LATINO: UN METODO PER TRADURRE

la disperazioneDai dati rilevati nella bacheca del mio blog mi sono resa conto che spesso vi accedono “studenti disperati”. Non che la cosa mi scandalizzi; con gli studenti in crisi ho a che fare ogni giorno. La cosa che mi lascia perplessa è l’uso che gli studenti fanno di Internet. Mi spiego meglio. L’uso del web, se fatto con raziocinio, dovrebbe risultare un ausilio per lo studio. Tuttavia noto che gli studenti non si affidano ad Internet con raziocinio. Quello che cercano, nella maggior parte dei casi, non è un aiuto ma “qualcosa o qualcuno che faccia un determinato lavoro al posto loro”. Ecco che si riscontano richieste del genere: “come si traduce questo”, “come si traduce quello”, come si coniuga questo verbo”,”come si declina questo sostantivo” ecc. ecc.

Dopo che il ministro Gelmini ha parlato di riformare la Scuola Secondaria di II grado, la domanda più frequente, sempre da parte di chi si affida al motore di ricerca Google, è stata: “Ci sarà il Latino allo Scientifico con la riforma?”. Alcuni, non preoccupati dalla sorte futura del Latino allo Scientifico, ma perplessi sull’attuale stato delle cose, si chiedono: “è davvero utile il Latino?”.

Insomma, anche se ho sempre saputo che il Latino non è mai stata la materia più amata dagli italiani, di fronte a tali domande ne è sorta una a me: “ma perché manifestano i loro dubbi con così tanti “perché” e non lo studiano e basta?”. Io l’ho fatto e non ho mai avuto la fortuna di avere insegnanti comprensivi che, di fronte alle difficoltà degli studenti, spiegassero un “metodo per tradurre”. Anche gli insegnanti più bravi mettevano di fronte agli allievi il testo con la versione e dicevano molto semplicemente: “traducete”. Il fior fiore dei professori di Latino o Greco non si sono mai posti il problema di insegnare agli studenti un metodo; noi lo facciamo. Eppure i risultati una volta erano senza dubbio migliori.

A questo punto credo che gli “studenti disperati” non dovrebbero consultare Google come fosse un traduttore. Ritengo sia inutile scaricare da Internet la traduzione senza capirci un fico secco della versione d’autore. Rivolgo, quindi, un appello a chi capita dalle mie parti con la speranza di trovare qualche passo tradotto: cari ragazzi, cercate di studiare la lingua con coscienza, imparate le regole e cimentatevi da soli nella traduzione. Se poi volete, potete anche rintracciare il “vostro” testo tradotto sul web, ma fatene buon uso: che sia una sorta di verifica del lavoro svolto autonomamente in “tempo reale”, senza attendere la correzione che l’insegnante farà a scuola.
Ad ogni modo, ho trovato sul web una testo che fa al caso vostro. Ve lo riporto (ma devo ammettere che, avendo riscontrato degli errori di battitura, l’ho corretto!) e fatene tesoro. L’ha scritto una ragazza come voi, una che si è resa conto che per tradurre bisogna usare la logica e l’intuito ma soprattutto un METODO.
Buona lettura.

UNA RIFLESSIONE SUL METODO PER TRADURRE

Le capacità che bisogna acquisire per tradurre correttamente una versione vera, logicamente oltre a una buona conoscenza di base della grammatica e della sintassi, che aiutano sempre, sono la logica e l’intuito.
Usare la logica (s’intende la logica pratica, quella anche detta “buon senso”) è fondamentale per tradurre correttamente e, perché no, con un buon italiano una versione. Perché tradurre “vetera Romanorum negotia” con “le vetrine dei negozi dei Romani”? Anche senza conoscere il latino si capisce che sarà sbagliato. Esempi di simili pazzie si possono trovare nel sito sotto “Neuroni in fuga”. Gli esempi dell’uso della logica, tuttavia, non si fermano a queste sciocchezze. Nell’ultima versione in classe, se avessi fatto più attenzione a quello che l’autore mi stava dicendo nel complesso, non avrei sbagliato una frase. In questo senso, è molto utile una buona conoscenza della storia, ad esempio per tradurre “patres” con “senatori”, se necessario.
È molto importante anche l’intuizione, sempre fondamentale nell’analisi previsionale. Io posso sapere che il verbo “esse” può essere sottointeso, ma se poi non so applicare le mie conoscenze e quando è necessario non lo intuisco, a cosa mi serve? Nell’ultima versione in classe si trovavano 4 infinitive di seguito, ma la terza aveva il verbo “esse” sottointeso e il verbo si poteva confondere con un participio congiunto; tuttavia, poiché questa frase si trovava proprio tra altre due infinitive e oltre al “falso” participio non erano presenti altri verbi, era tanto difficile intuire il verbo “esse” sottointeso, o perlomeno capire che si trattava di una oggettiva? No, se ci si abitua ad applicare e “intuire” le regole grammaticali che abbiamo nella versione. E per fare questo è necessaria l’analisi previsionale, in cui, oltre a capire il senso della versione, cerchiamo di capire già a priori, grazie ad alcuni elementi, di fronte a che regole grammaticali ci troviamo, senza conoscere il significato di tutte le parole. E’ un primo passaggio che facilita la traduzione. Ovviamente bisogna “allenarsi” molto prima di utilizzarlo in una versione in classe, altrimenti, a causa dell’agitazione, rischia di essere fatta molto male e superficialmente, risultando solo una perdita di tempo.
Contemporanea all’analisi previsionale è la costruzione dei periodi, meglio se mentale. Frase per frase, si individua la principale e le varie subordinate con molta attenzione.
In seguito a queste operazione, dopo aver quindi letto almeno 2 o 3 volte la versione da soli, si traduce frase per frase; tutto dovrebbe già venire da sé, se si è fatta una buona analisi! Si cercano le parole che non conosciamo o di cui siamo insicuri e si traduce. Bisogna stare molto attenti al lessico e cercare di non rendere la traduzione troppo letterale, perché sarebbe troppo distante dalla nostra lingua; per aiutarsi col lessico bisogna sempre ricordarsi di fare riferimento al contesto generale e, anche qui, una buona conoscenza della storia aiuta.
Per tradurre frase per frase bisogna prima di tutto guardare il verbo controllandone persona, modo e tempo; in seguito, controllando se per caso abbia una qualche costruzione particolare, ancora prima di tradurlo si cerca il/i soggetto/i, ricordandosi che non sempre è espresso e non sempre è un sostantivo. Quindi gli altri complementi dovrebbero venire da sé, ricordando di fare bene attenzione al complemento oggetto, se presente. Costruire bene i periodi è molto importante, dato che spesso sono divisi da altri periodi e non è facile ricostruirli per intero senza “dimenticarsi dei pezzi”, se così si può dire. La base della frase sono comunque il verbo in primis e il soggetto.
laura

Il testo originale si trova su questo SITO

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9 thoughts on “LATINO: UN METODO PER TRADURRE

  1. Ciao,
    aggiungo questi due programmi gratuiti di analisi lessicale 🙂
    – TextSTAT – Simples Text Analyse Tool LINK
    – AntConc LINK

    Io li utilizzo per la ricerca e l’analisi dei testi latini nei miei studi storici qua alla uni; ho caricato degli screenshot sul ‘sitozzo’ mio giusto per far vedere a cosa può servire un programma del genere (il massimo sarebbe poter puntare i lemmi dei record direttamente ad un dizionario digitale ma quelli che ho acquistato son tutti pieni di lucchetti digitali.. trovarne uno freeware ed opensource ! 😐 )

    Tutto il corpus di Tito Livio analizzato con la word list: LINK

    Una query specifica su Brenn* (* è il carattere jolly) LINK

    Stessa cosa per pugnand* 🙂 LINK

    Paolo ^^

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  2. Grazie Paolo per il contributo. Credo che i miei visitatori te ne saranno grati … io, non avendo una grande confidenza con gli strumenti informatici moderni, ho delle difficoltà a capirci qualcosa. Ma ammetto i miei limiti 😦

    Ciao ciao 😀

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  3. @ Laura

    Fornisco consigli utili per gli studenti in difficoltà, non traduzioni. In ogni caso, la traduzione è così banale che non serve alcun aiuto! 🙂

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  4. Pingback: DEBITO IN LATINO? LE CINQUE REGOLE AUREE PER UNA BUONA TRADUZIONE « laprofonline

  5. Ciao laura , cerco di seguire i cosigli che tanto mi danno , sono al liceo classico 7 in greco ma 5 allo scritto latino e 7 all orale , la sufficienza c è pero vorrei qualcosa in piu che un cinque ! Non ci riesco proprio 😦

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  6. perché non lo studiamo e basta? E perché gli insegnanti di latino e al ministero non capiscono che del latino a molti non gliene frega niente e basta? Perché un ragazzo dello scientifico deve sottrarre ore a biologia, chimica, fisica e matematica (si consideri quanto la scienza avanza velocemente oggi) per fare latino? Se ci tenevo a fare latino mi iscrivevo al classico, no? Sono cinque anni che ci tormentano con regole su regole da imparare a memoria (la cosa più noiosa che esista), ore e ore passate a tradurre testi, ma a me che me ne frega? Se ho bisogno di un testo latino lo trovo tradotto e basta da chi lo traduce con piacere! Nella vita si fanno delle scelte, a qualcuno interessa il latino e a qualcun altro no, io rientro nei secondi e non trovo giusto che l’unica scuola che dà una formazione scientifica completa debba imporre lo studio del latino, soprattutto se si parla di 4-5 ore a settimana! E poi non venitemi a dire che serve per la logica; la materia che per eccellenza sviluppa la logica é la matematica e preferirei di gran lunga fare quattro ore a settimana in più di matematica e fare un programma più vasto anziché studiare latino! E vogliamo parlare di tutti gli autori che si studiano? É davvero necessario farli tutti da Livio fino a quelli dei regni romano barbarici? É normale che devo portare a un interrogazione tutte le tragedie, i libri, e le opere scritte da tutti gli autori? Consideratemi stupido, limitato e ignorante, ma io non ci trovo nulla di intellettualmente stimolante nel latino, mi emoziono di fronte alle meraviglie della natura, mi stupisco delle leggi che regolano l’universo, mi affascina la tecnologia e come funziona, mi piace la musica, il canto, mi piace leggere, mi incusiosice praticamente tutto, anche le lingue straniere, ma il latino proprio no. E vorrei fare un ultima riflessione, le lingue nascono per essere prima parlate e poi scritte e vanno studiate sia parlando e ascoltando, sia scrivendo e leggendo (come l’inglese). Il latino viene studiato solo come lingua scritta (spesso solo da leggere) e la sua particolare struttura, se era facile da assimilare oralmente fin da piccoli, diventa pesante e difficile con i metodi che usate voi insegnanti (lo studio mnemonico)! Voi avete snaturato una lingua perché non sapreste insegnarla in altri modi, non esistono lingue nate per essere lette! Lo studio di una lingua diventa bello quando lo si può fare in tanti modi, leggendo, conversando, scrivendo, vedendo film, ascoltando musica, se i geni del ministero volessero potrebbero creare file multimediali in lingua latina, e riformare il suo insegnamento! Ma ormai le cose vanno così, per quanto mi riguarda a giugno finisco e mi libero del latino! Ciao!

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  7. @ Dario De Stefano

    Forse l’ho già detto a qualcun altro: nel momento in cui ci si iscrive al liceo scientifico si sa che poi bisogna studiare il latino. Se può consolarti, nel riordino dei licei, allo scientifico si studiano di più le materie scientifiche che il latino (tre ore soltanto per tutti e cinque gli anni).
    In ogni caso, ancor prima del riordino c’era il liceo tecnologico (ora delle scienze applicate) senza il latino.

    Infine, la tua riflessione è in gran parte condivisibile però chiedi agli insegnanti di matematica, o più in generale delle materie scientifiche, se il Latino serve o no per sviluppare la logica, e ti diranno di sì. Fior fiore di scienziati hanno alle spalle anni di studio del latino. Secondo me, quest’odio è dettato dal pregiudizio e anche dal fatto che, sono d’accordo con te, la maggior parte dei docenti non lo sa insegnare: ci sono quelli che pretendono di farlo come al classico, anche allo scientifico, e ci sono quelli che non hanno proprio la preparazione e non fanno che ripetere quello che c’è scritto sul libro.
    Quanto alla memoria, purtroppo le regole vanno memorizzate, ma ciò vale per tutte le materie che presuppongono delle regole.

    Ciao!

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