24 giugno 2009

I VOTI AI PROF? MAH!

Posted in adolescenti, attualità, Mariastella Gelmini, Milano, Renato Brunetta, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , , , , , , , a 10:05 pm di marisamoles

scuola1Grazie alla segnalazione di un “amico” commentatore, ho letto l’articolo del Corriere sull’iniziativa degli studenti del liceo Berchet di Milano che, assieme ai risultati dei loro scrutini, hanno esposto anche i giudizi sui propri prof. Che sia un primo passo verso la valutazione dei docenti auspicata dal ministro Gelmini, anche in vista di una progressione della carriera? Prima o poi ci saremmo arrivati, indubbiamente, ma che dei ragazzi adolescenti prendano l’iniziativa con il benestare del Dirigente Scolastico mi sembra veramente un tantino azzardato.

Non stupisce che da parte loro i docenti non siano così soddisfatti. E non stiamo parlando di chi è stato “bocciato” o ha rimediato qualche “debito”, magari in “spiegazione”, ovvero nella “capacità di trasmettere il sapere”. Beh, docenti non si nasce, com’è ovvio, ma si diventa, e, diciamolo, i “vecchi” docenti non hanno avuto, nell’ambito della didattica, alcuna preparazione. Per quanto mi riguarda, i concorsi ordinari che ho sostenuto e superato sono stati impostati sul puro nozionismo: i contenuti delle materie che poi si sarebbero insegnate e tutte le leggi che riguardano la scuola, in particolare, e la Pubblica Amministrazione, in generale. Poche nozioni di psicologia e pedagogia rientravano nei programmi ma, almeno a me, nessuno le ha chieste. Mi sorge il dubbio che nemmeno i commissari ne fossero edotti.

Della valutazione degli insegnanti si è parlato anche anni fa, quando il ministro Luigi Berlinguer aveva ipotizzato una specie di quizzone per saggiare la preparazione dei docenti. Ma anche in questo caso, il giudizio si sarebbe limitato alle conoscenze riguardo alle proprie materie. In più ci sarebbe stata una valutazione dei titoli che avrebbe contribuito al “voto” finale. Ricordo che allora ci fu un’insurrezione generale, anche da parte dei sindacalisti, che per la maggior parte sono di sinistra. Eppure il ministro e il governo di allora appartenevano al centro-sinistra. Lo sottolineo perché pare che un po’ di gente che lavora nel mondo della scuola abbia la memoria leggermente corta. Sembra, infatti, che gli errori madornali e le proposte un po’ bislacche siano da imputare solo ai ministri di centro-destra, ma in effetti non è così.

Sempre qualche anno fa il mio Dirigente di allora aveva proposto al Collegio dei Docenti una specie di questionario di gradimento, da somministrare ai ragazzi e alle loro famiglie, per valutare l’operato dei professori. Neanche a dirlo la proposta fu bocciata dai docenti che, stupiti e anche furibondi, ritenevano la questione una vera e propria ingerenza, un’ingiustificata intromissione nel lavoro altrui che quasi quasi avrebbe potuto preannunciare un’indebita violazione della libertà didattica che per i docenti è sacrosanta, quasi come il giorno libero. Certo, una reazione così non è del tutto biasimabile, al di là del fatto che ci sono persone che deliberatamente scelgono di insegnare per fare i loro comodi, sapendo che non c’è nessuno che li controlli e confidando nel fatto che i ragazzi non abbiano il coraggio di protestare. E in questo caso, non servirebbero nemmeno le minacce perché i ragazzi sono consapevoli che certi insegnanti sono un po’ come i clienti del ristorante: hanno sempre ragione. Si potrebbe aggiungere anche che hanno sempre il coltello dalla parte del manico, giusto per rimanere nell’ambito dei modi di dire, e che quel coltello si chiama voto. Non è da sottovalutare, infatti, la capacità di un docente di trovare il modo per “fregare” i propri allievi meritevoli di tale trattamento, ed è una capacità semplice da applicare, in fondo, se si conoscono i punti deboli dei ragazzi destinati alla crudele punizione solo perché hanno osato criticare l’operato dell’insegnante.

Fondamentalmente sarei d’accordo che ci si faccia giudicare dai propri allievi; sono contraria, però, all’esposizione dei “voti”, così come non condivido la prassi di esporre i risultati degli scrutini delle classi. E non mi si venga a dire che comunque i voti dei “bocciati” non vengono esposti al pubblico ludibrio; non è questo il punto, una volta che uno è bocciato i voti si possono immaginare e non è rilevante che abbia avuto più due o tre, o solo quattro e cinque. Quindi a maggior ragione sarei contraria all’esposizione dei voti per i prof perché verrebbe, in questo modo, messa in dubbio la loro professionalità attraverso il giudizio non sempre equo degli allievi. E non sto dicendo che ragazzi di quattordici o diciotto anni non siano in grado di giudicare, sto pensando alla loro obiettività. È naturale che un docente “odiato” da qualcuno, anche se preparato professionalmente e in grado di svolgere al meglio il proprio lavoro, anche dal punto di vista umano, potrebbe risultare un “fannullone”, per usare un’espressione tanto cara al ministro Brunetta, o un incapace. Dall’altro lato, un insegnante molto permissivo, che fa rilassare gli allievi concedendo pause durante le ore, o che li porta un po’ in giardino a scorrazzare così si stancano e non rompono, che non interroga mai perché ha altro da fare, tipo leggere il giornale o mandare sms alla fidanzata, che fa un compito a quadrimestre invece di tre e lo porta corretto tre mesi dopo, che regala i voti e s’inventa il numero delle assenze perché non ha nemmeno voglia di compilare il registro, che inventa pure il programma svolto e lo fa firmare agli allievi tranquillizzandoli che poi non darà il debito a nessuno, questo docente, signori miei, sarebbe un ottimo docente, avrebbe dei voti altissimi e, beandosi del successo ottenuto a fine anno, inviterebbe pure i ragazzi a mangiare la pizza.

Se poi, disgraziatamente, dovesse venir richiesta la valutazione da parte delle famiglie, allora i docenti, almeno alcuni, si troverebbero in un mare di guai. Cercherò di spiegare, in breve, perché le mamme e i papà non sono sempre in grado di giudicare obiettivamente un bravo docente.
Prima di tutto troppo spesso i genitori si fidano di quello che dicono i figli, naturalmente se c’è qualcosa che non va nel rapporto con un determinato docente o se il profitto è negativo; in questo caso la colpa viene addossata all’insegnante che non è capace di spiegare. Anche quando arrivano ai colloqui in cerca di un chiarimento, spesso i genitori non cambiano idea e, alcuni educatamente altri un po’ meno, insinuano che forse, dico forse, il programma va troppo veloce, le interrogazioni sono frettolose, l’insegnante non spiega bene , e magari non rispiega perché ritiene che chi non capisce al volo sia un emerito cretino e merita, quindi, di ripetere l’anno, quando non deve addirittura cambiare scuola o anche andare a zappare i campi perché, secondo molti, nelle aule scolastiche ci sono poche menti pensanti e troppe braccia rubate all’agricoltura. Ora, non dubito che qualche collega sia proprio così, ma ho delle riserve sulla reale obiettività dei ragazzi e sulla capacità dei genitori di comprendere le ragioni degli insegnanti. Questo succede anche perché spesso capita che mamme e papà arrivino ai colloqui ostentando la loro agiatezza .-che si concretizza in gioielli tempestati di diamanti e capi d’abbigliamento firmati- e guardino i docenti dall’alto delle loro centinaia di migliaia di euro di reddito annuo, al basso delle due decine di migliaia cui arriva a stento il guadagno di un docente con una certa anzianità di servizio.

È evidente, però, che ci siano pareri discordi tra ragazzi e genitori di una stessa classe riguardo al medesimo docente. È raro, infatti, che tutti la pensino allo stesso modo e se c’è una coesione tra le parti normalmente è volta a mettere in luce le “pecche” di un determinato docente, quasi mai le virtù. Poi, diciamo anche questo, il giudizio delle parti considerate è assai mutevole. Faccio un esempio: se il proprio figlio è bravo, arrivano al colloquio con un sorriso e si profondono in elogi; se, malauguratamente, il profitto cala, arrivano con il volto scuro, fare minaccioso e pretendono di vedere il compito cui è stato assegnato un due –cosa che, tra l’altro, rientra nei sacrosanti diritti, peccato, però, che del compito valutato con un bell’otto non gliene importi nulla- e poi chiedono anche com’è andato in generale, perché se ci sono tante insufficienze sarebbe da annullare. Insomma, lo stesso docente non può essere giudicato in modo obiettivo se il profitto dell’allievo è altalenante e altrettanto mutevole è l’atteggiamento dei genitori.

Ci sarebbero tante altre cose da dire ma è meglio che mi fermi per non annoiare i lettori. Un’ultima cosa, però, la voglio dire: non sono i prof a non voler essere giudicati, sono i ragazzi a voler fare i grandi e dimostrare anche loro di saper esprimere dei giudizi. Purtroppo però, mentre i docenti quasi mai danno i voti a caso, semmai utilizzano le più svariate griglie di valutazione, i ragazzi non hanno altri strumenti che il loro estro e del loro estro io personalmente non mi fido.

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11 commenti »

  1. Andrea said,

    Analisi interessante. Condivido appieno!

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  2. marisamoles said,

    Grazie!!! Hai esami anche tu? Io sono stanchissima e in ansia … molto di più di quando, quasi trent’anni fa (allora si iniziava il 1 luglio) mi accingevo a sostenere la prima prova d’esame.

    A presto. 🙂

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  3. Andrea said,

    No, per fortuna, ma sto per andare a scuola per i corsi di recupero.
    A presto!

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  4. frz40 said,

    Ti ho sfrugugliata a trattare questo argomento e ho letto con interesse le tue considerazioni, che condivido.

    Credo, peraltro, che un sistema di valutazione che tenga in debito conto il parere degli allievi sarebbe più che auspicabile.

    Non alla carlona, non con esposizione di voti in bacheca e nemmeno dando troppa libertà all’estro degli allievi.

    Ti faccio una domanda. Quando sui banchi di scuola ci sedevi tu, il tuo giudizio sui tuoi professori sarebbe stato giusto e corretto o no? Io ricordo professori che ringrazierò tutta la vita di aver avuto ed altri che son passati nel più profondo dei dimenticatoi.

    I tuoi alunni sono i tuoi “clienti” e la customer satisfaction non è un optional.

    Perché non pensare, ad esempio, ad un questionario “mirato” con domande del tipo:

    “Qual è, o quali sono, i professori maggiormente innamorati della loro materia?”

    Qual è, o quali sono, i professori più chiari nella spiegazione della loro materia”

    Qual è, o quali sono, i professori che hanno dimostrato maggior equità nei voti?

    Qual è, o quali sono, i professori che vorresti avere fino all’ultimo anno per preparare bene l’esame di maturità?

    “Qual è stata la più grande ingiustizia che uno dei tuoi compagni ha subito?

    etc etc…

    Ai posteri….. 🙂

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  5. marisamoles said,

    Caro frz,

    quando a scuola mi assegnavano dei compiti per casa, li svolgevo sempre. Tu mi hai dato un “compito” e io l’ho svolto. Ti dirò che, con la stanchezza, mentale oltre che fisica, di questi giorni, non ho dato nemmeno il meglio di me. 😦

    Quando sedevo sui banchi di scuola non esprimevo mai giudizi sui miei insegnanti anche perché la loro professione era quella che avevo scelto per me. Tuttavia, nel prendere degli “spunti” qua e là, sapevo che cosa mi sarebbe piaciuto emulare dell’uno e dell’altro, così come avevo ben in mente i modelli che non avrei mai imitato.

    Condivido le tue osservazioni e sono d’accordo sulle domande da proporre in un ipotetico questionario. Ho comunque, come già detto, delle riserve sul giudizio obiettivo degli allievi. Io credo che su di me non avrebbero molto di cui lamentarsi, visto che quando incontro dei miei ex allievi per strada, si fermano a parlare e dimostrano di aver serbato di me un bel ricordo. Certo, non si può piacere a tutti e credo che, in ogni caso, se in una classe due o tre dovessero esprimere dei giudizi negativi, la percentuale sarebbe comunque trascurabile e la mia professionalità … sarebbe salva!

    L’anno scorso, alla fine di un percorso didattico che prevedeva lo svolgimento di due moduli di Latino e Storia in inglese, è stato somministrato un questionario agli allievi che, tranne due casi, si sono dimostrati soddisfatti del lavoro svolto. Era stato richiesto pure un commento sull’esperienza e quello che ho gradito maggiormente è stato: “Mi è piaciuto vedere la prof qualche volta in difficoltà, come noi. È bello sapere che anche lei ha imparato qualcosa di nuovo che non sapeva fare perché l’abbiamo sentita più vicina a noi.” (non sono le parole esatte ma questo è il succo del discorso). Beh, è stata delle più belle cose che ho sentito dire su di me in tanti anni!.

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  6. […] PS- Lo stesso tema è trattato qui da Marisa Moles […]

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  7. cristiana said,

    cara marisa
    sostanzialmente sono d’accordo con te. Non sono perfetta (chi lo è?) ma sto lavorando per avvicinarmi, e soprattutto amo il mio lavoro e la mia materia, per cui accetterei una valutazione dagli studenti, certo dovrebbero prima leggere attentamente il framework europeo delle lingue e qualche libro scritto da Chomsky o altri linguisti che con la didattica “ci sanno fare”, per poi capire meglio come e perchè la lingua straniera si insegna in un determinato modo, e come e perchè i docenti hanno determinate richieste. Prima di giudicare qualcuno bisognerebbe avere dei parametri, delle conoscenze, no? Anch’io odiavo la mia prof. d’inglese perchè severa e rigorosa, ma è anche grazie a lei che so tutti i nomi dei fiori e degli alberi in inglese….. Quindi, ben vengano le valutazioni agli insegnanti, ma ricordando che i prof. sono lì per INSEGNARE non per intrattenere gli allievi con effetti speciali o con il buonismo. Una sana “sofferenza” sui libri ci prepara alla vita, e anche i pedagogisti più permissivi stanno rivedendo le loro teorie un po’ troppo generose…..
    a presto e buon lavoro

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  8. marisamoles said,

    Cara Cristiana,

    è giusto, come affermi, che per dare dei giudizi gli allievi dovrebbero avere dei parametri di valutazione; tuttavia sono convinta che quasi mai l’ “antipatia” di uno studente è dovuta ad una valutazione negativa della qualità dell’insegnamento che un docente offre. In altre parole, la professionalità non viene messa in dubbio -caso mai viene messa in discussione dai genitori che in aula con noi non ci stanno mai!-, ma piuttosto i voti che si assegnano che per alcuni sono troppo bassi. Non si sa in base a quali parametri si fondi il giudizio ed è questo il punto della questione.
    Ben vengano, comunque, i ripensamenti dei pedagogisti; d’altra parte anche le loro teorie devono adeguarsi alle nuove generazioni che, abituate ad avere tutto a casa, devono soffrire almeno un po’ a scuola.

    Un bacio. 😀

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  9. […] ARTICOLI CORRELATI: “Cara Gelmini, i soldi in più non li voglio più” e “I voti ai prof? Mah!” […]

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  10. lordbad said,

    Il sindacalismo prima di essere questione giuridica o politica è necessariamente questione umana.

    Complimenti per il blog

    Ti invito cordialmente, confidando che tu abbia tempo e voglia, a visitare il nostro blog, dove tra l’altro si parla nel nostro ultimo post di una vicenda riguardante alcune operaie di Latina (Lazio)

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  11. marisamoles said,

    @ lordbad

    Non so cosa c’entrino i sindacati con il mio post, comunque grazie per il link.

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