12 marzo 2011

LE POESIE DEL RISORGIMENTO: “SANT’AMBROGIO” DI GIUSEPPE GIUSTI

Posted in 150 anni unità d'Italia, Letteratura Italiana, Milano, poesia tagged , , , , , , , , at 7:11 pm di marisamoles

La letteratura italiana di metà Ottocento fu caratterizzata dal binomio poesia-patriottismo. Il Risorgimento dei poeti fu, infatti, legato ad una letteratura che venne definita “per il popolo”, in altre parole quella borghesia che Giovanni Berchet, nella Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliolo, individuò come il pubblico ideale. Una poesia che aveva lo scopo di smuovere le coscienze, che tuonava contro lo “straniero”, che anelava all’indipendenza, nei cui versi il poeta intrecciava amor patrio e sentimento individuale per condividere con gli Italiani un fermento d’emozioni che aveva un denominatore comune: la voglia di essere una nazione, di vivere in uno Stato finalmente unitario.

Uno dei poeti, un tempo certamente più conosciuti dagli studenti (i suoi versi si imparavano a memoria fin dalle elementari, spesso senza capirci un’acca), è Giuseppe Giusti(1809-1850), i cui versi sono caratterizzati dall’associazione tra la satira e l’invettiva, efficacemente espressa usando, tuttavia, un linguaggio, la parlata toscana, spesso oscuro e, comunque, di non facile impatto. Eppure lui le sue poesie le chiamava “scherzi”, senza prendersi troppo sul serio. Su uno di questi “scherzi”, Sant’Ambrogio, lavorò a lungo per giungere ad una poesia dal tono narrativo, con uno stile colorito e colloquiale, fondendo l’emozione lirica con l’occasione comica. Il risultato è una lirica tradizionale nella forma (ottave di endecasillabi decasillabi, ritmati secondo lo schema ABABABCC, quello del poema epico cavalleresco, per intenderci) ma decisamente fuori dal comune nel contenuto, specialmente laddove il poeta vuole esprimere un giudizio severo nei confronti dell’oppressore ma nello stesso tempo esterna, attraverso il registro comico, un atteggiamento pietoso e tollerante verso chi in casa altrui la fa da padrone.

La lirica prende spunto da un fatto realmente accaduto: mentre si trovava a Milano, ospite di Alessandro Manzoni, Giusti fece visita alla basilica di Sant’Ambrogio, al cui interno s’imbatté in un gruppo di soldati austriaci che a quei tempi occupavano il Lombardo-Veneto. Ad un primo sentimento di repulsione nei confronti dell’oppressore, si sostituisce una sorta di compartecipazione alla sorte di quei soldati che, lontani dalla patria, sono ridotti, forse loro malgrado, a strumento di sopraffazione. Il canto intonato da quei soldati suscita nel poeta una commozione inaspettata da cui scaturisce una riflessione profonda sulla sorte dei popoli che spesso sono soltanto delle marionette nelle mani di chi detiene il potere.

Immaginando di rivolgersi ad un alto funzionario della polizia o granducale (il poeta è pistoiese) o austriaca, Giusti inizia con questi versi:

Vostra Eccellenza, che mi sta in cagnesco
per que’ pochi scherzucci di dozzina,
e mi gabella per anti-tedesco
perché metto le birbe alla berlina,
o senta il caso avvenuto di fresco
a me che girellando una mattina
càpito in Sant’Ambrogio di Milano,
in quello vecchio, là, fuori di mano.

Fin dall’incipit si può osservare l’ironia con cui il poeta esprime la sensazione di essere guardato in cagnesco da quel funzionario che l’ha di certo etichettato come anti-tedesco perché nei suoi scherzucci si prende gioco dei birbanti (tiranni, traditori, finti liberali …). Dopo il preambolo, con quel O senta tutto toscano si appresta a raccontare al suo interlocutore ciò che gli era successo una mattina in occasione di una visita nella basilica di Sant’Ambrogio.

M’era compagno il figlio giovinetto
d’un di que’ capi un po’ pericolosi,
di quel tal Sandro, autor d’un romanzetto
ove si tratta di Promossi Sposi…
Che fa il nesci, Eccellenza? o non l’ha letto?
Ah, intendo; il suo cervel, Dio lo riposi,
in tutt’altre faccende affaccendato,
a questa roba è morto e sotterrato.

Il poeta si trova in compagnia del giovane figlio del Manzoni (forse Filippo), qui chiamato confidenzialmente Sandro e scherzosamente definito un di que’ capi un po’ pericolosi, riferendosi, senza mezzi termini, alla palese avversione che Manzoni nutriva nei confronti degli Austriaci e definendo il capolavoro del poeta lombardo romanzetto, prendendosi gioco anche di lui. L’intento di gabbare il funzionario si fa palese in quel Che fa il nesci (più o meno lo gnorri), salvo poi giungere alla conclusione che forse quel romanzo non l’ha letto perché il suo cervello ha tante altre faccende di cui occuparsi, prima fra tutte, è sottinteso, rendere infelici i poveri “oppressi”. Ecco che, proseguendo lo scherzo, arriva la sferzata per l’ignaro interlocutore: Dio lo riposi è un augurio che solitamente viene rivolto ai morti: il cervello del tale è, dunque, morto e sotterrato, constatazione che porta ironicamente l’attenzione del lettore sull’ignoranza e la pochezza di certi ufficiali.

Entro, e ti trovo un pieno di soldati,
di que’ soldati settentrionali,
come sarebbe Boemi e Croati,
messi qui nella vigna a far da pali:
difatto se ne stavano impalati,
come sogliono in faccia a’ generali,
co’ baffi di capecchio e con que’ musi,
davanti a Dio, diritti come fusi
.

Eccoci arrivati al racconto del fatto accaduto a Giusti in quel di Sant’Ambrogio. Nella basilica il poeta trova dei soldati, forse Boemi o Croati, popolazioni che allora facevano parte dell’Impero Austro-Ungarico. Erano lì, come i pali che sorreggono le vigne, a controllare l’ordine, mandati dai funzionari austriaci (le vigne); l’ironia si coglie anche qui in quell’impalati che li descrive nell’atteggiamento servile di chi è sempre pronto ad obbedire. Anche i baffi che Giusti paragona alla stoppa (capecchio), riferendosi ai caratteristici “colori” di quei popoli, perlopiù biondi, costituiscono una nota ironica che si accompagna a quel dritti come fusi davanti a Dio, come se dovessero stare sull’attenti anche davanti al Creatore.

Mi tenni indietro, ché, piovuto in mezzo
di quella maramaglia, io non lo nego
d’aver provato un senso di ribrezzo,
che lei non prova in grazia dell’impiego.
Sentiva un’afa, un alito di lezzo;
scusi, Eccellenza, mi parean di sego,
in quella bella casa del Signore,
fin le candele dell’altar maggiore.

Ecco che il ribrezzo, la repulsione prende il sopravvento: Giusti non ha voglia di mischiarsi a quella “marmaglia”, un ribrezzo che, ovviamente, il funzionario non può provare, visto che ci vive in mezzo abitualmente e che, proprio grazie a questo suo impiego che gli garantisce lo stipendio, riesce a sopportare. L’aria, poi, là dentro è decisamente viziata (e non può essere altrimenti visti gli “ospiti”), talmente pesante da far sprigionare persino dalle candele un odore non simile alla cera (che allora doveva essere di ottima qualità) quanto al sego con cui i soldati si ungevano i baffi. Insomma, sembra proprio che la sacralità del luogo risenta dell’influsso negativo di quei soldati puzzolenti.

Ma, in quella che s’appresta il sacerdote
a consacrar la mistica vivanda,
di sùbita dolcezza mi percuote
su, di verso l’altare, un suon di banda.
Dalle trombe di guerra uscian le note
come di voce che si raccomanda,
d’una gente che gema in duri stenti
e de’ perduti beni si rammenti
.

Quel Ma nell’incipit della nuova ottava riporta l’attenzione sulla sacralità del luogo e ispira nel poeta una sincera commozione religiosa. Le note di un canto (nell’ottava seguente verrà specificato che si tratta del coro dell’opera verdiana I Lombardi alla prima crociata) rende l’atmosfera soave e nel contempo drammatica: si parla di un popolo che soffre fra gli stenti ricordando tutto il bene che ha perduto. Come non leggere tra le righe la sofferenza dei Lombardi, contemporanei di Manzoni e di Giusti, sottoposti all’ingiusta tirannia austriaca?

Era un coro del Verdi; il coro a Dio
Là de’ Lombardi miseri, assetati;
quello: “O Signore, dal tetto natio”,
che tanti petti ha scossi e inebriati.
Qui cominciai a non esser più io
e come se que’ còsi doventati
fossero gente della nostra gente,
entrai nel branco involontariamente
.

Il coro porta ad una specie di trasfigurazione del poeta che si sente parte di quella gente, di quel branco che prima aveva osservato da lontano e con disprezzo, come se non fosse più lui, rapito dalla musica e dal canto che lo inebria e lo porta ad essere solidale con chi forse non soffre meno di lui.

Che vuol ella, Eccellenza, il pezzo è bello,
poi nostro, e poi suonato come va;
e coll’arte di mezzo, e col cervello
dato all’arte, l’ubbie si buttan là.
Ma, cessato che fu, dentro, bel bello,
lo ritornava a star come la sa;
quand’eccoti, per farmi un altro tiro,
da quelle bocche che parean di ghiro,

un cantico tedesco, lento lento
per l’aer sacro a Dio mosse le penne;
era preghiera, e mi parea lamento,
d’un suono grave, flebile, solenne,
tal, che sempre nell’anima lo sento:
e mi stupisco che in quelle cotenne,
in que’ fantocci esotici di legno,
potesse l’armonia fino a quel segno
.

E sì, ormai è totalmente rapito da quel pezzo nostro, perché legato al concetto di patria, perché appartiene alla nostra cultura, quella italiana, di cui nessuno straniero potrà mai privarci. Sull’onda emotiva di quella musica suonata con arte, ovvero “maestria”, passano in secondo piano anche l’ubbie, i pregiudizi. Ecco, quindi, che al cessar della musica, il poeta vorrebbe ritornare allo stato iniziale, a quella repulsione provata all’entrata in chiesa, ma involontariamente viene giocato da un nuovo tiro: dalle bocche che parean di ghiro (il riferimento ironico è ai baffi dei soldati, simili a quelli del piccolo mammifero) viene intonato un altro canto, questa volta tedesco, che s’innalza verso l’altare, una preghiera che è allo stesso tempo un lamento, un suono grave e solenne, ma contemporaneamente flebile, che gli rapisce per sempre l’anima. L’emozione è, quindi, temperata dall’ironia con cui dipinge gli austriaci: cotenne, in riferimento all’insensibilità come quella della pelle spessa dei maiali, e fantocci esotici di legno, espressione in cui l’aggettivo esotici rimanda a tutto ciò che è estraneo alla nostra cultura. L’empatia, attraverso la musica, si fa incredibilmente concreta.

Sentia, nell’inno, la dolcezza amara
de’ canti uditi da fanciullo; il core
che da voce domestica gl’impara,
ce li ripete i giorni del dolore:
un pensier mesto della madre cara,
un desiderio di pace e d’amore,
uno sgomento di lontano esilio,
che mi faceva andare in visibilio
.

Anche nel coro tedesco il poeta percepisce la rinascita di quel sentimento nostalgico di infanzia e di patria lontana. Il cuore custodisce e ripete nei momenti di dolore i canti imparati da fanciullo: gli affetti familiari, il desiderio di pace, la voglia e l’inclinazione ad amare in modo disinteressato, il dolore per la lontananza dalla patria sono sensazioni che il poeta non può fare a meno di condividere con quei soldati in un primo momento detestati. Anche il tono della poesia cambia e questa ottava costituisce l’apice del pathos.

E, quando tacque, mi lasciò pensoso
di pensieri più forti e più soavi.
Costor, – dicea tra me, – re pauroso
degi’italici moti e degli slavi,
strappa a’ lor tetti, e qua, senza riposo
schiavi li spinge, per tenerci schiavi;
gli spinge di Croazia e dli Boemme,
come mandre a svernar nelle maremme
.

Inizia qui la riflessione profonda di Giusti. A ben vedere questi soldati sono vittime anch’essi del potere: un imperatore timoroso dei moti insurrezionali, tanto in Italia quanto nei paesi slavi, strappa alle loro case (evidente qui la metonimia tetti) questi uomini che tengono schiavi noi pur essendo schiavi anch’essi. (evidente qui il chiasmo che rende ancor più drammatica la considerazione del poeta). Provengono dalla Croazia e dalla Boemia ma non sono poi molto diversi da quelle mandrie di buoi che i pastori toscani portano in Maremma a svernare.

A dura vita, a dura disciplina,
muti, derisi, solitari stanno,
strumenti ciechi d’occhiuta rapina,
che lor non tocca e che forse non sanno;
e quest’odio, che mai non avvicina
il popolo lombardo all’alemanno,
giova a chi regna dividendo, e teme
popoli avversi affratellati insieme
.

L’ottava inizia con un’enumerazione per asindeto che rende particolarmente lento il ritmo dei primi versi. È come se il poeta volesse sottolineare il senso della desolazione che caratterizza la vita dei soldati, incolpevoli strumenti della rapacità consapevole (occhiuta rapina) del sovrano, senza goderne i frutti. La rapacità, poi, riporta allo stemma austriaco, l’aquila grifagna. Essi, sottoposti ad una dura disciplina e costretti ad una condizione di vita difficile, soffrono in silenzio e solitudine, subendo la derisione di chi li odia per quel che rappresentano. È un odio che divide (efficace, qui, la litote non avvicina) i due popoli, l’italiano e il tedesco, giovando a chi regna e può confidare nell’impossibilità di una loro complicità pericolosa. È il concetto del divide et impera.

Povera gente! lontana da’ suoi;
in un paese, qui, che le vuol male,
chi sa, che in fondo all’anima po’ poi,
non mandi a quel paese il principale!
Gioco che l’hanno in tasca come noi.
Qui, se non fuggo, abbraccio un caporale,
colla su’ brava mazza di nocciòlo,
duro e piantato lì come un piolo
.

Nei primi versi dell’ottava finale c’è ancora spazio per la commozione del poeta: la comprensione arriva alla pietà nei confronti di questa povera gente, lontana dalla patria e costretta a subire l’atteggiamento ostile del paese che l’ospita. Ma presto la pietà sfuma in umorismo e chiude ciclicamente la lirica: l’arguzia di Giusti arriva a definire principale l’imperatore che, forse, i soldati intimamente mandano a quel paese. Magari, è pronto a scommetterlo, non lo sopportano esattamente come gli Italiani.
Ma l’immedesimazione qui si ferma: per non correre il rischio di abbracciare uno di quei soldati, l’autore, ricordandosi del suo spirito patriota, deve fuggire. Il caporale rimane lì, con il suo bastone di nocciolo (era l’insegna dei caporali austriaci), impalato esattamente come l’abbiamo trovato all’inizio della poesia, insieme ai suoi compagni di sventura.

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67 commenti »

  1. Diemme said,

    Dev’essere proprio bello averti come insegnante!

    Io anche amo molto questa poesia, che non studiai a scuola, ma lessi in un libro di poesie del Giusti che mi fu regalato da un mio zio.

    A scuola invece studiai (chiaramente oltre a tante altre) e amai profondamente “La vergine cuccia”, di Parini, e mi piacerebbe davvero tanto sentirla raccontata da te… ;)

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  2. marisamoles said,

    @ Diemme

    Grazie … ma dovresti chiederlo ai miei allievi se è così bello avermi come insegnante! :)

    Ho promesso che avrei dedicato qualche pagina alle poesie del Risorgimento ma con tutti gli impegni di questo periodo sto facendo i salti mortali.

    Anche a me piace “la vergine cuccia” di Parini. Magari prima o poi la commenterò per te. ;)

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  3. [...] attraverso le liriche che hanno contribuito ad accendere gli animi degli uomini del Risorgimento (QUI trovate Sant’Ambrogio di Giuseppe Giusti), oggi mi voglio soffermare su una poesia che una [...]

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  4. [...] altro poeta romantico (ho già parlato di Giuseppe Giusti QUI e di Luigi Mercantini QUI) che legò la sua produzione poetica allo spirito patriottico fu Arnaldo [...]

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  5. Rosamaria Ianulardi said,

    L’avevo dimenticata nel corso degli anni ma mi sono accorta che è straordinaria questa poesia ed è da riproporla agli studenti

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  6. marisamoles said,

    @ Rosamaria Ianulardi

    Sì, è proprio straordinaria. Leggi anche le altre poesie del Risorgimento che ho commentato: a me ha fatto un piacere immenso ritornare indietro nel tempo, quando ce le facevano imparare a memoria fin dalle elementari e le apprezzavamo poco, proprio per questo. Ora nelle scuole sono del tutto trascurate ed è un gran peccato.

    Grazie per essere intervenuta e buona settimana. :)

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  7. Sofia said,

    Uaoooo *_* chiunque abbia scritto questa parafrasi sono sicura che sia molto acculturato/a e soprattutto molto sensibile alla letteratura, mi ha fatto comprendere i veri caratteri del testo, caratteri che prima non avevo riconosciuto e distinto :) fantastica esposizione! :D

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  8. marisamoles said,

    @ Sofia

    Grazie per l’apprezzamento! Le tue parole mi lusingano soprattutto quando scrivi che l’autore dev’essere molto sensibile alla letteratura. Beh, sono una professoressa di Lettere quindi devo esserlo per forza. :)

    Quando le cose si fanno con passione, di solito riescono bene. ;)

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  9. umberto said,

    ERA DA TEMPO CHE VOLEVO RILEGGERE LA POESIA CHE NELLA PRIMA PARTE RICORDO A MEMORIA.AVERE BUONI PROFESSORI DI LETTERATURA E’ IMPORTANTE PERCHE’ TI LASCIANO NEL CUORE IL GUSTO DEL BELLO.RICORDO CHE DA PICCOLO MI COMUOVEVO ASCOLTANDO PASCOLI ED ALTRI POETI.I COMPAGNI MI PRENDEVANO IN GIRO MENTRE LA MAESTRA MI DIFENDEVA..ORA TUTTO E’ CAMBIATO E CIO’ MI RATTRISTA PERCHE’ I GIOVANI PARE ABBIANO ALTRI IDEALI E POCA ATTENZIONE AI VERI VALORI DELLA VITA CHE NON SONO IL DENARO, LA GLORIA,LA CARRIERA, MA SENTIMENTI PIU’ PROFONDI CHE, ALLA FINE, TI ALLIETANO LA VITA E TI FANNO INTENDERE CHE NON L’HAI SPRECATA INVANO. UMBERTO CAPOCCIA- NAPOLI

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  10. umberto said,

    tutto ok e la vita corre verso il suo destino umberto

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  11. marisamoles said,

    @ Umberto

    Mi fa piacere che tu abbia riscoperto la lettura di questa poesia molto bella che, purtroppo, le nuove generazioni quasi ignorano.

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  12. samy said,

    belliissimaaaaaaaaa :)

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  13. samy said,

    fa piangereeeeeeee

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  14. marisamoles said,

    @ Samy

    Bella e commovente, sì. Sono d’accordo.

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  15. rita said,

    ho riletto con piacere e, anche con commozione la poesia.Non so perchè, ma mi è tornata in mente alla notizia della morte del carabiniere.Ho pensato, povera gente lontana dai suoi…….

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  16. marisamoles said,

    @ Rita

    Sono contenta. E’ la prova che certe poesie sono proprio indimenticabili. Unico neo, in questo caso, la morte di quel povero carabiniere. RIP

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  17. Giovanni il Grandiavolo said,

    Quanti ricordi!
    studiai a memoria quasi tutto quello che hai presentato.
    ed anche un lungo pezzo del canto X:
    Farinata
    «O Tosco che per la città del foco ….
    Ma ci sono ancora scuole dove si studia così?

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  18. Diemme said,

    In quella di mia figlia sicuro, li massacrano, ma che soddisfazione!

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  19. luigi cecconi said,

    complimenti ho trovato il suo commento molto bello e appassionato,ho portato questa poesia agli esami di terza media 40 anni fa,tutta a memoria …e ancora la ricordo quasi tutta…
    la stdiai a memoria perchè gia a 14 anni mi piaceva moltissimo..
    complimenti ancora per la sua competenza..

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  20. marisamoles said,

    @ luigi cecconi

    Grazie mille!

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  21. annamaria fidelis said,

    anche io la studiai in terza media 48 anni fa e la ricordo ancora quasi tutta a memoria, tanto che è quasi la mia preferita, oltre a quella del Foscolo tratta dai Sepolcri “L’urne dei forti”.
    La spiegazione è tal quale la ricordavo; mi ha riportato indietro nel tempo. Brava!!

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  22. marisamoles said,

    @ annamaria fidelis

    Felice di aver risvegliato vecchi ricordi anche a te. :)

    Grazie!

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  23. Stilicone said,

    Salve professoressa ho trovato per caso questo blog di raro interesse. Volevo chiedergli cosa ne pensa della poesia di Giuseppe Giusti “il creatore e il suo mondo” Forse sarò blasfemo ma mi piace tanto. Scusi il il mio “ma mi piace” essendo toscano se non scrivo così mi sembra che mi manchi qualcosa nell’esprimermi.

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  24. marisamoles said,

    @ Stilicone

    La poesia che cita rientra nel genere satirico e la satira va apprezzata per quel che è. Non ci vedo nulla di blasfemo anche perché se mi piace, perché apprezzo lo stile di Giusti e la sua ironia, non è detto che condivida il suo pensiero.

    Grazie per l’apprezzamento.

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  25. Dino Castellani said,

    Gentile professoressa,
    sono capitato per caso sul suo blog cercando il “Sant’Ambrogio” del Giusti (una delle mie poesie preferite che so molto bene a memoria). Ho letto tutti i commenti e ho visto che ci sono ancora persone che si dilettano di poesia e alle quali piace la poesia. Credevo non esistessero più da quando l’insegnamento della poesia “a memoria” è stato bandito dalle “scuole”!
    Per mio diletto e passatempo, tempo fa, ho voluto fare una piccola raccolta delle poesie più belle e significative (dal mio personale punto di vista) dal 1200 circa ai tempi nostri e l’ho intitolata “Perle smarrite”. E’ una mia ricerca molto personale con un commento iniziale, di una quarantina di poesie di autori vari. Vorrei, se non Le dispiace, InviarLe una copia di questo mio libretto per avere un Suo parere e un Suo commento. Purtroppo non so dove inviarla. Se vuol o darmi il Suo indirizzo per la spedizione me lo invii pure per e-mail ed io Le manderò il suddetto libretto (impaginazione, composizione, stampa e confezione tutto fatto in casa).
    Distinti saluti
    Dino Castellani

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  26. marisamoles said,

    Caro Dino,
    sono molto colpita dalla Sua passione per la poesia. Vedrò con piacere il Suo libretto. Le invierò l’indirizzo per e-mail.

    A presto.

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  27. antonio P. said,

    io lessi e studiai questa poesia oltre 50 anni or sono. Il commento è eccellente. Mi ricorda quello del mio professore di liceo.

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  28. marisamoles said,

    @ antonio P.

    Si vede che anch’io, da liceale, ho avuto un bravo professore! Dirò di più: era un poeta lui stesso, anche se dialettale (scriveva in triestino).

    Grazie per l’apprezzamento.

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  29. Rosa Pia said,

    BELLISSIMO COMMENTO IN LINEA CON CIO’ CHE RICORDO DEI MIEI ANNI DI SCUOLA. UN TUFFO NEL PASSATO CON LA POESIA FA BENE ALLO SPIRITO.
    Rosa Pia Vermiglio Negro.

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  30. maria laura said,

    non la ricordavo tutta.
    grazie

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  31. marisamoles said,

    @ Rosa Pia

    Grazie! Anch’io la ricordavo dai tempi della scuola e trovo sia un peccato che i giovani non conoscano poesie belle come questa, che rimangono nel cuore e nella mente.

    @ Maria Laura

    Prego!

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  32. harrison3001 said,

    Grandeeee!!! Auguriiiiii!!!!

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  33. marisamoles said,

    @ harrison3001

    Grazieeee!!! Auguriiiiiiii!!!!

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  34. Dino Castellani said,

    Gentile professoressa, Lei mi aveva detto che mi avrebbe spedito il suo indirizzo via e-mail ma purtroppo io non l’ho ricevuto. Se volesse essere così gentile da rimandarmelo io potrei poi spedirLe il mio librettino.
    Attendo risposta. Grazie

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  35. [...] Ho deciso, quindi, di riproporne il testo, rimandando alla lettura del commento che ne ho fatto cliccando QUI. [...]

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  36. maestra said,

    Ma che piacere leggere un testo poetico così espressivo e magnificamente esplicato!

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  37. marisamoles said,

    @ maestra

    Grazie!

    Buon anno.

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  38. Paolo Bottaro, Genova , Buongiorno e Buon Anno !

    Grazie per il diletto che procura a terze persone sconosciute.

    Mi permetto un’osservazione :

    “… messi qui nella vigna a far da pali…”

    Io avevo appreso – alle elementari, prima della guerra !! – che la vigna era il suolo italiano, calpestato dagli austriaci.

    Lei invece commenta la vigna come “i funzionari austriaci”.

    Può darmi una delucidazione che mi aiuti a togliere il dubbio.

    Grazie anticipate e ancora Buon Anno.

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  39. marisamoles said,

    @ Paolo Bottaro

    La poesia, si sa, è variamente interpretabile. Si tenga stretto il commento del Suo insegnante. Le cose care risiedono nel cuore prima ancora che nella mente.

    Grazie a Lei. Buon proseguimento di questo 2013, con l’augurio che Le porti tante cose belle.

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  40. daniela ignorantissima said,

    Questo pomeriggio una signora di 86 anni mi ha fatto innamorare di questi versi del Giusti, anche se ne ricordava solo una strofa ..la più bella a mio parere. La signora ha frequentato solo la 5^ elementare, che esempio di diletto e memoria.

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  41. marisamoles said,

    @ daniela ignorantissima

    La cultura, alla fine, non richiede anni e anni di studio. Mia mamma aveva una colf che, con la quinta elementare, faceva tutti i cruciverba della Settimana enigmistica, anche i più difficili, senza sbagliare un colpo. :)
    L’importante è la passione che si mette in quel che si fa. La signora avrà avuto certamente un buon maestro (o maestra) che le ha trasmesso la passione per la poesia.

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  42. Alloro Luigino said,

    Mi farebbe immenso piacere sapere se ci sono altri brani di poesia commentati da Lei. Grazie e tanti auguri di buon proseguimento.

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  43. marisamoles said,

    @ Alloro Luigino

    Basta cliccare sulla categoria POESIA … ci sono quelle del Risorgimento e altre, di preciso non ricordo.

    Grazie a Lei, buon proseguimento e … buona lettura!

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  44. alfio said,

    queste sono le poesie che lasciano un segno indelebile nel tempo, e commentato divinamente da Lei si apprezzano di piu’,chi le capisce un po’ di commozione scende nell’animo di chi li apprezza,cpmplimenti ancora
    alfio da aci castello

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  45. marisamoles said,

    @ Alfio

    Grazie a Lei per l’apprezzamento. Non ho mai pensato di commentare “divinamente” le poesie, però lo faccio davvero con gioia, emozionandomi ad ogni verso. Purtroppo le poesie moderne non mi emozionano così tanto.
    Sto pensando di aprire una pagina speciale nel blog sulle “poesie dimenticate”. Chissà se troverò il tempo …

    Un caro saluto.

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  46. Dino Castellani said,

    Spero ne trovi il tempo e lo faccia presto.

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  47. marisamoles said,

    @ Dino Castellani

    Lo spero anch’io ma, al di là di quanto dicono tutti (quelli che non insegnano) e cioè che lavoriamo solo 18 ore a settimana, le mie giornate scorrono veloci e il tempo non basta mai per fare quello che dovrei e vorrei.

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  48. [...] metà del secolo scorso, non vengono più trattate nei programmi scolastici. Accolgo, quindi, l’invito che qualche lettore mi ha fatto, intervenendo sul blog o scrivendomi in privato, a commentare qualcuna di queste poesie dimenticate [...]

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  49. Silvana said,

    Mi é molto piaciuto il commento alla lirica del Giusti,ottimamente esaustivo e chiaro da tutti i punti di vista. . . .bravissimi,vi consulterò sempre con fiducia! ! !

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  50. marisamoles said,

    @ Silvana

    Grazie! Comunque sono solo io che mi occupo del blog. Mi chiamo Marisa e sono un’insegnante di Lettere al liceo scientifico.

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  51. umberto said,

    Cara Marisa purtroppo oggi i ragazzi non leggono più,non imparano, e preferiscono chattare o inviare sms sgrammaticati.L’amore che i miei professori profondevano nello spiegarci tutto sulla letteratura ha lasciato in me il profondo desiderio di saperne sempre di più ed una certa facilità nello scrivere,cosa che amo molto unitamente al leggere.Tu professoressa ? No party ! Oggi molti giovani cercano nelle droghe o nell’alcol paradisi inesistenti ed effimeri. Grazie per il tuo lavoro di tenere vivo lo spirito patrio . Umberto Capoccia- Napoli

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  52. marisamoles said,

    @ Umberto

    Grazie mille per l’apprezzamento.
    Io, comunque, non sarei così distruttiva nella rappresentazione della gioventù d’oggi. Certo, c’è chi si perde ma non è detto che non si ritrovi. C’è la voglia di sperimentare, di trasgredire, di disubbidire. Ma quella c’era anche ai miei tempi, poi c’era chi trasgrediva di più e chi meno. E mi creda, ci sono ancora dei bravi ragazzi che apprezzano il lavoro di noi insegnanti. Ma io insegno in un liceo, in una piccola città, e mi rendo conto che non è così dappertutto.

    Buona giornata.

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  53. Diemme said,

    Posso confermarti che anche a Roma è lo stesso, abbiamo dei gran bravi giovani. :)

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  54. Francesco said,

    Mio nonno adorava questa poesia e me la ripeteva a memoria…
    Grazie mille hai rinverdito un ricordo della mia prima infazia.

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  55. umberto said,

    Cio’ che più mi addolora è il fatto che ai giovani hanno rubato il futuro e la speranza di un mondo migliore.C’è anche da dire che vedo nei giovani una certa indolenza a lottare per migliorare ed a considerare il passato antiquariato da rimuovere.Li sento straparlare di calcio,nuovi idoli musicali, magnificare il successo di persone che meriterebbero ben altre considerazioni su come lo abbiano conseguito.Infine la valutazione del denaro al di sopra di ogni cosa come se fosse la panacea ad ogni tipo di male.Sopratutto leggono poco e sono restii al sacrificio.Si adagiano molto sul sostegno di genitori e nonni e, spesso, non apprezzano a pieno i sacrifici che essi fanno per loro.La scuola è stata bistrattata e penalizzata ed i professori languono nel ricercare una loro migliore considerazione sociale che prima avevano indipendentemente delle loro basse retribuzioni.La scuola è il fulcro della formazione di una nuova classe di giovani che abbiano degli ideali .umberto capoccia

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  56. Maddy said,

    Imparai questa poesia oltre cinquanta anni fa nella scuola elementare di un piccolo paesino della Valle di Non. Mi e’sempre rimasta nel cuore.

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  57. marisamoles said,

    @ Maddy

    E’ sempre bello ricordare qualcosa della propria infanzia. Anche una poesia.

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  58. Giuseppe Biondi said,

    Marisa,
    la poesia ed il commento mi hanno riportato, come un soffio dolce, ad un ormai lontano passato di scuola.
    La ricordavo ancora come una delle più belle poesie che, ne ero sicuro, mi avrebbero tenuto compagnia nella memoria e nel tempo insieme, ma più leggermente, con altre più volutamente eroiche del Carducci o maggiormente sentimentali del Pascoli. Poi la vita appiattisce e lima la bella adolescenza, e si incarica di sfoltire, forse cinicamente, il bagaglio intimo e geloso di ognuno.
    Oggi ho intravisto, in un canale televisivo,un giovane toscano, appassionato del Giusti. Il ricordo mi ha spinto a cercare su internet Sant’Ambrogio. Sono stato fortunato a trovare il tuo sito. Te ne ringrazio di cuore.
    Giuseppe Biondi

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  59. marisamoles said,

    Grazie a te, caro Giuseppe. Fa sempre piacere suscitare nei lettori cari ricordi del passato.

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  60. mary said,

    Che bella poesia ! Mi ha risvegliato tanti ricordi ed il tempo buono trascorso nella scuola. Un grazie a chi tiene vivo nei giovani l’amore per i nostri poeti.

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  61. marisamoles said,

    @ Mary

    Grazie a te per il commento. Fa sempre piacere risvegliare “vecchi” ricordi di scuola.

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  62. apoforeti said,

    L’ha ribloggato su apoforetie ha commentato:
    Provate un po’ a pensare chi sono oggi gli “strumenti ciechi d’occhiuta rapina” e quelli che tengono divisi i popoli (in debitori e creditori) per meglio dominarli

    Mi piace

  63. gianni said,

    son capitato qua cercando la poesia del Giusti che il ns. prof dell’UTE ci ha consigliato di leggere proprio questo W-E; ne ricordavo alcune strofe e ho potuto apprezzare la sua ricca spiegazione, grazie
    gianni.

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  64. marisamoles said,

    Graize a Lei, Gianni. Se Le fa piacere, legga anche le altre poesie del Risorgimento. Sono certa che ricorda anche Il giuramento di Pontida, La spigolatrice di Sapri e Le ultime ore di Venezia.

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  65. joseph nanci said,

    cara Marisa,anch’io sono come tutti coloro che amano le poesie del risorgimento:Santo Ambrogio,Cinque Maggio,La Spigolatrice di Sapri,Sinites Parvoulos.Quando frequentavo il terzo avviamento,a quelle esami dovevo sapere quaranta poesie.Perche’sarei stato interrogato su non so quale una di quelle.Parecchie le ricordo tutt’ora ma no a fine,purtroppo nacqui nel giugno,1938.Ma godo recitarle qua e la ai miei nipoti.

    Mi piace

  66. marisamoles said,

    Caro Joseph,

    che bello avere un nonno come te!
    Ti ringrazio per il bel commento e ti auguro un sereno 2014.

    Mi piace

  67. […] Grazie al lettore Dino Castellani che ha pazientemente raccolto in un libretto alcune poesie scelte dal vasto repertorio che la Letteratura Italiana di tutti i tempi offre, inizio, con la speranza di portare avanti questo progetto, il commento di testi perlopiù dimenticati o di cui nessuno, o quasi, conosce l’esistenza. […]

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