AUGURI A TUTTI CON “IL VECCHIO NATALE”, POESIA DI MARINO MORETTI

babbo natale camino
E’ sempre più difficile augurare Buon Natale. Ormai le recite dei bimbi alla scuola dell’infanzia e primaria sono bandite. I presepi non hanno miglior sorte dei crocefissi: negli edifici scolastici non c’è posto per loro. Pure la messa di Natale è vietata (in questo caso, però, sono d’accordo sulla scelta operata dal Dirigente Scolastico in questione).

Ricordo l’imbarazzo dei miei genitori di fronte al medico di famiglia che era di origine ebraica. Eppure augurare Buon Natale ad una persona che professa un’altra religione non dovrebbe essere sconveniente. I miei avevano scelto un’alternativa “politicamente corretta”, come si usa dire oggi: per non offenderlo, gli mandavano un dono augurandogli buon anno.

Questa festa in occidente è molto sentita e poco importa se ci si crede o meno. In fondo, è come un compleanno, un giorno in cui fare festa. A chi di noi non è mai capitato di essere invitato ad una festa di compleanno pur detestando cordialmente il festeggiato? Eppure ci siamo andati, in nome della buona educazione e della riconoscenza, ci siamo divertiti, abbiamo mangiato, bevuto, giocato … e così si fa a Natale.

Una cosa che non ho mai davvero apprezzato sono i regali natalizi. Li ho sempre sentiti un obbligo, mentre preferisco fare un regalo anche senza un’occasione speciale, solo per far sentire alla persona che lo riceve il mio affetto. Però devo ammettere che Babbo Natale, almeno per i bambini (sempre che ci credano ancora), ha il suo fascino e costituisce una tradizione che non si può ignorare. C’è qualcuno convinto che questo grosso babbo con la barba bianca e vestito di rosso stoni con la festività religiosa, e invece la sua figura è una rielaborazione laica del vecchio vescovo di Myra, San Nicola (o San Nicolò), tant’è vero che in America il nostro babbo viene chiamato Santa Klaus, nome che deriva direttamente da quello del santo.
Non dimentichiamo, inoltre, che l’usanza di scambiarsi i regali a Natale deriva proprio dall’evento religioso: infatti ognuno, secondo le proprie possibilità, portò dei doni al bambino Gesù.

Proprio ricordando il vecchio babbo dalla barba bianca che porta qualcosa a tutti, vi regalo una bella poesia di Marino Moretti dedicata al Vecchio Natale.

divisorio natale

marinomorettiMarino Moretti è un poeta molto trascurato, specialmente dai curatori dei manuali scolastici. Un poeta di serie B, parrebbe, eppure fa parte della corrente crepuscolare e fu grande amico di Palazzeschi. La poesia del poeta di Cesenatico è molto semplice, i suoi versi hanno perlopiù un carattere discorsivo e nascono dall’osservazione delle cose semplici della vita di tutti i giorni. Secondo me, Moretti è uno dei poeti che meglio incarna quel fanciullino pascoliano che porta il poeta a descrivere il suo mondo con lo stupore e l’ingenuità tipica dell’età infantile.
Chiaro esempio dello stile morettiano è anche la poesia “Il vecchio Natale” che dedico a tutti i lettori:

Mentre la neve fa, sopra la siepe,
un bel merletto e la campana suona,
Natale bussa a tutti gli usci e dona
ad ogni bimbo un piccolo presepe.

Ed alle buone mamme reca i forti
virgulti che orneran furtivamente
d’ogni piccola cosa rilucente:
ninnoli, nastri, sfere, ceri attorti…

A tutti il vecchio dalla barba bianca
porta qualcosa, qualche bella cosa.
e cammina e cammina senza posa
e cammina e cammina e non si stanca.

E, dopo avere tanto camminato
nel giorno bianco e nella notte azzurra,
conta le dodici ore che sussurra
la mezzanotte e dice al mondo: È nato!

RIVOLGO A TUTTI UN AFFETTUOSO AUGURIO DI

Buona natale babbo

[immagine Babbo Natale da questo sito; divisorio da questo sito; scritta Buon Natale da questo sito]

TRADIZIONI DI NATALE: L’ALBERO


Come vuole la tradizione, l’8 dicembre, giorno in cui la Chiesa festeggia l’Immacolata Concezione di Maria Vergine, nelle case si allestisce l’albero di Natale. È una tradizione che viene dal nord, lo sanno tutti, soprattutto se consideriamo che l’abete appartiene alla famiglia delle conifere che fanno parte dell’ambiente naturale della taiga. Quest’ultima rappresenta la vegetazione caratteristica delle zone molto fredde, quelle che si trovano in prossimità del Circolo Polare, nonostante le conifere crescano anche a diverse latitudini, ad altitudini piuttosto elevate. Ed è per questo che le troviamo anche nelle nostre Alpi.

Una tradizione, quella dell’albero natalizio, apparentemente estranea alla cultura cristiana, cattolica in particolare.
Si tramanda che l’albero di Natale sia stato allestito per la prima volta in Germania nel 1611. Si racconta che la duchessa di Brieg avesse già preparato tutto nel suo castello per festeggiare il Natale ma che un angolo del salone le fosse apparso vuoto. Uscì allora nel parco per cercare qualcosa di adatto e trovò un piccolo abete. Lo fece trapiantare in un vaso e trasferire nel salone.

Ma, leggende a parte, è una tradizione che affonda le sue radici proprio in ambito cristiano. Pare, infatti, che si debba attribuire a San Bonifacio, nato in Inghilterra nel 675 e morto martire in Germania nel 754.
Egli, missionario nei dintorni di Geismar, nella Germania settentrionale, notò alcuni pagani che adoravano una quercia per preparare il sacrificio del piccolo principe Asulf al dio Thor. San Bonifacio li fermò ed abbatté la quercia, al posto della quale apparve un abete. Il santo, allora, spiegò al popolo che l’Abete, sempreverde, era l’albero della vita e che rappresentava Cristo. Da quel momento l’abete rappresentò l’albero di Natale.
Da allora, nella tradizione cristiana l’albero di Natale è “l’albero cosmico“, cioè la manifestazione divina del Cosmo, dove le luci rappresentano Cristo che illumina l’umanità (in quanto Gesù è la luce del Cosmo) e i doni e le decorazioni simboleggiano la sua generosità verso gli uomini.

Sembra, addirittura, che l’abete fosse uno degli alberi del giardino dell’Eden.
Una leggenda narra che l’abete è l’albero della Vita, di biblica memoria, le cui foglie si avvizzirono ad aghi quando Eva colse il frutto proibito e non fiorì più fino alla notte in cui nacque Gesù Bambino.
Secondo un’altra leggenda, Adamo avrebbe portato con sé, dopo essere stato cacciato dall’Eden, un ramoscello dell’albero del bene e del male, che più tardi avrebbe dato vita all’abete, usato per l’albero di Natale e per la Santa Croce.

Nell’ambito delle tradizioni popolari ritroviamo diverse leggende che cercano di spiegare, in modo più o meno fantasioso, la nascita dell’albero di Natale.
Una di queste racconta che quando nacque Gesù, anche gli alberi, come gli animali e come gli uomini, vollero offrirgli i loro doni per consolare la sua povertà.
Solo l’abete non aveva fatto la sua offerta perché non sapeva che cosa dare.
“Che cosa posso offrire, io, al Bambino?” chiese agli altri.
“Tu!” – risposero – “Tu non hai nulla da offrire. I tuoi aghi aguzzi pungerebbero il bimbo, e le tue lacrime sono appiccicose di resina.”
Il povero abete si senti molto infelice e disse con tristezza: “Avete ragione. Non ho proprio niente che sia degno di essere offerto al Bambino.”
Un angelo, udendo quelle parole, ebbe compassione dell’abete così umile e decise di aiutarlo. Chiese, allora, ad alcune stelle, che brillavano nel cielo, di scendere e di posarsi sui rami dell’abete. Esse ubbidirono e il grande albero ne fu tutto illuminato. Il Bambino Gesù lo vide e i suoi occhi brillarono di gioia, rendendo felice l’abete che aveva potuto offrire anche lui il suo dono.
Molti anni dopo, le persone che conoscevano questa storia presero l’abitudine di far brillare in ogni casa, la vigilia di Natale, un abete carico di candele accese, come quello che aveva brillato davanti al presepio. (LINK della fonte)

L’abete natalizio può essere decorato in modo molto vario, ma l’aspetto più tradizionale vuole che dai suoi rami pendano i gingilli, ovvero le “palle” colorate. Anche questa tradizione ha un suo perché. Si racconta, infatti, che a Betlemme c’era un artista di strada molto povero, tanto da non avere nulla da offrire in dono a Gesù Bambino. Non sapendo che fare, si recò dal Bambinello e fece ciò che sapeva fare meglio, il giocoliere, e lo fece ridere.
Questa leggenda spiega il perché ogni anno sull’albero di Natale appendiamo le “palle” colorate: per ricordarci delle risate di Gesù Bambino. (LINK della fonte)

La magica atmosfera che si crea con gli addobbi natalizi, in particolare con l’abete, ha ispirato anche poeti e scrittori. Guido Gozzano, ad esempio, racconta questa leggenda:

Viveva un tempo, nella Foresta Nera, un uomo di nome Andrea, che fabbricava oggetti di legno intagliato: cucchiai, forchette e bambole.
Lavorava molto, ma guadagnava poco per mantenere la moglie e i due figlioletti.
Un anno lavorò moltissimo per tutta l’estate e per tutto l’autunno, senza riposo, finché venne l’inverno. Voleva portare tanti soldi a casa e fare due bei regali ai suoi bambini, per il Natale.
Andrea partì dunque, due giorni prima di Natale, con la slitta stracarica di cucchiai, di forchette e di bambole e traversò la foresta coperta di neve.
Riuscì a vendere tutto ai signori della città ed era felice perché aveva incassato cento monete d’argento e cinque monete d’oro.
Comprò i regali per i suoi bimbi e riprese la via del ritorno, attraverso la Foresta Nera.
Ma venne una bufera di neve e Andrea si smarrì..
Tic tic tic!
Chi è? Chi mi cerca?
Sono io, signor scoiattolo!
Chi io?
Il picchio che picchia. Ho bisogno di un consiglio.
Poco lontano da qui, ho visto Andrea nella bufera. Ha perduto la strada di casa.
È disperato. Bisogna aiutarlo.
Come si fa? – disse lo scoiattolo.
Ci vorrebbe un lume. Aspetta! Ho una idea. Va’ a chiamare tutti i tuoi fratelli, i picchi che picchiano, poi andrete insieme nella chiesa della città a prendere le candele accese.
Subito il picchiò andò a chiamare i picchi suoi fratelli e tutti insieme volarono fino alla chiesa della città dove la gente aspettava la mezzanotte di Natale.
Nessuno sa come la porta si aprì. I picchi raggiunsero l’altare, presero ciascuno una candela accesa uscirono uno dopo l’altro.
Anche la gente, rimasta al buio, uscì dalla chiesa. Qualcuno gridò: – Guardate! I picchi con le candele accese si dirigono verso la Foresta Nera!
E fu così che Andrea vide venire avanti tanti piccoli lumi. I lumi si posero sulla punta dei rami dell’abete, sotto il quale Andrea, sfinito e quasi morto, si era rifugiato.
Tutta la foresta intorno si illuminò.
L’uomo si alzò, si guardò intorno meravigliato e gridò con gioia:
Ecco la mia casa, laggiù, fra gli alberi!
Da allora tutti vollero che l’albero di Natale fosse illuminato.
(LINK della fonte)

Infine, ricordo che quand’ero bambina cantavo, alle recite scolastiche, la canzone “O ALBERO” (titolo originale O TANNENBAUM). Eccone una delle tante versioni, quella che mi ricorda maggiormente la “mia”:

O albero, o albero,
risplendi nella notte!
Le luci tue scintillano,
come le stelle brillano.
O albero, o albero,
risplendi nella notte!

Fra i canti degli arcangeli
ritorna il bambinello.
I rami verdi toccano
la capannina di cartone
l’albero illumina
la culla del Signore.

S’innalzano, risuonano
i canti di Natale.
La loro dolce musica
giunge fra tutti i popoli.
Ripete ancor agli uomini:
giustizia, pace, amore
.

Ed ora corro a preparare l’albero … troppo intenta a ricercare le leggende natalizie, mi ero scordata che è arrivato il momento di allestire anche il mio abete!

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[la foto dell’albero del Rockfeller Center è tratta da questo sito]