10 luglio 2013

SE L’ABITO NON FA IL MONACO E GLI SHORTS NON FANNO LA SGUALDRINA

Posted in adolescenti, donne, famiglia, figli, moda, società, spettacolo, Uomini e donne, violenza sessuale tagged , , , , , , , , , , , , a 6:37 pm di marisamoles

lato b
Da un po’ di giorni fa discutere sul web una riflessione dello scrittore Marco Cubeddu sulla moda femminile dell’estate: indossare gli shorts, non solo per andare in spiaggia, ma anche in città.
La perplessità di Cubeddu, che scrive sulle pagine del quotidiano Il secolo XIX, nasce dall’aver osservato che questo capo di abbigliamento è particolarmente amato dalle giovanissime. Così racconta:

Qualche settimana fa ero a Roma, per lavoro. Trascorrevo la pausa pranzo a Villa Borghese, sdraiato su una panchina. Quando, a un certo punto, sono stato travolto da una nube di “quartine” in shorts. Con “quartine”, a Roma, si intendono quelle di quarta ginnasio, cioè quattordicenni. Era appena finita la scuola. E le strade si sono riempite di ragazzine di 2a e 3a media. Non solo in shorts, ma anche in “minishorts” (il jeans arrivava molto più in alto della fine dei glutei). Alcune si toglievano le magliette e restavano in reggiseno. Altre, con le magliette bagnate per i gavettoni, il reggiseno non lo indossavano.

Qualche tempo dopo Cubeddu racconta l’episodio mentre è in compagnia di amici. Una delle donne presenti commenta: “non possono lamentarsi se poi le stuprano”.

Questa è la frase incriminata da cui subito Cubeddu prende le distanze osservando: Ovviamente, non esiste e non deve esistere nessuna giustificazione o attenuante per azioni tanto barbare.

Ecco, secondo me il punto è questo: non è l’abito che fa il monaco, quindi non sono gli shorts a fare le sgualdrine, ma è la mente malata di certi uomini il problema.

Io ho vissuto la mia adolescenza negli anni Settanta. Chi li ricorda, avrà notato che nella moda ci sono i corsi e ricorsi storici. E questa è l’estate del revival degli shorts, delle zeppe (che non piacciono agli uomini ma tanto a noi checcene …) e dei gonnelloni. Si va da un estremo all’altro: o troppo coperte o troppo scoperte, o rasoterra con le espadrillas o arrampicate sulle zeppe, preferibilmente quelle di corda. proprio come si usava negli anni Settanta e nel mio guardaroba e nella scarpiera avevo mezze dozzine di esemplari di ciascuna specie.

Ora sono certa che qualcuno dirà: ma erano altri tempi. Sicuramente: erano tempi in cui si poteva girare tranquillamente in shorts senza che uomini in calore ci sbavassero dietro. Si limitavano a guardare e ad apprezzare (chi non ha ricevuto almeno un complimento dai tanti militari di leva che allora giravano a frotte in città?). Guardare e non toccare, come il cartello che gli ortolani esponevano sulle merci fresche di giornata.

Erano altri tempi soprattutto per ciò che riguarda gli orari d’uscita delle giovanissime.
Cubeddu nel suo post si riferisce ad un’osservazione fatta a Villa Borghese in pausa pranzo. Credo che in quella circostanza le ragazzine in pantaloncini non avessero nulla da temere. Diverso è il discorso se parliamo di discoteca e uscite notturne.

Una cosa è incinfutabile: noi ragazzine degli anni Settanta non potevamo uscire la sera dopo cena, a meno che non fossimo accompagnate da persone adulte. Io ho un fratello maggiore di sei anni e spesso al mare, perché in città non era pensabile uscire la notte, mi era permesso andare con lui e i comuni amici (non che lui ne fosse felice, intendiamoci!).

Ora pare che le giovanissime abbiano tutti altri orari. Questo, tuttavia, dipende dall’educazione ricevuta in famiglia e dalla fiducia che si ripone nella prole, ovviamente. Io non ho figlie femmine ma ho avuto le mie belle gatte da pelare con i figli adolescenti che volevano uscire tutte le sere d’estate. Un vero e proprio braccio di ferro. Figuriamoci con le femmine …

Per convincere i genitori, le ragazze che fanno? A volte s’inventano accompagnatori più grandi e anche qui mi pare il caso di dire che ai miei tempi eventuali “accompagnatori” dovevano presentarsi ai genitori, preferibilmente ben vestiti e con modi gentili, e solo dopo lunga e attenta ispezione da parte della madre, più che da quella del padre, si poteva strappare un consenso che aveva, comunque, carattere eccezionale. Uno strappo alla regola, nulla di più. Ma ora? Ho l’impressione che questa eventualità sia da scartare perché verrebbe considerata una vera e propria onta da parte della ragazzina in questione che, con aria da vittima incompresa, sarebbe ben pronta ad obiettare: ma non vi fidate di me!

La maggior parte delle volte, però, l’opzione preferita è quella del “così fan tutte“. Quindi, se tutte le 14-15enni possono uscire la sera e andare in discoteca, che problema c’è? Il problema è che se tutte son pronte a dire che le altre possono, nessun genitore, a meno che non ingaggi un investigatore, sarà mai in grado di verificare che le altre mamme e gli altri papà permettono alle loro figlie di uscire la sera e fare le ore piccole.

belen shorts
Tornando all’abbigliamento, il problema basilare è, a mio parere, quello dell’imitazione.
La moda, si sa, è contagiosa. Se sulle pagine delle riviste (non solo, anche quelle dei quotidiani on line più seguiti) si vedono attrici e cantanti che vanno a fare shopping indossando short striminziti – comprese le neomamme come la Rodriguez che, tuttavia, credo sia più invidiata dalle mamme normali, quelle che a fine gravidanza si trovano ancora dieci chili da smaltire e una pancia che sembrano ancora al quinto mese, che imitata dalle ragazzine – è palese che quel capo d’abbigliamento sia il preferito dalle giovanissime. Se la moda fosse quella di andare in giro con il burqa, sarebbe lo stesso.

A questo proposito, Cubeddu osserva: Siamo così convinti che mettersi il velo sia prigione e i minishorts siano libertà? No, non lo siamo, almeno io non lo sono.
La questione è culturale: una donna che indossa il velo lo fa, nella maggior parte dei casi, perché costretta ma nello stesso tempo convinta che sia la cosa più giusta da fare. Dicono che il velo preservi da sguardi indiscreti e che garantisca alle donne la rispettabilità che meritano. Su questo si potrebbe discutere fino a domani ma è fin troppo evidente che i punti di vista sarebbero antitetici perché la cultura che abbiamo noi in occidente non collimerà mai con quella orientale, specie quella dei Paesi islamici.

Detto questo, mi chiedo: gli shorts sono sinonimo di libertà? Secondo me lo sono come qualsiasi altro capo di abbigliamento che scegliamo di indossare. Purché il luogo sia quello adeguato.
Ad esempio, come non approvo che i maschi si presentino a scuola con i bermuda, allo stesso modo non gradirei vedere le ragazze con gli shorts nei corridoi scolastici. Uso il condizionale perché in effetti non ne ho mai vista una. Se lo facessero (ammesso che il dirigente non ponga un veto come ha fatto qualcuno per i bermuda maschili e per i leggins indossati dalle femmine), più che di libertà si tratterebbe di provocazione. In quel caso l’abbigliamento verrebbe sentito come sfida e sarei quasi d’accordo con l’osservazione fatta dall’amica di Cubeddu.

Ma quando, qualsiasi sia la moda, ciò che si indossa viene portato con naturalezza, seguendo le tendenze, pur senza lasciarsi andare all’omologazione, e preferibilmente con buon gusto (insomma, con qualche chilo in più e la cellulite strabordante sarebbe il caso di rassegnarsi ai gonnelloni piuttosto che portare i pantaloncini), non si tratta di provocazione né di libertà. Non dobbiamo criminalizzare la moda né pensare che un abito sia più conveniente di un altro. I veri criminali sono quelli che vedono malizia dove non c’è e soprattutto pretendono di avere con la forza ciò che non si limitano a guardare e apprezzare.

[LINK della fonte; immagine da questo sito]

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8 commenti »

  1. Io sono invece d’accordo con l’affermazione della donna: spesso certe ragazze se le vanno a cercare le brutte situazioni. Ora non è il caso dell’episodio di Villa Borghese, ma se lo stesso atteggiamento fosse stato tenuto la sera da un gruppo di sole ragazze, beh care mie, non vi lamentate. Ovvio che coloro che compiono stupri non sono in alcun modo da giustificare (anzi, secondo me sono davvero esseri spregevoli ed abietti), però sicuramente potrebbero essere tenuti più a bada se le giovani evitassero certi tipi di vestiti ed atteggiamenti.
    Io sono la prima che indossa gli shorts perché li trova estremamente comodi e freschi in estate (i jeans non li posso soffrire con il caldo ed infatti, nel caso mi servano pantaloni lunghi, opto per altri tessuti), ma lo fa con un certo criterio: se esco con il mio ragazzo, per esempio, o se so magari di andare in un luogo affollato e non dover camminare a lungo per strada. E poi, perdonami, ma il fatto di restare senza reggiseno o comunque senza maglietta è indicibile. Se le cercano proprio, non c’è niente da fare.

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  2. Diemme said,

    Alt alt alt! Ci sono colpe, concorsi di colpa, semplici responsabilità e imprudenze che espongono a dei rischi.

    MI ricordo una storiella letta su un libro, probabilmente di psicologia, di una donna che viene invitata dal marito a raggiungerlo attraverso un luogo pericoloso, per mettere alla prova la sua devozione. La donna chiede a una persona del luogo di accompagnarla per proteggerla, ma questa si rifiuta mi pare perché non voleva incontrare il marito; la donna quindi si avventura da sola. Durante il percorso la donna viene uccisa: di chi è secondo voi la colpa? C’è chi risponde del marito che l’ha costretta a quel percorso, c’è chi dice che è dell’altra persona che non l’ha voluta accompagnare, e chi dice che è delle donna perché è stata imprudente: ci credete che praticamente nessuno risponde che la colpa è dell’assassino? Da lì si passa al distinguo tra colpa e responsabilità. Insomma, se io lascio un portafogli, magari aperto e con del denaro dentro sul tavolo esterno di un bar del centro, e quando ripasso, ovviamente, non lo ritrovo, di chi è la colpa? Del ladro, sicuro, ma diciamo pure che me la sono andata cercando!

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  3. é sempre molto complicato parlare di mode. La moda è irrazionale, ha un qualcosa di mistico, di religioso. Ogni anno mi accorgo delle mode, tra ragazzi, ma soprattutto ragazze, guardando il proliferare di un determinato capo di abbigliamento o accessorio. La moda costituisce l’identità di molte persone adolescenti e non solo. Mi sembra che per molti rappresenti una divisa, un bel po’ omologante. Quando vedo ragazze cicciottelle indossare i leggings, mi pongo delle domande. Fino a che punto deve intervenire la razionalità in queste scelte? La scuola è ancora uno spazio “protetto” dove adottare un certo codice di abbigliamento, per tornare ad un altro degli argomenti che poni, con molta efficacia, nel tuo blog. Credo che certe mode siano anche carine, se seguite con buon gusto. Quando di una persona mi accorgo ,prima di tutto, di come veste e poi della persona,c’è qualcosa che non quadra. La moda non deve superare la persona, perché è sempre la persona che fa l’eleganza e non il contrario.
    Credo che la scuola debba restare un luogo protetto. Personalmente non sopporto la vista di mutande o sederi che spuntano da pantaloni, quest’anno mi è capitato di vederne, ma anche gli anni scorsi. Io cerco di far capire che bisogna prestare attenzione anche a quei particolari, ma dipende anche dalla scuola. Se il preside non interviene, diventa difficile reprimere.

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  4. maryonn said,

    A quell’età non si rendono conto di essere provocanti. Mia figlia minore indossava shorts e pantaloncini attillati a quell’età, io non ci facevo caso e mia figlia più grande mi ha fatto notare che secondo lei era eccessiva la cosa. Aveva timore per la sorella più piccola, le abbiamo parlato insieme ed ha capito.
    Comunque è un peccato che le ragazzine non si possano esprimere liberamente, io negli anni 70 dopo aver messo un paio di volte la minigonna e aver ricevuto complimenti molto pesanti mentre andavo a scuola a Venezia non ho più avuto il coraggio di farlo. Le mie compagne non si facevano scrupolo, ma io non sopportavo certi sguardi e certe parole. Anche in quegli anni il maschilismo era imperante.

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  5. marisamoles said,

    @ Scrutatrice

    Certo che sei più severa di me nei giudizi … e dire che potrei essere tua madre. 🙂

    @ Diemme

    Io, però, mi riferivo a delle ragazzine che in pieno giorno stanno al parco. Non trovo disdicevole un abbigliamento del genere, sarebbe grave se ogni volta, prima di uscir di casa, si pensasse all’eventualità di essere molestate perché vestite in un certo modo.
    Il problema, come ho detto, sono i maniaci, le menti malate, non le ragazzine che indossano gli shorts.

    @ Michele

    Come ho detto qui e altrove, a proposito di mode, non si può prescindere dal buon gusto.
    «è sempre la persona che fa l’eleganza e non il contrario». Verissimo.

    @ maryonn

    A proposito di anni Settanta, mi è venuto in mente un fatto. Avevo un compagno di scuola che viveva all’interno dell’ospedale militare, in quanto suo padre faceva il farmacista lì e aveva a disposizione un alloggio (un signor alloggio, direi!). All’entrata, ovviamente, c’erano dei soldati a far la guardia. Be’, il papà farmacista del mio compagno, quando arrivavo, mollava tutto, veniva a prendermi e mi accompagnava fin dentro casa. 🙂

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  6. Valentino said,

    La mia opinione da maschio (visto che qua si sono espresse soltanto la gentil sesso debole) e di dare un certo percentuale di ragione al’ “non possono lamentarsi se poi le stuprano”. Mi spiego.
    Vede @marisa, sono uomo, e in quanto tale sono fatto “anche” di istinti. Vediamo un po. Se una donna si veste decentemente ma con gusto io apprezzo la sua bellezza. Perché è quella che ispira. E’ quella che lei (la sua presenza) mi si affaccia. Se la stessa donna mi contraddice con argomenti forti e validi, in qualche discorso acceso, allora io apprezzo la sua intelligenza. Perché (anche qui) è quella che ispira. Quindi bellezza e intelligenza.
    Ma se una donna mi si affaccia con una scolatura esagerata, oppure con i short come nella tua foto, mi dispiace @marisa, ma per quanto sono io educato, e per quanto vorrei ignorare non riesco a vedere ne la bellezza, ne l’intelligenza o cultura. Anche perché…. vestita cosi non esprime un’apparizione colta o bella. Ma puramente sessuale. Ricordo un discorso tra due ragazze che provavano delle gonne (credo). Io mi trovavo nella cabina accanto a provare un abito. Senza volere li sentivo. Sai che mi ha scioccato di più? Una sola frase.
    – E ma cosi non si vede niente….
    Capisci @marisa? Si doveva “vedere”. Altrimenti non valeva nulla il suo abito. Quindi…. dimmi te…….. perché sarei io uno “schifoso sbavante maiale depravato” se una ragazza fa tutto il possibile che io sia cosi?
    P.S. Mi è successo qualche tempo fa. Mi trovavo fermo col camion al Autogrill di tangenziale di Mestre. Mentre approfittavo della pausa di riposo mi recai dentro il servizio pubblico per piccole necessita. Ma mentre mi lavavo le mani compare da una delle cabine…. una donna. 😯 Non dissi niente, ma lei si spiego che il bagno delle donne era al completo e che non c’è la faceva.
    – Io capisco – dissi mentre asciugavo le mani – ma pensi se io avrei fatto la stessa cosa al bagno delle donne? Cosa mi sarebbe successo?
    Ed uscii senza aspettare una risposta.

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  7. espress451 said,

    Non commentabile l’uscita della donna presente al racconto di Cubeddu. Sull’abbigliamento da indossare gusto e contesto dovrebbero fungere da spartiacque, ma il gusto si è perso nel passaggio di generazione e il contesto ti chiedono cosa sia. Quindi…
    Un abbraccio, Es.

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  8. frz40 said,

    Tutto vero, tutti giusto, “non deve esistere nessuna giustificazione” ma io eviterei di mettere la paglia intorno al fuoco. Nell’interesse della paglia, beninteso.

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