31 Mag 2009

NIENTE TOPLESS, SIAMO INGLESI

Posted in attualità tagged , , , , , , , , a 8:51 pm di marisamoles

6185468Non è il titolo di uno spettacolo teatrale, nulla a che vedere con “Niente sesso siamo inglesi” di Anthony Marriot & Alistair Foot, gradevole commedia anni Settanta, ma il “pudore” tutto anglosassone in fondo c’entra un po’. La ditta Kiniki ha, infatti, inventato un costume da bagno, il Tan Through, che permette l’abbronzatura totale anche senza scoprirsi. Il merito è di un tessuto speciale, il Transol, la cui trama è costituita da microscopici forellini che permettono il passaggio dell’80% dei raggi solari. Un gioco di fantasie astratte e animalier permette di nascondere le nudità sia maschili che femminili, poiché il costume è disponibile in più modelli per entrambi i sessi. Il prezzo, poi, è conveniente: il modello meno caro costa poco meno di 40 euro.

Naturalmente le associazioni antitumore inglesi non sembrano apprezzare l’invenzione: l’abbronzatura integrale fa male e il costume non offre alcun tipo di protezione, anzi. Ma a me viene da pensare: lo stesso discorso non vale forse anche per il topless? Il proprietario della Kiniki, John Walker, spiega: «Abbiamo lanciato ufficialmente la linea appena quattro settimane fa ma non riusciamo già più a stare al passo con la domanda. L’idea mi è venuta sei anni fa, ma siamo noi stessi i primi ad avvertire i clienti dei rischi di un’eccessiva esposizione al sole, spiegando che devono mettere comunque un’adeguata protezione sia sopra che sotto al costume, perché i raggi, passando attraverso il tessuto, possono bruciare la pelle». Quindi, la crema protettiva si può stendere anche sopra il costume; m’immagino che poltiglia ne viene fuori, specie sulle spiagge sabbiose. Per applicarla sotto il costume, però, quanto meno bisogna trovare un posto dove potersi spogliare per eseguire l’operazione. Ma se uno è veramente patito dell’abbronzatura, è pronto a qualsiasi sacrificio
La cosa che mi sembra più strana, però, è che questa specie di rivoluzione nell’ambito dell’abbigliamento da spiaggia arrivi proprio dall’Inghilterra, dove anche in piena estate non sono molte le giornate di sole e, soprattutto, fa piuttosto freddo. Almeno io ho avuto questa esperienza sul Mare del Nord dove, complice il vento e anche un po’ di pioggia, la spiaggia l’ho vista solo dall’alto di una stradina panoramica. I pochi “bagnanti” erano vestiti di tutto punto e perlopiù si davano al windsurf.

Insomma, niente topless per le inglesi. Ma siamo sicuri che l’invenzione sia proprio britannica? Sarà, ma su e-bay sono già in vendita da tempo degli articoli simili, made in Netherlands (sito sunselect.nl), e ad un prezzo molto più conveniente: da più o meno 10 euro a 20. Oddio, non è che in Olanda faccia più caldo che in Inghilterra, quindi mi stupisco che siano proprio dei paesi nordici a proporre sul mercato questo tipo di indumenti. In ogni caso, topless a parte, siamo sicuri che funzionano? Perché il rischio che al posto delle “chiappe chiare” ci si ritrovi un fondo schiena tipo bertuccia c’è. Io, che comunque non ho mai preso in considerazione il fatto di prendere il sole nuda, preferisco i vecchi tessuti e soprattutto le valide e anche un po’ costose creme protettive. Sono un po’ diffidente, lo so, ma la pelle è preziosa e proteggerla è una precisa responsabilità che tutti dobbiamo avere. Inglesi e Olandesi compresi.

[fonte principale: Il Corriere.it, articolo di Simona Marchetti, del 30 maggio 2009; nella foto: la spiaggia di Cromer, Norfolk, UK]

IL BELLO DELLE DONNE … OVER 40

Posted in affari miei, donne, Satyricon, società, televisione tagged , , , , , a 11:07 am di marisamoles

Tiziano vegellio floraUn po’ di tempo fa una mia amica inglese mi ha inviato un’e-mail con un esilarante ritratto delle donne over 40, fatto, strano a dirsi, proprio da un uomo: Andy Rooney. Si tratta di uno scrittore americano (classe 1919), nonché autore televisivo, balzato alla ribalta soprattutto per la sua trasmissione A few minutes with Andy Rooney, che fa parte di un programma più ampio, dal titolo 60 minutes, in onda dal 1978 sul canale CBS News.
Ho tradotto il testo e ve lo riporto volentieri soprattutto per far riflettere un po’ gli uomini che non sempre apprezzano le donne che, seppur ancora giovani, hanno varcato la soglia dei quarant’anni. C’è da dire che, nonostante essi, soprattutto se arrivati alla “mezza età”, siano convinti di poter recuperare la perduta giovinezza in compagnia di qualche leggiadra fanciulla, dimenticano che le loro coetanee hanno delle potenzialità che essi stessi hanno perduto e che nelle loro donne non hanno ancora scoperto.

Ecco il testo tradotto:

Andando avanti con l’età ho rivalutato al massimo le donne over 40. Ecco solo alcuni dei motivi.

1. Una donna over 40 non ti sveglierà mai nel mezzo della notte per chiederti “A cosa stai pensando?”. A lei non interessa affatto a cosa pensi.
2. Se una donna over 40 non vuole vedere una partita, non ti starà attorno lamentandosi. Lei fa esattamente quello che vuole ritenendolo solitamente più interessante.
3. Le donne over 40 sono dignitose. Raramente hanno un contrasto con te urlando durante un’opera o nel mezzo di un ristorante costoso. Naturalmente, se te lo meriti, non esiteranno a spararti se pensano di farla franca.
4. Le donne più in età elargiscono lodi, spesso immeritate. Sanno cosa vuol dire non essere apprezzati. Le donne con l’età acquistano doti paranormali. Non devi mai confessare loro i tuoi peccati.
5. Se passi sopra ad un paio di rughe, una donna over 40 è di gran lunga più sexy di una più giovane.
6. Le donne con qualche anno in più sono schiette ed oneste. Non ti mandano a dire che sei un idiota o ti comporti come tale. Con loro, non hai mai bisogno di chiederti chi sei!
7. Ebbene, noi lodiamo la donna over 40 per molte ragioni. Sfortunatamente, non è reciproco.
8. Per ogni donna over 40 splendida, elegante, ben pettinata e focosa c’è un uomo calvo, panciuto, insomma un relitto umano che in pantaloncini gialli fa il pazzo con qualche cameriera ventiduenne.

Signore, vi chiedo perdono. Per tutti quegli uomini che dicono “Perché comprare una mucca quando puoi avere il latte gratis?”, ecco un aggiornamento per voi: oggigiorno l’80% delle donne è contro il matrimonio. Perché? Perché le donne si sono rese conto che non vale la pena comprare un intero maiale per avere solo una piccola salsiccia!

(From Andy Rooney of CBS’ 60 Minutes)

… e nella versione originale.

As I grow in age, I value women over 40 most of all. Here are just a few reasons why:

A woman over 40 will never wake you in the middle of the night and ask, ‘What are you thinking?’ She doesn’t care what you think.
If a woman over 40 doesn’t want to watch the game, she doesn’t sit around whining about it. She does something she wants to do, and it’s usually more interesting.
Women over 40 are dignified. They seldom have a screaming match with you at the opera or in the middle of an expensive restaurant. Of course, if you deserve it, they won’t hesitate to shoot you if they think they can get away with it.
Older women are generous with praise, often undeserved. They know what it’s like to be unappreciated. Women get psychic as they age. You never have to confess your sins to a woman over 40.
Once you get past a wrinkle or two, a woman over 40 is far sexier than her younger counterpart. Older women are forthright and honest. They’ll tell you right off if you are a jerk if you are acting like one. You don’t ever have to wonder where you stand with her! ..
Yes, we praise women over 40 for a multitude of reasons. Unfortunately, it’s not reciprocal. For every stunning, smart, well-coiffed, hot woman over 40, there is a bald, paunchy relic in yellow pants making a fool of himself with some 22-year old waitress.
Ladies, I apologize. For all those men who say, ‘Why buy the cow when you can get the milk for free?’, here’s an update for you. Nowadays 80% of women are against marriage. Why? Because women realize it’s not worth buying an entire pig just to get a little sausage!

[nell’immagine: “Flora” di Tiziano Vecellio]

30 Mag 2009

CENA DI MATURA

Posted in affari miei, poesia, scuola tagged , , , a 3:16 pm di marisamoles

dafneOre otto: sono a scuola, come tutti i giorni, anche il sabato, ma stamattina la mia quinta non c’è. Ho lezione con loro la prima ora ma tanto è inutile che salga al terzo piano. Firmo il registro in portineria e scrivo “TUTTI ASSENTI”. Poi uno scrupolo mi assale: salgo le scale, mi affaccio alla porta dell’aula che, com’era ovvio, è deserta. Le aule vuote hanno sempre un qualcosa di inquietante, danno il senso di abbandono. Eh, già, i miei ragazzi stamattina mi hanno abbandonata. Fuori ne ho visti alcuni: sorridenti e allegri, come se avessero passato una notte di tutto riposo e invece a letto non ci sono proprio andati e ora si divertono, quei pochi che non hanno ceduto al sonno e alla stanchezza, a lanciare palloncini pieni d’acqua ai compagni delle altre classi.

Oggi si usa così: la mattina dopo la “cena di matura” ci si presenta a scuola con i gavettoni pronti ad essere lanciati sulle vittime di turno. Quest’ultime non se la prendono più di tanto perché sanno che, prima o poi, arriverà il loro turno. Gli insegnanti vengono risparmiati, specie quelli che, come me, saranno i loro commissari interni. Meglio non rischiare, dunque. D’altra parte sono certa che mi avrebbero risparmiata comunque; sono decisamente altri i docenti cui vorrebbero tirare i gavettoni.

È da ieri che, inevitabilmente, ripenso alla mia cena di matura. Allora io e i miei compagni avevamo atteso l’alba sulla spiaggia, umidissima, di Grado. Bello spettacolo: la mia prima alba in assoluto. Anche in seguito, però, non è che di albe ne abbia viste tante. Non sono una a cui piace tirar tardi. Poi, il mattino dopo, tutti, o quasi, a messa, perché allora la cena di matura si faceva l’ultimo giorno di scuola e la mattina successiva si andava in chiesa. Si usava così, quasi a consacrare quell’esperienza durata nove mesi, la gestazione di una nuova vita, un’ulteriore tappa del percorso di crescita. Altri tempi, decisamente. Ma anche se il tempo passa, e anche se oggi l’esame finale della scuola superiore si chiama “esame di stato” e non più “di maturità”, la cena non ha cambiato appellativo. In effetti, chiamarla “cena dell’esame di stato” sa tanto di burocratese. È tutto l’anno, poi, che ai miei allievi di quinta continuo a ripetere che, osservando i comportamenti di alcuni di loro, mi sono convinta sempre più del perché abbiano cambiato appellativo all’esame: “maturità” è un concetto ancora del tutto estraneo a molti diciottenni-diciannovenni di oggi. Ahimé.

Ieri sera, quando li ho visti tutti belli ed eleganti, mi sono commossa. Mi sono sembrati delle crisalidi finalmente divenute farfalle. Messe da parte, almeno per una serata, le scarpe da ginnastica, sfilati per una volta gli inseparabili jeans, t-shirt e felpe, hanno finalmente acquisito un aspetto umano. Anzi, dirò di più, mi si sono presentati, forse per la prima volta, in tutta la loro individualità, lasciati da parte tutti quegli elementi che li rendono così stereotipati. Le ragazze finalmente con i vestitini eleganti, spalle scoperte, decoltè ben in vista, gambe nude e ai piedi sandali dai tacchi vertiginosi, i capelli variamente acconciati, quelle con i capelli più lunghi hanno rinunciato alle antiestetiche code di cavallo che, saranno pure comode, ma le rendono così tristi; i ragazzi in completo, per lo più scuro, camicia e cravatta, ben pettinati e rasati, a parte qualcuno che vuole atteggiarsi a “bel tenebroso”. Tutti sorridenti, felici di stare con gli insegnanti, quei pochi presenti, come mai, o quasi, succede nelle aule scolastiche, specie se in programma c’è un compito o un’interrogazione. Sono questi i momenti in cui ci si dimentica degli impegni scolastici –gli allievi dei “buchi” che ancora devono rimediare, i docenti delle verifiche da correggere, delle ultime interrogazioni e del programma da portare a termine- e si riesce finalmente a stare insieme per il piacere di farlo. Tutti uniti da una gioiosa condivisione, tanto da far pensare che ci vorrebbe davvero una scuola senza scuola, degli amici non compagni, dei docenti non tali ma solo adulti che accompagnano i ragazzi nelle esperienze della vita. Persone che condividono solo molti obblighi non sanno apprezzare il senso della condivisione vera, quella fatta di cose semplici, di risate o di chiacchiere inutili. Che c’è da dire, infatti, quando si parla di Pascoli o D’annunzio? Anche se chiedi loro un parere personale, non lo diranno mai perché non si azzarderebbero a dire “mi fa schifo” per timore di mettersi in cattiva luce con l’insegnante. Ecco quello che manca, in un’aula scolastica: la spontaneità. Certo ci sono alcuni momenti in cui ci si lascia andare da entrambe le parti, ma per lo più ogni atteggiamento è costruito: se dico questo faccio bene? Se faccio questo si arrabbia? Ecc. ecc.

Ma non c’è cena di matura senza omaggio-ironico per l’insegnante. Io, davvero, non avevo fatto alcuna congettura ma anche se avessi tentato di indovinare non ci sarei mai arrivata. So che di solito prendono di mira i punti deboli dei docenti, ma non mi aspettavo che rispolverassero la mia confessata attività poetica dei tempi della scuola elementare. Allora, infatti, mi dilettavo a scrivere versi e, in questi anni, ho avuto l’infelice idea di “recitare” una delle mie creazioni alla classe. Beh, quella poesia me la sono ritrovata trascritta su una “pergamena” –ottimo lavoro di Valentina- accompagnata dalla fascia, tipo quella del sindaco o di miss Italia, con la scritta: “Simply the best poeta vate”. Mi veniva da ridere pensando che in quest’ultimo periodo non faccio altro che stressarli con il “poeta vate”, specialmente trattando la poesia d’avanguardia che ne dissacra la figura. Ma la ciliegina sulla torta è stata una corona d’alloro, di quelle vere e non finte come ha insinuato una collega, la stessa corona che non ho avuto l’onore di indossare alla mia laurea perché a quei tempi non si usava. Loro lo sapevano che avevo questo rimpianto e così mi hanno formalmente nominata “poeta laureato” –il femminile evidentemente stonava, anche perché non si è mai sentita la dicitura “poetessa vate”- e mi hanno pure costretta a salire in piedi sulla sedia per declamare i versi scritti all’età di sette o otto anni. In quel momento ho rivolto il pensiero al mio “vate” preferito, Dante Alighieri, e gli ho detto: Tiè! Firenze non ti ha onorato della laurea poetica come volevi, un po’ presuntuosamente, mentre i miei allievi mi hanno fatto questo onore … alla fine la modestia premia!”.
Non poteva mancare, poi, l’omaggio floreale, questa volta “sintetico”, offertomi da un galante Giovanni che ha pure accennato un inchino … mi aspettavo anche il baciamano, ma sta ancora imparando l’arte del perfetto gentiluomo, diamogli tempo.

La cena è terminata quasi a mezzanotte e mentre per me la serata si avviava verso la fine, per loro il bello doveva ancora incominciare: tutti sul pullman e via in discoteca fino all’alba. Confesso che è stata tanta la gioia di stare insieme a loro che, se non fossi stata costretta a prendere servizio alle otto di mattina, ci sarei andata anch’io in discoteca. Hanno pure tentato di convincermi, inutilmente. Una volta arrivata a casa non avevo nemmeno sonno, io che di solito alle nove di sera dormo davanti alla TV. Mi sono decisa ad andare a letto alle due ma nelle mie orecchie risuonava l’allegro chiacchierio della serata, gli occhi, seppur chiusi, continuavano a vedersi scorrere davanti le immagini di quei ragazzi, con le neo acquisite fattezze di giovani donne e giovani uomini. Di dormire proprio non ne avevo voglia, complice anche un caffé bevuto alle undici di sera, ma pensando agli impegni mattutini alla fine ho ceduto al sonno.

Ora sono qui, senza la mia quinta e con i pacchi di compiti che attendono di essere corretti. Ma non ho saputo resistere alla tentazione di scrivere queste righe che rimarranno il perpetuo ricordo di questa serata, per me e per le giovani donne e i giovani uomini che, dopo questa specie di rito di iniziazione, guarderanno al futuro senza mai dimenticare la loro “cena di matura”. Non importa se gli anni del liceo sono stati allegri e spensierati o una vera tortura, non importa se i compagni di scuola non si sono rivelati quegli amici che tutti vorrebbero trovare, pur consapevoli che nel microcosmo racchiuso in un’aula scolastica è davvero difficile che accada, non importa se i docenti sono stati dei buoni o dei cattivi maestri … alla fine quest’esperienza, qualsiasi sia il posto che occupa nel cuore di tutti noi che l’abbiamo provata, grande, piccolo o insignificante, resterà sempre un ricordo indelebile nella nostra mente.

GRAZIE RAGAZZI! VI VOGLIO BENE. 😀

[nell’immagine “Apollo e Dafne” di Bernini]

29 Mag 2009

APPROVATO IL REGOLAMENTO SULLA VALUTAZIONE DEGLI STUDENTI

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , , , , , a 5:39 pm di marisamoles

Approvato dal Consiglio dei Ministri, in via definitiva, il “Regolamento sulla valutazione degli studenti“. Apparentemente nessuna sorpresa, tranne il fatto che il ministro non chiarisce se, nella secondaria di II grado, il voto di condotta faccia media oppure no, se non per l’ammissione all’Esame di Stato. Si specifica soltanto che il voto sul comportamento concorrerà alla determinazione dei crediti scolastici. . Insomma, dopo aver sbandierato ai quattro venti che la valutazione del comportamento farà media, ora si fa un generico riferimento ai “crediti scolastici“, mentre per quanto riguarda la secondaria di I grado si dice esplicitamente che il voto in condotta concorrerà alla formazione della media.
A leggere fra le righe, comunque, il busillis si chiarisce considerando che per la determinazione dei crediti scolastici si parte dalla media dei voti. Era tanto difficile essere chiari ed espilciti? Mah.

Ecco il testo:

Regolamento sulla valutazione degli studenti
Roma, 28 maggio 2009
Questa mattina il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il Regolamento sulla valutazione degli studenti nelle scuole di ogni ordine e grado.

Queste le principali novità contenute nel provvedimento:

Scuola Primaria (scuola elementare)Nella scuola primaria gli alunni saranno valutati dall’insegnante unico di riferimento.
La valutazione terrà conto del livello di conoscenza e del rendimento scolastico complessivo degli alunni nelle singole materie.
La valutazione nelle singole materie sarà espressa in voti numerici così come avviene in tutti i Paesi Europei.
Solo per l’insegnamento della religione cattolica resta la valutazione attraverso un giudizio sintetico formulato dal docente.
I docenti di sostegno parteciperanno alla valutazione di tutti gli alunni.
Nella scuola elementare gli alunni potranno essere non ammessi alla classe successiva solo in casi eccezionali e motivati.

Voto in condotta nella scuola elementare
Il voto in condotta nella scuola elementare sarà espresso attraverso un giudizio del docente o dei docenti contitolari.

Scuola secondaria di I grado (scuola media)
Nella scuola secondaria di primo grado gli studenti saranno valutati nelle singole materie con voti numerici. Questo metodo di valutazione riguarderà anche l’insegnamento della musica.
Anche alle medie l’insegnamento della religione cattolica continuerà ad essere valutato attraverso un giudizio sintetico del docente.
Per essere ammessi all’anno successivo, comunque, sarà necessario avere almeno 6 in ogni materia.
Per la ammissione all’esame di Stato di terza media gli alunni dovranno conseguire la sufficienza in tutte le materie, compreso il voto in condotta.
In sede d’esame finale agli alunni particolarmente meritevoli che conseguiranno il punteggio di 10 decimi potrà essere assegnata la lode dalla commissione che deciderà all’unanimità.

Voto in condotta alle scuole medie
Il voto in condotta nella scuola secondaria di primo grado sarà espresso con un voto numerico accompagnato da una nota di illustrazione e riportato anche in lettere in pagella.

Scuola secondaria di II grado (scuola superiore)
Alle scuole superiori la valutazione intermedia e finale degli apprendimenti è effettuata dal consiglio di classe.
Nello scrutinio finale il consiglio di classe sospenderà il giudizio degli alunni che non hanno conseguito la sufficienza in una o più materie, senza decidere immediatamente la non promozione, ma comunicando i risultati conseguiti nelle altre materie. A conclusione dei corsi di recupero per le carenze dimostrate il consiglio di classe, dopo aver accertato il recupero delle lacune formative entro la fine dello stesso anno scolastico, non oltre la data di inizio delle lezioni dell’anno successivo, formulerà il giudizio finale e l’ammissione alla classe successiva.
Secondo quanto indicato dall’ordinanza ministeriale n.40 dell’8 aprile 2009, per l’anno scolastico 2008/09, per l’ammissione all’esame di Stato sarà necessaria la media del 6. Il voto in condotta concorrerà alla formazione della media.
A partire dall’anno scolastico 2009/10 saranno ammessi all’esame di Stato tutti gli studenti che conseguiranno la sufficienza in tutte le materie e in condotta.

Accesso diretto all’esame di stato per gli “ottisti”
Saranno ammessi direttamente agli esami di Stato gli studenti che in quarta hanno conseguito 8 decimi in ciascuna materia e nel comportamento e che hanno riportato una votazione non inferiore al 7 in ciascuna disciplina, 8 per la condotta nelle classi seconda e terza.
L’educazione fisica concorre come ogni altra disciplina alla determinazione della media dei voti.

Voto in condotta alle scuole secondarie di primo e secondo gradoCon il Regolamento approvato oggi dal Consiglio dei Ministri il voto sul comportamento concorrerà alla determinazione dei crediti scolastici.
Il 5 in condotta sarà attribuito dal consiglio di classe per gravi violazioni dei doveri degli studenti definiti dallo Statuto delle studentesse e degli studenti, purché prima sia stata data allo studente una sanzione disciplinare. Inoltre, l’insufficienza in condotta dovrà essere motivata con un giudizio e verbalizzata in sede di scrutinio intermedio e finale.
Una sanzione disciplinare, quindi, sarà come un cartellino giallo, dopo il quale se i comportamenti gravi persisteranno il collegio dei docenti darà il cartellino rosso e cioè il 5 in condotta.
La valutazione del comportamento è partita già nel primo quadrimestre dell’anno scolastico in corso ed ha portato a galla circa 34 mila insufficienze. Gli studenti avranno tempo nella seconda parte dell’anno per recuperare.
L’insufficienza nel voto di condotta (voto inferiore a 6) comporterà la non ammissione all’anno successivo o agli esami di Stato.

Valutazione degli alunni con disabilità
Per la valutazione degli alunni con disabilità si dovrà tener conto, oltre che del comportamento, anche delle discipline e delle attività svolte sulla base del piano educativo individualizzato. Inoltre si prevede, per gli alunni disabili, la predisposizione di prove di esame differenziate, corrispondenti agli insegnamenti impartiti e idonei a valutare il progresso dell’alunno in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziali.

Valutazione degli alunni con difficoltà specifica di apprendimento-DSA
Per gli alunni in situazione di difficoltà specifica di apprendimento debitamente certificate per la prima volta viene dettata una disciplina organica, con la quale si prevede che, in sede di svolgimento delle attività didattiche, siano attivate adeguate misure dispensative e compensative e che la relativa valutazione sia effettuata tenendo conto delle particolari situazioni ed esigenze personali degli alunni.

Obbligo scolastico
Resta confermato l’obbligo scolastico fino al sedicesimo anno di età, sempre nel quadro del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione.

IL MESE DELLE BELLE DONNE

Posted in donne tagged , , , a 5:00 pm di marisamoles

makeup3Ho ricevuto oggi da una cara amica questa e-mail. Si tratta di una specie di “catena di sant’Antonio” solo che io, invece che inviarla alle amiche, con il rischio di far loro credere che le stia prendendo in giro, ho deciso di pubblicarla qui. Spero almeno che leggano il contenuto di questo post più di cinque donne … avrò così aumentato l’autostima di un numero più consistente di donne che, magari sono già belle, ma non lo sanno.

Buona lettura.

Lo sapevi che questo è il Mese delle Belle Donne?

Beh, lo è e questo riguarda anche te. Si aspettano che io invii questa e-mail a CINQUE BELLE DONNE, E tu sei UNA di queste!!!

Fatti sui Numeri:
Lo sai che esistono 3 miliardi di donne che non assomigliano a super modelle?

E solo otto lo sono.
Lo sapevi che Marilyn Monroe indossava la taglia46?

Se Barbie fosse una donna vera, sarebbe costretta a camminare a quattro zampe per via delle sue proporzioni!

La donna “media” pesa 66 kg . ed indossa una taglia compresa tra la 44 e la 46.

Una donna su quattro fra i 20 e i 25 anni soffre di disordini dell’alimentazione.

Le modelle sulle riviste sono PETTINATE – NON Perfette!!

Uno studio psicologico del 1995 ha dimostrato che 3 minuti trascorsi a guardare una rivista di moda provoca nel 70%delle donne una sensazione di depressione, colpa e di VERGOGNA!

Le modelle di 20 anni pesavano l’ 8% in meno della donna “media”.

Oggi pesano il 23% in meno……

~~ Bellezza di una Donna ~~
La bellezza di una donna non si basa sugli abiti che indossa, la figura che porta o il modo in cui porta i capelli.
La bellezza di una donna si vede dai suoi occhi perché questa è la porta del suo cuore, il luogo dove l’amore risiede.
La bellezza di una donna non è un neo sul viso, ma la vera bellezza in una donna si riflette sulla sua anima.
Sono le cure che lei dona amorevolmente, la passione che dimostra.
La bellezza di una donna con il tempo può solo crescere…

L’immagine di una mamma

ALL’ETA DI 4 ANNI: mia mamma sa fare tutto!
8 ANNI: mia mamma sa tutto! Proprio tutto!
12 ANNI: mia mamma non sa veramente proprio tutto.
14 ANNI: naturalmente, mamma non lo sa, neppure questo!
16 ANNI: mamma? E’ una fuori moda senza speranza.
18 ANNI: quella vecchia donna? É fuori tempo!
25 ANNI: beh, potrebbe sapere qualcosina al riguardo.
35 ANNI: prima di decidere, sentiamo l’opinione di mamma.
45 ANNI: mi chiedo che cosa ne avrebbe pensato mamma al riguardo?
65 ANNI: vorrei poterne parlare con mamma…

***Per piacere invia questa email a tutte le donne eccezionali che conosci oggi per festeggiare il Mese della Storia delle Donne.

Se lo fai, succederà qualcosa di buono…
TU aumenterai l’autostima di un’altra donna

27 Mag 2009

TI SPOSO MA POI SCAPPO … CON L’AUTISTA

Posted in cronaca, divorzio, Friuli Venzia-Giulia, matrimonio, Trieste, Uomini e donne tagged , , , a 3:06 pm di marisamoles

sposa,in fugaSembra la trama di un film. Un po’ ci ricorda “Se scappi ti sposo” con Hugh Grant Richard Gere e Julia Roberts, solo che lei, la sposa, scappa prima del matrimonio. Sara, invece, è scappata subito dopo il rito civile e con chi? Con l’autista dell’auto nuziale. Evidentemente suo amico o forse, anzi sicuro, qualcosa di più. Certo ci vuole coraggio ma ce ne vuole ancora di più a rimanere con un uomo che non si ama. O no?

La storia incredibile è accaduta a Trieste più di una settimana fa ma è stata resa nota solo oggi. Veramente mi chiedo perché la notizia sia stata data alla stampa, pur con l’omissione dei cognomi degli sposi. Penso che mai un matrimonio sia naufragato in un tempo da record come questo: giusto qualche ora, presumo, per scattare le foto di rito per un album che, temo, non ci sarà mai. Anche se il costo, sempre alquanto esoso in questi casi, dovrà pur essere affrontato. Da chi? Probabilmente dallo sposo visto che la sposa attualmente è latitante in qualche isola greca, impegnata a passare la luna di miele più strana che possa esistere: quella con un altro.

Il povero Andrea e la fedifraga Sara stavano insieme da poco, dieci mesi soltanto. Lui triestino lei goriziana, convivevano già da qualche tempo a Trieste. Sembrava un colpo di fulmine, e invece … Succede, a volte, di credere in un amore anche se ne hai in testa un altro. Ma qualcosa deve essere scattato nella testa di lei proprio all’uscita dalla sala comunale dove era appena stato celebrato il matrimonio. Posso supporre che l’amico-autista, che magari era stato dolorosamente spettatore muto dell’amore lampo tra i due sposi, abbia dichiarato i suoi sentimenti alla donna chiedendole di fuggire con lui. Peccato che non l’abbia fatto prima, che non le abbia chiesto di rinunciare alle nozze. Anche perché, come dice Andrea nell’intervista, le spese per un matrimonio sono tante, avrebbe potuto fare marcia indietro e amen. Per risparmiare avevano anche rinunciato al viaggio di nozze; come faceva a sapere il poveretto che la “moglie” stava per farlo con un altro a poche ore dal sì? Insomma, la storia è davvero incredibile.

Ora della “sposa lampo” non si sa nulla. Ma Andrea è tornato al lavoro in anticipo, nonostante il permesso di matrimonio che, evidentemente, sapeva più di presa in giro che di altro. Non è difficile immaginare che nessuno abbia osato prenderlo in giro; su queste cose non c’è nulla da ridere e anche se le disgrazie vere sono altre, anche questa situazione assume i contorni di un dramma per chi la vive. Anche perché, pur volendo associarla al mondo di celluloide, di solito le spose scappano prima, come succede, ad esempio, nel film “Il laureato”. Mi viene in mente un solo film, di cui non ricordo il titolo, dove lo sposo viene abbandonato dalla novella moglie che rimane in un’isola caraibica in compagnia dell’istruttore di vela. Ma almeno la luna di miele quel poverino era riuscito a farsela …

Andrea adesso chiederà il divorzio, ovviamente per colpa, ma ha intenzione di far pagare alla moglie anche un risarcimento per danni morali e materiali. Non so se l’otterrà ma credo che il risarcimento più grande possa essere un bel cazzottone sul naso dell’amico. In genere sono contro la violenza ma quando ci vuole, ci vuole. Magari la vendetta lui la sta già covando: i due prima o poi dovranno tornare a casa e Trieste non è certo una metropoli.

[fonte: il piccolo.it, articolo firmato da Laura Tonero, 27 maggio 2009]

AGGIORNAMENTO DEL POST: 29 MAGGIO 2009

Mi viene in mente un solo film, di cui non ricordo il titolo, dove lo sposo viene abbandonato dalla novella moglie che rimane in un’isola caraibica in compagnia dell’istruttore di vela. Ma almeno la luna di miele quel poverino era riuscito a farsela … ”

Ho ricordato il titolo del film in questione: E alla fine arriva Polly, del 2004, con Ben Stiller e Jennifer Aniston. E’ la storia di un assicuratore che viene lasciato dalla neosposa alla fine della luna di miele. Più tardi, però, incontra Polly, ragazza simapatica e un po’ pasticciona, che riesce a farlo innamorare di nuovo. Auguro anche ad Andrea, protagonista di questa incredibile vicenda triestina, una fine lieta come questa!

24 Mag 2009

TRISTEZZA & DISTRAZIONI

Posted in affari miei, lavoro, scuola tagged , , , , , , a 8:36 pm di marisamoles

insegnanteChe cosa c’è di più triste di una domenica passata chiusa in casa a correggere compiti? Nulla, almeno per me. E quando fuori splende il sole, è ancora peggio. Ora, però, sta piovendo, uno di quei temporali estivi che arrivano quatti quatti, si fanno annunciare solo dalla luce che si fa via via più tenue e ti lasciano appena il tempo di ritirare il bucato steso sul terrazzo.

Quando devo rimanere a casa per forza, mi sento prigioniera, legata ad una penna rossa che deve impegnarsi tutto il tempo a segnare in modo vario, a seconda della gravità, gli errori. Tutto il tempo così. Che strazio! Praticamente mi ritrovo a fare ciò che sconsiglio ai miei allievi: distrarsi.

Prima di tutto ho il pc acceso, anche se faccio finta di nulla. Nel senso che gli do ogni tanto un’occhiata fugace, una sbirciatina alla posta o al blog, mi do pure dei tempi … ogni cinque compiti. Poi, sarà il caldo, ma non faccio altro che bere; quindi ogni mezzora mi trasferisco in cucina, dove almeno la mattina fa anche più fresco perché è a nord, bevo e torno alla scrivania. Di mangiare fuori pasto non se ne parla: arriva l’estate, anzi pare sia proprio arrivata visto che in casa ho già 29°C, e si deve stare a dieta. Ma, visto che sono nervosa, mangio caramelle, rigorosamente senza zucchero. Il cellulare sta lì zitto; proprio perché oggi pare che nessuno mi fili, mando un sms ad una collega, sicura che anche lei sia segregata in casa, e attendo una risposta consolatoria che confermi anche la sua segregazione. La collega al momento è in bici -mi assale l’invidia- ma poi ha anche lei i suoi pacchi di compiti che l’aspettano. Tra un sms e l’altro si consuma un po’ di tempo ed è giunta l’ora di fumare una sigaretta. Da quando non fumo in casa, mi sento una deportata: d’estate in terrazza, ma solo se non batte il sole, d’inverno in veranda, anche quando ci sono 5°C. In quei frangenti mi convinco che il fumo faccia male: rischio ogni volta di prendermi un accidente. Nelle mezze stagioni la veranda va benissimo, né caldo né freddo, c’è pure uno sgabello, sempre che non sia occupato dalle scatole di scarpe che, non si sa perché, rimangono abbandonate finché qualcuno, la sottoscritta, non le mette a posto.

Mai come oggi sono stata distratta, ma non solo dalle azioni che ho appena descritto, soprattutto dai pensieri. Per dire la verità da un pensiero: l’esame di stato. Eh già, perché quest’anno mi tocca e non posso scappare. Se è normale un po’ di tensione negli allievi, non so quanto lo sia per gli insegnanti. Ma io sono fatta così: partecipo delle gioie e dei dolori altrui, anche dell’ansia, se è il caso. E negli ultimi tempi i “miei” ragazzi sono ansiosi e mentre cerco di consolarli, cresce la mia di ansia e non posso nemmeno farmi vedere tanto ansiosa perché allora non potrei più dire “ma come siete esagerati, cosa sarà mai! un esame, solo il primo di una lunga serie se andate all’università”. Il bello è che, ripensando ai miei studi, mi ritornano in mente vecchi ricordi di quando uscivo di casa per sostenere un esame e, guardando mia madre con occhi tristi, le dicevo “stavolta mi andrà male”; il sorriso di lei, che sapeva che sarei tornata con l’ennesimo 30 e lode, era sornione e non mi consolava affatto, anzi sembrava che si prendesse gioco di me. Ma in fondo aveva ragione: ho sempre fatto drammi per qualsiasi cosa, perché mai avrebbe dovuto credermi quando i fatti parlavano chiaro?

Alla fine del pomeriggio i compiti sono corretti, tutti. Beh, li dovrò rivedere domani, ma per oggi basta. Ho la testa fusa. Però nella “pausa pranzo” sono riuscita anche a prendermi un’oretta di sole, prima che si annuvolasse ovviamente. Il fatto è che alla fine ho perso un sacco di tempo, tra la doccia, il caffè, la sigaretta .. anche perché dovevo riprendermi visto che sono rientrata in casa dalla terrazza parecchio intontita. In quelle condizioni non avrei mai potuto correggere i compiti.

Insomma, una giornata piena, anche troppo. L’unica nota positiva è che i famigerati compiti, quelli della quinta, ovviamente, sono andati bene, almeno per ora, nel senso che domani li rivedrò e non si sa mai che abbia sbagliato a fare i conti. Magari oggi ero troppo stanca.
Una cosa, però, mi ha reso particolarmente triste la domenica: nessuna mail, nessun commento sul blog. Non c’è cosa peggiore che vedere quello “zero” che ti fa capire chiaramente che nessuno ti prende in considerazione. Però una spiegazione c’è: mi sa che a casa oggi sono rimasta solo io. E quegli allievi, esattamente quelli i cui compiti mi hanno tenuta impegnata tutto il giorno, saranno rimasti a casa anche loro a studiare per l’esame o per le ultime verifiche? Mi sa tanto di no. 😦

P.S. Ora vado a vedermi un film alla tele: “Notte prima degli esami oggi” … l’ansia mi perseguita, che incubo!

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Posted in scuola tagged , , a 11:19 am di marisamoles

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21 Mag 2009

ANCHE GERRY SCOTTI DIVORZIATO PENTITO

Posted in attualità, divorzio, famiglia, televisione tagged , , , a 8:23 pm di marisamoles

scotti_milionarioPubblico la lettera che Gerry Scotti, famoso presentatore mediast, ha inviato a Il Corriere della Sera dopo la prospettata apertura della Chiesa nei confronti dei divorziati.

«Il mio divorzio come secondo peccato originale»

Caro direttore,

sono un uomo divorziato. E nella mia posizione di cattolico progressista attendevo che la Chiesa si pronunciasse sul tema dei sacramenti per chi ha un matrimonio alle spalle. Ti garantisco che questa sorta di secondo peccato originale che il divorziato deve sentirsi addosso è un peso. E se frequenti una comunità, arrivi a vergognarti nel fare la comunione. In quelle più piccole, addirittura, vieni additato, e non è bello. Per mille motivi, anche di riservatezza, non sono così presente in chiesa come mi piacerebbe. Ma lo faccio tutte le volte che ne sento un bisogno profondo, intimo, davanti al quale non mi fermo. Da poco mi è successo a un funerale e a una cresima, che non mi riguardavano direttamente: prendendo l’eucarestia, però, volevo far capire che partecipavo profondamente.

Di questo mio tormento ho parlato con diversi preti, più amici che consulenti spirituali, e loro, conoscendomi, sapendo qual è la mia storia di cristiano, mi hanno dispensato dal sentire la sofferenza. Devo confessarti, direttore, che non mi ero sposato in chiesa la prima volta, ma in Comune, per rispettare le esigenze della mia ex moglie. E adesso con la mia compagna voglio ponderare bene l’idea del matrimonio in chiesa. Soprattutto per rispetto ai figli delle nostre unioni precedenti, che vanno tutelati e protetti. Il prete e la comunità possono essere benevoli verso di me, ma cosa diranno i nostri figli? E poi se ho sbagliato una volta e il buon Dio mi ha perdonato, non posso rischiare di sbagliare ancora. Non ho mai voluto parlare dei miei fatti privati. Se adesso ho scelto di intervenire è perché questo tema mi sta davvero a cuore. Perché l’apertura nei confronti dei divorziati auspicata dal cardinale Martini mi sembra fondamentale. Arrivare a questo è un traguardo fino a pochi anni fa inimmaginabile. E non oso andare più avanti, a una sorta di benedizione sulle unioni di fatto, perché capisco che è un concetto troppo moderno. Ma accogliere nella Chiesa quanti come me hanno sbagliato è un vero atto di carità cristiana.

Gerry Scotti
21 maggio 2009

Non aggiungo nulla di mio. Sono le parole di un “pentito”, anche se mai sposato in chiesa, che accoglie la notizia di un possibile ripensamento del Vaticano sul veto imposto ai divorziati di aver accesso ai sacramenti.
A uno come Gerry che conclude ogni puntata de Il Milionario dicendo “Che Dio ci perdoni” o cose simili, non si può proprio dir di no.

ARTICOLO CORRELATO: LINK

20 Mag 2009

APERTURA DELLA CHIESA AI DIVORZIATI

Posted in attualità, divorzio, famiglia, figli tagged , , , , , , , a 5:47 pm di marisamoles

Riporto dal corriere.it questo bell’articolo di Isabella Bossi Fedrigotti, scrittrice e giornalista, che collabora da anni con Il Corriere della Sera.

Liberiamo i divorziati dall’ultima catena

Il cardinale Martini, don Verzé e l’accoglienza nella Chiesa dei risposati

di ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI

fedrigottiFa bene al cuore legge­re le parole del cardi­nal Carlo Maria Martini e di don Luigi Verzé tratte dal libro che hanno scrit­to insieme, «Siamo tutti nella stessa barca»: paro­le di comprensione, di apertura e di carità cri­stiana di cui da tempo si sentiva un grande biso­gno.

E il pensiero che sono entrambi anzianissimi e uno dei due anche molto malato dovrebbe in un certo senso rassicurare i fedeli più tradi­zionalisti e, perciò, magari, turbati se non proprio scandalizzati dalle lo­ro teorie: tra tutti gli uomini di chie­sa non sono ormai forse quelli più vicini a Dio e dunque in grado, chis­sà, di intenderne meglio la voce?

Doppiamente possono essere ras­sicurati questi fedeli, in quanto, sia pure forse più nell’immaginario co­mune un po’ stereotipato che non nella realtà dei loro cuori, uno è sem­pre stato considerato piuttosto di si­nistra e l’altro piuttosto di destra: due uomini, perciò, che si sarebbero ritenuti di idee contrastanti su tutto o quasi tutto.

L’avesse detto soltanto il cardinal Martini, qualcuno avrebbe pensato: il solito prete comunista; l’avesse in­vece detto soltanto don Verzè, qual­che altro avrebbe ragionato: cosa non si fa pur di venire incontro al Presidente del Consiglio. Invece si sono trovati entrambi d’accordo nel­l’auspicare che la Chiesa si decida in­fine a concedere i sacramenti anche ai divorziati risposati. Ecco, è tutta qui la pietra dello scandalo, la picco­la grande rivoluzione che numerosis­simi in tutto il mondo si aspettano da tempo, spesso anche nella soffe­renza più profonda e quel che è peg­gio, irrisolvibile. Abituati ad ascolta­re confessori che, come condizione per accostarsi all’eucaristia, propon­go loro di vivere in castità se non, addirittura, di tornare con il primo marito o la prima moglie, magari a loro volta ampiamente risposati, è con comprensibile sollievo e gratitu­dine che accoglieranno le parole dei due illustri, anziani sacerdoti.

Il pensiero va in particolare a quei credenti che, abbandonati dal part­ner malgrado loro, per poter conti­nuare a ricevere i sacramenti — una consolazione, si sa, nello sconforto del fallimento sentimentale — si ve­dono costretti a una prospettiva di perenne solitudine, esclusi dalla fe­sta e condannati per un divorzio su­bito, per una colpa, cioè, che non hanno commesso, secondo una giu­stizia che si fa fatica a riconoscere co­me divina.

Don Verzé e il cardinale Martini hanno, con questo loro pronuncia­mento, affrontato una questione de­licata sulla quale in genere le gerar­chie ecclesiastiche non si mostrano molto possibiliste: semplificando al massimo, se, cioè, l’uomo è fatto per la religione oppure la religione per l’uomo; e hanno optato, così sem­bra, per la seconda ipotesi.

Visto il gran numero di abbando­ni della pratica ecclesiastica e viste anche, per esempio in Brasile, le mol­te conversioni ad altre fedi con rego­le meno rigide della nostra cattolica, la si potrebbe a prima vista conside­rare una scelta suggerita da una nu­da e cruda realpolitik. Tuttavia, pen­sando alla storia dei due uomini, leg­gendo i brani della loro conversazio­ne e ascoltando il tono accorato del­le loro voci, si ha piuttosto l’impres­sione che l’istanza comune sia il frut­to di una riflessione basata sulla ne­cessità urgente che la Chiesa, non soltanto in teoria ma anche nella pra­tica, sia davvero vicina ai bisogni dei fedeli.

Una scelta di umana comprensio­ne, di indulgenza e di carità, dun­que: non l’uomo per la religione, ma la religione per l’uomo. Con un’at­tenzione intelligente all’evoluzione della storia e al mutare dei tempi e del costume: da non considerare ne­cessariamente — come a volte si ha l’impressione che la Chiesa conside­ri — opera del diavolo.

20 maggio 2009

L’annosa questione della chiusura della Chiesa nei confronti dei divorziati, e risposati, pare avviarsi verso una felice conclusione. Leggere le parole di Isabella Bossi Fedrigotti rincuora me, che non ho questo tipo di problema, e sicuramente molte persone che, pur avendo “peccato” divorziando e magari risposandosi, ha la fede e vorrebbe essere liberato dall’ingiusta “scomunica” che grava su tale categoria di peccatori.

Tuttavia, nella mia esperienza, ho visto sia un’eccessiva chiusura sia un’inspiegabile apertura nei confronti dei divorziati.
Inizio dalla chiusura: mio fratello, sposato con una divorziata, si è visto negare il battesimo alla figlia in quanto frutto dell’amore nato nell’ambito del “concubinaggio”. Inutile dire, infatti, che per il Vaticano un matrimonio civile, fosse anche il primo per entrambi gli sposi, non ha nessun valore. Ricordo che allora il rifiuto del parroco di celebrare il battesimo aveva fatto infuriare mio fratello ma anche mio padre. Quest’ultimo, giusto per capirne il carattere e la considerazione che ha nei confronti di preti, chiesa e vaticano (li scrivo minuscolo per ribadire il suo pensiero), è sposato in Chiesa pur non essendo cresimato. Il motivo? Il giorno della Cresima, concordato con il vescovo, quest’ultimo non si è presentato. Quindi niente sacramento. Ma mio padre, ritenendo di essere dalla parte della ragione -lui c’era, è stato il vescovo ad ignorare l’appuntamento- si è presentato in chiesa per le nozze nel giorno e all’ora stabilita … ma ha trovato la porta, anzi il portone principale, per la cui apertura aveva pagato un bel po’, chiuso. Tralascio tutti i risvolti della vicenda ma vi assicuro che a nulla sono valse le proteste del parroco … il matrimonio “s’aveva da fare” ed è stato celebrato! Altro che bravi di don Rodrigo.
Tornando al battesimo di mia nipote, inutile dire, fatte le dovute premesse, che la coalizione tra mio padre e mio fratello ha portato alla soluzione sperata: il vescovo in persona ha redarguito il parroco insolvente -più o meno come don Abbondio!- e il battesimo s’è fatto.

L’altro caso che la lettura dell’articolo della Fedrigotti mi ha fatto tornare alla mente è quello della catechista di mio figlio: sposata, divorziata ma responsabile dell’educazione religiosa dei comunicandi e ammessa alla comunione! Beh, la cosa non poteva che farmi piacere soprattutto considerata la stima che avevo nei confronti della “povera” donna che, sposata ad un uomo indegno, era stata abbandonata dal vile e lasciata praticamente con due figli a carico. La pietà nei confronti dell’infelice mi era sembrato il minimo che, considerata la sua devozione, la Chiesa le potesse attribuire. Rimase per me sempre un mistero che fosse ammessa ai sacramenti: come, mia cognata, anch’essa abbandonata dal marito con due figlie piccole da crescere, era scomunicata e a momenti le veniva impedito di metter piede in chiesa, e la catechista godeva di tali privilegi. Insomma, i due casi simili nella sostanza, tranne il fatto che la catechista non aveva un altro marito o altri figli, mi sembrava avessero avuto due trattamenti diversi da parte delle istutzioni religiose. Ma dove sono allora le tanto proclamate “fratellanza” e “uguaglianza“?

Un altro fatto riguarda il battesimo di mio figlio. Ho fortemente voluto che mio fratello fosse il padrino e mia cognata la madrina. Allora non mi aveva sfiorato il dubbio che per la Chiesa due “concubini” non potessero rappresentare una buona guida per un neo battezzato. Ma nessuno mi aveva chiesto nulla e quindi tutto è filato liscio. Da ciò si evince che ci sono preti e preti … per fortuna. Recentemente, però un fatto simile è accaduto ad una mia amica. Essendo convivente, in un primo tempo le era stato negato il ruolo di madrina per la nipotina. Ma attenzione: non a lei in particolare, ma alla coppia “peccatrice” perché lei avrebbe potuto essere la madrina ma non in coppia con il suo compagno. Per farla breve, alla fine l’hanno spuntata ma c’è voluta una pazienza infinita per convincere che, al di là della convivenza, i due erano proprio dei buoni “diavoli“.

Sperando che l’apertura nei confronti dei divorziati sia davvero tale, non ci resta che attendere di conoscere il parere del Papa. Conoscendolo come un conservatore trovo difficile immaginare una sua approvazione. Tuttavia c’è da dire che la Chiesa, in quanto a credenti e praticanti, se la passa maluccio, quindi è plausibile che l’apertura ci sia davvero in futuro. D’altra parte se i matrimoni finiscono sempre più presto, ci si sposa più volte, nascono bambini al di fuori del matrimonio … mi sembra che per ripopolare le chiese ci sia bisogno anche dei divorziati!

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