I NONNI

mamma e nonna
Il 2 ottobre si celebra la Festa dei Nonni, introdotta in Italia con la Legge 159 del 31 luglio 2005, quale momento per celebrare l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale. Dato che quest’anno la ricorrenza cade durante la settimana, la celebrazione è stata anticipata ad oggi, domenica 28 settembre.

Questa mattina in piazza San Pietro a Roma, proprio per ricordare questi “pilastri” della famiglia, Papa Francesco ha incontrato i fedeli e, per l’occasione, ha voluto la presenza del Papa emerito Benedetto XVI. Bergoglio, parlando della presenza di Ratzinger in Vaticano, una volta si espresse così: “È come avere il nonno a casa”. Quindi oggi il predecessore di papa Francesco non poteva mancare.

Io non amo molto le feste della mamma, del papà, della donna, San Valentino … sono feste consumistiche, nate per far muovere i soldi. Non credo ci sia bisogno di una festa per pensare a queste importanti figure nella vita di ciascuno, all’amore, all’orgoglio di essere donna. Tutti i giorni dobbiamo ricordarcene.
E ciò credo sia valido anche per i nonni, pertanto questa ricorrenza mi dà solo l’occasione per riflettere sui nonni e sulla loro importanza nella vita di ognuno di noi. Anche quando non ci sono più.

Io ho conosciuto soltanto una nonna, la mamma di mia mamma. Si chiamava Caterina – che poi è anche il mio secondo nome e devo dire che lo preferisco al primo – ma tutti la chiamavano Tina (nella foto sotto il titolo è in compagnia della mia mamma, a passeggio per il Corso Italia a Trieste). Per me era semplicemente “nonna”, visto che era l’unica e non c’era bisogno di nominarla per non confondersi con l’altra, nonna Vincenza, che è mancata poco prima delle nozze dei miei genitori.

Nonna era una donna autoritaria, esigente, con le sue idee … era siciliana, e pure dell’800, quindi le sue idee erano proprio particolari, distanti dalle mie e da quelle delle nuove generazioni.
Viveva con noi e dettava legge. Si pranzava e cenava all’ora che lei preferiva (sempre troppo tardi, per i miei gusti), si usciva se le andava, altrimenti si rimaneva a casa. Quando ho preso la patente sono automaticamente diventata la taxista di casa e la cosa non mi garbava affatto, io non ho mai amato guidare.

Io avevo un caratteraccio e con nonna gli scontri erano quotidiani. Naturalmente parlo di quando ero adolescente ma le cose non cambiarono poi tanto quando divenni adulta. Io ero trasgressiva e non sopportavo che qualcuno dicesse cosa dovessi e cosa non dovessi fare.
Per fare un esempio, quando ho avuto il mio primo ragazzo, lei si era messa in mezzo e aveva cercato di allontanarlo dicendogli; “Lascia stare mia nipote, è piccola e deve giocare con le bambole!”. Ora, ditemi voi se una non si deve incavolare … ero effettivamente molto giovane ma sapevo ciò che facevo e di certo avevo smesso di giocare con le bambole da un pezzo.

Mia mamma e mio papà le davano sempre ragione, così anche mio fratello, io quasi mai. I miei genitori per rispetto, mio fratello per convenienza. Lui aveva sempre capelli e barba lunghi e a mia nonna non piacevano. Così lei gli diceva: “Tieni 5 lire e vai dal barbiere”. Peccato che gli allungasse una banconota da 5000 lire, non una monetina da 5, che gli sarebbero bastate per andare dal barbiere almeno un paio di volte. Lui intascava e non ci andava, finché nonna non gli dava un’altra banconota, pensando di non avergliela data, e lui finalmente si faceva tagliare barba e capelli.

Ora non vorrei che si pensasse che con me nonna non fosse generosa. Nonostante la trattasi spesso male, lei era sempre pronta a comprarmi qualcosa. Quelle rare volte in cui mia mamma si rifiutava di accontentarmi, ci pensava nonna. Immagino che poi, in separata sede, facessero discussioni a non finire.
Caterina era orgogliosa di me, dei miei studi, del mio lavoro (le prime supplenze le ho fatte quando lei c’era ancora) e mi spiace che non abbia potuto vedermi laureata e sposata. Nonostante chiamasse mio marito – allora fidanzato – “coso”, fingendo di non ricordarsi il nome, so che lui le piaceva. E poi ero grande quando l’ho conosciuto, avevo superato da un pezzo l’età dei giochi con le bambole.

teo max nonni

I miei figli (nella foto sopra siamo in compagnia dei miei genitori) sono stati fortunati perché hanno potuto godere dei quattro nonni per molto tempo. Ora sono rimasti solo i miei genitori, anche se li vedono poco. A me dispiace perché so che non potranno godere della loro compagnia all’infinito e anche perché sono sempre stati per loro “nonni a distanza”, dato che viviamo in due città diverse.

Le nonne – Mariuccia (mia mamma) e Marcella (mia suocera) – erano rispettivamente “la nonna delle tute da ginnastica” e “la nonna delle scarpe”. Non che facessero solo questi regali, ma ad ogni cambio stagione le tute e le scarpe erano appannaggio loro.
A proposito di scarpe, devo raccontare un aneddoto. Per i primi anni, io compravo le scarpe e mia suocera mi dava l’importo dovuto. A un certo punto, non ho mai capito perché, ha iniziato a darmi i soldi e con quelli avrei dovuto arrangiarmi. Forse pensava che io spendessi troppo per le scarpe – non era affatto un problema di soldi, le possibilità le aveva, piuttosto una questione di principio -, fatto sta che la prima volta che mi diede la busta con l’importo, all’interno ritrovai esattamente metà della cifra che ero solita spendere. Il mio secondogenito, che è sempre stato un bimbo ciarliero (ora lo è molto meno) e sveglio (lo è ancora …), la prima volta che mia suocera, invece di rifondermi, mi consegnò la busta con il denaro, mi chiese se quelli fossero i soldi per le scarpe. Io purtroppo ho un bruttissimo vizio: penso ad alta voce. Fu così che replicai: “Veramente questi bastano per una sola scarpa”. Poi mi morsi la lingua ma era troppo tardi. Invano raccomandai al piccolo – poteva avere 4 o 5 anni – di non riferire alla nonna quanto avevo detto, pensando ad alta voce. Alla prima occasione d’incontro con nonna Marcella, le mostrò le scarpe nuove e disse: “Tu hai pagato la scarpa destra, l’altra l’ha comprata la mamma”. Avrei voluto sprofondare … 😦

I nonni – Vittorio (mio papà) e Silvo (mio suocero) – erano, invece, i “nonni bancomat”. I miei due demonietti sapevano bene come ruffianarseli ed ottenere una mancia. Raramente erano servizievoli ma in certe occasioni sfoggiavano tutte le abilità che pensavo non avessero e che invece tenevano ben nascoste.
Anche crescendo, le cose non sono cambiate. Io mi arrabbiavo sempre quando chiedevano soldi ai nonni, specialmente a mio suocero. Dicevo: i nonni non sono dei bancomat. In realtà a loro non pesava dare qualche banconota ai nipoti, ero io che trovavo disdicevole il solo pensiero che l’affetto si potesse comperare. D’altra parte, non vivendo nella stessa città, è anche vero che quello con i nonni per i miei figli era un rapporto occasionale, non c’era la possibilità di frequentazione quotidiana o settimanale, non c’è mai stato un rapporto speciale fra loro. Ora che sono grandi, si può dire che i nonni li vedano una o due volte l’anno e questo mi rammarica molto.

Ecco, queste sono le riflessioni che la Festa dei Nonni ha suscitato in me.
I Nonni ci sono sempre, anche quelli che non abbiamo mai conosciuto o quelli che ci hanno abbandonato. Sono le nostre radici, noi siamo i rami del loro albero e questo non dobbiamo mai dimenticarlo.

Un ultimo pensiero alla mia amica Isabella che da poco è diventata la nonna felice di Arianna. A lei va il mio pensiero speciale, a lei e a tutti i nonni il mio abbraccio.

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9 thoughts on “I NONNI

  1. Io ho la fortuna di avere ancora tutti e quattro i nonni, con qualche acciacco ovviamente e con qualche problemino qua e là. Ma il pensiero di averli “vivi” mi fa allontanare da quello di perderli, cosa che ingenuamente vedo come una remota possibilità.

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  2. Allora , comincio col dire che nella foto di tua nonna che porta a spasso la tua mamma, ho l’impressione che , almeno ricordando la foto con le tue compagne di scuola, le assomigli molto. Poi debbo dire che questo racconto sui ”nonni” è senz’altro uno stralcio di vita che mi ha riportato indietro nel tempo. Quasi quasi mi viene voglia di raccontare qualcosa a riguardo anche a me. Per quanto riguarda l’insieme del quadretto familiare con anche i tuoi figlioletti, niente di più bello. E fortissimo l’aneddoto sul più piccolo dei due. Ho riso a crepapelle. Sei un’amica splendida e questo regalo che mi hai fatto di un pò di te, è davvero speciale. Speriamo che ora nel ruolo nuovo di” nonna” mi possa muovere con amore e intelligenza, due cose che secondo me vanno di pari passo per evitare intrusioni esagerate. Ciò non toglie che i ”nonni” sono una razza a parte. Ti abbraccio forte con un grazie per tutto, ”gigantesco”. La tua amica Isabella

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  3. Sono tutta dalla parte di tuo figlio, ha fatto bene a cantargliele! Ogni tanto le persone hanno di queste fisime. Ricordo che mia nonna comprò la cucina nuova a mia madre, con le quattro sedie in dotazione. Non ne volle sapere di comprare anche la quinta (la nostra famiglia è composta di cinque persone!), perché nel suo budget c’era la cucina base, punto.

    A me regalò diecimila lire per un orologio, che però ne costò dodici: quando mi chiese se l’orologio che indossavo era quello che mi aveva regalato lei, le risposi (più o meno come tuo figlio): “Nonna, tu non mi hai regalato nessun orologio, mi hai regalato diecimila lire! Io ci ho messo il resto e ci ho comprato l’orologio che sì, è questo!”.

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  4. Io ho ancora 2 nonne, molto anziane, novantenni, a cui voglio molto bene. Sono curve, una non cammina più, l’altra quasi non vede più, entrambe sentono poco, però sono quasi sempre lucide anche se una più di un’altra. Loro affermano sempre di voler morire ma io non credo che lo vogliano veramente, si vede da come mangiano di gusto, da come piace loro ascoltare quello che gli viene detto, dal bene che vogliono ai figli e ai nipoti. Una delle 2 evita sempre di prendere medicine se non ha fortissimi dolori perché teme che possano farle male e, visto l’età che ha raggiunto, forse non ha tutti i torti. L’altra ne ha prese molte di medicine, è stata operata molte volte, è stata molto in ospedale ma a novantanni c’è arrivata lo stesso anche se con più sofferenza. I nonni sono morti prima, uno quando io avevo 7 anni e l’altro invece da qualche anno. E’ stato bello aver conosciuto tutti e 4 i nonni ed averli frequentati molto per cui posso veramente dire che anche i tuoi figli sono fortunati. Ciao, bel post!

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  5. Io non ho conosciuto il mio nonno materno, ma ne ho sentito molto parlare; invece ero molto legata alla nonna che ha vissuto per anni a casa nostra. Meno legata ero ai nonni paterni, anche perché vivevano lontani e li vedevo poco.Devo però dire che, invecchiando, li ho molto rivalutati e li ricordo con affetto

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  6. @ Scrutatrice

    Goditeli finché puoi e non pensare al domani, come diceva Orazio nel suo carpe diem. 🙂

    @ Isabella

    Io non vedo tanta somiglianza con mia mamma, tutti dicono che ho preso più da mio papà. Se non altro ho gli occhi azzurri come lui. 😉
    Grazie a te per le belle parole che sempre mi riservi e se questo post ti ha ispirata, apri il cassetto della memoria e scrivi. Leggerò con piacere.
    Per ora, fresca nonna, goditi la tua nipotina perché questi sono tempi che non ritornano … almeno fino alla nascita del prossimo nipote. 😉

    @ Diemme

    Per mio figlio saresti una zia perfetta! 😉

    @ Valentina

    Mi spiace che tu non abbia potuto godere più a lungo della compagnia dei nonni. Sono più dei genitori, a volte. Poi dipende dai rapporti che si stringono.

    @ Trutzy

    Grazie a te per aver raccontato delle tue nonne.
    Un saluto da parte mia anche a loro.

    @ lilipi

    Sul fatto che invecchiando si rivalutino queste figure, sono perfettamente d’accordo. Mia nonna ci ha lasciati prima che potessi veramente capire l’importanza delle persone anziane in famiglia. Io ne ho colto, purtroppo, solo il fastidio.

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  7. Bé, mi ha innervosito un po’ di sentire parlare di nonni cosi’ al passato… comunque io ho fatto il mio dovere di nonno questa estate (ne abbiamo sei di nipoti…).
    La cosa più massacrante : Disneyland dalle 10 del mattino alle 22 di sera, col piccolo di sei anni che, ovviamente , nel bel mezzo dei fuochi di artificio, e della folla, oramai in piena notte, mi fà : «nonno devo fare pipi ! ». .. e, la più ridicola (qualche ora prima) : la foto (a pagamento) dove sparo con la pistola laser agli omini verdi dello spazio…
    Un consiglio , cercate di diventare nonni ancora giovani e in forze. Non so in passato, ma al giorno d’oggi è diventato estremamente faticoso.

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  8. @ Alberto

    Pensa che io, proprio perché è un tour de force e non amo quel tipo di divertimento, non ho mai portato i miei figli a Gardaland, che non è distante da qui. Ancora me lo rinfacciano. 😦
    I tuoi nipoti, se non altro, ricorderanno quei momenti esilaranti e teneri quando saranno più grandi e ti saranno grati per quella bella giornata trascorsa insieme.
    Temo che l’età dei nonni si stia alzando drasticamente: ormai i figli prima dei 40 anni sono una rarità … ci vogliono molte energie che nemmeno io alla mia età (che poi è quella in cui molte donne hanno figli sotto i 10 anni) ce la farei. Quindi non abbatterti e non innervosirti. 😉

    Buona domenica.

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