IL GIAPPONE DELLE DONNE


Della tragedia che ha colpito il Giappone si è scritto di tutto e molto si scriverà ancora per giorni, settimane, forse mesi. Al di là della cronaca, che si può leggere su tutti i giornali e vivere attraverso i filmati e i fotogrammi che ci arrivano ora dopo ora da un Paese distrutto dal dolore, prima ancora che dai danni materiali, non si può dire nulla di questa immane tragedia. Nulla che non sia scontato e che possa apparire retorico, cose dette per circostanza, niente di più.

C’è un articolo sul Corriere.it, firmato da Laura Cuppini, che ha attirato la mia attenzione. Parla delle donne giapponesi, belle, forti, eleganti, mai volgari. Travolte dalla catastrofe si sapranno rialzare, come sanno fare i giapponesi, uomini e donne che siano. Senza dimenticare, però, le decine di migliaia di morti che forse nessuno mai si sarebbe aspettato, in un Paese all’avanguardia per quanto riguarda i sistemi antisismici, un Paese che ha sempre guardato avanti e mai si è pianto addosso, nemmeno dopo la terribile esperienza della bomba atomica. Quella catastrofe, però, era opera dell’uomo, questa è opera della natura che i giapponesi hanno sempre rispettato e con cui sono vissuti sempre in simbiosi. Questa volta la Natura non è stata equa, non ha contraccambiato l’Amore che i nipponici le hanno sempre donato, disinteressatamente, e che continueranno a donarle.

Riporto di seguito alcuni brani dell’articolo della Cuppini, che potete leggere integralmente QUI:

IN GIAPPONE, CON IL CUORE

Cosa avrebbero fatto le eroine di Hayao Miyazaki trovandosi di fronte alla inimmaginabile tragedia che ha colpito il Giappone?

La piccola Chihiro (“La città incantata”), Nausicaä (che salva il mondo dalla distruzione definitiva e riporta la pace tra uomini e natura in “Nausicaä della Valle del vento”), la Principessa Mononoke, la bambina-vecchia Sophie del “Castello errante di Howl” che grazie alla sua bontà riesce a immaginare un’alternativa alla logica della guerra, Satsuki e Mei, le due indimenticabili sorelline di “Il mio vicino Totoro”, le sole in grado di vedere e comprendere la meravigliosa magia della natura. E Ponyo, la bambina-pesce, che involontariamente causa un terribile tsunami per essersi innamorata di un piccolo umano ed è costretta a superare una difficile prova per ristabilire l’equilibrio tra terra e mare. Cosa avrebbero fatto queste piccole grandi donne davanti a un terremoto che potrebbe aver ucciso decine di migliaia di persone? Avrebbero trovato un modo per riappacificarsi ancora una volta con la natura? […]

Vedendo le foto di queste donne e uomini con i volti impietriti ma fermi, con in braccio pochi oggetti e i loro amati animali, che cercano di soccorrere chi ha bisogno, è impossibile restare indifferenti. Penso alle donne che ho incontrato nel mio viaggio in Giappone, l’anno scorso: bellissime e curate fino quasi alla perfezione, eleganti, mai volgari, spesso sinceramente interessate alla vita e ai pensieri di chi hanno di fronte (nonostante la difficoltà di capirsi in inglese), intelligenti, discrete. Ragazze in tailleur o che sembrano uscite dai manga, anziane in forma smagliante che fanno lunghe camminate sui monti o abluzioni alle terme. Geishe per le strade, giovani con i bellissimi kimono a fiori nei giorni di festa. Donne (e uomini) che passano delle ore a osservare, fotografare o ritrarre meravigliose aiuole fiorite nei giardini pubblici, curati nei minimi dettagli dai guardiani dei parchi. Una simbiosi con la natura che si percepisce nel centro di Tokyo, come nel più sperduto paesino tra i monti.

“Presto, riportala al mare o richiamerà uno tsunami” dice un’anziana a Sōsuke, che ha preso con sé la pesciolina Ponyo per farla diventare, come lei desidera, una bambina. “Usa la magia a suo piacimento, ha finito per aprire una voragine sul mondo” grida il padre della pesciolina, Fujimoto, un tempo uomo e ora stregone che vive negli abissi. Subito dopo si scatena il finimondo: onde altissime, fatte di enormi pesci che si confondono con il blu del mare, e che rischiano di travolgere tutto. Il mare prende il sopravvento sulla terra e le leggi della natura sembrano non esistere più. Alla fine ogni cosa torna al suo posto e Ponyo diventa umana. Nell’ultima immagine del film la bambina Ponyo sta in bilico sul naso di Sōsuke. E il bambino pensa (senza formulare la domanda): “Ma non aveva perso i superpoteri?”. Miyazaki ci parla di questa grande tenerezza, di un infinito amore tra uomo e natura. Un amore non privo di incomprensioni, ma sempre capace di tornare all’armonia. Sarebbe bello pensare che anche questa volta è così, ma la tragedia sembra davvero troppo grande.

A tutti i giapponesi, donne e uomini. Il nostro cuore è con loro.

[nella foto sotto il titolo: Una superstite a Ishimaki (Reuters); per vedere le altre foto del terremoto in Giappone, CLICCA QUI]