20 novembre 2013

CLIENTE SUCCESSIVO

Posted in affari miei, bambini, integrazione culturale tagged , , , , , a 8:50 pm di marisamoles

cliente successivo Voglio raccontare un episodio di cui sono stata testimone questo pomeriggio in un supermercato cittadino. Non so come definirlo, ha a che fare con i pregiudizi che sono radicati nella mente degli stranieri fin dalla più tenera età. Confesso che, mentre tutti ridevano, io mi sono sentita in imbarazzo.

Sono alla cassa. In fila davanti a me c’è una famiglia straniera, madre e due figlie, una grande e l’altra più piccolina. Quest’ultima porta il carrello e insiste per mettere da sola sul nastro la merce da acquistare. La madre non è troppo convinta e mi dice: “Ha solo quattro anni, vuole fare tutto da sola”. Mi meraviglio perché la bambina sembra molto più grande. La mamma sorride e mi dice che l’altra, dell’apparente età di 15-16 anni, ne ha solo 12. Del resto la signora è proprio un marcantonio, alta e piuttosto robusta. Hanno la pelle “marrone”, come dirà più tardi la bimba.

Disposta la merce sul nastro, la piccola vorrebbe che la cassiera mettesse il divisore, quello con su scritto “cliente successivo”. La signora gentilmente le dice di no, non si può fare. Effettivamente i prodotti occupano tutto il nastro, io ho le due cose che devo acquistare in mano, bisogna attendere che il nastro scorra un po’ in avanti. La bimba ci resta male: lei vorrebbe mettere il divisore davanti ai prodotti che la mamma deve comprare. Lo prende e la cassiera, sempre con la massima gentilezza, glielo toglie dalle mani dicendo che non si può metterlo lì.

Quando finalmente c’è posto anche per le mie cose, la cassiera prende il divisore e lo posiziona fra la spesa della famiglia “marrone” e la mia.
A quel punto la bimba, con aria un po’ delusa, chiede: “Questo [indicando il divisore] serve solo per i bianchi e non per noi che siamo marrone?”.

Risata generale. Tutti sembrano divertiti: cassiera, mamma, bambine, clienti. Solo io, che ci sono rimasta davvero male, ma proprio male male, dico: “Mi sembra grave se una bambina di 4 anni soltanto fa questo tipo di ragionamento”. Ma gli altri mi guardano come se stessi dicendo una cosa fuori luogo, una cosa seria in un momento di massima ilarità.

Che imbarazzo, che tristezza, che vergogna. Do una carezza alla piccola e non mi viene in mente nulla da dire se non: “Sei proprio brava”. Ovviamente mi riferisco all’abilità dimostrata nello svuotare il carrello alla cassa.

[immagine da questo sito]

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19 settembre 2012

CERVIGNANO DEL FRIULI: PARROCO CELEBRA MESSA IN RUMENO E I FRIULANI SI LAMENTANO

Posted in Friuli Venzia-Giulia, integrazione culturale, lingua, religione tagged , , , , , , , a 9:00 pm di marisamoles

Ho spesso detto, con cognizione di causa, che i friulani sono gente con un cuore grande. Avendo poi vissuto sulla propria pelle, decine di anni fa, l’esperienza dell’emigrazione, ho sempre pensato che il friulano sia un popolo particolarmente accogliente nei confronti degli immigrati. E ne sono convinta tuttora ma una notizia riportata dal quotidiano locale, il Messaggero Veneto, mi porta a pensare che le cose possano cambiare quando si tratta dei “diritti di lingua”. In altre parole, vi saranno amici a patto che non tocchiate loro la marilenghe.

Il fatto è questo: la parrocchia di Cervignano del Friuli ha deciso di celebrare, in una chiesa del comune, una messa domenicale in rumeno, data l’alta presenza di immigrati che provengono da quella terra dell’Est Europa. La realizzazione di tale progetto è resa possibile anche dal fatto che don Michele Roca, da poco nominato vicario della parrocchia di Cervignano, è rumeno egli stesso e ciò permette si superare agevolmente il problema linguistico.

Così il parroco don Dario spiega il progetto: «È un modo per far vivere meglio la liturgia ai rumeni che abitano nella nostra diocesi; è un’attenzione in più verso chi è cattolico e si trova a vivere in un Paese straniero.» Ma le proteste non si sono fatte attendere: come si osa celebrare una messa in rumeno quando non lo si fa nell’idioma locale, ovvero il friulano? Sembra quasi una sorta di razzismo al contrario.

Da parte sua il parroco dichiara che, almeno per il momento, non si ravvisa la necessità di dire messa in friulano, anche perché la zona è molto eterogenea, ma che non avrebbe nulla in contrario nel farne celebrare una anche nella lingua locale qualora pervenisse alla sua parrocchia una richiesta in tal senso.

Al di là dell’articolo, leggere i commenti è davvero deprimente.

Se le vie del Signore sono infinite, è ovvio che arrivino anche in Friuli. Però è necessario che qualcuno lo avverta che deve imparare il friulano, onde evitare qualsiasi problema diplomatico.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 20 SETTEMBRE 2012

Com’era facilmente intuibile, al coro di voci polemiche dei lettori del Messaggero Veneto (alcuni dei commenti sono davvero deprimenti), si è aggiunta quella della Lega Nord per bocca di Matteo Piasente, segretario regionale del Carroccio.

Secondo Piasente, l’idea di celebrare una messa in rumeno per gli immigrati non è felice, anzi, è proprio ghettizzante. Non si arriverà mai all’integrazione perché così si scava un baratro tra immigrati e cervignanesi. Osservazione alquanto discutibile visto che si tratta di un’ora la settimana, di un evento che non implica la partecipazione in massa di tutti gli emigrati di lingua rumena, così come nemmeno tutti gli Italiani, oppure tutti i friulani, partecipano al rito domenicale.

Arrampicandosi sugli specchi, a parer mio, Piasente aggiunge: «Dubito che assisteremo mai a Bucarest o in Transilvania ad una messa in friulano.», facendo leva sullo scambio interculturale che in questo modo sarebbe rispettato, mentre la decisione del vicario don Michele Roca a suo dire si risolve in un’iniziativa destinata ad erigere un muro tra friulani e rumeni.

Ma la vera chicca arriva ultima, alla fine dell’articolo pubblicato sul Messaggero Veneto: «Celebrare la messa in friulano sarebbe un grande segnale per la nostra comunità. L’identità culturale del popolo friulano non può prescindere dalle radici cattoliche. E tutti i fedeli, stranieri compresi, avrebbero una nuova, preziosa, chiave di lettura per interpretare la terra che li ospita».

Ma di quale chiave di lettura parla se per gli stranieri è già complesso imparare la lingua italiana? Io vivo in Friuli da ventisette anni e non so articolare una frase completa e a stento riesco a capire il 50% di quello che mi dicono quando parlano in friulano. E dire che sono portata per le lingue …

E poi, a dirla tutta, difendere a oltranza la lingua friulana, a scapito della stessa lingua nazionale, in una terra che ospita non solo molti immigrati stranieri ma anche gente che arriva dalle varie regioni d’Italia, specie del sud, non è un modo per erigere un muro fra i friulani e il resto del mondo?

22 agosto 2012

LIGNANO IN LUTTO, UNA PENISOLA UN PO’ MENO FELICE

Posted in cronaca, Friuli Venzia-Giulia tagged , , , , , , , , , , , , a 5:13 pm di marisamoles

Non ho intenzione in questo post di parlare del massacro dei coniugi Burgato avvenuto nella loro villetta di Lignano Sabbiadoro (Udine) nella notte tra sabato e domenica. Non lo faccio perché ho letto ogni riga su questo efferato omicidio su tutti i quotidiani nazionali e locali e sempre rabbrividendo, nonostante i 36 gradi di quest’estate infuocata.

Chi, come me, ha passato più di metà dei suoi anni a villeggiare nella splendida Lignano, non può non conoscere, o almeno ricordare, i coniugi Burgato. Leggendo i vari articoli, da parte di chi li conosceva bene sono state dette tante belle parole di affetto e vicinanza. Descritti come persone oneste, grandi lavoratori, coppia affiatata, sempre pronta a dare una mano a chi aveva bisogno d’aiuto … belle testimonianze sulla cui genuinità non ho alcun dubbio. Perché i friulani sono davvero gente onesta, gente con un cuore grande così.

Ora Lignano è sotto choc ed è di questo che voglio parlare. Noi che viviamo in questa terra semplice ed onesta siamo propensi a credere di stare in un’isola felice, un luogo protetto dove, a parte i casi di criminalità minore, da cui non possiamo essere immuni, nulla di male può accadere. Leggiamo quasi con distacco, come fossero sequenze di film violenti, le notizie di cronaca nera che riguardano persone a noi sconosciute, accadute in luoghi non noti, con la presunzione di dire “qui no, non può succedere”. Eppure casi drammatici sono accaduti in passato.
Ricordo, ad esempio, l’assassinio di una quasi vicina di casa e collega, insegnante di Inglese, avvenuto parecchi anni fa da parte di uno studente minorenne a cui la poveretta dava lezioni private. Non ha ancora colpevoli, per fare un altro esempio, l’omicidio della compagna di un noto industriale del manzanese avvenuto qualche anno fa. Non dimentichiamo, poi, l’ordigno fatto esplodere sull’arenile di Lignano Sabbiadoro nel 1996, con la replica nel 2000, da unabomber dal volto ancora ignoto.
Insomma, dopo ogni fatto del genere ci sentiamo un po’ meno protetti, un po’ più esposti ma ce ne dimentichiamo presto, convinti che questa sia davvero un’isola felice.

In verità Lignano si adagia su una penisola, con i suoi otto chilometri di spiaggia dorata, da cui il nome della Lignano più conosciuta. Poi c’è Pineta e Riviera. Una penisola felice, specie in questo agosto caldo e assolato, senza nemmeno l’ombra della pioggia. Una vacanza indimenticabile per chi la sta passando da quelle parti. Ma la felicità, la tranquillità di una piccola cittadina, pulsante di vita specialmente in estate, è stata travolta da questo fatto di sangue. Da qui partono molti interrogativi, si fanno supposizioni, l’opinione pubblica, anche se quella ristretta di un paese di villeggiatura, si sostituisce al lavoro degli investigatori. Ognuno ha la sua idea, ma quella che più mi spaventa è l’irrazionale attribuzione di responsabilità sugli stranieri. Qualcuno, infatti, nei commenti ai vari articoli comparsi sul Messaggero Veneto ha subito gridato allo straniero. La solita paura del diverso si trasforma in un grido di odio che non mitiga di certo la paura stessa.

Non è mio costume esprimermi su un crimine finché non sono stati acciuffati i colpevoli, contestati i reati, svolti i processi … una mia idea ce l’ho ed è terribile. Una cosa che ho subito sentito a pelle anche se spero di sbagliarmi. Non la rivelo perché, com’è ovvio, si tratta di una illazione e, trattandosi di pubbliche esternazioni, non vorrei poi avere delle conseguenze spiacevoli. Tuttavia ritengo che chi grida allo straniero, dice che Lignano è popolata da residenti perlopiù extracomunitari, e per questo non ci si può aspettare nulla di buono, anzi, le cose andranno sempre peggio, non sa quello che dice.

Come tutti i luoghi di villeggiatura, anche Lignano è poco popolata al di fuori della stagione estiva. Presumibilmente la disponibilità di alloggi, a prezzo modico, ha attirato anche gli stranieri che forse per recarsi ogni giorno al lavoro devono farsi chilometri e chilometri, trovando tuttavia conveniente una sistemazione del genere, visto che gli affitti in città sono spesso esosi, senza contare che c’è chi se ne approfitta (e lo può fare dando in locazione un appartamento ammobiliato).

La caccia ai mostri assomiglia sempre più a una caccia alle streghe, basta su pregiudizi e sospetti infondati. Il mostro può essere il vicino di casa che parla italiano e non arabo, il parente più amato, l’amico più fidato. Ogni estate, di fronte ai fatti di sangue, psicologi, criminologi e psichiatri hanno sempre fatto a gara per dimostrare che il troppo caldo dà alla testa, che i crimini aumentano nella stagione calda. Per ora stanno zitti, per fortuna. Perché il Male esiste da sempre e non ha stagione né va in vacanza.

Fra tutti gli articoli che ho letto vi segnalo questo di Pino Roveredo per il Messaggero Veneto. S’intitola “L’ultimo bacio d’amore fra Paolo e Rosetta”. Ne riporto l’incipit:

La tragedia è come il temporale, arriva senza farsi annunciare, poi scoppia, scuote, devasta, e quando se ne va, come una beffa, ti riconsegna una consuetudine da rivivere. Quando passa il temporale, dentro quella consuetudine si è costretti a raccogliere le angosce di una confusione, e tutti i punti di domanda che si smarriscono in cerca di una risposta. Cos’è successo? E com’è potuto accadere? Ma, perché proprio a loro? Dio mio, e se toccava a me?…

A Lignano è passato un temporale, e ha lasciato sopra la ferita atroce della tragedia. In quel luogo di vacanza e mare, una cattiveria senza riposo, ha sfogato la maledizione di una furia assassina su due persone indifese, offendendo il loro diritto di vivere con l’arroganza bestiale e animale di una strage. CONTINUA A LEGGERE>>>

1 giugno 2012

CONSIGLIERE LEGHISTA FRIULANO SULL’OMICIDIO DI PIACENZA: “IL CORPO DELLA DONNA HA INQUINATO IL SACRO FIUME”

Posted in cronaca, politica tagged , , , , , , , a 6:45 pm di marisamoles

Il fatto è accaduto qualche giorno fa a Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza: un uomo indiano ha ucciso la moglie perché troppo “occidentale” e ha gettato il cadavere nel fiume Po. (QUI la notizia nei dettagli)

A proposito del sanguinoso fatto di cronaca, uno dei tanti che purtroppo interessa la violenza familiare le cui vittime privilegiate sono le donne, il consigliere comunale di Udine, Luca Dordolo, ha così commentato sulla sua pagina Facebook:

«Maledetto, inquinare così il nostro sacro fiume…» E ancora: «Vorrei vedere io se andassimo a defecare o sgozzare mucche e maiali sul Gange, cosa direbbero…». E per concludere: «Ah già, già lo fanno…Ah beh, allora…..:o)». [LINK della fonte]

Io non ho parole ma mi chiedo: c’è un limite alla follia? Ma cosa aspettano quelli della Lega a cacciarlo? Ah, dimenticavo: probabilmente sono tutti d’accordo con lui.

[la foto è tratta dalla pagina Fb di Luca Dordolo]

AGGIORNAMENTO DEL POST, ORE 20.50

Il nuovo segretario regionale del Carroccio Piasente chiede le dimissioni di Luca Dordolo: “Mi scuso, non è la Lega che vogliamo” (LINK)

Bene. Sono felice di essermi sbagliata.

19 aprile 2011

IL RAZZISMO BUSSA ALLA PORTA … DI UNA CASA IN AFFITTO

Posted in attualità, Friuli Venzia-Giulia, integrazione culturale tagged , , , , , , , , , a 4:32 pm di marisamoles


Chi vive in un condominio lo sa: quando un appartamento viene dato in locazione a degli stranieri, nascono sempre, o quasi, dei problemi. Ricordo che nel palazzo dove abitavo fino a dieci anni fa, la proprietaria dell’appartamento attiguo al mio era disperata. Non voleva fare discriminazioni, quindi affittava il bilocale anche agli stranieri. Nel tempo si sono alternati colombiani, brasiliani, albanesi … non li ricordo tutti di preciso. Ricordo però quanto sia stato difficile spiegare ai miei figli che ci facessero sul pianerottolo degli uomini, prevalentemente nel pomeriggio. Le due signorine che vi abitavano, la cui nazionalità onestamente non ricordo, facevano le ballerine in un night club, la mattina dormivano e nel pomeriggio arrotondavano facendo le squillo. Trovavo oltremodo imbarazzante, per giunta, dover rispondere al citofono a voci maschili che evidentemente non cercavano me. “Ehi, bella, ci siamo sentiti al telefono poco fa … ” costituiva l’enunciato più gentile. E io a spiegare che di certo con me non aveva parlato al telefono e che non facevo quel mestiere là.

Poi è stata la volta degli albanesi. Questi me li ricordo bene. Tranquilli, pareva di non averli nemmeno come vicini di casa. Quasi quasi mi sentivo in imbarazzo io con due maschietti scatenati che si rincorrevano per tutto l’appartamento. Poi, di punto in bianco, non si è visto più nessuno. La padrona di casa si è decisa ad aprire con le sue chiavi l’appartamento solo molto tempo dopo e solo perché gli inquilini erano spariti senza lasciar tracce di sé e, soprattutto, senza aver pagato il canone d’affitto, per mesi. Ricordo che quando aprì la porta mi sono trovata per caso sul pianerottolo: dalla casa usciva un fetore tale da farci credere che avremmo trovato, là dentro, quattro cadaveri in avanzato stato di decomposizione. Fortunatamente si trattava soltanto di avanzi di cibo lasciati dentro e fuori il frigorifero che, se cadaveri non erano, puzzavano terribilmente lo stesso.

Il problema dell’affittare le case agli extracomunitari è quello che non si sa mai quanta gente effettivamente ci andrà ad abitare. L’appartamento attiguo al mio, nel condominio dove abito attualmente, è stato affittato per trent’anni (forse quaranta, non ricordo) alla stessa persona. Andata via questa, la padrona aveva pensato di affittarlo ancora e ci aveva avvertiti che, stranieri o meno, lei non guardava in faccia nessuno a patto che le pagassero il canone. Ovviamente le demmo ragione: chi siamo noi per giudicare le scelte altrui? Fortunatamente si rese conto ben presto che gli extracomunitari, in particolare indiani e pakistani, pretendevano di andarci ad abitare in setto-otto (dichiarati, quindi forse quindici abusivamente) in appena 70 metri quadri. Per fara breve, ben presto la signora si rese conto che non avrebbe mai affittato ad italiani, quindi mise in vendita la casa che fu acquistata, fortunatamente, da una coppia che ha una scuola di lingue e che l’affitta ai suoi insegnanti provenienti perlopiù dall’Inghilterra. Magnifico! Così ogni tanto mi faccio una chiacchierata in Inglese sul pianerottolo. Anzi, nei primi tempi, eravamo spesso invitati alle loro feste e frequentavamo la casa regolarmente. Ma poi gli insegnanti sono cambiati e ne sono arrivati altri molto meno espansivi e per nulla festaioli.

Per giungere al topic, leggo sul quotidiano Il Messaggero Veneto, che in quartiere di Pordenone è stato affisso un cartello in cui si dichiara di essere disponibili ad affittare una casa esclusivamente ad Italiani. La cosa ha suscitato non poche polemiche, tanto che i proprietari si sono dovuti giustificare dicendo: «Abbiamo avuto una brutta esperienza. Una coppia di stranieri ci ha vissuto lo scorso anno. Lei una brava ragazza, ma lui l’ha lasciata e lei si è trovata in difficoltà. Non ce la faceva a starci dietro. Così abbiamo detto basta», aggiungendo che «Nel palazzo vivono dei professionisti. Vogliamo che qui vivano brave persone».

Ora, io credo che gridare allo scandalo non serva a nulla. Nemmeno alla Caritas che, commentando il cartello, tuona, per voce del legale, Carla Panizzi: «Bisognerebbe sempre capire le motivazioni che stanno alla base, però, così come è scritto, è palesamente discriminatorio in termini di razza e lingua».

Io credo che ognuno debba fare quel che si sente. Forse il cartello appare discriminante, forse si potrebbe trovare un altro modo per aggirare l’ostacolo, usando la diplomazia. Trovo, però, che le giustificazioni dei padroni siano plausibili, avendo avuto anch’io un’esperienza indiretta, quella descritta, che mi ha convinto che se uno acquista un immobile con l’intenzione di fare un investimento, non può rischiare di trovare degli inquilini insolventi. Anche se per onestà dobbiamo ammettere che, di questi tempi, con la crisi economica e la precarietà delle occupazioni lavorative, il rischio c’è sempre, anche con gli Italiani.

Mi permetto, infine, un’osservazione: quando i nostri migranti se ne andavano a cercar fortuna all’estero, non si trovavano spesso di fronte a cartelli in cui, senza mezzi termini, si dichiarava di non affittare case agli Italiani? E come no! Certo, erano altri tempi e tutta questa politica dell’accoglienza non esisteva. La storia passata dovrebbe essere magistra vitae, ma sappiamo molto bene che ognuno guarda al proprio orticello, senza curarsi di chi si trova in difficoltà. Questa forma di egoismo non è ancora tramontata, forse perché non abbiamo raggiunto quel grado di civiltà che ci porta ad essere accoglienti nei confronti di chicchessia, senza timori o sospetti. E purtroppo ci lasciamo facilmente condizionare dai pregiudizi che, però, molte volte sono fondati. Perché dovremmo, in nome dell’accoglienza, ignorare questa realtà e uniformarci tutti ad un unico pensiero? C’è chi se la sente e chi no. Ma non per questo dobbiamo giudicare le scelte altrui, sempre che non rechino danno a delle persone innocenti e sfortunate.

[foto e notizia dal Messaggero Veneto]

22 dicembre 2010

SI PUÒ DIRE BUON NATALE?

Posted in auguri, Gesù, integrazione culturale, Natale, religione, tradizioni popolari tagged , , , , , , , a 7:27 pm di marisamoles

Ormai viviamo in una società multietnica. Questo è sotto gli occhi di tutti. Nelle scuole, soprattutto, sono molti i bambini stranieri, le nuove generazioni che, di fatto, cresceranno qui e, con ogni probabilità, si sentiranno più italiani dei loro genitori.

Di integrazione culturale ho parlato più volte, sempre con un certo scetticismo perché, almeno per gli immigrati adulti, è sempre molto difficile integrarsi e spesso il concetto di integrazione viene confuso con l’annullamento delle proprie tradizioni e l’accettazione incondizionata della cultura del Paese ospitante. Ma le cose stanno diversamente. Nessuno chiede a nessuno di rinunciare alle proprie tradizioni e alla propria religione. Semmai, l’integrazione si dovrebbe basare sul rispetto reciproco e la libertà di professare, ad esempio, la propria religione senza per questo sentirsi discriminati.

Purtroppo, però, accade sovente che i discriminati siano proprio gli Italiani, specialmente i bambini che frequentano le scuole materne ed elementari. Ogni anno, a Natale, le maestre si pongono il problema della celebrazione di una festa che non è più condivisa dalla totalità degli scolari. E così succede che scompaiano dalle scuole gli addobbi natalizi, né albero né presepe, non si preparino più i “regaletti” per i genitori (ricordo ancora, con una certa emozione, un rametto di agrifoglio in pannolenci che avevo preparato in seconda elementare per mamma e papà) e guai a proporre delle recite sul tema della natività. Tutt’al più si può osare un timido accenno a Babbo Natale, ma parlare di Gesù Bambino è del tutto improponibile.


Succede, così, che non volendo ferire la sensibilità dei bambini che professano altre religioni (specie i mussulmani), alla fine si provoca non poca delusione nei piccoli che a casa sentono parlare di questa festività e di tutti gli oggetti e i personaggi che la animano. Ovviamente, la presa di posizione di alcune scuole suscita il malcontento e le proteste delle famiglie. Ad esempio, le mamme milanesi chiedono spiegazioni all’assessore all’Istruzione di stanza a Palazzo Marino. (come riporta Repubblica nell’ed. milanese del 20/12)

Proteste a parte, gli esperti che ne pensano? I cattolici, ovviamente, dissentono ma anche gli studiosi delle religioni sono dell’avviso che sacrificare, in nome della tolleranza, le proprie tradizioni sia un grave errore. «Quel che ci serve – spiega Ugo Perone, docente di Filosofia delle religioni all´Università del Piemonte orientale e inventore, negli anni Novanta a Torino, di uno dei primi “calendari multietnici” – è una cultura dell´accoglienza, non la rimozione di aspetti autentici e profondi come il cristianesimo è tuttora in Italia».

Ma siamo sicuri che gli auguri di Buon Natale possano non essere ben accetti?

Qualche giorno fa a scuola ho avuto modo di fare una chiacchierata con uno studente, che non frequenta una delle mie classi, che so essere straniero. Alla fine, prima di fargli gli auguri, mi sono informata sulla religione da lui professata. “Sono cristiano ortodosso, non si preoccupi. Anche noi festeggiamo il Natale e poi, anche se così non fosse, che male può fare un augurio se è sincero? Perché gli auguri di Buon Natale dovrebbero offendere qualcuno? Questa è una tradizione, chi non la condivide non ne subisce comunque alcun danno, ma gli farà piacere l’augurio in ogni caso, come se fosse buon ferragosto”.

Allora, rincuorata da questo “saggio” quindicenne, prendo il coraggio a quattro mani e AUGURO A TUTTI I MIEI LETTORI

ANNA SCRIGNI

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