#SANREMO2020: IL SOGNO DI AMADEUS SI È AVVERATO MA…

Sanremo ventiventi – come l’ha chiamato in modo quasi ossessivo Amadeus durante le interminabili cinque serate del Festival – è andato bene. Oltre alle più rosee aspettative, a quanto pare. Per eguagliare il successo in termini di audience dicono che bisogna andare indietro di 25 anni. L’evento sanremese del millennio. Attenzione, però, il terzo millennio dell’era cristiana è ancora giovane, ne deve passare di acqua sotto i ponti. Magari l’acqua travolgerà per sempre la canzone italiana che, almeno per ora, non sembra sofferente. O magari ci saranno altri festival in grado di superare il 70°.

Confesso che ho seguito le serate un po’ a spizzichi e bocconi. Senz’altro non avrei potuto rimanere sveglia fino alla fine (solo ieri ho fatto le 2 e 20 attendendo la proclamazione del vincitore), dovendo andare al lavoro. Come dice la mia amica blogger Ester Maero, bisognerebbe proclamare la settimana sanremese festa nazionale, solo così sarebbe possibile fare le ore piccole ogni notte.
Anche se ho cercato di leggere alcuni commenti sulle testate giornalistiche e ho guardato qualche spezzone della kermesse su Raiplay, non mi sento di scrivere un vero e proprio post, quanto piuttosto una raccolta di pensieri sparsi, sulla falsa riga dei tweet che ho postato sul mio account Twitter durante l’interminabile settimana sanremese.

Il conduttore. Amadeus è stato bravo e soprattutto spontaneo. Aveva gli occhi luccicanti come quelli di un bambino che guarda il mondo con stupore e meraviglia, quel bambino che, canzone dopo canzone, negli anni ha coltivato un sogno: non cantare a Sanremo ma calcare il palcoscenico dell’Ariston come conduttore. Non ha mai perso quell’espressione di gioia e quasi incredulità, come se ogni sera si chiedesse “ma sta capitando davvero a me?”. Al di là delle polemiche che hanno preceduto il festival, credo sia riuscito a far ricredere chi non lo riteneva all’altezza.


L’amicizia. Pare che quello che si è appena concluso sia stato il festival delle grandi amicizie. Fiorello e Tiziano Ferro, onnipresenti, hanno fatto da spalla ad Amadeus e, come se ci fosse una sorta di competizione tra i due nell’adempiere a questo compito, è nata qualche scaramuccia. Tiziano Ferro, durante la seconda serata, ha lanciato con successo su Twitter l’hashtag #fiorellostattezitto, tanto che lo showman siciliano giovedì non si è presentato sul palcoscenico. Personalmente ringrazio il cantautore di Latina: la presenza di Rosario è stata invadente, ha dilatato oltremodo la durata delle serate e a lungo andare è risultato noioso (almeno a mio parere). Ho avuto l’impressione che le sue incursioni sul palco divertissero solo l’amico Amadeus. Inoltre non mi è piaciuto il fatto che nelle prime scene durante la serata di martedì i riflettori fossero rivolti verso di lui. Sarà stata anche una cosa studiata ma Amadeus si meritava di aprire il festival. Forse gli autori pensavano che Fiorello aumentasse lo share?

Le canzoni. Non mi esprimo sulle canzoni in gara perché devo ammettere di non averle nemmeno sentite tutte. Credo che la vittoria di Diodato sia meritata: la sua era l’unica canzone, tra quelle ascoltate, che ho gradito fin dalle prime note. Ma di canzoni in cinque serate ne abbiamo sentite tante. Troppi ospiti, quasi tutti italiani, qualche performance di troppo (Albano Romina e i Ricchi e Poveri, che ho pure apprezzato, hanno fatto dei mini concerti), senza contare la presenza a cadenza regolare sul palco di Tiziano Ferro… mi è piaciuto il duetto con Massimo Ranieri (“Perdere l’amore” è una canzone senza tempo) ma Ferro è stato anche lui, come Fiorello, troppo invadente.

Gli ospiti e la gara. Alla fine, con tanti pezzi ascoltati, chi si ricordava più le canzoni in gara? Ricordo che una volta al Festival di Sanremo, non a caso dedicato alla canzone italiana, gli ospiti erano tutti stranieri (o quasi), proprio perché l’attenzione del pubblico doveva essere concentrata sulla gara. La scelta di Amadeus e degli altri autori non mi è piaciuta per niente.

Le donne. Fin dall’inizio il conduttore aveva detto che sarebbe stato accompagnato da molte donne. Ma dieci, caro mio, forse sono troppe. E fra quelle dieci chi si è salvata davvero? Forse la Clerici e la zia Mara (Venier), ma sono delle veterane e non c’è da stupirsi. Anche l’albanese Alketa Vejsiu ha dato prova di essere all’altezza del ruolo che, per carità, non era da valletta ma da co-conduttrice. Una parlantina che neanche Fiorello…
Le signore del Tg 1, Laura Chimenti e Emma D’Aquino, oltre a essere davvero brave, hanno dimostrato che la classe non è acqua. Al contrario di Diletta Leotta che, rifatta dalla testa ai piedi, grazie anche al fratello chirurgo plastico, ha avuto il coraggio di dire che la bellezza non è un merito, come se la sua fosse naturale. Poco dopo, però, ammette che lei è a Sanremo perché è bella. E quindi? È dai tempi di “Oltre le gambe c’è di più”, tormentone che risale a quasi 20 anni fa, cantato da Jo Squillo e Sabrina Salerno (anche lei ospite alla settantesima edizione di Sanremo), che non si è ben capito cosa ci sia di più, almeno in certe donne.

Le mise. Ora si dice outfit ma io sono antica, quindi affezionata all’elegante parola francese. Impeccabile Amadeus che ha sfoggiato dei completi molto particolari, tutti confezionati per l’occasione dallo stilista preferito del conduttore: Gai Mattiolo. Il completo che ho preferito è stato il primo della serata finale perché in genere il broccato, che caratterizzava la maggior parte dei completi sfoggiati, non mi fa impazzire.
Sulle donne vorrei stendere un velo pietoso ma mi limiterò a dire che, al di là dei centimetri di pelle scoperti (nei punti giusti, naturalmente), non è il pudore che manca ma l’eleganza. Una su tutte: la cantante Elodie che ha sfoggiato delle scollature vertiginose e si è esibita ogni volta palpandosi il seno come se volesse controllare che fosse tutto a posto, che nulla scappasse di qua e di là. A parte le giornaliste Emma D’Aquino e Laura Chimenti, signore dell’eleganza, mi è piaciuta molto l’attrice Cristiana Capotondi che ha fatto un’apparizione fugace ieri sera ma sufficiente per dare una lezione di signorilità a molte altre, come Elettra Lamborghini e il suo lato b in bella mostra (d’altronde per il twerking…). Nonostante la schiena scoperta quasi totalmente, Cristiana non è riuscita ad apparire volgare.
Fra i cantanti in gara, basterà citare Achille Lauro che ha fatto sfoggio di mise tanto esagerate quanto improbabili. Merita comunque un elogio per la coerenza. Se voleva far parlare di sé, dato il modesto valore del pezzo portato al festival, c’è riuscito.

Sanremo per il sociale. Il Festival di Sanremo ormai da molti anni si occupa del sociale. All’inizio non gradivo che si inserissero nella gara canora storie strappalacrime perché già la vita quotidiana per tutti noi ha i suoi problemi, almeno quando ascoltiamo delle canzoni vorremmo essere spensierati per un po’. Forse la mia era un’idea sbagliata: la kermesse musicale italiana più seguita nel mondo è il palcoscenico ideale per lanciare anche i messaggi che esulano dal mondo spensierato delle canzonette (anch’esse, tra l’altro, a volte portatrici di messaggi tutt’altro che frivoli). Ben venga allora l’intervento di Rula Jebreal, giornalista palestinese, che ha raccontato episodi della sua vita e della vita di sua madre – che si uccise quando lei era piccola –, mescolandoli con citazioni di testi di famose canzoni italiane sulle donne.
L’ospite che ha maggiormente toccato il mio cuore è stato, però, Paolo Palumbo, giovanissimo rapper malato di Sla il quale, attraverso le parole della sua canzone, ha dato una bella lezione di vita a tutti noi che a volte ci lamentiamo per cose davvero futili. Lui, nonostante l’immobilità completa e una vita che dipende dal respiratore e dalla peg per l’alimentazione, si ritiene un ragazzo fortunato. Riesce a muovere solo gli occhi e “parla” attraverso il comunicatore verbale ma apprezza anche il solo fatto di essere vivo.
Mi è piaciuto di meno il monologo sulla diversità di Tiziano Ferro che si conclude con le parole: “Non sono sbagliato. Nessuno lo è.”, e la rivendicazione di una vita felice e dell’amore, cosa di cui è più consapevole ora che ha 40 anni (e fresco sposo di Victor). Caro Tiziano, la felicità e l’amore sono un diritto a prescindere che tu sia gay o etero. Nessuno può giudicare e non c’è bisogno di ribadirlo perché sì, ci sono ancora gli hater, c’è ancora chi fa il bullo nei confronti degli omosessuali, ma questi sono degli imbecilli che non hanno alcun senso di civiltà e non c’è nessun monologo che possa servire a insegnarglielo.

Il rispetto. Mi spiace dirlo ma ciò che ha caratterizzato soprattutto questo 70° Festival di Sanremo è la mancanza di rispetto.
Nei confronti dei telespettatori che, con ogni probabilità, hanno perso una parte considerevole delle cinque serate che sono terminate troppo tardi.
Nei confronti dei cantanti in gara che spesso si sono esibiti dopo l’una di notte. Stemperare la tensione che si accumula nel corso delle ore è davvero difficile e lo stress di certo non aiuta le performance.
Nei confronti dell’orchestra, visto che i maestri, nonostante l’abbondanza di parti dialogate o monologate in cui non era richiesto il sottofondo musicale, mi sono sembrati agli arresti domiciliari per cinque-sei ore di trasmissione. Una cosa disumana, se poi è anche vero (non lo credo) che il compenso ammontava a 50 € per serata, sarebbe riduzione in schiavitù.
Nei confronti di alcuni ospiti, come Zucchero, che si sono esibiti in tarda serata… e poi, qualcuno comincia ad avere una certa età!


L’eroe. In prima fila, elegante e composto, seduto vicino a mamma Giovanna Civitillo, si è goduto ogni serata fino all’ultimo istante, cantando tutte le canzoni in gara (credo che i testi li conosca solo lui…), senza dar mostra del minimo cedimento. Per me José Alberto Sebastiani, figlio decenne di Amadeus, è il vero eroe di questo interminabile Festival di Sanremo duemilaeventi (e non ventiventi come dice Amadeus sul calco dell’inglese). Ha dimostrato, inoltre, un animo sensibile alzandosi in piedi per primo, dando il via a una meritatissima standing ovation, quando si è esibito Paolo Palumbo, il cantante rap malato di Sla. Un ragazzino davvero bene educato, promette bene.

[immagine sotto al titolo da questo sito; immagine di Fiorello_Amadeus_Ferro da questo sito; foto Chimenti_D’Aquino da questo sito; foto Capotondi da questo sito: immagine José Alberto e Giovanna Civitillo da questo sito]

SANREMO, IRENE E I FIGLI DI

Irene

Calato, finalmente, il sipario sul 66° Festival della Canzone Italiana, cerchiamo di voltare pagina ma non ci riusciamo. Sanremo ci perseguiterà ancora per tutta la domenica, almeno, dato che i vari contenitori del pomeriggio di Mamma Rai saranno trasmessi dall’Ariston, e per le settimane a venire.

Questo è stato il festival dei troppo, secondo me: troppe puntate, troppo lunghe, troppe canzoni, troppi ospiti, troppi valletti (la sola Virginia Raffaele, con la sua poliedricità, poteva bastare), troppi vestiti…
Un merito a questo festival comunque non possiamo negarlo: l’aver distolto l’attenzione del pubblico dai fannulloni comunali, timbratori di cartellini a tradimento.

Ma non è di questo che voglio parlare. La mia vuole essere una riflessione sui figli di. Partendo da Irene Fornaciari, figlia di quel mostro sacro della canzone italiana che di nome fa Adelmo ma che tutti conoscono come Zucchero.
Ebbene, la bella e brava Irene, figlia di cotanto padre, è stata relegata all’ultimo posto della classifica dei big (ammesso che lei lo sia davvero e non solo grazie all’eredità paterna… le colpe dei padri, ma anche le virtù, ricadranno sui figli). Qualcuno ieri ha detto che non dobbiamo dimenticare che la kermesse sanremese è all’insegna delle canzoni e non dei cantanti. Eppure il pezzo di Irene era molto bello, buona la musicalità e interessante il testo, se non altro attuale. Forse considerato troppo studiato per attirare l’attenzione del pubblico. Sempre che questo possa essere considerato un difetto, dal momento che chi partecipa al Festival non dimentica che il pubblico vuole la sua parte.

Io penso che Irene abbia, in qualche modo, scontato la colpa di essere figlia di. Nella serata di ieri, l’ultima, è stata ripescata e riammessa alla gara. Subito sui social si sono scatenati i maligni che hanno insinuato che papà Zucchero si sia comprato interi call center… Semplice insinuazione, verità, non so. Ma credo che la canzone della Fornaciari, non solo la sua voce, meritasse una posizione più alta in classifica.
Anche il suo illustre papà non ebbe miglior fortuna nel lontano 1985 quando con “Donne” guadagnò il 20° posto, battuto nella sfiga da un certo Garbo di cui non conserviamo memoria. Speriamo che Irene segua le sue orme.

Miglior sorte è toccata agli altri figli di: quelli dei talent.
Ormai dobbiamo farcene una ragione: le voci più belle, i talenti più autentici arrivano da lì. Il mondo musicale è così complicato e difficile da raggiungere, considerando anche la crisi profonda della discografia italiana, che la vetrina dei talent offre una delle poche chance di farsi conoscere. Si chiamino essi “Amici” di Maria, “X Factor”, “The voice” o “Ti lascio una canzone” che ha consegnato su un piatto d’argento la vittoria ai ragazzi del Volo lo scorso anno.

annalisa

Partendo dal fondo della classifica di quest’ultima edizione di Sanremo, maggior fortuna avrebbero meritato Alessio Bernabei (14°) e Annalisa (che di cognome fa Scarrone ma è meglio dimenticarselo), data per probabile vincitrice e relegata all’11° posto. Entrambi usciti dal talent di Canale 5, figli di Maria che da decenni si rivela mamma affettuosa di corteggiatori e cantanti.

Annalisa è ormai una cantante affermata e penso non sentirà in futuro il “disonore” di un così modesto piazzamento.
Che dire invece di Alessio Bernabei? Lui, oltre ad essere figlio di Maria, è anche il figliol prodigo uscito dalla band dei Dear Jack che l’aveva consacrato nel mondo musicale degli ultimi anni. Che sia prodigo non so; in fondo non è noto di quale patrimonio si sia appropriato, in diritti SIAE, lasciando il gruppo né se in futuro, dopo aver sperperato il gruzzoletto, tenterà di essere riammesso nella vecchia famiglia musicale. Per ora chiamiamolo ingrato e anche un po’ presuntuoso: la sua “defezione”, per il momento, non ha giovato né a lui né ai vecchi compagni, nemmeno ammessi alla finale.

E che dire di Valerio Scanu? Il piazzamento al 13° posto è la vera sorpresa di Sanremo 2016. Già vincitore nel 2010, dopo aver tentato di rimettersi in gioco partecipando all’ “Isola dei famosi” e al talent condotto da Carlo Conti “Tale e quale show”, e dopo essersi autoprodotto un album sperando di riconquistare un posto di riguardo nel panorama musicale degli ultimi anni, nonostante il seguito dei fan che mai l’hanno abbandonato, a partire dalle famose zie, non si è classificato fra i primi.
Anche se il ragazzo mi sta cordialmente antipatico, come non ho mancato di dichiarare in un post di qualche anno fa, la sua canzone è l’unica che, svegliandomi stamattina, mi è tornata in mente. In fondo è ciò che chiediamo ai pezzi presentati al festival.

Veniamo ora ai figli di “X Factor”. Bistrattata Noemi, che pure ha presentato una canzone non banale, nel testo, con una buona musicalità e una splendida voce, arrivata solo ottava. Miglior fortuna è toccata a Lorenzo Fragola (5°), vincitore dell’edizione del talent nel 2013, anche se a me non è piaciuto particolarmente.

Il posto d’onore è, invece, toccato a Francesca Michielin, giovanissima e bellissima, spontanea e innocente. Mi ha ricordato la giovane Elisa quando ha vinto il festival con la sua “Luce” nel 2001. Lei, secondo me, è la vera vincitrice di Sanremo 2016 e credo che il suo riscatto avverrà attraverso le vendite del pezzo, bellissimo e cantato con una voce davvero splendida.

Il terzo posto sul podio è toccato al giovane Giovanni Caccamo, già vincitore della sezione Giovani lo scorso anno (e ciò, a mio parere, rimane troppo poco per considerarlo un big), affiancato da un’altra figlia di Maria, Deborah Iurato, vincitrice del talent “Amici” nel 2014. Bella voce, scarsa presenza. Ma se è vero che la canzone e non chi la esegue ha il predominio, anche questa a me è sembrata alquanto modesta.

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Se ci pensiamo bene, in fondo la vittoria di questo Sanremo è stata conquistata da altri figli di: gli Stadio, gruppo scoperto e portato in auge dall’indimenticabile Lucio Dalla fin dagli anni Settanta. Questa vittoria, non inattesa, è forse paragonabile a quella conquistata da Roberto Vecchioni nel 2011. Un ritorno all’antico, dunque. E non poteva essere diversamente in un festival che ha celebrato i 50 anni di carriera dei Pooh e di Patty Pravo. E anche l’inossidabile Renato Zero, l’unico che si salva tra gli “antichi”, non scherza. Gran brutti modelli: ora il nostro governo li additerà come esempio di longevità lavorativa per prolungare l’età pensionabile fino ai 90 anni.

Tuttavia, gli anni passano e si vede, anzi, si sente. I Pooh, specie Facchinetti, dovrebbero farsi controllare le coronarie; la bionda Patty ha più capelli (ammesso che siano i suoi) che voce. E anche Currieri, leader degli Stadio, è testimone del tempo che avanza.

Ma a Sanremo vince la canzone e non gli interpreti, vero? Be’, a me non è piaciuta nemmeno quella. Un giorno mi darai ragione?

[immagini da questo sito]

IL SANREMO DA BIG DI PIERDAVIDE CARONE: UN “PICCOLO AMICO” CRESCIUTO

Lui un Sanremo l’ha già vinto, in fondo: nel 2010, infatti, Valerio Scanu, ex di “Amici” come lui, ha conquistato il podio con “Per tutte le volte che”, canzone scritta proprio da Pierdavide Carone. Allora, però, aveva solo potuto vedere il festival alla tv, essendo ancora in gara nel talent di Maria De Filippi. Non aveva modo, allora, di assaporare il clima festivaiolo, apprezzare il profumo del successo in prima persona.

Pierdavide è un ragazzo semplice, modesto. Buon cantautore e discreto interprete. Nella canzone “Nanì”, con cui partecipa all’attuale edizione del festival di Sanremo e in cui si è esibito, in coppia con Lucio Dalla che dirigeva l’orchestra, ha dato mostra di essere cresciuto. Il pezzo forse non convince – troppo Dalla style per i miei gusti – ma l’interpretazione di Pierdavide, approdato sul palco direttamente con i Big, convince. Al di là del testo che vuole narrare una storia d’amore tra un giovane ragazzo e una prostituta e che sembra voglia colmare il vuoto lasciato da Povia, non in gara quest’anno, e le sue provocazioni.

Insomma, sono ormai lontani i tempi in cui, ancora concorrente di “Amici”, Pierdavide commentava così il suo primo Sanremo da autore: Quando mi nominano divento stupido. Essere nominato assieme a quel mostro sacro della canzone d’autore italiana, già veterano del festival, non può che fargli piacere. Altro che stupido!

In bocca al lupo, allora. Dovrà vedersela con la compagna di avventura nel talent della De Filippi, Emma Marrone, data per favorita. Ma non credo che Carone si preoccupi più di tanto per questo.

SANREMO 2012: L’APERTURA VOLGARE E INSULSA DI LUCA E PAOLO. MA IL PEGGIO DOVEVA ANCORA ARRIVARE … CON CELENTANO

Forse pensavano di essere a Zelig. Ma il canale era sbagliato.

La rivisitazione di “Uomini soli” dei Pooh, deludente e piena di volgarità. Per nulla divertente. Fa solo tanta pena.

Quelli del pubblico che applaudono sono pagati?

E’ un Festival della canzone o sono io che ho sbagliato programma?

Scusate, sono febbricitante. Forse sono io che ho sbagliato canale. Anzi, forse è meglio che vada a nanna.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 15 FEBBRAIO 2012

Non ce l’ho fatta. La curiosità era tanta e sono rimasta davanti all tv. Fra un sonnellino e l’altro sono riuscita a sentire qualche canzone … una più brutta dell’altra. Sembra quasi che il meccanismo del televoto del pubblico in sala si sia inceppato per una sorta di ribellione contro un festival che alle canzoni lascia ben poco spazio. Anche i cantanti hanno protestato, soprattutto contro gli show connessi che sembra la facciano da padrone. Tanto che le esibizioni dei cantanti in gara appaiono come dei siparietti estemporanei. Che sia il definitivo tramonto del festival musicale più famoso sul pianeta Terra? Che si stia avvicinando inesorabilmente la fine del mondo, in perfetta linea con le previsioni Maya?

Sembra che tutto trami contro questa manifestazione che di canoro ha ormai ben poco. L’indisposizione della bella Ivana (piccola mia, permettimi, io a scuola stamattina ci sono andata nonostante la febbre di ieri sera! E’ mai possibilie che a 19 anni un acciacco di cui io, che potrei essere tua madre, soffro spesso, ti blocchi a tal punto da dare forfait?), il guasto tecnico che ha annullato la gara dei big, l’arrivo miracoloso delle sostitute Belen ed Elisabetta …
Insomma, che San Valentino si sia offeso con San Remo visto che il festival ha oscurato la festa degli innamorati?

Chi ha letto l’articolo ieri sera, si sarà accorto che ho fatto un’aggiunta al titolo. Eh sì, perché l’esordio di Luca e Paolo sembrava il peggio del peggio. Ma il peggio reale doveva arrivare con Celentano. Non solo per il suo monologo (durante il quale, lo confesso, ho pure dormicchiato) ma soprattutto per lo scenario apocalittico che ha preceduto il suo intervento. E rieccoli i Maya e la loro profezia …

Non commento il monologo del molleggiato ma lascio la parola ad una persona più autorevole di me che è stata pure presa di mira da Celentano: Aldo Grasso.

Joan Lui è convinto di predicare meglio dei preti. Ma nel ruolo di profeta salva Italia ne vogliamo solo uno, due sono troppi:
o Monti o Celentano.
Dopo ieri sera ho scelto definitivamente. Ogni anno il Festival di Sanremo ci mette di fronte a un tragico dilemma: ma davvero questo baraccone è la misura dello stato di salute della nazione? E se così fosse, non dovremmo preoccuparci seriamente? C’è stato un tempo in cui effettivamente il Festival è stato specchio del costume nazionale, con le sue novità, le sue piccole trasgressioni, persino le sue tragedie. Ma tutto ha un tempo e questo (troppo iellato) non è più il tempo di Sanremo o di Celentano, se vogliamo rinascere. Monti o Celentano? Se davvero il nostro premier vuole compiere il titanico sforzo di cambiare gli italiani («l’Italia è sfatta», con quel che segue), forse, simbolicamente, dovrebbe partire proprio dal Festival, da uno dei più brutti Festival della storia. Via l’Olimpiade del 2020, ma via, con altrettanta saggezza, anche Sanremo, usiamo meglio i soldi del canone. O Monti o Celentano. O le prediche del Preside o quelle del Re degli Ignoranti contro Avvenire e Famiglia Cristiana.

Non mi preoccupa Adriano, mi preoccupano piuttosto quelli che sono disposti a prenderlo sul serio. E temo non siano pochi. Ah, il viscoso narcisismo dei salvatori della patria! Ah, il trash dell’apocalissi bellica! Cita il Vangelo e bastona la Chiesa, parla di politica per celebrare l’antipolitica: dalla fine del mondo si salva solo Joan Lui. Parla di un Paradiso in cui c’è posto solo per cristiani e musulmani. E gli ebrei? Il trio Celentano-Morandi-Pupo assomiglia a un imbarazzante delirio. A bene vedere il Festival è solo una festa del vuoto, del niente, della caduta del tempo e non si capisce, se non all’interno di uno spirito autodistruttivo, come possano essersi accreditati 1.157 giornalisti (compresi gli inviati della tv bulgara, di quella croata, di quella slovena, di quella spagnola, insomma paesi con rating peggiore del nostro), come d’improvviso, ogni rete generalista abbassi la saracinesca (assurdo: durante il Festival il periodo di garanzia vale solo per la Rai), come ogni spettatore venga convertito in un postulante di qualcosa che non esiste più. Sanremo è il Festival dello sguardo all’indietro (anni 70?), dove «il figlio del ciabattino di Monghidoro» si trasforma in presentatore, è il Festival delle vecchie zie dove tutti ci troviamo un po’ più stupidi proprio nel momento in cui crediamo di avere uno sguardo più furbo e intelligente di Sanremo (più spiritosi di Luca e Paolo quando cantano il de profundis della satira di sinistra), è il Festival della consolazione dove Celentano concelebra la resistenza al nuovo. Per restituire un futuro all’Italia possiamo ancora dare spazio a un campionario di polemiche, incidenti, freak show, casi umani, amenità, pessime canzoni e varia umanità con l’alibi che sono cose che fanno discutere e parlare? Penso proprio di no.

P.S. Mentre scrivevo questo pezzo mi sono arrivati gli insulti in diretta da Sanremo. Ma non ho altro da aggiungere.
(Articolo pubblicato su Il Corriere)

LA COPERTINA DI TV SORRISI E CANZONI: A SANREMO IL TRIONFO DEGLI “AMICI” VALERIO E ALESSANDRA


Quest’anno la copertina post-Sanremo di TV Sorrisi e Canzoni è davvero graziosa: niente leoni né smoking né coriandoli che cadono dal cielo. Semplicemente due “amici”: Valerio Scanu, trionfatore del 60esimo Festival della Canzone Italiana, e Alessandra Amoroso che ha duettato con lui sul palco dell’Ariston. Camicie a quadretti, bocche spalancate, linguaccia con piercing in vista … due giovani amici scanzonati. Quello che ci voleva per celebrare una vittoria così. Semplicemente.

STRISCIA LA NOTIZIA: TELEVOTO DAL CALL CENTER PER IL TRIONFO DI PUPO E IL PRINCIPE A SANREMO?

Ci sono andati vicino. Per poco Pupo, il principe Emanuele Filiberto e il tenore Luca Canonici non hanno vinto il Festival di Sanremo. In solo 53 minuti si è deciso tutto, in 53 minuti c’è stato il sorpasso da parte dell’ex Amico di Maria De Filippi, Valerio Scanu. Accidenti, mi vien da pensare, l’abbiamo scampata bella.

Oggi su L’Avvenire sono stati pubblicati tutti i dati del televoto di sabato sera: Scanu ha raccolto 235.105 televoti, pari al 37,01% dei votanti, 56.066 voti dalla rete fissa e 180.039 dai cellulari. Pupo e i due compagni d’avventura ne raccolgono 113.284 dai telefoni fissi e 100.582 dai cellulari, in tutto 213.866, pari al 33,53%. Marco Mengoni, terzo classificato, ha raccolto 34.866 dai telefoni fissi e 153.047 dai cellulari, per un totale di 187.913, pari al 29,46% dei voti.
Percentuali a parte, vediamo di fare i conti dei soldi spesi dagli italiani per sostenere i propri pupilli: 2.705.212,50 euro, considerando anche le preferenze espresse per i Giovani in gara. Un bell’affare, non c’è che dire. Sono sempre più d’accordo con Nino D’Angelo che, avrà pure il dente avvelenato per l’eliminazione, ma ha fatto un’osservazione più che legittima: se il voto è democratico non bisogna pagare. (ne ho parlato in quest’altro post ).

Ieri sera a Striscia la notizia il bravo Staffelli, nel consegnare il tapiro a Pupo e al principe, proprio per il loro piazzamento d’onore sospetto, ha chiesto a Pupo se avesse fatto ricorso al call center. Il cantante ha negato, assumendo un atteggiamento piuttosto sdegnato. Eppure qualche settimana fa aveva ammesso che nel 1994, quando le preferenze per le canzoni in gara avvenivano per mezzo del Totip, aveva comprato pacchi di schedine: “Eppure –ha dichiarato- sono arrivato quarto. Evidentemente qualcuno ne ha acquistate più di me”.

Insomma, davanti ad una smentita così decisa e senza alcuna prova, bisogna credere a Pupo. Tuttavia, perché la stessa domanda non è stata rivolta al principe? Lui, con quell’aria sempre alquanto stralunata, forse avrebbe potuto fugare definitivamente i dubbi. Non solo, avrebbe potuto difendersi dalle insinuazioni che qualcuno ha fatto circa la sua vittoria nella scorsa edizione di “Ballando con le stelle”.

Pensare che il televoto non sia in qualche modo inquinato è impossibile: la testimonianza di una direttrice di un call center ieri a Striscia (vedi video sotto l’articolo) ha confermato che le supposizioni sono una realtà, non un’invenzione dei maligni. La signorina ha, infatti, confermato che viene spesso richiesto un “pacchetto telefonate” per i televoti; si parla di 20mila o 40 mila euro al colpo, non di bruscolini. Eppure nessuno fa nulla per impedire che ciò avvenga. Quello che poi fa più male è che il sospetto si allarga e alla fine non sappiamo quanti siano gli onesti e quanti gli imbroglioni. Le case discografiche, in fondo, sono in grado di investire delle belle cifre pur di far emergere i loro cantanti: perché puntare il dito solo contro Pupo che, secondo me, è onesto? Lo è sempre stato, anche quando ha pubblicamente ammesso di essere “poligamo” e di essersi rovinato giocando d’azzardo.

PUBBLICO, INFINE, UN COMUNICATO CHE L’ADOC MI HA INVIATO IERI, COMMENTANDO UN ALTRO POST:

L’Adoc si unisce alla protesta, basta alla farsa del televoto.

“Il televoto per l’Adoc va abolito in tutte le trasmissioni almeno fino ad una nuova regolamentazione del sistema, che sia più corretto, trasparente e verificabile dai telespettatori. La farsa durante la serata finale del Festival di Sanremo è l’ennesima prova delle debolezze di un sistema di voto che non garantisce la veridicità della partecipazione popolare. Siamo solidali con la protesta degli orchestrali e del pubblico dell’Ariston, il voto deve essere reso pubblico, per eliminare qualsiasi dubbio sulla sua regolarità. Si è verificata una profonda mancanza di correttezza e trasparenza nei confronti dei telespettatori, televotanti o meno. Vorremmo fosse fatta chiarezza in merito alla computazione dei voti ricevuti, al numero dei votanti e alla ripartizione dei voti tra i concorrenti: tutti aspetti su cui, finora, non è stata resa una corretta informazione e pubblicità. L’Adoc chiede che vi sia da parte della polizia postale e dell’Autorità delle comunicazioni la verifica della provenienza dei voti.”

AGGIORNAMENTO DEL POST: 24 FEBBRAIO 2010

A proposito dei dati sul televoto diffusi da L’Avvenire, nel suo blog sul sito di Repubblica, Ernesto Assante ha abilmente smentito i calcoli fatti dal quotidiano, sulla base dei quali negli ultimi 53 minuti di televoto Valerio Scanu avrebbe avuto un notevole recupero, prendendo le distanze dai secondi classificati, cioè Pupo e co.
Siccome per la matematica non ci sono tagliata, vi rimando alla lettura dell’articolo (questo il LINK), così ognuno può trarne le dovute considerazioni. Da parte mia, voglio solo fare un’osservazione sul presunto “acquisto di voti” fatto da Pupo tramite call center (cosa su cui non sono affatto d’accordo): il maggior numero di telefonate proveniente dalla rete fissa, rispetto ai voti ottenuti dagli altri concorrenti, può essere giustificata tenendo presente che i fan di Pupo, da oltre trent’anni sulla breccia dell’onda, nonché gli estimatori di Emanuele Filiberto, probabilmente monarchici nostalgici, sono forse meno abituati all’uso del cellulare e all’invio degli sms. Tutto qui. I call center rimangono una pura illazione.

Infine, nonostante il successo tanto sbandierato di quest’edizione del festival e gli elogi sperticati alla conduttrice Antonella Clerici, i televoti sono stati complessivamente molti di meno: lo scorso anno, Marco Carta aveva ottenuto 800mila voti (ma nell’edizione di “Amici” ne aveva collezionato addirittura un milione e mezzo!); quest’anno, Valerio Scanu ha vinto con solo 235.105 preferenze da casa: un segnale che la gente si fida sempre meno del televoto. Quindi, concordo con l’adoc che su questa pratica “popolare” ci debba essere maggior chiarezza e trasparenza. E a fronte di una spesa di 2.705.212,50 euro, ritengo sia il minimo che si possa chiedere.

ANTONELLA CLERICI LA VERA REGINA DI SANREMO?


Quarta serata con il boom di ascolti per Antonella Clerici e il “suo” Festival di Sanremo: sfiorato il 50% di share, meglio di Bonolis. A qualcuno sembrerà incredibile, specie ai maschilisti convinti che non condividono la scelta di mettere al timone di cotanto spettacolo una donna. Prima di lei hanno tentato l’avventura solo Simona Ventura e Raffaella Carrà. Considerando che la seconda è in assoluto la “regina” del varietà televisivo di tutti i tempi, anche se ultimamente sembra essere in esilio, nulla hanno a che spartire con lei le altre due. Simona Ventura, con quel suo modo di fare da esagitata, è lontana mille anni luce dal cliché della presentatrice ideale di una kermesse musicale che tutto il mondo ci invidia, o perlomeno ci invidiava; Antonella Clerici presenta tutte le trasmissioni allo stesso modo: che si chiamino “Il treno dei desideri”, “Ti lascio una canzone”, “La prova del cuoco” o il “Festival della Canzone Italiana”, è lo stesso. Però dobbiamo ammettere che stare tra i fornelli non è la stessa cosa che stare tra i fiori di Sanremo, metaforicamente parlando visto che fiori sul palco non ne ho visti.

Qual è il criterio secondo il quale la Rai affida la conduzione del festival ad uno o all’altro presentatore? Credo di aver capito che, almeno negli ultimi anni, la scelta cada sull’ anchorman o anchorwoman del momento. L’anno scorso, ad esempio, Bonolis fu scelto perché è considerato il taumaturgo in grado di risollevare le sorti dei programmi in crisi e, conseguentemente, alzare il livello dell’audience. Non parliamo di Pippo Baudo e dell’indimenticabile Mike Bongiorno: la scelta ricadeva su di loro semplicemente perché si tratta di mostri sacri della TV sulla cui professionalità non si deve né si può discutere. Ma siccome sempre di “mostri” si tratta (o si trattava, nel caso di Mike), meglio affiancarli da belle e giovani donne, modelle e/o attrici promettenti per le quali il palco dell’Ariston si trasforma in un trampolino di lancio o rilancio, a seconda dei casi.
Ma quando si tratta di affidare la conduzione del festival ad una donna, la fortunata deve dimostrare una professionalità che per gli uomini è decisamente scontata. Loro non hanno quasi mai nulla da dimostrare e se Sanremo risulta fallimentare, è sempre colpa delle contingenze sfavorevoli.

Insomma, Raffaella Carrà è un po’ come Baudo e Bongiorno: su di lei non si discute. Ma la Ventura, ad esempio, fu scelta sull’onda del successo della sua trasmissione “Quelli che …”, così come ora la prescelta Antonella Clerici può vantare il successo di “Ti lascio una canzone”, trasmissione sui talenti canori giovanili che l’ha in qualche modo riscattata dall’usurpazione de “La prova del cuoco” affidata alla Isoardi come sostituta per il periodo della maternità ma mai restituita alla legittima conduttrice.

Io ammetto di non essere una estimatrice di Antonella Clerici. Mai viste le sue trasmissioni se non qualche frammento qua e là. Sul palco dell’Ariston mi è sembrata impacciata, ripetitiva, spiritosa solo nei momenti in cui l’imbarazzo era davvero notevole, sorridente e spontanea sì, ma anche troppo esplicita. Ieri, ad esempio, quando si è presentata sul palco strizzata in un completo top e pantaloni (cui mancava solo il giubbotto per ricordare la meravigliosa Olivia Newton-John, interprete di Grease, decisamente oversize, però) per calarsi nell’atmosfera dance creata dal bravo Bob Sinclair, poteva fare a meno di dire che doveva cambiarsi l’abito perché non riusciva a respirare. Mi è venuta in mente una sua dichiarazione di un mese fa: “Mi rivedrete a Sanremo magrissima”. Mai commettere l’errore di promettere o anticipare cose impossibili da realizzare. Io che con la bilancia ho un contrastato rapporto quotidiano so bene che, indipendentemente dalla buona volontà, spesso si dimagrisce quando, pur moderandosi a tavola, alla dieta non ci si pensa per nulla. Poi, quando ci si mette in testa di buttar giù quattro chili in un mese (ammesso che alla Clerici sarebbero bastati per diventare “magrissima”!), spesso ci si affida ad integratori alimentari, come le famose “buste” che pare anche la De Rossi abbia assunto, con risultati migliori, si rischia di finire all’ospedale. Un messaggio sbagliato specie per le più giovani. Hanno escluso Morgan dal festival per le sue dichiarazioni sull’uso di droghe, a rigor di logica avrebbero dovuto sostituire la Clerici alla conduzione. Sempre di modello sbagliato si tratta.

In ogni caso, è indubbio che Antonella abbia i suoi estimatori. Leggo su Il Corriere questo commento di Mario Luzzato Fegiz:

E’ talmente leggera da rimanere sempre in superficie…e in superficie i problemi non si vedono. Brava Antonella, il nulla è molto meglio del pieno e del consistente, perché si vive meglio. Non addentriamoci!
Per la serie: aridatece gli isterismi di Ventura e Carrà. E per l’altra serie: io preferisco il difetto, piuttosto che una qualità solo apparente.

E quest’altro commento riportato da Il Giornale :

C’è chi si lancia in analisi complicate sulla situazione socio-politica italiana e sulle capacità di Antonella di rasserenare gli italiani e chi la battezza la Forrest Gump in gonnella (genio inconsapevole). Lei risponde che, semplicemente, «la gente mi apprezza perché capisce che io sono così vera, spontanea». Tanto spontanea da non provare alcun imbarazzo a parlare del suo seno strabordante: «Io ci provo in tutte le maniere a non farlo scappar fuori, ma che ci posso fare se è fatto così? Mi sono dovuta persino far cucire il reggiseno all’abito…».

Per me rimane, comunque, la signora della porta accanto a cui chiedere un Grand Soleil, niente di più.

SANREMO 2010: UNA TERZA SERATA DI QUALITÀ E IL RIPESCAGGIO DI PUPO E VALERIO SCANU


Finalmente uno spettacolo bello bello, ieri sera a Sanremo. Sul palco del teatro Ariston si sono esibite le vere star, quelle che hanno fatto la storia di Sanremo, cantando i pezzi che, a decenni di distanza, nessuno ha dimenticato. Per quanto mi riguarda, ricordo canzoni degli anni ’60 ma non saprei ricordare i vincitori degli ultimi dieci festival, escluso l’ultimo, visto che la vittoria di Marco Carta ha suscitato un mare di polemiche, e quello del 2001, vinto dalla dolce Elisa, voce stupenda che ha cantato la sua terra che è anche la mia.

Superospiti, sì, i re e le regine di Sanremo, mica un Cassano qualunque o un Benigni che fanno solo audience. Questi mostri della canzone italiana (escluso Miguel Bosè che ha un repertorio più ispanofono) hanno offerto uno spettacolo delizioso, emozionante, rivisitando antichi pezzi che non smettono mai di far accapponare la pelle. Iniziando dalla “regina” Elisa Toffoli, più regina della stessa Rania di Giordania, anche senza sangue blu nelle vene. Inizio incerto, con qualche nota che anticipa l’inizio della musica, ha ricantato “Luce” (tramonti a nord est), rivisitando poi un pezzo di Sergio Endrigo, “Canzone per te”, mai troppo apprezzata negli anni. Poi un mini concerto con un medley che anticipa il tour in partenza da aprile. Lei, dolce mammina di Emma Cecile, se la porterà in giro per il mondo; partecipe della gioia e della fatica di essere una mamma speciale, Antonella Clerici che dice “Nessuno può capirti meglio”.

Lo show prosegue con altri revival (per il resoconto vi rimando a questo articolo de Il Corriere ), fino all’esibizione clou della carrellata: due regine, Elisa e Fiorella Mannoia, interpreti di un magistrale “Ancora tu nell’universo”, in ricordo di Mia Martini, l’indimenticata e indimenticabile Mimì. Roba da far accapponare la pelle due volte, non una. Un unico appunto: l’orribile abbigliamento della mia conterranea Elisa Toffoli: pantaloni neri, camicia bianca e gilet nero, con tanto di cappello sulla testa, per la prima parte del suo intervento; vestito bianco-sporco con forma non ben descrivibile (sembrava un fiasco di chianti, poveretta) che ha messo ben in risalto la sua linea non ancora recuperata perfettamente dal parto, per l’esibizione con la Mannoia che, per solidarietà, indossava anche lei un vestito che non ha reso giustizia al fisico longilineo che dell’età se ne fa un baffo. Faccio un appello al sarto di Elisa: ti prego cerca di vestirla un po’ meglio!

Ma la serata di ieri non ha accantonato la gara. Un’altra eliminazione per i giovani; si salvano Jessica Brando e Tony Maiello. La cantante, appena quindicenne, non ha potuto esibirsi visto che la gara è iniziata dopo la mezzanotte, ed è stata mandata in onda la registrazione fatta durante le prove: bravissima ma con delle occhiaie tremende che il trucco di scena avrebbe certamente coperto. La situazione che si è venuta a creare, a causa della dilatazione oltremisura dei tempi preventivati, ha fatto infuriare il presidente della FIMI, Enzo Mazza: «È un scandalo, non è possibile. Tutti sanno che c’è questo problema, si poteva spostare un big. I giovani vengono trattati come gli ultimi reietti della musica italiana. Una serata rovinata». Se poi l’azienda si è scusata osservando che l’esibizione della giovane Jessica avrebbe comportato delle denunce penali, la legittima replica è che effettivamente si potevano anticipare le esibizioni dei Giovani, quindi Mazza ha ragione al 100% a dire che sono trattati da ultima ruota del carro. Senza contare che all’una di notte non tutti stanno in piedi aspettando di televotare.

È andata meglio ai cinque big esclusi che si sono esibiti all’inizio puntata per il ripescaggio. Non faccio la cronaca (rimando i lettori al link de Il Corriere), ma mi domando: che c’entrava Belen Rodriguez con Toto Cutugno? Immagino che il Toto nazionale, non potendo più contare sulla voce (o non ce l’ha più o quella che esce è stonata), si sia affidato alle grazie della Belen per far televotare i fan delle curve più famose d’Italia (per di più importate!). Insomma, mi sembrava di essere alla Corrida, con Cutugno dilettante allo sbaraglio. E’ successa, però, una cosa davvero impensabile: alla fine lei ha cantato molto meglio di lui. E brava Belen! Ora, però, spero che torni a fare la poliziotta a Miami (o dove cavolo è), o la prof precaria se non addirittura il meccanico.
Nessuna speranza per Toto, dunque, ma nemmeno per D’Angelo. Si pensava che i giovani esclusi, Scanu e i Sonhora, fossero gli unici ad avere una speranza per il ripescaggio, visto che i loro fan sono i più avvezzi al televoto. Sembrava impossibile il ripescaggio di Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici, specie dopo aver sentito i fischi dell’Ariston durante la prima serata. E invece, a sorpresa, dobbiamo ammettere che gli antimonarchici stanno tutti a Sanremo: mentre nel resto d’Italia si votava per l’inedito e curioso trio, un altro mare di fischi ha accolto la notizia del loro ripescaggio. A proposito: o Pupo era troppo emozionato, o bisogna osservare che canta meglio il principe. Che abbia un’altra carriera assicurata oltre a quella di ballerino? In fondo, tanti vengono in Italia a cercar lavoro: dopo le “cenerentole”, anche i principi. A proposito, graziosa la battuta della Consoli che, su Emanuele Filiberto, ha detto: “Proporrei il ritorno della monarchia solo per avere questo bel principe sulle banconote”.

L’altro ripescato è stato Valerio Scanu. Non è stata affatto una sorpresa: i sui fan sono abituati al televoto, visto che l’hanno sostenuto a suon di sms per tutta la durata di “Amici 8”. Sulla canzone presentata, opera dell’attuale concorrente di “Amici 9” Pierdavide Carone, ho già parlato QUA. Ora mi limito ad osservare che ieri sera il duetto con Alessandra Amoroso, ex concorrente, nonché vincitrice della scorsa edizione del programma della De Filippi, è stato strepitoso. Non so se il merito è stato di Alessandra, la cui voce è certamente stupenda e può aver contribuito a vivacizzare l’esecuzione altrimenti un po’ lagnosetta. È più probabile che la presenza dell’amica abbia dato più grinta a Valerio che è abituato a superare i momenti di sconforto, causati anche dalle critiche, per dare il meglio di sé. Le esibizioni nelle serate precedenti mi erano sembrate decisamente sottotono. La canzone è bella, forse non del tutto adatta a lui, ma certamente un pezzo da festival che ha delle buone chance di vincere, considerato anche il potere del televoto.

Stasera i big si esibiranno nei duetti e si conoscerà il vincitore della categoria dei Giovani. Sabato la serata finale con la proclamazione del vincitore del 60esimo Festival di Sanremo. I pronostici? Meglio non farli, portano male!

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SANREMO 2010: IL FESTIVAL DEL REVIVAL, DEI “TALENTI” E DEI MISTERI


Pronti, attenti, via!!!!!! Oggi, martedì 16 febbraio, ultimo di Carnevale, inizia la kermesse sanremese. E non è uno scherzo, purtroppo. Timoniere esperto di questa edizione l’Antonellina nazionale, la Clerici alla sua prima esperienza di conduzione solitaria, o quasi, al Festival della Canzone Italiana. Non ha voluto valletti, solo “amici” che, da buona padrona di casa, ospiterà sul palco dell’Ariston. Un palco che ha già calpestato nel 2005 con Bonolis e che l’ha vista protagonista, in passato, di trasmissioni di successo come l’Oscar della TV e due edizioni di Ti lascio una canzone.

Abbandonati gli abiti bomboniera, cui ci eravamo tristemente abituati, Antonella indosserà dei capi più attillati; per questo si è messa a dieta e, nel tentativo di perdere quatto chili in pochi giorni (dovrebbe saperlo che diete di questo tipo sono sconsigliate dai nutrizionisti!) è pure finita all’ospedale. Va be’, pazienza, dovrà tenersi i chili in più e già nei trailer passati in TV in questi giorni abbiamo notato una pancia da quinto mese di gestazione e delle braccia non proprio sode che sballonzolano di qua e di là. Poverina, non potrebbe cambiare sarto?

Mai come quest’anno del festival si è iniziato a parlare così presto. Non sono mancati i colpi di scena, primo fra tutti il caso Morgan: escluso dalla gara per le pubbliche ammissioni di far uso di cocaina, e soprattutto per avere detto che “fa bene”, anche se poi ha smentito, sabato era sembrato che, nel perfetto copione della parabola del figliuol prodigo di evangelica memoria, dovesse essere riammesso. Al Tg delle 20, infatti, la Clerici si era lasciata scappare un “Morgan ci sarà, di più non vi posso dire”; qualche minuto dopo, però, un’agenzia rendeva nota la smentita dei vertici Rai, non intenzionati a fare marcia indietro. Il mistero continua: Morgan ci sarà o no? Non che la cosa m’interessi, mi piacerebbe soltanto un po’ più di coerenza e un po’ meno di ipocrisia. Nel primo caso, che senso avrebbe ospitare il cantante e farlo cantare fuori gara? Sarebbe sempre un modello sbagliato, magari, per una volta nella sua vita, con la canzone giusta. Anzi, credo proprio che tutta questa pubblicità gli giovi non poco: partecipando, non avrebbe mai vinto il Festival, standosene a casa venderà di certo più dischi di molti altri partecipanti. Quanto all’ipocrisia, è risaputo che la cocaina giri nel mondo dello spettacolo; diciamo che gli altri sono più furbi e non talmente ingenui da confessare il vizio. Morgan, che incarna il complesso di Peter Pan a meraviglia, dovrebbe far suo il detto che recita: “vizi privati e pubbliche virtù”.

Altro mistero, ma non meno interessante, specie per capire quanto il Festiva sia soprattutto un business, più che spettacolo, è il cambio della canzone che sul palco dell’Ariston interpreterà Valerio Scanu. Guarda caso, il nuovo pezzo ha come autore, testo e musica, un attuale concorrente di “Amici 9”: Pierdavide Carone. Così, un’altra volta Mediaset fa capolino in Rai: chi ha dimenticato la vittoria di un ex amiciano, Marco Carta, nell’edizione 2009 di Sanremo? E come si potrebbe non ricordare l’abbraccio, sul palco, di Maria De Filippi, co-conduttrice di Bonolis nella serata finale, del pupillo sardo che tante polemiche aveva suscitato durante la sua partecipazione al talent show?
Come ha osservato una mia lettrice (mi scuserà se non la cito, ma non riesco a trovare il suo contributo!) commentando un altro post, quest’anno Raiset sarà ancora più evidente: la partecipazione di Valerio Scanu, in primis, con una canzone di Carone, diretto dal maestro Vessicchio e accompagnato, nella serata dei duetti (se ci arriva, ma glielo auguro) dall’amica ex rivale e vincitrice della scorsa edizione di “Amici”, Alessandra Amoroso! Io non so se Valerio vincerà, ma è certo che, in quel caso, la signora De Filippi, che si dice accompagnerà il marito, presente in sala stampa per la striscia quotidiana “Parliamone” (in onda alle 12:55 su Rai1) e sabato sera sul palco insieme alla Clerici, verrà certamente chiamata ad incoronare il suo pupillo.

Cambiando argomento, per festeggiare i 60 anni di Sanremo sono annunciati degli ospiti speciali che canteranno vecchi successi sanremesi (si esibiranno giovedì 18): Elisa Toffoli con “Canzone per te” di Endrigo, Miguel Bosè con “Non ho l’età” della Cinquetti (in effetti, Bosè, per quanto affascinante, pare proprio non abbia più l’età!), Massimo Ranieri con “Io che non vivo senza te”, Riccardo Cocciante con “Nel blu dipinto di blu”, Fiorella Mannoia con “Io che amo solo te”, Carmen Consoli con “Grazie dei Fior” ed Edoardo Bennato con “Ciao amore ciao”. Annunciato da TV Sorrisi e Canzoni anche Francesco Renga, grande sconfitto della scorsa edizione, visto che all’inizio veniva dato per vincitore. Per gli ospiti delle singole serate vi rimando alla lettura di questo LINK.

Tornando ai “talenti”, oltre a Valerio Scanu sul palco dell’Ariston vedremo sfilare tra i big anche Noemi e Marco Mengoni, direttamente da XFactor. Poi c’è la figlia d’arte Irene Fornaciari, accompagnata dallo storico complesso (allora non si diceva band) dei Nomadi, l’affezionato, con tanto di strascico polemico sui testi delle sue canzoni, Povia, la vincitrice fra i giovani in gara nella scorsa edizione Arisa e un’altra rivelazione delle nuove proposte dell’anno passato Malika Ayane, già autrice e cantante di successo. Fra le nuove generazioni di cantanti, i Sonohra che indubbiamente faranno a gara per il televoto con i compagni d’avventura che piacciono alle ragazzine le cui dita scorrono veloci sui tasti del cellulare per mandare gli sms. Non mancano, tuttavia, i veterani: Pupo, la cui partecipazione insieme al principe di Savoia è stata a lungo discussa, Irene Grandi che canterà “La cometa di Halley”, titolo più adatto al clima natalizio che a quello fluorescente di Sanremo, Fabrizio Moro, al suo terzo festival anche se pochi si ricordano di lui, che interpreterà un pezzo, apparentemente fuori luogo, dal titolo “Non è una canzone”, Enrico Ruggeri, che ha già ottenuto la vittoria due volte, nell’ 87 con i compagni di avventura Tozzi e Morandi, e nel ’93, infine Simone Cristicchi che con la sua “Meno male”, in cui viene citata Carla Bruni, accompagnata dal tormentone ironico-fonico “Sarkonò Sarkosì”, ha già fatto parlare di sé, soprattutto dopo che la première dame de France ha declinato l’invito come ospite al festival.

Un discorso a parte meritano Nino D’Angelo e Toto Cutugno.
Il primo è l’unico a presentare una canzone in dialetto, naturalmente il napoletano, dopo che la partecipazione era stata estesa anche ai testi scritti negli idiomi regionali. D’altra parte il napoletano, con la sua lunga tradizione canora in quanto ad autori e interpreti, è quasi considerata una seconda lingua nazionale. Non so quali chance abbia realmente, ma è lodevole la sua inossidabilità.
Toto Cutugno è il Veterano per eccellenza, anche se sulle pagine di TV Sorrisi e Canzoni dichiara di essere emozionato come un debuttante. Per l’occasione ha anche preparato una compilation, in uscita dopo il festival, contenente i suoi quindici pezzi sanremesi. Ora, è noto che il cantante sia caratterizzato da una singolare predestinazione: quella di arrivare quasi sempre secondo. Io non so che speranze nutra quest’anno, vista la concorrenza di giovani talenti, recenti rivelazioni e cantanti di cui si è parlato in abbondanza nei mesi scorsi. Non so nemmeno se partecipi per promuovere il suo album in uscita o per ricordare al pubblico che non è ancora andato in pensione. O forse spera soltanto di essere ricordato, anche in questa 60esima edizione del Festival della Canzone Italiana come l’eterno secondo. Forse non rimarrà deluso, questa volta, perché in fondo Sanremo è Sanremo. Ta-ra-ta-ta-ta-tà.

Il sito ufficiale di Sanremo è questo.

MORGAN FUORI DA SANREMO. STASERA OSPITE A “PORTA A PORTA”

Dopo l’intervista choc rilasciata a Max (in edicola domani, 4 febbraio), nonostante la smentita arrivata tempestiva dal cantante, il direttore di Raiuno, Mauro Mazza, d’intesa con il Direttore Generale, Mauro Masi, dopo aver consultato il direttore artistico del Festival Gianmarco Mazzi, ha deciso l’esclusione del cantante Morgan dalla 60° edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Morgan replica: “Sono traumatizzato”. Ok, mi dispiace per lui, ma i veri traumatizzati siamo noi lettori.

Andiamo con ordine: pare che a Max Morgan abbia confessato un suo uso quotidiano di cocaina, ottimo antidepressivo, sempre secondo il suo parere. Non solo, ma aggiunge: “Gli psichiatri mi hanno sempre prescritto medicine potenti, che mi facevano star male. Avercene invece di antidepressivi come la cocaina. Fa bene. E Freud la prescriveva”, sperando, forse, che citando un’aucoritas come Freud potesse farla franca.
La prima reazione è stata di sdegno. Morgan, quindi, si affretta a chiarire: “L’intervista mi è stata sostanzialmente carpita, io penso esattamente il contrario: la droga fa male, la considero pericolosa e inutile, mi riferivo all’uso che ne facevo in passato come terapia verso la depressione”. Un bel dietrofront, non c’è che dire. Peccato però che il direttore di Max, Andrea Rossi, si affretti a replicare: “L’intervista non è stata per nulla carpita e tanto meno è stata tesa una trappola. Il servizio, in lavorazione da tempo, è stato pienamente concordato”.

A questo punto, sebbene con il beneficio del dubbio circa la veridicità delle dichiarazioni dei due contendenti, la partecipazione di Morgan a Sanremo è saltata. In primis, secca è stata la reazione di Alessandra Mussolini, presidente della Commissione per l’infanzia, che oltre all’esclusione del cantante presunto cocainomane, ha chiesto il test anti-doping per tutti i partecipanti.
Ma la battuta più originale è stata quella di Carlo Giovanardi, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al contrasto delle tossicodipendenze, che ha affermato: “Più che esibirsi a Sanremo, sarebbe utile che questo Morgan potesse ricoverarsi in una comunità di recupero per tossicodipendenti”.

Insomma, dopo le polemiche sulla canzone di Povia, ispirata al caso Englaro, dopo la discussione sulla partecipazione al Festival del principe Emanuele Filiberto di Savoia, tanto che Pupo, con il quale il principe si dovrebbe esibire, non ha escluso un ritiro dalla gara, quest’ennesima polemica genera un legittimo sospetto: che sia tutta una tattica per far pubblicità a Sanremo, già dato per spacciato due anni fa e miracolosamente rinato lo scorso anno, grazie al noto taumaturgo Bonolis?
E già, perché Sanremo è Sanremo!

[fonte Il Corriere]

AGGIORNAMENTO del post: 4 FEBBRAIO 2010

Insomma, Morgan prima nega, poi ritratta, ora ammette … di una cosa è sicuro: anche se lo dovessero riammettere al Festival, “chissenefrega di Sanremo”!
Stasera andrà in onda una puntata di Porta a Porta, condotto da Bruno Vespa, in cui Morgan sarà ospite.
Anticipazioni su Il Giornale.