EBBENE SÌ: CINGUETTO ANCH’IO

twitter
Ebbene sì, Twitter mi ha convinta. Da venerdì scorso cinguetto anch’io.

Era da tanto che ci pensavo ma il mio più volte declamato odio nei confronti dei social network mi ha sempre frenata. Facebook non mi avrà mai … dovessi cadere nella trappola, siete autorizzati a sputtanarmi pubblicamente. 😉

Insomma, tra Twitter e Fb ho scelto il primo. Mi ha sempre ispirato più simpatia. Non so perché, ma penso che Fb sia più adatto a chi vuole cazzeggiare mentre chi twitta ha cose serie da dire e ha il piacere di condividerle. Forse mi sbaglierò ma questa è la mia impressione confortata da due giorni di frequentazione del social.

Ora sono qui a chiedervi, amici miei, di postare i vostri indirizzi twitter, sempre che la cosa vi faccia piacere. Per ora ho rintracciato solo due di voi: Valentina (Alius et Idem) e Ester (EsPress451). Mi piacerebbe avere tra i miei following anche gli altri amici di WP che cinguettano. Lo dico per chiarire: lo scopo del post non è quello di aumentare il numero dei follower quanto di seguirvi io. 🙂

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: IL DECAMERON IN 100 TWEET

Waterhouse_decameron
Dopo la pausa della scorsa settimana, riprendo la pubblicazione della buona notizia del venerdì. Anche quest’oggi voglio occuparmi di cultura, nello specifico di letteratura.

Quest’anno ricorre il 700° anniversario della nascita di Giovanni Boccaccio, scrittore medievale noto a tutti per la composizione del Decameron. Si tratta, come credo tutti sappiano, di una raccolta di 100 novelle che lo scrittore di Certaldo compose in volgare, riprendendo la tradizione duecentesca del Novellino, composto tra il 1280 e il 1300.

La particolarità dell’opera di Boccaccio risiede soprattutto nella cornice, vale a dire il contesto in cui si calano le novelle. Dieci giovani, appartenenti all’alta società del tempo, trovano rifugio in campagna per scampare all’epidemia di peste che infuria a Firenze nel 1348. Ogni giorno, eccetto il venerdì, dedicato alla preghiera, e il sabato, speso dalle giovani per la cura personale, per due settimane verrà eletto un re o una regina (nel gruppetto sette sono donne) che stabilirà il tema della giornata cui tutti i narratori dovranno attenersi.

Dopo 700 anni anche per il Decameron è giunto il tempo del … lifting. La singolare iniziativa, partita il 1° agosto, è proposta dalla Società Dante Alighieri, in particolare dalla redazione di Madrelingua (trimestrale di lingua, arte e cultura della Società Dante Alighieri) e consiste nella riduzione delle novelle boccaccesche in un … tweet.

[…] In omaggio a uno dei padri indiscussi della lingua italiana, Giovanni Boccaccio, gli spazi “social” della Dante pubblicheranno ogni giorno e per 100 giorni un twoosh (tweet perfetto, di 140 caratteri esatti) riassuntivo e un twoosh di tono giocoso e cadenzato in metrica per ciascuna novella.
I lettori della “Dante” sono dunque invitati a giocare alla migliore sintesi, mandando i loro tweet e twoosh. Giocate con noi su Twitter e su Facebook twittando e postando commenti e versioni personali di un Decameron in sintesi.
Alla fine del progetto, nel mese di novembre, le versioni migliori (più efficaci, divertenti, insolite o quelle che hanno ricevuto il maggior numero di like e retweet o di commenti dal pubblico) saranno premiate con un Dizionario Devoto-Oli e la tessera della Società Dante Alighieri per il 2014. I premi saranno assegnati durante un evento. (LINK)

Andando al link, si possono trovare gli indirizzi dei siti su cui si può “giocare”.

A me sembra una bella iniziativa (anche se non sono un’appassionata di social network, in particolare di FB) e anche una buona notizia.

Buon tweet a tutti! 🙂

[nell’immagine: i giovani protagonisti del Decameron in un dipinto di John William Waterhouse, A Tale from Decameron, 1916, Lady Lever Art Gallery, Liverpool, da Wikipedia]

LE ALTRE BUONE NOTIZIE

Ecco i corsi online gratuiti di Harvard e M.I.T. per tutti di laurin42

La città dei gatti è in Florida al Caboodle Ranch di Craig Grant di laurin42 (notizia del 26 luglio)

Trento: apre il nuovo museo delle scienze di unpodichimica (notizia del 26 luglio)

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

DONNE E MOTORI … DI RICERCA

donne e webUn tempo “donne e motori” costituiva l’emblema dell’antinomia. Credo che le donne al volante oggigiorno possano tranquillamente competere con gli uomini anche se le quote rosa nell’ambito delle gare automobilistiche sono, in verità, quasi inesistenti.
Che dire, però, del binomio “donne e motori di ricerca“?

Da una ricerca Audiweb la presenza di donne sul web è risultata decisamente superiore a quella degli uomini. Più tempo da perdere? Può darsi, considerando che, specie al sud, la percentuale di casalinghe è decisamente alta. Aggiungiamo pure la disoccupazione giovanile, le studentesse universitarie, numericamente superiori ai maschi, che molto spesso utilizzano Internet per necessità, il dato non dovrebbe sorprendere: le donne in rete sono 6,7 milioni.

Un dato che stupisce particolarmente è l’età degli amanti del web, non più paradiso incontrastato dei teenager: per il mese di gennaio 2013 i dati Audiweb fanno registrare un incremento degli «over 55», con un più 17 per cento per gli uomini e addirittura un 22 per le donne. Fra uomini e donne, inoltre, i 35-54enni rappresentano la categoria più presente in rete.

C’è in Italia una controtendenza per quanto riguarda l’utilizzo di Facebook: mentre nel resto del mondo occidentale il primato fra gli appassionati del social network è tutto femminile, il nostro è uno dei pochi Paesi dove le utenti sono meno degli uomini. Qual è il motivo? Le donne apprezzano maggiormente i blog. Le mamme blogger conquistano il primato ma anche le esperte nell’arte culinaria non scherzano. Le foodblogger sono in continua espansione … d’altra parte, la cucina italiana non è la migliore al mondo? E certamente ai fornelli la fantasia non manca.

Insomma, almeno sul web le quote rosa non mancano. Non resta che accontentarsi di questo primato.

[fonte: Il Corriere; immagine da questo sito]

FACEBOOK: IL “TETTA-DETECTOR” CENSURA UN GOMITO


I moderatori di facebook, novelli censori, entrano in azione ogniqualvolta qualcuno pubblichi sul suo account foto di donne a seno scoperto. Nulla da eccepire se il petto in mostra è quello di un aitante macho ma le donne no, a seno nudo non possono proprio trovare posto su FB. I moderatori di Palo Alto sono davvero intransigenti: rimuovono persino le fotografie che ritraggono dolci mamme mentre allattano al seno le loro creaturine. Capezzoli femminili, benché appannaggio esclusivo di un vorace poppante, messi al bando. Nel migliore dei casi si rischia la rimozione della/e immagine/i, nel peggiore anche la chiusura dell’account.

Proprio per testare la scarsa infallibilità di questo tipo di censura, i blogger di «Theories of the Deep Understanding of Things» hanno postato sulla pagina FB di una graziosa biondina un’innocente foto che la ritrae avvolta dalla schiuma in una vasca da bagno sui cui bordi appoggia un innocente gomito nudo. C’è da dire, per onestà, che lo sguardo della ragazza è parecchio ammiccante, tuttavia la foto, a ben guardarla, non è per nulla osé, sempre che non si voglia considerare particolarmente erotico un gomito.

L’obiettivo dei blogger menzionati è stato raggiunto nell’arco di qualche settimana: la fotografia innocente è stata rimossa perché contraria alla policy del social network.

Missione compiuta, dunque. Ma che figura per i tetta-detector!

[fonti: Il corriere e Giornalettismo da cui è tratta anche l’immagine]

IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI MA È MEGLIO NON CERCARLO

Il primo amore non si scorda mai, così dicono. La memoria mantiene impresse le immagini del primo bacio, della prima volta, anche della prima delusione d’amore, forse non solo della prima. Ma siamo proprio sicuri che sia così? E poi, ciò vale più per le donne o più per gli uomini?

Verrebbe da dire: più per le donne. Siamo delle eterne romantiche, non è forse così? Noi ci pensiamo alla prima cotta e a tutto ciò che abbiamo sperimentato, in amore, per la prima volta. E loro, gli uomini, ci pensano? E che dire di quell’insano proposito di incontrare nuovamente quel lui o quella lei che mai abbiamo dimenticato?

Secondo uno studio inglese, il romanticismo non è prerogativa delle donne. Il 24% degli uomini intervistati ha ammesso di pensare al primo amore e il 19% dei londinesi avrebbe addirittura riallacciato i rapporti con la ex all’insaputa dell’attuale compagna. Non scappatelle innocenti ma vere e proprie storie che rischiano di diventare ben più durature della precedente relazione. Mentre le donne tendono a chiudere definitivamente con il partner e se ci ripensano, è solo per questioni di sesso. Almeno così ammettono le intervistate.

Secondo gli esperti questi ritorni di fiamma sarebbero deleteri. «Il primo amore tende a lasciare una grande impronta emotiva in ognuno di noi –spiega lo psicologo Cary Cooper della Lancaster University al “Daily Mail” – e ci spinge a dimenticare le cose che allora non funzionavano per farci vedere tutto foderato di rosa. Ma è un errore pensare che possa essere lo stesso di 10 o 20 anni fa, perché le circostanze sono cambiate, noi stessi siamo cambiati».

Ma cosa spinge a ripensare ai vecchi tempi? Sicuramente l’insoddisfazione per il rapporto attuale, anche a costo di ricadere nella trappola di una storia sbagliata. E come si fa a riprendere i contatti con le ex o gli ex? Oggi galeotto non è un libro, come accadde molto tempo fa a Paolo e Francesca, ma Facebook. Il social network più famoso al mondo, nato per ritrovare vecchi compagni di scuola, ha ormai travalicato gli angusti confini del “ehi tu, ma non eri in classe con me al liceo?” per approdare al più diretto “ehi, tu, ma non venivi a letto con me tanto tempo fa?”. E sono le donne a preferire FB mentre gli uomini si fidano più degli sms o delle e-mail … sempre che abbiano scoperto il numero di cellulare e l’indirizzo di posta elettronica delle ex. Ma i rischi sono molti, nel caso di persone che si incontrano nuovamente ma che hanno in piedi delle relazioni sentimentali con altri.

“Niente sesso siamo inglesi”, celebre titolo della commedia teatrale scritta da Anthony Marriot & Alistair Foot nel 1971, pare ormai superata come battuta.
E noi italiani come ce la caviamo con gli/le ex? Per quanto mi riguarda, non faccio ricerche su Internet. Anche perché penso che sia molto più semplice per i miei ex trovare me (Google dà circa 522,000 risultati in 0.33 secondi) piuttosto che per me trovare loro. 🙂

Battute a parte, non saprei come scegliere l’approccio. Come potrei mentire spudoratamente dicendo “sai per caso ti ho trovato …”? Il caso vuole che non si trovi mai ciò che si cerca. E poi, anche ammesso che si riesca a superare l’imbarazzo iniziale, si rischia di portare la conversazione su argomenti banali come famiglia, lavoro, città in cui si vive … ma è possibile riassumere venti o trent’anni della propria vita in poche parole senza la certezza di suscitare l’interesse dell’interlocutore?
Da evitare assolutamente, secondo me, il rivangare i vecchi tempi. Se si è degli ex è più che evidente il fatto che un tempo si era stati una coppia e poi uno dei due aveva mandato a monte quell’idillio. Sì, perché è estremamente difficile che, specie parlando di primo amore e quindi di un evento avvenuto in un’età in cui con tutta probabilità non si era pienamente coscienti, si sia giunti alla rottura di comune accordo. Allora che fare? Rimproverare l’abbandono all’altro, dirgli/le che è stato/a proprio uno/una str°°°o/a? Oppure spostare l’attenzione sul terzo incomodo, su quella persona che aveva causato la rottura? Perché c’è quasi sempre il terzo o la terza. Inutile prendersi in giro. Magari il nuovo incontro potrebbe svelarne l’esistenza, nel caso si fosse ignari del tutto. In questo caso credo ci voglia un buon autocontrollo per non serbare rancore e sfogare la propria rabbia.

Ricapitolando, due sono le eventualità: quella di voler rivedere chi abbiamo amato e ci ha lasciati facendoci soffrire da cani oppure quella di voler ricontattare chi avevamo lasciato e, dopo venti o trent’anni, ci siamo resi conto di aver commesso l’errore più madornale della nostra vita.
Ma in entrambi i casi mi chiedo: come possiamo immaginare la reazione dell’altro/a? Diamo per scontato che una rimpatriata sia comunque gradita, anche solo per fare una chiacchierata tra vecchi amici? Ma non eravamo stati davvero degli amici … E poi, perché mai dovrebbe interessarci una persona, di cui ignoriamo la vita che ha condotto per qualche decennio?

[fonte per la notizia: Il Corriere]

CONSIGLIERE LEGHISTA FRIULANO SULL’OMICIDIO DI PIACENZA: “IL CORPO DELLA DONNA HA INQUINATO IL SACRO FIUME”

Il fatto è accaduto qualche giorno fa a Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza: un uomo indiano ha ucciso la moglie perché troppo “occidentale” e ha gettato il cadavere nel fiume Po. (QUI la notizia nei dettagli)

A proposito del sanguinoso fatto di cronaca, uno dei tanti che purtroppo interessa la violenza familiare le cui vittime privilegiate sono le donne, il consigliere comunale di Udine, Luca Dordolo, ha così commentato sulla sua pagina Facebook:

«Maledetto, inquinare così il nostro sacro fiume…» E ancora: «Vorrei vedere io se andassimo a defecare o sgozzare mucche e maiali sul Gange, cosa direbbero…». E per concludere: «Ah già, già lo fanno…Ah beh, allora…..:o)». [LINK della fonte]

Io non ho parole ma mi chiedo: c’è un limite alla follia? Ma cosa aspettano quelli della Lega a cacciarlo? Ah, dimenticavo: probabilmente sono tutti d’accordo con lui.

[la foto è tratta dalla pagina Fb di Luca Dordolo]

AGGIORNAMENTO DEL POST, ORE 20.50

Il nuovo segretario regionale del Carroccio Piasente chiede le dimissioni di Luca Dordolo: “Mi scuso, non è la Lega che vogliamo” (LINK)

Bene. Sono felice di essermi sbagliata.

L’ORTOGRAFIA SUL WEB E L’APOSTROFO DI SAVIANO


Purtroppo è cosa nota che gli scritti che viaggiano sul web siano pieni di refusi (ne ho scritto QUI, uno dei miei primissimi post di questo blog). Dal quotidiano on line ai messaggi su FB o Twitter, dai testi scritti sui blog ai commenti lasciati dai lettori parrebbe che la lingua italiana, non solo ortograficamente parlando, sia sempre più sconosciuta. E i dati relativi a vari concorsi pubblici, anche per posti altamente qualificati, ne sono la conferma. Non parliamo, poi, degli errori grammaticali e ortografici commessi dagli studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Ho più volte trattato questo argomento e sempre con una certa tristezza, come accade quando si vede maltrattato l’idioma materno, specie se si cerca di insegnarlo nel miglior modo possibile ai propri studenti. Ma le nuove generazioni, e quelle vecchie che le emulano, scrivendo avvalendosi delle nuove tecnologie sono convinte che la cosa più importante sia farsi capire dall’interlocutore che di certo non andrà per il sottile facendo notare gli errori e non criticherà l’uso ed abuso delle abbreviazioni più fantasiose.

Ricordo un “vecchio” tema in classe, proposto ai miei allievi proprio sull’uso delle nuove tipologie di scrittura. Una ragazza, decisamente brava e con l’incredibile, al giorno d’ggi, attitudine per la scrittura curata, scrisse:

Come esseri umani, creature dotate di raziocinio, custodi di sentimenti, desideri e speranze, non potremmo ritenere possibile l’esistenza di qualcosa di più naturale dell’amore per la conoscenza e la padronanza della lettura e della scrittura. In un mondo frenetico e in continua evoluzione come quello in cui viviamo e continueremo a vivere, la fruizione inestimabile del contatto umano attraverso la scrittura ha assunto, negli anni, connotati molto particolari come, per fare un esempio di facile comprensione, le e-mail e gli sms, lettere della moderna generazione di scritti, figli di una realtà ormai dipendente dalla tecnologia più varia.
Secoli di tradizione epistolare, di messaggeri impavidi pronti a rischiare tutto, spesso anche la propria vita, pur di proteggere il prezioso contenuto di quei testi del cuore che erano le lettere – portatrici di speranza, attesa e salvezza -, soppiantate dall’impellente fretta di un mondo troppo moderno e innovativo, troppo giovane per dare ascolto all’esperienza passata di quella realtà ormai scomparsa che era l’”era della corrispondenza via corriere”. Al giorno d’oggi, tuttavia, appare quasi impossibile anche solo sperare che il “popolo scrittore” possa volgere il proprio sguardo all’universo ormai trascorso e mutato delle lettere e del loro intervento di incomparabile importanza nella vita di tante e tante anime in fremente attesa di una risposta. L’improbabilità di tale auspicabile evento è resa evidente dagli effetti della diffusione globale della tecnologia dei cellulari e degli elaboratori elettronici quali i computer e, soprattutto, dell’immediatezza di risposta grazie alla quale ci è permesso accedere a qualunque genere d’informazione.

Adesso ditemi quante adolescenti sarebbero in grado di utilizzare l’idioma natio in modo così soave oltreché corretto. Ben poche. E non parliamo dei maschi.
Attente lettrici di romanzieri davvero mediocri come Moccia (solo per fare un esempio … d’altra parte io non ho grande esperienza nell’ambito della narrativa per teenagers), le ragazze d’oggi non solo scrivono poco e male, anche quando non ricorrono ad un linguaggio deturpato da abbreviazioni e adornato da simboli grafici di ogni specie, ma hanno anche a disposizione un repertorio lessicale assai limitato, ahimè.

Ma lasciamo stare gli studenti e veniamo a chi della scrittura ne ha fatto una professione, peraltro ben remunerata. Prendiamo Roberto Saviano, per esempio. Come riporta Bebbe Severgnini su Il Corriere, lo scrittore partenopeo, in un messaggio su Twitter, ha commesso un grossolano errore ortografico, uno di quelli che i miei allievi nemmeno fanno più, se non altro per non sentirmi sbraitare ogni volta e per non vedere le sottolineature triple sui compiti in classe. Ecco il testo (sul cui contenuto non mi soffermo, visto che non è al centro della mia riflessione):

«Khadz Kamalov, un giornalista coraggioso, è stato ucciso. 70 giornalisti russi uccisi in Russia. Qual’è il peso specifico della libertà di parola?»

Così lo commenta Severgnini:

«Mi è piaciuto il tweet newyorkese di Roberto Saviano (77.657 followers). Per la sostanza, ovviamente; ma anche per quell’apostrofo di troppo («Qual è…»). Poi l’ha corretto, ma non deve vergognarsi: anzi. Tutti sbagliamo, e su Twitter non esistono correttori automatici (per fortuna). Non solo: quell’apostrofo è la prova che RS, i tweet, se li scrive da solo.»
Poi continua: «Twitter è un esercizio nuovo e antichissimo: Callimaco, Marziale, Poliziano, Voltaire, Achille Campanile, Ennio Flaiano, Leo Longanesi e Indro Montanelli (coi «Controcorrente») se la sarebbero cavata benone. Bravi come loro, in giro, non ce ne sono più. Ma esistono molte persone brillanti con il passo breve e la battuta secca.»

L’articolo di Severgnini è simpatico e, per non dilungarmi oltreché per non andare off topic, vi invito a leggerlo tutto.
Tornando a Saviano, se è vero che in un primo momento ha provveduto a correggere l’errore, poi ci ha ripensato e ha pubblicamente dichiarato, ovviamente sempre su Twitter:

«Ho deciso 🙂 continuerò a scrivere qual’è con l’apostrofo come #Pirandello e #Landolfi. r.»

Va be’, contento lui, noi ce ne faremo una ragione. Allora, forse dovrei invitare i miei studenti a scrivere “esiglio” con gl emulando Foscolo? Gradirei una cortese risposta dal signor Saviano … nel frattempo, però, continuerò a raccomandare ai miei allievi di non usare il gl perché oggigiorno “esilio” si scrive senza.

[immagine da questo sito]