17 aprile 2017

PASQUETTA: ORIGINI E SIGNIFICATO DELLA FESTA

Posted in Gesù, Giovanni Pascoli, Pasqua, religione, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , , , a 1:37 pm di marisamoles


In realtà la giornata di Pasquetta viene ricordata dalla Chiesa come Lunedì dell’Angelo o anche Lunedì in Albis o, secondo il calendario liturgico, lunedì dell’Ottava di Pasqua. Fin dal dopoguerra è una giornata festiva, un po’ come lo è santo Stefano, il 26 dicembre, con l’intento forse di allungare di un po’ le feste pasquali.

Il termine Pasquetta ha origine popolare e per tradizione questa è una giornata in cui si sta all’aria aperta, dedicata a pic nic e spensieratezza, meglio se in compagnia, naturalmente. Il fatto che si chiami anche Lunedì dell’Angelo in realtà deriva da una errata interpretazione di questo passo dal Vangelo di Marco (16, 1-8a):

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”». Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore.

Passato il sabato dovrebbe far capire chiaramente che il giorno in cui le tre donne si recarono al sepolcro di Gesù, incontrando l’angelo che rivelò loro la resurrezione di Cristo, era la domenica. Tuttavia, quando poi si legge il primo giorno della settimana si è portati a far riferimento alla giornata di lunedì, che appunto dà inizio alla settimana. Non dimentichiamo, però, che il testo del Nuovo Testamento si inserisce nel contesto ebraico che considera il sabato come giornata di festa e, di conseguenza, la settimana inizia con la domenica. Seguendo lo stesso ragionamento, per gli Arabi musulmani, che considerano il venerdì la giornata festiva, la settimana inizia dal sabato.

Convenzionalmente, svincolandosi dalle religioni, in Europa la settimana inizia dal lunedì, mentre nel Nord America il primo giorno è la domenica e nei paesi arabi è sempre il sabato.

Il termine Pasquetta ormai ha sostituito la vera denominazione di questa giornata che nemmeno per la Chiesa è di precetto. Ciò non toglie che qualcuno preferisca ricordare il significato religioso di questa giornata festiva. Nel 1991 l’allora Papa Giovanni Paolo II in un discorso tenuto il 1 aprile ci tenne a precisare:

Ieri è stata la solennità di Pasqua, oggi è il lunedì di Pasqua. In Italia c’è la bella tradizione di chiamare questa giornata “Pasquetta”, ma io non voglio parlare di “Pasquetta”. C’è anche un altro nome per indicare questo giorno: il giorno, o la festa “dell’Angelo”. È questa una tradizione molto bella che corrisponde profondamente alle fonti bibliche sulla Risurrezione. Ci ricordiamo della narrazione dei Vangeli Sinottici, quando le donne vanno al Sepolcro e lo trovano aperto. Esse temevano di non poter entrare perché la tomba era chiusa da una grande pietra. Invece è aperta e, dall’interno, sentono le parole: “Gesù Nazareno non è qui”. Così questa festa dell’Angelo, almeno io la intendo in questo modo, è un completamento dell’Ottava pasquale.

Un proverbio italiano dice: «La notte di Pasquetta, parla il chiù con la civetta», per indicare che in questa occasione la pace della Pasqua coinvolge tutti, anche uccelli diversi tra di loro (il chiù è il nome con cui è conosciuto l’assiolo, dal suo verso, e a esso è dedicata anche una poesia di Giovanni Pascoli).

[fonti: blog.graphe.it, wikipedia.org, curiositaeperche.it immagine da questo sito]

23 dicembre 2012

LA VERA DATA DI NASCITA DI GESÙ … NON LA SAPREMO MAI. BUON NATALE COMUNQUE!

Posted in auguri, Natale, religione, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , , , a 8:38 pm di marisamoles

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Una cosa è certa: la vera data di nascita di Gesù, sia per quanto riguarda il giorno sia per quanto riguarda l’anno, non la sapremo mai con certezza. I Vangeli, in questo senso, ci aiutano poco e le fonti storiche sono perlopiù in contraddizione con quei pochi indizi che possiamo trarre dalle letture sacre.

 

Iniziamo dal 25 dicembre. È possibile che questa data sia stata scelta per creare un parallelismo con la data del concepimento di Gesù: il 25 marzo. Tuttavia, anche quest’ultima data è più simbolica che reale. Infatti, il 25 marzo, giorno più giorno meno, coincide con l’equinozio di primavera e un tempo si riteneva che questa giornata, in cui si riscontra un perfetto equilibrio fra notte e giorno, fosse la più adatta per il concepimento del Redentore. Da qui la data del Natale, nove mesi dopo.

Ma c’è anche un’altra ipotesi: il 25 marzo potrebbe essere anche il giorno in cui Cristo morì. Infatti,  i primi Cristiani pensavano che la morte del Salvatore fosse collocabile tra il 25 marzo e il 6 aprile. Seguendo, poi, l’antica idea che i profeti del Vecchio Testamento morirono in una “era integrale”, corrispondente dunque all’anniversario della loro nascita, si ritenne plausibile che Gesù fosse morto nell’anniversario della sua Incarnazione, così la sua data di nascita avrebbe dovuto cadere nove mesi dopo la data del Venerdì Santo, il 25 Dicembre o 6 Gennaio. Non a caso, tra gli ortodossi, gli Armeni celebrano il Natale il 6 gennaio, facendo coincidere la data con quella dell’altra ricorrenza natalizia, l’Epifania, mentre la maggior parte degli ortodossi hanno fatto slittare la data al 7 gennaio, secondo il calendario giuliano, non avendo accettato la riforma gregoriana.

Ma non è finita qui. La data del 25 dicembre potrebbe essere stata scelta nel III secolo facendola coincidere con una ricorrenza pagana: il Dies Natalis Solis Invicti , festa dedicata al nascita del Sole, che si celebrava appunto il 25 dicembre, ed era stata introdotta da Aureliano nel 273 d.C. Questa festa era anche in stretta relazione con i culti orientali, specie quello di Mitra, il dio solare di origine indo-iranica che aveva avuto il suo massimo sviluppo nell’area mesopotamica e che era stato portato a Roma grazie ai legionari romani di ritorno dalle spedizioni in Estremo Oriente. Non solo: secondo alcune versioni di questo mito, Mitra veniva generato da una fanciulla vergine il 25 dicembre e moriva a primavera per poi risorgere. Quindi ecco che le due date, il 25 marzo e il 25 dicembre, ricorrono anche in questo caso per collocare cronologicamente la vita e la morte della divinità.

 

L’unica cosa certa è che nel calendario liturgico della chiesa occidentale la data del 25 dicembre fu fissata dal IV secolo in poi. Rimane, però, un dubbio di ordine climatico. Nella zona della Giudea in cui nacque Gesù gli inverni sono parecchio rigidi e a dicembre le temperature possono scendere, di notte, anche sotto lo zero. Ciò contrasterebbe con quanto scritto da Luca nel suo Vangelo:

 

C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama.

(II, 8-14)

 

Ora, pare alquanto strano che, con il rigore delle temperature notturne, i pastori se ne stessero all’aperto a fare la guardia al gregge. Sarebbe, infatti, più verosimile collocare la nascita di Gesù in primavera ed effettivamente secondo alcuni, prima della data definitiva, il Natale si festeggiava in concomitanza del natale di Roma, il 1° marzo. Tuttavia questa data non sembra essere stata presa in considerazione dagli studiosi che preferiscono collocare in primavera, la stagione della rinascita, non l’inizio dell’esistenza di Gesù bensì la fine della sua esperienza terrena e l’inizio di quella celeste, con la resurrezione.

 

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Per quanto riguarda l’anno le cose, se possibile, appaiono ancor più complicate. L’unica cosa certa, almeno secondo gli studiosi, è che la datazione dell’era cristiana, con la suddivisione del tempo in “prima e dopo Cristo”, è inaffidabile. Va da sé che, essendo convenzionalmente accettata, non influisce sul lato pratico, però Gesù certamente nacque prima dell’anno 1.

La datazione che prende in considerazione l’Annus Domini (cioè la nascita di Cristo) si deve al monaco Dionigi il Vecchio. Il Papa, nel 525 d.C., gli aveva assegnato il compito di stabilire la data esatta dell’equinozio di primavera, per determinare la ricorrenza della Pasqua (questa, infatti, è fissata alla prima domenica successiva al primo plenilunio che segue l’equinozio di primavera, secondo quanto stabilito dal Concilio di Nicea nel 325 d.C.). Dionigi andò oltre e “rivoluzionò” la datazione del tempo fissando nell’anno 754 dalla fondazione di Roma l’Annus Domini.

Questa usanza poi si diffuse in tutto il mondo cristiano entro l’VIII secolo, sostenuta da chierici come Beda il Venerabile.

 

Comunque sia, della nascita di Cristo, cioè della sua Incarnazione, ci parlano i Vangeli e da questi possiamo trarre delle informazioni storiche.

Matteo colloca la nascita di Gesù durante il regno di Erode il Grande (2,1), morto il 13 marzo del 4 a.C., e questo sarebbe il termine ante quem.

Anche Luca fa riferimento a Erode (1,5) e aggiunge che Gesù nacque in occasione del censimento degli abitanti di ogni provincia dell’Impero indetto dal governatore della Siria Quirinio (2,2) che, secondo alcune fonti, avrebbe bandito un censimento nel 6 d.C., anno in cui divenne governatore.

Potrebbe darsi, però, che il censimento cui si fa riferimento nel Vangelo di Luca sia quello che, secondo Tertulliano, fu bandito dall’imperatore Augusto nel 7 a.C. Le cose si complicano, però, dato che gli storici, documenti alla mano, attestano che i censimenti realizzati nell’epoca augustea furono tre: nel 28 a.C., nell’8 a.C. e nel 14 d.C. In questo caso, la data più attendibile sarebbe quella dell’8 a.C. che, tuttavia, porterebbe ad escludere che a bandirlo fosse stato il governatore della Siria Quirinio. L’ipotesi più probabile (sostenuta dai biblisti della “Scuola di Madrid”) è che Luca si sia sbagliato nel tradurre una presunta fonte in lingua aramaica, che parlava in realtà di un censimento precedente a quello di Quirino (quindi quello indicato da Tertulliano).

 

Un altro punto di riferimento per la corretta datazione dell’Annus Domini, derivata sempre dai Vangeli, è quello che riguarda la stella cometa (argomento che ho trattato in modo più ampio QUI).  Il primo tentativo, in ordine di tempo, fu quello di identificare la “stella” con la cometa di Halley che, tuttavia, passò nel 12 a.C., il che sembra essere troppo presto se consideriamo le date proposte per il censimento ma sarebbe compatibile con il regno di Erode il Grande che governò la Giudea, sotto il protettorato romano, dal 37 a.C. alla morte avvenuta, come già detto, nel 4 a.C.

Più recentemente la “cometa” è stata identificata, in realtà, con un allineamento planetario: da questa ipotesi si ottiene una datazione compresa tra il 7 e il 6 a.C..

Già Keplero segnalò, come avvenuta nel 7 a.C., una tripla congiunzione di Giove con Saturno, evento che si verifica ogni 805 anni. Secondo alcuni astronomi nel febbraio del 6 a.C., invece, vi furono simultaneamente le congiunzioni di Giove con la Luna e di Marte con Saturno, entrambe nella costellazione dei Pesci.

 

A questo punto, come ho già premesso, una cosa è certa: l’Annus Domini individuato da Dionigi il Vecchio non è attendibile. Quindi, se consideriamo che starebbe per terminare il 2012, secondo il calendario corrente, in realtà quest’anno dovrebbe essere spostato indietro di 6 o 7 anni … il che significa che la famosa profezia Maya potrebbe avverarsi nel 2018 o 2019!

Ora so che qualcuno starà pensando: ecco perché non è successo nulla il 21! Be’, come ho spiegato, io non credo a questa annunciata fine del mondo e per ora, sperando di non avervi annoiato con tutti questi calcoli, che Gesù sia o non sia nato il 25 dicembre (per festeggiare il suo “compleanno”, poi, non è importante l’anno …), AUGURO A TUTTI UN FELICE NATALE, allietato dall’amore delle persone che vi sono vicine.

buon natale 2012

[fonti: edicolanet.web e lopinionista.it; scritta Buon Natale da questo sito]

22 luglio 2012

LIBRI: “FOSSE ‘A MADONNA!” di LUCIANO DE CRESCENZO

Posted in libri tagged , , , , , , , , , , a 5:12 pm di marisamoles

Fosse ‘a Madonna (Mondadori, 2012) è l’ultima fatica letteraria dell’ingegnere-filosofo-scrittore-regista,, insomma di quella figura poliedrica che di nome fa Luciano e di cognome De Crescenzo. Chi mi segue sa che è uno dei miei preferiti e che ho letto quasi tutti i suoi libri. Ciò che mi ha sempre affascinata dello scrittore napoletano è il suo amore per i miti greci e per i personaggi omerici cui ha dedicato tanti libri. Fosse ‘a Madonna, anticipato da Tutti i santi me compreso, uscito lo scorso anno, segna una svolta nell’attività letteraria di De Crescenzo che, come già avvenne per altri titoli a carattere autobiografico in cui esprime al massimo il suo legame con la città natale, Napoli, lasciata molti anni fa, ma solo come luogo di residenza, per Roma (uno dei più noti è Così parlò Bellavista, che è anche il suo primo romanzo, oppure Sembra ieri o quello più propriamente autobiografico Vita di Luciano De Crescenzo scritta da lui medesimo, citato anche in Fosse ‘a Madonna), mette da parte le antiche leggende pagane per immergersi nel mondo reale, benché animato da santi e personaggi cristiani.

Si potrebbe pensare che i due ultimi titoli segnino il passaggio dal paganesimo al cristianesimo, come atto di fede dell’autore, quasi una conversione da terza età. E invece no. De Crescenzo non si definisce credente ma “sperante”. Ecco come descrive la propria posizione nei confronti della fede:

[…] in generale io penso che sono presuntuosi quelli che dicono di avere fede o di non averne. Come si può affermare, senza alcun dubbio, di credere nell’esistenza di Dio, oppure di essere assolutamente certi che non esista? Io preferisco praticare il Dubbio Positivo. Positivo perché ho sostituito il verbo credere col verbo sperare. Io spero che Dio ci sia e ho paura che non ci sia. Dubitando, chiedendomi così spesso se Lui c’è veramente oppure se non c’è nulla, alla fine è come se stessi continuamente in sua compagnia. Più di chi crede fermamente nella sua esistenza e non ci pensa più. (pag. 90)

Ma perché oggetto della sua riflessione è proprio la Madonna, la madre di Gesù? Be’, l’occasione gliela offrono proprio la sua terra, la sua città e i suoi concittadini, con i loro modi di dire che spesso hanno come oggetto proprio i santi (San Gennaro, in primis) e tutti i personaggi della Sacra Famiglia (un’esclamazione tipicamente napoletana, quando si vuole esprimere in un certo senso apprensione o incredulità, è “Gesù, Giuseppe, Sant’Anna e Maria”). Già, perché a Napoli dire “Fosse ‘a Madonna!” (con la dizione all’italiana, come sottolinea lo stesso De Crescenzo, anziché quella più comune in Campania, interessata dal rotacismo, Maronna) è come dire “Lo volesse il cielo!”. Ecco come ce lo spiega l’autore:

Quando un napoletano spera in qualcosa d’importante, ma di molto importante, dice sempre “Fosse ‘a Madonna!”, ovvero: “Lo volesse il cielo!”. Se poi le cose gli andranno davvero bene, il pensiero successivo non potrà che essere un “Lassa fa ‘a Madonna!”, ovvero un ringraziamento inviato direttamente alla madre di Gesù. (pag. 121)

Come si può descrivere questo libro? Non è un romanzo, non è nemmeno un saggio, è più che altro il risultato di una ricerca fatta dall’autore sulla madre di Gesù, partendo dalla tradizione evangelica, passando attraverso l’iconografia e approdando nel bel golfo di Napoli dove il nome di Maria si sente spesso intercalato nella parlata popolare. Ecco che De Crescenzo ci racconta quanto si apprende sulla vita di Maria dai vangeli apocrifi, essendo quelli canonici così scarni di notizie riguardo la Madonna, specie per quanto concerne il mistero della sua verginità. Poi ci accompagna alla scoperta, o riscoperta, naturalmente, delle immagini sacre con annessi miracoli più o meno noti, come ad esempio le Madonne che piangono o che appaiono. E grazie a De Crescenzo scopriamo, almeno io ne ero all’oscuro, che esiste anche una Madonna della ‘ndrangheta, oppure che l‘incantevole cittadina di Positano, che si affaccia su uno dei più bei golfi del meridione, quello di Amalfi, deve il suo nome proprio ad un’immagine “parlante” della Vergine che, trasportata su una nave, invitò i marinai ad approdare e a farla sbarcare su quelle incantevoli coste, con un’insistente invocazione: “Posa, posa”.

In conclusione, un libro che può sembrare insolito, specie se lo si considera scritto da un non credente (ma sperante!), caratterizzato, però, dallo stile ironico di sempre. Un misto tra ricerca storica e tradizioni popolari, arricchito dalla propria esperienza personale e dai ricordi d’infanzia che lo rendono certamente unico.

Confesso che non è tra i migliori testi di De Crescenzo, almeno tra quelli letti. Una lettura gradevole comunque, in grado di soddisfare anche qualche curiosità … ai credenti o ai non credenti, ma anche a quelli che, come De Crescenzo, possono definirsi speranti.

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