23 dicembre 2012

LA VERA DATA DI NASCITA DI GESÙ … NON LA SAPREMO MAI. BUON NATALE COMUNQUE!

Posted in auguri, Natale, religione, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , , , a 8:38 pm di marisamoles

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Una cosa è certa: la vera data di nascita di Gesù, sia per quanto riguarda il giorno sia per quanto riguarda l’anno, non la sapremo mai con certezza. I Vangeli, in questo senso, ci aiutano poco e le fonti storiche sono perlopiù in contraddizione con quei pochi indizi che possiamo trarre dalle letture sacre.

 

Iniziamo dal 25 dicembre. È possibile che questa data sia stata scelta per creare un parallelismo con la data del concepimento di Gesù: il 25 marzo. Tuttavia, anche quest’ultima data è più simbolica che reale. Infatti, il 25 marzo, giorno più giorno meno, coincide con l’equinozio di primavera e un tempo si riteneva che questa giornata, in cui si riscontra un perfetto equilibrio fra notte e giorno, fosse la più adatta per il concepimento del Redentore. Da qui la data del Natale, nove mesi dopo.

Ma c’è anche un’altra ipotesi: il 25 marzo potrebbe essere anche il giorno in cui Cristo morì. Infatti,  i primi Cristiani pensavano che la morte del Salvatore fosse collocabile tra il 25 marzo e il 6 aprile. Seguendo, poi, l’antica idea che i profeti del Vecchio Testamento morirono in una “era integrale”, corrispondente dunque all’anniversario della loro nascita, si ritenne plausibile che Gesù fosse morto nell’anniversario della sua Incarnazione, così la sua data di nascita avrebbe dovuto cadere nove mesi dopo la data del Venerdì Santo, il 25 Dicembre o 6 Gennaio. Non a caso, tra gli ortodossi, gli Armeni celebrano il Natale il 6 gennaio, facendo coincidere la data con quella dell’altra ricorrenza natalizia, l’Epifania, mentre la maggior parte degli ortodossi hanno fatto slittare la data al 7 gennaio, secondo il calendario giuliano, non avendo accettato la riforma gregoriana.

Ma non è finita qui. La data del 25 dicembre potrebbe essere stata scelta nel III secolo facendola coincidere con una ricorrenza pagana: il Dies Natalis Solis Invicti , festa dedicata al nascita del Sole, che si celebrava appunto il 25 dicembre, ed era stata introdotta da Aureliano nel 273 d.C. Questa festa era anche in stretta relazione con i culti orientali, specie quello di Mitra, il dio solare di origine indo-iranica che aveva avuto il suo massimo sviluppo nell’area mesopotamica e che era stato portato a Roma grazie ai legionari romani di ritorno dalle spedizioni in Estremo Oriente. Non solo: secondo alcune versioni di questo mito, Mitra veniva generato da una fanciulla vergine il 25 dicembre e moriva a primavera per poi risorgere. Quindi ecco che le due date, il 25 marzo e il 25 dicembre, ricorrono anche in questo caso per collocare cronologicamente la vita e la morte della divinità.

 

L’unica cosa certa è che nel calendario liturgico della chiesa occidentale la data del 25 dicembre fu fissata dal IV secolo in poi. Rimane, però, un dubbio di ordine climatico. Nella zona della Giudea in cui nacque Gesù gli inverni sono parecchio rigidi e a dicembre le temperature possono scendere, di notte, anche sotto lo zero. Ciò contrasterebbe con quanto scritto da Luca nel suo Vangelo:

 

C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama.

(II, 8-14)

 

Ora, pare alquanto strano che, con il rigore delle temperature notturne, i pastori se ne stessero all’aperto a fare la guardia al gregge. Sarebbe, infatti, più verosimile collocare la nascita di Gesù in primavera ed effettivamente secondo alcuni, prima della data definitiva, il Natale si festeggiava in concomitanza del natale di Roma, il 1° marzo. Tuttavia questa data non sembra essere stata presa in considerazione dagli studiosi che preferiscono collocare in primavera, la stagione della rinascita, non l’inizio dell’esistenza di Gesù bensì la fine della sua esperienza terrena e l’inizio di quella celeste, con la resurrezione.

 

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Per quanto riguarda l’anno le cose, se possibile, appaiono ancor più complicate. L’unica cosa certa, almeno secondo gli studiosi, è che la datazione dell’era cristiana, con la suddivisione del tempo in “prima e dopo Cristo”, è inaffidabile. Va da sé che, essendo convenzionalmente accettata, non influisce sul lato pratico, però Gesù certamente nacque prima dell’anno 1.

La datazione che prende in considerazione l’Annus Domini (cioè la nascita di Cristo) si deve al monaco Dionigi il Vecchio. Il Papa, nel 525 d.C., gli aveva assegnato il compito di stabilire la data esatta dell’equinozio di primavera, per determinare la ricorrenza della Pasqua (questa, infatti, è fissata alla prima domenica successiva al primo plenilunio che segue l’equinozio di primavera, secondo quanto stabilito dal Concilio di Nicea nel 325 d.C.). Dionigi andò oltre e “rivoluzionò” la datazione del tempo fissando nell’anno 754 dalla fondazione di Roma l’Annus Domini.

Questa usanza poi si diffuse in tutto il mondo cristiano entro l’VIII secolo, sostenuta da chierici come Beda il Venerabile.

 

Comunque sia, della nascita di Cristo, cioè della sua Incarnazione, ci parlano i Vangeli e da questi possiamo trarre delle informazioni storiche.

Matteo colloca la nascita di Gesù durante il regno di Erode il Grande (2,1), morto il 13 marzo del 4 a.C., e questo sarebbe il termine ante quem.

Anche Luca fa riferimento a Erode (1,5) e aggiunge che Gesù nacque in occasione del censimento degli abitanti di ogni provincia dell’Impero indetto dal governatore della Siria Quirinio (2,2) che, secondo alcune fonti, avrebbe bandito un censimento nel 6 d.C., anno in cui divenne governatore.

Potrebbe darsi, però, che il censimento cui si fa riferimento nel Vangelo di Luca sia quello che, secondo Tertulliano, fu bandito dall’imperatore Augusto nel 7 a.C. Le cose si complicano, però, dato che gli storici, documenti alla mano, attestano che i censimenti realizzati nell’epoca augustea furono tre: nel 28 a.C., nell’8 a.C. e nel 14 d.C. In questo caso, la data più attendibile sarebbe quella dell’8 a.C. che, tuttavia, porterebbe ad escludere che a bandirlo fosse stato il governatore della Siria Quirinio. L’ipotesi più probabile (sostenuta dai biblisti della “Scuola di Madrid”) è che Luca si sia sbagliato nel tradurre una presunta fonte in lingua aramaica, che parlava in realtà di un censimento precedente a quello di Quirino (quindi quello indicato da Tertulliano).

 

Un altro punto di riferimento per la corretta datazione dell’Annus Domini, derivata sempre dai Vangeli, è quello che riguarda la stella cometa (argomento che ho trattato in modo più ampio QUI).  Il primo tentativo, in ordine di tempo, fu quello di identificare la “stella” con la cometa di Halley che, tuttavia, passò nel 12 a.C., il che sembra essere troppo presto se consideriamo le date proposte per il censimento ma sarebbe compatibile con il regno di Erode il Grande che governò la Giudea, sotto il protettorato romano, dal 37 a.C. alla morte avvenuta, come già detto, nel 4 a.C.

Più recentemente la “cometa” è stata identificata, in realtà, con un allineamento planetario: da questa ipotesi si ottiene una datazione compresa tra il 7 e il 6 a.C..

Già Keplero segnalò, come avvenuta nel 7 a.C., una tripla congiunzione di Giove con Saturno, evento che si verifica ogni 805 anni. Secondo alcuni astronomi nel febbraio del 6 a.C., invece, vi furono simultaneamente le congiunzioni di Giove con la Luna e di Marte con Saturno, entrambe nella costellazione dei Pesci.

 

A questo punto, come ho già premesso, una cosa è certa: l’Annus Domini individuato da Dionigi il Vecchio non è attendibile. Quindi, se consideriamo che starebbe per terminare il 2012, secondo il calendario corrente, in realtà quest’anno dovrebbe essere spostato indietro di 6 o 7 anni … il che significa che la famosa profezia Maya potrebbe avverarsi nel 2018 o 2019!

Ora so che qualcuno starà pensando: ecco perché non è successo nulla il 21! Be’, come ho spiegato, io non credo a questa annunciata fine del mondo e per ora, sperando di non avervi annoiato con tutti questi calcoli, che Gesù sia o non sia nato il 25 dicembre (per festeggiare il suo “compleanno”, poi, non è importante l’anno …), AUGURO A TUTTI UN FELICE NATALE, allietato dall’amore delle persone che vi sono vicine.

buon natale 2012

[fonti: edicolanet.web e lopinionista.it; scritta Buon Natale da questo sito]

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19 dicembre 2009

PRESEPE O PRESEPIO?

Posted in affari miei, Gesù, Natale, religione, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , , , , , a 11:58 pm di marisamoles

Una domanda sorge spontanea in molti, di questi tempi, volta a dissipare i dubbi che spesso vengono sulla corretta forma delle parole italiane: si dice presepio o presepe? Io da bambina lo chiamavo presepio e non mi sono mai posta il problema dell’etimologia della parola o della maggior correttezza di questa forma rispetto a presepe. In famiglia si usava dire così e solo più tardi scoprii che tale forma è più corretta rispetto all’altra e che deriva dal latino praesaepes, che significa “greppia”, “mangiatoia“. Il termine è composto da prae = innanzi e saepes = recinto, ad indicare un luogo che ha davanti un recinto. Nel significato comune, quindi, il presepe indica la scena della nascita di Cristo, derivata dalle sacre rappresentazioni medievali.

Quand’ero bambina, preparare il presepio era una festa. Io, però, ero una semplice spettatrice: l’artefice, infatti, era mio fratello, visto che era sempre stato portato per le cosiddette “attività manuali”. Dalle scatole che per il resto dell’anno riposavano in soffitta, uscivano una ad una le statuine: oltre alla sacra famiglia, i pastori, gli angeli, l’immancabile stella cometa e, ultimi, i re Magi che dovevano pazientemente aspettare il 6 gennaio per fare la loro comparsa davanti alla grotta di Gesù. E poi, naturalmente, c’erano gli animali: oltre al bue e all’asinello, le pecore, che spesso stavano mollemente sdraiate sulle spalle dei pastori, le oche, le anatre e altre specie che non riesco a ricordare. La cosa che attirava maggiormente la mia attenzione erano gli specchietti che mio fratello usava per creare dei laghetti. Quest’ultimi si stendevano su un letto di sassolini, che avevano anche lo scopo di mimetizzare la forma perfettamente rettangolare degli specchietti; in questo letto di ghiaia venivano poi disegnati dei sentieri che conducevano alla grotta e che i pastori percorrevano nel loro viavai: a parte Gesù, Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello, l’angelo e la cometa nessuno stava fermo nel presepio di casa mia. Non era vivente, ma ai miei occhi di bambina lo sembrava davvero.

La tradizione vuole che Gesù sia nato in una stalla, visto che la sua culla fu, secondo quando riporta il Vangelo di Luca, una mangiatoia. Mio fratello, però, preparava con la cartapesta una grotta, pronta ad ospitare, la notte tra il 24 e il 25 dicembre, il bambino più famoso del mondo. Faceva da sfondo alla grotta un bel cielo stellato, su cui spiccava per luminosità la stella cometa, e sulla sommità, un angelo che recava tra le braccia la scritta Gloria in excelsis deo, se non ricordo male. La stella cometa era pronta a guidare i re Magi verso l’umile dimora che ospitava il piccolo Gesù. Ma siccome i Magi erano ancora in viaggio, mio fratello li posizionava sullo scaffale più alto della libreria che ospitava il presepio e faceva compiere loro il tragitto spostando le statuine di qualche centimetro, forse meno, ogni giorno. Non so che calcoli facesse, perché arrivassero giusti giusti la mattina del 6 gennaio; so, però, che ogni tanto qualche passo glielo facevo fare anch’io, sperando che lui non se accorgesse. Quando mi sembrava che fossero troppo avanti, li facevo indietreggiare. Penso che il vero viaggio dei Magi probabilmente fu meno travagliato di quello fittizio.
A far da cornice alla povera grotta, una serie di colline, fatte anch’esse con la cartapesta, su cui erano adagiate delle casette illuminate da luci discrete, da cui scendevano contadini e pastorelli con i loro doni da offrire al bambino Gesù.

Dicevo che il presepio di casa mia era quasi vivente. In effetti, sebbene la tradizione di commemorare la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme, dove si credeva fosse nato, risalga al II secolo d.C., l’ “invenzione” del presepio è medievale e viene attribuita a San Francesco. Egli, infatti, nel Natale del 1223, a Greccio, in provincia di Rieti, realizzò, con l’aiuto della popolazione locale e di Giovanni Velìta, signore di quei luoghi, un presepe vivente con l’intento di ricreare la mistica atmosfera del Natale di Betlemme, con l’autorizzazione di papa Onorio III. Si racconta che Velita, anziano e terribilmente grasso, non amando molto camminare, chiese di fare la rappresentazione a poca distanza dal suo castello, non più lontano della gettata di un tizzone da parte di un fanciullo. Inaspettatamente, il tizzone volò ad una distanza di oltre un miglio ed incendiò un bosco, cadendo poi sulle rocce: qui venne allestito il primo Presepio. (per una descrizione più dettagliata dell’evento, CLICCA QUI )

Ognuno il presepio lo fa come vuole: c’è chi preferisce la stalla, o una capanna, e chi una grotta. In verità nessuno può sapere dalle fonti se la prima e provvisoria dimora di Gesù fosse una stalla o una grotta. In effetti nel Vangelo di Luca si legge semplicemente che Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo (cfr. Luca, 2, 7). L’altro evangelista che parla della nascita di Gesù, Matteo, fa appena un accenno all’evento. Si potrebbe supporre che fosse una stalla ma poteva benissimo trattarsi di una grotta in quanto a quei tempi venivano usati rifugi naturali per il bestiame, come appunto le grotte. La presenza del bue e l’asinello è attestata solamente dai Vangeli Apocrifi.
Nel 404 San Girolamo fu il primo a descrivere la grotta del Salvatore con la famosa mangiatoia, scavata nella roccia e supportata da piedi di legno. Nella grotta di Betlemme, che è ancora oggi possibile visitare, la mangiatoia di pietra venne rivestita di lastre di metallo prezioso forate, affinché i fedeli potessero vederla e toccarla, ma non portarla via. Le reliquie, presunte, della mangiatoia sono oggi conservate a Roma, nella basilica di Santa Maria Maggiore. (per maggiori dettagli CLICCA QUI).

In conclusione, presepe o presepio, stalla o grotta, quel che conta è il significato simbolico: la pace che più di duemila anni fa un bambino ha portato nel mondo. Gli uomini, però, troppo spesso dimenticano questa pace, come scrive Salvatore Quasimodo nella poesia Natale:

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

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