27 novembre 2012

FACEBOOK: IL “TETTA-DETECTOR” CENSURA UN GOMITO

Posted in cronaca, web tagged , , , , , , a 5:57 pm di marisamoles


I moderatori di facebook, novelli censori, entrano in azione ogniqualvolta qualcuno pubblichi sul suo account foto di donne a seno scoperto. Nulla da eccepire se il petto in mostra è quello di un aitante macho ma le donne no, a seno nudo non possono proprio trovare posto su FB. I moderatori di Palo Alto sono davvero intransigenti: rimuovono persino le fotografie che ritraggono dolci mamme mentre allattano al seno le loro creaturine. Capezzoli femminili, benché appannaggio esclusivo di un vorace poppante, messi al bando. Nel migliore dei casi si rischia la rimozione della/e immagine/i, nel peggiore anche la chiusura dell’account.

Proprio per testare la scarsa infallibilità di questo tipo di censura, i blogger di «Theories of the Deep Understanding of Things» hanno postato sulla pagina FB di una graziosa biondina un’innocente foto che la ritrae avvolta dalla schiuma in una vasca da bagno sui cui bordi appoggia un innocente gomito nudo. C’è da dire, per onestà, che lo sguardo della ragazza è parecchio ammiccante, tuttavia la foto, a ben guardarla, non è per nulla osé, sempre che non si voglia considerare particolarmente erotico un gomito.

L’obiettivo dei blogger menzionati è stato raggiunto nell’arco di qualche settimana: la fotografia innocente è stata rimossa perché contraria alla policy del social network.

Missione compiuta, dunque. Ma che figura per i tetta-detector!

[fonti: Il corriere e Giornalettismo da cui è tratta anche l’immagine]

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28 agosto 2012

IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI MA È MEGLIO NON CERCARLO

Posted in amore, Uomini e donne, web tagged , , , , , , , a 10:47 am di marisamoles

Il primo amore non si scorda mai, così dicono. La memoria mantiene impresse le immagini del primo bacio, della prima volta, anche della prima delusione d’amore, forse non solo della prima. Ma siamo proprio sicuri che sia così? E poi, ciò vale più per le donne o più per gli uomini?

Verrebbe da dire: più per le donne. Siamo delle eterne romantiche, non è forse così? Noi ci pensiamo alla prima cotta e a tutto ciò che abbiamo sperimentato, in amore, per la prima volta. E loro, gli uomini, ci pensano? E che dire di quell’insano proposito di incontrare nuovamente quel lui o quella lei che mai abbiamo dimenticato?

Secondo uno studio inglese, il romanticismo non è prerogativa delle donne. Il 24% degli uomini intervistati ha ammesso di pensare al primo amore e il 19% dei londinesi avrebbe addirittura riallacciato i rapporti con la ex all’insaputa dell’attuale compagna. Non scappatelle innocenti ma vere e proprie storie che rischiano di diventare ben più durature della precedente relazione. Mentre le donne tendono a chiudere definitivamente con il partner e se ci ripensano, è solo per questioni di sesso. Almeno così ammettono le intervistate.

Secondo gli esperti questi ritorni di fiamma sarebbero deleteri. «Il primo amore tende a lasciare una grande impronta emotiva in ognuno di noi –spiega lo psicologo Cary Cooper della Lancaster University al “Daily Mail” – e ci spinge a dimenticare le cose che allora non funzionavano per farci vedere tutto foderato di rosa. Ma è un errore pensare che possa essere lo stesso di 10 o 20 anni fa, perché le circostanze sono cambiate, noi stessi siamo cambiati».

Ma cosa spinge a ripensare ai vecchi tempi? Sicuramente l’insoddisfazione per il rapporto attuale, anche a costo di ricadere nella trappola di una storia sbagliata. E come si fa a riprendere i contatti con le ex o gli ex? Oggi galeotto non è un libro, come accadde molto tempo fa a Paolo e Francesca, ma Facebook. Il social network più famoso al mondo, nato per ritrovare vecchi compagni di scuola, ha ormai travalicato gli angusti confini del “ehi tu, ma non eri in classe con me al liceo?” per approdare al più diretto “ehi, tu, ma non venivi a letto con me tanto tempo fa?”. E sono le donne a preferire FB mentre gli uomini si fidano più degli sms o delle e-mail … sempre che abbiano scoperto il numero di cellulare e l’indirizzo di posta elettronica delle ex. Ma i rischi sono molti, nel caso di persone che si incontrano nuovamente ma che hanno in piedi delle relazioni sentimentali con altri.

“Niente sesso siamo inglesi”, celebre titolo della commedia teatrale scritta da Anthony Marriot & Alistair Foot nel 1971, pare ormai superata come battuta.
E noi italiani come ce la caviamo con gli/le ex? Per quanto mi riguarda, non faccio ricerche su Internet. Anche perché penso che sia molto più semplice per i miei ex trovare me (Google dà circa 522,000 risultati in 0.33 secondi) piuttosto che per me trovare loro. 🙂

Battute a parte, non saprei come scegliere l’approccio. Come potrei mentire spudoratamente dicendo “sai per caso ti ho trovato …”? Il caso vuole che non si trovi mai ciò che si cerca. E poi, anche ammesso che si riesca a superare l’imbarazzo iniziale, si rischia di portare la conversazione su argomenti banali come famiglia, lavoro, città in cui si vive … ma è possibile riassumere venti o trent’anni della propria vita in poche parole senza la certezza di suscitare l’interesse dell’interlocutore?
Da evitare assolutamente, secondo me, il rivangare i vecchi tempi. Se si è degli ex è più che evidente il fatto che un tempo si era stati una coppia e poi uno dei due aveva mandato a monte quell’idillio. Sì, perché è estremamente difficile che, specie parlando di primo amore e quindi di un evento avvenuto in un’età in cui con tutta probabilità non si era pienamente coscienti, si sia giunti alla rottura di comune accordo. Allora che fare? Rimproverare l’abbandono all’altro, dirgli/le che è stato/a proprio uno/una str°°°o/a? Oppure spostare l’attenzione sul terzo incomodo, su quella persona che aveva causato la rottura? Perché c’è quasi sempre il terzo o la terza. Inutile prendersi in giro. Magari il nuovo incontro potrebbe svelarne l’esistenza, nel caso si fosse ignari del tutto. In questo caso credo ci voglia un buon autocontrollo per non serbare rancore e sfogare la propria rabbia.

Ricapitolando, due sono le eventualità: quella di voler rivedere chi abbiamo amato e ci ha lasciati facendoci soffrire da cani oppure quella di voler ricontattare chi avevamo lasciato e, dopo venti o trent’anni, ci siamo resi conto di aver commesso l’errore più madornale della nostra vita.
Ma in entrambi i casi mi chiedo: come possiamo immaginare la reazione dell’altro/a? Diamo per scontato che una rimpatriata sia comunque gradita, anche solo per fare una chiacchierata tra vecchi amici? Ma non eravamo stati davvero degli amici … E poi, perché mai dovrebbe interessarci una persona, di cui ignoriamo la vita che ha condotto per qualche decennio?

[fonte per la notizia: Il Corriere]

1 giugno 2012

CONSIGLIERE LEGHISTA FRIULANO SULL’OMICIDIO DI PIACENZA: “IL CORPO DELLA DONNA HA INQUINATO IL SACRO FIUME”

Posted in cronaca, politica tagged , , , , , , , a 6:45 pm di marisamoles

Il fatto è accaduto qualche giorno fa a Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza: un uomo indiano ha ucciso la moglie perché troppo “occidentale” e ha gettato il cadavere nel fiume Po. (QUI la notizia nei dettagli)

A proposito del sanguinoso fatto di cronaca, uno dei tanti che purtroppo interessa la violenza familiare le cui vittime privilegiate sono le donne, il consigliere comunale di Udine, Luca Dordolo, ha così commentato sulla sua pagina Facebook:

«Maledetto, inquinare così il nostro sacro fiume…» E ancora: «Vorrei vedere io se andassimo a defecare o sgozzare mucche e maiali sul Gange, cosa direbbero…». E per concludere: «Ah già, già lo fanno…Ah beh, allora…..:o)». [LINK della fonte]

Io non ho parole ma mi chiedo: c’è un limite alla follia? Ma cosa aspettano quelli della Lega a cacciarlo? Ah, dimenticavo: probabilmente sono tutti d’accordo con lui.

[la foto è tratta dalla pagina Fb di Luca Dordolo]

AGGIORNAMENTO DEL POST, ORE 20.50

Il nuovo segretario regionale del Carroccio Piasente chiede le dimissioni di Luca Dordolo: “Mi scuso, non è la Lega che vogliamo” (LINK)

Bene. Sono felice di essermi sbagliata.

21 dicembre 2011

L’ORTOGRAFIA SUL WEB E L’APOSTROFO DI SAVIANO

Posted in attualità, cultura, lingua, vip, web tagged , , , , , , , , , , a 6:26 pm di marisamoles


Purtroppo è cosa nota che gli scritti che viaggiano sul web siano pieni di refusi (ne ho scritto QUI, uno dei miei primissimi post di questo blog). Dal quotidiano on line ai messaggi su FB o Twitter, dai testi scritti sui blog ai commenti lasciati dai lettori parrebbe che la lingua italiana, non solo ortograficamente parlando, sia sempre più sconosciuta. E i dati relativi a vari concorsi pubblici, anche per posti altamente qualificati, ne sono la conferma. Non parliamo, poi, degli errori grammaticali e ortografici commessi dagli studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Ho più volte trattato questo argomento e sempre con una certa tristezza, come accade quando si vede maltrattato l’idioma materno, specie se si cerca di insegnarlo nel miglior modo possibile ai propri studenti. Ma le nuove generazioni, e quelle vecchie che le emulano, scrivendo avvalendosi delle nuove tecnologie sono convinte che la cosa più importante sia farsi capire dall’interlocutore che di certo non andrà per il sottile facendo notare gli errori e non criticherà l’uso ed abuso delle abbreviazioni più fantasiose.

Ricordo un “vecchio” tema in classe, proposto ai miei allievi proprio sull’uso delle nuove tipologie di scrittura. Una ragazza, decisamente brava e con l’incredibile, al giorno d’ggi, attitudine per la scrittura curata, scrisse:

Come esseri umani, creature dotate di raziocinio, custodi di sentimenti, desideri e speranze, non potremmo ritenere possibile l’esistenza di qualcosa di più naturale dell’amore per la conoscenza e la padronanza della lettura e della scrittura. In un mondo frenetico e in continua evoluzione come quello in cui viviamo e continueremo a vivere, la fruizione inestimabile del contatto umano attraverso la scrittura ha assunto, negli anni, connotati molto particolari come, per fare un esempio di facile comprensione, le e-mail e gli sms, lettere della moderna generazione di scritti, figli di una realtà ormai dipendente dalla tecnologia più varia.
Secoli di tradizione epistolare, di messaggeri impavidi pronti a rischiare tutto, spesso anche la propria vita, pur di proteggere il prezioso contenuto di quei testi del cuore che erano le lettere – portatrici di speranza, attesa e salvezza -, soppiantate dall’impellente fretta di un mondo troppo moderno e innovativo, troppo giovane per dare ascolto all’esperienza passata di quella realtà ormai scomparsa che era l’”era della corrispondenza via corriere”. Al giorno d’oggi, tuttavia, appare quasi impossibile anche solo sperare che il “popolo scrittore” possa volgere il proprio sguardo all’universo ormai trascorso e mutato delle lettere e del loro intervento di incomparabile importanza nella vita di tante e tante anime in fremente attesa di una risposta. L’improbabilità di tale auspicabile evento è resa evidente dagli effetti della diffusione globale della tecnologia dei cellulari e degli elaboratori elettronici quali i computer e, soprattutto, dell’immediatezza di risposta grazie alla quale ci è permesso accedere a qualunque genere d’informazione.

Adesso ditemi quante adolescenti sarebbero in grado di utilizzare l’idioma natio in modo così soave oltreché corretto. Ben poche. E non parliamo dei maschi.
Attente lettrici di romanzieri davvero mediocri come Moccia (solo per fare un esempio … d’altra parte io non ho grande esperienza nell’ambito della narrativa per teenagers), le ragazze d’oggi non solo scrivono poco e male, anche quando non ricorrono ad un linguaggio deturpato da abbreviazioni e adornato da simboli grafici di ogni specie, ma hanno anche a disposizione un repertorio lessicale assai limitato, ahimè.

Ma lasciamo stare gli studenti e veniamo a chi della scrittura ne ha fatto una professione, peraltro ben remunerata. Prendiamo Roberto Saviano, per esempio. Come riporta Bebbe Severgnini su Il Corriere, lo scrittore partenopeo, in un messaggio su Twitter, ha commesso un grossolano errore ortografico, uno di quelli che i miei allievi nemmeno fanno più, se non altro per non sentirmi sbraitare ogni volta e per non vedere le sottolineature triple sui compiti in classe. Ecco il testo (sul cui contenuto non mi soffermo, visto che non è al centro della mia riflessione):

«Khadz Kamalov, un giornalista coraggioso, è stato ucciso. 70 giornalisti russi uccisi in Russia. Qual’è il peso specifico della libertà di parola?»

Così lo commenta Severgnini:

«Mi è piaciuto il tweet newyorkese di Roberto Saviano (77.657 followers). Per la sostanza, ovviamente; ma anche per quell’apostrofo di troppo («Qual è…»). Poi l’ha corretto, ma non deve vergognarsi: anzi. Tutti sbagliamo, e su Twitter non esistono correttori automatici (per fortuna). Non solo: quell’apostrofo è la prova che RS, i tweet, se li scrive da solo.»
Poi continua: «Twitter è un esercizio nuovo e antichissimo: Callimaco, Marziale, Poliziano, Voltaire, Achille Campanile, Ennio Flaiano, Leo Longanesi e Indro Montanelli (coi «Controcorrente») se la sarebbero cavata benone. Bravi come loro, in giro, non ce ne sono più. Ma esistono molte persone brillanti con il passo breve e la battuta secca.»

L’articolo di Severgnini è simpatico e, per non dilungarmi oltreché per non andare off topic, vi invito a leggerlo tutto.
Tornando a Saviano, se è vero che in un primo momento ha provveduto a correggere l’errore, poi ci ha ripensato e ha pubblicamente dichiarato, ovviamente sempre su Twitter:

«Ho deciso 🙂 continuerò a scrivere qual’è con l’apostrofo come #Pirandello e #Landolfi. r.»

Va be’, contento lui, noi ce ne faremo una ragione. Allora, forse dovrei invitare i miei studenti a scrivere “esiglio” con gl emulando Foscolo? Gradirei una cortese risposta dal signor Saviano … nel frattempo, però, continuerò a raccomandare ai miei allievi di non usare il gl perché oggigiorno “esilio” si scrive senza.

[immagine da questo sito]

3 aprile 2010

MATTEO MACCHIONI FA GLI AUGURI DI BUONA PASQUA AI SUOI FAN

Posted in Amici, Maria De Filippi, Matteo Macchioni, spettacolo, talenti, televisione tagged , , , , , , , a 11:11 pm di marisamoles

Matteo Macchioni a casa sua


Sulla pagina facebook di Matteo Macchioni (LINK) è comparso un breve scritto che porta la sua firma:

Salve a tutti!!!! Vorrei augurarvi una serena S.Pasqua.

Vi abbraccio tutti, anche se in maniera virtuale…
Vorrei anche annunciarvi che il mio primo album uscirà in autunno.
Non sarà quindi un semplice EP, ma un Long-Play.
Mi dispiace che dobbiate aspettare tanto per sentire altra mia musica, ma fare un disco fatto veramente bene necessita di tempo e tanto lavoro.
Per ora i brani “LA PROMESSA”, “GUARDA SEMPRE Più IL Là” e la cover “WHO WANTS TO LIVE FOREVER” sono disponibili sull’i-Tunes store.

Vi aspetto al Teatro Verdi di Salerno per il mio debutto ufficiale in “Elisir d’amore”. A dirigere sarà il grande Daniel Oren. L’onore per me è altissimo e anche la voglia e il dovere di fare bene. Mi aspettano mesi di grande e duro lavoro …. Conto sempre sul vostro sostegno e spero di continuare a emozionarvi.

Ancora un grande grazie!!!!

A presto. Matteo Macchioni

Non ho motivo di dubitare che sia un messaggio originale, dato che sono giunti molti ringraziamenti da parte dei suoi fan. Quando si ha a che fare con delle pagine “anonime”, però, possono venire mille dubbi.
Credo, tuttavia, che l’ormai ex concorrente di “Amici 9” sia davvero grato ai fan per il successo che ha ottenuto durante i mesi passati alla “scuola” di Maria De Filippi. Sono anche convinta che coloro che lo hanno apprezzato continueranno a farlo e lo seguiranno anche a teatro. D’altra parte il ragazzo è entrato nella scuola come tenore e non cantante pop, quindi è ovvio che la maggior parte dei suoi fan siano patiti della lirica.

L’invito rivolto a Matteo da parte di Daniel Oren è una vera e propria mossa strategica: il teatro lirico certamente non offre spettacoli paragonabili, nemmeno dal punto di vista del numero di spettatori, ai concerti pop e rock che riempiono gli stadi. Il pubblico teatrale è ancora, purtroppo, un pubblico d’èlite. Non solo: spesso chi segue l’opera è abbonato agli spettacoli in cartellone e gli abbonamenti sono davvero costosissimi. D’altra parte il teatro ha dei costi e non può vantare un pubblico di massa, quindi le entrate sono relativamente poche. Allora il dubbio è: possiamo paragonare Matteo ai vari Vasco Rossi, Laura Pausini, Tiziano Ferro, Zucchero …. insomma ai grandi della musica italiana, capaci di far spostare intere masse di fan da una parte all’altra dell’Italia? Ovvero: i fan di Matteo andranno davvero a sentirlo e vederlo al Teatro Verdi di Salerno?

Per caso sono capitata sul sito OperaClick (LINK) e ho letto un post in cui si parla del Teatro che ospiterà Matteo per tre spettacoli di gala (come li ha chiamati il maestro Daniel Oren nell’Rvm mandato in onda alla finale di “Amici”), l’8, il 10 e il 12 giugno prossimi. Nella discussione si è scatenata una diatriba tra i sostenitori del giovane tenore e chi nutre dei dubbi su di lui, senza neppure conoscerlo, in quanto concorrente della trasmissione di Maria De Filippi. Uno degli intervenuti scrive: Sono andato subito a vedere la pagina FB del Macchioni, orde di ragazzine pronte a invadere il teatro Verdi per sentire il loro beniamino nell’Elisir. La trovate una cosa tanto riprovevole?, il che fa ben sperare che certi pregiudizi vengano presto abbattuti. Un altro controbatte: Onestamente? Io faccio il tifo per lui dalla prima puntata (anzi dal casting) e penso che se anche solo una delle ragazzine che faranno la fila per “sentirlo”, il giorno dopo decida di riascoltarsi l’elisir e magari fare un biglietto per un’altra opera, chissenefrega che sia per “un amico di Maria”!

Ecco, questo è il punto. Leggendo gli altri commenti sono venuta a sapere che il costo di un biglietto per il loggione è di 40 euro. Ora, gli esperti sapranno che il loggione (detto anche “piccionaia”) è il luogo del teatro in cui siedono i veri intenditori dell’opera, anche perché l’acustica è migliore. Ma se penso alle “orde di ragazzine pronte ad invadere il teatro Verdi” per vedere Matteo, è chiaro che da lì non lo vedrebbero affatto. Ci vorrebbe minimo un posto in platea, possibilmente nelle prime file. In questo caso, però, il costo aumenta: 70 euro, sempre in riferimento alle tariffe ridotte. Ma a chi obietta che le fan non andranno in massa a sentire Macchioni, uno replica: Fidati…..sono già pronti i pullman anche da Trieste: tu non sai di cosa sono capaci le fans scatenate.. E poi, bisogna considerare che anche i concerti dei cantanti pop sono parecchio costosi: secondo qualcuno non si può paragonare un Vasco Rossi con un Macchioni che fino all’altro ieri nessuno conosceva, ma altri pensano che se il/la ragazzino/a è disposto/a a spendere tot soldi per andare a vedere Vasco Rossi, se vuole andare a vedere Matteo Macchioni, quale che siano le motivazioni, i soldi li trova. Beh, anche questo è vero.

Insomma, la discussione mi ha appassionata, anche se un paio di battute erano decisamente poco gentili: in riferimento alle “ragazzine pronte ad invadere il teatro” uno ha scritto: Se fosse possibile circoscriverle e munirsi di un lanciafiamme o di altro strumento di sterminio, ben dosato per non rovinare le strutture del teatro o arrecare danni ad altri frequentatori dell’opera, potrebbe anche essere una cosa positiva. Per fortuna non tutti la pensano allo stesso modo; un altro, infatti, osserva: A Salerno debuttò Caruso, non vedo perché non debba debuttare Matteo?????

Speriamo, dunque, che il paragone porti bene all’ex amico di Maria. Forza Matteo … e buona Pasqua!

SU MATTEO HO SCRITTO ANCHE QUI E QUI

[la foto è pubblicata sul sito facebook di Matteo Macchioni il cui link si trova all’inizio dell’articolo]

23 ottobre 2009

ANCHE “GELMINI A MORTE” SU FACEBOOK

Posted in attualità, Mariastella Gelmini, politica, scuola tagged , , , , a 9:41 pm di marisamoles

facebook-img-logoIl gruppo che fino a ieri si chiamava “Uccidiamo Berlusconi”, da oggi cambia nome: “Berlusconi ora che abbiamo la tua attenzione rispondi alle nostre domande”. Questa, però, non è una novità. D’altra parte, le menti degenerate sono particolarmente fertili e ne trovano una o più al giorno. E mentre il ministro Maroni attende, dai responsabili di Facebook della California, notizie circa la sua richiesta che il sito in questione venga oscurato, si diffondono notizie inquietanti riguardo alle numerose “vittime” dei gruppi di aspiranti omicidi nati su Facebook. Ce n’è un po’ per tutti: calciatori, scrittori (come Federico Moccia), giornalisti (ad esempio Giampiero Mughini), l’ex sindaco di Napoli e attualmente Presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, politici come Cappezzone e la Moratti.

Poteva mancare la Mariastella nazionale? Certamente no. Ed ecco che sul social network più famoso del mondo troviamo vari gruppi di aspiranti omicidi mediatici: si va da “Gelmini a morte” (112 membri), “A morte la Gelmini” (a parte la scarsa fantasia, conta ben 241 iscritti), “Ammazziamo la Gelmini” (solo 43 fanatici) e “Ammazziamo la Gelmini????” (un modesto numero di indecisi, 64 in tutto).
Fatti i conti, i nemici del ministro dell’Istruzione sono solo 460. Immagino che Mariastella se ne faccia un baffo: che sarà mai qualche centinaio di aspiranti assassini se confrontati alle parecchie migliaia che, invece, mirano a sopprimere il premier? O forse al momento è rosa dall’invidia perché, nonostante si dia un gran daffare per rendersi antipatica a studenti e docenti, non è arrivata ad eguagliare il primato di Berlusconi. Non lo sapremo mai.

C’è poi qualcuno che insinua che la Gelmini si stia adoperando per “tappare la bocca” ai nemici internauti. Sarebbe una bugia, visto che, sempre su Facebook, è nato un gruppo denominato “NON e’ vero che la Gelmini sta bloccando Msn e Facebook! E’ una Bufala!” (LINK).

Quanto a Facebook, io personalmente non lo sopporto e mi chiedo: non era nato per cercare ex amici o ex compagni di scuola sparsi nel mondo di cui si sono perse le tracce? Credo che lo spirito iniziale non fosse di seminare odio. È l’ennesimo esempio di quanto uno strumento mediatico, messo nelle mani di degenerati, finisca con il perdere lo spirito di amicizia e solidarietà per cui, almeno nelle buone intenzioni degli inventori, era stato creato.

[fonte: Tuttoscuola]

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