28 febbraio 2016

E PERCHE’ NON DOVREI FARE GLI AUGURI A VENDOLA? SE LI MERITA DOPPI

Posted in auguri, bambini, famiglia, figli, Legge tagged , , , , , , , a 9:31 pm di marisamoles

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Fa discutere, sul web, la notizia della “paternità” di Nichi Vendola. Ieri, infatti, è nato “suo” figlio: Tobia Antonio. Il lieto evento è accaduto in Canada dove per legge la maternità surrogata è permessa. La “madre” (unica genitrice che non meriterebbe virgolette, perché in fondo l’ha partorito, in realtà le merita in quanto gli ovociti non erano i suoi) è una donna californiana che è stata pagata (135mila euro) per mettere al mondo il piccolo. Il padre biologico (senza virgolette perché lo è e sempre lo sarà) è il compagno canadese di Vendola, Ed Testa.

Onestamente non capisco gli insulti. Le “famiglie arcobaleno” non vi piacciono? Fatevene una ragione perché, dopo l’iniqua legge sulle unioni gay, nessuno le fermerà. Pretenderanno e otterranno di più.

E’ una questione di scelte e quelle vanno rispettate. Che un bambino abbia due papà o due mamme (in realtà avrà sempre un papà e una mamma e questo è il reale paradosso) non sconvolge la nostra vita, non la ostacola, non procura menomazioni di sorta alle famiglie tradizionali.

L’unica cosa che a me personalmente fa orrore è la maternità surrogata. Tuttavia, dato che in Canada è legale e considerato che anche questa è una scelta che va rispettata se non ostacola le scelte altrui, non vedo perché insultare il “povero” Vendola.

Ogni bimbo che nasce è una benedizione. E ogni genitore che diventa tale (in modo più o meno ortodosso) merita gli auguri.

Io a Vendola voglio farli doppi: non ha la più pallida idea di cosa significhi allevare una creaturina, farla crescere, accudirla, nutrirla. I padri moderni sono un valido aiuto per le mamme. Ma vi immaginate due uomini alle prese con un neonato? E poi potete immaginare quanto sarà difficile spiegare a Tobia Antonio che una mamma ce l’ha, anzi due, una che l’ha portato in grembo e un’altra che ha donato gli ovociti, ma che non farà mai parte della sua vita perché pagata per metterlo al mondo e consegnarlo alla felice coppia di papà e papà? E riuscite a immaginare quando Vendola dovrà spiegare che con il “figlio” non ha nemmeno un legame di sangue? E se poi la coppia scoppiasse? L’unico genitore biologico in fondo è Ed…

Insomma, a me pare che Vendola se li meriti tutti gli auguri. Anche doppi.

[immagine da questo sito]

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28 settembre 2014

I NONNI

Posted in affari miei, bambini, famiglia tagged , , , , , , , a 6:59 pm di marisamoles

mamma e nonna
Il 2 ottobre si celebra la Festa dei Nonni, introdotta in Italia con la Legge 159 del 31 luglio 2005, quale momento per celebrare l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale. Dato che quest’anno la ricorrenza cade durante la settimana, la celebrazione è stata anticipata ad oggi, domenica 28 settembre.

Questa mattina in piazza San Pietro a Roma, proprio per ricordare questi “pilastri” della famiglia, Papa Francesco ha incontrato i fedeli e, per l’occasione, ha voluto la presenza del Papa emerito Benedetto XVI. Bergoglio, parlando della presenza di Ratzinger in Vaticano, una volta si espresse così: “È come avere il nonno a casa”. Quindi oggi il predecessore di papa Francesco non poteva mancare.

Io non amo molto le feste della mamma, del papà, della donna, San Valentino … sono feste consumistiche, nate per far muovere i soldi. Non credo ci sia bisogno di una festa per pensare a queste importanti figure nella vita di ciascuno, all’amore, all’orgoglio di essere donna. Tutti i giorni dobbiamo ricordarcene.
E ciò credo sia valido anche per i nonni, pertanto questa ricorrenza mi dà solo l’occasione per riflettere sui nonni e sulla loro importanza nella vita di ognuno di noi. Anche quando non ci sono più.

Io ho conosciuto soltanto una nonna, la mamma di mia mamma. Si chiamava Caterina – che poi è anche il mio secondo nome e devo dire che lo preferisco al primo – ma tutti la chiamavano Tina (nella foto sotto il titolo è in compagnia della mia mamma, a passeggio per il Corso Italia a Trieste). Per me era semplicemente “nonna”, visto che era l’unica e non c’era bisogno di nominarla per non confondersi con l’altra, nonna Vincenza, che è mancata poco prima delle nozze dei miei genitori.

Nonna era una donna autoritaria, esigente, con le sue idee … era siciliana, e pure dell’800, quindi le sue idee erano proprio particolari, distanti dalle mie e da quelle delle nuove generazioni.
Viveva con noi e dettava legge. Si pranzava e cenava all’ora che lei preferiva (sempre troppo tardi, per i miei gusti), si usciva se le andava, altrimenti si rimaneva a casa. Quando ho preso la patente sono automaticamente diventata la taxista di casa e la cosa non mi garbava affatto, io non ho mai amato guidare.

Io avevo un caratteraccio e con nonna gli scontri erano quotidiani. Naturalmente parlo di quando ero adolescente ma le cose non cambiarono poi tanto quando divenni adulta. Io ero trasgressiva e non sopportavo che qualcuno dicesse cosa dovessi e cosa non dovessi fare.
Per fare un esempio, quando ho avuto il mio primo ragazzo, lei si era messa in mezzo e aveva cercato di allontanarlo dicendogli; “Lascia stare mia nipote, è piccola e deve giocare con le bambole!”. Ora, ditemi voi se una non si deve incavolare … ero effettivamente molto giovane ma sapevo ciò che facevo e di certo avevo smesso di giocare con le bambole da un pezzo.

Mia mamma e mio papà le davano sempre ragione, così anche mio fratello, io quasi mai. I miei genitori per rispetto, mio fratello per convenienza. Lui aveva sempre capelli e barba lunghi e a mia nonna non piacevano. Così lei gli diceva: “Tieni 5 lire e vai dal barbiere”. Peccato che gli allungasse una banconota da 5000 lire, non una monetina da 5, che gli sarebbero bastate per andare dal barbiere almeno un paio di volte. Lui intascava e non ci andava, finché nonna non gli dava un’altra banconota, pensando di non avergliela data, e lui finalmente si faceva tagliare barba e capelli.

Ora non vorrei che si pensasse che con me nonna non fosse generosa. Nonostante la trattasi spesso male, lei era sempre pronta a comprarmi qualcosa. Quelle rare volte in cui mia mamma si rifiutava di accontentarmi, ci pensava nonna. Immagino che poi, in separata sede, facessero discussioni a non finire.
Caterina era orgogliosa di me, dei miei studi, del mio lavoro (le prime supplenze le ho fatte quando lei c’era ancora) e mi spiace che non abbia potuto vedermi laureata e sposata. Nonostante chiamasse mio marito – allora fidanzato – “coso”, fingendo di non ricordarsi il nome, so che lui le piaceva. E poi ero grande quando l’ho conosciuto, avevo superato da un pezzo l’età dei giochi con le bambole.

teo max nonni

I miei figli (nella foto sopra siamo in compagnia dei miei genitori) sono stati fortunati perché hanno potuto godere dei quattro nonni per molto tempo. Ora sono rimasti solo i miei genitori, anche se li vedono poco. A me dispiace perché so che non potranno godere della loro compagnia all’infinito e anche perché sono sempre stati per loro “nonni a distanza”, dato che viviamo in due città diverse.

Le nonne – Mariuccia (mia mamma) e Marcella (mia suocera) – erano rispettivamente “la nonna delle tute da ginnastica” e “la nonna delle scarpe”. Non che facessero solo questi regali, ma ad ogni cambio stagione le tute e le scarpe erano appannaggio loro.
A proposito di scarpe, devo raccontare un aneddoto. Per i primi anni, io compravo le scarpe e mia suocera mi dava l’importo dovuto. A un certo punto, non ho mai capito perché, ha iniziato a darmi i soldi e con quelli avrei dovuto arrangiarmi. Forse pensava che io spendessi troppo per le scarpe – non era affatto un problema di soldi, le possibilità le aveva, piuttosto una questione di principio -, fatto sta che la prima volta che mi diede la busta con l’importo, all’interno ritrovai esattamente metà della cifra che ero solita spendere. Il mio secondogenito, che è sempre stato un bimbo ciarliero (ora lo è molto meno) e sveglio (lo è ancora …), la prima volta che mia suocera, invece di rifondermi, mi consegnò la busta con il denaro, mi chiese se quelli fossero i soldi per le scarpe. Io purtroppo ho un bruttissimo vizio: penso ad alta voce. Fu così che replicai: “Veramente questi bastano per una sola scarpa”. Poi mi morsi la lingua ma era troppo tardi. Invano raccomandai al piccolo – poteva avere 4 o 5 anni – di non riferire alla nonna quanto avevo detto, pensando ad alta voce. Alla prima occasione d’incontro con nonna Marcella, le mostrò le scarpe nuove e disse: “Tu hai pagato la scarpa destra, l’altra l’ha comprata la mamma”. Avrei voluto sprofondare … 😦

I nonni – Vittorio (mio papà) e Silvo (mio suocero) – erano, invece, i “nonni bancomat”. I miei due demonietti sapevano bene come ruffianarseli ed ottenere una mancia. Raramente erano servizievoli ma in certe occasioni sfoggiavano tutte le abilità che pensavo non avessero e che invece tenevano ben nascoste.
Anche crescendo, le cose non sono cambiate. Io mi arrabbiavo sempre quando chiedevano soldi ai nonni, specialmente a mio suocero. Dicevo: i nonni non sono dei bancomat. In realtà a loro non pesava dare qualche banconota ai nipoti, ero io che trovavo disdicevole il solo pensiero che l’affetto si potesse comperare. D’altra parte, non vivendo nella stessa città, è anche vero che quello con i nonni per i miei figli era un rapporto occasionale, non c’era la possibilità di frequentazione quotidiana o settimanale, non c’è mai stato un rapporto speciale fra loro. Ora che sono grandi, si può dire che i nonni li vedano una o due volte l’anno e questo mi rammarica molto.

Ecco, queste sono le riflessioni che la Festa dei Nonni ha suscitato in me.
I Nonni ci sono sempre, anche quelli che non abbiamo mai conosciuto o quelli che ci hanno abbandonato. Sono le nostre radici, noi siamo i rami del loro albero e questo non dobbiamo mai dimenticarlo.

Un ultimo pensiero alla mia amica Isabella che da poco è diventata la nonna felice di Arianna. A lei va il mio pensiero speciale, a lei e a tutti i nonni il mio abbraccio.

26 marzo 2014

IL NUOVO CONCETTO DI ÈGALITÈ MADE IN FRANCE: JEAN HA DUE MAMME

Posted in adolescenza, bambini, famiglia, figli, religione tagged , , , , , , , , , , , , a 9:06 pm di marisamoles

famiglie gay
Al grido di “niente discriminazioni!” negli ultimi tempi si è sentito di tutto: l’abolizione della festa del papà a scuola perché i bambini possono avere due mamme, la scomparsa delle parole “madre” e “padre” dai moduli di iscrizione alle scuole, sostituite dai più asettici “genitore 1 e 2, la polemica contro le fiabe che inculcherebbero nelle fragili menti dei bambini un modello di famiglia tradizionale ormai superato, l’abolizione della dicitura “mamma” e “papà” sui braccialetti in dotazione nei reparti maternità, la propaganda esplicita nelle scuole attraverso opuscoli di educazione sessuale… l’ultimo è il caso scoppiato in Francia all’indomani della pubblicazione del programma governativo ABCD de l’ègalitè, dove vengono suggerite ai bambini e agli insegnanti letture come Jean a deux mamans (Jean ha due mamme), Tango a deux papas e Tous à poils (tutti nudi).

Ora, io non discuto sul fatto che i tempi siano cambiati e che la discriminazione sia una brutta bestia. Però, come ho più volte detto, il rischio che ad essere discriminate siano proprio le famiglie – non dico normali perché poi vengo fraintesa – in cui ci sono una mamma e un papà è concreto. Quello che trovo discutibile in particolar modo è qualsiasi campagna sia rivolta ai più piccoli, che non sono degli sprovveduti come sembra.

Insomma, se la maggior parte dei bambini ha due genitori di diverso sesso, è come fare 2+2 e ottenere 4 come risultato. Poi ci sono sempre le eccezioni – e le famiglie omosessuali lo sono ancora – però 2+2 non farà mai 5. Questo, a parer mio, è bene che i bambini capiscano. Non c’è nessun motivo perché pensino che i compagnetti di scuola che per caso hanno due papà o due mamme siano diversi, così come non c’è alcuna distinzione di tipo qualitativo tra chi ha i capelli biondi, rossi o castani e gli occhi blu, verdi o celesti.

La cosa che però non sopporto è che, secondo il punto di vista di molti, se si difende la famiglia tradizionale si debba essere per forza bigotti. Insomma, la religione non c’entra nulla. Io non giudico chi ha una relazione omosessuale, non ritengo che essere gay sia una sorta di depravazione, anzi, una malattia da curare. Ci mancherebbe. Non mi importa nulla, da credente, che gli omosessuali compiano un grave peccato secondo i precetti di Santa Romana Chiesa. Sono affari loro e non mi occupo degli eventuali peccati altrui, tutti hanno una coscienza con cui fare i conti, al limite. Se non ce l’hanno, cavoli loro.

Questo mio sfogo è dovuto al fatto che all’ennesima notizia, quella sul programma francese che vuole imporre a tutti i costi l’egualité (rivisitazione dell’antica rivoluzione?), c’è chi commenta tirando fuori la solita storia della religione, del bigottismo, della chiusura mentale condizionata dalla Chiesa … come se non fosse possibile ragionare con la propria testa senza condizionamenti di sorta.

Non ho amici atei, però mi piacerebbe sapere se chi non ha fede sia così aperto nei confronti delle novità sociali degli ultimi anni. Forse si dichiara tale per coerenza … del resto tutti sono capaci di fingere a seconda delle situazioni e della convenienza, o no? Be’, io sono una persona sincera e dico quel che penso. Per questo motivo non sopporto chi vuole per forza dare una spiegazione ad una mia presa di posizione.

In ultimo, vorrei dire che l’educazione dei figli, specie se piccoli, è un compito che spetta alla famiglia e non alla scuola. Poi, sulla necessità di discutere con i più grandi su determinate realtà sociali non ho nulla da obiettare. Senza forzature e costrizioni, però. Anche perché sarebbe controproducente che un bambino o un preadolescente, discutendo a casa su certe questioni, sentisse un parere del tutto opposto da parte dei genitori. Ne resterebbe disorientato e basta.

[immagine da questo sito]

1 settembre 2013

PRIMI VAGITI ON LINE

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nascitaLa gioia dei neogenitori alla vista del loro bambino è indescrivibile. La voglia di comunicare il lieto evento a parenti e amici, per condividere questa gioa, c’è sempre stata anche se i mezzi di comunicazione nel corso della storia sono cambiati.

Mi immagino, ad esempio, un parto avvenuto nel vecchio West, in una delle tante fattorie sperdute con il nulla attorno. Immagino qualcuno – di certo né la puerpera né il papà – prendere il cavallo e sfidare pure le intemperie per portare la notizia alle persone care, almeno quelle raggiungibili.

Il servizio postale, poi, semplificò le cose e il telegrafo dovette sembrare una sorta di miracolo. E pensare che fino a poco tempo prima c’era chi mandava messaggi con i segnali di fumo.

E poi arrivò lui, il telefono. Certo, finché esisteva solo quello fisso bisognava andare nella cabina telefonica più vicina, se proprio la voglia di dare tempestivamente la notizia era incontenibile e il percorso per arrivare a casa troppo lungo.
La telefonia mobile ha certamente segnato un svolta nelle comunicazioni post partum: la telefonata o il messaggino arrivavano in tempo reale, magari non dalla sala parto perché suppongo che lì l’uso del cellulare sia vietato. In più, con i telefonini si può inviare anche la foto del/della fortunato/a bimbo/a. L’unico neo: i costi, non proprio bassi all’inizio, che scoraggiavano i neogenitori, con il pensiero fisso sui prezzi di pannolini e abbigliamento da neonato, a farne largo uso. Giusto il minimo indispensabile.

Ma con Internet, cari miei, tutto è cambiato. Ora, attraverso i social network la foto del bebè è postata in tempi brevissimi e condivisa da decine, centinaia o migliaia di “amici”.

E sapete entro quanto tempo dal parto, in media, tutto ciò accade? Entro 57,9 minuti. (LINK)

E nei mesi e anni seguenti, tutti pronti a sciropparsi le foto della prima poppata, del primo bagnetto, del primo sorriso, della prima pappetta, del primo dentino, dei primi passi, della prima caduta con relativo ginocchio sbucciato, della prima cacca nel vasino … e così via. Sai che felicità!

E non parliamo delle mamme. Se la fortunata in questione si chiama Belen Rodriguez e a cinque giorni dal parto sfoggia una pancia ultrapiatta, potrebbe causare guai seri alle comuni mortali. Quelle che a cinque giorni dal parto sembrano tenere ancora in pancia il gemello del primo nato che non si decide ad uscire. Altro che felicità! Potrebbe essere l’inizio della depressione post partum.

[immagine da wikipedia]

11 luglio 2013

LA FRANGITE

Posted in affari miei, donne, famiglia tagged , , , , , , a 5:11 pm di marisamoles

pulizie in casaStamattina, mentre passavo l’aspirapolvere sui tappeti, mi è tornato in mente il papà di un mio allievo. Che c’azzecca un genitore con i tappeti? Mo’ ve lo spiego.

Una quindicina di anni fa arriva al colloquio un papà, bel tipo, elegante, colto, ben educato … insomma, tutto il contrario del figlio. Mentre parlo del pargolo – non bene, ahimè – il genitore pare più interessato al mio quaderno, quello in cui appunto ogni cosa riguardi il singolo allievo: date e voti delle verifiche, note sul libretto e/o registro, le domande che faccio nelle interrogazioni, le valutazioni di ciascun ambito … insomma, per me il quadernone è molto più importante del registro ufficiale che considero un antipatico dispendio di energie per un’operazione esclusivamente burocratica. Tant’è che non lo aggiorno puntualmente e spesso mi affanno per mettermi in regola perché, sia mai!, magari tornando a casa ho un incidente. Sì, lo so, non sono ottimista.

insomma, quel papà, osservando la cura maniacale con cui tengo il quadernone, mi chiede: “ma lei non sarà mica affetta da frangite?“.

Oddio, penso, e che malattia sarà mai questa? Lo guardo perplessa e prima ancora che qualche suono esca dalla mia bocca – anche perché onestamente non volevo far la figura dell’ignorante che non sa cosa sia la frangite e stavo pensando a come uscire dall’impasse prendendola alla larga -, lui continua: “Sa, io faccio lo psicologo e sono spesso alle prese con donne malate di frangite”. La cosa non mi rincuora perché, detta così, ho solo capito che si tratta di una malattia che affligge solo donne, o quasi. Faccio un sorriso ebete che il genitore ignora e continua: “Sa quelle che sono maniache della pulizia, che vogliono che in casa sia tutto a posto, che ad ogni passaggio sul tappeto sono pronte ad aggiustare le frange?”. Faccio un sospirone: accidenti, tutto qui? E che c’entra con me, voglio dire, con me insegnante?

Lui è uno psicologo, ci mancherebbe che non capisse quel che mi passa per la testa. “Vista la perfezione con cui tiene i suoi appunti, non mi stupirei che fosse affetta da frangite“.
Io ovviamente nego, spudoratamente dico che no, ma figuriamoci se sto a passare le frange dei tappeti …

Comunque tengo in un cassetto un bel pettine pronto all’uso: il pettine per le frange dei tappeti, s’intende. 😦

[immagine da questo sito]

29 luglio 2012

ESTATE, TEMPO DI ABBANDONI. VITTIME NON SOLO I CANI, ANCHE I FIGLI … CON PASSAPORTO SCADUTO

Posted in cronaca, famiglia, figli tagged , , , , , , , , , a 5:12 pm di marisamoles

L’hanno lasciata là da sola, ad appena due anni, in mezzo al via vai frenetico di un aeroporto polacco nel periodo delle ferie. Solo dopo qualche tempo il personale si è reso conto di quell’abbandono così assurdo e ha allertato le forze dell’ordine.

Una coppia polacca in procinto di partire per le vacanze, resasi conto che la bambina più piccola aveva il passaporto scaduto, l’ha abbandonata presso il banco informazioni dell’aeroporto di Katowice ed è corsa al gate, temendo di perdere l’aereo, assieme al figlio maggiore. Una leggerezza che non ha giustificazioni. Anche se i due individui – chiamarli genitori è un insulto per chi riveste questo ruolo con amore e dedizione – hanno dichiarato di aver avvertito dei parenti che avrebbero dovuto recarsi in aeroporto a prelevare la figlioletta.

Il procuratore distrettuale ha aperto un’inchiesta. I due rischiano fino a cinque anni di prigione.

Spero che venga tolta a questi irresponsabili la patria potestà non solo sulla piccola ma anche sul figlio più grande.

L’estate è tempo di vacanze e, purtroppo, di abbandoni. Ma di solito sono i cani o i gatti ad essere abbandonati. Per evitare ciò c’è stata, tempo fa, una campagna di sensibilizzazione che diceva più o meno: “Se abbandoni il tuo animale la vera bestia sei tu“. Che non si rinunci alle ferie e si abbandoni un figlio ha dell’inverosimile. Peggio degli animali.

[notizia e foto da Il Corriere]

27 maggio 2011

DOPO LA PICCOLA ELENA, JACOPO: UN’ALTRA VITTIMA DI UN PADRE STRESSATO

Posted in bambini, cronaca, famiglia, figli tagged , , , , , a 10:33 pm di marisamoles


Ancora una piccola vittima dello stress dei genitori, anzi, di un padre: Jacopo, 11 mesi, dimenticato per tre ore nell’auto dal padre, convinto di averlo portato al nido. Il fatto, incredibilmente simile alla vicenda della piccola Elena, è accaduto a Passignano sul Trasimeno, vicino Perugia.

Quando il padre si è accorto della dimenticanza, il piccolo era già agonizzante. Secondo le forze dell’ordine, che hanno inutilmente allertato il 118, la morte sarebbe stata causata da un arresto cardiocircolatorio dovuto ad una prolungata esposizione ai raggi solari all’interno dell’auto. Intanto il sostituto procuratore di Perugia, Mario Formisano, ha disposto l’autopsia sul corpo di Jacopo (in programma sabato), il sequestro dell’Opel Corsa e ha iscritto nel registro degli indagati il padre del piccolo con l’ipotesi di omicidio colposo.

Entrambi i genitori, all’annuncio della morte del figlioletto, si sono sentiti male e sono stati soccorsi all’Ospedale di Santa Maria della Misericordia di Perugia, lo stesso nososcomio nel cui obitorio è stato portato il piccolo Jacopo.

Dopo il salvataggio, da parte di alcuni passanti, di un neonato di tre mesi , abbandonato dai genitori nel parcheggio di un supermercato, un’altra piccola vittima dello stress? Sembra impossibile, soprattutto dopo la vicenda di Elena che ha colpito l’opinione pubblica, che non ci sia un po’ più di attenzione da parte dei genitori. Evidentemente la vita frenetica cui siamo tutti sottoposti continua a causare dei black out nel cervello dei papà troppo assillati dagli impegni. E santa Pupa – sulla cui esistenza crede fermamente la mia amica Diemme – si è distratta un’altra volta. Stressata anche lei?

[fonte: Il Corriere]

16 maggio 2010

LA SCUOLA NON HA SOLDI? I GENITORI SI IMPROVVISANO ACQUIRENTI DI MATERASSI PER L’ACQUISTO DEL MATERIALE DIDATTICO

Posted in affari, famiglia, Satyricon, scuola tagged , , , , , a 12:48 pm di marisamoles

Singolare iniziativa quella del Comitato Genitori di una scuola primaria di San Giovanni di Casarsa (Pordenone). La cassa delle scuole pubbliche piange, come si può supporre vista l’economia che il ministero fa sempre alle spese degli studenti e delle famiglie. Ma alcuni genitori non si arrendono e, grazie alla loro intraprendenza, invece di piangere come le casse vuote degli istituti scolastici, si rimboccano le maniche e racimolano quanto possono per poter acquistare il materiale didattico per i propri figli.

La notizia rattrista un po’, è inutile nascondercelo. Ma non si può non apprezzare lo sforzo fatto da questi genitori che si sono improvvisati clienti, senza alcun vincolo d’acquisto, per una ditta di materassi!
La ditta che ha sponsorizzato l’iniziativa ha invitato un certo numero di persone (più ce n’erano e meglio era, ovviamente) ad una dimostrazione, assicurando che nessuno sarebbe stato costretto a comprare alcunché. L’unico vincolo: presentarsi in coppia. Ma non tutte le mamme e i papà potevano essere presenti contemporaneamente all’iniziativa: che fare, allora? Organizzare degli “scambi di coppie”, mettere assieme le mamme di alcuni con i papà di altri.

Insomma, pagati per non comprare. Sembra impossibile ma è così. E il compenso massimo poteva arrivare ai 600 euro!
Che dire? Ce ne fossero di genitori così! Immagino che la prossima “avventura” sia la presentazione di qualche batteria di pentole, magari con Giorgio Mastrota!
E chi continua a dire che la scuola italiana è la solita minestra, avrebbe pure le pentole per riscaldarla.

[fonte della notizia Messaggero Veneto]

LEGGI ANCHE L’ARTICOLO CORRELATO CLICCANDO QUI

11 dicembre 2009

A SCUOLA CON IL VELO? SI’, MA NON LE SUORE

Posted in attualità, religione, scuola tagged , , , , , a 4:14 pm di marisamoles

Su Il Giornale leggo una notizia sconcertante: una suora, docente di Italiano, in una scuola primaria pubblica, non è gradita ai genitori. Siamo a Roma, nella scuola Jean Piaget dove un gruppo di genitori, capitanati da una “cassaintegrata dell’Alitalia”, ha chiesto l’allontanamento dell’insegnante, perfettamente in regola quanto a titoli e posizione in graduatoria, perché il suo velo, evidentemente, non è gradito.

Suor Annalisa Falasco, padovana, 61 anni, della congregazione di Maria Consolatrice, è stata mandata dal provveditorato di Roma a sostituire l’insegnante di ruolo, che ha appena vinto una borsa di studio e se ne è andata altrove. Tutto regolare, quindi. Ma le mamme non ci stanno: quel velo è una minaccia alla laicità della scuola, la suora se ne deve andare.
L’autore dell’articolo, Renato Farina, fa una riflessione che non posso non condividere:

C’è bisogno di spiegare perché tutto questo è razzismo, convinto per di più di essere progressista? I razzisti sono quelli che dividono gli esseri umani in due categorie: le persone degne di godere dei diritti umani, e quelle meno, molto meno. Qui si nega a una persona il diritto di meritarsi un posto di lavoro sulla base dell’appartenenza a una religione. Se ci fosse una magistratura seria interverrebbe aprendo un fascicolo sulla vicenda intestandolo alla Legge Mancino, là dove si punisce «… con la reclusione sino a tre anni chi (…) incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» (art. 1).

Che dire? Dopo il crocifisso, ci mancava anche la questione del velo. Ma se il povero Cristo in croce, che alle persecuzioni c’era pure abituato, si può anche togliere dalle pareti delle aule scolastiche, il velo alla suora non lo possono di certo strappare. Considerato che è tollerato quello che sta sulla testa delle musulmane, stiamo andando decisamente controtendenza. Se tolleriamo, anche in virtù dell’insegnamento cristiano che impone il rispetto per il prossimo e la fratellanza universale, che agli islamici venga riconosciuto il diritto di osservare, ovunque si trovino, le loro tradizioni, l’atteggiamento delle mamme che si schierano contro la suora, rea di essere religiosa ma a cui non viene riconosciuta la preparazione per insegnare la sua materia, allora siamo di fronte ad una vera e propria cristianofobia. Nell’articolo, Farina prosegue, con quel pizzico di ironia per sdrammatizzare:

Si chiama cristianofobia questa malattia europea, si è espressa nella sentenza contro i crocifissi sulle pareti delle scuole, e in Italia ha questi epigoni. Il risultato? È molto più difficile trovare comprensione se sei una suora che se sei un imam. O un propagandista dello yoga . Fare il presepio è intolleranza, invece introdurre, ad esempio, il buddismo è ritenuto molto laico, in perfetta armonia con la laicità della scuola. La preside Filippini, che è donna di buon senso, dichiara: «L’insegnante che c’era prima della suora impartiva ai bambini dei corsi di benessere yoga: li faceva sdraiare in cerchio, disegnava dei mandala e recitavano insieme dei mantra… ». Om, Om, Om. Quello andava benissimo alla signora dell’Alitalia. Invece nominare Gesù a Natale è un delitto.

Bene, non resta che chiederci: fare gli auguri di Natale, quest’anno, è proibito? Anche se fosse, a me piace trasgredire!

24 giugno 2009

I VOTI AI PROF? MAH!

Posted in adolescenti, attualità, Mariastella Gelmini, Milano, Renato Brunetta, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , , , , , , , a 10:05 pm di marisamoles

scuola1Grazie alla segnalazione di un “amico” commentatore, ho letto l’articolo del Corriere sull’iniziativa degli studenti del liceo Berchet di Milano che, assieme ai risultati dei loro scrutini, hanno esposto anche i giudizi sui propri prof. Che sia un primo passo verso la valutazione dei docenti auspicata dal ministro Gelmini, anche in vista di una progressione della carriera? Prima o poi ci saremmo arrivati, indubbiamente, ma che dei ragazzi adolescenti prendano l’iniziativa con il benestare del Dirigente Scolastico mi sembra veramente un tantino azzardato.

Non stupisce che da parte loro i docenti non siano così soddisfatti. E non stiamo parlando di chi è stato “bocciato” o ha rimediato qualche “debito”, magari in “spiegazione”, ovvero nella “capacità di trasmettere il sapere”. Beh, docenti non si nasce, com’è ovvio, ma si diventa, e, diciamolo, i “vecchi” docenti non hanno avuto, nell’ambito della didattica, alcuna preparazione. Per quanto mi riguarda, i concorsi ordinari che ho sostenuto e superato sono stati impostati sul puro nozionismo: i contenuti delle materie che poi si sarebbero insegnate e tutte le leggi che riguardano la scuola, in particolare, e la Pubblica Amministrazione, in generale. Poche nozioni di psicologia e pedagogia rientravano nei programmi ma, almeno a me, nessuno le ha chieste. Mi sorge il dubbio che nemmeno i commissari ne fossero edotti.

Della valutazione degli insegnanti si è parlato anche anni fa, quando il ministro Luigi Berlinguer aveva ipotizzato una specie di quizzone per saggiare la preparazione dei docenti. Ma anche in questo caso, il giudizio si sarebbe limitato alle conoscenze riguardo alle proprie materie. In più ci sarebbe stata una valutazione dei titoli che avrebbe contribuito al “voto” finale. Ricordo che allora ci fu un’insurrezione generale, anche da parte dei sindacalisti, che per la maggior parte sono di sinistra. Eppure il ministro e il governo di allora appartenevano al centro-sinistra. Lo sottolineo perché pare che un po’ di gente che lavora nel mondo della scuola abbia la memoria leggermente corta. Sembra, infatti, che gli errori madornali e le proposte un po’ bislacche siano da imputare solo ai ministri di centro-destra, ma in effetti non è così.

Sempre qualche anno fa il mio Dirigente di allora aveva proposto al Collegio dei Docenti una specie di questionario di gradimento, da somministrare ai ragazzi e alle loro famiglie, per valutare l’operato dei professori. Neanche a dirlo la proposta fu bocciata dai docenti che, stupiti e anche furibondi, ritenevano la questione una vera e propria ingerenza, un’ingiustificata intromissione nel lavoro altrui che quasi quasi avrebbe potuto preannunciare un’indebita violazione della libertà didattica che per i docenti è sacrosanta, quasi come il giorno libero. Certo, una reazione così non è del tutto biasimabile, al di là del fatto che ci sono persone che deliberatamente scelgono di insegnare per fare i loro comodi, sapendo che non c’è nessuno che li controlli e confidando nel fatto che i ragazzi non abbiano il coraggio di protestare. E in questo caso, non servirebbero nemmeno le minacce perché i ragazzi sono consapevoli che certi insegnanti sono un po’ come i clienti del ristorante: hanno sempre ragione. Si potrebbe aggiungere anche che hanno sempre il coltello dalla parte del manico, giusto per rimanere nell’ambito dei modi di dire, e che quel coltello si chiama voto. Non è da sottovalutare, infatti, la capacità di un docente di trovare il modo per “fregare” i propri allievi meritevoli di tale trattamento, ed è una capacità semplice da applicare, in fondo, se si conoscono i punti deboli dei ragazzi destinati alla crudele punizione solo perché hanno osato criticare l’operato dell’insegnante.

Fondamentalmente sarei d’accordo che ci si faccia giudicare dai propri allievi; sono contraria, però, all’esposizione dei “voti”, così come non condivido la prassi di esporre i risultati degli scrutini delle classi. E non mi si venga a dire che comunque i voti dei “bocciati” non vengono esposti al pubblico ludibrio; non è questo il punto, una volta che uno è bocciato i voti si possono immaginare e non è rilevante che abbia avuto più due o tre, o solo quattro e cinque. Quindi a maggior ragione sarei contraria all’esposizione dei voti per i prof perché verrebbe, in questo modo, messa in dubbio la loro professionalità attraverso il giudizio non sempre equo degli allievi. E non sto dicendo che ragazzi di quattordici o diciotto anni non siano in grado di giudicare, sto pensando alla loro obiettività. È naturale che un docente “odiato” da qualcuno, anche se preparato professionalmente e in grado di svolgere al meglio il proprio lavoro, anche dal punto di vista umano, potrebbe risultare un “fannullone”, per usare un’espressione tanto cara al ministro Brunetta, o un incapace. Dall’altro lato, un insegnante molto permissivo, che fa rilassare gli allievi concedendo pause durante le ore, o che li porta un po’ in giardino a scorrazzare così si stancano e non rompono, che non interroga mai perché ha altro da fare, tipo leggere il giornale o mandare sms alla fidanzata, che fa un compito a quadrimestre invece di tre e lo porta corretto tre mesi dopo, che regala i voti e s’inventa il numero delle assenze perché non ha nemmeno voglia di compilare il registro, che inventa pure il programma svolto e lo fa firmare agli allievi tranquillizzandoli che poi non darà il debito a nessuno, questo docente, signori miei, sarebbe un ottimo docente, avrebbe dei voti altissimi e, beandosi del successo ottenuto a fine anno, inviterebbe pure i ragazzi a mangiare la pizza.

Se poi, disgraziatamente, dovesse venir richiesta la valutazione da parte delle famiglie, allora i docenti, almeno alcuni, si troverebbero in un mare di guai. Cercherò di spiegare, in breve, perché le mamme e i papà non sono sempre in grado di giudicare obiettivamente un bravo docente.
Prima di tutto troppo spesso i genitori si fidano di quello che dicono i figli, naturalmente se c’è qualcosa che non va nel rapporto con un determinato docente o se il profitto è negativo; in questo caso la colpa viene addossata all’insegnante che non è capace di spiegare. Anche quando arrivano ai colloqui in cerca di un chiarimento, spesso i genitori non cambiano idea e, alcuni educatamente altri un po’ meno, insinuano che forse, dico forse, il programma va troppo veloce, le interrogazioni sono frettolose, l’insegnante non spiega bene , e magari non rispiega perché ritiene che chi non capisce al volo sia un emerito cretino e merita, quindi, di ripetere l’anno, quando non deve addirittura cambiare scuola o anche andare a zappare i campi perché, secondo molti, nelle aule scolastiche ci sono poche menti pensanti e troppe braccia rubate all’agricoltura. Ora, non dubito che qualche collega sia proprio così, ma ho delle riserve sulla reale obiettività dei ragazzi e sulla capacità dei genitori di comprendere le ragioni degli insegnanti. Questo succede anche perché spesso capita che mamme e papà arrivino ai colloqui ostentando la loro agiatezza .-che si concretizza in gioielli tempestati di diamanti e capi d’abbigliamento firmati- e guardino i docenti dall’alto delle loro centinaia di migliaia di euro di reddito annuo, al basso delle due decine di migliaia cui arriva a stento il guadagno di un docente con una certa anzianità di servizio.

È evidente, però, che ci siano pareri discordi tra ragazzi e genitori di una stessa classe riguardo al medesimo docente. È raro, infatti, che tutti la pensino allo stesso modo e se c’è una coesione tra le parti normalmente è volta a mettere in luce le “pecche” di un determinato docente, quasi mai le virtù. Poi, diciamo anche questo, il giudizio delle parti considerate è assai mutevole. Faccio un esempio: se il proprio figlio è bravo, arrivano al colloquio con un sorriso e si profondono in elogi; se, malauguratamente, il profitto cala, arrivano con il volto scuro, fare minaccioso e pretendono di vedere il compito cui è stato assegnato un due –cosa che, tra l’altro, rientra nei sacrosanti diritti, peccato, però, che del compito valutato con un bell’otto non gliene importi nulla- e poi chiedono anche com’è andato in generale, perché se ci sono tante insufficienze sarebbe da annullare. Insomma, lo stesso docente non può essere giudicato in modo obiettivo se il profitto dell’allievo è altalenante e altrettanto mutevole è l’atteggiamento dei genitori.

Ci sarebbero tante altre cose da dire ma è meglio che mi fermi per non annoiare i lettori. Un’ultima cosa, però, la voglio dire: non sono i prof a non voler essere giudicati, sono i ragazzi a voler fare i grandi e dimostrare anche loro di saper esprimere dei giudizi. Purtroppo però, mentre i docenti quasi mai danno i voti a caso, semmai utilizzano le più svariate griglie di valutazione, i ragazzi non hanno altri strumenti che il loro estro e del loro estro io personalmente non mi fido.

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