10 agosto 2010

ESAME DI STATO 2010: I DATI DEFINITIVI. MA NON SAREBBE ORA DI CAMBIARE?

Posted in adolescenti, Esame di Stato, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , , , , , a 6:44 pm di marisamoles

Il MIUR ha comunicato i dati definitivi sugli esiti dell’Esame di Stato 2010. Qualche giorno fa erano stati diffusi i dati sulle valutazioni, in particolare sui 100 e lode che sono stati assegnati con maggior generosità nelle scuole del sud Italia. (ne ho parlato QUI e QUI). Polemiche a parte, sembra che un ruolo decisivo, con un lavoro di scrematura, l’abbiano avuto i Consigli di Classe: infatti è stato registrato un sensibile aumento degli studenti non ammessi, 6,6% contro il 5,1% dello scorso anno. Ma non dobbiamo dimenticare che, al contrario dello scorso anno, agli ultimi Esami di Stato sono stati ammessi solo gli studenti che non presentavano alcuna insufficienza in pagella.

L’intenzione del ministro Mariastella Gelmini era quella di applicare la novità già lo scorso anno, ma in conseguenza delle polemiche che erano sorte, in considerazione del ritardo con cui era stato comunicato che anche una sola insufficienza avrebbe compromesso l’ammissione, gli studenti che hanno conseguito la maturità nel 2009 erano stati ammessi con la sufficienza nella media complessiva dei voti. In altre parole, potevano essere insufficienti in una o più materie a patto che avessero la media del 6, compreso il voto di condotta che comunque non doveva essere insuffciente.

I non ammessi nel 2009 erano stati 17 mila (5,1%), quest’anno (con l’introduzione della norma che prevede tutte sufficienze) sono stati oltre 23 mila (cioè il 6,6%). Accanto a questo dato, si mette in evidenza una leggera flessione della percentuale del numero degli studenti che non hanno ottenuto il diploma: dal 2,15 % dello scorso anno al 2,05 del 2010.

Un dato preoccupante è quello relativo ai non ammessi all’esame a causa del 5 in condotta: lo scorso anno erano poco più di 5mila, quest’anno sono stati 8.403. Dov’è finita la “scuola del rigore e della severità”? E la lotta contro il bullismo? Pare che la bocciatura per il cattivo comportamento non costituisca uno spauracchio, come invece si era pensato.

Come ha osservato il ministro, riferendosi agli squilibri tra nord e sud nell’attribuzione delle lodi, una maggiore omogeneità nella valutazione degli studenti potrebbe derivare dalla somministrazione di una prova nazionale sulla falsa riga di quelle già sperimentate nella scuola media e in alcune scuole superiori che aderiscono al progetto pilota.
Ma io mi chiedo, sinceramente, ha ancora senso un Esame di Stato? Come ho già avuto modo di osservare, l’esperienza in sé è importante dal punto di vista formativo: è una specie di rito di iniziazione alla vita adulta. Ma, in tempi di crisi, è anche uno spreco di denaro pubblico che potrebbe essere investito nella scuola per venire incontro alle esigenze di chi al diploma non ci arriva proprio. Investire in progetti antidispersione e con lo scopo di prevenire gli abbandoni sarebbe un passo avanti verso una scuola più competitiva con altri Paesi europei, la Finlandia in testa.

Abolire del tutto l’esame forse è un po’ azzardato, ma potrebbe essere sostituito da una serie di prove, elaborate dall’InValsi, che determinerebbero il punteggio finale del diploma. E poi, sarebbe anche il caso di abolire i test di ammissione alle Facoltà universitarie sostituendoli, ad esempio, con un “credito” determinato dal punteggio ottenuto alla fine del corso di studi: so che in Egitto si può accedere alle varie facoltà a seconda del risultato ottenuto nei test d’uscita dalle scuole superiori. Ovvero, il risultato dei test finali –loro non fanno esami- orienta lo studente verso certe facoltà anziché altre.
In definitiva, non sarebbe lo studente ad orientarsi, spesso male, verso il percorso universitario ma sarebbe il suo rendimento ad “obbligarlo” a intraprendere un percorso di studi in cui avrebbe maggiori possibilità di successo. Non dimentichiamo che le percentuali di abbandono degli studi universitari sono piuttosto alte e spesso capita che i ragazzi cambino più facoltà, in seguito a degli insuccessi che magari non avevano previsto.

Insomma, è del tutto inutile pensare di rinnovare la scuola italiana, sempre più spesso bersaglio di critiche su più fronti, se le “innovazioni” si limitano a ritoccare quello che già c’è e che non funziona.

[fonte: Il Corriere]

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14 luglio 2009

SCUOLA: AUMENTANO I BOCCIATI. PARERI A CONFRONTO

Posted in adolescenti, Mariastella Gelmini, MIUR, politica, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , , , , , , , , a 5:45 pm di marisamoles

scuola e socialeIn questi giorni il MIUR ha diffuso i dati relativi alle bocciature degli allievi delle scuole secondarie di I e II grado. Dopo un sensibile aumento degli studenti non ammessi all’Esame di Stato sia nelle secondarie di I grado (il 4.4% rispetto al 2.1% dello scorso anno ) sia nelle scuole superiori (circa il 6% contro il 4,3% dello scorso anno), anche il numero degli studenti che non hanno superato l’esame di maturità è destinato ad aumentare: si passerebbe dal 2,5% , cioè circa 12mila studenti, al 3,1% degli studenti non dovrebbe ottenere il diploma, circa 3000 studenti in più rispetto al 2008. Il condizionale è d’obbligo poiché i dati devono essere ancora confermati.

Non è migliore la situazione per quel che riguarda gli anni intermedi: aumentano, infatti, le bocciature in entrambi i gradi di scuola. I dati rilevati parlano di un aumento di circa 12 mila studenti non ammessi alle medie rispetto al 2008, mentre alle superiori il numero dei bocciati è solo lievemente superiore rispetto allo scorso anno. La percentuale più alta di non ammessi si registra negli istituti professionali, il 23%, segue con il 16,3% negli istituti tecnici e il 16% nell’istruzione artistica. Migliore la situazione nei licei: i più bravi sono i ragazzi del classico con il 4,8% dei non ammessi, seguiti degli studenti dello scientifico, dove il 6,6% non ce l’ha fatta, e dai ragazzi del liceo linguistico con il 5,1% dei bocciati.

Ma tra la promozione e la bocciatura ci sono i cosiddetti “giudizi sospesi”. In questo caso i ragazzi dovranno recuperare i “debiti formativi” superando delle prove di verifica ad hoc che verranno loro somministrate all’inizio di settembre. In base al risultato delle prove e ad un nuovo scrutinio, il destino sarà ben definito: o si ripete l’anno o si viene promossi. Com’è noto, questa procedura è relativamente nuova, in quanto applicata per volontà del ministro Fioroni e mantenuta dalla Gelmini nel settembre 2008, e sostituisce la “promozione con debito” dei precedenti anni. In pratica, una sorta di ritorno ai vecchi “esami di riparazione”.
Il più alto numero di studenti sospesi (31,6%) si registra agli istituti tecnici, seguiti dall’istruzione artistica (31,1%) e dagli studenti degli istituti professionali (30,8%). Ai licei gli studenti si sono rivelati un po’ più bravi: dovranno recuperare una o più insufficienze a settembre il 22% degli studenti del classico, il 25,4% dello scientifico e il 24,7% del linguistico.

Ora veniamo alla grande novità di quest’anno scolastico: la bocciatura con il cinque in condotta. I dati appaiono alquanto allarmanti, se consideriamo i numeri: 3.000 alunni delle medie e 6.500 nelle scuole superiori. Circa la metà (3.000) sono studenti degli Istituti professionali, mentre nei licei classico, scientifico e linguistico solo lo 0,1% di studenti è stato bocciato per il 5 in condotta. Anche negli istituti tecnici e artistici la percentuale è piuttosto bassa: lo 0,4% gli alunni.
Tuttavia, se mettiamo a confronto questo dato con quello relativo alle insufficienze in condotta del I quadrimestre, vediamo che la situazione è nettamente migliorata: agli scrutini intermedi, infatti, i cinque in condotta furono più di 34mila. Già allora il dato, se rapportato alla popolazione scolastica, non era preoccupante (poco più dell’1%), quindi, a rigor di logica, il comportamento dei ragazzi è notevolmente migliorato e i docenti ne hanno tenuto conto. A questo proposito, nel D. M. numero 5 del 16/01/2009 (art. 3, comma 2) si legge:

La valutazione espressa in sede di scrutinio intermedio o finale non può riferirsi ad un singolo episodio, ma deve scaturire da un giudizio complessivo di maturazione e di crescita civile e culturale dello studente in ordine all’intero anno scolastico. In particolare, tenuto conto della valenza formativa ed educativa cui deve rispondere l’attribuzione del voto sul comportamento, il Consiglio di classe tiene in debita evidenza e considerazione i progressi e i miglioramenti realizzati dallo studente nel corso dell’anno, in relazione alle finalità di cui all’articolo 1 del presente decreto.

Quindi, possiamo ritenere che il rischio di non essere promossi per un comportamento inadeguato ha messo in allarme gli studenti che si sono impegnati a migliorare quest’aspetto. Non tutti, certo, ma se teniamo conto dei dati diffusi a febbraio, più di 24.500 allievi, tra scuole medie e superiori, hanno imparato a comportarsi “bene”.

Ma che dice il ministro Gelmini di questi risultati? In un’intervista rilasciata ad affaritaliani.it
afferma che siamo tornati ad una scuola che non promuove tutti. E che distingue tra persone che studiano e persone che non studiano. Tra persone che si comportano bene e persone che non si comportano bene. Una scuola che promuove tutti non è una scuola che fa il bene del ragazzo. Quindi, si esprime sul peso che il voto di condotta ha avuto sulle bocciature sostenendo che è stato molto importante perché ha portato al rispetto dei compagni, dei professori e degli edifici scolastici. Il fatto che il ragazzo venga giudicato non solo per il rendimento ma anche per il comportamento è stato fondamentale.

D’accordo con il ministro si dichiara lo SNALS mentre, ma c’era da aspettarselo, la CGIL Scuola ritiene l’aumento delle bocciature un ritorno alla scuola del passato quella selettiva che lascia indietro i ragazzi e che produrrà una più alta dispersione scolastica. Anche se nessuno mette in discussione la necessità di maggiore serietà e rigore nello studio , secondo il sindacato bisognerebbe rivedere i programmi, i modelli didattici, tenendo conto anche dei cambiamenti che investono la società. Inoltre, il taglio delle risorse aggraverebbe la situazione per quanto riguarda il comportamento degli allievi, poiché in questo modo le scuole rimarranno senza personale in grado di sorvegliarli e arginare il fenomeno del bullismo.

In linea con quest’ultima opinione anche la senatrice Mariangela Bastico, già viceministro all’Istruzione ai tempi del governo Prodi e attualmente “ministro ombra” dei Rapporti con le regioni per il Pd. Nelle pagine del suo blog dichiara che la bocciatura, soprattutto alla fine del percorso di studio, è un insuccesso del singolo ma anche della scuola, che non ha raggiunto il proprio obiettivo di far apprendere. Quindi ritiene che sia sbagliato gioire degli insuccessi degli studenti come, secondo lei, fa il ministro Gelmini la cui scuola rappresenta solo quella dei tagli e del ritorno al passato.

A proposito di tagli, leggo su Tuttoscuola.com che la Gelmini, in un’intervista rilasciata agli studenti del Collegio di Milano pubblicata sul semestrale del Collegio stesso, ha dichiarato che per effetto della manovra in atto collegata all’attuazione dell’art. 64 della legge 133/2008, nessun docente perderà il posto. Questo, almeno, per quanto riguarda i docenti a tempo indeterminato che tutt’al più rischiano il cambio di sede. Poi, però, ammette che c’è il problema dei precari, è vero, ma sono il frutto di cattive politiche che abbiamo ereditato e che adesso dobbiamo gestire senza alimentare illusioni.

Dal canto mio, mi permetto solo una riflessione: quando ero una studentessa liceale, se andavo male (è un’ipotesi, perché in realtà ero brava) era colpa mia perché non studiavo, mentre i miei insegnanti spietati, che non regalavano nulla a nessuno e il sei te lo facevano sudare, erano bravissimi, soprattutto se davano tante insufficienze. Ora che sono un’insegnante, secondo la Bastico e l’opposizione in generale, se i miei allievi vanno male nelle mie materie sono io un’incapace perché il mio insegnamento non è efficace (altrimenti avrei una classe modello). Vorrei capire una cosa: ma è sempre colpa mia?

29 maggio 2009

APPROVATO IL REGOLAMENTO SULLA VALUTAZIONE DEGLI STUDENTI

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , , , , , a 5:39 pm di marisamoles

Approvato dal Consiglio dei Ministri, in via definitiva, il “Regolamento sulla valutazione degli studenti“. Apparentemente nessuna sorpresa, tranne il fatto che il ministro non chiarisce se, nella secondaria di II grado, il voto di condotta faccia media oppure no, se non per l’ammissione all’Esame di Stato. Si specifica soltanto che il voto sul comportamento concorrerà alla determinazione dei crediti scolastici. . Insomma, dopo aver sbandierato ai quattro venti che la valutazione del comportamento farà media, ora si fa un generico riferimento ai “crediti scolastici“, mentre per quanto riguarda la secondaria di I grado si dice esplicitamente che il voto in condotta concorrerà alla formazione della media.
A leggere fra le righe, comunque, il busillis si chiarisce considerando che per la determinazione dei crediti scolastici si parte dalla media dei voti. Era tanto difficile essere chiari ed espilciti? Mah.

Ecco il testo:

Regolamento sulla valutazione degli studenti
Roma, 28 maggio 2009
Questa mattina il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il Regolamento sulla valutazione degli studenti nelle scuole di ogni ordine e grado.

Queste le principali novità contenute nel provvedimento:

Scuola Primaria (scuola elementare)Nella scuola primaria gli alunni saranno valutati dall’insegnante unico di riferimento.
La valutazione terrà conto del livello di conoscenza e del rendimento scolastico complessivo degli alunni nelle singole materie.
La valutazione nelle singole materie sarà espressa in voti numerici così come avviene in tutti i Paesi Europei.
Solo per l’insegnamento della religione cattolica resta la valutazione attraverso un giudizio sintetico formulato dal docente.
I docenti di sostegno parteciperanno alla valutazione di tutti gli alunni.
Nella scuola elementare gli alunni potranno essere non ammessi alla classe successiva solo in casi eccezionali e motivati.

Voto in condotta nella scuola elementare
Il voto in condotta nella scuola elementare sarà espresso attraverso un giudizio del docente o dei docenti contitolari.

Scuola secondaria di I grado (scuola media)
Nella scuola secondaria di primo grado gli studenti saranno valutati nelle singole materie con voti numerici. Questo metodo di valutazione riguarderà anche l’insegnamento della musica.
Anche alle medie l’insegnamento della religione cattolica continuerà ad essere valutato attraverso un giudizio sintetico del docente.
Per essere ammessi all’anno successivo, comunque, sarà necessario avere almeno 6 in ogni materia.
Per la ammissione all’esame di Stato di terza media gli alunni dovranno conseguire la sufficienza in tutte le materie, compreso il voto in condotta.
In sede d’esame finale agli alunni particolarmente meritevoli che conseguiranno il punteggio di 10 decimi potrà essere assegnata la lode dalla commissione che deciderà all’unanimità.

Voto in condotta alle scuole medie
Il voto in condotta nella scuola secondaria di primo grado sarà espresso con un voto numerico accompagnato da una nota di illustrazione e riportato anche in lettere in pagella.

Scuola secondaria di II grado (scuola superiore)
Alle scuole superiori la valutazione intermedia e finale degli apprendimenti è effettuata dal consiglio di classe.
Nello scrutinio finale il consiglio di classe sospenderà il giudizio degli alunni che non hanno conseguito la sufficienza in una o più materie, senza decidere immediatamente la non promozione, ma comunicando i risultati conseguiti nelle altre materie. A conclusione dei corsi di recupero per le carenze dimostrate il consiglio di classe, dopo aver accertato il recupero delle lacune formative entro la fine dello stesso anno scolastico, non oltre la data di inizio delle lezioni dell’anno successivo, formulerà il giudizio finale e l’ammissione alla classe successiva.
Secondo quanto indicato dall’ordinanza ministeriale n.40 dell’8 aprile 2009, per l’anno scolastico 2008/09, per l’ammissione all’esame di Stato sarà necessaria la media del 6. Il voto in condotta concorrerà alla formazione della media.
A partire dall’anno scolastico 2009/10 saranno ammessi all’esame di Stato tutti gli studenti che conseguiranno la sufficienza in tutte le materie e in condotta.

Accesso diretto all’esame di stato per gli “ottisti”
Saranno ammessi direttamente agli esami di Stato gli studenti che in quarta hanno conseguito 8 decimi in ciascuna materia e nel comportamento e che hanno riportato una votazione non inferiore al 7 in ciascuna disciplina, 8 per la condotta nelle classi seconda e terza.
L’educazione fisica concorre come ogni altra disciplina alla determinazione della media dei voti.

Voto in condotta alle scuole secondarie di primo e secondo gradoCon il Regolamento approvato oggi dal Consiglio dei Ministri il voto sul comportamento concorrerà alla determinazione dei crediti scolastici.
Il 5 in condotta sarà attribuito dal consiglio di classe per gravi violazioni dei doveri degli studenti definiti dallo Statuto delle studentesse e degli studenti, purché prima sia stata data allo studente una sanzione disciplinare. Inoltre, l’insufficienza in condotta dovrà essere motivata con un giudizio e verbalizzata in sede di scrutinio intermedio e finale.
Una sanzione disciplinare, quindi, sarà come un cartellino giallo, dopo il quale se i comportamenti gravi persisteranno il collegio dei docenti darà il cartellino rosso e cioè il 5 in condotta.
La valutazione del comportamento è partita già nel primo quadrimestre dell’anno scolastico in corso ed ha portato a galla circa 34 mila insufficienze. Gli studenti avranno tempo nella seconda parte dell’anno per recuperare.
L’insufficienza nel voto di condotta (voto inferiore a 6) comporterà la non ammissione all’anno successivo o agli esami di Stato.

Valutazione degli alunni con disabilità
Per la valutazione degli alunni con disabilità si dovrà tener conto, oltre che del comportamento, anche delle discipline e delle attività svolte sulla base del piano educativo individualizzato. Inoltre si prevede, per gli alunni disabili, la predisposizione di prove di esame differenziate, corrispondenti agli insegnamenti impartiti e idonei a valutare il progresso dell’alunno in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziali.

Valutazione degli alunni con difficoltà specifica di apprendimento-DSA
Per gli alunni in situazione di difficoltà specifica di apprendimento debitamente certificate per la prima volta viene dettata una disciplina organica, con la quale si prevede che, in sede di svolgimento delle attività didattiche, siano attivate adeguate misure dispensative e compensative e che la relativa valutazione sia effettuata tenendo conto delle particolari situazioni ed esigenze personali degli alunni.

Obbligo scolastico
Resta confermato l’obbligo scolastico fino al sedicesimo anno di età, sempre nel quadro del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione.

8 maggio 2009

IL VOTO DI CONDOTTA FA MEDIA PER L’AMMISSIONE ALL’ESAME DI STATO

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , , , , , , , a 8:31 pm di marisamoles

Il 7 maggio il MIUR ha pubblicato, a firma del Direttore Generale Mario Giacomo Dutto, la Circolare 46 sulla “Valutazione del comportamento ai fini dell’esame di Stato nella Secondaria di Secondo Grado per l’A.S. 2008/2009”.

Il testo della circolare è il seguente:

La fase degli scrutini conclusivi è uno dei momenti qualificanti dell’anno scolastico, poiché costituisce la naturale verifica collegiale degli esiti del processo di insegnamento-apprendimento.
In quanto tale la valutazione degli alunni non può non considerare con la dovuta attenzione i risultati effettivi, in termini di conoscenze e competenze, raggiunti dagli alunni. Al tempo stesso, la valutazione non può risolversi nel semplice calcolo matematico dei voti da essi conseguiti nelle singole discipline, poiché essa investe, come ben sanno dirigenti e docenti, anche una serie di variabili (da quelle personali, temporali e ambientali) che contribuiscono a definire il profilo del singolo alunno e il livello della sua preparazione.
In proposito, anche in relazione ai numerosi quesiti pervenuti dalle scuole e al fine di evitare interpretazioni non uniformi, si ribadisce che il voto di comportamento concorre alla valutazione complessiva dello studente (art. 2, comma 3, legge 30 ottobre 2008, n. 169).
Con riferimento all’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione, si conferma, pertanto, che il voto di comportamento, per l’anno scolastico corrente (art. 2, comma 1 dell’O.M. 8 aprile 2009, n.40), concorre alla determinazione della media dei voti ai fini sia dell’ammissione all’esame stesso sia della definizione del credito scolastico. Rimane, ovviamente, l’esclusione dall’esame finale di Stato degli studenti con un voto di comportamento inferiore a 6 decimi
.

Per chi, come me, vive nel mondo della scuola e insegna in un liceo la circolare non aggiunge nulla di nuovo. Già le precedenti comunicazioni del ministero avevano chiarito che la dicitura “il voto di condotta concorre alla valutazione complessiva dello studente” altro non voleva dire se non che FA MEDIA. Mi stupisco, dunque, che nella circolare riportata si parli di “numerosi quesiti”, visto che il ministro Mariastella Gelmini aveva già chiarito che il voto di condotta deve essere calcolato nella media dei voti attribuiti allo studente in sede di scrutinio finale. Questi tardivi dubbi mi fanno pensare solo una cosa: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E la scuola italiana, da un po’, è piena di sordi, probabilmente anche tra quelli che questo governo l’hanno votato.

scrittore vignettaA questo punto gli studenti che si preparano ad affrontare l’Esame di Stato (ex Esame di Maturità) possono stare davvero tranquilli: dopo essere stati rassicurati sul fatto che si viene ammessi all’esame anche con delle insufficienze purché la media dei voti sia almeno 6 (OM del 7 aprile scorso), ora che anche il voto di condotta fa media –ma ciò valeva anche prima; certo una conferma in più male non può fare- hanno un’ulteriore chance, a meno che non siano proprio dei “disgraziati” e si ritrovino l’insufficienza nel comportamento. Ma chi magari non si è ammazzato nello studio però si è comportato bene, si può ritrovare un bell’8 in condotta che va a compensare almeno due 5.
Ma questi giovani d’oggi quanto sono fortunati?

17 marzo 2009

IL MINISTRO GELMINI IN CONFERENZA STAMPA: IL VOTO DI CONDOTTA FARÀ MEDIA

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, voto di condotta tagged , , , , , , , a 6:52 pm di marisamoles

Ho letto alcuni articoli sulle novità riguardo il voto di condotta e mi sono resa conto che ancora per qualcuno la questione della “media” non è chiara. Anche fonti che considero autorevoli e strettamente specialistiche – cioé che si occupano dell’istruzione – propongono ancora l’ “interrogativo”: ma il voto di condotta farà media? Anzi, una di queste “fonti” smentisce con una certa sicurezza che la valutazione del comportamento farà media con gli altri voti.

Sinceramente non capisco come ancora possano sussistere dei dubbi: la Gelmini è stata chiara fin dall’inizio, a parer mio, ovvero fin da quando nel primo decreto- n° 5 del 16 gennaio 2009, articolo 2 comma 2 – si leggeva che “La valutazione, espressa in sede di scrutinio intermedio e finale, si riferisce a tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica e comprende anche gli interventi e le attività di carattere educativo posti in essere al di fuori di essa. La valutazione in questione viene espressa collegialmente dal Consiglio di classe ai sensi della normativa vigente e, a partire dall’anno scolastico 2008-2009, concorre, unitamente alla valutazione degli apprendimenti, alla valutazione complessiva dello studente.”

Dopo la seduta del Consiglio dei Ministri del 13 marzo scorso, in una conferenza stampa il Ministro ha riepilogato quanto deciso (rimando alla lettura del mio precedente post “Nuovi criteri per il 5 in condotta: la Gelmini ci ripensa“) e ha detto chiaramente che il voto di condotta farà media. Perché c’è ancora qualcuno dubbioso? Forse perché ogni cosa detta dalla Gelmini per qualcuno manca di chiarezza. Ad ogni buon conto potete trovare il video della conferenza stampa sul sito del MIUR: spero che ogni dubbio sulla questione sia definitivamente fugato.

Il MIUR ha, inoltre, pubblicato sul proprio sito lo Schema di regolamento concernente il “Coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalità applicative in materia, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169”.

Si tratta di un accurato riepilogo di quanto detto e stabilito nei mesi precedenti ad opera del Ministro Mariastella Gelmini. In particolare viene dato rilievo al voto di condotta che, oltre a fare media, potrà compromettere l’esito dell’anno scolastico per quegli allievi che non otterranno la sufficienza. Meno restrittivi anche i nuovi criteri: non più sospensioni di almeno quindici giorni, come stabilito nella precedente Circolare Ministeriale (n°10, 23 gennaio 2009) ma, a discrezione dei docenti, sarà sufficiente una qualsiasi sanzione, anche una sola nota ma per fatti di una certa gravità – come ha chiaramente detto il Ministro in Conferenza Stampa – e comunque la decisione finale spetterà al Collegio dei Docenti. Sembra strano, tuttavia, agli addetti ai lavori che il “verdetto finale” sia attribuito al Collegio; personalmente credo che i docenti della scuola stabiliranno dei criteri comuni per evitare comportamenti difformi all’interno dei singoli Consigli di Classe.

Per i ragazzi che si preparano ad affrontare l’Esame di Stato della scuola Secondaria di II grado, queste sono le novità di rilievo:
– La valutazione del comportamento concorre alla determinazione dei crediti scolastici e dei punteggi utili per beneficiare delle provvidenze in materia di diritto allo studio. (articolo 4 comma 2 del citato regolamento)
– Gli alunni che, nello scrutinio finale, conseguono una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto secondo l’ordinamento vigente e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi sono ammessi all’esame di Stato. (art. 6 comma 1)

C’è infine la possibilità per gli “ottisti” di sostenere l’Esame di Stato “saltando un anno, cioè direttamente alla fine della quarta, ma a determinate condizioni. All’articolo 6, comma 2 del citato Regolamento si legge: Sono ammessi, a domanda, direttamente agli esami di Stato conclusivi del ciclo gli alunni che hanno riportato, nello scrutinio finale della penultima classe, non meno di otto decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e non meno di otto decimi nel comportamento, che hanno seguito un regolare corso di studi di istruzione secondaria di secondo grado e che hanno riportato una votazione non inferiore a sette decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e non inferiore a otto decimi nel comportamento negli scrutini finali dei due anni antecedenti il penultimo, senza essere incorsi in ripetenze nei due anni predetti. Le votazioni suddette non si riferiscono all’insegnamento della religione cattolica”.

12 marzo 2009

NUOVI CRITERI PER IL 5 IN CONDOTTA: LA GELMINI CI RIPENSA

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, riforma della scuola, scuola, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , a 5:43 pm di marisamoles

Potrebbe essere ridiscussa già domani, nella programmata riunione del Consiglio dei Ministri, la normativa concernente l’attribuzione dell’insufficienza in condotta.

Si ricorda che le modalità riguardanti la valutazione del comportamento degli allievi è già stata trattata da decreti e circolari ministeriali. Per citare solo l’ultima, la numero 10 del 23 gennaio 2009, la questione del 5 in condotta veniva affrontata con estrema cautela: in sintesi, veniva stabilito che “Nella scuola secondaria il voto di comportamento, definito dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente, in quanto determina, autonomamente, la non ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato nel caso sia inferiore a sei decimi, indipendentemente dalla votazione conseguita nelle singole discipline di studio.”.
Forse proprio per questo venivano messi dei “paletti”: il 5 in condotta si può attribuire solo in presenza di provvedimenti di sospensione della durata di almeno quindici giorni, in conseguenza di colpe gravi. Ma veniva messa in luce, pure, la possibilità che gli allievi, anche se già sanzionati per un comportamento gravemente scorretto, vengano “perdonati” qualora dimostrino di essersi pentiti e di essersi prodigati per rimediare alle colpe già commesse. Nel caso contrario, qualora l’allievo “non abbia dimostrato apprezzabili e concreti cambiamenti nel comportamento, tali da evidenziare un sufficiente livello di miglioramento nel suo percorso di crescita e di maturazione in ordine alle finalità educative di cui all’articolo 1 del presente Decreto [n° 5 del 16 gennaio 2009 ndR]”, l’insufficienza può essere confermata anche nello scrutinio finale con tutte le conseguenze che conosciamo bene.

C’è da dire che la succitata circolare è stata pubblicata dal MIUR quando in alcune scuole, quelle in cui il Collegio dei Docenti abbia stabilito il termine del I quadrimestre a Natale, si erano già svolti gli scrutini intermedi. Va da sé che, visto lo scarso tempismo del Ministero, alcuni dei 5 in condotta di cui si è tanto parlato saranno stati attribuiti senza l’applicazione rigorosa dei criteri esposti nella circolare numero 10. A meno che i Dirigenti e i docenti, di comune accordo, abbiano deciso di non valutare negativamente il comportamento degli allievi in assenza delle opportune direttive del MIUR. Questo è quanto accaduto nel mio Liceo, dove gli scrutini del I quadrimestre sono terminati prima della pubblicazione della circolare in questione. È ovvio che la decisione presa dal Dirigente e condivisa dagli insegnanti è apparsa saggia; ma la saggezza, si sa, non sta di casa ovunque.

Ovviamente i dati pubblicati dalla stampa non fanno distinzione tra le scuole che hanno atteso le disposizioni ministeriali prima di valutare negativamente la condotta degli studenti, e quelle che non l’hanno fatto. In ogni caso, è doveroso sottolineare che quella “valanga di 5 in condotta: puniti più di 34 mila ragazzi” (cito dal corriere.it, titolo dell’articolo firmato da Benedetti Giulio, 2 marzo 2009) in effetti tanto valanga non è. Anche se il numero fa impressione, nel momento in cui lo confrontiamo con i dati complessivi, ci rendiamo conto che la percentuale sul totale degli studenti è irrisoria: poco più dell’1 %. Certo, considerare che 34.311 (questo è il dato esatto) studenti si comportano così male da meritarsi il 5 in condotta, fa riflettere. Se poi vediamo che in 8.151 casi il voto negativo attribuito al comportamento è l’unica insufficienza in pagella, riflettiamo ancor di più.
Sarà per questo che “la valutazione del comportamento concorrerà alla determinazione dei crediti scolastici e dei punteggi utili per beneficiare delle provvidenze in materia di diritto allo studio (borse di studio, agevolazioni per l’acquisto dei libri, ecc..). [fonte: tuttoscuola.com, 11 marzo 2009]. Anche l’eventualità di togliere i crediti, offire agevolazioni per l’acquisto dei libri, elargire borse di studio ecc. a chi non dimostra un comportamento esemplare sarà argomento di discussione domani durante la seduta del Consiglio dei Ministri.

Allo stesso tempo, pare che la Gelmini abbia intenzione di proporre un allargamento dei paletti stabiliti precedentemente: non più il 5 in condotta solo in presenza di una sospensione di almeno quindici giorni e in assenza di eventuali ravvedimenti e pentimenti; non è dato sapere se ci sarà davvero più elasticità e verrà data ai docenti la possibilità di decidere sulla base del singolo caso e con l’ausilio della propria esperienza in materia. È certo che gli insegnanti, più che il Ministro dell’Istruzione, sanno cosa e come valutare. C’è la concreta possibilità che qualcuno insinui che una maggior libertà potrebbe trasformarsi in un’arma micidiale, in mano dei docenti, a danno di “povere anime innocenti”, ragazzi che devono ancora crescere e conoscere la vita. In questo caso, però, si tratterebbe esclusivamente di maldicenze da parte di chi, i genitori in primis, è sempre pronto a difendere i “pargoli” e ad attaccare gli insegnati. Una maggiore fiducia contribuirebbe a migliorare la scuola italiana, molto più che le varie riforme e i tagli del personale che, a detta del Ministro, costituiscono una necessità per ottimizzare la distribuzione delle risorse, quindi per migliorare l’offerta formativa.
A volte credo che l’unica cosa che dovrebbe realmente migliorare sia l’obiettività dei genitori.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 13 MARZO 2009

Nella seduta odierna del Consiglio dei Ministri , su proposta del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini è stato approvato:

– uno schema di regolamento che coordina le disposizioni vigenti in materia di criteri per la valutazione degli studenti,. La valutazione complessiva, fino ad oggi legata all’apprendimento, terrà conto anche del comportamento degli studenti quale elemento essenziale del processo formativo e requisito di base per l’ammissione agli anni successivi ed agli esami di Stato.
Questi i nuovi criteri per l’attribuzione del voto in condotta. Il 5 in condotta comporterà la non ammissione all’anno successivo o agli esami di Stato e concorrerà alla determinazione dei crediti scolastici. L’insufficienza sarà attribuita dal collegio dei docenti per gravi violazioni dei doveri degli studenti definiti dallo Statuto delle studentesse e degli studenti e cioè nei seguenti casi:

• allo studente che non frequenta regolarmente i corsi e non assolve assiduamente agli impegni di studio;
• a chi non ha nei confronti del capo d’istituto, dei docenti, del personale della scuola e dei compagni il dovuto rispetto;
• a chi non osserva le disposizioni organizzative e di sicurezza dettate dai regolamenti dei singoli istituti;
• agli alunni che non utilizzano correttamente le strutture, i macchinari e i sussidi didattici;
• a chi arreca danno al patrimonio della scuola.

Per prendere un’insufficienza in condotta, comunque, si deve aver già preso una sanzione disciplinare. Se il comportamento indisciplinato si ripete l’insegnante con il collegio dei docenti può decidere per l’attribuzione del 5.
Il regolamento introduce, inoltre, la valutazione con il voto numerico per tutte le materie e in tutte le scuole, dalla primaria alla secondaria di secondo grado. Sul testo verrà acquisito il parere del Consiglio di Stato.
[fonte http://www.governo.it]

Mi permetto solo alcune osservazioni. Nulla di nuovo rispetto alle previsioni, dunque. Nello schema, per quanto riguarda il 5 in condotta, si parla genericamente di “una sanzione disciplinare“. Un passo indietro, quindi, rispetto alla circolare n° 10 (vedi prima parte dell’articolo), dove si faceva riferimento ad una “sospensione di almeno quindici giorni“. Una sanzione, parlando di termini tecnici, non presuppone necessariamente la sospensione, né qualitativamente né quantitativamente. Un ripensamento del Ministro Gelmini, dunque, forse sulla scia delle polemiche che si sono susseguite all’indomani della pubblicazione del Decreto e delle varie circolari già citate.

Gli insegnanti, infatti, si lamentavano dell’eccessivo divario che con i “vecchi criteri” si sarebbe creato tra il sei ed il cinque. Mi spiego meglio: se i docenti erano costretti ad attribuire l’insufficienza in condotta a chi era stato sospeso per almeno due settimane, il sei, che di fatto rappresenta la sufficienza, non avrebbe potuto in nessun caso attestare l’avvenuto raggiungimento degli obiettivi educativi minimi, come avrebbe dovuto essere. Con le nuove disposizioni, invece, sembra che i “conti” tornino.

Personalmente sono perplessa dal fatto che, secondo quanto diffuso, sarebbe il Collegio Docenti a decidere l’eventuale 5 in condotta. Cosa strana: fino ad ora tale possibilità era esclusiva del Consiglio di Classe. Mi chiedo, quindi: come fa il Collegio a decidere per tutti i casi, cioè nella migliore delle ipotesi poche unità, nella peggiore qualche decina? Si presuppone che a valutare siano solo gli insegnanti dell’allievo in questione, non l’intero corpo docente della scuola! Non resta, quindi, che sperare in un refuso nel comunicato stampa del Governo … aspettiamo una rettifica, o quanto meno delle indicazioni più precise in merito alla questione.

ARTICOLI CORRELATI: Ammissione all’Esame di Stato: vanno bene anche i cinque e Il ministro Gelmini in Conferenza Stampa: il voto di condotta farà media

27 gennaio 2009

IL VOTO DI CONDOTTA FARÀ MEDIA

Posted in attualità, Mariastella Gelmini, riforma della scuola, scuola, voto di condotta tagged , , , , a 7:08 pm di marisamoles

La popolazione scolastica, specie quella delle scuole superiori, è in fermento. Le famiglie osservano con sguardo interrogativo le pagelle, fresche di stampa, dei propri figli e si chiedono, in particolare, com’è che l’anno scorso avevano nove in condotta e ora sette o addirittura sei.
Ho già spiegato, in un precedente post, le novità essenziali sull’attribuzione del voto di condotta. Ora, tuttavia, vorrei fare delle ulteriori considerazioni sul fatto che la valutazione del comportamento “faccia media” oppure no con i voti attribuiti alle singole discipline. Per essere chiara, però, devo fare necessariamente un passo indietro e ripercorrere tutte le tappe dell’iter che ha portato a questa specie di rivoluzione sul voto di condotta.

Il ministro Mariastella Gelmini già all’indomani della sua nomina non aveva nascosto la sua preoccupazione sui casi di bullismo sempre più frequenti nelle scuola italiane. In qualche modo era necessario, quindi, far fronte a tale problema e tentare di arginare il fenomeno frenando la sua escalation.
Mentre ancora docenti e studenti erano in vacanza, il 1 agosto il ministro aveva presentato un disegno di legge in cui si preannunciava la revisione dei criteri fino ad allora utilizzati per la valutazione del comportamento degli allievi. Tale disegno trovò poi concreta applicazione nel Decreto Legge 1 settembre 2008, n. 137, poi divenuto a tutti gli effetti Legge dello Stato (137 del 29 ottobre 2008). Nel D.Lg, all’articolo 2, si specifica quanto segue:

2. A decorrere dall’anno scolastico 2008/2009, la valutazione del comportamento è espressa in decimi.
3. La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso o all’esame conclusivo del ciclo.

Nel passaggio dal D. Lg alla Legge 137 Gelmini non si notano sostanziali differenze. Fin qui tutto chiaro, quindi: la valutazione in decimi comportava la possibilità di diversificare l’attribuzione del voto di condotta tenendo conto del grado di raggiungimento degli obiettivi educativi da parte di ciascun allievo. Quello che rimaneva dubbio, tuttavia, era l’esatto significato dell’espressione “concorre alla valutazione complessiva dello studente”. Ma se “concorre” sta a significare che “contribuisce” alla valutazione ecc. ecc, non vedo perché mai ci si dovesse chiedere se il voto di condotta “facesse media” oppure no. Almeno io, fin dall’inizio, ho attribuito all’espressione tale significato; non stiamo mica parlando di un responso della Sibilla Cumana!

L’11 dicembre 2008 venne pubblicata la Circolare Ministeriale n° 100 per mezzo della quale si davano le “prime informazioni sui processi di attuazione del D. L. n. 137 del 1° settembre 2008, convertito con modificazioni nella legge 30 ottobre 2008, n.169”.
Anche qui, però, nulla di nuovo: gira e rigira le informazioni erano sempre quelle. Si ribadiva l’importanza di procedere ad una ponderata valutazione del comportamento degli allievi anche per evitare gli episodi esecrabili cui ho già accennato. In particolare si affermava che “fin dalla prima valutazione periodica il Consiglio di classe valuta – mediante l’attribuzione di un voto numerico espresso in decimi – il comportamento degli allievi durante l’intero periodo di permanenza nella sede scolastica, anche con riferimento alle iniziative e alle attività con rilievo educativo realizzate al di fuori di essa. […] La valutazione del comportamento concorre, unitamente a quella relativa agli apprendimenti nelle diverse discipline, alla complessiva valutazione dello studente. La valutazione del comportamento – espressa (se necessario anche a maggioranza) in sede di scrutinio finale dal Consiglio di classe – corrispondente ad una votazione inferiore ai sei decimi, comporta la non ammissione dell’allievo all’anno successivo e all’esame conclusivo del ciclo.

Questo, dunque, a dicembre. Rimaneva, tuttavia, in sospeso la valutazione insufficiente del comportamento per la quale il Ministero si riservava di inoltrare agli utenti ulteriori successive delucidazioni.
Come si sa, molte scuole, grazie all’autonomia di cui godono, hanno facoltà di dividere l’intero periodo scolastico in parti non necessariamente coincidenti con la classica suddivisione in quadrimestri. Da anni in tanti istituti si preferisce “accorciare” i tempi del I quadrimestre facendolo terminare prima delle vacanze natalizie. Questo comporta l’anticipo degli scrutini di fine quadrimestre all’inizio di gennaio, ovvero al ritorno dalle vacanze; quindi in parecchie scuole le operazioni di scrutinio sono terminate prima del 16 gennaio, giorno in cui è stata diffusa un Decreto Ministeriale, il n° 5, recante ulteriori chiarimenti riguardo l’applicazione dell’articolo 2 della Legge 29 ottobre 2008 e, in particolare, sui criteri di attribuzione dell’insufficienza in condotta. Va da sé che nel caso gli scrutini si fossero svolti precedentemente, sarebbe stato sensato rinunciare ad attribuire una valutazione inferiore al cinque. Così, almeno, è stato deciso nella mia scuola. Non dappertutto, però, visto che la stampa in questi giorni ha portato alla nostra attenzione casi di “eccesso di zelo” da parte di alcune scuole che non hanno atteso i dovuti chiarimenti e hanno valutato insufficiente il comportamento degli allievi più indisciplinati anche se in modo non conforme alle disposizioni successivamente diffuse.

Ma cosa dice, in sostanza, il Decreto n° 5? Nulla di nuovo, pare, rispetto a quanto già sapevamo. Soprattutto non chiarisce il recondito – per alcuni – significato del famoso enunciato: “la votazione sul comportamento degli studenti concorre alla valutazione complessiva dello studente”. Sarà forse per questo che pochi giorni dopo, esattamente il 23 gennaio, è stata diffusa una Circolare, la numero 10, a firma del Direttore Generale Mario G. Dutto? Ma che cosa ci dice di nuovo il signor Dutto? Pare nulla. Ma leggiamo insieme la parte che ci interessa:

Per la valutazione del comportamento degli studenti della scuola secondaria di I e II grado il decreto ministeriale 16 gennaio 2009, n. 5, definisce i criteri per l’espressione del voto in decimi.

Nella scuola secondaria il voto di comportamento, definito dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente, in quanto determina, autonomamente, la non ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato nel caso sia inferiore a sei decimi, indipendentemente dalla votazione conseguita nelle singole discipline di studio.

Leggendo fra le righe, è proprio il caso di dirlo, notiamo che c’è un connettivo in più: quel “in quanto” apparentemente insignificante e superfluo. Perché se avevamo capito che il voto di condotta “concorre alla valutazione complessiva dello studente”, era pure chiaro che “determina – se insufficiente – la non ammissione alla classe successiva ecc. ecc”. Il fatto è che qualcuno ha interpretato in altro modo quel “in quanto”: gli studenti – almeno quelli che gestiscono i blog su internet – ne hanno dedotto che “il voto di condotta non fa media”. Altri, più o meno gli “esperti” del settore, ovvero gli insegnanti, ritengono che quel “in quanto” non aggiunga né tolga nulla a ciò che già in precedenza era stato detto.

A questo punto io continuo ad essere convinta dell’interpretazione che ho dato in precedenza alla famigerata espressione: il voto di condotta “fa media”, eccome. Il fatto che se insufficiente, anche ammesso che quella sul comportamento sia l’unica valutazione negativa dello studente, determini la bocciatura o la non ammissione agli Esami di Stato, nulla toglie al fatto che il voto di condotta contribuisca alla media dei voti attribuiti nelle diverse discipline.
Mi convincerò di essere in errore solo quando il Ministero, senza tanti giri di parole, dichiarerà esplicitamente che la valutazione del comportamento non concorre alla “media”. Ma mi chiedo perché mai, se l’interpretazione fosse davvero così dubbia, non l’abbia già fatto. Forse perché non c’è nulla da chiarire, più di quanto non sia già stato fatto.

AGGIORNAMENTO DEL POST

Non ho dovuto attendere molto, pare, per aver conferma che il mio ragionamento era corretto. In serata, infatti, è stata diffusa una dichiarazione del ministro Gelmini che, ai microfoni di Rai3, ha affermato: “Il voto in condotta farà media perché sappiamo che l’aumento di episodi di bullismo preoccupa molto genitori e insegnanti. Si torna, dunque, a una scuola del rigore che fa del comportamento un elemento significativo per formare la personalità dei ragazzi'”. Ipsa dixt; c’è ancora qualche dubbio?

ARTICOLI CORRELATI: La Gelmini sul 5 in condotta ci ripensa e Il voto di condotta fa media per l’ammissione all’esame di stato

22 gennaio 2009

QUANDO IL VOTO DI CONDOTTA ANDREBBE DATO AI GENITORI

Posted in adolescenti, attualità, cronaca, famiglia, Mariastella Gelmini, scuola, voto di condotta tagged , , , , , , a 9:30 pm di marisamoles

Si dice che il mestiere dell’insegnante sia difficile. Chi meglio di me potrebbe dirlo? Ma che sia anche rischioso è un dato di fatto, considerate le notizie che, da qualche tempo, si leggono sui giornali.
Oggi come oggi, esprimere un giudizio su un allievo o sgridarlo appare cosa ardua, ovvero bisognerebbe farlo previa consultazione del Codice Penale, delle sentenze della Cassazione o del TAR. Non faccio riferimento agli episodi eclatanti di maltrattamenti, come quello della maestra che ha tappato la bocca dell’allievo petulante con il nastro adesivo – chi non vorrebbe farlo?!? – , ma alla routine di tutti i giorni. Un tempo i maestri avevano la bacchetta e nessuno fiatava. Anzi, c’è da dire che allora i bambini e i ragazzi erano di gran lunga più buoni e rispettosi, tanto che l’uso dello “strumento di correzione” era determinato prevalentemente dalla volontà dell’insegnante di far rispettare la sua autorità: “io ho la bacchetta e comando, tu le prendi e sei sottomesso”. Messaggio chiarissimo che veniva recepito immediatamente anche se poi gli “scivoloni” potevano avvenire: i bambini sono sempre bambini, e ciò vale per tutte le epoche.

Di questi tempi il docente deve stare attento a come parla, sia con gli allievi sia con i genitori. Non si sa mai. E se magari le sue parole vengono fraintese dagli interessati, nonostante la classe intera sia testimone, deve poi giustificarsi con il Capo d’Istituto e non sempre la sorte sta dalla sua parte.
Anni fa mi capitò di richiamare un’allieva di prima liceo che, invece di starsene seduta al suo posto a rispondere alle domande di storia, si era accomodata sul davanzale interno della finestra, gambe accavallate, sguardo indifferente … mancava solo che si mettesse a fare il manicure.
Io, che ho sempre avuto un grande senso di responsabilità, la ripresi con queste parole: “Se non vuoi fare la prova di storia, non importa. Ma almeno scendi da là, non vorrai mica cadere?”. Come andò a finire? Qualche giorno dopo mi chiamò la Preside – allora non si chiamava “Dirigente Scolastico” – e mi riferì che aveva accolto la lamentela di una mamma: la signora sosteneva che, al rifiuto della figlia di svolgere il compito di storia, io avessi detto “Se non sai fare la prova è meglio che ti butti giù dalla finestra”. Figuriamoci! Beh, almeno allora le mamme usavano le parole, sbagliate ma pur sempre solo parole, e non le mani.

Ma i tempi cambiano. È successo ieri a Quarto Oggiaro, nell’hinterland milanese: una mamma di 29 anni e una nonna di 50, per vendicare l’ingiusto rimprovero, a parer loro, della figlia e nipote da parte di un’insegnante, l’hanno aspettata fuori di scuola e riempita di schiaffi e pugni. Per separare le tre “litiganti” è intervenuta la polizia e la prof malcapitata ha dovuto ricorrere alle cure dei sanitari.
Ma quale sarà mai stato il motivo di tanta violenza? Semplicemente una brocca d’acqua rovesciata dalla studentessa tredicenne nella mensa della scuola: pare che l’insegnante abbia ripreso la ragazza invitandola a fare più attenzione. La reazione della fanciulla non è stata delle più pacifiche e ciò fa capire quanto poco siano disposti i giovani d’oggi ad essere richiamati.
Certo, cose come queste non succedono tutti i giorni e dappertutto. La maggior parte delle volte il tutto si risolve a parole, anche se non sempre in modo civile. Ma la notizia si riferisce ad una realtà difficile, quella della periferia con tutte le difficoltà relazionali che si possono verificare nel degrado e in un “microcosmo criminale” che era già tale trent’anni fa quando io, ragazzina, passavo le vacanze natalizie da una zia che vive a Milano, proprio vicino a Quarto Oggiaro. Ricordo che avevo il veto assoluto di avvicinarmi al quartiere in questione.

Se leggiamo la notizia, ci rendiamo conto che si sta comunque parlando di una situazione complessa anche a livello familiare: la ragazzina è seguita dai servizi sociali e ha un educatore che sta con lei due o tre volte alla settimana. Madre e nonna hanno precedenti per reati contro il patrimonio. Resta da chiarire se è vero, come afferma l’allieva, che l’insegnante le avrebbe dato uno schiaffo. Certo, questo gesto sarebbe inaccettabile da parte di un’insegnante. La scuola, infatti, dovrebbe assolvere al ruolo che in certe realtà familiari manca: quello di educare e contribuire ad una sana formazione dell’adolescente. Dovrebbe, è vero. Ma senza la collaborazione da parte degli allievi diventa veramente difficile.

Insomma, mi chiedo se non sarebbe il caso di attribuire un voto anche alla condotta dei genitori. In fondo la recente normativa prevede che all’atto dell’iscrizione venga sottoscritto un “Patto di Corresponsabilità”, citato anche nel nuovo Decreto n°5 del 16/01/09 in cui si stabiliscono le norme attuative per quanto riguarda l’attribuzione del voto di condotta. Cito testualmente: In considerazione del rilevante valore formativo di ogni valutazione scolastica e pertanto anche di quella relativa al comportamento, le scuole sono tenute a curare con particolare attenzione sia l’elaborazione del Patto educativo di corresponsabilità, sia l’informazione tempestiva e il coinvolgimento attivo delle famiglie in merito alla condotta dei propri figli. (art. 4, comma 4).

Certo, se le “risposte” sono queste, pare che la strada della collaborazione scuola-famiglia non sia percorribile. E, diciamolo chiaramente, la scuola da sola non ha armi per sconfiggere quello che è il peggior “nemico”: l’indifferenza.

VOTO DI CONDOTTA: IL SETTE NON FA PIÙ PAURA

Posted in attualità, famiglia, Mariastella Gelmini, politica, riforma della scuola, società, voto di condotta tagged , , , , , , a 5:45 pm di marisamoles

Con il Decreto Ministeriale n° 5 del 16 gennaio 2009 il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha allontanato per sempre – forse – lo “spauracchio” del sette in condotta. L’allievo il cui comportamento verrà valutato con un 7 nei prossimi scrutini è decisamente “bravino”.

La novità, infatti, consiste nel giudicare la “condotta” come qualsiasi altra disciplina scolastica: il voto, espresso in decimi in tutte le scuole di ogni ordine e grado, potrà oscillare tra il 5 e il 10. È evidente che non avrebbe senso una valutazione ulteriormente negativa – quattro o tre, ad esempio – perché con il 5 si rischia già la bocciatura, così come avviene nel caso di qualsiasi insufficienza in una delle materie scolastiche.

L’articolo 2, comma 2 del succitato Decreto recita: La valutazione, espressa in sede di scrutinio intermedio e finale, si riferisce a tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica e comprende anche gli interventi e le attività di carattere educativo posti in essere al di fuori di essa. La valutazione in questione viene espressa collegialmente dal Consiglio di classe ai sensi della normativa vigente e, a partire dall’anno scolastico 2008-2009, concorre, unitamente alla valutazione degli apprendimenti, alla valutazione complessiva dello studente.
Va da sé, quindi, che il voto espresso sul comportamento da parte del Consiglio di Classe faccia “media” nel momento in cui concorre alla “valutazione complessiva dello studente”. Ad una prima analisi parrebbe un vantaggio per quegli studenti che, come si suol dire, “battono la fiacca” ma si comportano bene, nel senso che stanno zitti, non fanno dispetti ai compagni, sono educati con i docenti e con il personale scolastico ecc. ecc. In effetti così non è. Perché? Ve lo spiego subito.

Generalmente si è portati a credere che la “condotta” sia riferibile solo al comportamento tenuto in classe. Ma se il voto che i docenti sono tenuti ad attribuire concorre alla “valutazione complessiva dello studente” è evidente che l’attribuzione deve tener conto di tanti fattori che prima, nella maggior parte dei casi, non erano presi in considerazione.
Vediamo quali sono questi fattori: la partecipazione attiva e interessata durante le lezioni (niente sbadigli e sospiri, per capirci), l’impegno profuso nello studio e la cura nel tenere in ordine il materiale d’uso, l’assunzione degli impegni – ad esempio, presentarsi alle lezioni con una preparazione adeguata in tutte le discipline in orario, avendo svolto i compiti assegnati e portato tutti i libri e i quaderni-, il rispetto delle cose, cioè tutto ciò che si trova all’interno della scuola e dell’aula scolastica che si condivide con altri, e delle persone, vale a dire dei compagni e degli insegnanti, nonché del personale ATA, la cura nei confronti della propria persona (venire a scuola con un abbigliamento adeguato e con un aspetto generalmente non trasandato) e l’uso di un linguaggio corretto ed educato (niente turpiloqui, per intenderci), la frequenza assidua, a meno di una salute cagionevole e comunque niente assenze “strategiche” in occasioni di compiti in classe o verifiche orali. Insomma, l’elenco potrebbe continuare ma non voglio annoiare i lettori. In ogni caso, chiunque abbia figli in età scolare credo comprenda bene ciò di cui parlo.

Dicevo prima che con una valutazione insufficiente del comportamento si rischia la bocciatura o la non ammissione all’Esame di Stato per gli allievi frequentanti l’ultimo anno della scuola secondaria di I o II grado . A tale proposito nell’articolo 3, comma 2 si legge: La valutazione espressa in sede di scrutinio intermedio o finale non può riferirsi ad un singolo episodio, ma deve scaturire da un giudizio complessivo di maturazione e di crescita civile e culturale dello studente in ordine all’intero anno scolastico. In particolare, tenuto conto della valenza formativa ed educativa cui deve rispondere l’attribuzione del voto sul comportamento, il Consiglio di classe tiene in debita evidenza e considerazione i progressi e i miglioramenti realizzati dallo studente nel corso dell’anno, in relazione alle finalità di cui all’articolo 1 del presente decreto.
Da ciò si evince che un singolo errore, seppur grave, può non essere drasticamente penalizzante qualora l’allievo dimostri di essersi impegnato a rimediare e a correggere i vizi del proprio comportamento. Così è in tutte le discipline: non si “condanna a morte” un allievo che ha 4 in matematica nello scrutinio intermedio; tuttavia c’è la concreta possibilità che si ritrovi il Debito Formativo – almeno alle superiori – se non si dà da fare per rimediare. In ogni caso la decisione finale spetta al singolo Consiglio di Classe che valuterà opportunamente la possibilità di “chiudere un occhio”, esattamente come si fa qualora uno studenti presenti una sola insufficienza non grave allo scrutinio finale. Ma questa non è, comunque, una norma universale perché, pur attenendosi a dei parametri di valutazione concordati e condivisi, i singoli Consigli di Classe spesso non affrontano situazioni simili nello stesso modo. D’altra parte appare utopistico sperare che tutti i docenti usino un’unica testa per pensare. Diciamo che il mondo è bello perché è vario, o no?

Ma allora in concreto cosa cambia? Innanzitutto l’attribuzione del voto di condotta non si baserà più solo su una valutazione ristretta e restrittiva. Prima si procedeva in questo modo: 10 non lo si dava mai per evitare che il poveretto o la poveretta fosse bersaglio della derisione da parte dei compagni (tutti sappiamo quanto possano essere stupidi gli adolescenti), il 9 era un bellissimo voto, l’8 attestava un comportamento non proprio ineccepibile e il 7 una condotta inaccettabile che spesso veniva sanzionata con qualche provvedimento disciplinare quale la sospensione. Un tempo il 7 pregiudicava la promozione, anzi comportava la “riparazione a settembre” di tutte le materie, ma già da qualche anno il 7 in condotta non aveva conseguenze così drastiche.
Ora, avendo a disposizione tutta la gamma dei voti, dal 5 al 10, i docenti valuteranno il raggiungimento degli obiettivi educativi da parte degli studenti esattamente allo stesso modo in cui si attribuiscono i voti nelle singole discipline. Si auspica, comunque, l’utilizzo di una griglia di valutazione, che tenga conto di tutti i fattori elencati sopra e anche molti altri, primo fra tutti il rispetto del Regolamento che ogni scuola ha il dovere di rendere pubblico, in modo da evitare che i voti vengano assegnati “a casaccio”.

Un’ultima cosa: è stato detto che anche alle elementari sono state ripristinate le valutazioni numeriche, quindi il voto di condotta sarà anch’esso espresso in decimi. Ciò ha provocato reazioni insensate, a mio parere, da parte dei genitori contrari. Io, personalmente, sono cresciuta con i voti ed ero fiera di leggere sulla pagella i 9 e i 10 ottenuti nelle varie materie. L’effetto non sarebbe stato certamente il medesimo se avessi letto i giudizi sintetici, spesso tutti uguali e a mala pena adattati alle peculiarità degli alunni, del tipo ”L’alunna dimostra un impegno e un’applicazione costanti nello studio; l’acquisizione dei contenuti è buona così come la rielaborazione dell’appreso in contesti diversi bla, bla, bla”. Non ci avrei capito nulla, credo, e non mi si venga a dire che i bambini di oggi sono più svegli perché io una deficiente non mi sono mai sentita. Non solo, ero orgogliosissima del 10 in condotta. Ricordo che la mia maestra ci faceva fare il gioco del silenzio: tutti seduti al loro posto, bocca tappata (le labbra erano talmente serrate che cambiavano colore), mani dietro la schiena e possibilmente testa reclinata indietro (io che avevo i capelli lunghi praticamente pulivo il pavimento, ma pare che la maestra attribuisse un buon giudizio all’elasticità della colonna cervicale). Ora che ci penso, dev’essere andata così: quando la maestra non aveva voglia di far lezione o la esasperavamo troppo (anche se, devo ammettere, che allora non si faceva il caos che oggi si sente nelle aule scolastiche), ci faceva fare il “gioco del silenzio” così almeno per un po’ se ne stava in pace.

Per finire, voglio rassicurare i genitori: nessun trauma per i piccoli con il ritorno dei voti. Quanto ai più grandi, se vostro figlio torna a casa con il 7 in condotta, non prendetevela e non pensate di aver allevato un delinquente. Se in pagella trovate un 7 in matematica o in latino, avete forse motivo di arrabbiarvi?

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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