroga, però, fa domande incomprensibili; tuttavia nei test scritti si può copiare tanto lei non se ne accorge.

La conversazione si sposta sul latino: lui dice che non serve a un ca**o ma bisogna studiarlo perché il voto fa comunque media. È una tortura che uno deve subire per cinque anni quindi è impensabile non studiarlo. La prof del biennio, dice lui, è una tosta, anche se, con un po’ di abilità, durante i compiti si riesce a passarsi i bigliettini. Il ragazzo, però, si affretta a consolare l’amica: al triennio con la letteratura uno se la cava anche se la grammatica non la sa. Lui, ad esempio, ha quattro negli scritti ma in letteratura ha sette; la media non è sei ma quando poi si viene interrogati sugli autori, la traduzione si impara a memoria, dopo averla scaricata da internet, e si rimedia anche un otto. Quindi, anche con il latino la ragazza può star tranquilla.

La docente –chissà perché sempre donne! – di scienze è un “can che abbaia ma non morde”. La materia è una palla, ma poi un sei si riesce a guadagnarselo. Anche lei è una che durante i compiti non controlla così tutti copiano. Ogni tanto s’inca**a perché se ne accorge, ma poi non ha tempo d’interrogare –con due ore soltanto come si fa? – quindi i voti dei test scritti sono validi ugualmente.
L’inglese è una spina nel fianco: lui –finalmente un prof maschio!- è un rompiballe perché pretende, addirittura, che si parli in inglese. Quando spiega lui, poi, sempre in lingua, non si capisce nulla, a meno che uno non si iscriva ad un corso privato; in quel caso si può sperare in un profitto sufficiente ma che palle, spendere anche tutti quei soldi. Così, il ragazzo decide che si tiene il debito e d’estate va in Inghilterra due settimane, così pure si diverte. A settembre riesce a colmare il debito, anche se poi durante l’anno la situazione precipita di nuovo. Tutta colpa di quel prof che quando parla è incomprensibile e che pretende che le interrogazioni e i compiti si facciano in lingua!

I due erano arrivati al prof di Storia dell’Arte, ma io, purtroppo, ero giunta alla mia fermata. Sono scesa chiedendomi che cosa mai dicano i miei allievi sull’autobus. Forse è meglio non saperlo, anzi è decisamente meglio che io prenda la macchina o che comunque eviti le linee frequentate dagli studenti, soprattutto dai miei!