CASO ENGLARO: INDAGATO PER OMICIDIO VOLONTARIO IL PAPÀ DI ELUANA

Dopo le notizie poco confortanti dei giorni scorsi, che vedevano un’indagine in corso, da parte della Procura di Udine, per violazione dell’articolo 650 del Codice Penale che concerne l’inosservanza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria, in relazione alle fotografie scattate ad Eluana nei giorni di ricovero a “La quiete” di Udine, è di questa mattina la notizia che anche Beppino sarebbe indagato. L’ipotesi di reato, tuttavia, che non ha nulla a che fare con le foto, sarebbe addirittura di omicidio volontario.
Ne dà notizia il Messaggero Veneto, quotidiano friulano, che in merito alla vicenda afferma che altri sarebbero sotto inchiesta per lo stesso motivo: 14 persone, a partire dal primario anestesista Amato De Monte e, a seguire, tutti gli infermieri che hanno seguito Eluana durante la sospensione dell’alimentazione e idratazione.

Rimane da chiarire, però, il fatto che se l’iter legale, nell’applicazione della sentenza della Corte di Cassazione, è stato rispettato, come mai la vicenda dal punto di vista giudiziario sia appena iniziata, esattamente quando tutto sembrava tranquillo. All’indomani dell’autopsia, infatti, lo stesso procuratore generale di Trieste aveva dichiarato che non si erano riscontrate anomalie di sorta e che il protocollo previsto dall’applicazione della sentenza era stato rispettato.

Pare, comunque, che non vi siano collegamenti tra quest’inchiesta e le indagini volte ad appurare che gli scatti fotografici, voluti dallo stesso Beppino a corredo della cartella clinica della figlia, non violassero l’articolo del Codice Penale succitato. Nella serata di ieri, infatti, la Procura Generale di Trieste ha dato disposizione agli inquirenti di restituire le fotografie scattate dal reporter Francesco Bruni, a sua volta indagato per la stessa ipotesi di reato, insieme alla giornalista Marinella Chirico, un’infermiera e il professor De Monte. Il sostituto Procuratore della Repubblica di Trieste, Federico Frezza, non ha convalidato il sequestro delle foto scattate confermando quanto già sottolineato dal legale della famiglia Englaro, avvocato Giuseppe Campeis e dallo stesso Beppino Englaro, ovvero la possibilità per il padre di Eluana, in qualità di tutore, di poter decidere per la tutela della privacy della figlia anche in deroga ai divieti previsti nel protocollo.

A questo punto è ipotizzabile che le indagini, nelle settimane successive la morte di Eluana, abbiano silenziosamente e discretamente continuato il loro corso, fino alla notizia di due giorni fa, relativa alla violazione della privacy. D’altra parte, il procuratore di Udine Antonio Biancardi aveva detto all’indomani della morte di Eluana: “Valuterò personalmente tutti gli esposti che sono stati presentati e cercherò prove a conferma dei reati ipotizzati in essi”. Lo stesso avvocato Giuseppe Campeis, che difende De Monte, subito dopo il decesso della Englaro aveva affermato: “Adesso comincia la vera inchiesta giudiziaria”. Come precisa il Messaggero Veneto, “finora nessuno è stato raggiunto da informazioni di garanzia perché al momento per l’inchiesta non si sono resi necessari atti ‘esterni’ che comportassero le garanzie difensive”.

Se gli esposti di cui parla Biancardi non sono serviti a fermare la “macchina di morte” che ha portato Eluana alla fine della sua esistenza terrena, possono ora infamare ulteriormente il nome di Beppino e di molti professionisti che hanno avuto il coraggio di dire sì e di compiere quell’atto di pietà che il padre di Eluana chiedeva per la figlia. Ora che la giovane donna riposa in pace, la pace stessa non è dono che possa essere attribuito a chi ha lottato per lei fino a scontrarsi con l’opinione pubblica e la politica. Un atto coraggioso, certo, ma per la Legge anche il coraggio può diventare reato.

FOTO DI ELUANA: INDAGATO IL PROFESSOR AMATO DE MONTE

Sulla triste vicenda di Eluana Englaro non è ancora calato il silenzio. Mai avremmo pensato che ora, dopo che tutto è finito, dopo che il suo cuore ha smesso per sempre di battere, si parlasse ancora di lei, della sua vita e della sua morte.

Elauna, morta lunedì 9 febbraio alle 19 e 45 presso la struttura di assistenza per anziani “La Quiete” di Udine, ha trascorso i suoi ultimi giorni assistita dal professor Amato De Monte, primario di Anestesia dell’Ospedale del capoluogo friulano. A lui era stato affidato il compito di portare Eluana da Lecco a Udine e di applicare il protocollo per la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione della giovane, nel rispetto della sentenza della Corte di Cassazione che, dando ragione al padre di Eluana, Beppino Englaro, aveva accolto l’istanza più volte rigettata da altri tribunali.

Chi non ricorda le parole del professor Amato, a commento della sua esperienza; lui, medico, abituato a confrontarsi ogni giorno con la vita e la morte, si era definito “devastato come uomo, come padre, come medico e come cittadino. Tutta la società civile – aveva aggiunto – dovrebbe riflettere sullo scollamento tra il sentire sociale e la posizione della politica e della chiesa sul tema della vita vegetale.”

Subito dopo la morte di Eluana, De Monte era stato convocato presso l’Ordine dei Medici di Udine per essere “interrogato”; un atto dovuto, avevano detto. Tant’è che nessun capo d’imputazione era emerso, né per la Procura né per l’Ordine. Caso chiuso, dunque. Almeno così credevamo.
Oggi, tuttavia, il nome del professor De Monte è ricomparso sulle pagine della stampa: autorizzato dalla famiglia, il medico avrebbe scattato delle foto definite “cliniche” al povero corpo di Eluana, a testimonianza di quanto stesse accadendo nel segreto della camera che ha ospitato la ragazza negli ultimi giorni di vita. Un segreto violato, a quanto pare, visto che la Procura di Udine, dopo aver ascoltato dei testimoni, persone che a quella camera avevano libero accesso – l’equipe, fra medici e paramedici, era costituita da circa quindici persone – ha emesso un avviso di garanzia nei confronti del medico. Il reato ipotizzato sarebbe, secondo i carabinieri che indagano sul caso, la violazione del articolo 650 del Codice Penale che concerne l’inosservanza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Vale a dire che scattare quelle fotografie significa violare il protocollo legale – lo stesso voluto da Beppino Englaro – che imponeva, tra l’altro, il rispetto della privacy. Fra i vari divieti c’era anche quello di scattare fotografiche o video per mezzo di fotocamere o telefonini. Bisogna precisare, tuttavia, che tali regole erano state determinate dalla famiglia, assieme ai suoi legali, con preciso riferimento a terzi e per tutelare la ragazza dalla curiosità morbosa che avrebbe potuto manifestarsi nei suoi confronti nonché da occhi indiscreti.

Gli inquirenti, però, sono del parere che il divieto valesse anche per i familiari e per tutte le persone che hanno assistito Eluana nei suoi ultimi giorni a “La Quiete”. Di parere opposto è l’avvocato udinese Giuseppe Campeis, uno dei legali di Beppino, che conferma la validità delle regole sulla privacy solo in riferimento a terze persone; ribadisce, inoltre, che la decisione di far scattare le fotografie è stata presa per testimoniare quanto stesse effettivamente avvenendo all’interno della stanza di Eluna nel periodo compreso tra il suo arrivo, la notte del 2 febbraio, e il suo decesso, la sera del 9.

Insomma, pare che un provvedimento preso per tutelare gli ultimi giorni di Eluana si ritorca contro chi l’ha voluto. Per ora si sa che il rullino non è stato sviluppato e che è possibile che la Procura chieda il sequestro della macchina fotografica. Le indagini nel frattempo proseguono: in queste ore, a Udine, sono state infatti sentite alcune persone, dal servizio d’ordine che ha fatto la guardia sulla porta della casa di riposo 24 ore al giorno nel periodo della permanenza di Eluana nella struttura udinese, fino a chi ha avuto accesso, su specifica autorizzazione, alla stanza della donna in stato vegetativo persistente durante i giorni di sospensione dell’alimentazione e idratazione che ha protratto la sua vita fin dal 18 gennaio 1992, giorno in cui un incidente d’auto le aveva impedito per sempre il ritorno a casa.

AGGIORNAMENTO DEL POST. 26 febbraio 2009

L’indagine sulle foto scattate ad Eluana si allarga. Altre tre persone risultano indagate: la giornalista Marinella Chirico che domenica 1 febbraio era stata invitata da Beppino Englaro a trascorrere qualche ora nella stanza della figlia, il fotogiornalista Francesco Bruni e l’infermiera Cinzia Gori, compagna del dottor Amato De Monte.

Bruni avrebbe già consegnato spontaneamente le foto ai carabinieri, mentre per le foto scattate da De Monte è stata chiesta l’acquisizione alla Procura della Repubblica di Udine. «Le foto sono state consegnate dal medico alla famiglia Englaro – spiega l’avvocato di Englaro, Giuseppe Campeis – e sono ora custodite da Beppino Englaro che non ha alcuna nessuna intenzione di consegnarle senza un atto di sequestro». E su questo il Procuratore Antonio Biancardi dovrebbe decidere nei prossimi giorni.

Una battaglia legale, dunque, si profila da parte degli avvocati di Englaro, convinti che non vi sia stata alcuna violazione della legge in quanto, ribadiscono, si tratterebbe di “fotografie cliniche” che sarebbero state scattate proprio su richiesta del papà di Eluana. A confermare ciò è lo stesso professor Vittorino Angiolini, legale della famiglia e collega dell’avvocato udinese Campeis; ora si teme, sempre secondo i legali, che a seguito delle iniziative intraprese dalle forze dell’ordine le foto possano essere rese pubbliche. In tal caso, la famiglia «si riserva ogni azione giudiziaria a tutela della privacy di Eluana».

Intanto nemmeno le polemiche si placano. Il neurologo Gianluigi Gigli, ordinario di Neurologia all’Università di Udine e operante presso la locale Azienda ospedaliera Santa Maria della Misericordia, si dice sconcertato dagli avvenimenti delle ultime ore. «Solo in una piccola città come Udine ed in una piccola regione come il Friuli, – afferma – avrebbe potuto determinarsi una concentrazione di poteri tanto compatta da essere impermeabile a ricorsi, ispezioni ministeriali, Nas e polizia». Non dimentichiamo che il medico in questione si era fatto promotore del Coordinamento friulano “Per Eluana e per tutti noi” e che sia prima della morte della donna, sia dopo la sua scomparsa aveva sparato a zero contro tutti coloro che si erano prodigati affinché la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione, come previsto dalla Corte di Cassazione, fosse applicata.

LA COPERTINA DI TV SORRISI E CANZONI: LA PREMIATA DITTA DE FILIPPI-BONOLIS CON MARCO CARTA

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Se qualcuno aveva ancora dubbi sullo scontato trionfo di Marco Carta al Festival di Sanremo, grazie all’ “appoggio” di Maria De Filippi e l’amicizia tra la signora Costanzo e Paolo Bonolis, ecco che la copertina di TV Sorrisi e Canzoni parla da sola: il tripudio di RAISET, ovvero il palcoscenico dell’Ariston divenuto succursale di Mediaset.

Non commento oltre ma rimando i lettori al precedente post

MARCO CARTA VINCE IL FESTIVAL: SANREMO FRATELLO DI “AMICI” E MARIA LA MADRE

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A Sanremo i pronostici, si sa, valgono fino ad un certo punto. Superfavoriti dopo la prima puntata erano Dolcenera, poi nemmeno ammessa alla finale, pur cantando un pezzo bellissimo con una voce straordinaria, e Francesco Renga, mio mito, che non è stato incluso nemmeno nei primi tre.
Non solo, sembrava che Povia, con tutte le polemiche iniziate già prima del Festival e proseguite per tutta la sua durata, non sarebbe nemmeno arrivato sul podio nella serata finale. Eppure là sopra c’è salito anche se, onestamente, non certo per le sue virtù canore e nemmeno per il testo della canzone, abbastanza mediocre e scontato.
Nessuno, probabilmente, immaginava che la vittoria alla fine sarebbe andata a Marco Carta, già vincitore di “Amici” 2008. Credo che per chi segue la trasmissione di Maria De Filippi non fosse uno sconosciuto, anche perché la sua vittoria, allora immeritata se non altro per l’atteggiamento arrogante e presuntuoso e per il talento mediocre dimostrati, era stata al centro di polemiche da parte di molti detrattori

Non so quanti, come me, ieri sera, alle ultime battute di quell’interminabile maratona che da anni è diventato il festival, abbiano fatto una riflessione sulla strana coincidenza della contemporanea presenza sul palco, assieme al vincitore, di Maria De Filippi. Già, proprio lei, scopritrice del soggetto in questione e, in qualche modo, suo “mentore”. Non solo, a me è parso che il palcoscenico sanremese fosse una succursale di Mediaset: la De Filippi e Bonolis con l’inseparabile Luca Laurenti che hanno trasformato l’evento canoro in una serie di scenette sullo stile “Gianni e Pinotto”. Senza contare lo show canoro dei due inseparabili amici che, in altri tempi, non sarebbe stato ammesso all’interno di una manifestazione che dovrebbe avere come protagoniste canzoni italiane rigorosamente in gara. In tempi meno sospetti, infatti, gli ospiti erano sempre stranieri e cantavano per lo più in inglese per far sì che il bel canto italiano avesse come spazio esclusivo quello della gara.

Uno show del tutto insolito, quindi, quello organizzato da Bonolis e pianificato nei minimi particolari, compresi gli interventi estemporanei di Grillini, contro Povia, e della porno attrice Laura Perego con tanto di bodypainting. Che c’entrava quell’uscita e, soprattutto, la presenza delle conigliette di PlayBoy al seguito del “padrino” ancora non l’ho capito. Ma il dubbio che la spontaneità di tali manifestazioni non fosse poi tanto reale a me è venuto e credo anche ad altri. Fin dall’inizio questo Sanremo è stato etichettato come una sorta di riscatto dai fallimenti degli ultimi anni, e Bonolis è fin da subito apparso come una specie di “presentatore alla riscossa”.

Tornando al vincitore, non mi spiego come mai Marco Carta sia stato ammesso alla gara tra i big: qualcuno oltre ai fans della De Filippi lo conosceva? Ma anche ammettendo che fosse conosciuto ad una cerchia meno ristretta di telespettatori, perché allora Karima, che aveva fatto parte del cast di “Amici” nel 2006, arrivando seconda, e che ha alle spalle un’attività musicale iniziata in tenera età (alle elementari già cantava, ha fatto parte di un coro gospel, partecipato ad un musical e fatto serate jazz) è stata fatta rientrare nella categoria “Nuove Proposte”? Oppure, perché una cantante di 62 anni, Iskra, con una carriera ultradecennale nel ruolo di corista di Lucio Dalla e un’esperienza canora sicuramente più consolidata del poco più che ventenne Marco Carta, è stata costretta a concorrere con ragazzi giovani che potrebbero essere suoi nipoti? La differenza, forse, sta nel fatto che il vincitore ha già ottenuto un disco di platino con il disco “Ti rincontrerò”? Ma se facciamo un confronto con un’altra rivelazione 2008, Giusy Ferreri, mi chiedo quanti sappiano intonare due note del pezzo di Carta e quanti conoscano almeno l’intero ritornello di “Non ti scordar mai di me”.

Non so se una “raccomandazione” di Maria sia servita a far cantare Marco Carta tra i big, non so se nella sua vittoria ci possa essere lo “zampino” della madrina in questione, ma il festival quest’anno, pur avendo visto solo mezzora sul totale delle puntate, mi ha dato l’impressione che fosse più che mai “costruito”, che nulla fosse spontaneo e che si sia puntato sui colpi di scena e sulle ospitate alla Benigni per alzare l’audience. Insomma, ho il sospetto che la Rai si sia piegata alla volontà di Mediset, che Sanremo sia una sorta di figlio di Maria, De Filippi naturalmente, e che anche a livello qualitativo, fatte le dovute eccezioni, si sia rivelato una specie di Amici Bis. Se faccio, poi, un confronto tra la performance del vincitore con quelle di alcuni cantanti dell’attuale edizione di “Amici”, compreso il povero e tenerissimo, nonché bistrattato, Mario, non c’è proprio paragone. Per il prossimo anno mi aspetto qualcuno di loro sul palco dell’Ariston … magari non Valerio, per favore.

GLI STUDENTI DEL FRIULI VENEZIA-GIULIA SONO I PIÙ BRAVI IN EUROPA

studenteQualche giorno fa, commentando un mio post, un lettore mi ha consigliato di cambiare “mestiere”. Beh, libero di darmi consigli, ma lo ringrazio e comunico che non ho ancora pensato di cambiare la mia professione … già, perché quello/a dell’insegnante non è un “mestiere” ma una professione, appunto. Comunque, senza perdere troppo tempo sulla questione, e cioé sul perché secondo il simpatico commentatore dovrei “ritirarmi”, una notizia pubblicata oggi sul Messaggero Veneto mi ha riconfortata. Pare, infatti, che gli studenti della mia regione, il Friuli Venezia – Giulia, siano i più bravi non solo d’Italia, ma addirittura d’Europa. La prima cosa che ho pensato, sinceramente, è stata “figuriamoci cosa sono gli altri”, ma subito dopo, cercando di vedere il lato positivo della questione e l’indubbio vantaggio che noi docenti friulano-giuliani abbiamo nel poter usufruire di un “materiale umano così prezioso”, ho lasciato da parte l’ironia e mi sono beata della situazione fortunata e del caso propizio in cui mi trovo a lavorare.

D’ora in poi, tuttavia, pretenderò che i miei studenti siano ancora più bravi, anche per alzare ulteriormente la media nazionale ed europea, sperando che anch’essi colgano l’opportunità di fare onore ad una posizione invidiabile. Così, forse, le malelingue la smetteranno di dar contro alla scuola italiana e ai docenti che, visti i fatti recenti, rischiano pure la vita nelle aule scolastiche e affrontano il lavoro quotidiano come fosse una singola battaglia facente parte di una guerra che dura nove mesi all’anno. Dopo la tregua estiva, si ricomincia, sempre più presto perché ci sono i debiti da saldare e mentre i più bravi se ne stanno ancora a prendere il sole, i meno bravi ricominciano a sudare sui libri, ma solo perché in effetti da qualche anno, stranamente, a settembre fa più caldo che ad agosto.

In attesa dei prossimi dati PISA-OCSE, riporto per i miei lettori l’articolo in questione:

TRIESTE. Gli studenti quindicenni del Friuli Venezia Giulia sono i più brillanti d’Italia e d’Europa. Lo rivela l’indagine internazionale Pisa 2006 (Programme for International Student Assessment) commissionata dall’OCSE (Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione economica).

L’indagine ha coinvolto in Friuli Venezia Giulia un campione di 61 istituti (27 licei, 18 istituti tecnici, 15 istituti professionali e una scuola media) e 1.578 studenti (71 sloveni) di quindici anni. La lettura, la matematica e le scienze: questi i banchi di prova sui quali si sono misurati gli studenti. Secondo l’indagine, gli studenti della regione primeggiano non solo nel Nordest e rispetto al resto del Paese – che invece arretra nella classifica – ma anche rispetto ai coetanei di Slovenia e Austria.

I risultati – ha annunciato ieri a Trieste l’assessore regionale alla Cultura, Roberto Molinaro – verranno presentati venerdí in un convegno a Udine. Il progetto – ha spiegato Bruno Forte, consulente della Regione – riflette la volontà da parte dei governi dei Paesi membri dell’Ocse di monitorare i risultati dei sistemi scolastici in termini di prestazioni degli studenti in un quadro di riferimento comune a livello internazionale.

«L’indagine – ha sottolineato Forte – non valuta tanto la padronanza di parti del curricolo scolastico quanto piuttosto la capacità di utilizzare conoscenze e abilità, apprese anche e soprattutto a scuola, per affrontare e risolvere problemi e compiti analoghi a quelli che si possono incontrare nella vita reale. La valutazione va dunque oltre la scuola, che viene valutata in relazione ad un criterio esterno ad essa, rappresentato dalla preparazione dei giovani per la vita».

Ma mentre l’Italia nel suo complesso perde posizioni, il Friuli Venezia Giulia non solo contribuisce a alzare la media, ma si pone al vertice della classifica. Il punteggio medio totalizzato dagli studenti della regione nelle scienze è di 534, mentre la media Ocse è di 500, quella del Nordest 520, dell’Italia 475. Guardando un Paese del Nord, la Finlandia, dove l’istruzione è a livelli di eccellenza, il punteggio medio è di 563 punti.

Nell’area della matematica, il punteggio medio degli studenti in Regione è di 513, quello in Italia 462 mentre la la media Ocse che è 498. Gli studenti friulgiuliani primeggiano anche se confrontati con i vicini di casa austriaci (punteggio medio 505) e sloveni (504). Nell’area della lettura, infine, il Friuli Venezia Giulia si posiziona al primo posto con 519 punti, rispetto alla media italiana di 469 punti e quella Ocse di 492. In Austria il punteggio medio è di 490 punti, in Slovenia di 494 punti e in Finlandia di 547.

Complessivamente, ha sottolineato Forte, «in una scala di 6 livelli che gradua l’insufficenza fino all’eccellenza, il Friuli Venezia Giulia risulta spalmato nei livelli centrali. Insomma – ha osservato – rappresenta l’equità nella ricerca della sufficienza ma anche uno sforzo ridotto nel coltivare l’eccellenza». Quali le ragioni alla base di questo successo? «Nulla si improvvisa – ha spiegato Ugo Panetta, direttore dell’Ufficio scolastico regionale – la qualità della nostra scuola è alta. L’indagine serve a questo, ad indagare le ragioni di certi risultati per impostare le politiche conseguenti. Certo – ha sottolineato – a questo traguardo, a mio giudizio, contribuisce il contesto sociale in cui è maturato».

Dunque “il contesto pluriligue”, per Panetta, che ha ricordato il caso del Canada, anch’esso ottimamente posizionato in classifica, ma anche “l’eredità asburgica”, secondo Forte. Non a caso – ha ricordato Molinaro – il Friuli Venezia Giulia ha concordato con l’Invalsi, dove si trova il centro nazionale Pisa, un sovracampionamento sul territorio, per consentire un’analisi dei dati a livello regionale particolarmente approfondita e articolata, in grado di restituire una fotografia nitida della situazione.

Sonia Sicco
(18 febbraio 2009 – Messaggero Veneto.it)

FRANCESCO RENGA A SANREMO con “UOMO SENZA ETÀ” … IL RESTO NON CONTA. ECCO IL VIDEO

Lo ammetto: non sono tra i quindici milioni di persone che hanno visto la prima puntata del Festival di Sanremo. Da ragazzina non ne perdevo una; non solo attendevo l’evento con ansia, ma compravo il libretto con i testi delle canzoni (allora non era così facile recuperarli dal web o dalle riviste che trattano la TV) e le cantavo a squarciagola per mesi.

Poi sono cresciuta e il festival anche …. nel senso che allora veniva trasmessa una sola serata, rigorosamente di sabato, poi le serate hanno incominciato ad essere due, tre, quattro … insomma, non finisce mai e alla fine della settimana per uno che segue il festival non è del tutto impossibile aver già imparato tutti i testi a memoria. E poi non dimentichiamoci che una volta Sanremo era davvero il Festival della Canzone, ovvero la musica e i testi, le voci dei cantanti e la grande orchestra erano i soli protagonisti dell’evento. Ora, proprio per il dilungarsi della trasmissione, gli ospiti allontanano l’attenzione dei telespettatori dalla musica e dai cantanti, ora si aspetta il festival perché c’è Benigni o il video di Mina … magari l’avessimo vista, eppure ci avevano fatto credere che ci sarebbe stata, non solo la voce. Ma Bonolis, da gran parlatore qual è, ha girato e rigirato il discorso fino a darla a bere ai creduloni. Io non ho mai pensato che Mina si sarebbe abbassata a tanto: non ha bisogno della gloria, perché è un mito da sempre, né la stimo persona poco coerente, visto che da anni ha deciso di non esibirsi in pubblico e ha mantenuto la promessa. Mica come altri che parlano parlano, danno l’addio alle scene e poi ci ripensano e li rivedi sorridenti davanti alle telecamere perché, dicono, non potevano deludere i fans.

Quindi, non avendo visto il festival, non posso farvi la cronaca della prima serata. Ma ho sentito la canzone di Francesco Renga, solo quella e me ne sono innamorata a prima vista … anzi, a primo ascolto! Dai pronostici viene dato come vincitore: sarà così? Non so, ma sono sicura che la canzone sarà un successo in ogni caso. Lui, poi, il festival l’ha già vinto una volta con “Angelo”, quindi anche se non dovesse arrivare il bis, credo non se la prenderebbe più di tanto. Sanremo è una grande vetrina: basta esserci. Chi non ricorda l’ultimo posto di Zucchero con “Donne”? E c’è qualcuno che ha dimenticato la figura penosa di Vasco Rossi che ricordava metà delle parole del testo di “Una vita spericolata” e non si capiva bene se era più bevuto o fumato? Forse era solo emozionato ma, si sa, le malelingue non si arrestano mai.

Non so se vedrò le altre serate o magari solo la finale, ma ho ascoltato la canzone di Renga e mi basta.

Ecco il video di “Uomo senza età”:

… e quello del backstage:

A “grande richiesta”, anche il testo della canzone:

Quanta gente c’è
Ed aspetta me
Certo applaudirà
Ma perché io non so più
Trovo dentro l’anima
Un pensiero che
Mi riporta con il cuore a te
Ora in scena va
L’uomo senza età
Dilegua o notte
Per te canterò
Per te solo per te
Poi sorridere
A chi non lo sa
Quanto male fa
Ricordare di noi
Porto dentro l’anima
Questa pena che
Si confonde con la realtà
Ora in scena va
L’uomo senza età
Dilegua o notte
Per te canterò
Per te solo per te
Dilegua o notte
Per te canterò
Per te solo per te
Dilegua o notte
Per te canterò
Per te solo per te

BABY GENITORI: LA LORO VICENDA DIVENTA UN BUSINESS

Siamo abituati a leggere di tutto, quindi la notizia che una baby coppia inglese ha avuto una bambina non ci ha sconvolti più di tanto. Tuttavia è lecito chiedersi come mai la notizia sia stata così tanto pubblicizzata in tutta l’Europa. Casi come questi, infatti, sono all’ordine del giorno nei Paesi in via di sviluppo, specie in Africa, dove diventare madri a 12 anni non è un evento eccezionale. Forse per i padri ci si auspicherebbe un’età più adulta, ma nella coppia inglese le cose sono andate al rovescio: lei quindicenne, lui tredicenne … anche se sembra che abbia al massimo otto anni.

Alfie Patten, dunque, aveva appena dodici anni quando la bimba, Maisie Roxanne, è stata concepita. La madre, Chantelle Steadman, di anni ne aveva quattordici al momento del concepimento, ma che fosse incinta se n’è accorta solo dopo tre mesi. Naturalmente i due hanno mantenuto il segreto per sei mesi sull’inattesa gravidanza, praticamente sino alla fine della gestazione. La madre di lei, Penny, aveva avuto però di sospetti vedendola ingrassare. Ma io mi chiedo: l’educazione sessuale si usa nelle scuole britanniche? E le madri non dicono nulla alle figlie? Mi astengo dal fare commenti sui genitori di Alfie che, probabilmente, non avevano il minimo sospetto che quel bambino dalla faccina d’angelo preferisse il sesso ai video games. Ma almeno le ragazze dovrebbero essere un po’ più “esperte”, o no? La cosa che più mi sconvolge è leggere, in un’intervista concessa al Times, che Chantelle candidamente ammette: “Alfi aveva l’abitudine di fermarsi a dormire da me la notte. Sapevamo di commettere uno sbaglio, ma ora le cose stanno così e non si possono cambiare. Ci impegneremo per essere dei bravi genitori”. Insomma, l’imberbe Alfie se ne stava tranquillo a fare sesso nel letto di Chantelle e né mamma Penny né la madre di Alfie hanno mai notato, rispettivamente, la presenza del “ragazzo” sotto lo stesso tetto di notte e l’assenza del figlioletto dalla sua cameretta? Mi viene da pensare che i genitori britannici siano un attimino distratti … e poi criticano noi genitori italiani e i nostri figli che chiamano “mammoni”. Sull’ultimo punto è anche vero che le mamme italiche siano un po’ apprensive e iperprotettive, com’è vero che qui da noi i figli stanno a casa fino a trent’anni, quando va bene, mentre all’estero diventano indipendenti a diciotto. Ma almeno fino a quando dei minorenni vivono nella casa paterna, si dovrebbe seguirli un po’ di più.

Naturalmente la Meanwhile East Sussex County Council, contea in cui risiedono i due ragazzi, ha subito provveduto a far seguire la coppia di neogenitori da un’assistente sociale e ha già stanziato dei fondi di solidarietà. Ma se state pensando che sia un atto dovuto perché “come si fa a crescere una bimba a quell’età”, vi informo che i genitori, anzi il padre di Alfie, pare abbia già pensato a come far quadrare il bilancio familiare con l’arrivo di una “bocca in più da sfamare”. Secondo il Telegraph, infatti, il neo nonno avrebbe già preso accordi con delle emittenti televisive inglesi per uno speciale sul caso: si parla di un compenso compreso tra le 50 e le 80 sterline! Ma la cosa più divertente, si fa per dire, è che lo speciale avrebbe come “tema” i risultati del test del DNA.

Subito dopo lo scoop del Sun, che pare abbia fruttato un bel po’ di soldi alla mamma di Chantelle, altri sei ragazzini, di età compresa tra i quattordici e i sedici anni, hanno rivendicato la paternità della piccola Maisie Roxanne. In particolare due di essi, Richard Goodsell e Tyler Barker, sono disposti a sottoporsi al test anche se il primo vuole solo togliersi una curiosità mentre il secondo è semplicemente terrorizzato all’idea di essere lui il padre. La “povera” Chantelle, da parte sua, assicura che “l’unico con cui ha dormito è Alfie”; quest’ultimo, evidentemente stimando poco veritiere le parole della compagna – ma il dubbio è legittimo -, fa sapere che il test lo farà. Solo per la cronaca, il costo del test del DNA è di circa 300 sterline e sarà a carico dei Servizi Sociali … anche se, con tutti i soldi che le famiglie si faranno per i diritti televisivi, credo che la Corona si potesse risparmiare questa spesa.

Insomma, nonostante in Inghilterra eventi del genere non siano casi del tutto eccezionali – si stima che nel decennio passato più di quaranta ragazzi di quattordici anni sono diventati padri e addirittura almeno altri quattro undicenni hanno avuto un bambino nemmeno troppo tempo fa – evidentemente i neo nonni sanno farsi bene i conti. Così la vita quotidiana di gente normale che, per ignoranza e disattenzione, viene scossa da un evento inatteso ma sicuramente prevedibile e prevenibile, diventa un business. Chissà se fra qualche anno verrà chiesto ad Alfie e a Chantelle il parere su tutta la vicenda. Per ora si fanno fotografare per i quotidiani e le riviste di tutto il mondo e si fanno riprendere dalle televisioni con la loro piccola, ignara per il momento di essere una celebrità. Il tutto, naturalmente dietro lauto compenso, c’è da scommetterci. Ma per loro è come un gioco; sono gli adulti che dovrebbero ragionare ed impedire che tutto questo avvenga. Ma loro, proprio loro che non sembrano essere stati genitori attenti, approfittano dell’occasione e si preparano a farsi un po’ di soldi. Speculare sui figli, questo sì, è indecente ma … c’est la vie, anzi this is the life!

MESSA IN DUBBIO DALLE PAROLE DELLE SUORE DI LECCO LA TESTIMONIANZA DI MARINELLA CHIRICO SU ELUANA

Mi ero ripromessa di non scrivere più su Eluana. Sdegnata dal circo mediatico che si è venuto a creare sulla sua triste vicenda, avevo invocato il silenzio, quello stesso silenzio che con un filo di voce papà Beppino aveva implorato. Lui ora tace, non ha più la forza di parlare, rinuncia perfino ad assistere al funerale della figlia per sottrarsi all’assalto dei giornalisti. Nemmeno un po’ di rispetto per un uomo che soffre, per una famiglia trincerata nel suo dolore. Nemmeno i commenti cattivi si smorzano. Qualcuno ha ancora fiato per gridare il proprio disprezzo. Ancora malignità: su Beppino, sui medici che hanno accompagnato Eluana al traguardo finale di una vita già spenta da diciassette anni, sulla casa di riposo ove l’inaudito “assassinio” si è compiuto, sulla Procura di Udine che non ha saputo o voluto trovare qualche appiglio per fermare la “macchina di morte” allestita nella camera della donna, sui laici che difendono la legge e chiamano “giusta” la sentenza della Cassazione … Perfino un politico di riguardo, niente meno che il Presidente del Senato Alfano, ha provocatoriamente detto che “Eluana è morta di sentenza”. Non sa, Alfano, che al di là del tono polemico, ha affermato l’unica verità accettabile. Per quella sentenza papà Englaro si è battuto, fino allo stremo delle forze. Sì, una sentenza ha “condannato a morte Eluana”, se volete, ma un incidente diciassette anni fa l’aveva “condannata a vivere”.

Ieri ho pubblicato un articolo sulla testimonianza di Marinella Chirico, l’unica giornalista del TG3 Regionale che ha potuto vedere Eluana un giorno prima della sua fine. L’esperienza “devastante” della giornalista è stata raccontata con voce commossa, con uno sguardo triste che, per chi conosce Marinella e la vede quasi quotidianamente dietro alle telecamere del TG, non rientra nel suo aspetto naturale. È quasi sempre sorridente, Marinella Chirico, l’aspetto è sereno e lo sguardo è luminoso. L’aver visto Eluana ha completamente trasformato i tratti del suo viso.

Englaro aveva fermamente voluto che la giornalista vedesse Eluana per smentire, finalmente, le male voci, per porre un freno alle inaudite malignità che per giorni sono state dette sul suo conto. Eppure oggi c’è qualcuno che smentisce le parole di Marinella Chirico, che insinua il sospetto che tutto sia stato pilotato, che la testimonianza sia falsa, inventata.

Oggi sul quotidiano “Avvenire” è comparso un articolo che mette in dubbio la sincerità di Marinella. Il titolo è: «Deturpata? Era bella, sette giorni fa». Sembra che questo sia stato il commento delle suore di Lecco che a lungo hanno accudito Eluana. Secondo Suor Angela : «Non è possibile che Beppino abbia detto questo, forse si riferiva a questi ultimi giorni, dall’arrivo a Udine, ma come può essere cambiata così. […] Da qui è andata via che era bella del resto verranno pur fuori le cartelle cliniche, basterà andare a leggere l’ultimo bollettino di Defanti prima della partenza da Lecco. È scritta ogni cosa, qui in collaborazione con lui si seguiva un percorso ben preciso e dettagliato, risulterà tutto».

Ma poi la giornalista di “Avvenire” va oltre e insinua un altro sospetto, facendo finta di credere alle parole di Marinella. Verso la fine dell’articolo si legge: “A questo punto, però, di «ferocissimo e crudele» c’è solo un terribile sospetto: se davvero una settimana nella casa di riposo di Udine è bastata, come dice la Chirico, a fare di Eluana un corpo la cui vista era ‘devastante’, che cosa le hanno fatto? Come si distrugge in sette giorni un equilibrio stabile da quindici anni? Per Eluana ormai non c’è più nulla da fare, ma a chi di dovere ora almeno l’obbligo di far emergere tutta la verità. “

Già, la verità. Ma qual è la verità? A questo punto mi rammarico che Beppino Englaro non abbia voluto che le telecamere entrassero insieme a Marinella Chirico in quella camera e riprendessero il corpo immobile di Eluana. Nulla a che vedere, evidentemente, con la descrizione che sempre il quotidiano “Avvenire” pubblicò il 3 febbraio. “E intorno al suo corpo si davano da fare a turno quattro fisioterapisti: non stava mai ‘ferma’, Eluana, grazie a loro, e così braccia e gambe erano tornite, non avvizzite e magre, il viso era paffuto, la pelle morbida come un velluto. Ogni giorno le suore la spalmavano di creme e pettinavano i suoi capelli ancora nerissimi… anche Eluana come tutti noi quando era sera chiudeva i grandi occhi neri e si addormentava. Notte e giorno, veglia e sonno, senza confondersi mai, e al calare del buio anche il suo corpo chiedeva riposo alla fine di una giornata come tante. Un sonno tranquillo, senza incubi …”.

Ormai si è addormentata per sempre, Eluana. Forse la “verità” non interessa più a nessuno perché l’opinione pubblica sarà sempre divisa, ci sarà sempre chi griderà a gran voce che è stata “uccisa” e chi sussurrerà, per rispetto del dolore di chi è rimasto, che finalmente ha raggiunto la pace. Un sonno tranquillo, ora sì, senza incubi.

ELUANA NON ERA PIÙ QUELLA: LA TESTIMONIANZA DELL’UNICA GIORNALISTA CHE L’HA VISTA

Marinella Chirico, giornalista della sede Rai di Trieste, anche grazie alla conoscenza che la lega alla famiglia Englaro, ha potuto vedere Eluana domenica pomeriggio. «Mi era stato chiesto di vedere Eluana – ha raccontato Marinella Chirico – anche perché si erano accese delle critiche ferocissime sul vero e reale stato di Eluana e questa polemica continuava a crescere e di ciò Beppino era profondamente ferito e angosciato per non essere creduto. E quindi mi hanno chiesto – come professionista dell’informazione, ma anche come persona di fiducia – che entrassi nella stanza dove c’era Eluana».
Visibilmente commossa, ai microfoni del TG3 (ma l’intervista è stata trasmessa anche dagli altri telegiornali), ha raccontato la sua esperienza. Ha passato tre ore circa nella camera di Eluana, alla casa di riposo “La quiete” di Udine, in compagnia dello zio della donna, Armando. Quando le è stato chiesto di descrivere ciò che ha visto, Marinella Chirico ha detto: “L’impatto è stato fortissimo e posso dire che Eluana è esattamente come si può immaginare possa essere una donna in stato vegetativo da 17 anni: irriconoscibile, assolutamente irriconoscibile rispetto alle foto che si vedono, una donna completamente immobile che gli infermieri e i sanitari erano costretti a spostare ogni due ore per evitare che il corpo si piagasse. Le orecchie però avevano delle lesioni in quanto unica parte che non si poteva tutelare.”
Quando alla giornalista è stato chiesto cosa ha provato, la risposta è stata: “Un’esperienza devastante, emotivamente molto forte”. Le stesse parole con cui si era espresso anche il dott. Amato De Monte, l’anestesista che ha seguito Eluana fino alla morte, che prima di quella sera piovosa del 2 febbraio, prima che il corpo di Eluana fosse caricato sull’ambulanza a Lecco, non aveva mai visto. Di lei, come tutti noi, aveva visto solo le foto che il padre aveva autorizzato a divulgare, quelle stesse foto che in un numero infinito di servizi tele giornalistici abbiamo viso sistemate nei portaritratti ben allineati su un mobile di casa Englaro. Quella stessa casa da cui Eluana era uscita il 17 gennaio 1992, per non tornare mai più.

Le uniche parole papà Beppino ha voluto dirle alla stessa giornalista. Ma non al microfono; ha preteso che l’intervista fosse ripresa lasciando le voci in sottofondo e che Marinella Chirico riferisse le sue parole montando il servizio successivamente. Un Beppino stanco, solo. Le uniche parole che si percepiscono nettamente sono: “Non parlo più non voglio più parlare. L’ho fatto per tutti questi anni per Eluana che era e resta il primo pensiero mio e di mia moglie.” Poi si è recato all’obitorio dove dalle 16 di questo pomeriggio si trova Eluana. Eluana, sì, non il suo corpo. Ho invertito apposta le due parole: finché ho parlato di lei viva, ho usato la parola “corpo”, perché quello e solo quello era Eluana; ora posso chiamarla per nome perché solo adesso, libera da quella immobile prigione, lei è viva. Non so dove, non so con chi, ma so che da qualche parte c’é.
Pochi minuti soltanto Beppino ha passato nella stanza in cui si trovava la figlia, in attesa dell’autopsia. Un atto dovuto, dicono. Intanto il dott. Amato De Monte è convocato dall’Ordine dei medici per giovedì mattina. Anche questo, dicono, è un atto dovuto. È la prassi. Ma c’è chi mormora, e anche chi lo dice a voce alta, che la morte di Eluana, arrivata così in fretta, così inattesa, proprio il giorno prima che si dibattesse il Disegno di Legge al Senato, è sospetta. Addirittura un frate della chiesa vicina alla casa di cura “La quiete”, un frate dico, ha insinuato che qualcuno forse ha accelerato la fine di Eluana, volutamente. C’è forse chi pensa ad un’iniezione letale, come quelle che si fanno ai condannati a morte in America. Per questo, precisano, bisogna fare anche gli esami tossicologici.

Sospetti, maldicenze, tutto come prima, tutto come quando Eluana era ancora ferma immobile nel letto, anche se respirava autonomamente, apriva e chiudeva gli occhi. Già, perché un cuore che batte fa di un corpo immobile un corpo vivo.
Dalla Procura di Trieste rassicurano che non c’è alcun procedimento in corso, tutto regolare. Anche le ispezioni volute dal Presidente della Regione Tondo pare abbiano avuto esito negativo. Nulla da nascondere, quindi. Anche la Presidente de “La Quiete” appare tranquilla. In un’intervista del TG3 Regione ha affermato che non si è pentita di aver ospitato Eluana, perché aveva bisogno di essere liberata dal suo stato. Quando le è stato chiesto dalla giornalista come avesse trovato Eluana, ha risposto: “Non l’ho mai vista, non l’ho voluta vedere” e la voce sembrava lì lì per spezzarsi dalla commozione.

Non ci sarà un funerale per Eluana, solo una benedizione. La salma sarà cremata e tumulata nel piccolo cimitero di Paluzza, paese carnico di cui è originario Beppino. Riposerà accanto al nonno Giobatta che l’adorava.

Concludo con la preghiera che Monsignor Pietro Brollo, arcivescovo di Udine, ha rivolto alla donna non appena saputo della sua morte:

«Ora la tua mano è diventata fredda, ma il Signore della vita la sta stringendo ancora con amore di Padre per condurti nella sua casa, perché tu possa godere la pienezza della vita. Vita che è suo dono di pace, di serenità, di felicità eterna. Lo stesso Signore conceda a noi un cuore capace di amare sempre la vita, di perdonare e di ritrovare la forza di vivere da fratelli».

ELUANA HA RAGGIUNTO LA SUA “QUIETE”

Pochi minuti fa, circa alle 20 e 30 di oggi, 9 febbraio 2009, alla casa di cura “La quiete” di Udine è morta Eluana Englaro. Lei che ha scatenato, involontariamente, una serie di reazioni da parte di laici e cattolici, di politici e magistrati, ha raggiunto la sua quiete proprio a poche centinaia di metri da casa mia.

Questo pomeriggio, passando davanti alla casa di riposo, sono rimasta bloccata per qualche minuto con la mia auto: c’erano molte persone che manifestavano ma questa volta non solo contro quella che è stata definita una condanna a morte crudele; alcuni hanno espresso, finalmente, la solidarietà nei confronti di papà Englaro. Quest’uomo che per tanti anni ha lottato per ottenere la fine delle sofferenze sue e di Eluana, ora può cantare vittoria. Ma non lo farà. Perché se da un lato la sentenza della Cassazione e la sua applicazione hanno dimostrato che, nonostante le polemiche e le voci di dissenso che si sono alzate, viviamo in uno stato di diritto, dall’altro questa vittoria ha un sapore amaro. La fine di una vita, anche di una “non vita”, rappresenta un dolore e se soffriamo noi, che nemmeno la conoscevamo, il dolore della sua famiglia è inimmaginabile. Ora lui, Beppino, dovrà fare i conti con la sua coscienza ma non gli sarà difficile autoassolversi. Se avesse avuto dei dubbi, dei rimorsi, avrebbe fatto marcia indietro. E invece no, è andato avanti per la sua strada, senza ascoltare gli appelli rivolti da tante persone che hanno vissuto o vivono tuttora un’esperienza analoga. Non ha ascoltato la voce del Vaticano o quella di Palazzo Chigi. Ha ascoltato la voce del suo cuore e nessuno può dire che forse è stata una voce stonata, fuori dal coro.

Non era al capezzale della figlia, Beppino Englaro. Non l’ha vista esalare l’ultimo respiro. Forse pensava che vivesse più a lungo ma l’ottusità di chi ci governa ha accelerato i tempi della fine di Eluana. Ma che importa? Per il padre era già morta da diciassette anni; una morte senza una tomba, senza un funerale. Ma ora Eluana avrà il suo funerale, avrà la sua tomba su cui la famiglia potrà piangere, se c’è ancora qualche lacrima da versare, se le lacrime non si sono esaurite in tutti questi anni di dolore. O forse i suoi cari andranno a portare i fiori al cimitero sorridendo, con la consapevolezza che il destino di Eluana si è compiuto, come lei voleva. Con un ritardo di diciassette anni.

Addio, Eluana. Una preghiera e una lacrima per la tua pace.