ZUCKERBERG: IN ARRIVO LA SOCIAL BABY E PAPA’ COMMUOVE SU FACEBOOK

Social baby
Mark Zuckerberg, 31 anni, fondatore del social network più famoso al mondo, ha annunciato sul suo profilo Facebook che lui e la moglie Proscilla, sposata nel 2012, a breve diventeranno genitori. La social baby è, appunto, una bambina, ed è stata a lungo cercata. La gravidanza, come scrive Mark sul suo profilo Fb al miliardo e 490 milioni di iscritti, sembra procedere per il meglio e pare siano limitati i rischi di un aborto. Perché il futuro papà dice questo? Perché ammette che da un paio d’anni lui e Priscilla stando tentando di mettere al mondo un figlio con scarso successo. La moglie di Mark ha infatti subito tre aborti prima dell’attuale gravidanza.

Commuovono le parole di Zuckerberg e la sua decisione di raccontare questa storia DI felicità negata e allo stesso tempo di speranza, perché serva da monito a tante coppie che non riescono a realizzare il sogno di diventare genitori.

«Al giorno d’oggi aprirsi, condividere con gli altri questo genere di problemi e discuterne assieme serve ad accorciare le distanze e a farci sentire più vicini agli altri. Anzi, fa sì che gli altri ci comprendano e allo stesso tempo per noi è più facile sopportare e sperare nel domani.
Quando ne abbiamo iniziato a parlare con gli amici [Mark si riferisce all’esperienza degli aborti, NdR] ci siamo resi conto di quanto ciò accada di frequente, tanto che molte persone che conosciamo hanno avuto lo stesso problema, riuscendo però ad avere, alla fine, dei bambini che godono di buona salute.
Speriamo che l’aver condiviso la nostra storia porterà conforto e speranza a tante persone che vivono questo tipo di esperienza, spingendole anche a condividere le loro storie

Una testimonianza toccante, a mio parere, che riesce a commuovere anche per le belle parole con le quali il futuro genitore descrive il suo stato d’animo quando pensa al futuro che lo attende:

«Quando scopri che presto avrai un bambino, ti senti così felice! Fin da subito provi a immaginare che cosa diventerà, fai progetti e inizi a sperare e sognare il suo futuro. Un’esperienza davvero unica.»
(le traduzioni, non letterali, sono mie; il testo originale potete leggerlo a questo link)

Questa bambina è una social baby fortunata e non perché nascerà in una famiglia ricca. I soldi, se non fanno la felicità, aiutano di certo a vivere serenamente però la cosa più bella è che lei avrà un papà giovanissimo e tenerissimo. A 31 anni molti coetanei di Zuckerberg perdono il loro tempo sui social scrivendo cose sciocche e inutili mentre lui già pensa al futuro che attenderà la piccola e se stesso:

«Nell’ecografia mi ha già fatto il like con il pollice all’insù, – scrive riferendosi alla figlia – pertanto sono già convinto che si prederà cura di me

[l’immagine è tratta dal sito linkato]

PORDENONE: TROPPI OBIETTORI. CONCORSO PER MEDICI ABORTISTI


A quanto si legge sul quotidiano friulano Messaggero Veneto, l’aumento del numero dei medici obiettori di coscienza, cioè quei ginecologi non disponibili a praticare l’aborto, lederebbe il diritto delle donne friulane – ma pare che il problema sia molto più esteso – di interrompere la gravidanza. In questo modo si contravverrebbe alla legge 194 che ha legalizzato l’interruzione volontaria di gravidanza.

Diritto contro diritto, dunque. Da una parte quello dei medici di fare obiezione, dall’altra quello delle donne di abortire. Infatti, essendo poco numerosi i medici non obiettori, La lista d’attesa si allunga e si rischia di superare il limite imposto dalla legge per la pratica abortiva: 12 settimane.

Il grido di allarme proviene dal presidente nazionale dell’Aied, Mario Puiatti, che ha intenzione di proporre «l’attivazione di concorsi, per l’assunzione di ginecologi ed ostetrici, esclusivamente per professionisti non obiettori». L’occasione propizia sarebbe il convegno sull’obiezione di coscienza in Italia organizzato, congiuntamente all’associazione Luca Coscioni, il 22 maggio a Roma. La data coincide con il 34° anniversario dell’entrata in vigore della legge 194.

Puiatti osserva che la legge «ha contribuito a ridurre il numero degli aborti in Italia di oltre il 50% dal 1982 a oggi», però la scarsa disponibilità di medici non obiettori potrebbe favorire la pratica illegale, qualora le donne non possano abortire entro il termine previsto dalla legge. L’ultimo dato statistico disponibile è quello relativo al 2009: in Italia gli aborti sono stati 115 mila , di cui 33 mila riguardano donne straniere; in Friuli – Venezia Giulia sono state eseguite 1.322 interruzioni su donne di cittadinanza italiana e 724 su donne di nazionalità straniera.

La giornalista del quotidiano friulano, Elena Del Giudice, chiude l’articolo con un’osservazione che condivido pienamente: invece che temere un ritorno all’aborto clandestino, sarebbe meglio considerare l’educazione alla contraccezione come una priorità da affrontare.

Piuttosto che indire dei concorsi che, almeno secondo il mio modesto parere, sarebbero discriminanti (se c’è bisogno di medici, non si possono mettere dei paletti come propone Puiatti) non sarebbe più saggio distribuire la pillola anticoncezionale, previa visita ginecologica gratuita, alle donne che la richiedono e/o, sempre gratuitamente, i profilattici?

La legge è legge ed è giusto garantire l’esercizio del diritto a chi lo desidera. Però è anche vero che assumere del personale solo perché non c’è chi pratica l’aborto (e questo dovrebbe già imporre una riflessione), ha dei costi che gravano su tutta la collettività. Costi che sicuramente potrebbero essere contenuti con un’educazione alla contraccezione, partendo dalle scuole.

Poi, siccome non è obbligatorio fare figli e nemmeno usare dei contraccettivi, ognuno faccia quel che gli pare. Ma non si lamenti del fatto che i medici sono obiettori.

Io sono per la vita. E voi?

GRAN BRETAGNA: CONTRACCETTIVI ALLE TREDICENNI ALL’INSAPUTA DELLE FAMIGLIE

Una cosa del genere qui in Italia scatenerebbe una sorta di insurrezione. Qui le famiglie devono essere avvertite di tutto ciò che succede ai loro figli, specialmente nell’ambito della scuola. Quando qualcosa con va a genio ai genitori, sono subito pronte le denunce. Talvolta molto discutibili.

Secondo quanto riporta il Daily Telegraph, una campagna governativa contro le gravidanze delle teenager (molto frequenti anche perché le ragazze madri possono usufruire di agevolazioni e sussidi di ogni tipo, compresa l’assegnazione di una casa – per noi qualcosa di fantascientifico), che ha coinvolto almeno nove scuole secondarie, per un totale di 1700 ragazze di età compresa tra i 13 e i 14 anni e 3200 quindicenni, ha portato all’impianto di contraccettivi sottocutanei all’insaputa delle famiglie. Si tratta di bastoncini piccoli e sottili posizionati sotto la pelle dell’avambraccio che rilasciano un flusso costante di ormoni che inibiscono l’ovulazione.
Ad altre 800 ragazzine sarebbero state fatte delle iniezioni sempre ai fini contraccettivi.

L’iniziativa, realizzata da Solent NHS Trust, una sorta di Asl di Southampton, e portata avanti dal 2009, ha ottenuto i suoi frutti: c’è stato, infatti, un calo del 22% degli aborti.
Il vero scandalo, a quanto pare, consiste nel fatto che tutto si sia svolto nelle scuole senza che le stesse abbiano avvertito le famiglie. Una sorta di “vaccinazione” senza autorizzazioni.

Ora si sta assistendo ad uno scaricabarile tra l’azienda sanitaria e le scuole stesse cui sarebbe spettato, pare, il compito di avvertire i genitori delle ragazzine interessate.
Particolamente infuriati i rappresentanti del Family Education Trust, che hanno accusato le autorità sanitarie di incentivare il sesso promiscuo tra gli studenti. Però, c’è da dire che l’intervento d’impianto del contraccettivo sottocutaneo non è stato imposto ad alcuna minorenne se non consenziente. Anzi, si è proceduto su richiesta delle ragazze che hanno semplicemente dovuto compilare un questionario medico prima di farsi impiantare il contraccettivo.

Riassumendo: nessuna è stata obbligata a subire l’intervento contro la sua volontà ma né la scuola né l’azienda sanitaria, tantomeno le minorenni stesse hanno provveduto ad informare mamma e papà.

Al di là del fatto che trovo lodevole l’iniziativa (sempre che sia tutelata la salute delle ragazze, come pare), ritengo sia stato quantomeno imprudente non chiedere preventivamente l’autorizzazione ai genitori. D’altronde mi rendo conto che sarebbe stata una richiesta rischiosa da fare, considerando la giovane età delle interessate. Insomma, senza voler fare i bacchettoni, quale genitore darebbe il suo consenso ad un metodo contraccettivo qualora la richiesta venisse fatta da una tredicenne o quattordicenne? In Inghilterra non so ma qui da noi sarebbe altamente improbabile che si verificasse una tale eventualità.

Però mi chiedo: perché nelle scuole italiane bisogna chiedere l’autorizzazione della famiglia per fare assistere i minorenni alle lezioni di educazione sessuale? E perché si assiste ad atteggiamenti molto ostili ogni volta che si parla di distributori di preservativi nei bagni delle scuole?
Insomma, la contraccezione è sempre meglio dell’interruzione di gravidanza che, specialmente in giovanissima età, può procurare seri traumi. O mi sbaglio?

[notizia e foto da Tuttoscuola.com]

MASSA CARRARA: IL CONVEGNO DI “FORZA NUOVA” SULLA RU486 FINISCE AL GRIDO DI “STUPRATELE, TANTO POI ABORTISCONO”


Leggo la notizia sul quotidiano La Nazione: un convegno sull’utilizzo della pillola abortiva, l’ormai nota RU486, si conclude con degli scontri verbali tra un gruppo di militanti di Forza Nuova e alcune donne che manifestavano a favore della pillola.

A quanto si legge, il confronto tenutosi al Teatro dei Servi di Massa era stato civile. Fra gli intervenuti, il segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, balzato agli onori della cronaca, si fa per dire, qualche mese fa per un presunto incontro hard con Alessandra Mussolini. (ne ho scritto QUI).
Al convegno di Massa si è dibattuto di aborto, vita, scienza e fede in modo tranquillo, fino alla fine. C’è da dire che alcuni gruppi erano stati tenuti lontano dalla sede del convegno ma lasciati manifestare tranquillamente a favore dell’uso della RU486. Di parere contrario, invece, Fiore secondo il quale l’aborto equivale ad un’eutanasia: “Nessuno può decidere di togliere la vita a qualcuno; ogni feto ha diritto alla vita quanto e più di un essere umano adulto, perché con lui dovrebbero crescere le prospettive del futuro”.

Alcune donne, presenti al convegno probabilmente perché non facenti parte di alcun gruppo politico, hanno manifestato il loro dissenso, contestando pesantemente le affermazioni di Roberto Fiore che ha cercato di controbattere ma nel teatro ormai regnava il caos assoluto. Le donne, quindi, hanno deciso di abbandonare la conferenza ma, mentre uscivano dal teatro, sono state insultate da un gruppo militanti di Forza Nuova che pare abbiano gridato: “Stupratele che tanto abortiscono“.

Sembra che Fiore sia rimasto fuori dal parapiglia, mentre a un cameraman di una tv locale veniva strappata di mano la telecamera perché non riprendesse la scena. Qualcuno l’avrebbe minacciato gridando: “Non fatelo più rientrare che lo meno“.

Notizie del genere fanno accapponare la pelle. L’insulto rivolto a quelle donne è qualcosa di aberrante. È l’ennesima dimostrazione di quanto poco rispetto ci sia per chi la pensa diversamente e di quanto sia facile, forse anche seguendo l’esempio dei nostri politici che intervengono ai talk show, insultare le persone. Il fatto è che quegli stessi individui che hanno gridato quella frase orribile non vorrebbero mai essere a loro volta insultati e si prefiggono, addirittura, il compito di “ricostruire l’Italia”.
Nella descrizione del movimento di Forza Nuova, che ho potuto leggere sul sito, c’è scritto: Uomo per uomo, famiglia per famiglia, comunità per comunità, va iniziata la ricostruzione di quell’Italia che è “eletta dal Cielo a quel religioso impero dell’umanità, che non le può essere tolto fino a tanto che sull’umane vicissitudini risplenda il sole”.

Se la ricostruzione dell’Italia è affidata a persone che a delle donne, a prescindere dalla loro posizione politica e della personale opinione sull’utilizzo della pillola abortiva, gridano: “Stupratele che tanto abortiscono”, siamo messi bene.

LETTERA A UN BAMBINO MAI NATO … GRAZIE ALLA RU486


Caro bambino che stai progettando la tua vita futura, sappi che non ci sarà vita per te, solo morte.
Te ne stai beato, poco più di una manciata di cellule, a cullarti nell’oscurità di quello che da altri viene definito”grembo materno”. Sappi che quel grembo sta ospitando solo una promessa di vita non progettata affatto: sei, come si suol dire, un ospite indesiderato. In altre parole: non ti vogliono.
“E chi non mi vuole?”, ti chiederai. Eh già, per te parole come “mamma” e “papà” ancora non hanno un senso e mai l’avranno. Tu sei già orfano, prima di vedere la luce. La luce, sai, è bella anche se a un bambino appena nato dà un po’ fastidio. Sarà per quello che piange appena la vede, lui che voleva rimanere in quel dolce buio, stretto a quel grembo materno che non sapeva bene cosa fosse, ma gli pareva una calda coperta confortevole.

Caro bambino, il destino non ti lascia scampo: hanno deciso che morirai, la mamma e il papà. Perché di morte si tratta, bambino, anche se tecnicamente la tua morte sarà definita un “aborto per espulsione farmacologia di una gravidanza in atto”. Ma per te parole così difficili che significato possono avere? Tu vuoi vivere, ma te lo impediranno e ciò è l’unica cosa che ti può interessare. Magari forse gli dispiace un po’, alla mamma e al papà, ma ormai la decisione è presa.

Tu già senti le voci ovattate che ti raggiungono nel dolce rifugio, forse senti anche le lacrime versate da quella che avrebbe potuto essere tua madre ma ora è diventata la tua assassina. Sai, le hanno detto che ucciderti non è poi una gran cosa: una piccola, una piccola e insignificante pillola può bastare. È buffo: le pillole, se non lo sai, di solito guariscono e allungano la vita, scongiurando la morte. Questa è una pillola speciale perché uccide. Ma sopprimerti non è l’unica cosa che faranno, sai: alla mamma hanno detto che poi ci sarà un’altra pillola, quella che ti strapperà per sempre dal grembo della tua assassina, che farà espellere ciò che resterà di te. “Espellere”, già, si dice così. Il che equivale a “buttare fuori”. Qualche volta, se si ha il mal di pancia, si “butta fuori” il cibo che ci ha fatto star male. Dalla bocca, però. A te succederà questo: la mamma ti “espellerà” perché le hai “fatto male”, ovvero ti sei annunciato in un momento che proprio non era quello giusto. Le hai fatto un gran male, alla tua mamma, tanto che per “buttarti fuori” avrà tanto dolore e, probabilmente, ti maledirà, anche se tu non c’entri davvero nulla, in tutta questa storia.

Tre giorni e il gioco è fatto. Che problema c’è anche se fa un po’ male? Quando si vomita qualcosa che è indigesto, in fondo, dopo si sta meglio, i dolori passano in breve tempo. Sai cos’è che penso, bambino che non nascerai? Penso che in fondo tu sia fortunato: la mamma non ti merita, quindi è bene che tu ritorni nel tuo limbo, in quel luogo incantato da cui avresti potuto non muoverti affatto. Purtroppo è tipico degli uomini –anche delle donne- illudere, dare false speranze. Ti ha illuso, la tua mamma, che presto avresti potuto vedere la luce, conoscere il suo volto, solo immaginato sentendo la sua voce. Ti ha ingannato, ma non ci pensare perché a te, in fondo, è andata pure bene: meglio di quei bambini che, nati ma altrettanto indesiderati, vengono ritrovati in un cassonetto per le immondizie, abbandonati da madri ingrate, assassine forse controvoglia, ma molto molto pavide. Tu sei più coraggioso di loro, bambino. E forse avrai anche il coraggio di perdonare chi ti ha fatto del male, chi non ti ha concesso di prendere forma, di avere due manine, due piedini, qualche capello sulla testa, un nasino, due occhioni pronti a scrutare tutto ciò che di bello c’è da vedere, nella vita. Non prendertela. La vita è fatta così: c’è chi sta peggio di te e della tua mamma. Quella donna, ad esempio, che vorrebbe avere un dono così bello, come saresti tu, se nascessi, da cullale nel ventre, frutto di un amore che oltrepassa qualsiasi ostacolo, che dà forza alla vita stessa. Quella mamma mancata piangerà, forse, nell’apprendere che tu, invece, sei stato sacrificato in nome di non so cosa. Forse, semplicemente in nome della libertà. Quella mamma, se ti avesse ospitato nel suo grembo, sarebbe stata la più felice del mondo. Con tutto il cuore, ne sono certa, ti vorrebbe tenere con sé, ma il fato ha voluto che tu fossi destinato ad un’altra, una che non ha cuore e nemmeno amore da offrirti.

Tornatene lassù, bambino, ovunque sia il tuo regno, quello dei bambini mai nati. Temo, purtroppo, che presto sarai in buona compagnia, grazie ad una pillola insignificante che mieterà altre vittime come te. Sai, hanno detto che sarà facile. Tutto è più facile per chi non sa amare: amarti sarebbe stato molto più difficile.

NB: ogni riferimento a fatti di cronaca, più o meno recenti, è puramente casuale.

BAMBINA DI NOVE ANNI RIMANE INCINTA E ABORTISCE: MEDICI SCOMUNICATI

Io, pur essendo credente, davvero non capisco fino a dove possa arrivare l’ottusità della Chiesa. La notizia viene dal Brasile: una bambina di nove anni, violentata per tre anni dal patrigno, rimane incinta di due gemelli e, consigliata dalla madre, abortisce. Ora i medici, per quanto possa loro interessare, vengono scomunicati dall’arcivescovo di Olinda, don José Cardoso Sobrinho. Non solo, la scomunica raggiunge anche la madre della piccola che ha firmato per l’IVG.

Che la Chiesa sia contraria all’aborto è risaputo, ma scagliarsi contro quello che l’arcivescovo definisce un crimine e, visto che la bambina aspettava due gemelli, il sacrificio di due vittime innocenti, è davvero paradossale. Pur essendo io, come credente, come donna e come madre, fermamente contraria all’interruzione volontaria della gravidanza, credo che nei panni della madre della bimba avrei agito allo stesso modo. Primo perché la gravidanza era frutto di una violenza, per giunta familiare, secondo perché una bambina di nove anni non è in grado di crescere dei figli, terzo perché come madre non avrei mai potuto allevare dei nipoti praticamente come fossero anch’essi miei figli. Perché di questo si tratta, in fondo. Senza contare che sarebbero stati destinati a crescere senza un padre, visto che quello che li aveva concepiti non è nemmeno degno del nome di padre.

In Brasile l’aborto è permesso in caso di violenza sessuale o di gravidanza ad alto rischio, quindi è logico che sia la madre sia i medici hanno agito nella legalità. Ma la Chiesa, evidentemente, della legge se ne fa un baffo! Da parte loro, i medici non sembrano preoccuparsi molto della scomunica e non hanno replicato alla decisione presa dall’arcivescovo, mentre il responsabile del Centro Integrado de Salud Amaury de Medeiros (Cisam) di Recife dove è stato eseguito l’aborto, ha tenuto a precisare che il centro ha fatto “il suo dovere di prestare assistenza a una famiglia povera, sempre nell’ambito della legalità”. È questo il problema fondamentale in Brasile e in altri Paesi del sud del mondo: bambine come questa piccola “mamma mancata” ce ne sono tante, per lo più abbandonate per strada dalle famiglie, vittime della miseria e dell’ignoranza perché la scuola per la maggior parte dei minori è un lusso da quelle parti. Sono già fortunati ad avere un tetto sulla testa; ma quando si vive in otto – dieci persone in 20 mq, se va bene, non si ha un reddito adeguato e non c’è nemmeno la sicurezza di un pasto al giorno, i prelati dovrebbero chiedersi come si può anche solo concepire l’idea di far nascere due bambini da una madre che vive ancora nel pieno dell’infanzia.

La notizia si è diffusa presto e la bambina, dopo essere stata dimessa dall’ospedale, non tornerà a vivere ad Alagoinha, località rurale del Pernambuco, forse per la vergogna. Perché non si può reggere il peso di tanti sguardi puntati addosso quando si è doppiamente vittima di una violenza: quella subita da parte del patrigno, il ventitreenne Jailson José da Silva, arrestato per stupro, e quella dell’opinione pubblica pronta a giudicare senza riuscire a mettersi nei panni degli altri. In inglese si dice “mettersi nelle scarpe degli altri”: se non sono del tuo numero, sono davvero scomode.