2 novembre 2011

TATUAGGI IN ORO: LA MODA DELL’AUTUNNO 2011. IO SO CHI LI HA INVENTATI …

Posted in attualità, Friuli Venzia-Giulia, lavoro, moda, Trieste, Università tagged , , , , , , , , , , , a 6:40 pm di marisamoles

ATTENZIONE: questo post era stato scritto all’inizio di settembre e pubblicato in forma privata in attesa dell’ok da parte dell’intervistato, ovvero l’inventore dei tatuaggi in oro. Visto che da allora ho atteso invano un suo cenno di assenso, ho deciso di pubblicarlo ugualmente, assumendomi la responsabiltà di ciò che ho scritto (specie nella parte dedicata all’intervista).
Buona lettura
!


In una nota canzone, tra i brani inseriti nella colonna sonora di un’altrettanto famosa pellicola cinematografica, la divina Marilyn cantava: Diamonds are a girl best friends. Senza aver l’ardire di contraddirla, un gioiello d’oro può anche bastare. Ancora meglio se lo si può cambiare anche tutti i giorni, o almeno una volta alla settimana. Sono impazzita? Assolutamente no. E per poter sfoggiare gioielli diversi con tale frequenza non è necessario essere delle ereditiere o aver sposato un uomo ricco, magari brutto e vecchio (bleah) come sognava Marilyn. Da oggi è sufficiente un tatuaggio in oro zecchino.

Già da un po’ nelle varie reti televisive imperversa un nuovo spot di una nota catena di gioiellerie. La testimonial è la bellissima Ilary Blasi che, detto fra noi, non avrebbe alcuna difficoltà nel cambiare un gioiello d’oro o di platino al giorno e potrebbe pure permettersi una cascata di diamanti da fare invidia a Marlilyn. Eppure lei, con voce sensuale ed estremamente convincente, al termine dello spot, mormora: “Puoi permetterti di tutto, anche l’oro sulla pelle”, sfoggiando uno skin jewel (questo il vero nome dei tatuaggi) sul braccio abbronzato.

È la novità dell’autunno e sembra che il clima sia favorevole al lancio dei tattoo in oro 24 carati o in argento che hanno una durata variabile fino quattro giorni, a seconda della pelle; le applicazioni sono monouso e totalmente anallergiche e atossiche. Sul decolleté, sul braccio, sulla schiena, sulla caviglia … non c’è che l’imbarazzo della scelta e a prezzi davvero modici: il bellissimo tattoo che sfoggia Ilary Blasy nella foto, Flower Instinct, vi costerebbe 29,90 Euro in oro 24 carati, e 19,90 in argento. Ma ce n’è per tutti i gusti e tutte le tasche.

Fin qui questo post può sembrare uno dei tanti scritti sull’argomento, con l’intento di fare pubblicità ad un prodotto innovativo e di sicuro impatto. E invece io sono in grado di fare uno scoop … oddio, proprio scoop no, ma comunque posso svelarvi chi c’è dietro questa invenzione, quale mente (anzi, menti) ha partorito un’idea davvero geniale. E soprattutto quanto conti lo studio di giovani ricercatori universitari, a volte così bistrattati e additati come i “cocchi” dei loro docenti, e quale ruolo attivo abbia l’università nel nuovo mondo imprenditoriale fatto da giovani scienziati che non ingrossano le file dei cervelli in fuga, anche se di tanto in tanto un periodo all’estero lo devono passare. Ma poi ritornano ed è quello che importa.

Il tatuaggio in oro (ma può essere realizzato anche in argento e altri materiali preziosi) nasce in una piccola azienda universitaria triestina: la Genefinity S.r.l. Fondata nel 2006 da un gruppo di ingegneri dei materiali, con lo scopo di integrare i diversi tipi di competenze necessarie alla realizzazione di processi industriali basati sull’impiego di film sottili, ha ormai al suo attivo numerosi premi, l’ultimo dei quali ricevuto a Roma, dalle mani del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, lo scorso 14 giugno. Si tratta del “Premio dei Premi” per la categoria “Innovazione nel settore dell’Università e della Ricerca Pubblica”, istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, il secondo vinto in soli due anni. La Genefinity, inoltre, come azienda spin-off dell’Università di Trieste ha ricevuto, nel 2010, il Premio Start Up dell’anno, risultando la migliore esperienza aziendale tra tutte le start-up avviate nel 2006 per fatturato e numero di brevetti. Da non sottovalutare, poi, l’età dei giovani imprenditori, tra i trenta e i quarant’anni, che li ha spinti ad “osare” e investire la somma vinta, 15mila euro, in uno stage di ricerca negli Stati Uniti, culminato con la costituzione di una propria controllata americana, Alloro Inc. A Silicon Valley, dove si concentra un terzo degli investitori nel settore dei biosensori, i giovani ingegneri hanno potuto perfezionare l’idea dei tatuaggi in oro, impiegando una tecnologia speciale che consente la realizzazione di film sottili, inizialmente utilizzata per un kit di analisi genetica, in ambito cardiologico. Dalla salvaguardia della salute la Genefinity è passata all’esaltazione della bellezza femminile attraverso i Gold Sin, Skin Jewels.

L’equipe è attualmente costituita da quattro ingegneri dei materiali.
Uno dei soci fondatori è Stefano Maggiolino che io conosco bene in quanto da piccolo lo tenevo sulle ginocchia e quando è cresciuto lo stressavo con le lezioni estive di latino: lui è il mio nipotino, anzi, nipotone visto che nel frattempo è cresciuto non poco. A lui vorrei rivolgere qualche domanda su quest’idea geniale dei tatuaggi in oro.

M. La vostra azienda è costituita da un team: l’idea è venuta ad uno di voi o l’avete “partorita” tutti assieme?

S. La storia è molto interessante. Un anno e qualche mese fa eravamo in viaggio di lavoro in giornata a Torino e insieme al mio collega, il dott. Ing. Nicola Scuor che è anche presidente della nostra società, abbiamo iniziato a pensare ad eventuali applicazioni della nostra tecnologia per realizzare biosensori in altri ambiti e ci è venuta l’idea dei tatuaggi. Senza perdere tempo, il giorno dopo abbiamo iniziato a svilupparli fino al punto da scrivere un brevetto.

M. Quanto è contato lo studio, in questa invenzione, e quanto l’intuizione geniale, quel guizzo che a volte capita ma a volte no, nemmeno dopo anni e anni di studio?

S. In realtà tutto è connesso, studi, guizzo geniale, scelte di vita eccetera. Spiegando un po’ meglio, se il nostro gruppo non avesse fatto l’università, studiato e lavorato nei film sottili, se non ci fosse stata l’opportunità di partecipare ad una Start cup (competizione di business plan), non ci sarebbe nulla né idea né esperienze per svilupparla. Per fare un paragone, al ristorante non basta avere una cucina ben arredata, gli ingredienti di qualità, l’idea del gestore della pietanza, bisogna avere anche il cuoco che sa cucinare, così succede anche nel nostro mondo, non basta avere l’idea, bisogna avere le persone che la sanno sviluppare, i macchinari per realizzarla e le materie prime per produrla. Solo un buon mix di tutto questo può trasformare un’idea in qualcosa di concreto.

M. Il vostro viaggio negli States è risultato fondamentale nella messa a punto di questa tecnologia, già sperimentata in ambito medico, applicata ai tattoo?

S. Il viaggio in California è stato utile per comprendere meglio il modo di fare business negli USA, metodo completamente differente rispetto a quello radicato in Italia. Alla fine dei quasi sei mesi di permanenza abbiamo fondato una società che ora si occupa di vendere la tecnologia per i biosensori alle aziende leader nella produzione dei circuiti flessibili.

M. Siccome sono una prof e mi interessa molto l’ambito-educazione e il modo in cui vengono spese le risorse dello Stato in quest’ambito, ti chiedo: il MIUR finanzia la vostra impresa?

S. Lo Stato e il MIUR non ci hanno finanziato nulla ma, grazie alla presenza dell’Università di Trieste nella compagine sociale, possiamo definirci uno spin off universitario e abbiamo avuto delle agevolazioni per insediarci all’interno dei laboratori. Chiaramente abbiamo avuto dei vantaggi di tipo economico che, con quote di affitto molto contenute, ci hanno permesso di sviluppare per i primi anni le varie tecnologie. D’altra parte nel nostro piccolo abbiamo restituito la cortesia all’Università, finanziando due dottorati di ricerca, facendo da correlatori a diverse tesi permettendo agli studenti di comprendere da vicino come funziona il mondo industriale ecc.

M. Come nasce un’azienda all’interno dell’Università (ho letto che sono quasi quattrocento le aziende come la vostra in Italia) e quali sono le prospettive future?

S. Nel nostro caso tutto è nato da una idea di un nostro collega in cui altri come me hanno creduto, aggregandosi al progetto. Molte volte, sentendo anche le esperienze di altri gruppi, gli spin off nascono in questa maniera, ma moltissime volte non decollano poiché i ricercatori hanno già un buon posto, i professori pure, venendo a mancare, quindi, una buona motivazione. Nel nostro caso abbiamo voluto crederci fino in fondo e abbiamo iniziato a lavorare sia sul progetto ma soprattutto sull’azienda cercando di darle lustro con competizioni nazionali ed internazionali di business plain, vincendo anche qualche bel premio e procurandoci alcune soddisfazioni come il riconoscimento, ritirato per ben due volte, dalle mani del Presidente della Repubblica. Secondo me, le aziende nate nella culla dell’Università hanno ottime possibilità industriali dal punto di vista tecnico, ma poche possibilità dal punto di vista gestionale poiché spesso, o quasi sempre, chi amministra è l’inventore, ricercatore, professore e non è sempre detto che questi abbiano una visione industriale delle aziende. Per noi non è stato molto differente, abbiamo avuto la fortuna che all’interno della compagine sociale e degli amministratori ci fossero delle figure che hanno avuto esperienza lavorativa extra università e che hanno potuto acquisire delle competenze imprenditoriali precedentemente alla fondazione della società.

M. Ho letto che state esportando all’estero i vostri prodotti: quali sono gli Stati più interessati?

S. Ora abbiamo un distributore in Egitto che cura il Medio Oriente e abbiamo dei buoni contatti in corso con India e Canada.

M. Ho visto sul vostro sito che i tatuaggi hanno diversa foggia ed esistono fin da prima dell’uscita sul mercato italiano. Chi ne ha curato il design e qual è il ruolo della catena di gioiellerie? Un semplice distributore con esclusiva? Sai, perché ho letto “la creazione da parte di S.O. dei tattoo in oro ….”

S. I tatuaggi sono nati prima dell’accordo con Stroili, ma abbiamo avuto diverse difficoltà per poter dar credibilità al prodotto e anche per questo motivo in parallelo stavamo cercando dei distributori. Stroili Oro è il nostro distributore in esclusiva per l’Italia, l’azienda usa un suo marchio per la vendita e noi siamo i produttori OEM (Original Equipment Manufacturer). Stroili crede molto al prodotto e sta finanziando una campagna di pubblicità molto importante: questa a noi fa molto piacere poiché abbiamo trovato in loro un giusto partner che crede nel prodotto e si occupa solo della parte di distribuzione e noi della parte tecnica e di produzione. Comunque negli altri Paesi vendiamo con il nostro marchio.

M. Infine, quale futuro per la Genefinity?

S. Bella domanda. Ti dico qual è il mio sogno per Genefinity. A me piacerebbe che la nostra società si sviluppasse e crescesse sempre di più potendo così offrire posti di lavoro a molte persone. Questo fatto mi inorgoglisce molto, in particolar modo quando posso dire che con il nostro lavoro siamo in grado di dare un salario a X persone e quindi mantenere in parte X famiglie. Genefinity è una azienda che si occupa di sviluppo industriale e mi piacerebbe che continuasse in questa direzione, realizzando nuovi prodotti per commercializzarli direttamente o per trovare delle partnership con altre aziende o vendendo i brevetti studiati e sviluppati a terzi. Per ora guardiamo alle strette contingenze giornaliere senza però perdere di vista il domani e il dopo domani.

Bene, io ringrazio Stefano per la sua disponibilità. So che in questo momento, quando il lancio sul mercato dei tatuaggi in oro è imminente, è davvero molto occupato. Lui è uno stakanovista e non si risparmia ma credo che i sacrifici fatti finora saranno ricompensati da un sicuro successo. Auguro a lui e ai suoi colleghi grandi soddisfazioni e un brillante (con i tattoo ma anche con altre invenzioni) futuro.

Per concludere, posto anche il video dell’intervista che Stefano ha rilasciato, lo scorso maggio, a “La meglio gioventù”.

[siti di riferimento: universita.it, pourfemme.it, controcampus.it, goldsinjewels.com]

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12 commenti »

  1. LadyPaola said,

    ecco! questi giovani ci vogliono per risollevare il Paese… bell’esempio di cervelli che non fuggono 😉

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  2. marisamoles said,

    @ LadyPaola

    Il problema è che, secondo me, il futuro i giovani se lo devono inventare.
    Speriamo bene …

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  3. L’ho letto tutto! Anche se non sono assolutamente pro tatuaggi, penso che questi giovani potrebbero dimostrare ad altri giovani che si può e si deve andare avanti.
    Purtroppo lo Stato, che proprio non dà nessun aiuto, dovrebbe, con allucinanti burocrazie, evitare di intralciare chi desidera fare.
    Tu porti un esempio di Trieste. Io ho un esempio di Bari di una giovane che ha desiderato “fare” al di fuori di pressioni “burocratiche”, ma perfettamente rispettosa delle leggi e dei regolamenti, ma, dopo un anno di sforzi, ancora non è riuscita nel proprio intento. Questa persona voleva attivarsi in ambito turistico. Sa il tedesco e potrebbe espatriare, ma preferisce “lavorare” in terra natia. Ha trovato molti “muri di gomma”.
    Questa è l’Altra Italia”? o è la stessa Italia dove è cresciuto il tuo nipotone?
    Altro che sofferenze gratuite!

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  4. marisamoles said,

    @ quarchedundepegi

    Sono felice che tu l’abbia letto tutto! Anch’io non vado pazza per i tatuaggi ma questi non sono permanenti e l’applicazione è assolutamente indolore.

    Il mio “nipotone” e i suoi colleghi testimoniano che, oltre alla genialità (considera che i tautaggi sono nati dalla sperimentazione di una speciale applicazione di film sottili in campo medico … anche se sicuramente saranno per la società una fonte di guadagno ben maggiore!), quel che conta veramente è lo spirito imprenditoriale. Forse su questo deve ancora lavorare la giovane di Bari cui ti riferisci. Ma è anche vero che è sempre più difficile trovare chi è interessato a rischiare in campo aziendale.
    Non c’è un’altra Italia. La società di mio nipote non ha avuto nessuna difficoltà ad esportare il prodotto all’estero mentre è stato difficile trovare chi fosse interessato alla distribuzione in Italia. Ma l’azienda che distribuisce il prodotto lo fa a nome suo, spacciando per suo il prodotto stesso. Ti dice qualcosa questo?
    E’ per questo che ho voluto scrivere il post.

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  5. Non è una questione di “spirito imprenditoriale”. È un problema di burocrazia “lenta”; talmente lenta che ha bisogno di “olio”. Se non gli dai l’olio l’ingranaggio si inceppa… più o meno volutamente.

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  6. marisamoles said,

    @ Quarchedundepegi

    Effettivamente la burocrazia ostacola molto e l’ “olio” a volte costa molto. 😦

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  7. L’olio? Se si è onesti non lo si usa.

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  8. miria ronchi said,

    piu’ che un commento vorrei sapere se esiste il modo che il tattoo in oro sia permanente.io non sopporto niente al collo nemmeno la catenina piu’ sottile,mi sento soffocare.vorrei tanto tatuarmi una sottile catenina con relativa medaglietta con sopra il viso di mio figlio che ora è in cielo,ci terrei tantissimo.

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  9. marisamoles said,

    Purtroppo non so risponderti. Credo, però, che questo tipo di informazione possa dartela un qualsiasi tatuatore.

    Bella, comunque, la tua idea.

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  10. Marino tognon said,

    Dove posso farmi i tatoo in oroarg. In nord italia .

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  11. marisamoles said,

    @ Marino Tognon

    Mi spiace ma non ne ho idea. Quelli di cui parlo nell’articolo, come avrai letto, non sono permanenti e si acquistano da Stroili Oro.

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  12. […] ho parlato QUI. Il post linkato contiene anche un’intervista esclusiva realizzata lo scorso anno. Share […]

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