JE NE SUIS PAS CHARLIE

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Sul web la polemica infuria: tutti (o quasi, perché c’è chi tenta di dar lezioni di interpretazione e analisi del fumetto satirico) contro la rivista satirica francese Charlie Hebdo, tristemente nota per l’attentato del 7 gennaio 2015, dove morirono 11 persone, tra cui il direttore Charb e alcuni vignettisti.

Allora anch’io avevo gridato “Je suis Charlie”, nonostante non stessi completamente dalla parte della rivista che trovo faccia satira di cattivo gusto (e i fatti più recenti mi hanno dato ragione), ma in primo luogo ritengo debba essere difesa la libertà di espressione e in secondo luogo non si poteva, allora, rimanere indifferenti davanti a tanto sangue, davanti a una strage così assurda.

Ma, come penso sappiate, la rinata rivista satirica ha recentemente pubblicato una vignetta sul terremoto che ha colpito il Centro Italia, scatenando moltissime reazioni, per la maggior parte di dissenso. Come risposta, Charlie Hebdo ha pubblicato on line un’altra vignetta che offende ancor di più gli Italiani.

Io mi rifiuto di pubblicare i disegni incriminati (li potete vedere QUI). Dico solo che la satira è satira ma c’è un limite invalicabile che è quello del rispetto nei confronti di persone che soffrono.

Nel terremoto che ha sconvolto paesi di tre regioni, ci sono persone che hanno perso i propri cari e, anche se sopravvissute, sono rimaste senza casa, senza lavoro, con di fronte a sé un futuro incerto.

Noi non siamo islamici, non metteremo bombe, non spareremo ma non per questo dobbiamo tacere. Io esprimo tutto il mio disperezzo per il fumettista e i responsabili di Charlie Hebdo, che credo abbiano oltrepassato il limite della civiltà e del buon gusto, senza nemmeno ottenere lo scopo che la satira si prefigge: una sana risata.

Ora abbiamo bisogno di sorridere, è vero, con un po’ più di fiducia nel domani. Ma non abbiamo ancora smesso di piangere le vittime e l’incuria umana che, più della natura stessa, ha provocato questo disastro.

Je ne suis pas Charlie. Non più.

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: SCOPERTA IN AUSTRALIA UNA NUOVA LINGUA

lajamanu
Questo venerdì mi dedico ad una notizia alquanto strana che riguarda la scoperta di una nuova lingua parlata in un piccolo villaggio dell’Australia.

Lajamanu, villaggio del Nord dell’Australia abitato da più o meno 700 anime, non è nuovo ai fatti di cronaca rimbalzati sui quotidiani di tutto il mondo. In qualche occasione è stata segnalata una strana pioggia di … pesci. Il singolare fenomeno si è verificato nel 1974, nel 2004 e nel 2010. Secondo i meteorologi, i pesci, piccoli pesci persici bianchi e a strisce, erano stati risucchiati verso l’alto nel corso di un temporale da mulinelli d’aria, per poi essere rigettati a terra più tardi.
Mark Kersemakers, dell’Agenzia australiana di Meteorologia, afferma: “(La tempesta) potrebbe aver trascinato in alto i pesci per più di 15 chilometri. Una volta in alto, si sono praticamente congelati. E dopo un po’ di tempo, sono stati rilasciati”. [LINK]

lajamanu people
Ma la pioggia di pesci non è l’unica curiosità che interessa questa località sperduta e sconosciuta ai più. Recentemente, infatti, un linguista americano, Carmelo O’Shannessy (dell’Università del Michigan), ha scoperto che gli abitanti più giovani di Lajamanu, che hanno un’età al di sotto dei 35 anni, hanno dato vita ad una nuova lingua. Si tratta di un idioma che nasce dalla contaminazione tra australiano, inglese e creolo, esattamente come la lingua locale, il Warlpiri.
Alla nuova lingua è stato dato il nome di Warlpiri rampaku (ovvero “veloce”) e secondo O’Shannessy può essere accostato a quegli idiomi usati dagli adolescenti in qualsiasi parte del mondo, perlopiù incomprensibili agli adulti. Con una differenza.

Si tratta, infatti, di un nuovo sistema linguistico, perché qui si incontrano gli elementi linguistici provenienti dalle lingue preesistenti ma in modo sistematico e molto tradizionale. Inoltre, i ragazzi crescendo non abbandonano l’utilizzo del Warlpiri rampaku, trasmettendolo alle generazioni future. Il fenomeno viene spiegato da O’Shannessy in questo modo: negli anni ’70 o ’80 i genitori hanno iniziato a parlare con i loro figli mescolando lingue e utilizzando questo standard per comunicare con loro in modo coerente. Per le persone bilingui è molto comune questo passaggio da una lingua all’altra nel mezzo di una conversazione. Ma quando i bambini cominciarono a parlare, l’hanno fatto seguendo lo stesso schema, e questo è diventato il modo di esprimersi dei più giovani.

Sebbene secondo lo studioso questo fenomeno non sia così raro (anche se non sempre si viene a conoscenza della nascita di nuove lingue), la curiosità della lingua nata a Lajamanu sta nel suo essere decisamente controcorrente. Prima dell’inizio della colonizzazione britannica dell’Australia nel 1788, vi erano nel paese circa 250 lingue aborigene parlate da quasi un milione di persone. Di queste sono sopravvissute solo poche decine.

Ma questo nuovo idioma sarà in grado di sopravvivere? Per Peter Bakker, professore associato di linguistica presso l’Università della Danimarca, specializzato nello sviluppo delle lingue, il futuro del Warlpiri veloce è più promettente di quello del tradizionale Warlpiri. “Quando una nuova lingua si sviluppa, di solito rimane molto stabile, per esempio, come accadde con i creoli di Papiamento nelle Antille,” ha spiegato.
Da parte sua Carmelo O’Shannessy è dell’avviso che solo il tempo dirà se il Warlpiri rampaku sopravviverà, in primo luogo perché i residenti di Lajamanu vengono spinti a smettere di usare entrambe le lingue, privilegiando la nuova varietà.

[fonti: Affaritaliani; bbc.co.uk e nytimes.com]

ALTRE BUONE NOTIZIE

Il parco delle meraviglie multietniche di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

J. K. ROWLING PUBBLICA UN GIALLO SOTTO PSEUDONIMO E … FA FIASCO

J.K.-RowlingJ. K. Rowling (nome completo Joanne Kathleen) può essere considerata il fenomeno editoriale di tutti i tempi ed è la donna più ricca del Regno Unito (più ricca persino della regina Elisabetta), oltre a far parte dei 100 paperoni nel mondo.
Nella sua carriera di scrittrice, grazie al successo planetario ottenuto con la pubblicazione della saga di Harry Potter, ha venduto oltre 400 milioni di copie, tradotte in quasi tutte le lingue; solo con l’ultimo libro di Harry Potter (il settimo) ha venduto 72 milioni di copie in 48 ore.

Nel 2007, in concomitanza con l’uscita di Harry Potter e i doni della morte, la Rowling ha comunicato la sua intenzione di abbandonare il personaggio che le ha dato la fama, rendendola ricchissima. Ma la sua attività di scrittrice non finì: nel 2012 pubblica un nuovo romanzo per adulti, The Casual Vacancy, che ovviamente diventa ben presto un best seller, pur senza raggiungere i livelli di vendita ottenuti con Harry Potter.

CuckoosCallingCover

Nell’aprile di quest’anno, con uno pseudonimo maschile, Robert Galbraith, e fingendo di essere uno scrittore debuttante pubblica un giallo, The Cuckoo’s Calling. Il libro, non ancora tradotto in Italiano, ha incontrato il favore della critica inglese. Smascherata di recente, grazie ad uno scoop del Sunday Times, la Rowling ha spiegato di essersi inventata questa identità maschile per «una vera e propria liberazione» che le ha consentito di scrivere «tranquillamente e senza aspettative» da parte del pubblico.

Infatti, fino a ieri, il nuovo romanzo aveva venduto solo 1500 copie. Ma in seguito alla diffusione della notizia da parte del Sunday Times, le vendite su Amazon sono aumentate di circa cinquemila volte.

In un’intervista al Telegraph la Rowling ha dichiarato: «Avevo sperato di potermi tenere questo segreto un po’ più a lungo, perché quella di essere Robert Galbraith è stata un’esperienza liberatoria. E’ stato stupendo poter pubblicare senza alcuna pressione o aspettativa, ed è stato un puro piacere il riscontro ricevuto pur sotto un altro nome».

Be’ per una che, con l’ultimo romanzo di Harry Potter, ha venduto ben 11 milioni di copie in 24 ore (in Gran Bretagna e Stati Uniti), ritenersi soddisfatta del riscontro ottenuto con lo pseudonimo di Robert Galbraith – 1500 copie, come già detto – è un gesto di grande umiltà. Chissà come sarà felice ora, vedendo l’impennata delle vendite di The Cuckoo’s Calling, solo perché è stata smascherata la vera identità del misterioso giallista!

Io non ho mai letto Harry Potter e non posso esprimere giudizi. Ma, secondo me, questa è la dimostrazione che certi libri si vendono solo per la fama acquisita dall’autore, a prescindere dalla qualità degli stessi.
Un caso italiano è quello di Susanna Tamaro. Ottenuto il successo con Va’ dove ti porta il cuore (romanzo bellissimo, secondo il mio parere), ha iniziato a vendere moltissimo anche i suoi romanzi precedenti e ottenuto un buon successo con quelli successivi, anche se di ben altra qualità e bellezza. E poi non dimentichiamo che le vendite non attestano né che il libro sia stato letto (in tutte le biblioteche private c’è sempre qualche tomo che rimane intonso per anni …) né da quante persone sia stata letta una sola copia (se in famiglia si è in quattro, ad esempio, certamente non verrà acquistata una copia a testa!) né che la lettura sia stata gradita da tutti gli acquirenti allo stesso modo.

Insomma, la Rowling si è messa di fronte ad una bella sfida, tuttavia non credo ne sia uscita vincitrice. Ma se aveva bisogno di un atto liberatorio … d’altronde i ricchi di tempo da perdere ne hanno parecchio.

[fonti: Wikipedia; direttanews.it e ilpost.it]

MARIO MONTI NEGLI USA: CAN THIS MAN SAVE EUROPE?


Mario Monti, presidente del consiglio italiano, è attualmente in viaggio negli USA. Time Magazine gli dedica addirittura la copertina intitolando: “Può quest’uomo salvare l’Europa?”

Sì, avete capito bene: salvare l’Europa, non l’Italia. Ma per farlo, evidentemente, il premier Monti deve, prima di tutto, cambiare il modo di vivere degli Italiani. Naturalmente lo fa partendo dalle politiche del lavoro suggerendo ai giovani di non fossilizzarsi su un unico impiego perché cambiare è molto più stimolante. Magari lo sarebbe se l’impiego fosse così facile trovarlo.
Ovviamente, Monti accoglie anche i suggerimenti dei suoi “colleghi”: non pretendere di stare vicini a mammà e laurearsi in tempo, possibilmente entro i 28 anni per non apparire degli sfigati agli occhi del mondo.

Di contro, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, osserva che l’Italia a razzo, con Monti sarà fuori da bufera. Meno male! Sarà contento il sindaco di Roma, Alemanno, che non sa mai come affrontare le emergenze meteo. 🙂

GRAN BRETAGNA: CONTRACCETTIVI ALLE TREDICENNI ALL’INSAPUTA DELLE FAMIGLIE

Una cosa del genere qui in Italia scatenerebbe una sorta di insurrezione. Qui le famiglie devono essere avvertite di tutto ciò che succede ai loro figli, specialmente nell’ambito della scuola. Quando qualcosa con va a genio ai genitori, sono subito pronte le denunce. Talvolta molto discutibili.

Secondo quanto riporta il Daily Telegraph, una campagna governativa contro le gravidanze delle teenager (molto frequenti anche perché le ragazze madri possono usufruire di agevolazioni e sussidi di ogni tipo, compresa l’assegnazione di una casa – per noi qualcosa di fantascientifico), che ha coinvolto almeno nove scuole secondarie, per un totale di 1700 ragazze di età compresa tra i 13 e i 14 anni e 3200 quindicenni, ha portato all’impianto di contraccettivi sottocutanei all’insaputa delle famiglie. Si tratta di bastoncini piccoli e sottili posizionati sotto la pelle dell’avambraccio che rilasciano un flusso costante di ormoni che inibiscono l’ovulazione.
Ad altre 800 ragazzine sarebbero state fatte delle iniezioni sempre ai fini contraccettivi.

L’iniziativa, realizzata da Solent NHS Trust, una sorta di Asl di Southampton, e portata avanti dal 2009, ha ottenuto i suoi frutti: c’è stato, infatti, un calo del 22% degli aborti.
Il vero scandalo, a quanto pare, consiste nel fatto che tutto si sia svolto nelle scuole senza che le stesse abbiano avvertito le famiglie. Una sorta di “vaccinazione” senza autorizzazioni.

Ora si sta assistendo ad uno scaricabarile tra l’azienda sanitaria e le scuole stesse cui sarebbe spettato, pare, il compito di avvertire i genitori delle ragazzine interessate.
Particolamente infuriati i rappresentanti del Family Education Trust, che hanno accusato le autorità sanitarie di incentivare il sesso promiscuo tra gli studenti. Però, c’è da dire che l’intervento d’impianto del contraccettivo sottocutaneo non è stato imposto ad alcuna minorenne se non consenziente. Anzi, si è proceduto su richiesta delle ragazze che hanno semplicemente dovuto compilare un questionario medico prima di farsi impiantare il contraccettivo.

Riassumendo: nessuna è stata obbligata a subire l’intervento contro la sua volontà ma né la scuola né l’azienda sanitaria, tantomeno le minorenni stesse hanno provveduto ad informare mamma e papà.

Al di là del fatto che trovo lodevole l’iniziativa (sempre che sia tutelata la salute delle ragazze, come pare), ritengo sia stato quantomeno imprudente non chiedere preventivamente l’autorizzazione ai genitori. D’altronde mi rendo conto che sarebbe stata una richiesta rischiosa da fare, considerando la giovane età delle interessate. Insomma, senza voler fare i bacchettoni, quale genitore darebbe il suo consenso ad un metodo contraccettivo qualora la richiesta venisse fatta da una tredicenne o quattordicenne? In Inghilterra non so ma qui da noi sarebbe altamente improbabile che si verificasse una tale eventualità.

Però mi chiedo: perché nelle scuole italiane bisogna chiedere l’autorizzazione della famiglia per fare assistere i minorenni alle lezioni di educazione sessuale? E perché si assiste ad atteggiamenti molto ostili ogni volta che si parla di distributori di preservativi nei bagni delle scuole?
Insomma, la contraccezione è sempre meglio dell’interruzione di gravidanza che, specialmente in giovanissima età, può procurare seri traumi. O mi sbaglio?

[notizia e foto da Tuttoscuola.com]

KATE E PIPPA MIDDLETON SEMPRE PIÙ AMMIRATE E IMITATE: LE INGLESI VOGLIONO LA LORO ABBRONZATURA

Al matrimonio reale tra la commoner Middleton e William d’Inghilterra, figlio di Carlo, principe del Galles, e della compianta Lady Diana Spencer, le due sorelle Kate e Philippa (detta Pippa, poveretta!) sono state ammirate non poco: l’una per l’eleganza e la grazia degna di una vera principessa, l’altra per il lato B che non è sfuggito all’occhio degli spettatori e all’obiettivo dei fotografi e cineoperatori di tutto il mondo.

Subito dopo le nozze della fortunata Catherine, le sorelle Middleton hanno continuato ad essere ammirate soprattutto per la semplicità del loro abbigliamento: sono state, infatti, immortale entrambe mentre indossavano con disinvoltura degli abiti very cheap, acquistati nello store Zara, marchio spagnolo molto famoso in tutta l’Europa che, però, non può essere considerato il massimo dell’eleganza. Eppure su Kate e Pippa pare che qualsiasi straccetto faccia la sua bella figura. Quando si dice stile e signorilità …

E che dire della perfetta linea esibita dalla sposa, nonché dalla sorella, nel giorno delle nozze? Scoperto il segreto, ovvero la dieta Dukan che, però, non è assolutamente equilibrata, tutte a smanettare sul web alla ricerca della dieta attualmente più famosa nel mondo, visto che sta spopolando anche negli USA.

Poi, qualche giorno dopo il matrimonio, la bella sposa è stata immortalata mentre faceva la spesa ad un supermercato di Anglesey, come una casalinga qualsiasi, in attesa di partire per il viaggio di nozze con il bel principe. E mentre i due sposi si godono la sospirata luna di miele in una segretissima (o almeno questo è quel che si pensa) isola delle Seichelles (alla modica cifra di 4500 sterline a notte!), la Pippa fa parlare di sé per il suo topless (CLICCA QUI per vedere IL VIDEO), esibito mentre si trovava sullo yacht di amici (forse quello dello stesso William) e immancabilmente immortalato dai fotografi. Anche se le foto, pubblicate da un giornale di gossip britannico, sono state ritirate, girano ancora sul web e tutti possono vedere, ma molto di sfuggita, Pippa Middleton con il seno al vento.

Ora pare sia scoppiata un’altra middletonmania: quella dell’abbronzatura. Come scrive The Sun, le sorelle Middleton hanno provocato un boom di acquisti di creme auto-abbronzanti e si sono aggiudicate l’epiteto di «Middletan» («tan» sta per abbronzatura in inglese) da parte dei tabloid britannici.
Subito dopo le nozze di William e Kate, secondo i dati rilevati dai grandi magazzini Debenhams su High Street a Londra, le vendite di prodotti abbronzanti a fine aprile sono salite del 219% rispetto allo scorso anno.

Da fine aprile le profumerie e i grandi store sono stati presi d’assalto da orde di aspiranti principesse. Molte donne addirittura hanno telefonato ai negozi, chiedendo come ottenere il bel colorito della celebre sposa e della sua damigella d’onore.

La cosa bizzarra è che né la Famiglia reale né i Middleton hanno confermato se le due ammirate fanciulle abbiano utilizzato una crema colorante o se l’abbronzatura fosse autentica. Avrebbe potuto essere anche frutto di qualche seduta nel lettino a raggi UVA, ma la direttrice del reparto di cosmetica di Debenhams sostiene che se applicata «in modo professionale» la crema auto-abbronzante è «la soluzione più probabile».

Insomma, naturale o no l’abbronzatura da sola non fa miracoli. E per essere belle come Kate e seducenti come Pippa secondo me ci vuole soprattutto un buon contributo da parte di Madre Natura. Bastasse una crema …

[fonte Il Corriere]

“STIPENDIO” AGLI STUDENTI: FINO A 10000 EURO SE NON “MARINANO”

Studente marinaIn Francia, specie nelle scuole periferiche di Parigi, pare che l’assenteismo degli studenti sia un’emergenza: 438000 ragazzi, infatti, collezionano più di due assenze ingiustificate al mese. Come far fronte a questa “piaga”? Semplice: dando lo “stipendio” ai più ligi. Sembra un’assurdità e invece il ministero ci crede.

Più che stipendio si potrebbe chiamare bonus: 2000 euro a bimestre fino ad un massimo di 10000 euro in un anno. Destinatari di questa iniziativa sono, per ora, 150 studenti di tre licei situati in luoghi cosiddetti a “rischio dispersione”. Se dimostreranno di cambiare rotta, impegnandosi ad andare ogni giorno a scuola, saranno ripagati con una bella sommetta. Non è chiaro se per avere questa sorta di bonus sia sufficiente presentarsi in aula e “scaldare” il banco, oppure viene richiesto anche un certo impegno nello studio. Perché, nel primo caso, il gioco varrebbe la candela, ma nel secondo non è detto che a rimediare ci si arrivi, specie per quelli che sono stati abituati a frequentare in modo non assiduo.

La somma che ogni classe avrà ottenuto, alla fine dell’esperimento, sarà utilizzata per viaggi studio all’estero, corsi di preparazione all’esame della patente o altre attività pedagogiche. Se l’iniziativa avrà successo, sarà estesa a tutti (spero solo gli assenteisti!) nel prossimo anno scolastico.
Personalmente non credo che la soluzione sia compatibile con gli obiettivi educativi che ogni scuola dovrebbe prefissarsi: frequentare le lezioni, con tutti gli annessi e connessi (impegno nello studio, serietà, comportamento corretto ecc. ecc.), è un preciso dovere degli studenti. È vero che il “lavoro” di chi studia è l’unico non retribuito, ma premiare qualcuno non per i meriti bensì perché s’impegna a mantenere un “patto di presenza” che in teoria rientrerebbe negli obblighi formativi, secondo me è proprio diseducativo.

Finiti i tempi in cui ai figli bravi a scuola si diceva: hai fatto solo il tuo dovere, senza elargire i premi? Dall’altra parte, non ci sarà più bisogno di punire chi non fa il proprio dovere perché a premiarlo per nessun merito ci pensa la scuola? In Francia parrebbe di sì, e in Italia? Credo che una proposta del genere non verrebbe favorevolmente accolta dai docenti e forse anche dalle famiglie più coscienziose. Del resto sono convinta che una tal proposta non verrebbe mai fatta dal Ministro della Pubblica Istruzione: se non ha i soldi per pagare gli insegnanti, dove mai potrebbe trovare i fondi per elargire bonus agli studenti che s’impegnano a non marinare?

[fonte ANSA]