INFIBULAZIONE: È ORA DI DIRE BASTA. PETIZIONE AL GOVERNO ITALIANO

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Oggi, 6 febbraio, è la Giornata Mondiale contro l’Infibulazione e le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF).

Più di 140 milioni di bambine e di donne sono state mutilate ai genitali. Di queste oltre 100 milioni si trovano in 28 Stati africani come Egitto, Eritrea, Mali, Sierra Leone e nel nord del Sudan, in cui il fenomeno è talmente esteso da toccare quasi la totalità della popolazione femminile (più dell’80 per cento).

Non dobbiamo pensare, però, che l’infibulazione sia una pratica sconosciuta in Italia: decine di migliaia di bambine e donne di immigrati devono subire questa violenza che non potranno mai dimenticare.
Proprio per arginare il fenomeno, il Parlamento Europeo, nel giugno 2012, ha condannato le mutilazioni genitali femminili, indicandole come “una violenza che per nessuna circostanza può essere giustificata nel rispetto delle tradizioni culturali di vario genere o di cerimonie di iniziazione”.
Purtroppo non basta e si stima che le vittime saranno 30 mila, fra bambine e adolescenti, nei prossimi dieci anni.

Già l’anno scorso Plan Italia ha lanciato una petizione e quest’anno la ripropone (QUESTO IL SITO cui accedere per firmare la petizione).
Gli obiettivi che Plan Italia si propone sono quelli di fare pressione sul governo italiano perché vengano stabilite sanzioni per chi pratica le mutilazioni genitali e sia fornita assistenza sanitaria gratuita alle bambine e alle donne che soffrono per le complicanze e sensibilizzare sul tema.

Tiziana Fattori, Direttore Nazionale di Plan Italia, ha dichiarato che qualcosa si sta muovendo: «in Guinea Bissau dove il 49,8 per cento delle bambine è vittima di mutilazioni genitali, Sawandim Sawo che per 18 anni ha praticato le mutilazioni, grazie ai nostri interventi ha preso coscienza e ha smesso di farlo perché non si rendeva conto dei gravi problemi di salute che causava».

Sull’argomento ho scritto qualche tempo fa QUESTO POST.
Invito tutti quelli che non l’avessero già fatto, a leggerlo e a FIRMARE LA PETIZIONE.

[fonte: Io Donna; immagine da questo sito]

PAKISTAN: DONNA PARTORISCE LA QUARTA FEMMINA E IL MARITO LE MOZZA LE MANI

Una notizia sconvolgente eppure incredibilmente vera: una donna pakistana, alla sua quarta gravidanza, partorisce l’ennesima figlia femmina e, per punirla, il marito le mozza le mani. Secondo quanto riferisce “The Tribune Express”, la neomamma, che vive nel Punjab, a causa della forte emorragia, versa in gravi condizioni. Il marito è stato catturato insieme a altri sei parenti.

L’uomo, Altaf Hussein, sempre secondo quanto riportato, ogni sera, tornando dal lavoro, riempiva la moglie di botte e le rinfacciava di non essere stata in grado di partorire un maschio. Evidentemente, di fronte alla quarta figlia, non ci ha visto più e ha messo in atto la minaccia, più volte espressa, di “fargliela pagare“.

Ora, non c’è nessuno che riesca a spiegare a questi uomini ignoranti, oltre che violenti, che il sesso della creatura che la donna porta in grembo è determinato dall’uomo? C’è gente che è rimasta al medioevo, quando i reali ripudiavano le mogli se non mettevano al mondo figli maschi.

Una convizione che è passata attraverso secoli di storia. La vittima è sempre e solo la donna, anche quando i figli non arrivano. Quando una donna non è “capace” di procreare, la colpa è comunque sua: pensiamo, ad esempio, allo Scià di Persia, Reza Pahlevi, che, pur amando la dolce Soraya, dovette sottostare alla volontà della famiglia e ripudiarla perché non prolifica, senza nemmeno tenere in considerazione il fatto che la sterilità non è solo femminile. E questo non accadeva secoli fa.

Sono sconcertata di fronte alla notizia dell’ennesima violenza contro una donna, compiuta per ignoranza e per la presunzione di essere uomini e per questo solo fatto infallibili.
Altaf Hussein ha tagliato le mani alla moglie? Io a lui taglierei qualcos’altro … e non è una battuta.

[notizia tratta da Tgcom]