AMY E LINDA

Due donne sono scomparse ieri: Amy Winehouse e Linda Christian. Due dive, ognuna nel proprio campo, una delle quali troppo giovane per concludere il cammino su questa terra, l’altra abbastanza in avanti con gli anni ma non così tanto da rendere meno doloroso il momento del distacco dai propri cari. Ricche e famose, bellissima voce l’una, fascino e bellezza capace d’incantare donne e uomini allo stesso tempo l’altra.

Amy Winehouse se n’è andata a ventisette anni, sola e disperata, forse, nella sua casa di Camden Square a Londra. Ventisette anni significa avere tutta la vita davanti. E invece lei ha trovato, nel pieno della gioventù, una morte solitaria. Una morte tutta da chiarire: incidente o suicidio? La cosa certa è che a fermare il cuore della giovane cantante inglese è stato un cocktail micidiale di droga ed alcool. Una vita, quella di Amy, vissuta al limite. Una sfida continua con la morte che la accomuna ad altri miti, scomparsi anch’essi alla sua stessa età: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison e Kurt Cobain, tutti morti a ventisette anni. Gioventù bruciata, incapace di godersi il successo planetario senza lasciarsi andare agli eccessi. Segno tangibile di una psiche malata, oppressa da quel morbo oscuro che si chiama successo. Quando lo si ottiene a vent’anni, come Amy e gli altri, è difficile trovare un equilibrio e ci si rifugia nell’alcool o negli stupefacenti, facendosi del male, fino a morirne.

La cosa più triste di questa morte prematura è la solitudine in cui Amy ha trascorso le ultime ore di vita, con la sola compagnia di un’illusione di felicità. Dov’era la famiglia? Perché l’hanno abbandonata, nonostante fossero palesi le sue precarie condizioni di salute, lei che usciva ed entrava dalle rehab, le cliniche di disintossicazione? E’ davvero difficile rassegnarsi alla morte solitaria di chi ha milioni di fan in tutto il mondo che l’adorano. Ed è davvero strano che non si sia fatto nulla per aiutarla, soprattutto dopo la penosa esibizione a Belgrado, meno di due mesi fa, dove non solo non ha praticamente cantato ma non si reggeva nemmeno in piedi sul palcoscenico.

Ma ormai è tardi, rimane solo il tempo per una preghiera: possa trovare la pace che nella sua breve vita non ha mai avuto.

Ho “conosciuto” Linda Christian attraverso le riviste di gossip (parola oggi attuale, un tempo sconosciuta, sostituita dalla ben più elegante definizione “riviste patinate”, in riferimento alle pagine lucide di tali pubblicazioni) che, quand’ero bambina, giravano per casa grazie alla vera e propria passione che mia nonna nutriva per Stop. Allora per me Linda era la mamma di Romina Power, prima ancora che la celebre attrice, moglie bellissima di un divo di Hollywood: Tyron Power. Solo il cognome che Romina porta mi riconduceva ai suoi natali. Anche di Tayrin, la sorella minore di Romina, m’importava ben poco.

L’allora moglie di Albano per me, bambina costretta dalla madre a tenere i capelli corti, era un vero e proprio mito specialmente per i suoi meravigliosi capelli lunghissimi. Continuavo a ripetere: “Quando sarà grande mi farò crescere i capelli come Romina”. La risposta di mia madre era sempre quella: “Sì, quando sarai grande e … ti laverai e asciugherai i capelli da sola”. Detto, fatto. All’età di tredici anni, se ricordo bene, avevo raggiunto il mio obiettivo.

Tornando a Linda Christian, al secolo Blanca Rosa Henrietta Stella Welter Vorhauer, morta ieri in California, dove viveva, all’età di ottantasette anni, fu una vera diva del cinema, soprannominata The anatomic bomb grazie alla sua sconvolgente bellezza. La sua fama aveva oltrepassato l’oceano per raggiungere l’Italia dove l’attrice sposò Tyron Power, nella chiesa di Santa Francesca Romana. Fu un evento eccezionale, destinato a rimanere nella storia anche se allora, era il 1949, la tv non era ancora diffusa in Italia. Ma i filmati delle nozze del secolo fecero il giro del mondo così come la fama di tre sorelle, sartine con il sogno dell’alta moda, che disegnarono l’abito principesco indossato da Linda. Un incontro casuale quello tra Linda e le sorelle Fontana che determinò il successo planetario della casa di moda. E Roma rimase sempre nel cuore della Christian, tanto che in onore della città eterna scelse il nome della primogenita, nata appena un anno dopo le nozze: Romina.

Dopo il divorzio da Power, la Christian fu protagonista, alquanto chiacchierata, della dolce vita romana. Fu accusata, tra l’altro, di aver spinto la bellissima e giovanissima Romina a spogliarsi davanti all’obiettivo e alla cinepresa. Debutta nel cinema a soli tredici anni e in quattro anni gira ben quattoprdici film, in ruoli alquanto discussi. Ma quando, appena ventenne, sposa Albano, mette a tacere le male lingue. Anche della madre Linda, a partire dagli anni Settanta, si parla poco.

Romina è stata accanto alla madre malata di tumore negli ultimi tre anni. Una morte non solitaria, quella di Linda. Un rammarico forse rimarrà sempre nel suo cuore: quello di non aver potuto riabbracciare la nipote Ylenia, scomparsa nel 1994. Allora la Christian aveva trovato il coraggio di mettere a nudo il suo ruolo di madre imperfetta, come siamo noi tutte, del resto, rivolgendosi al genero che, come padre, aveva anch’egli commesso degli errori: “Adesso che tanto tempo è passato da quando Al Bano entrava nella mia casa romana a palazzo Brasini di nascosto dalla cucina per incontrare Romina, forse per primo, come padre, capirà quanto sia facile rischiare di sbagliare nei panni di uno dei ruoli più difficili della vita: quello di genitori“.

Recentemente ho riletto l’intervista che Pino Scaccia fece alla Christian sulla scomparsa di Ylenia. Addolorata la nonna disse: «Credo dentro il cuore che sia viva e che presto, molto presto tornerà fra le nostre braccia».
Ylenia non è tornata ma mi sto chiedendo se quell’abbraccio ora si sia concretizzato. Spero di no, con tutto il cuore.

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