29 ottobre 2012

I GIOVANI SECONDO I POLITICI: DA BAMBOCCIONI A CHOOSY, PASSANDO PER SFIGATI

Posted in attualità, famiglia, figli, lavoro, politica, Renato Brunetta tagged , , , , , , , , , , , , a 5:44 pm di marisamoles

In tempi meno sospetti dell’attuale, la prima critica nei confronti dei giovani fu lanciata dall’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa nel 2007: «Mandiamo i bamboccioni fuori di casa», proponendo agevolazioni sugli affitti con detrazioni sul reddito. Non se n’è saputo più niente e, a quanto pare, i bamboccioni sono ancora saldamente ancorati alla gonna di mammà e la portafoglio di papà, visto che sono perlopiù disoccupati.

Ritorna a parlar di bamboccioni l’allora ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta nel 2010: «Mandiamo i bamboccioni fuori di casa a diciotto anni per legge!», confessando che pure lui ha convissuto con i genitori fino all’età di trent’anni. (ne ho parlato QUI) Una provocazione, nulla di più.

Ma veniamo a tempi più recenti. Nel gennaio di quest’anno il viceministro dell’Economia Michele Martone se la prende con gli studenti universitari: «Bisogna dare messaggi chiari ai nostri giovani. Se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato». Messaggio ricevuto .. segue una valanga di insulti via web.

Rincara la dose il presidente del Consiglio Mario Monti quando, in un’intervista alla trasmissione tv Matrix nel febbraio di quest’anno, critica quella noiosa aspirazione, tutta italiana, al posto fisso: «I giovani devono abituarsi all’idea di non avere più il posto fisso a vita: che monotonia! E’ bello cambiare e accettare delle sfide». Segue altra valanga di polemiche e insulti via web. Intanto, sfide o non sfide, la disoccupazione giovanile sfiora il 50%, specie al sud.

Sempre nel febbraio di quest’anno, rimanendo sullo stesso argomento e appoggiando il concetto di giovani bamboccioni convalidato dai suoi predecessori, il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri pontifica: «Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà». Be’, certo, con gli stipendi cui possono aspirare i giovani d’oggi, non è facile pagarsi un affitto e le spese fuori casa.

Da ultima, per ora, la signora Elsa Fornero sceglie un termine Very English, ma a quanto pare molto offensivo, per catalogare i nostri ragazzi: «I giovani non siano choosy (schizzinosi) nella scelta del loro primo lavoro». Ne ho parlato QUI E QUI.

Se aggiungiamo che per la maggior parte della gente i giovani sono ignoranti, perché la scuola non insegna nulla, e maleducati, perché i genitori non sanno educarli, mi chiedo: in che mani stiamo consegnando il futuroincerto grazie ai nostri abilissimi, espertissimi, onniscienti e onnipotenti ministri?

[Fonte: Panorama]

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28 luglio 2011

CRETINO, L’INSULTO PREFERITO DAL MINISTRO BRUNETTA

Posted in politica, Renato Brunetta tagged , , , , a 5:20 pm di marisamoles

Sembra che nel mondo politico l’insulto preferito sia “cretino“. Certamente lo è per Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione, anche se si può pensare che abbia copiato da qualcun altro.

Quando ce l’ha con i fannulloni, quelli che fischiano durante i suoi interventi pubblici, fra cui anche i precari, naturalmente, che non sono certo fannulloni per colpa loro, visto che lavorano saltuariamente per via dei contratti a termine, lui li definisce “la peggiore Italia”. “Cretini” lì per lì non gli è venuto spontaneo. Ma se li avesse chiamati così, avrebbe avuto quasi ragione.

Stando all’etimologia della parola, cretino deriva dal franco provenzale crétin, che a sua volta trae origine dal latino christianus e letteralmente significa “povero cristo“, quindi “poveraccio”. E in effetti chi insulta il ministro della PA è proprio un poveraccio, perlopiù senza lavoro o con un’occupazione precaria, appunto.

Evidentemente, persa l’occasione al Convegno Nazionale dell’Innovazione tenutosi a Roma a metà giugno, ha voluto rimediare ieri, durante il festival della cultura digitale a Viterbo. Di fronte ai fischi di chi lo contestava, Brunetta ha esclamato: «non vi rendete conto di quanto siete disperati», e qui ci stava perfettamente un bel cretini. Il ministro, lasciatosi sfuggire la prima occasione, ha però aggiunto, in riferimento al comportamento dei contestatori: «Non mi turba per nulla, ogni cosa che fate dimostra la vostra cretineria». Vabbè, ha usato il sostantivo ma è uguale. Cambia la forma ma non la sostanza: quelli sono proprio dei poveretti.

Ma gli insulti, si sa, spesso sono reciproci. Che i precari e tutti quelli che contesano gli interventi di Brunetta (e che volevano anche rovinargli la festa di nozze) lo considerino un cretino a loro volta, non credo sia un mistero. Ma che un collega dello stesso governo come Giulio Tremonti, ministro dell’Economia e delle Finanze, si abbassi agli insulti fa riflettere.

È accaduto qualche settimana fa: in un fuorionda della conferenza stampa sulla manovra economica di luglio, Tremonti arrivò ad insultare il collega ministro, che stava facendo il suo intervento, chiamandolo «cretino». (LINK)

Ma il ministro della PA non se l’è presa: È venuto Giulio – ha spiegato Brunetta – e mi ha abbracciato, chiedendomi scusa. Io, però, non ho ancora capito cosa sia successo. Ma si sa, non sono veloce di comprendonio…”.

Sa anche a me, signor ministro.

14 luglio 2011

GELMINI: PIANO TRIENNALE PER EVITARE ALTRO PRECARIATO E GARANTIRE CONTINUITA’ DIDATTICA

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, Renato Brunetta, scuola tagged , , , , , , , , a 4:08 pm di marisamoles

Riporto di seguito il comunicato del MIUR che ha come oggetto: “Piano triennale per evitare insorgenza nuovo precariato. Assunzioni solo in base alle esigenze della scuola”.

Oggi [ieri, 13 luglio 2011, NdR] a Palazzo Chigi, alla presenza del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini, del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e dei sindacati di categoria, è iniziata la già prevista fase negoziale del Piano triennale per l’assunzione a tempo indeterminato di circa 65mila tra docenti e ATA, nell’arco degli anni 2011-2013, sulla base dei posti vacanti disponibili in ciascun anno. Il Piano, già deciso e approvato da alcuni mesi, eviterà la formazione di nuovo precariato in futuro e risponde ad una nuova filosofia: prevede infatti esclusivamente assunzioni basate sul reale fabbisogno del sistema d’istruzione, come sarà sempre, d’ora in poi, per tutte le assunzioni nel mondo della scuola.

Il Piano triennale di immissioni in ruolo è un ulteriore risultato della razionalizzazione attuata in questi anni. Allo stesso tempo, è una risposta concreta al problema del precariato e delle graduatorie, e garantisce la stabilità del servizio scolastico ed educativo e le aspettative di quegli insegnanti abilitati iscritti nelle graduatorie ad esaurimento che prestano continuativamente da anni la propria attività tramite incarichi annuali.

Il Piano è ad invarianza dei saldi di finanza pubblica e agisce in continuità e coerentemente con la politica di razionalizzazione. Proprio questa ottimizzazione, insieme al confronto con le parti sociali, oggi rende possibili le immissioni in ruolo, incidendo positivamente sulla qualità dell’insegnamento e riducendo i tempi per l’assorbimento dei precari. Proprio per la continuità del servizio scolastico, nel Decreto per lo sviluppo, è previsto anche che le graduatorie vengano aggiornate ogni tre anni, con la possibilità di scegliere una sola provincia. Chi viene immesso in ruolo non può chiedere il trasferimento in altre province per un periodo di cinque anni.

Le ultime stime elaborate dal Ministero prevedevano che, grazie ai pensionamenti e alle immissioni in ruolo degli ultimi anni, il fenomeno avrebbe trovato una definitiva soluzione in alcuni anni. I provvedimenti contenuti nel Decreto per lo sviluppo consentono, all’interno del quadro di riorganizzazione del personale della scuola, di ridurre i tempi previsti e dunque di risolvere definitivamente un problema nato nei decenni passati, a causa di scelte politiche irresponsabili che hanno fatto lievitare fino a 250mila il numero degli insegnanti abilitati, iscritti nelle graduatorie ad esaurimento.

[fonte: MIUR]

Mi sembra un bel passo avanti, tra l’altro un’iniziativa condivisa dai sindacati, CISL e UIL in testa, anche se per il segretario della Cgil Susanna Camusso è «un primo risultato positivo» tuttavia «insufficiente».
Rispetto alle previsioni (ne ho parlato QUI l’anno scorso), però, il piano fa ben sperare per il futuro.

9 maggio 2011

IN ARRIVO WI-FI PER TUTTE LE SCUOLE GRATIS

Posted in politica, Renato Brunetta, scuola, web tagged , , , , , , a 7:31 pm di marisamoles

«Da oggi alle 12 (lunedì, ndr), diecimila scuole si potranno prenotare per avere la dotazione wi-fi». Lo annuncia il ministro della Pubblica Amministrazione ed Innovazione, Renato Brunetta, nel corso del forum Pa, parlando dell’arrivo della rete wi-fi a tutte le scuole italiane fino a coprire le stesse aule e quindi raggiungere gli studenti stessi. Si punta a completare l’operazione entro metà del 2012. Infatti, ha spiegato Brunetta, il piano toccherà «cinquemila scuole nei prossimi sei mesi e le restanti cinquemila nei restanti sei mesi successivi». Le scuole che si sono prenotate per avere il kit wi-fi sono già 800. L’investimento pubblico è di 5 milioni di euro per la prima fase e il progetto prevede il contribuito anche da parte di Regioni, fondazioni e altri enti per consentire una copertura totale. «Il mio sogno è quello di dare il kit per tutti i bambini delle scuole elementari» ha sottolineato ancora il ministro (fonte Ansa). (dal Corriere)

UN GRAZIE DI CUORE AL MINISTRO BRUNETTA DA PARTE DI TUTTI I DOCENTI DI LATINO: PRESTO COPIARE LE VERSIONI DURANTE I COMPITI IN CLASSE SARÀ PIÙ FACILE E A COSTO ZERO … PER GLI STUDENTI, NATURALMENTE.

UN’IDEA GENIALE, NON C’È CHE DIRE.

12 settembre 2010

IL SOLE DI SETTEMBRE SCOTTA ANCORA … SPECIE QUELLO DELLE ALPI

Posted in attualità, politica, Renato Brunetta, Satyricon, televisione tagged , , , , , , , , , a 6:25 pm di marisamoles

«Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe il primo Paese in Europa». Così Renato Brunetta oggi [11 settembre, NdR] su Il Giornale. (da Il Messaggero.it )

Si legge sul quotidiano La Padania: «In molti hanno spiegato che ‘I Cesaroni’ hanno il pregio di rappresentare la famiglia media di questo Paese. Che le loro storie sono un po’ le storie di tutti. Ma da qui a dire che ‘I Cesaroni’ sono lo specchio degli italiani ce ne corre. […] tutto in perfetta salsa romanesca, compreso, ovviamente, quello dei linguaggio declinato in ogni spessore semantico dai vari personaggi e protagonisti».
Replica Claudio Amendola, protagonista della fiction I Cesaroni: «Questo attacco della Padania ai Cesaroni non mi tocca minimamente. Non mi sento neanche offeso. Mi sembra un attacco pretestuoso, ma a dir la verità da loro non mi aspettavo niente di diverso» […] Sia a livello di contenuti che a livello linguistico abbiamo avuto sempre un riscontro positivo nelle persone: da Trento, a Milano, fino alla Sicilia». (tratto da Il Messaggero)

Sì, il sole di settembre scotta ancora. Si consiglia di esporsi al sole nelle ore meno calde e indossare un berrettino … possibilmente di un colore diverso dal verde. Tricolore andrebbe meglio, ma sarebbe chiedere un po’ troppo.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 13 SETTEMBRE 2010

Ad Adro, in provincia di Brescia, c’è un polo scolastico pubblico, perfettamente efficiente, costruito a costo zero per lo Stato, grazie all’autotassazione dei cittadini (tutti? Boh …). Le aule dispongono di sedie e banchi ergonomici, armadietti con chiave, ogni cattedra dispone del pc per l’insegnante, un proiettore, che pare avere anche funzione di telecamera consentendo agli alunni assenti di seguire le lezioni anche da casa.
Il rovescio della medaglia di tanta perfezione è che si tratta di un edificio scolastico i cui zerbini, i posacenere sui cestini dell’immondizia, ed ogni banco riportassero inciso in modo indelebile il simbolo della Lega Nord, ovvero il sole delle Alpi. (fonte: ilsegnocheresta , il blog di Loretta Dalola in cui potete trovare, fra i commenti, anche una mia riflessione sul caso).

«Il sindaco di Adro, Lancini, ha spiegato che “il Sole delle Alpi” impresso su tutte le attrezzature scolastiche non e’ un simbolo di partito. Al contrario, un simbolo di identità e tradizione, un po’ come la rosa camuna per la Lombardia. Impedire l’uso di quel simbolo sarebbe un segno di regime; se anche la Lega lo usa, non posso farci niente.» (fonte: liberonews)

Oggi qui è un po’ nuvoloso, ma evidentemente sulla Padania splende ancora, e soprattutto scotta, il sole … delle Alpi.

9 settembre 2010

BRUNETTA SUI PROBLEMI DELLA SCUOLA: “I PRECARI NON SONO 200MILA E GLI INSEGNANTI NON SONO PAGATI POCO PER QUEL CHE FANNO”

Posted in Mariastella Gelmini, politica, Renato Brunetta, scuola tagged , , , , , , , , a 12:24 pm di marisamoles

Ci mancava anche il ministro della Funzione Pubblica a rincarare la dose sui problemi della scuola pubblica, nell’imminenza della ripresa delle lezioni.
Brunetta ha più volte fatto le sue esternazioni sui docenti (leggi QUA) e sarebbe sicuramente stato meglio tacesse. Tuttavia, ormai sappiamo che lui non si lascia sfuggire l’occasione per dire la sua, soprattutto in riferimento ai fannulloni contro cui lotta fin dalla sua nomina a ministro. Figuriamoci se può stare zitto in un momento come questo, quando migliaia di insegnanti precari sono in agitazione contro i “tagli” del ministro Gelmini.

In occasione della Summer School 2010, organizzata a Frascati dall’Associazione Magna Charta, il ministro Brunetta sui precari della scuola ha osservato: “Non sono 200 mila, non sono precari ed è troppo comodo leggere i titoli dei giornali e su quelli imbastire un discorso“.
Ora, i numeri esatti confesso di non conoscerli, anche perché ogni ministro dà i numeri come vuole. Che non siano precari è alquanto discutibile: non credo potrebbero disporre di tanto tempo se avessero un posto fisso, visto che in questi giorni le varie attività nelle diverse scuole sono in pieno svolgimento e ad un ritmo piuttosto serrato.
Che non si debba dar retta ai titoli dei giornali è vero: tuttavia, al contenuto degli articoli, leggendoli attentamente, qualche credito si deve pur dare.

Ma visto che non gli bastava sparlare sui precari, il ministro Brunetta approfitta dell’occasione per sparlare sulla scuola italiana in generale e sui docenti in particolare: Abbiamo un corpo insegnante forse tra i più pletorici generosi dei paesi industrializzati le performance della scuola non sono le migliori, il livello di apprendimento dei nostri scolari non è paragonabile a quello degli altri paesi. Il sistema costa tanto e rende poco. Non è neanche vero che gli insegnanti sono pagati poco, perché in altri paesi guadagnano di più perché lavorano di più.
Punto primo: che gli investimenti sulla scuola nel passato siano stati mal gestiti, sarei anche d’accordo. Che siano stati troppi, non credo. O meglio, forse ci sono stati degli sprechi in alcune zone più che in altre, senza ottenere, tuttavia, un miglioramento dell’efficienza.
Punto secondo: sui livelli di apprendimento degli scolari italiani (se parla di scolari, credo si riferisca alla scuola elementare, a meno che non sappia utilizzare il lessico in modo appropriato) i dati OCSE parlano chiaro e dovrebbero portare ad una lunga riflessione in tal senso. Tuttavia, non mi sentirei di addossare tutta la responsabilità sui docenti, ma piuttosto bisognerebbe prendere in considerazione i fattori contingenti che hanno impedito di raggiungere determinati obiettivi.
Punto terzo: non mi stancherò mai di ripetere che gli insegnanti italiani non assolvono a tutti i loro obblighi stando in classe, e presumibilmente facendo lezione, per 18 ore settimanali. Credo che nessuno si opporrebbe a far emergere tutto il lavoro sommerso, anche spendendo più ore a scuola nello svolgimento delle attività che normalmente sono “domestiche”. Da parte mia, non ci sarebbe nessun problema a timbrare il cartellino e passare otto ore nell’edificio scolastico se lo stipendio fosse davvero adeguato al titolo di studio e all’esperienza accumulata in tanti anni di lavoro serio e indefesso.

Insomma, secondo Brunetta, il sistema costa molto e produce poco, inoltre non c’è meritocrazia, altissimo è il livello di assenteismo degli insegnanti che implica legioni di supplenti” mentre “i concorsi funzionano poco e male.
La scuola, quindi, anche perché mal gestita in passato, non può permettersi 200mila posti in più perché si ripresenterebbe il problema delle supplenze in maniera incrementata. E su questo potrei essere anche d’accordo, visto che i soldi che lo Stato investe nella scuola sono soldi di tutti e nessuno vorrebbe che il proprio denaro venisse buttato fuori dalla finestra.

Sui precari, infine, il titolare della P.A. pone una domanda che, in effetti, mi sono posta anch’io più volte: si chiede come mai nessun giornalista si sia preoccupato di vedere chi cavolo è il supplente che non ha vinto uno straccio di concorso per 15 anni. Forse farebbe meglio a cambiare mestiere.
Una cosa, però, il ministro non mette in conto: ci sono, specie nelle scuole secondarie, delle Classi di Concorso che non hanno mai avuto moltissimi posti da titolare e che hanno dato lavoro ai supplenti senza tuttavia offrire loro la possibilità di ottenere un contratto a tempo indeterminato. Per anni questi docenti si sono illusi che, maturando anzianità e punteggi da precari, avrebbero potuto entrare di ruolo. La contrazione dei posti ha, però, impedito questo passaggio, ed ecco che i precari senza cattedra si ribellano. Che siano 200mila o meno non ha importanza: certo, possono cambiar mestiere ma non bisogna dimenticare che quel mestiere l’avevano scelto e che lo Stato li aveva illusi.
Che poi i precari disoccupati non debbano avere un trattamento diverso rispetto a tutti coloro che si sono trovati improvvisamente disoccupati, magari a cinquant’anni, è un altro discorso. Meritano comunque rispetto da parte di un’istituzione pubblica che, invece di preoccuparsi per loro, nega l’evidenza.

[fonte: Quotidiano.net; l’immagine è tratta da questo sito]

18 gennaio 2010

CARO BRUNETTA, I “BAMBOCCIONI” DICIOTTENNI SENZA LAVORO LI MANTIENE LEI?

Posted in famiglia, figli, politica, Renato Brunetta tagged , , , , , a 2:05 pm di marisamoles


Il ministro Renato Brunetta se ne esce con un’altra delle sue: fuori di casa a diciott’anni per legge! Una proposta provocatoria, naturalmente, come altre delle sue. Ma in questi tempi di crisi, io non ci scherzerei sopra.

Qualche tempo fa ho pubblicato due post che, in un certo senso, possono essere ricondotti al “problema” dei figli che, seppur grandi, restano in casa con i genitori. Un problema che affligge pure i britannici, da sempre in testa nella classifica dei giovani europei emancipati, e sulle cui motivazioni ho già fatto una riflessione nei post citati. (Questi i link: 1 e 2)
In un’intervista radiofonica, il buon Renatino ha, tuttavia, confessato di essere stato, lui pure, un “bamboccione”: «Fino a quando non sono andato a vivere da solo a trent’anni era mia madre che la mattina mi rifaceva il letto», confessa candidamente. Eppure ora si preoccupa tanto delle mamme-chiocce che devono fare il letto tutti i giorni ai figlioletti un po’ troppo cresciuti.

Credo che lo spunto per questa bella proposta sia da ricondurre ad un fatto di cui i giornali si sono occupati di recente: un padre separato è stato condannato dai giudici a mantenere la figlia trentaduenne un po’ a rilento con gli studi universitari. Costui, a ragione, aveva smesso di versare l’assegno di mantenimento poiché la figlia non sembrava intenzionata a concludere in breve tempo i suoi studi di filosofia. In casi come questo, è ovvio, la legge dovrebbe davvero stare dalla parte dei genitori, e invece no. Va be’, in Italia non tutto va per il verso giusto, lo sappiamo.
Questo, però, è un caso limite. Ma a diciotto anni un ragazzo può davvero “emanciparsi” lasciando la casa dei suoi? Come si manterrebbe? Anche ipotizzando che si desse da fare studiando e lavorando contemporaneamente, come potrebbe pagare un affitto, le bollette, permettersi un’automobile, pagarsi le tasse e i libri? Sarebbe impossibile, senza contare che di questi tempi trovare un lavoro, anche part time, non è affatto semplice.

Pare impossibile, ma tutti i maggiori esponenti del mondo politico hanno preso sul serio la proposta di Brunetta e altrettanto seriamente hanno detto che no, non si può cacciarli di casa questi “bamboccioni”. Certo, se il ministro avesse meno voglia di scherzare, sarebbe meglio.
Quindi, caro Brunetta, io personalmente Le chiedo: i miei due figli maggiorenni a carico, me li mantiene Lei fuori casa?

2 gennaio 2010

2009: UN ANNO DI SCUOLA

Posted in Mariastella Gelmini, scuola tagged , , , , , a 7:36 pm di marisamoles

Ecco, in riepilogo, i principali avvenimenti che hanno caratterizzato, nel 2009 appena trascorso, il mondo della scuola. (I LINK rimandano agli articoli che trattano gli argomenti in questione pubblicati in questo blog).

FEBBRAIO: Grazie alla campagna del ministro Renato Brunetta per migliorare l’efficienza dei servizi pubblici, il tasso di assenteismo diminuisce, anche nel comparto scuola, mediamente di circa il 30% rispetto al precedente anno.
L’incredibile “guarigione” di tanti docenti “assenteisti cronici” è favorita anche dall’estensione dei tempi di reperibilità: praticamente viene concessa una sola “ora d’aria” al giorno. Forse il ministro si sarà fatto un esame di coscienza visto che poi ci ripensa e, nel corso dell’estate, annuncia il ritorno alle vecchie fasce orarie. Ma i dati che riguardano i “fannulloni” tornano a preoccupare Brunetta che ci ripensa un’altra volta e stabilisce, tramite decreto, che i dipendenti della P.A. dovranno trovarsi al proprio domicilio per la visita fiscale dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. [Per maggiori dettagli consultare questo sito; LINK ai miei articoli]

MARZO: Il Consiglio dei ministri il 13 marzo approva in prima lettura il Regolamento per il coordinamento delle norme sulla valutazione degli alunni. Dopo il parere del Consiglio di Stato, il regolamento verrà definitivamente approvato a maggio e pubblicato nel corso dell’estate.
Le novità più rilevanti: l’introduzione del voto numerico nella scuola primaria e secondaria di I grado; la valutazione del comportamento che avverrà attraverso il voto numerico e concorrerà alla valutazione finale degli allievi (ovvero, “farà media”). [LINK]

Vengono resi noti i primi dati campionari sulle iscrizioni scolastiche per il 2009-10, da cui risulta che nelle classi prime della scuola primaria soltanto il 3% delle famiglie ha optato per il nuovo modello di orario settimanale a 24 ore con docente unico di riferimento; la stragrande maggioranza delle famiglie sceglie le 27 ore. [LINK]

APRILE: Il giorno 7 viene emanata un’Ordinanza ministeriale relativa all’Esame di Stato che fissa le regole per l’ammissione agli esami di quest’anno scolastico. In sintesi: contrariamente a quanto era stato stabilito dal ministro Gelmini, per l’ammissione basta che la media dei voti, compreso quello di condotta, sia sufficiente, anche in presenza di eventuali insufficienze. Tuttavia, il 5 in condotta pregiudica l’ammissione, costringendo gli allievi insufficienti nel comportamento a ripetere l’ultimo anno della scuola superiore.
Dall’A.S. 2009/2010 gli allievi saranno ammessi all’Esame di Stato solo se in tutte le materie avranno ottenuto un profitto almeno sufficiente. [LINK ]

MAGGIO/GIUGNO: Vengono pubblicati tre Schemi di Regolamento da cui dovrà uscire la riforma delle superiori. La “rivoluzione” riguarda l’istruzione tecnica e professionale e i licei.
La “riforma”, già precedentemente annunciata, subisce uno slittamento e andrà in vigore, a detta del ministro Mariastella Gelmini, a partire dall’A.S. 2010/11.
Ha, invece, esito positivo la “ristrutturazione” degli altri ordini e gradi di scuola. [LINK]. Ovviamente, non mancano le polemiche.

GIUGNO: Gli studenti della scuola secondaria di I grado (scuola media), per la prima volta, devono conseguire una valutazione sufficiente in ogni disciplina. per ottenere la promozione o l’ammissione all’esame. La decisione di ammissione, anche in presenza di carenze di apprendimento, viene presa a maggioranza dal Consiglio di Classe, che provvederà a darne opportuna segnalazione alle famiglie. Il MIUR vieta l’uso del “sei rosso”, per segnalare le lacune ancora persistenti, sui tabelloni in cui vengono esposti i risultati degli scrutini finali. [LINK]

Il 4 giugno viene consegnata dal MIUR ai sindacati una Bozza di Riordino dei Licei [LINK]. Il ministero è ancora in attesa del parere –non vincolante- della Conferenza Stato-Regioni [LINK], mentre ha risposto con efficacia alle obiezioni rivolte dal Consiglio di Stato (dicembre).

LUGLIO: Si riapre la questione dell’insegnamento della Religione Cattolica e del credito attribuito a tale disciplina per l’ammissione all’Esame di Stato. Un decreto dell’ex ministro Fioroni vine impugnato dal Tar del Lazio che ottiene che l’insegnamento in oggetto non concorra alla determinazione del credito. Tuttavia, nel Regolamento sulla valutazione, emanato dal ministro Gelmini ad agosto, si supera il problema prevedendo espressamente la pari dignità del docente di religione nella determinazione del credito scolastico.

Un’altra ordinanza di sospensiva del Tar Lazio riguarda l’adozione dei libri di testo. Viene messa in discussione la circolare ministeriale che prevede il vincolo quinquennale di conferma dei testi adottati. Il Tar riconosce il diritto di modificare il libro di testo adottato, con conseguente superamento del vincolo quinquennale, includendo tra i casi di deroga dal vincolo anche l’eventuale nuova assegnazione di docenti alle classi. Il Consiglio di Stato, a cui il ministro ricorre per l’annullamento dell’ordinanza del Tar, non scioglie completamente i dubbi in materia e la Gelmini riesce ad ottenere un emendamento in sede di conversione del decreto-legge salva-precari con il quale viene data l’interpretazione autentica secondo cui l’assegnazione di un nuovo docente alla classe non costituisce motivo straordinario per evitare il vincolo quinquennale.

Il MIUR diffonde i dati relativi alle bocciature degli allievi delle scuole secondarie di I e II grado. Dopo un sensibile aumento degli studenti non ammessi all’Esame di Stato sia nelle secondarie di I grado (il 4.4% rispetto al 2.1% dello scorso anno ) sia nelle scuole superiori (circa il 6% contro il 4,3% dello scorso anno), aumenta anche il numero degli studenti che non hanno superato l’esame di maturità, circa 3000 studenti in più rispetto al 2008. [LINK] Infuriano le polemiche: tra gli altri, Umberto Veronesi pubblica su La Stampa un articolo intitolato “Io boccio la scuola che boccia”. [LINK ]

AGOSTO: Il 28 agosto il MIUR pubblica le nuove regole che riguardano il reclutamento degli insegnanti. [LINK]

SETTEMBRE: come annunciato, il ministero si occupa dei precari che, per l’A.S. 2009/2010, si ritrovano “a spasso” causa i tagli previsti dalla legge 133. Viene varato il Contratto di disponibilità, una sorta di ammortizzatore sociale: esso comporta la disponibilità degli interessati ad effettuare supplenze brevi nel corso dell’anno: Per la prima volta si assiste ad una cooperazione tra MIUR, Ministero del Lavoro, INPS e Regioni.
Sempre all’inizio del nuovo anno scolastico, la Gelmini si occupa anche di altre questioni: premi al merito e carriera dei docenti. [LINK]

OTTOBRE: L’Anief, l’Associazione dei docenti precari, sostiene con successo i ricorsi al TAR Lazio di centinaia di insegnanti precari che chiedono l’inserimento a pettine nelle graduatorie provinciali a cui hanno chiesto di essere iscritti per trasferimento, contro la disposizione ministeriale che prevede, invece, l’inserimento in coda. Il Tar accoglie centinaia di ricorsi e dispone il commissariamento ad acta del ministero dell’istruzione in caso di mancato inserimento a pettine. È a rischio la regolarità dell’anno scolastico per le possibili modifiche di nomine già effettuate. Il ministro risolve la questione inserendo una specifica modifica nella legge salva-precari che annulla l’inserimento a pettine e conferma l’accodamento nelle graduatorie. (per maggiori dettagli consultare questo sito)

Si torna a parlare della “riforma” della secondaria di II grado e il ministro conferma che non sono previsti ulteriori slittamenti: partirà nell’A.S. 2010/11 come previsto. Manca, tuttavia, il parere della Conferenza Stato-Regioni che pare tergiversare, rimandando la discussione. [LINK]

La situazione è migliore per quanto riguarda le “sezioni primavera” previste nella “riforma” della Scuola per l’Infanzia: dopo un’attesa durata mesi che ha messo in crisi molti servizi educativi in attesa di autorizzazione per poter funzionare, finalmente a fine ottobre la Conferenza unificata approva l’accordo per attivare il servizio delle sezioni primavera anche per il 2009-2010.

NOVEMBRE: una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo stabilisce che nelle aule scolastiche, come in tutti gli altri luoghi pubblici, non debba essere esposto il crocifisso. Le polemiche susseguenti monopolizzano l’attenzione dell’opinione pubblica –divisa, ovviamente, tra favorevoli, la maggioranza, e contrari- per tutto il mese. [LINK ]

Il ministro Gelmini, intervistata dal quotidiano Il Giornale, rivela di essere in attesa di un bambino. Si saprà in seguito che il nascituro è femmina. Mamma a primavera, dunque, ma senza alcuna intenzione di allontanarsi dal ministero, nemmeno per un giorno. [LINK]

DICEMBRE: Il Consiglio di Stato anticipa le prime valutazioni sugli Schemi di Regolamento relativi alla riforma della Secondaria di II grado e chiede chiarimenti su alcuni punti critici, in vista del parere (non vincolante) da esprimere. Il MIUR chiarisce e ottiene il via libera. Il nuovo anno inizia senza regolamenti approvati dal Consiglio dei Ministri. Le iscrizioni alle classi prime, da parte degli alunni che attualmente frequentano la terza media, slittano a fine marzo.

[Alcune informazioni sono tratte da Tuttoscuola.com ]

16 novembre 2009

GELMINI CHI?!?

Posted in Mariastella Gelmini, Satyricon, televisione tagged , , , , a 9:15 pm di marisamoles

gelmini-berlusconiA Striscia la notizia questa sera è stato trasmesso un divertente filmato che riguarda il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini. Pare che non tutti i colleghi sappiano come si chiama: Tremonti la scambia per la Brambilla, Brunetta la chiama Bernini, per ben due volte, e il premier Berlusconi, nonostante il ministro sia seduta al suo fianco, chiede in giro: “Non c’è il ministro Gelmini?”.

Poveretta! Pare che gli unici a non scordare il suo nome siano gli studenti e gli insegnanti. Peccato, però, che capiti, molte volte, che al nome e cognome (quando non è storpiato in “Germini” o cose del genere) vengano appioppati epiteti poco gentili!

24 giugno 2009

I VOTI AI PROF? MAH!

Posted in adolescenti, attualità, Mariastella Gelmini, Milano, Renato Brunetta, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , , , , , , , a 10:05 pm di marisamoles

scuola1Grazie alla segnalazione di un “amico” commentatore, ho letto l’articolo del Corriere sull’iniziativa degli studenti del liceo Berchet di Milano che, assieme ai risultati dei loro scrutini, hanno esposto anche i giudizi sui propri prof. Che sia un primo passo verso la valutazione dei docenti auspicata dal ministro Gelmini, anche in vista di una progressione della carriera? Prima o poi ci saremmo arrivati, indubbiamente, ma che dei ragazzi adolescenti prendano l’iniziativa con il benestare del Dirigente Scolastico mi sembra veramente un tantino azzardato.

Non stupisce che da parte loro i docenti non siano così soddisfatti. E non stiamo parlando di chi è stato “bocciato” o ha rimediato qualche “debito”, magari in “spiegazione”, ovvero nella “capacità di trasmettere il sapere”. Beh, docenti non si nasce, com’è ovvio, ma si diventa, e, diciamolo, i “vecchi” docenti non hanno avuto, nell’ambito della didattica, alcuna preparazione. Per quanto mi riguarda, i concorsi ordinari che ho sostenuto e superato sono stati impostati sul puro nozionismo: i contenuti delle materie che poi si sarebbero insegnate e tutte le leggi che riguardano la scuola, in particolare, e la Pubblica Amministrazione, in generale. Poche nozioni di psicologia e pedagogia rientravano nei programmi ma, almeno a me, nessuno le ha chieste. Mi sorge il dubbio che nemmeno i commissari ne fossero edotti.

Della valutazione degli insegnanti si è parlato anche anni fa, quando il ministro Luigi Berlinguer aveva ipotizzato una specie di quizzone per saggiare la preparazione dei docenti. Ma anche in questo caso, il giudizio si sarebbe limitato alle conoscenze riguardo alle proprie materie. In più ci sarebbe stata una valutazione dei titoli che avrebbe contribuito al “voto” finale. Ricordo che allora ci fu un’insurrezione generale, anche da parte dei sindacalisti, che per la maggior parte sono di sinistra. Eppure il ministro e il governo di allora appartenevano al centro-sinistra. Lo sottolineo perché pare che un po’ di gente che lavora nel mondo della scuola abbia la memoria leggermente corta. Sembra, infatti, che gli errori madornali e le proposte un po’ bislacche siano da imputare solo ai ministri di centro-destra, ma in effetti non è così.

Sempre qualche anno fa il mio Dirigente di allora aveva proposto al Collegio dei Docenti una specie di questionario di gradimento, da somministrare ai ragazzi e alle loro famiglie, per valutare l’operato dei professori. Neanche a dirlo la proposta fu bocciata dai docenti che, stupiti e anche furibondi, ritenevano la questione una vera e propria ingerenza, un’ingiustificata intromissione nel lavoro altrui che quasi quasi avrebbe potuto preannunciare un’indebita violazione della libertà didattica che per i docenti è sacrosanta, quasi come il giorno libero. Certo, una reazione così non è del tutto biasimabile, al di là del fatto che ci sono persone che deliberatamente scelgono di insegnare per fare i loro comodi, sapendo che non c’è nessuno che li controlli e confidando nel fatto che i ragazzi non abbiano il coraggio di protestare. E in questo caso, non servirebbero nemmeno le minacce perché i ragazzi sono consapevoli che certi insegnanti sono un po’ come i clienti del ristorante: hanno sempre ragione. Si potrebbe aggiungere anche che hanno sempre il coltello dalla parte del manico, giusto per rimanere nell’ambito dei modi di dire, e che quel coltello si chiama voto. Non è da sottovalutare, infatti, la capacità di un docente di trovare il modo per “fregare” i propri allievi meritevoli di tale trattamento, ed è una capacità semplice da applicare, in fondo, se si conoscono i punti deboli dei ragazzi destinati alla crudele punizione solo perché hanno osato criticare l’operato dell’insegnante.

Fondamentalmente sarei d’accordo che ci si faccia giudicare dai propri allievi; sono contraria, però, all’esposizione dei “voti”, così come non condivido la prassi di esporre i risultati degli scrutini delle classi. E non mi si venga a dire che comunque i voti dei “bocciati” non vengono esposti al pubblico ludibrio; non è questo il punto, una volta che uno è bocciato i voti si possono immaginare e non è rilevante che abbia avuto più due o tre, o solo quattro e cinque. Quindi a maggior ragione sarei contraria all’esposizione dei voti per i prof perché verrebbe, in questo modo, messa in dubbio la loro professionalità attraverso il giudizio non sempre equo degli allievi. E non sto dicendo che ragazzi di quattordici o diciotto anni non siano in grado di giudicare, sto pensando alla loro obiettività. È naturale che un docente “odiato” da qualcuno, anche se preparato professionalmente e in grado di svolgere al meglio il proprio lavoro, anche dal punto di vista umano, potrebbe risultare un “fannullone”, per usare un’espressione tanto cara al ministro Brunetta, o un incapace. Dall’altro lato, un insegnante molto permissivo, che fa rilassare gli allievi concedendo pause durante le ore, o che li porta un po’ in giardino a scorrazzare così si stancano e non rompono, che non interroga mai perché ha altro da fare, tipo leggere il giornale o mandare sms alla fidanzata, che fa un compito a quadrimestre invece di tre e lo porta corretto tre mesi dopo, che regala i voti e s’inventa il numero delle assenze perché non ha nemmeno voglia di compilare il registro, che inventa pure il programma svolto e lo fa firmare agli allievi tranquillizzandoli che poi non darà il debito a nessuno, questo docente, signori miei, sarebbe un ottimo docente, avrebbe dei voti altissimi e, beandosi del successo ottenuto a fine anno, inviterebbe pure i ragazzi a mangiare la pizza.

Se poi, disgraziatamente, dovesse venir richiesta la valutazione da parte delle famiglie, allora i docenti, almeno alcuni, si troverebbero in un mare di guai. Cercherò di spiegare, in breve, perché le mamme e i papà non sono sempre in grado di giudicare obiettivamente un bravo docente.
Prima di tutto troppo spesso i genitori si fidano di quello che dicono i figli, naturalmente se c’è qualcosa che non va nel rapporto con un determinato docente o se il profitto è negativo; in questo caso la colpa viene addossata all’insegnante che non è capace di spiegare. Anche quando arrivano ai colloqui in cerca di un chiarimento, spesso i genitori non cambiano idea e, alcuni educatamente altri un po’ meno, insinuano che forse, dico forse, il programma va troppo veloce, le interrogazioni sono frettolose, l’insegnante non spiega bene , e magari non rispiega perché ritiene che chi non capisce al volo sia un emerito cretino e merita, quindi, di ripetere l’anno, quando non deve addirittura cambiare scuola o anche andare a zappare i campi perché, secondo molti, nelle aule scolastiche ci sono poche menti pensanti e troppe braccia rubate all’agricoltura. Ora, non dubito che qualche collega sia proprio così, ma ho delle riserve sulla reale obiettività dei ragazzi e sulla capacità dei genitori di comprendere le ragioni degli insegnanti. Questo succede anche perché spesso capita che mamme e papà arrivino ai colloqui ostentando la loro agiatezza .-che si concretizza in gioielli tempestati di diamanti e capi d’abbigliamento firmati- e guardino i docenti dall’alto delle loro centinaia di migliaia di euro di reddito annuo, al basso delle due decine di migliaia cui arriva a stento il guadagno di un docente con una certa anzianità di servizio.

È evidente, però, che ci siano pareri discordi tra ragazzi e genitori di una stessa classe riguardo al medesimo docente. È raro, infatti, che tutti la pensino allo stesso modo e se c’è una coesione tra le parti normalmente è volta a mettere in luce le “pecche” di un determinato docente, quasi mai le virtù. Poi, diciamo anche questo, il giudizio delle parti considerate è assai mutevole. Faccio un esempio: se il proprio figlio è bravo, arrivano al colloquio con un sorriso e si profondono in elogi; se, malauguratamente, il profitto cala, arrivano con il volto scuro, fare minaccioso e pretendono di vedere il compito cui è stato assegnato un due –cosa che, tra l’altro, rientra nei sacrosanti diritti, peccato, però, che del compito valutato con un bell’otto non gliene importi nulla- e poi chiedono anche com’è andato in generale, perché se ci sono tante insufficienze sarebbe da annullare. Insomma, lo stesso docente non può essere giudicato in modo obiettivo se il profitto dell’allievo è altalenante e altrettanto mutevole è l’atteggiamento dei genitori.

Ci sarebbero tante altre cose da dire ma è meglio che mi fermi per non annoiare i lettori. Un’ultima cosa, però, la voglio dire: non sono i prof a non voler essere giudicati, sono i ragazzi a voler fare i grandi e dimostrare anche loro di saper esprimere dei giudizi. Purtroppo però, mentre i docenti quasi mai danno i voti a caso, semmai utilizzano le più svariate griglie di valutazione, i ragazzi non hanno altri strumenti che il loro estro e del loro estro io personalmente non mi fido.

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