VOCE DEL VERBO ASFALTARE. IL VOCABOLARIO RENZIANO

matteo renziCon tutta la stima che nutro per lui (sono convinta che se avesse vinto le primarie a quest’ora il Pd avrebbe la maggioranza assoluta al governo), il signor Matteo Renzi, sindaco di Firenze, dovrebbe avere la cortesia di spiegarmi l’uso del verbo asfaltare nella seguente affermazione:

«A Berlusconi conviene restare nel governo, ha paura delle elezioni perché sa che se andiamo al voto asfalteremo il Pdl». (dal Corriere)

Vuol far concorrenza al briffare della Minetti

[immagine da questo sito]

ADOTTA UNA PAROLA: LE PREFERENZE DEI VIP

Tempo fa ho dedicato un post ad una interessante iniziativa proposta dalla Società Dante Alighieri e supportata dal settimanale IoDonna e dal Corriere della Sera: si tratta di adottare una parola, a propria scelta, poco utilizzata e/o in via d’estinzione. Tutti possono farlo, operando una scelta libera a patto che la parola preferita non sia stata già adottata da altri (in questo caso, però, è sempre possibile sostenere l’adozione altrui).

Di seguito riporto il contenuto di una e-mail inviatami dalla Società Dante Alighieri in cui vengono riportate le parole scelte da alcuni vip.
Buona lettura!

Dalla cantante Giorgia al Premio Nobel Dario Fo,
dal calciatore Javier Zanetti al Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia,
dall’astronauta Paolo Nespoli al filosofo Gianni Vattimo:
23 personaggi hanno aderito per Io donna
all’iniziativa promossa dalla Società Dante Alighieri

Dario Fo, Giorgia, Javier Zanetti, Aldo Cazzullo, Gianni Vattimo, Viola Di Grado, Giuliano Pisapia: sono alcuni dei personaggi che hanno scelto di sostenere la lingua italiana attraverso l’iniziativa “Adotta una parola”, promossa dalla Società Dante Alighieri in accordo con i dizionari Devoto Oli, Garzanti, Sabatini Coletti e Zingarelli, e in collaborazione con Io donna.

Dario Fo

Gibigianna è la parola adottata dal Premio Nobel per la Letteratura, Dario Fo: un termine lombardo che significa illusione o trappola melodiosa e affascinante. Accomunati dalla stessa preferenza la cantante Giorgia e il calciatore dell’Inter Javier Zanetti, che hanno entrambi scelto il termine Fuggevolezza: riferendolo idealmente agli amanti la prima, e inevitabilmente ai novanta minuti di una partita il secondo.

Dopo Matteo Renzi, custode di Propinare, un altro primo cittadino ha deciso di sostenere la nostra lingua divenendo custode di una parola: Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano, ha adottato Dirimere. «Sono particolarmente legato a questa parola – ha detto Pisapia -. Ripeterla nella mente, scriverla all’interno di un testo, anche se oggi si usa meno di una volta, mi fa tornare indietro nel tempo, ripercorrendo gran parte della mia attività professionale da avvocato».

Curiose le scelte degli attori Moni Ovadia (Improntitudine), Anna Bonaiuto (Diatriba) e Sonia Antinori (Sconclusionato), mentre Lusinga è stato il termine adottato dal filosofo Gianni Vattimo: «Da quando faccio (anche) il politico in una società cosiddetta democratica – ha spiegato -, e che è una società della comunicazione, cioè della pubblicità, generalizzata, ho cominciato a capire il senso della lusinga».

Tra i custodi figurano anche l’architetto Italo Rota (Calligrafia), il fotografo Luca Campigotto (Fandonia), la poetessa Antonella Anedda (Affastellare), la stilista Margherita Maccapani Missoni (Fronzolo), gli scrittori Aldo Cazzullo (Emaciato), Peppe Dell’Acqua (Delibare), Aldo Nove (Contrizione), Annalucia Lomunno (Presagio) e Viola Di Grado (Uggioso), Michela Marzano (Narcisistico), i giornalisti Filippo La Porta (Leziosità) e Francesco Battistini (Perseveranza). Adesioni anche dal mondo della gastronomia con lo chef Filippo La Mantia (Stantio) e dell’ingegneria con l’astronauta Paolo Nespoli (Dirimere, come il Sindaco Pisapia ma con una diversa motivazione: «Il momento più strano era di mattina, quando la sveglia ti scuoteva dal torpore del sonno e aprivi gli occhi nel buio pesto della cuccetta. Dove sono? Ti veniva da chiederti in una confusione di stimoli e sensazioni. Dirimere la realtà dalla fantasia era ancora troppo difficile»).

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