12 settembre 2012

DI NUOVO IN AULA E IO … SPERIAMO CHE ME LA CAVO

Posted in affari miei, Mariastella Gelmini, scuola tagged , , , , , , , a 9:18 pm di marisamoles

Mattiniera come sempre, ho varcato il portone dell’edificio scolastico, con molta discrezione dall’ingresso secondario, alle ore 7 e 43. Naturalmente ho dovuto sgomitare nella ressa che si era formata in attesa dell’apertura agli studenti e, non appena le bidelle hanno dato il via libera, un’orda barbarica si è riversata nell’atrio della scuola, complice il fatto che per i primi giorni i ragazzi non devono passare davanti al “totem” con il badge che registra in tempo reale la loro presenza a scuola. Ah, la tecnologia! Almeno permette un’entrata ordinata perché i “totem” sono due, quindi si fa la fila.

Ho incrociato gli sguardi allibiti della cameriera del bar, che si trova nelle immediate vicinanze dell’atrio, e di una delle impiegate, rimasta vittima dell’orda barbarica assieme a me. Neanche avessero aperto i cancelli dello stadio per un concerto di Madonna o Lady Gaga.
Avrei voluto urlare ma in primo luogo non mi sembrava il caso di iniziare l’anno scolastico sgolandomi (non avevo idea, ironia della sorte, come sarebbe finita questa prima giornata), ché poi non arrivo nemmeno al 1° novembre, in secondo luogo non mi va di essere sempre quella, la sola, che riprende gli allievi quando compiono delle scorrettezze.

Una cosa, però, non ho ben compreso, almeno sul momento: perché correre tanto? Insomma, il primo giorno di scuola non è proprio una festa, non implica un’euforia tale da affrettare il passo per l’incontenibile gioia di iniziare le lezioni. Ma quando ho fatto il mio ingresso nella prima classe in orario, ho capito: non è gioia bensì la sindrome ansiosa da primo banco. Nessuno ci vorrebbe stare ma i banchi sono contati, sicché … vi si sono dovuti piazzare i soliti ritardatari che, fin dal primo giorno, hanno dovuto sorbirsi la mia specialità oratoria: l’elogio della puntualità. Una questione di rispetto ecc. ecc.

Questo inizio d’anno mi è subito parso faticoso. Più nel pensiero che nell’azione. Già, perché un solo numero mi agita da qualche tempo: il quattro. Quattro classi. Seguito dal cinque: cinque materie con scritto e orale. Incalzato dal tre: tre Italiano. Dicono che il tre sia il numero perfetto ma quando si tratta di moltiplicarlo per settantacinque, gli allievi, e quattro, i compiti in classe (escluse naturalmente le prove valide per l’orale che bisogna fare perché sennò come si fa a interrogarli tutti almeno due volte), allora non è più tanto perfetto, anzi, si trasforma istantaneamente in una incommensurabile sfiga. Non contiamo poi le varie prove di Latino …

In classe inizio subito a mettere i puntini sulle “i”: se sono qui con voi a far Latino è perché non volevo “perdervi”, quindi ho “spezzato” la cattedra di terza, tenendomi solo Italiano, e mi sono accollata una classe in più: quattro, potendone avere solo tre. Quindi, non fatemi pentire altrimenti io poi faccio pentire voi di avermi fatto pentire. Chiaro, conciso, minaccioso. Quel tanto che basta per iniziare bene. Quel poco che basterebbe per dirmi “scema”.

Un altro numero che negli ultimi anni è diventato un’ossessione è il diciotto. Le ore di cattedra. Embè, direte, sono sempre state diciotto! Sì, ma normalmente non erano tutte di lezione, si completava l’orario con le supplenze in sostituzione dei colleghi assenti, avevamo solo due classi. Dico due, non quattro. Ma poi è arrivata la Gelmini che disse: “ Non siamo uno stipendificio, dobbiamo ottimizzare le risorse”. Ok, tutto bene, ma quel che è ottimizzare per lei (diciotto ore, quattro classi al posto di due e, quindi, un docente in meno da pagare – ecchecaspita, mica siamo uno stipendificio! – ) per noi docenti di Lettere significa suicidarsi. O per meglio dire, istigazione al suicidio così magari qualche docente di Lettere esasperato ce l’ha pure lei, la Gelmini, sulla coscienza.

Ma lasciamo perdere il nostro lavoro, ché tanto siamo pagati per diciotto ore ed è giusto che ce le sudiamo tutte (anche se poi le dobbiamo moltiplicare almeno per tre, considerando il carico di lavoro che avere quattro classi anziché due comporta).
Pensiamo agli allievi. Prendiamo ad esempio i miei, quelli della prima ora. Se la sottoscritta non si fosse immolata quale vittima sacrificale, accettando una classe in più, in nome della dea “continuità didattica”, i poveretti (secondo il mio punto di vista, il loro mi è ignoto) si troverebbero in seconda già con un nuovo docente di Latino, per poi cambiarlo anche in terza perché fra biennio e triennio di solito c’è il cambio. Tre anni e tre docenti diversi: che bellezza! Ma loro sono fortunati (sempre secondo il mio punto di vista) perché hanno me che eroicamente ho accettato la quarta classe per non abbandonarli all’ignoto destino (magari sarebbe stato anche migliore, chi può mai saperlo? Dipende sempre dai punti di vista che cambiano a seconda delle teste che non ragionano mai tutte allo stesso modo).

In termini tecnici la follia sopradescritta si chiama “saturazione delle cattedre a diciotto ore”. Almeno prima, con il numero di ore e classi ridotte, si teneva nel giusto conto la mole di lavoro che i docenti di Lettere devono affrontare, per fare un piacere a tutti gli altri, per inciso, visto che l’insegnamento della lingua madre è trasversale. Ora vorrei che qualche altro docente di discipline diverse possa fare un favore a noi: potemmo sempre dare in appalto la correzione compiti.

Ma proseguiamo con il resoconto della giornata.
Seconda ora “buca”. Il nostro orario di lavoro è l’unico che preveda le ore “buche”, ore di cui possiamo liberalmente disporre, e ci mancherebbe altro, ma che comunque sono quasi sempre o perse (al bar, in aula di informatica, fuori a fare un giro, un salto al supermercato o dal giornalaio …) o impiegate per lavorare, ovvero correggere compiti o preparare lezioni. Propongo di chiedere un’indennità per le ore “buche”.

La terza ora l’ho passata in terza, classe a me sconosciuta. Che poi dire “classe” è un eufemismo perché quando si pensa alla “classe” si ha l’idea di un’entità che prosegue il suo percorso scolastico nella stessa forma con cui lo ha iniziato. E invece le terze sono il risultato di un’unione tra ex seconde o, come nel caso della mia, un insieme di persone che per la maggior parte provengono dalla stessa ex seconda, tragicamente sfoltita nel tempo, più singole unità che arrivano da altre classi, altre ex seconde, o altre scuole, o altre terze, i più iellati. In ogni caso l’ora è passata in men che non si dica. La maggior parte del tempo l’ho impiegata per spiegare come mai avrebbero avuto me per Italiano e un altro docente, non ancora nominato, per Latino. La fortuna (sempre secondo il mio punto di vista) di quelli di seconda ha generato la sfortuna di quelli di terza che avranno due insegnanti diversi per due materie che normalmente sono insegnate da una sola persona.
Ringraziamo ancora la Gelmini e la sua “ottimizzazione delle risorse”. So che non sono più affari suoi, visto che non è più ministro, ma nel tempo la scuola italiana, chiunque sia il ministro di turno, si troverà popolata da prof rinco che graveranno anche sui costi della Sanità, alla faccia della tanto declamata “ottimizzazione delle risorse”.

Arriviamo alla quarta ora, l’ultima per oggi. Sono ansiosa di conoscere una nuova classe, la prima. Ma quando arrivo in succursale già sto male. L’edifico, vecchio e polveroso, mette in serio pericolo la mia salute, essendo io allergica alla polvere, oltreché al gesso. Con la consapevolezza di rischiare uno shock anafilattico giungo al secondo piano. L’intervallo è finito da qualche minuto e il corridoio si presenta ai miei occhi anche peggio dell’atrio della sede centrale all’apertura del portone. Entro in classe, la prima del corridoio, e la trovo desolatamente vuota. Mi guardo intorno, do un’occhiata fuori e vedo sempre un assembramento di gente. Penso che siano i ragazzi dell’aula vicina, fossero i miei sarebbero entrati. Poi una scritta alla lavagna mi avverte che la classe è in aula magna per l’incontro con il DS. Accidenti, penso, non mi pareva di aver letto ‘sta cosa sulla circolare. Esco mestamente e faccio ritorno in sede. Ora, si tratta solo di attraversare un parco ma in ogni caso mi secca terribilmente fare avanti e indietro perché qualcuno non mi avvertita che i programmi sono cambiati.

Arrivo in sede, chiedo in portineria se sanno qualcosa della mia classe, dicono di no. Salgo al primo piano, l’aula magna è vuota. Scendo al piano terra e in sala insegnanti do un’occhiata alla circolare sulle attività di accoglienza delle classi prime e mi consola notevolmente il fatto di ricordare bene: quarta ora lezione regolare. Ma che lezione regolare è se non trovo la classe? Sembra un giallo, nessuno sa nulla, torno in succursale. Naturalmente nel frattempo ha iniziato a piovere.

Mi trovo nuovamente davanti alla classe assegnatami. Ancora vuota ma c’è sempre un gruppo di allievi nel corridoio. Chiedo: siete voi la prima … ? Sono loro. MA COME? Erano lì davanti anche dieci minuti prima, mi devono aver visto entrare in aula e guardarmi attorno con aria smarrita. Non possono avermi scambiata per una studentessa. Magari!
Lancio un urlo e li faccio entrare. Sempre urlando spiego che nei dieci minuti in cui facevo i viaggi su e giù per risolvere il mistero della classe scomparsa IO avevo comunque la responsabilità su di loro perché quella era comunque una mia ora e loro erano comunque i miei allievi, seppure non presenti in aula e assiepati lungo il muro del corridoio. E quella scritta sulla lavagna? Ah, quella, era lì dalla prima ora. E non siete capaci di cancellarla onde evitare equivoci? Se non fosse stato per quella scritta avrei evitato un viaggio inutile.

Tutti zitti. Non hanno fiatato. Mi guardavano smarriti. E io continuavo a dire che di solito non perdo la pazienza, non urlo, erano almeno dieci anni che non urlavo così tanto che, quanto a decibel, mi ha superato solo un tuono che ha fatto tremare tutto.

Questo è solo l’inizio. Per il resto, io speriamo che me la cavo.

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25 commenti »

  1. espress451 said,

    Il tuo racconto lo faccio mio, infatti viene da dire “non ne posso già più”. Posso permettermi di non dirlo perché avendo chiesto il part time (proprio per evitare quella somma imbecille di ore sparse ovunque) e avendolo ottenuto, penso di poter respirare. Anche se due quinte di 25 e 29 studenti non sono propriamente l’insostenibile leggerezza dell’essere…
    Un abbraccio, Ester.
    Ps: da un po’ di tempo diversi docenti di lettere stanno reclamando un’indennità da correzione compiti scritti, perché in realtà solo noi abbiamo tale carico di lavoro. Uffa…

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  2. Elenausa2009 said,

    Buon anno …scolastico!

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  3. lilipi said,

    Quanti ricordi mi suscita il tuo racconto! Storie ordinarie di disorganizzazione. Quanto alla Gelmini e compagni, continuo a pensare che certe RIFORME non sarebbero state fatte se si fosse avuta esperienza della realtà concreta della scuola. Non hai idea di quello che succede nella scuola media con la “saturazione della cattedre” e l’introduzione di “Costituzione e cittadinanza”: per avere non meno e non più di 18 ore, gli insegnamenti vengono accoppiati e assegnati in modo spesso assurdo.Non capisco perchè i docenti non insorgiate in massa.
    Hai fatto bene ad urlare:così ti sei sfogata,evitando di accumulare tensione(cosa che fa male alla salute), ed è servito a “mettere i puntini sulle i” anche con gli alunni. Però pensa che domani è un altro giorno.Buon anno scolastico.

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  4. IN BOCCA AL LUPO!!
    Mi hai fatto ricordare di un anno che insegnavo (english naturally) in una scuola professionale, allievi/e età 20++. (avevo sempre le prime 2 ore del pomeriggio, dalle 14 alle 16) in particolare una arrivava sempre con 15 min di ritardo, la scusa che doveva pranzare…le ricordo che io avevo 45 min di auto da fare, lei viveva dietro l’angolo.. Alle 14.45 chiede di fare una pausa…risposi, con flemma esagerata inglese, niente pausa, perchè la pausa lo avevan già fatto prima di iniziare la lezione….TUTTI MUTI. Erano adulti….tutti diplomati/laureati.

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  5. Monique said,

    Beata te che ce l’hai una scuola dove entrare…io, che adoro questo mestiere, non so ancora neppure se mi chiameranno. E di tutto questo posso solo ringraziare la Gelmini e tutti quelli che mettono mano alla scuola senza competenza! Certo, tutte ‘ste peripezie, tra precariato, tfa, corsi concorsi e ricorsi mi scappa proprio la voglia…

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  6. Diemme said,

    Ah ah, poveri studenti imberbi, che battesimo col primo giorno di scuola! Ma va bene così, che lo sappiano che certe riforme rendono nervosi gli insegnanti, che poi se la sfogano con loro, e quindi inizino a protestare davanti al ministero contro queste riforme del piffero!

    Povera Italia, molti cervelli in fuga, e quelli che restono esasperati (io militai nella schera dei primi, ma ora occupo le fila dei secondi…).

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  7. Raffaele said,

    Io lo dico sempre. Non è un problema di ore di lavoro, ma cosa c’è dentro “quelle ore”. Per affermare che i lavori non sono tutti uguali. Fatti coraggio, anche quest’anno è iniziato..
    Un abbraccio e vedrai che te la caverai alla grande. Ciao

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  8. maryonn said,

    Io sono madre di due ragazze molto brave a scuola, una di 26 e una di quasi 18, e ho sempre ammirato (ma non invidiato) i loro insegnanti.
    Mi sembra un lavoro difficile e ingrato, molti lo fanno con amore e dedizione, altri perché devono vivere, come tutti.
    La scuola dovrebbe essere tenuta più in considerazione, i nostri figli la vivono troppo spesso come un dovere noioso, e non dovrebbe essere così.
    Per fortuna io sono riuscita a trasmettere alle mie figlie il messaggio che più sai e meno ti fregano, e che studiare è un deterrente (questo si) alla noia.
    Risultato: sono sempre state tra le prime della classe, senza bisogno che io le pungolassi.
    Per quanto riguarda l’incidente che ti è occorso (quello con la prima), non credo che tutta la colpa debba essere imputata ai ragazzi, non c’erano bidelli o qualcuno che potesse provvedere nel caso di disguidi?

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  9. claudiogi61 said,

    già….. alea iacta est!

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  10. claudiogi61 said,

    dimenticavo … stupenda la canzone di venditti

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  11. Alberto said,

    Qui, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, i giornali titolano su un insegnate di storia massacrato di botte da un alunno a cui non era piaciuto come spiegava la storia delle religioni, e un’insegnante presa a sberle da una madre che non aveva apprezzato una nota di valutazione del figlio… Coraggio Marisa, puo’ sempre andare peggio !

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  12. marisamoles said,

    @ Ester

    Mi pare che nell’ultimo periodo ci sia una vera e propria corsa al part time! Però, a parte il fatto che non potrei permettermelo, non mi pare giusto che si rinunci a una parte dello stipendio per lavorare in modo più umano, come lavoravamo fino a tre anni fa. Considerando che il nostro contratto è pure scaduto da quattro anni.
    Non so se avremo mai un’indennità per la correzione dei compiti (anche perché, a sentire gli altri, non lavoriamo di più) però mi auguro che, quando finalmente rinnoveranno il contratto, prendano in considerazione seriamente la differenziazione degli stipendi.

    Un abbraccio.

    @ Elena

    Grazie!

    @ lilipi

    Non amo urlare, sono dell’idea che, nel momento in cui alza la voce, un docente abbia fallito nella sua azione didattica educativa. Ma la situazione era veramente tragicomica. Tanto so che domani, quando li rivedrò, mi scuserò. Nello stesso tempo li pregherò di svegliarsi un po’ …

    @ 3theperfectnumber

    Insegnare nel pomeriggio è ancora più stressante. Anche a me capitano i soliti ritardatari perché sono andati in centro al Mc Donald. Io faccio notare loro che mangio un tramezzino in sala insegnanti e me lo porto da casa per risparmiare, non solo il tempo …

    Quanto al lupo, CREPI! 🙂

    P.S. Certo che il vostro “Break A Leg” è inquietante!

    @ Monique

    Sì, lo so che sono fortunata. Sono entrata in ruolo a venticinque anni e il precariato non so quasi cosa sia.
    Spero che una chiamata arrivi presto: se penso che ci sono tanti docenti svogliati e incompetenti e quelli bravi e appassionati stanno a casa …

    @ Diemme

    Lasciando stare i cervelli in fuga, a me basterebbe trovarli in classe. 😦

    @ Raffaele

    So che da parte tua ho sempre comprensione e ti ringrazio molto.
    Spero che le tue vacanze proseguano al meglio, pioggia a parte. ma non durerà.

    Un abbraccio e grazie.

    @ maryonn

    Sei una mamma molto fortunata!

    Le bidelle? Dimenticavo: uscita dalla classe sono andata verso la postazione della bidella e naturalmente non ho trovato nessuno. In ogni caso, suonata la campanella, i ragazzi devono entrare in classe e non rimanere nel corridoio. A maggior ragione se non conoscono l’insegnante, se sono in prima e se è il primo giorno di scuola.

    Se il buongiorno si vede dal mattino …

    @ claudiogi61

    Innanzitutto benvenuto e grazie!
    La canzone di Venditti è davvero splendida, una delle mie preferite. Peccato che nella mia scuola la prima campana suoni alle 7 e 50 e non alle 8 e 20. 😦

    @ Alberto

    Figurati se non lo so che può andare anche peggio.
    Certo che anche i genitori francesi non scherzano …

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  13. Diemme said,

    @Alberto: non mi piacciono questi titoloni, sembrano sobillare, ispirare lo spirito di emulazione…

    Non mi piace la coincidenza, non mi piace l’enfasi. E, ovviamente, non mi piace neanche che sia accaduto.

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  14. cavaliereerrante said,

    Eppure, da quelle orde fameliche ( del primo giorno … ), da quegli indistinti grupponi di giovinetti e giovinette che della Scuola non gliene potrebbe fregare di meno, da quei cervelli smarriti e deviati … quanti ragazzi, grazie “anche” a te, cara @Marisa, usciranno diversi e consapevoli … Ne basterebbe solo uno, per giustificare, nobilitandoli, i tuoi umanissimi urli …. Magia della Scuola, capacità sua di resistere comunque nel tempo alle invereconde manipolazioni di spocchiosi e interessati “nulla facenti della politica bassa”, che della Scuola nulla capirono quando la frequentarono sui banchi e nulla continuano a capire sedendo poi sugli scranni del potere servile e corrotto !
    La tua speranza di cavartela, è più che fondata … ad onta di tutto questo ciarpame che, ogni anno, viene servito, a te ed ai tuoi colleghi, sul piatto desolante dell’ ignoranza pura e del cinismo !
    Auguri carissima … et semper valeas ! 🙂
    @Cavaliereerrante …

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  15. Monique said,

    @maryonn: difficile sì, ingrato no. Questo naturalmente vale se ti piace questo mestiere…

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  16. laGattaGennara said,

    buon inizio anche da qui, di un po’ di cose che dici, sai, che me ne “intendo” anche io ma ho deciso per qualche tempo di pensare positivo. E mi metto già a ridere al solo pensarci. Una cosa mi ha dato da pensare: i tornelli col badge. Che roba fichissima!

    Mi piace

  17. marialuisa said,

    in bocca al lupo prof, anche noi all’inizio siamo stati tremendi…poi siamo migliorati. spero…
    firmato: un’ex-alunna

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  18. marisamoles said,

    @ Cavaliereerrante

    Grazie!

    Quanto alla “magia della scuola”, ogni tanto vorrei davvero avere la bacchetta magica. 🙂

    @ Monique

    Credo che maryonn con quell’ “ingrato” intendesse il fatto che siamo sempre nel mirino, che la scuola è considerata quasi una nullità, e noi insegnanti pure, che la cultura è snobbata da tutti quelli che credono non serva per “fare i soldi” … insomma, non serve che aggiunga altro, credo tu abbia capito.

    @ LaGattaGennara

    Buon inizio anche a te, sperando che prosegua sempre meglio!

    Sui tornelli (da noi chiamati “totem”) ne avrei di cose da raccontare! Ti basti che, non appena entrati in funzione, se non sbaglio quattro anni fa, sul quotidiano locale hanno scritto un articolo dal titolo “A scuola come in fabbrica”. Ma che c’entra poi? Vuoi mettere la comodità di avere, in tempo reale, tutti i dati relativi alle presenze e assenze, alle entrate in ritardo (anche i piccoli ritardi di cinque-dieci minuti) e le uscite anticipate, le giustificazioni presentate ecc. In qualsiasi momento si può andare in segreteria e chiedere la scheda di un dato allievo e controllare la sua frequenza. Meraviglioso!
    L’unico problema è che ogni tanto si presenta qualche guasto … d’altra parte le macchine non sono mai perfette. Comunque le assenze dobbiamo annotarle a mano sul registro, almeno finché non adotteremo il registro elettronico. Arriverà mai?

    Mi piace

  19. marisamoles said,

    Cara Marialuisa,

    che piacere sentirti!
    Non vi ricordo così tremendi (è che con il tempo si dimentica il brutto per ricordare solo il bello!), in ogni caso posso dire che in questi pochi giorni di scuola mi siete davvero mancati. Spero che il futuro ti riservi grandi soddisfazioni nello studio, come meriti. Fatti sentire e raccontami un po’ di te (via mail, ovviamente). Mi farà molto piacere.

    Un forte abbraccio.

    la tua ex prof 😉

    P.S. Quanto al lupo, CREPI!

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  20. TANIETTA said,

    BUONA DOMENICA MARISA, LEGGO IN RITARDO IL TUO ARTICOLO , MA TI SONO VICINA PERCHE’ PRIMA DI ESSERE INSEGNANTE RICORDATI DI ESSERE UN EDUCATRICE RESPONSABILE DEI FUTURI UOMINI DELLA SOCIETA’, CERTAMENTE OGGI E DIFFICCILE EDUCARE , MA CON L’AIUTO DEL SIGNORE TUTTO E ‘ POSSIBILE , L’AMORE TUTTO COPRE SE FINALIZZATO SULLA VERITA’ , TI ABBRACCIO FORTE E BUON ANNO SCOLASCTICO , DIO TI BENEDICA

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  21. marisamoles said,

    @ Tanietta

    Grazie! Sei stata molto carina a passare di qua e a lasciare queste belle parole. 🙂

    Un abbraccio.

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  22. maryonn said,

    @ Monique

    Hai ragione, probabilmente sembra un mestiere ingrato a me, che ho sempre fatto tutt’altro.

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  23. Valeria said,

    ciao! capitata per caso da queste parti mi sono ritrovata tanto nelle tue parole, soprattutto nella fortuna/ sfortuna della separazione italiano-latino!

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  24. marisamoles said,

    @ Valeria

    Intanto benvenuta! Mi fa piacere incontrare qualcuno che capisca la situazione. Devo aggiungere che questa mia terza si è ritrovata con sei insegnanti al posto di tre perché sono state separate anche la cattedra di Storia e Filosofia e quella di Matematica e Fisica. Noi, quando esprimiamo le nostre preferenze, non abbiamo di fronte il quadro completo ma chi di dovere sì. E non aggiungo altro.

    Grazie per il tuo passaggio. A presto.

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  25. […] il post d’inizio anno? Be’, diciamo che me la sono cavata e ho pure avuto le mie soddisfazioni. Quando il duro […]

    Mi piace


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