DELITTO GARLASCO: ALBERTO STASI QUESTA SERA A “MATRIX”

Negli anni che lo separano dall’omicidio –ancora senza colpevole- della fidanzata Chiara Poggi, Alberto Stasi è sempre stato restio a parlare, specialmente di fronte ad una telecamera. Di lui, in questi anni, abbiamo solo visto dei fotogrammi muti: lui in tribunale, lui con gli avvocati, lui che esce dall’auto, lui che si reca in tribunale, andata e ritorno … sempre la stessa faccia, quasi inespressiva, sempre lo stesso sguardo glaciale che sembra bucare l’obiettivo attraverso le lenti degli occhiali colorati.

Dopo l’assoluzione, avvenuta nel dicembre scorso, ha commentato con poche parole l’epilogo della triste vicenda che l’ha visto protagonista per due lunghi anni: Lo sapevo, io non ho ucciso. Sono uscito da un incubo. Poche parole che sembravano voler chiudere per sempre la questione (ne ho scritto QUA). Poi, è apparsa un’intervista-sfogo sul quotidiano “Libero”, in cui ha tentato di esprimere il suo dramma per la perdita della donna con cui pensava di trascorrere il resto della vita, e il suo rammarico per non essere stato creduto (ne ho scritto QUA). Allora forse si aspettava delle scuse da parte dei genitori della fidanzata; ma la famiglia Poggi ha continuato a tenerlo distante, ancora fermamente aggrappata alla convinzione che lui sia davvero l’assassino della figlia. Una convinzione che persiste. Qualche giorno fa, quando è stata resa pubblica la motivazione della sentenza, una sentenza che, ricordiamolo, non si basa sulla “formula piena” e che ha semplicemente smontato quei pochi indizi di colpevolezza che da soli, mancando pure un plausibile movente, non sono stati sufficienti a condannate Stasi, da parte dei genitori di Chiara non sono arrivate parole di scusa ma solo di insoddisfazione: per loro “giustizia non è fatta” e sarebbe anche una legittima osservazione se chiedessero che venga trovato il vero assassino. Ma dai loro sguardi, dalle poche parole che pronunciano quando qualche giornalista tenta di intervistarli, si comprende perfettamente che per loro la giustizia ha fallito, nel momento in cui non ha saputo incastrare Alberto. Non c’è nessun altro colpevole da cercare: è lui l’assassino.

Questa sera Alberto Stasi sarà ospite di Alessio Vinci a Matrix. Una partecipazione che appare strana a tutti; appare strano che abbia deciso finalmente di farsi vedere, in modo da poter dimostrare a tutti che lui non c’entra con la morte di Chiara, che per lui perdere la donna che amava è stato un trauma, che perderla in quel modo, con tutti gli indici puntati su di lui, l’unico colpevole possibile, è stato un doppio dolore. La sentenza di assoluzione non ha convinto molti. Forse stasera gli scettici si aspettano di poter leggere nello sguardo di Alberto quello di un assassino.

Anche Alessio Vinci forse non si aspettava che Alberto acconsentisse ad intervenire al suo programma perché il pubblico si potesse fare un’opinione sulla persona più inseguita ma meno disposta a parlare della cronaca italiana. Stasi me lo aspettavo come un ragazzo di poche parole e restio alla conversazione invece si è rivelato, inaspettatamente, un fiume in piena e in quasi due ore di intervista ha raccontato dettagli personali su alcuni dei momenti più difficili della sua vicenda, sono le parole del conduttore di Matrix riportate sul sito di Tgcom .

Non resta che attendere stasera per sentire ciò che il ragazzo ha da dire, anche se credo che chi si aspetta di poter leggere nei suoi occhi la colpevolezza, rimarrà deluso. Ricordo ancora le lacrime di Annamaria Franzoni nelle numerose ospitate televisive. Non so se Stasi piangerà ma anche in quel caso le sue lacrime non potranno sciogliere i dubbi che qualcuno ancora nutre nei suoi confronti.

AGGIORNAMENTO, 8 APRILE 2010

Per chi avesse perso la puntata di Matrix andata in onda ieri sera, questo è il LINK per vederla interamente.

GARLASCO: ROMPE IL SILENZIO IL PADRE DI ALBERTO STASI

garlasco_stasi Vedevo Chiara come la madre dei miei nipoti. La futura nuora che ogni genitore vorrebbe: bella, intelligente, buona. L’ho accompagnata io all’aeroporto, quando è andata a Londra a trovare Alberto, un mese prima di morire. Gli occhi azzurri radiosi, non vedeva l’ora di stare con lui. Come si può credere che l’abbia uccisa?. Queste le parole con cui inizia l’intervista che Nicola Stasi, padre di Alberto, ha rilasciato al quotidiano “La provincia pavese”, rompendo un lungo silenzio fatto di dolore e angoscia. Dolore e angoscia per la morte di Chiara Poggi, una ragazza che non conosceva l’inganno o la malizia, la dolcezza in persona.

Di Alberto si è detto di tutto: pedofilo, perverso, omicida, simulatore … fa fatica a credere, il padre, che si siano soltanto pensate cose così orribili del figlio ed è certo che Chiara, forte del suo amore, non avrebbe mai sopportato di stare accanto ad un mostro. Nicola Stasi l’aveva accompagnata all’aeroporto quando la ragazza aveva deciso di raggiungere Alberto a Londra. Si dice che la loro storia fosse torbida e piena di segreti ma allora, si chiede il padre di Alberto, come poteva stare con lui da 4 anni, volerlo raggiungere a Londra? Certe emozioni non si fingono.

Di una cosa si rammarica il signor Stasi: i signori Poggi non hanno mai voluto parlare con lui. Alberto è un presunto colpevole per l’opinione pubblica, un innocente per la sua famiglia che gli dà la forza di andare avanti. Spesso ci si dimentica che nessuno può essere considerato colpevole finché non ne viene dimostrata la colpevolezza. Ma nella vicenda di Garlasco ci sono tanti dubbi, interrogativi, perizie che conducono a risultati contrapposti, supposizione avvalorate da indizi a loro volta smontati e rimontati. Una storia senza fine, una storia senza prove, un processo indiziario affidato ai pareri dei periti che non giungono ad una conclusione univoca. Un delitto senza movente certo: anche la presunta scoperta da parte di Chiara dei filmini pornografici e del materiale pedopornografico sembra ormai destinata a dissolversi come la nebbia che d’inverno avvolge la cittadina del pavese in cui è avvenuto, due anni fa, l’orribile delitto.

Ha una sua teoria il padre di Alberto: L’assassino è fra chi le era più vicino, nella cerchia di amici e parenti, e magari fingeva di volerle bene. Ma bisogna aver voglia di cercare, non aver paura della verità. E capire che forse è l’invidia il vero movente di questo delitto. L’invidia per due ragazzi che si amano, senza problemi nello studio e sul lavoro, sani dentro e fuori. Con due famiglie solide e perbene, che hanno sempre dato affetto e protezione ai figli. Non tutti i ragazzi sono così, e non tutti i genitori. Già, bisogna aver voglia di cercare la verità e di trovare il colpevole. Ma spesso la soluzione ottimale è quella più vicina, più economica. Si fa meno fatica ad additare la persona che stava accanto a Chiara, che ne conosceva l’animo e i segreti più intimi. Un presunto innocente cui addossare la colpa, piuttosto che indagare nella cerchia di amicizie.
Errori madornali compiuti nelle indagini, secondo Nicola Stasi, hanno portato gli inquirenti sempre più lontani dalla verità e ostinatamente vicini ad Alberto. Un esempio fra mille: i Ris non hanno trovato tracce del lavoro sul computer che è l’alibi di Alberto. Le scoprono solo adesso i periti del giudice. La procura ha lavorato sempre con approssimazione e superficialità.. Difficile dare torto a quest’uomo che da due anni soffre e che crede nell’innocenza del figlio, un’innocenza che è anche la forza di entrambi.

Le perizie, di cui abbiamo avuto notizie fin troppo dettagliate in tutti i telegiornali e nelle trasmissioni giornalistiche dedicate, di cui abbiamo letto sui giornali, si sono sempre soffermate su quelle scarpe di Alberto che non avrebbero potuto evitare di calpestare il sangue di Chiara, avrebbero dovuto trattenerlo nelle suole. Ma quelle suole sono pulite, niente sangue, niente DNA della ragazza. E allora io mi chiedo: sarebbe stato così stupido Alberto da consegnare delle scarpe diverse da quelle indossate “per l’omicidio”, facendo sparire chissà dove le calzature che realmente portava ai piedi? Me lo chiedo soprattutto perché, visto che siamo sempre informati sul modo in cui vengono condotte le indagini e i rilievi, Alberto non sarebbe stato così sprovveduto da non capire che quelle scarpe sarebbero state analizzate. Sarebbe stato, inoltre, abbastanza intelligente da pensare che non avrebbe potuto entrare in casa senza macchiarsi le scarpe, nel momento in cui ha trovato il cadavere della fidanzata. Se è stato lui stesso a chiamare la polizia, dopo la macabra scoperta, è evidente che in quella villetta c’era entrato. E allora, come avrebbe potuto non pensare alle macchie di sangue sulle suole? È evidente che non gli sarebbe convenuto cancellarle o cambiare scarpe facendo sparire quelle che aveva addosso in quel momento. Mi chiedo, quindi, come mai nessuno sia arrivato a una conclusione così facile, ad un ragionamento così semplice. L’ho fatto io che di mestiere non faccio la criminologa!

Io credo nell’innocenza di Alberto e posso comprendere il dolore del padre che è un doppio dolore: quello che ha dovuto subire nel vedere un figlio dipinto come un mostro e quello provato per la perdita di Chiara alla quale voleva bene come a una figlia.
L’ultima domanda dell’intervista riguarda un eventuale risarcimento che Alberto potrebbe chiedere nel momento in cui verrà prosciolto dalle accuse: Sarebbe inutile. Niente potrà restituirci la vita di prima, la gioia e la vera serenità. E soprattutto, nulla potrà ridarci la nostra Chiara.
Parole dettate dall’umana comprensione, quella stessa che i genitori di Chiara non hanno mai dimostrato nei confronti del fidanzato della figlia. Dal momento in cui le indagini hanno preso quella direzione, hanno classificato Alberto come un colpevole, anzi IL colpevole, senza possibilità d’appello.