22 giugno 2009

I PANNI SPORCHI DI CASA ITALIA

Posted in attualità, cronaca, politica, presidente USA, Silvio Berlusconi, violenza sessuale tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 2:31 pm di marisamoles

marilyn_e_kennedyNon avrei mai voluto scrivere questo post, ma sono davvero stufa di leggere sui giornali –anzi, non li leggo nemmeno ma è inevitabile sentirne parlare- vari articoli, più o meno tendenziosi, sul Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e sul presunto sexgate nostrano. Siamo da un bel po’ bersagliati da gossip che pare interessino soprattutto i gossippari incalliti e l’opposizione. Franceschini e D’Alema, specialmente, tra i pettegolezzi ci sguazzano. S’interessassero di problemi più seri, sarebbe meglio. Ma sembra che, non potendo far leva sull’elettorato per riprendersi, abbiano adottato la strategia dell’inzaccheramento del premier. Non bastava lo “scandalo” del divorzio annunciato da Veronica Lario, che poi non ha davvero scandalizzato nessuno; non bastavano le insinuazioni sui rapporti tra Noemi e il “papi” o quelle sui voli di Stato ad uso privato, poi smentite dalla magistratura con l’archiviazione, che lo stesso Berlusconi aveva preannunciato; non bastavano le foto rubate a Villa Certosa; no, tutto questo, evidentemente non bastava, perché è da qualche giorno che sentiamo parlare di una certa Patrizia D’Addario e un’altra degna “comare”, certa Barbara Montereale, che hanno a che fare anche loro con festini in villa.

Insomma, da Villa Certosa a Villa Grazioli il passo è breve. L’inchiesta su presunti appuntamenti con donne di dubbia moralità è partita da Bari. Mai state così vicine la Sardegna e la Puglia, due regioni italiane legate dallo stesso destino, quello di far da sfondo allo scandalo, vero o presunto, di cui è protagonista, o vittima, Silvio Berlusconi.
Da piccola mi hanno insegnato che i panni sporchi si lavano in casa ma, a quanto pare, ciò non vale per le ville. I panni che si sporcano nelle ville sono speciali e vanno lavati separatamente, come i capi delicati. Così, da diversi luoghi d’Italia partono le inchieste della magistratura volte ad accertare la parte avuta dal premier nel sexgate di casa nostra. Ma il lavaggio dei panni non si ferma a “casa Italia”. No, la stampa di mezzo mondo si sta interessando dei panni sporchi più famosi del momento. Tutti con il dito puntato contro il presidente del consiglio: già si parla di “corte”, “imperatore” e “cortigiane”. In questa metafora dal sapore antico già me lo vedo Berlusconi che si bea di tante attenzioni ed elargisce collane e orecchini, doni generosi per donne in cerca di notorietà.

Lo scandalo a corte però non è una novità. Anzi, il termine sexgate è stato coniato oltreoceano, negli States, prendendo a prestito il suffisso “gate” utilizzato in un altro scandalo famoso, quello che coinvolse Nixon, chiamato Watergate.
Se ci spostiamo negli States, dunque, nel lontano maggio1962 al Madison Square Garden, un’attrice dai capelli biondo platino, molto graziosa e formosa, cantava Happy Birthday ad un uomo affascinante, molto più del nostro Silvio: stiamo parlando di Marylin Monroe e di JFK, mica due qualunque. Era il quarantacinquesimo compleanno del Presidente Kennedy e Marylin, sotto lo sguardo imbarazzato di molti, in un abito aderentissimo color argento tempestato di paillettes, con un fil di voce ma in modo terribilmente sexy cantava gli auguri al presidente. Come scrive il biografo di JFK Robert Dallek, nel libro An Unfinished Life: John F. Kennedy, 1917-1963 uscito in America nel 2003 e l’anno dopo in Italia, “ Kennedy era anche convinto di piacere ai giornalisti e pensava che avrebbero avuto delle remore a metterlo in difficoltà pubblicando articoli sulla sua vita sessuale. Naturalmente si rendeva conto che i rapporti tra un presidente e la stampa sono sempre, in certa misura, conflittuali.”. Già, anche il nostro premier se ne rende conto, specie se la stampa è di sinistra e ingigantisce i fatti operando quello che per il cavaliere è un vero e proprio complotto. Tuttavia, tornando al 1962, Kennedy ne uscì “pulito”, ovvero la relazione con l’attrice passò sotto silenzio, salvo riemergere dopo la di lei scomparsa, anche se non fu mai chiarito se si trattasse di suicidio od omicidio. Qualcuno parla addirittura di omicidio su commissione, in relazione a dei fatti top secret, addirittura sugli alieni, di cui l’attrice pare fosse stata informata dal presidente in persona. L’ho sempre detto: mai fare confidenze sotto le lenzuola.
Sempre a detta di Dallek, “di certo, se si esaminano le agende di Kennedy alla Casa Bianca non sembra abbia mai trascurato qualcosa che considerasse degno di nota.”. Ecco, questa osservazione fa la differenza: negli USA anche se un presidente si concede delle distrazioni, non è esecrabile purché rispetti gli impegni con la nazione. D’altra parte, secondo un altro biografo di Kennedy, Richard Reeves, “di norma lo svago con le donne occupava meno tempo del tennis”. Mi chiedo se Berlusconi giochi a tennis ma mi sembra che gli preferisca il golf. Per le percentuali si possono fare delle congetture ma i dati certi non li abbiamo.
Anche quando si parlò, sempre secondo Dallek, di una stagista, Marion “Mimi” Bardsley, una biondina di 19 anni che avrebbe intrecciato una relazione con Kennedy nelle due estati di praticantato compiuto presso la Casa Bianca, la nazione non espresse giudizi. Bastava, infatti, che JFK si occupasse di politica; d’altra parte, sempre a detta di Dallek, il presidente e la moglie Jaqueline e “le loro elegantissime feste di gala alla Casa Bianca, l’ interesse per le arti e la frequentazione dei personaggi più selezionati e brillanti sia in patria sia all’ estero inorgoglivano il Paese.”. Ecco, in questo sta la pecca della ormai ex coppia Berlusconi-Lario: non sembrano dotati dello stesso carisma, almeno non pare suscitassero, nemmeno ai tempi della loro unione felice, sempre che lo sia stata, grande orgoglio negli italiani.

E che dire dell’altro scandalo, molto più pesante, che ha coinvolto un altro presidente americano? Sto parlando della “relazione”, prima smentita e poi ammessa, tra Bill Clinton e Monica Lewinsky nel 1998. Sarebbe meglio parlare solo di incontri di sesso ma in sostanza è la stessa cosa. Sempre di corna si tratta.
La stagista, come tutti sanno, aveva svelato dei loro incontri nella camera ovale, poi ribattezzata camera orale, visto che, quando la verità venne a galla, dopo una clamorosa iniziale smentita da parte di Clinton, si parlò di sesso orale, non di rapporti sessuali completi. A parte il fatto che a noi, sinceramente, la differenza non pare così importante considerato che dal punto di vista morale il comportamento del presidente americano fu in ogni caso biasimabile, quello che invece sconvolge è che prima abbia smentito, giurando il falso tra l’altro, poi si vide costretto a confessare per non fare una figura più meschina di quella già fatta. Ma nemmeno l’ammissione di aver fatto sesso con la Lewinsky portò l’opinione pubblica a scandalizzarsi più che tanto. Credo che l’America si chiedesse come potesse Hillary sopportare tutto ciò. E anche qui c’è una differenza sostanziale con i fatti accaduti in Italia: per molto meno, cioè un’innocente festa di compleanno, la signora Berlusconi ha chiesto il divorzio. Verrebbe da dire: coraggiosa Veronica e opportunista Hillary. Mrs Clinton, infatti, aveva delle mire politiche –e il suo attuale ruolo di Segretario di Stato nella presidenza di Obama non fa che confermare questo sospetto- quindi allora le convenne fare la parte della “cornuta e felice” davanti alla nazione che, per questo atto di coraggio e di devozione nei confronti del presidente di tutti gli americani, non poteva che ammirarla. Nemmeno l’inchiesta del senato, che dovette giudicare Bill per falsa dichiarazione giurata e intralcio alla giustizia, arrivò alla conclusione che il presidente fosse colpevole; Clinton fu costretto a pagare delle sanzioni pecuniarie solo per alcuni capi d’accusa. Anche allora, però, il popolo non giudicò, pur avendo la stampa sollevato un polverone, più che polverone una vera e propria nube tossica. Ma gli americani, evidentemente, sono più autonomi nei loro giudizi e non si lasciano facilmente influenzare dalla stampa.

Non dimentichiamo, poi, che Clinton era già stato processato per violenza sessuale nei confronti di tale Paula Corbin Jones, una giornalista che aveva dichiarato di aver subito delle violenze da parte del presidente nel 1991, all’epoca governatore dell’Arkansas. Anche in quel caso ne uscì pulito nonostante si dica che quello “scandalo” contribuì a sollevare il polverone della Lewinsky. Tuttavia, Clinton fu presidente degli States per due mandati, dal 1992 al 2000, senza che questi “nei” pesassero sul suo ruolo politico che fu messo in discussione per altri fatti molto più seri , ma non certo per questioni di sesso peraltro provate. Ciò che riguarda il nostro premier, invece, è ancora da provare ma nonostante ciò, si grida allo scandalo e lo si ritiene indegno del ruolo che occupa. Pazienza l’infelice battuta di Franceschini sull’educazione dei figli, che con la politica c’entrava come i classici cavoli a merenda. Ora, però, è la Chiesa a tuonare, nonostante l’iniziale indifferenza nei confronti dei gossip. Sembra che anche le alte sfere ecclesiastiche si lascino influenzare dai panni sporchi di “casa Italia”.

Infine mi chiedo: se una nazione come quella americana è passata sopra a due scandali come quelli ricordati –e sono solo un esempio, non di certo gli unici- perché mai gli italiani dovrebbero giudicare il cavaliere riguardo a questioni private che nulla hanno a che vedere con la politica? Tutt’al più Silvio non ci fa una bella figura, ma fosse anche un puttaniere incallito, a noi che ce ne importa? Ho il sospetto che, visto che non ritengo che gli italiani siano più puritani degli statunitensi, si faccia tutto questo schiamazzo solo perché la persona in questione si chiama Berlusconi. Una volta ancora è l’invidia la molla che fa scattare il caos mediatico, complice anche la moglie, ormai ex, che in teoria sarebbe l’unica persona interessata ai fatti, essendo essi privati. Ma la signora ha parlato prima e così si è giocata una carta importante: avesse aspettato, probabilmente avrebbe potuto pretendere per il divorzio più del miliardo di euro richiesto, come equo risarcimento morale per una donna, tanto morigerata, che ha sopportato in silenzio accanto a sé la presenza di un uomo che preferisce pagare il sesso piuttosto che infilarsi nel letto di una moglie bella come lei. Ma vi pare possibile? A me, sinceramente no.

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11 giugno 2009

NO VILLA NO PARTY

Posted in affari miei, attualità, Silvio Berlusconi, Trieste tagged , , , , , , a 8:28 pm di marisamoles

villa revoltellaNoi li chiamavamo “festini” e se si tenevano in una villa era meglio. Ora non so se si chiamano più così, forse solo “feste” o party che fa più chic, sulla scia dello spot del noto aperitivo. Insomma, alla fine lo scopo è sempre quello: si sta insieme fra gente conosciuta, si fanno nuovo incontri, si balla, si beve –noi, però, eravamo adolescenti ragionevoli e bevevamo solo coca-cola, al massimo un whisky & coca, più coca che whisky- ci si diverte. Una cosa, però, era diversa allora: di solito ai “festini” l’invito era di rigore, anche se poi finiva che qualcuno portava un amico, ma sempre con il permesso del/della padrone/a di casa. Oggi, invece, ci sono quelli che s’infiltrano, fanno finta di conoscere questo o quello e la fanno franca perché poi nessuno controlla. In aggiunta, anche quando le feste si tengono nelle ville degli snob straricchi, chissà perché ti fanno pagare pure l’ingresso.

A meno che l’ospite, intendendo chi organizza la festa, non sia Berlusconi; in quel caso, si sa, lui ti paga anche il viaggio. Di polemiche in questi giorni e in quelli passati ne ho sentite fin troppe, quindi io non mi accoderò alle malelingue. Lui ha detto che i party a Villa Certosa sono fatti suoi, anche quando gli invitati sono illustri, capi di Stato e di governo compresi; perché non gli si deve credere? E quando spiega, riguardo il passaggio in aereo fino ai lidi della Sardegna, che non si tratta di voli a spese dello Stato ma di voli privati denominati “di Stato” nel momento in cui lui mette piede sull’aereo, perché dobbiamo dubitarne? In fondo negli USA quando il presidente mette piede sull’aereo, qualsiasi esso sia, immediatamente diventa “Air Force One”. Non ne sono sicura al 100% però l’ho visto in un film.

Poi non capisco il motivo per cui ci si debba scandalizzare se tra gli invitati c’erano pure delle “veline”: da che mondo è mondo, delle amicizie, anche quando si tratta di amicizie di seconda o terza mano, ovvero amici di amici di amici, ci si approfitta anche per farsi invitare ad un party. E non importa se il padrone di casa sia bello o brutto, alto o basso, giovane o vecchio, celibe o sposato, basta sia “potente”. Già, perché il potere ha sempre avuto un effetto calamita ed è perfettamente inutile fare del moralismo, proprio ora che, diciamolo, i costumi sono molto più liberi. Insomma, non fa molto onore ammetterlo, ma soldi e potere sono un binomio inscindibile e molto accattivante per donne o uomini in cerca di visibilità. Ma anche quando non si ricerca la celebrità –come Noemi, giusto per fare un nome- basta solo potersi vantare di “esserci stati”. A chi dispiacerebbe poter dire: “io a Villa Certosa c’ero!” e non importa nemmeno se il padrone di casa si è accorto di te. Anch’io nel mio piccolo ho tratto dei vantaggi dall’amicizia con una persona “che conta”, ho partecipato ai party in villa, nemmeno privata come quella del premier, e nessuno si è mai scandalizzato.

Ho passato otto anni di scuola nella stessa classe del figlio del sindaco della mia città. Tre alle medie e cinque al liceo. Le scuole, comprese entrambe nello stesso edificio, si trovano nel centro della città e, come vuole la tradizione, sono frequentate dai figli di “quelli che contano”. Io, personalmente, appartengo ad una famiglia normale ma avevo, allora, il raro privilegio di abitare proprio dietro all’edificio scolastico. Quindi la mia scelta non fu affatto dettata dalla volontà di ritrovarmi in classe il fior fiore della società triestina del tempo; ciò, in effetti accadde, ma solo per pura combinazione.
Il figlio del sindaco era, tuttavia, una persona normale. Nemmeno tanto affascinante, se devo essere onesta, ma molto simpatico. Credo che facesse ogni sforzo per mettere in luce i suoi lati positivi perché, a quell’età, del potere e delle amicizie influenti a nessuno importa molto. Almeno, allora era così. Certo, un po’ d’invidia la si provava nel sapere che “paulieto” era l’unico ad avere permanentemente nel portafoglio un “manzoni”, vale a dire le 100 mila lire di allora. E stiamo parlando degli anni Settanta, quindi valevano quasi un patrimonio per un ragazzo. Non credo, tuttavia, che la famiglia gli imbottisse il portafoglio per ostentare la sua indiscussa opulenza; da madre, ora so che ci si preoccupa sempre che i figli non si trovino sprovvisti di denaro … non si sa mai quel che può succedere.

Un’altra cosa che non faceva piacere a noi compagni di scuola, ma nemmeno a lui, era il passaggio che alla mattina il sindaco dava al figlio con l’ “auto blu”. Ricordo ancora lo sguardo triste e l’imbarazzo che non sapeva celare ogni volta che scendeva da quell’auto. Poi, evidentemente, arrivò il momento dell’emancipazione: arrivava a scuola o in autobus o tutt’al più sulla Cinquecento scassata della madre. Forse, però, non si trattò effettivamente di emancipazione. Erano gli anni Settanta, come dicevo, gli stessi dell’austerity; anni in cui la crisi del petrolio ci costringeva a lasciare la macchina in garage ogni domenica, un po’ quello che succede ora a causa dell’inquinamento. Allora a scuola non si parlava quasi mai di quello che accadeva nel mondo, tanto meno di ciò che riguardava una piccola città come la mia. Però un giorno il mio professore di Greco se ne uscì con un’osservazione che lasciò tutti di stucco, specie perché non riguardava né Euripide né Omero: disse che per risolvere la crisi energetica, almeno per il nostro Paese, sarebbe bastato fermare per un giorno tutte le “auto blu” che circolavano in Italia. Fu da quel giorno che “paulieto” non si fece più accompagnare da papà.

Uno dei vantaggi di essere sindaco di Trieste è quello di poter risiedere in una villa e non una qualunque: la Villa Revoltella (nella foto in alto) che si trova immersa in un meraviglioso parco pubblico. Non si tratta certo di una magione, ma di una bella villa, un po’ vetusta e malandata in verità, che appartiene al Comune di Trieste e che, come dicevo, è a disposizione del sindaco, sempre che lui ci voglia vivere. Non credo che oggi, con tutte le splendide ville che ci sono e che certi sindaci si possono permettere, qualcuno abbia voglia di viverci: già allora cadeva a pezzi e se non l’hanno nel frattempo ristrutturata, credo possa essere definita fatiscente. Ma la villa allora aveva il suo fascino e, arrivata l’adolescenza e quindi l’età dei “festini”, tutti noi compagni non ci perdevamo le feste di “paulieto”. Essere invitati a Villa Revoltella era, infatti, un’occasione mondana imperdibile. È ovvio, quindi, che tutti se ne approfittassero e che la partecipazione ai party non fosse solo un gesto carino nei confronti della simpatia e dell’ospitalità del padrone di casa. Quello che contava, soprattutto, era poter dire “io c’ero”. Né più né meno di ciò che capita a Villa Certosa, anche se il paragone è alquanto azzardato sia per quanto riguarda la villa sia per quanto riguarda il padrone di casa. Allora, però, nessuno pensava che le bollette di acqua, luce e gas erano a carico del Comune, che il custode, che ci apriva il cancello in ore in cui il parco era chiuso per il pubblico, era stipendiato dal Comune e che la famiglia del sindaco alloggiava gratis nella villa. E nemmeno si disdegnava un passaggio verso casa in “auto blu” che faceva la spola da Villa Revoltella alle varie parti della città, più o meno periferiche. O noi adolescenti eravamo privi di malizia o le malelingue allora tacevano.

I tempi sono cambiati, è vero. Ma c’è da aggiungere che ora chi è potente ha l’effetto calamita non solo per gli amici ma anche, e soprattutto, per i nemici. Se è brutto ammettere che si sfruttino le amicizie o le semplici conoscenze per un proprio tornaconto personale, è altrettanto disdicevole attaccare chi organizza dei party nella propria villa … e a proprie spese.

ANNA SCRIGNI

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