26 agosto 2016

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: L’AMATRICIANA SOLIDALE PER SOSTENERE I TERREMOTATI

Posted in cultura, La buona notizia del venerdì, luoghi d'Italia tagged , , , , , , , , , a 2:12 pm di marisamoles

amatriciana
La buona notizia di oggi è probabilmente conosciuta dalla maggior parte dei lettori e non poteva che riguardare il recente terremoto che ha colpito il centro Italia.

Come si sa, una delle cittadine più colpite dalla forza distruttrice del sisma è stata Amatrice, la patria della pasta all’amatriciana che è famosa in tutto il mondo. Proprio per questo, il blogger Paolo Campana ha lanciato l’iniziativa di devolvere ai terremotati 2 euro per ogni piatto di amatriciana servito nei ristoranti d’Italia.

L’iniziativa ha già raccolto le adesioni spontanee di molti ristoratori ed è stata rilanciata da Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food International, estendendola a tutti i ristoranti del mondo che vorranno aderirvi.

“Futuro per Amatrice” è il nome del progetto, che verrà illustrato da Petrini, in accordo con il sindaco del comune reatino, nei prossimi giorni a Copenaghen, dove si terrà un simposio con oltre 400 chef di tutto il mondo.

La donazione, prevede 1 euro a carico del ristoratore e 1 del cliente per ogni piatto di pasta all’amatriciana consumato, e verrà fatta direttamente al Comune di Amatrice (coordinate bancarie IT 28 M 08327 73470 000000006000).

Un piccolo contributo che, se esteso in tutti i ristoranti del mondo, poterà dare un concreto aiuto ai sopravvissuti al sisma, per ricostruire un paese ricco di storia ormai raso praticamente al suolo.
Un piatto di pasta per salvare un patrimonio di cultura e tradizioni che la natura, o forse l’incuria umana, ha cancellato in pochi attimi.

[LINK della fonte]

Annunci

23 novembre 2014

LITTLE DRESSES FOR AFRICA ITALIA CERCA “SARTINE” PER BIMBI AFRICANI

Posted in bambini, web tagged , , , , , , a 6:42 pm di marisamoles

abiti per l'africa
A commento del post, pubblicato nell’ambito delle “buone notizie” il 19 settembre, che ho dedicato alla “sartina” 99enne Lillian Weber che ogni giorno confeziona degli abiti da inviare ai bambini africani – tramite la Ong Little Dresses for Africa -, ho ricevuto la testimonianza della Coordinatrice per l’Italia di Little Dresses for Africa.org che pubblico anche qui, sperando di dare maggior rilievo ad una iniziativa davvero lodevole.

Sono passati poco più di due mesi dalla comparsa sul web d’articolo sulla Sig.ra Lilian Weber che cuce vestitini per i bambini dell’Africa e in questo breve lasso di tempo sono riuscita a mettere insieme un sostanzioso numero di meravigliose sartine che hanno iniziato una produzione tutta Italiana di abitini. Non sapendo bene da dove partire, ho contattato l’associazione America Little Dresses for Africa cercando con loro accordi per poter diffondere anche nel bel paese questa bellissima iniziativa. Due aspetti sono fondamentali e trainanti: il donare ad un bambino un vestito fatto apposta per lui, simbolo di unicità…un modo per dirgli sei speciale, sei unico e dall’altra offrire a tante donne un’ottima occasione per rendersi utili, per passare il loro tempo pensando che ciò che fanno regalerà un sorriso a qualcuno, veder materializzato il proprio aiuto, poter aiutare in modo tangibile e concreto spesso aiuta a sua volta a ritrovare la voglia di vivere, di ricominciare a lottare. Questo è lo spirito che anima la mia iniziativa, e in poco più di un mese sono arrivati vestitini, donazioni, belle….bellissime parole che mi hanno colpito nel profondo; e poi dall’altra parte del mondo in un angolo del continente Africano, un piccolo orfanotrofio tenuto da una gentile Signora italiana, Micaela De Gregorio, con la quale parlo ogni giorno ed ogni giorno i suoi bambini animano il mio schermo con i loro meravigliosi sorrisi, aspettano i nostri vestiti, chiedono se è vero che riceveranno un vestito tutto loro, fatto a posta per loro, se sarà di stoffa vera; li vorrebbero per Natale anche loro per le feste vogliono sentirsi belli, in ordine, possibilmente eleganti, purtroppo però non faremo in tempo, li avranno per Pasqua, ma il pensiero di loro ci anima, ci guida, ci porta ogni giorno a scambiarci idee, modelli, consigli, a ritrovarci come fossimo amiche di sempre. Abbiamo bisogno di tante, tante amiche, perché tanti sono i bambini che aspettano i nostri vestitini, abbiamo bisogno di tanto materiale per poterli fare…….un semplice gesto…..che toccherà tante vite e ad ognuna di queste regalerà un sorriso, regalerà speranza!!!

Ci venga trovare sulla nostra pagina Facebook. L’aspettiamo sperando voglia aiutarci in a divulgarla, in fondo ogni bambino merita qualcosa di bello, noi non vorremmo mai deluderli. Grazie per il tempo che mi ha voluto dedicare, le auguro buon lavoro.
Cordiali saluti

Sabrina Coccoloni
(Coordinatrice per l’Italia di Little Dresses for Africa.org)

[immagine tratta dal sito Facebook linkato]

14 novembre 2014

FECONDAZIONE ETEROLOGA: OVODONATRICI OPPURE OVOVENDITRICI?

Posted in bambini, donne, figli tagged , , , , , , , a 5:39 pm di marisamoles

fecondazione eterologa
Nonostante la fecondazione eterologa sia attualmente prevista dalla Legge italiana, mancano delle norme stabilite a livello centrale e le Regioni hanno la possibilità di orientarsi autonomamente. Questo per quanto riguarda, ad esempio, la gratuità o meno dell’intervento; infatti, il vuoto normativo porta alla discrezionalità e per questo crea delle discriminazioni nel caso in cui una coppia intenzionata a ricorrere alla fecondazione eterologa viva in una regione dove l’ASL chieda il pagamento di un ticket (orientativamente tra i 400 e i 600 euro, ma solo per coprire i costi degli esami necessari), come per qualsiasi prestazione sanitaria convenzionata.

Ma mentre la Regione Emilia-Romagna ha stabilito la gratuità dell’intervento, in Lombardia la fecondazione eterologa sarà possibile solo a pagamento: 4000 euro. Questi sono i due casi estremi, il che fa supporre che si assisterà al pendolarismo di coppie che, per risparmiare, si rivolgeranno ai centri in cui l’intervento è gratuito o quasi.

Al di là di quelli che sono i regolamenti regionali, la Legge in materia di fecondazione assistita eterologa stabilisce che ci debbano essere dei donatori di sperma e di ovociti. Pare, tuttavia, che in quanto ad ovociti, ci sia una carenza di donatrici.

Luigi Ripamonti, medico e responsabile di Corriere Salute, affronta questo problema sulle pagine del blog del Corriere.it “LA 27ESIMA ORA”. Un articolo interessante che invito a leggere interamente. Ne riporterò solo alcuni stralci.

Perché, dunque, in Italia non ci sono donatrici?

L’assenza di incentivi economici alla donazione (salvo aggirare l’ostacolo con «rimborsi» vari) e, secondo diversi osservatori, la mancanza di cultura della donazione di queste cellule (che richiede una stimolazione ovarica non del tutto priva di rischi).

Infatti, al contrario di quanto accade per la donazione di sperma che è possibile attraverso un’operazione naturale (a volte spiacevole, per alcuni uomini), le donatrici devono sottoporsi a delle terapie invasive.

A questo punto, Ripamonti pone degli interrogativi interessanti.

Per chi una donatrice dovrebbe sottoporsi a terapie invasive? La risposta più ovvia sarebbe per puro spirito di solidarietà, per offrire un personale contributo alla felicità di donne che non possono procreare.
Ma di quali donne stiamo parlando?

[…] donazione per chi? Per una donna di 35 anni in menopausa precoce? Per una devastata dall’endometriosi? Per una che ha avuto un tumore? Pare indiscutibile incoraggiare alla donazione in questi casi.

Promuovere la donazione gratuita per una donna che ha più di 45 anni e che, per libera e legittima scelta, ha deciso di ritardare il momento in cui avere figli?

Sono dei casi molto diversi. Nel primo, donare i propri ovuli sarebbe più che legittimo ma nel secondo?
Ripamonti ammette che per far felice una donna che, per puro capriccio, ha atteso troppo e i suoi ovuli sono ormai “scaduti”, potrebbe essere anche incoraggiata la “vendita” degli ovociti.

A questo punto sono io a porre un quesito: se fecondazione eterologa dev’essere, come si possono fare dei distinguo? Posto che sarei dell’idea di lasciare che a decidere sulla maternità sia la natura, mi chiedo perché mai, scarseggiando le donatrici, si dovrebbe regalare la felicità solo alle donne giovani malate. E’ come se fosse vietato dalla Legge far figli dopo i 45 anni …

Un’alternativa sarebbe quella di formare una lista d’attesa dando la precedenza alle donne più giovani e sterili per motivi non imputabili alla loro volontà. Ma non si può certo dire alle più mature, se vuoi un figlio ti devi comperare gli ovuli … cosa che comunque molte donne hanno fatto e continueranno a fare all’estero, nel caso di scarsa disponibilità da parte delle donatrici italiane.

Senza contare che Ripamonti prende in esame anche le conseguenze negative di un’eventuale “vendita” di ovociti:

[…] liberalizziamo la vendita degli ovociti? Oggi gli ovociti, domani un rene? Non è la stessa cosa, nel primo caso non ci sarebbe la perdita della possibilità di avere figli, nel secondo se «salta» il rene residuo c’è la dialisi. Però qualche timore di una deriva potrebbe esserci.

La terza via proposta da Ripamonti, per quanto concerne le donne che hanno intenzione di rimandare la maternità, è quella di mettere da parte gli ovuli per poterne disporre al momento ritenuto più adatto. Ma questa ipotesi si allontana dalla fecondazione eterologa, oggetto della mia riflessione.

Infine, mi sento di appoggiare la proposta che conclude l’articolo: insieme alla cultura della donazione si potrebbe cominciare a promuovere anche una cultura dell’accettazione.
Ecco, questo è il punto.

La maternità non è un diritto acquisito alla nascita. Se poi si ricorre alla fecondazione assistita perché è “scaduto il tempo”, trovo che sia un discorso egoistico che non mette in primo piano il bene del nascituro ma risponde ad un desiderio, quasi un capriccio, che poteva comunque essere esaudito nei tempi giusti.
Anche sull’eventuale conservazione di ovuli propri, avrei delle riserve, per lo stesso motivo. Se poi affrontiamo nello specifico il problema della fecondazione eterologa, ritengo che un’eventuale vendita di ovuli potrebbe dar luogo ad un mercato scandaloso dettato perlopiù dalla crisi attuale, soprattutto per ciò che riguarda la disoccupazione femminile.

La donazione deve rimanere tale, un gesto di solidarietà per venire incontro alle difficoltà altrui.

[immagine da questo sito]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 15 NOVEMBRE 2014

E’ di oggi la notizia, riportata dal Corriere.it, che la Regione Lombardia è stata denunciata per aver imposto il pagamento della fecondazione eterologa.

Il ricorso è stato depositato ieri mattina al Tar di Milano. L’ha presentato la squadra di legali che – insieme all’associazione Sos Infertilità – ha già vinto davanti alla Corte costituzionale le due cause che hanno fatto cambiare radicalmente la legge 40 del 2004 sulla procreazione assistita.

L’associazione Sos infertilità ha giustificato la presa di posizione in quanto impedire a una coppia affetta da sterilità o infertilità la possibilità di diventare genitori vuol dire ledere il loro diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione (che riguarda anche la salute psichica oltre che fisica). Secondo la Consulta, nel garantire questo diritto non ci possono essere discriminazioni economiche.

Da parte sua, la Regione Lombardia ha motivato la scelta di far pagare la fecondazione eterologa in quanto le cure non sono comprese nell’elenco nazionale dei trattamenti da coprire con la sanità pubblica. Ma l’intento è principalmente politico: «difendere la famiglia tradizionale».

A questo punto, mi chiedo cosa c’entri il diritto alla salute con una gravidanza cercata attraverso la fecondazione assistita. Forse una donna che non può procreare è malata?

19 settembre 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: LA “SARTINA” 99ENNE CHE CUCE VESTITI PER L’AFRICA

Posted in donne, La buona notizia del venerdì, lavoro, società tagged , , , , , , , a 4:32 pm di marisamoles

Lillian
Decisamente una vecchietta arzilla la signora Lillian Weber che vive a Scott County (Iowa): ogni giorno, grazie alle sue “mani di fata” e all’ausilio della macchina per cucire, confeziona un vestito da mandare a un bambino in Africa.

Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse per l’età della signora. Lillian ha 99 anni e negli ultimi due ha realizzato ben 850 capi da inviare in Africa. L’obiettivo che si pone, per il suo 100esimo compleanno che festeggerà il prossimo 1° maggio, è di arrivare a 1000.

Nonostante l’età, non si sente affatto stanca di confezionare abiti, attività che ha iniziato a praticare quando aveva solo 8 anni. Come racconta uno dei suoi numerosi nipoti (ne ha in tutto 32), nonna Lillian cuciva le uniformi scolastiche dei nipotini e riparava i loro abiti quand’erano piccoli.

Di anni ne sono passati tanti ma la passione per il taglio e il cucito non ha mai abbandonato la 99enne statunitense né la signora Weber ha mai pensato di rinunciare al suo passatempo. A maggior ragione ora che la sua abilità serve per aiutare i piccoli africani.

Quando la Ong Little Dresses for Africa – che invia vestiti fatti a mano a famiglie bisognose in 47 paesi africani – cercava dei volontari, nonna Lillian non ci ha pensato su un attimo e ha subito accolto l’invito. Se fosse per lei, di abiti ne cucirebbe due al giorno, non solo uno. Ma i nipoti le hanno posto un limite per salvaguardare la sua salute e per non farla stancare troppo.

Leggendo questa storia mi viene solo un pensiero: altre generazioni! Noi ora ci lamentiamo che siamo troppo stanchi a 50 anni. Dovremmo prendere ad esempio nonna Lillian.

[fonte: buonenotizie.corriere.it, da cui è tratta anche l’immagine]

ALTRE BUONE NOTIZIE

Tutti insieme a Matera Capitale Europea 2019 di laurin42

DONNE CORAGGIOSE: Le “farfalle” di Buenaventura di Emanuela Zuccalà per IOdonna

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

5 settembre 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: REGALARE LE FERIE A CHI NE HA BISOGNO

Posted in amicizia, La buona notizia del venerdì, lavoro, Legge, politica, salute tagged , , , , , , , , , , , a 11:50 pm di marisamoles

rossella cioniniUn disegno di legge sul job act, che nei prossimi giorni passerà il vaglio della commissione Lavoro in Senato, porta la firma della senatrice della Lega Nord Emanuela Munerato.

Si tratta di una proposta presa in prestito dalla legislazione francese.
La “legge Mathis” prende il nome di un bambino ammalato di tumore la cui vicenda ha commosso la Francia. I colleghi del padre di Mathis, dopo l’ennesima ricaduta del bimbo, hanno rinunciato alle proprie ferie in favore dell’amico, consentendogli di rimanere accanto al figlioletto fino all’ultimo giorno di vita, senza perdere nemmeno un giorno di lavoro. Prendendo spunto da questa vicenda, la Francia ha varato la legge che consente ai lavoratori di regalare i propri giorni di ferie o di permesso ai colleghi che ne hanno bisogno.

Esiste un caso analogo anche in Italia, pur in assenza di una legge ad hoc.
La signora Rossella Cionini lavora per la Ctt, azienda del servizio pubblico toscano. Dopo aver subito alcuni interventi chirurgici e fatto le relative terapie, aveva esaurito i giorni a disposizione e avrebbe rischiato di perdere il lavoro per poter continuare a curarsi. I colleghi hanno, quindi, chiesto all’azienda di poter donare le loro ferie a Rossella. L’azienda ha permesso ai dipendenti, che ne avevano fatto richiesta, di rinunciare ad un giorno delle proprie ferie in favore della Cionini, che si è vista così recapitare un bonus di 250 giorni – non tutti utilizzati – con il quale ha potuto continuare le sue cure.

«Per me sono stati degli angeli custodi – ha raccontato Rossella Cionini parlando dei suoi colleghi -, sapevo che si stavano muovendo ma quando ho ricevuto la telefonata di un collega che mi informava del gesto ho cominciato a piangere».

«È uno strumento che abbiamo utilizzato – conferma Riccardo Gennari della Cisl -, si tratta delle festività soppresse che il lavoratore può anche farsi pagare».

Ora questo gesto di solidarietà potrebbe diventare legge. Speriamo che per una buona causa come questa si possano superare le barriere di partito, arrivando ad un sì unanime.

[fonti: ilsalvagente.it e familyidea.it; immagine da Il Mattino]

ALTRE BUONE NOTIZIE

In Danimarca c’è un negozio dove si compra senza pagare di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

29 agosto 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: A LONDRA PANCHINE-LIBRO PER RILANCIARE LA LETTURA

Posted in attualità, cultura, La buona notizia del venerdì, libri, società tagged , , , , , , , , , a 5:10 pm di marisamoles

panchine letterarie londra
Non sono solo gli Italiani poco amanti della lettura, evidentemente. Gli Inglesi sembrano passarsela meglio, dato che secondo un sondaggio della National Literacy il 53% dei giovani londinesi si definisce lettore appassionato e anche i piccolissimi dichiarano di essere sempre alla ricerca di un buon libro e di una bella storia.
Ciononostante, a Londra, camminando per uno dei numerosi quartieri – da Notting Hill a Portobello Road, da Chelsea a Soho, da King’s Cross a Westminster – in questo periodo capita di ritrovarsi seduti su una panchina a forma di libro.

Le 50 «book benches» (panchine-libro) sono state decorate da cinquanta artisti, tra i quali molte giovani promesse, e realizzate a forma di libro aperto. Gli artisti si sono ispirati ad una serie di libri (tutti famosissimi) ambientati nella capitale del Regno Unito. Si tratta di un progetto, denominato «Books about Town» e promosso da The National Literacy e dalla Wild in Art, che ha lo scopo di ricordare a tutti i passanti quanto sia bello leggere ma ha anche un obiettivo umanitario: le panchine, infatti, saranno battute all’asta dal Southbank Centre di Londra il 7 ottobre per raccogliere fondi in favore della National Literacy Trust allo scopo di combattere l’analfabetismo nelle zone più povere della città.

La gamma di autori, libri e personaggi rappresentati nelle panchine va da Geoffrey Chaucer a Shakespeare, da Lewis Carroll ad alcune firme contemporanee, come Helene Fielding, autrice del Diario di Bridget Jones, da James Bond a Hercule Poirot, da Peter Pan all’orsetto Paddington.

L’orso Paddington è un personaggio della letteratura inglese ma non autoctono, in quanto immigrato dal Perù, amatissimo dai bambini e protagonista di diverse storie. La panchina a lui dedicata si trova naturalmente alla Paddington Station ed è firmata dalla matita di Michelle Heron.

Un altro personaggio, diventato un cult e amato da generazioni di piccoli e grandi lettori, è Mowgli, protagonista de “Il libro della giungla”, ritratto, assieme ai suoi amici – Shere Khan, Bagheera e Baloo e Kaa – nella panchina a lui dedicata e firmata da Ruth Green.

Non poteva mancare, per i più grandi, la Book Bench dedicata ad Agatha Christie che, cosa forse ignota a molti, scrisse anche romanzi rosa con lo pseudonimo di Mary Westmacott.
I due artisti che hanno ideato e pensato la panchina alla famosa giallista, Tom Adams e Mandii Pope, hanno scelto tra tutte le creazioni di Agatha Christie «Hercule Poirot and the Greenshore Folly».

Ma non si può pensare al “giallo” senza tenere nel debito conto l’agente segreto di Sua Maestà più famoso al mondo: James Bond, agente 007. Anche il personaggio creato da Ian Lancaster Fleming, giornalista, militare e scrittore inglese, ha la sua Book Bench disegnata da Freyja Dean.

E se Agatha Christie è l’autrice più tradotta, più dello stesso Shakespeare, anche il più famoso drammaturgo inglese ha la sua panchina a forma di libro. La creatrice, Lucy Dalzell, vi ha riprodotto di fronte e sul retro – tutte le panchine sono completamente decorate – riferimenti alle opere più importanti di Shakespeare, da “Sogno di una notte di mezza estate” all’indimenticabile storia d’amore di “Romeo e Giulietta”.

Sono tutte bellissime queste panchine letterarie. Vi invito a scoprirle, in buona parte, a questo LINK da cui ho tratto anche l’immagine postata sotto il titolo e che ha ispirato l’intero post.

ALTRE BUONE NOTIZIE

San Francisco mette al bando le bottiglie di plastica di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

22 agosto 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: IL CAMPEGGIO IN CITTA’ PER CONOSCERSI MEGLIO

Posted in attualità, La buona notizia del venerdì, società, talenti, vacanze tagged , , , , , , , , , , , a 5:52 pm di marisamoles

campeggio in città
Passare le vacanze in città non è più da “sfigati” come una volta. Ormai, come ho scritto QUI, le città non si svuotano nemmeno a Ferragosto. Però rimanere dentro le quattro mura domestiche, sempre le stesse, per 12 mesi all’anno è davvero triste. Perché allora non provare una vacanza diversa, pur rimanendo in città e senza spendere molto?

La notizia proviene da Amsterdam dove, in tre parchi cittadini, l’Oosterpark, il Rembrandtpark e il Noorderpark, è stato allestito un campeggio per vacanzieri con tanta voglia di fare nuove conoscenze, cosa non sempre facile in una grande città dove i contatti umani sono sempre sfuggenti.

L’iniziativa è già collaudata e si è ripetuta nel periodo di Ferragosto. «De Buurtcamping – In camping con i vicini» è nata dall’idea di Roderik Schaepman, olandese residente nella capitale ma nato e cresciuto in Drente, la regione più verde e tranquilla dell’Olanda.

«Volevo che anche in una grande città ci fosse quell’atmosfera cordiale e accogliente, come nel paesino di 400 abitanti in cui sono nato – racconta Schaepman -. E poi in un camping è molto facile entrare in contatto. Il nostro motto è Power to the crowd, se metti insieme tante persone con tutti i loro talenti vengono fuori delle cose bellissime: nuovi rapporti di lavoro, relazioni romantiche, iniziative sociali. Poi fra i nostri ospiti abbiamo accolto anche alcuni senza tetto, che al camping si sono sentiti accettati come tutti gli altri. Se ci si mette insieme si possono raggiungere obiettivi insperati e migliorare veramente il mondo. L’idea del nostro camping può funzionare in ogni parco del pianeta».

La quota per partecipare era davvero esigua: 20 euro a persona per tutti i tre giorni, più 20 euro per la tenda. Nei tre parchi si sono ritrovate più di 700 persone, di cui un terzo rappresentato da quelli che hanno un sussidio per vivere o comunque un reddito annuo lordo al massimo di 21.000 euro, coloro che quindi non possono permettersi di andare in vacanza. Un altro terzo costituito dai volontari, che organizzano le più svariate attività durante il soggiorno e fanno sì che il campeggio funzioni e il restante terzo è rappresentato da persone comuni che vivono nel quartiere.

Un’esperienza che non è servita soltanto a familiarizzare tra vicini ma anche a divertirsi. Molte sono state, infatti, le attività proposte: lezioni di yoga, trattamenti di shiatsu e fisioterapia, lettura dei tarocchi, corsi per fare il pane o i cup-cakes, per la corsa di fondo o per imparare a dipingere. I genitori hanno potuto persino prenotare una ninna-nanna che veniva cantata davanti alla tenda per far addormentare i bambini.

A me sembra davvero una bella idea e non solo per chi non si può permettere una vacanza fuori porta. Anzi, potrebbe essere un’occasione per imparare cose nuove, per dare una mano a chi ha bisogno e per mettere al servizio della collettività il proprio talento.

E voi che ne dite? Sarebbe possibile organizzare una cosa del genere nelle nostre grandi (ma anche in quelle più piccole) città?

QUI potete vedere il VIDEO girato lo scorso anno.

[fonte: Corriere.it; immagine da questo sito]

ALTRE BUONE NOTIZIE

Il bus del tè, per coltivare relazioni di laurin42

“Music for peace”, la carovana umanitaria parte per Gaza (Buonenotizie di Corriere – @Corriereit)

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

6 giugno 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: UN VITALIZIO PER IL POETA PIERLUIGI CAPPELLO

Posted in attualità, Friuli Venzia-Giulia, poesia tagged , , , , , , , , , , a 8:55 pm di marisamoles

pierluigicappello
Anche questa settimana rimango nella mia zona. Voglio raccontare una storia, sconosciuta ai più. Una storia che ha come protagonista il poeta friulano Pierluigi Cappello, uno dei più importanti poeti contemporanei che, però, da anni vive ai limiti dell’indigenza.

La vita di Pierluigi Cappello è costellata da successi letterari (non solo raccolte poetiche ma anche romanzi), premi, laurea honoris causa conferitagli dall’Università di Udine, cittadinanze onorarie. Non solo gioie, anche dolori: 31 anni fa, quand’era solo sedicenne, un brutto incidente lo costrinse sulla sedia a rotelle.

La sua casa, un prefabbricato che risale agli anni del terremoto (quello del 1976 che ha semidistrutto il Friuli), è tutt’altro che confortevole e si sa quanto la gente friulana sia attaccata alla casa, la costruisce mattone dopo mattone con il sudore della fronte. Ma Pierluigi questo non lo può fare e a nulla serve la mobilitazione di tanta gente di buona volontà per fargli avere una casa decente.

Così il giornalista Paolo Medeossi la descrive in un articolo pubblicato sul Messaggero Veneto del 28 settembre 2013:

Le case dei poeti (quelli veri) sono luoghi misteriosi e irraggiungibili se si guarda alle cose con gli occhi consueti e incapaci di un sobbalzo, di un sussulto. Non ci si arriva nemmeno con il tomtom più efficace. Eppure la casa di Pierluigi Cappello, in via San Francesco a Tricesimo, a poche centinaia di metri dal Boschetti [uno dei più rinomati ristoranti friulani, NdA], è un luogo celebre, non solo in Friuli, una meta per tantissimi.

Ci sono spiriti inquieti che partono da lontano, da tutta Italia e anche dall’estero, e arrivano qui bussando timidamente alla porta che scricchiola sempre un po’. Una porta davanti alla quale vige la più assoluta democrazia perché non contano posizione economica, titoli accademici, consenso sociale o che altro, insomma una di quelle banalità che valgono in tempi distratti, fatui e incorporei.

Qui, mentre si bussa e il poeta dice “avanti”, non servono paraventi o cortine fumogene. La poesia (quella vera) ha questo potere: sembra fatta di niente, un intreccio di parole e metrica, eppure è molto concreta nell’indurre, chi vuole, a fare i conti con ciò che si è o si è convinti di essere. E chi trucca le carte è subito smascherato.

Proprio in quel prefabbricato di via San Francesco a Tricesimo una buona notizia ha raggiunto oggi il poeta: il governo Renzi gli ha concesso il vitalizio della legge Bacchelli, “in considerazione dei meriti conseguiti nella carriera artistica”.

Così commenta lo scrittore Tullio Avoledo: «Un anno di Bacchelli a Cappello costa meno di tre mesi di stipendio del portaborse di un parlamentare. Ma nessun portaborse scriverà poesie come quelle di Pierluigi. Che invece ce la fa benissimo a portare una borsa». Nonostante la carrozzina, aggiungo io.

In un periodo in cui solo a sentir parlare di vitalizi arricciamo il naso o spalanchiamo gli occhi per lo stupore davanti a cifre assurde di cui beneficiano ex politici senza troppi meriti, di fronte a questa notizia mi sembra possibile fare solo una cosa: sorridere.

Per chi non conosce questo poeta, riporto una poesia che a me personalmente piace molto:

finestra
Da lontano
Qualche volta, piano piano, quando la notte
si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio,
e non c’è più posto per le parole
e a poco a poco si raddensa una dolcezza intorno
come una perla intorno al singolo grano di sabbia,
una lettera alla volta pronunciamo un nome amato
per comporre la sua figura; allora la notte diventa cielo
nella nostra bocca, e il nome amato un pane caldo, spezzato
.

[immagine di Cappello da questo sito; immagine finestra da questo sito]

ALTRE BUONE NOTIZIE

Pepe Mujica accoglierà 100 bimbi orfani siriani a casa sua di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

10 gennaio 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: VENDE IL RISTORANTE PER FAR CURARE LA DIPENDENTE

Posted in amicizia, La buona notizia del venerdì, lavoro tagged , , , , , , , a 8:52 pm di marisamoles

buona notizia texasLa giornata sta per finire e, inaspettatamente, dalle pagine del tg è uscita una buona notizia che davvero non credevo di trovare. Parla di solidarietà, di un gesto di altruismo fatto senza pensare al proprio benessere, al proprio futuro. Pensare agli altri, prima di tutto.

Michael De Beyer ha un ristornate a Montgomery, che gestisce da ben 17 anni. Una sua dipendente, Brittany Mathis, è una giovane ragazza sfortunata: ha perso il padre, appena 33enne, per un tumore la cervello.
Tra Michael e Brittany si crea un legame molto forte, un affetto che si avvicina a quello che un padre prova nei confronti della propria figlia. Quando anche alla ragazza è stato diagnosticato un tumore come quello che aveva portato il padre alla morte, il ristoratore non ci pensa un attimo: decide di mettere in vendita il ristorante per pagare le cure mediche alla ragazza. Brittany, infatti, non ha la possibilità di pagare un’assicurazione sanitaria e, dunque, non ha alcun diritto alle cure sanitarie.

Intervistato, il generoso datore di lavoro ha dichiarato: “Non sarei mai stato capace di lasciar perdere e aspettare di vedere cosa sarebbe accaduto. Non avrei mai potuto continuare a guadagnare soldi col mio ristorante mentre lei aveva bisogno di aiuto. Quando avrò venduto il locale, passerò più tempo con mia moglie e i miei due figli”.

Una notizia che si spera abbia una fine lieta e che fa riflettere sul fatto che spesso ci lamentiamo dei pochi guadagni, vorremmo vivere senza pensieri, permetterci qualche capriccio in più. E poi sentiamo di gesti solidali come quello di Michael De Beyer e un piccolo esame di coscienza dovremmo farcelo. Senza contare che, non funzionerà alla perfezione, ma almeno qui in Italia il servizio sanitario è garantito dallo Stato. Pagato, naturalmente, da tutti lavoratori ma garantito a tutti, anche a chi un lavoro non ce l’ha.

[LINK della fonte; immagine da questo sito]

ALTRE BUONE NOTIZIE

La bottiglia che illumina gratis di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

1 agosto 2010

IMPRENDITORE VENETO, EX “TAGLIATORE DI TESTE”, SI RAVVEDE E ASSUME SOLO DETENUTI

Posted in lavoro tagged , , , , , , , a 12:46 pm di marisamoles


La notizia è riportata dal quotidiano Il Giornale: Giuseppe Ongaro, veronese, è a capo di un’azienda, la Lavoro & futuro Srl, in cui non solo lavorano esclusivamente dei detenuti, ma ha anche la sede nel carcere stesso. Perché un imprenditore 68enne ha deciso di assumere solo carcerati? Perché, afferma Ongaro, sono convinto che si debba lavorare per il bene della società. Tu vivi in funzione degli altri. Una volta rinchiusi, ai detenuti nessuno ci pensa più, la galera diventa una pattumiera. Quindi dal punto di vista egoistico la scommessa era molto interessante.

Una scommessa con se stesso e con le sue capacità imprenditoriali, ma non solo. Diciamo che per quest’uomo così intraprendente si tratta anche di una sorta di redenzione: fino a qualche anno fa, infatti, di mestiere faceva il cosiddetto “tagliatore di teste”: proprio come George Clooney nel film “Tra le nuvole”, aveva l’incarico di licenziare il personale delle aziende in crisi. Nel suo passato anche dei veri e propri record: Il massimo lo toccai in un’industria elettronica del Friuli: 480 licenziati in un colpo solo. Un record di cui, però, non va fiero, dato che, nell’affermare ciò, al giornalista curatore dell’intervista pubblicata sul quotidiano, Stefano Lorenzetto, Ongaro precisa: non mi descriva come un santo, mi raccomando. Non lo sono, non lo sono mai stato. Anche se poi, in quella occasione, si adoperò per risistemare tutti quei poveretti rimasti senza lavoro, tranne due. E per questo, non si diede pace.

Santo no, ma un gran lavoratore sì: Io a 12 già ero nei campi a tirar giù mele, pere e uva e a 16, prima d’andare al liceo scientifico salesiano, all’alba scaricavo i sacchi di farina nei panifici, reclutato dalla cooperativa facchini, racconta così i suoi inizi. Una vita difficile, da figlio orfano di padre che, nonostante tutto, è riuscito a laurearsi in Scienze Statistiche all’università di Padova. Poi, quel lavoro di cui oggi non va fiero ma che era molto redditizio: per ogni “testa tagliata” Ongaro guadagnava una percentuale fino al 10% calcolata sull’aumento del margine lordo che l’azienda realizzava dopo la ristrutturazione. Una cifra che, fatti due conti, poteva arrivare anche a 7.500 euro mensili. Ma se qualcuno dubita che i soldi non facciano la felicità, quest’uomo ne è la testimonianza perché, ad un certo punto, si rende conto che quel lavoro non fa per lui: Mi sono chiesto se quello che facevo rispecchiava lo scopo per cui mi alzavo la mattina. Non lo rispecchiava. Così mi sono concesso 14 mesi sabbatici per riorganizzare la mia, di vita. Una ricerca di nuovi equilibri per giungere a una forma di armonia personale.

Attualmente nella sua ditta lavorano 68 dipendenti, ma la crisi si è insinuata anche dietro le sbarre: Ongaro e il suo socio, Edgardo Somma, da gennaio saranno costretti a turnare gli operai perché non c’è lavoro per tutti. Di buono c’è, invece, che i dipendenti non possono essere licenziati e, una volta scontata la pena, hanno la prospettiva di essere assunti da una cooperativa esterna, sempre su interessamento dell’ex datore di lavoro.
Pare che l’iniziativa sia particolarmente gradita agli ospiti del penitenziario veronese, visto che le domande di assunzione, che per ora giacciono sul tavolo di Ongaro, sono ben 350, nonostante lo stipendio sia abbastanza misero: dai 380 ai 540 euro netti per 6 ore al giorno. Ma è pur sempre un modo per “evadere” dal grigiore delle celle e per sperare in un futuro migliore una volta usciti da lì.

Ma che cosa produce quest’azienda così particolare? Di tutto: 16 milioni di pezzi l’anno. Magliette e gadget pubblicitari. Articoli promozionali per aziende, fiere ed eventi. Parti meccaniche e schede elettriche. Filtri per i forni delle autocarrozzerie. Siamo il secondo produttore europeo di profumatori per la casa, deodoranti per auto e antitarme, 1,3 milioni di pezzi l’anno. Sono nostre le rastrelliere portabiciclette che vede nei centri storici: ce le ha comprate persino il Comune di Catania. Una famosa azienda del Modenese ci ha affidato le mattonelle a mosaico, una lavorazione di grande precisione, 72 diverse composizioni di colore con tesserine in pietra o in vetro. Dall’officina meccanica, diretta da due maestri carpentieri, escono anche box per cavalli, cancelli, gazebo. Abbiamo un laboratorio d’informatica dotato di linea Adsl, una concessione assai difficile da ottenere nei penitenziari, dov’è vietata qualsiasi comunicazione con l’esterno: 12 operatori inseriscono col computer i dati per società terze, spiega Ongaro. Un’attività molto varia che non conosce crisi: se solo fiuta l’odore del fallimento, l’imprenditore si inventa qualcosa:Ora ho avviato la produzione delle bat box, le casette per i pipistrelli che mangiano le zanzare. Piuttosto complesse, devo dire. Fra meno di un mese partiremo con i pannelli solari a marchio “Casa circondariale”, racconta, rivelando delle capacità di adattamento alle richieste che non sono facili da accontentare, considerando anche che i detenuti non sempre hanno delle specifiche professionalità. Ma per loro questo lavoro rappresenta, come ho già detto, un’ancora di salvezza. Perché, se è vero che in carcere non ci vanno i santi, qualsiasi reato uno abbia commesso, l’importante è che riesca a comprendere l’errore e a ricostruirsi una vita, prima in carcere, e poi fuori dalla cella.

Così Ongaro racconta l’esperienza di un detenuto tornato in libertà: Se non ha scelto di fare il delinquente abituale, cerca un lavoro. Che non troverà. Il momento peggiore è l’uscita dal carcere. Nessuno gli comunica il giorno. Un pomeriggio, all’improvviso, le guardie gli dicono: “Te ne vai”. Fuori non trova nessuno ad attenderlo. D’inverno alle 17 c’è già buio. Si trova nella nebbia, al freddo, senza sapere dove andare. Con l’associazione Redium, acronimo di Recupero dignità umana, mi sono sentito in dovere di mettergli in mano un kit: pochi euro per mangiare, una scheda per telefonare dall’ultima cabina sopravvissuta vicino alla casa circondariale, gli indirizzi dove passare la notte, i biglietti per l’autobus.

Io credo che, nonostante il passato di questo imprenditore non sia “esemplare” (nel senso che il suo precedente, per quanto redditizio, lavoro non sia uno di quelli di cui andar fieri), Ongaro sia una persona meravigliosa che, negli ultimi anni, ha fatto tanto per molte persone in difficoltà che, altrimenti, sarebbero rimaste completamente emarginate. Ha fatto tanto soprattutto per se stesso: guadagna 6mila euro di meno rispetto al “vecchio” lavoro, ma può essere fiero di ciò che ha realizzato con i suoi sforzi e può guardarsi nello specchio ogni mattina senza senso di colpa alcuno.
Grazie a lui, una mano tesa non rimane tesa inutilmente.

L’articolo è molto lungo: io ne ho fatto una sintesi, ma merita davvero di essere letto per intero. Non sono tante, infatti, le buone notizie che, di questi tempi, si possono leggere sui giornali. Questo è il LINK.

[l’immagine è tratta da questo sito]

Scelti per voi

Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

wwayne

Just another WordPress.com site

Diario di Madre

Con note a margine di Figlia

Scrutatrice di Universi

Happiness is real only when shared.

Like @ Rolling Stone

Immagini, parole e pietre lanciate da Mauro Presini

Dottor Lupo Psicologo-Psicoterapeuta. Battipaglia (SA)

Psicologo Clinico, Terapeuta EMDR di livello II, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Terapia Metacognitiva Interpersonale.

Scaffali da leggere

Consigli di letture, recensioni e frasi tratte dai libri.

Willyco

in alto, senza parere

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof di lettere.

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

oןısɐ,ןןɐ ɐɯ ɐןonɔs ɐ opɐʌ uou

pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, di temi originali e copiati, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)

Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

PindaricaMente

C'è una misura in ogni cosa, tutto sta nel capirlo (Pindaro)

Il mestiere di scrivere

CORSI DI SCRITTURA CREATIVA, ATTUALITA' EDITORIALE, DIDATTICA E STRUMENTI PER LA SCRITTURA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

Psicologa - Psicoterapeuta - Criminologa - Dottore di Ricerca Università Sapienza

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

i media-mondo: la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Le Ricette di Cle

Ricette collaudate per ogni occasione

Messaggi in Bottiglia

Il diario di Cle

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

espress451

"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: