28 aprile 2014

Diario di viaggio: Treviso, Verona, Trieste

Posted in affari miei, amicizia, Friuli Venzia-Giulia, Trieste, viaggi, web tagged , , , , , , , , , , , , , a 4:07 pm di marisamoles

Il bello del web è che, quando hai la fortuna di incontrare di persona un’amica di blog, scopri che è esattamente come te l’aspettavi, come se la conoscessi da sempre. A me è successo con Veronica – Scrutatrice, ragazza dolce e simpatica, oltreché bellissima.
Non perdetevi la cronaca di viaggio … l’ultima tappa è stata la mia città natale, Trieste, dove ho avuto il piacere di farle da Cicerone. Quello che lei non ha detto, lo dico io: è stato un tour piacevole ma molto faticoso. La mia città è tutta un sali-scendi e finché si scende, tutto bene, ma quando si sale … son dolori! Ne sanno qualcosa i miei polpacci e i miei glutei. Unica nota positiva di cotanta fatica: ho smaltito uno dei due chili messi su a Pasqua. C’è qualcuno che vuole farsi un giro dalle mie parti nelle prossime settimane? Devo smaltire il chilo che è rimasto. 🙂
Buona lettura!

Into The Wild

Primo giorno, domenica.

Dopo la tradizionale colazione di Pasqua (nel senso che è tradizione farla, non che la mia colazione sia stata la tradizionale colazione salata), montiamo in macchina con destinazione Veneto. Il viaggio di andata è quello che ogni automobilista desidererebbe: strade ampie, corsie vuote, niente camion e persino le stazioni di sosta deserte (ci credo, tutti “zampe sotto il tavolo” la domenica di Pasqua…)! Ci viene in mente il verso di una famosa canzone: “autostrade deserte, ai confini del mare…” Ma non ci stiamo dirigendo verso il mare, anzi. La nostra base durante questi quattro giorni sarà Preganziol, una piccola frazione di Treviso, cittadina che scopriremo essere davvero deliziosa. Arrivati a destinazione, DSC_2sistemiamo le valigie, facciamo un giro di ricognizione nell’appartamento (accompagnato dalle rituali foto ricordo della sistemazione!) ed usciamo per visitare il centro di Treviso.
La provincia veneta ha la particolarità di essere…

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2 gennaio 2013

NUOVI NATI A PADOVA: SUL BRACCIALETTO AL SECONDO GENITORE LA SCRITTA “PARTNER” AL POSTO DI PAPA’

Posted in bambini, famiglia tagged , , , , , , , , , a 12:43 pm di marisamoles

cullaDa anni nella clinica ostetrica dell’ospedale di Padova viene assegnato un braccialetto identificativo a mammma e neonato. E fin qui nulla di strano. La cosa bizzarra è che, su richiesta, la clinica fornisce anche un braccialetto per il papà.

Due mesi fa, di fronte ad una coppia omosessuale, la compagna della puerpera, che come “padre” ha indicato nome e cognome dell’amica, ha rifiutato il braccialetto con la scritta “papà”. La direzione dell’ospedale, allora, ha pensato ad una soluzione che, in teoria, non dovrebbe scontentare nessuno: la scritta “papà” sul braccialetto è stata sostituita con quella di “partner”.

«Ormai non si può più ragionare in modo tradizionale – ha spiegato il primario Giovanni Battista Nardelli -, abbiamo preso questa decisione per non offendere la sensibilità di nessuno».

Ma io chiedo: vi pare che con tutti i problemi che ci sono, uno (anzi, una) si impunti per la scritta su un braccialetto?
Oltre tutto, visto che l’assegnazione al “papà” non è obbligatoria e non ha nemmeno senso (in fondo il braccialetto viene assegnato alla puerpera per evitare “scambi” di neonati in culla), non mi pare proprio il caso che i veri papà si trovino sul braccialetto la scritta neutra e per di più straniera (anche se comunemente utilizzata al posto di “compagno/a”) di “partner”. Mi pare, inoltre, incoerente con l’obiettivo prefissato di non offendere la sensibilità di nessuno. E quella dei padri veri? Mi sembra non sia tenuta in grande considerazione.

[fonte: Corrieredelveneto]

24 agosto 2012

ROMENO NECESSITA DI UN TRAPIANTO DI CUORE: PADOVA LO RESPINGE, UDINE LO SALVA

Posted in cronaca, Friuli Venzia-Giulia, salute tagged , , , , , , , , , , , , , , a 12:32 pm di marisamoles

Faccio una premessa: ho letto la notizia su Il Corriere e, spinta dall’incredulità, ho consultato altre fonti tra cui Il Messaggero Veneto, Il Gazzettino e net1news. Siccome do per scontato che le notizie che i quotidiani, o altri mezzi di informazione, diffondono siano vere, nonostante abbia riscontrato alcune difformità, la mia riflessione si basa su ciò che ho letto considerandolo degno di fiducia.

Dunque, il fatto riguarda un trapianto di cuore. Un marinaio romeno di 53 anni, che lavora per un armatore italiano, ha avuto un infarto, definito “devastante” dai bollettini medici. Si rende, quindi, necessario un trapianto. L’uomo è degente all’ospedale di Mestre e deve essere trasferito al centro trapianti di Padova, dove, però, l’intervento viene negato. Perché? Semplice: il cittadino romeno non ha diritto ad un cuore italiano, deve essere trasferito nel suo Paese d’origine e lì operato. Come dire: moglie e cuore dei paesi tuoi.

Naturalmente la questione è molto più complessa. Da Padova fanno sapere che la decisione di non intervenire è stata dettata dalla prassi che, secondo le indicazioni del “Nord Italia Transplant“, organismo nato nel 1976 che lavora in un territorio che comprende diciannove milioni di abitanti, i cuori italiani vanno ai pazienti italiani e non agli stranieri. Così viene giustificata tale “prassi”: «Data la tragica scarsità di organi, quando un ammalato, che non è nelle nostre liste d’attesa nazionali, può essere trasportato nel suo Paese di provenienza, perché anche lì esiste un centro trapianti, lo si deve fare. E in questo caso era possibile farlo». Così si esprime il direttore sanitario dell’ospedale di Padova, Giampietro Rupolo, chiarendo che la decisione è stata presa di comune accordo con la ASL di Mestre. Naturalmente da Mestre negano il fatto.

A parte il quadro clinico del paziente che appare confuso, stando alle dichiarazioni contraddittorie dei due ospedali veneti, la Prefettura di Mestre nega l’utilizzo di un aereo per il trasferimento del rumeno in Romania dal momento che era possibile operarlo in Italia . Allora è lecito chiedersi: ma il paziente poteva essere trasferito o no? Se i bollettini parlano di un “quadro devastante” pare di no. Nel frattempo il romeno rimane in balia dei medici che si rimpallano le responsabilità e la corretta interpretazione della “prassi” sottoscritta da “Nord Italia Transplant”.

In breve: l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine accoglie l’Sos dell’ospedale dell’Angelo di Mestre dove l’uomo è ricoverato dall’8 agosto, dichiarandosi disponibile a operare. E così martedì l’equipe di Cardiochirurgia diretta dal professor Ugolino Livi, effettua, con successo, l’intervento. Spiega il primario di cardiochirurgia di Udine: «A parte la polemica con Padova devo dire invece che a Mestre il caso è stato ottimamente gestito, nella fase di emergenza, e affrontato poi nella maniera giusta. Noi abbiamo operato al meglio grazie all’assistenza che l’uomo ha ricevuto proprio all’ospedale dell’Angelo.»

Insomma un elogio allo stesso ospedale che, però, aveva rifiutato il trapianto di un cuore italiano ad un romeno. Ma c’è un altro punto su cui rimango perplessa: stando alle parole di Livi, l’uomo si trovava in una situazione di emergenza tale da dover essere operato nel più breve tempo possibile in Italia perché non era trasportabile nel suo Paese. Allora per quale motivo Padova si è rifiutata di operare? Neppure il Santo ha potuto fare un miracolo e infondere un po’ di saggezza nei medici dell’Angelo. Come dire: non c’è né Dio né Santi che tengano.

Ovviamente della vicenda si stanno occupando non solo i media, nazionali e locali, ma anche i politici. L’accusa più gettonata è quella di “razzismo sanitario“. La direzione sanitaria dell’ospedale di Udine commenta il fatto con parole appropriate: «la “Nord Italia Transplant” ha come priorità la salute delle persone, non la loro provenienza e la loro cultura.»

L’ho scritto proprio recentemente in un altro post: i friulani hanno un cuore grande così. Anche quando c’è la necessità di trapiantarne uno.

[foto ANSA]

9 ottobre 2010

PADOVA: DOCENTE ESASPERATO DÀ UN MORSO SUL COLLO ALL’ALLIEVO DISUBBIDIENTE. DENUNCIATO DAI GENITORI

Posted in adolescenti, cronaca, famiglia, figli, Mariastella Gelmini, riforma della scuola, scuola tagged , , , , , , , , , , a 2:17 pm di marisamoles

A leggere la notizia c’è da non crederci: uno studente dell’Istituto tecnico Cardano di Piove di Sacco (Padova), di fronte all’invito del prof a togliersi le cuffie dell’IPod, sarebbe rimasto indifferente, tanto da scatenare l’ira dell’insegnante. Quest’ultimo, evidentemente esasperato, avrebbe prima schiaffeggiato e poi morso sul collo l’allievo indisciplinato che sarebbe ricorso alle cure dei sanitari: venti giorni di prognosi e una bella denuncia per il docente che avrebbe abusato dei mezzi di correzione e causato lesioni al ragazzo, al culmine di una furibonda lite. Pare siano addirittura volate sedie e banchi.

Fin qui la notizia. Ora, però, vorrei riflettere sull’episodio e dimostrare che nessuno, in questa penosa vicenda, ha completamente torto e nessuno ha completamente ragione.

Iniziamo dall’allievo: se ascoltava la musica con le cuffie durante la lezione, è evidente che qualcuno glielo lascia fare. Non so che materia insegni il prof denunciato, tuttavia so che qualche collega, specie quelli che insegnano delle discipline che implicano un lavoro manuale (disegno, plastica ecc) permettono l’ascolto della musica che, in alcuni casi, favorirebbe anche la creatività.
È evidente che il ragazzo ha sbagliato, anche se, ripeto, forse qualche insegnante glielo permette altrimenti non capisco l’iniziativa e non credo sia isolata. Ha sbagliato soprattutto a non ubbidire; per prima cosa le regole si rispettano, anche quelle dettate dal singolo insegnante che deve dire ai ragazzi quello che devono e non devono fare, quello che possono fare e quello che è assolutamente vietato. Deve, inoltre, essere chiaro sulle eventuali punizioni, in modo che ogni studente sappia esattamente a cosa va incontro nel momento in cui trasgredisce. In parole povere, si chiama “patto formativo“.

Analizziamo ora l’atteggiamento dell’insegnante. Ha fatto bene a chiedere allo studente di togliersi le cuffie e a pretendere che ubbidisca immediatamente. Il mancato rispetto da parte del ragazzo nei confronti del docente porta quest’ultimo a perdere credibilità se non pretende che le regole vengano osservate. Di fronte al rifiuto dell’allievo, presumibilmente, ha perso la pazienza. Se si è arrivati ad una lite, con conseguenze simili a quelle di un alterco scoppiato in qualche saloon del far west, è evidente che ha agito d’impulso, esasperato dall’atteggiamento del ragazzo che forse non era nuovo a questo tipo di insubordinazione. Altrimenti non mi spiego come si possa arrivare a quel punto. Tuttavia, un docente è prima di tutto un esempio da seguire: cosa ha trasmesso alla sua classe, schiaffeggiando e mordendo sul collo l’allievo? Un atteggiamento lesivo, a livello fisico e psicologico, che assomiglia più ad una reazione istintiva animalesca piuttosto che umana.
Cosa avrebbe dovuto fare, quindi, il professore? Al rifiuto, sollecitare il ragazzo ad eseguire l’ordine. Poi, di fronte all’impassibilità dello studente, mettere una nota sul registro, affidare la classe alla sorveglianza del personale ausiliario e portare il reo dal Dirigente Scolastico. Quest’ultimo avrebbe redarguito il ragazzo, avvertito la famiglia e, probabilmente, riunito il Consiglio di Classe per eventuali provvedimenti disciplinari.

Veniamo ora alla reazione dei genitori. Indubbiamente hanno un figlio maleducato e ne devono essere coscienti. Chi si comporta così con degli adulti che esercitano una legittima autorità, normalmente fa di peggio entro le mura domestiche. Diciamo che la gioventù d’oggi è restia a rispettare le regole e in famiglia l’educazione è assai difficile da impartire. Tuttavia, di fronte all’episodio descritto, avrebbero dovuto prima pretendere un chiarimento e poi punire il figlio (forse l’hanno fatto, non è dato saperlo).
Da genitore, avrei accettato uno schiaffo ma il morso non l’avrei tollerato. Credo, quindi, che la denuncia l’avrei fatta, senza colpevolizzare il solo insegnante, però.

In sintesi, secondo il mio parere gli unici che hanno agito in modo legittimo sono i genitori. Per quanto possano essere indulgenti nei confronti del figlio e forse un po’ carenti dal punto di vista educativo, non hanno sbagliato ad agire per vie legali.

Infine, un docente può ben arrivare all’esasperazione, ma deve, in quanto essere razionale, agire trattenendo gli istinti.
Leggendo i commenti sul Gazzettino (il quotidiano che riporta la notizia) ho potuto constatare che la maggior parte si dimostra solidale con il docente e condanna, senza nemmeno conoscerli, i genitori definendoli incapaci di educare il figlio. C’è pure qualcuno che difende il prof adducendo come motivo di tale esasperazione la riforma Gelmini. È vero, a scuola quest’anno il clima non è dei migliori e si percepisce molto malumore. Tuttavia, considerare il ministro Mariastella Gelmini corresponsabile di quanto è accaduto nell’istituto di Piove di Sacco mi sembra quantomeno azzardato.

[l’immagine è tratta da questo sito]

21 luglio 2010

“VIA I GAY DAL PIAVE: DEVONO FARSI CURARE”. LO DICE UN SINDACO … DI SINISTRA

Posted in politica, società tagged , , , , , a 6:49 pm di marisamoles

Una campagna di “pulizia” del Piave, ordinata dal sindaco. Per una volta, però, sotto accusa non sono le acque, piuttosto torbide, dei nostri fiumi, ma i … gay.
Accade a Spresiano, un paese in provincia di Treviso, dove pare che sul greto del fiume, ad ogni ora del giorno e delle notte, si svolgano degli incontri a luci rosse, prevalentemente gay. Si sospetta, anche, che non si tratti semplicemente di incontri “clandestini” tra amanti, ma di prostituzione. Ciò, secondo il sindaco, è un male, è da perseguire perché ne va del decoro del paese. Via, quindi, ai controlli a tappeto per tutta l’estate: si inizia domani e le forze dell’ordine saranno occupate in questa attività fino al 22 settembre.

Fin qui nulla di male. Ovvero, se si tratta di atti illeciti e di “malcostume”, è bene che la polizia eviti che qualche ignaro passante si ritrovi a dover fare da spettatore ad un poco gradito spettacolo osé. Specialmente se si tratta di ragazzini. Come racconta l’assessore De Nardi, è accaduto che alcuni minori si siano trovati addirittura accerchiati da persone che hanno fatto intendere in maniera esplicita le proprie intenzioni.

La gente protesta: bisogna intervenire. È giusto, ribadisco. E il dovere del primo cittadino è quello di garantire ai suoi concittadini la sicurezza e al suo paese un certo decoro. A maggior ragione se si tratta di difendere il decoro del fiume sacro alla Patria, quel Piave che tutta l’Italia conosce grazie al “mormorio” di cui si parla nella celebre canzone.
Il sindaco Missiato dichiara: Non voglio giudicare nessuno ma sono contro il malcostume. Può essere che qualcuno si offenda, allora io rispondo che rispetto tutti. Ma devo anche far rispettare la legge, per cui chi va fuori dalle regole e dal buon senso dev’essere allontanato. Parole sante, oserei dire. Però, nel proseguire con le sue dichiarazioni, ho l’impressione che tutto questo “rispetto” lo dimostri solo a parole. Infatti esprime un suo personalissimo giudizio sui gay:
Sono delle persone ammalate, devono essere comprese e posso comprenderle. Però non possono offendere, andando ad occupare un territorio dove ci sono persone che non sono della loro stessa tendenza. Devono farsi curare, se sono curabili, altrimenti devono stare dentro le loro mura, perché non possono invadere la libertà altrui.

Bene. Il sindaco dice che loro non possono offendere chi non appartiene alla stessa “sponda” (visto che parliamo di fiumi, perdonatemi la licenza). Ma il signor Missiato si rende conto che è proprio lui ad offendere, dando giudizi gratuiti sulle persone che non la pensano come lui?

La cosa che, però, fa maggiormente riflettere è che il sindaco di Spresiano è di sinistra: ma come, l’omofobia non era di destra?

Leggendo questa notizia mi è venuta in mente una canzone di Gaber, un cantautore che ho sempre apprezzato, specie per la sua ironia, e, onestamente, non mi sono mai chiesta se fosse di destra o di sinistra. Vi lascio il video (anche per sdrammatizzare un po’): un piccolo omaggio ad un uomo che sul prossimo la sapeva ben lunga!

[fonte e foto: Il Corriere del Veneto]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 25 AGOSTO 2010

Il sindaco di Spresiano, Riccardo Missiato, non si è perso d’animo e non ha rinunciato alla sua battaglia contro gay, lucciole e nudisti che degradano il greto del fiume Piave. Ha fatto costruire, infatti, un fossato lungo il fiume per evitare l’accesso ai litorali di auto e motorini.
Il fossato antisesso è largo 80 centimetri e profondo 60 e si trova in prossimità delle sponde del Piave, tra Lovadina e Palanzon. Missiato giustifica con queste parole la scelta operata: «Filo spinato e palizzata costavano troppo e così ecco l‘intervento ecologico con una ruspa a scavare una scolina per impedire l’accesso alle macchine».

[fonte: Il Gazzettino]

6 novembre 2009

QUEL CROCIFISSO NON S’HA DA TOGLIERE, PENA UNA MULTA DI 500 EURO

Posted in attualità, religione tagged , , a 4:45 pm di marisamoles

Cristo sul calvario-
È proprio vero: ci sono certe notizie che fanno parlare per giorni. Vedi, ad esempio, i fatti di cronaca più truculenti (omicidi ecc.) o gli scandali che coinvolgono uomini politici apparentemente irreprensibili. Poi ci sono anche i casi in cui si parla di “religione”. Basti pensare alla scia di commenti che si è portata appresso la ventilata ipotesi di offrire ai giovani mussulmani la possibilità di studiare il Corano a scuola.

Il crocifisso, però, credo che non abbia fatto parlare tanto di sé da più di duemila anni. Ma tant’è, continuiamo a parlarne, anche perché la notizia di oggi è, come dire, succulenta: alcuni sindaci italiani, in modo direi del tutto arbitrario, hanno trovato il modo per far rimanere il crocifisso al suo posto nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici. Hanno agito, per così dire, d’anticipo e non hanno atteso l’applicazione della recente sentenza della Corte Europea che ha stabilito che l’immagine di Gesù debba scomparire dai luoghi suddetti, in nome del diritto di professare la religione in cui ognuno crede, senza vedersi imporre dei simboli che rimandano ad una determinata dottrina.
Il primo è stato il sindaco di Scarlino, piccolo comune in provincia di Grosseto. Maurizio Bizzarri, eletto nelle liste del Pd, ha firmato un’ordinanza con la quale si intima di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole del Comune come espressione dei fondamentali valori civili e culturali del Paese, perlomeno fino all’esito del ricorso alla Corte europea presentato dallo Stato italiano. Il sindaco, che ha stabilito un’ammenda di 500 euro per i trasgressori, ritiene che il crocifisso non vada ad intaccare la tanto sbandierata, di questi tempi, laicità dello Stato; anzi, in una società dove i valori stanno scomparendo, è essenziale che le Istituzioni si preoccupino dei giovani e dei bambini, affinché crescano con coscienza. Intento lodevole, non c’è che dire.

Ci spostiamo in Veneto e scopriamo che analoga decisione è stata presa dal sindaco di Galzignano Terme, provincia di Padova, Riccardo Roman, dell’Udc. Intervistato dal quotidiano Il Gazzettino, giustifica questa sua decisione asserendo che il crocefisso è un simbolo religioso ma non solo. Per noi italiani è una bandiera di cultura e di storia che ha tenuto e tiene insieme il nostro popolo. Dev’esserci a scuola come nel museo o al nido comunale. Non solo, Roman ritiene che questa “crociata” debba essere portata avanti da tutti gli Italiani, al di là del credo religioso, a salvaguardia dei diritti di ogni cittadino. Anche se si definisce “europeista convinto”, è contrario alla sentenza perché l’Europa deve costruire motivi in più per stare insieme e non annacquare valori in questo modo inaccettabile.
Al giornalista che gli chiede se la sua possa essere definita una “battaglia culturale”, Roman risponde: Decisamente. Mi spiega perché mentre accettiamo i simboli anche religiosi degli altri, i simboli della nostra cultura devono diventare sempre più deboli? La croce è un simbolo di dolore ma anche una promessa e rappresenta positività. Dobbiamo difenderla. Infine, il sindaco di Galzignano rivolge un appello ai cristiani: I religiosi si sveglino e si muovano su questo tema. Ma ripeto, per me il crocefisso rappresenta anche altre cose ed ecco perché la decisione della Corte europea la vivo come un atto di violenza. Sarà forse per questa sua convinzione che Roman ha già predisposto l’immediata affissione del crocifisso in tutti gli edifici pubblici presenti nel territorio di questo comune, quale espressione dei fondamentali valori civili e culturali dello Stato italiano. Non solo, ha pure assicurato un controllo capillare da parte degli agenti di Polizia che puniranno i trasgressori con una multa di 500 euro. Un atto doveroso, a parer suo, in quanto un’ordinanza non ha senso se non prevede anche un’ammenda per chi non la dovesse rispettare.

Alla provocazione di questi due colleghi, rispondono altri sindaci nel padovano: il sindaco leghista di Cittadella, Massimo Bitonci ha assicurato che controllerà personalmente la situazione nel polo scolastico cittadellese, per accertarmi che nessun insegnante troppo zelante si azzardi a togliere il crocifisso ; il suo collega di Montegrotto Terme, Luca Claudio (La Destra), ha fatto scrivere, riferendosi ovviamente al crocifisso, sui pannelli luminosi del Comune «Noi non lo togliamo». Milena Cecchetto, leghista, ne esporrà uno bello grande nell’atrio del municipio di Montecchio (Vicenza).

Insomma, pare sia iniziata una specie di secessione della regione Veneto dall’unione Europea. Alla faccia di chi pensa che essere cittadini europei significhi condividere con i “fratelli” una cultura che travalichi i confini regionali dei singoli Stati. E poi, il crocifisso, rappresentando Gesù morto in croce per il bene di tutta l’umanità, non dovrebbe essere il simbolo di Fratellanza universale per eccellenza? Io credo che il povero Gesù tutta questa bagarre attorno alla sua croce non l’avrebbe proprio mai immaginata.

[altre fonti: RaiNews24 e Corriere del Veneto; nell’immagine: “Cristo al Calvario” da questo sito]

AGGIORNAMENTO del 20 NOVEMBRE 2009: QUEL CROCIFISSO S’HA DA METTERE … DOVE NON C’È!

Da Il resto del Carlino: L’ordinanza sindacale del primo cittadino di Casteldelci, Mario Fortini (della Lega nord), stabilisce che tutti gli edifici pubblici debbano munirsi di crocifissi. Pena una multa di 500 euro

Per leggere l’articolo, CLICCA QUI

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